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« Feticci e simmetriaDomenica mattina »

Una scatolina blu

Post n°325 pubblicato il 28 Gennaio 2006 da isotropico



Cara,

immagino già la faccia che farai quando, rientrando questa sera, troverai questa lettera attaccata con il nastro adesivo al cancello di casa tua. Immagino i tuoi occhi aprirsi di stupore, guizzanti, e le tue manine piccole piccole portare dietro alle orecchie i tuoi capelli lunghi, un po' disordinati per il tempo passato fuori casa. Immagino le tue guance diventar rosse, quando con lo sguardo andrai alla fine di questa lettera e leggerai il nome di chi ti sta scrivendo. Sai, trovo dolce il rossore delle tue guance, anche se fatìco ad immagiarlo nel buio della sera deserta in cui ti troverai mentre starai leggendo questa mia lettera.

Lo so che è una cosa un po' all'antica, lasciare una lettera all'ingresso di casa tua: e probabilmente non è neanche il modo migliore per dirti quello che ti voglio dire. Se adesso stacchi un attimo gli occhi da questa pagina e guardi subito oltre il cancello di casa tua vedrai, all'imbocco del vialetto, una scatolina. E' un cubetto di cartone, di un bellissimo colore blu oltremare: impossibile che tu non la veda.

Ecco: ora che hai vista quella scatolina non aprire il cancello, non raccoglierla, non aprirla. Continua a leggere, arriva fino alla fine di questa lettera: e poi decidi tu cosa fare. Scusami se ti chiedo di passare qualche minuto a leggere al buio e al freddo: tu sarai stanca e avrai sicuramente voglia di entrare in casa e magari di fiondarti a letto. Perdonami, ma mi conosci: io sono fatto così.

Tento quindi di arrivare al dunque, anche se non sono bravo a farlo: e forse è per questo che mi piace tanto scrivere, perché è un po' come girare in tondo ai pensieri. Tra te e quella scatolina c'è di mezzo l'ostacolo divisorio del cancello di casa tua. E' un ostacolo tutt'altro che invalicabile, per te: ma sapere che c'è, mentre leggi queste parole, e che chiude quella scatolina al di là da te, fa bene a quello che voglio dirti.

Perché questa separazione fa bene?, mi chiederai. Ti rispondo subito: perché in quella scatolina c'è quello che provo per te. So che può sembrare una cosa senza senso: ma devi fidarti. Tutto quello che provo per te sta lì dentro, spiegato con tutti i suoi significati, con tutte le sue valenze, con tutti i legami alle altre cose che sono mie e sono tue. Ora - lo so - ti starai chiedendo perché non ti spiego tutto questo direttamente in questa lettera, o magari per telefono, o addirittura a voce, di persona. Il motivo è uno: perché tutti questi mezzi di comunicazione implicano che io debba spiegarti il mio sentimento per te a parole. Oh sì, io le so usare bene le parole: ma come faccio ad usarle per spiegarti cosa provo per te? Quelle sono cose che non vanno dette, perché ci sono già: e quindi vanno mostrate. Ma le parole io non so usarle per mostrare. Quella scatolina, dunque, serve a questo: a mostrarti quello che provo per te; e a spiegartelo per filo e per segno, come le mie parole non sanno fare: perché le mie parole sono buone solo alla letteratura.

Chissà cosa starai pensando di me in questo momento, mentre leggi tutte queste sciocchezze; e chissà cosa ti starai immaginando che ci sia, dentro a quella scatolina. Io la conosco bene quella curiosità che ti prende e ti attanaglia come un virus insoddisfatto fino a che non viene esaudita la domanda che reca in sé. Tra poco però, se vorrai, potrai aprire il cancello di casa tua, entrare nella tua proprietà, raccogliere la mia scatolina e soddisfare la tua curiosità. Vorrei farti notare, però, che per farlo dovrai "entrare nella tua proprietà". Se questa lettera fosse una metafora, un artificio retorico, un pezzo letterario, io tra le righe ti starei chiedendo di entrare dentro te stessa, dentro la tua anima. Perché è solo lì dentro che potrai trovare il mio sentimento per te; perché quello che provo per te, cara, non sta in me: ma sta in te. Non certo, in ogni caso, nelle parole con cui potrei spiegartelo.

Appena avrai finito di leggere questa lettera potrai aprire la scatolina, e guardare cosa c'è dentro, se lo vorrai. Ma io preferirei che tu facessi un'altra cosa, se mi vuoi bene: apri il tuo cancello, per favore, e imbocca il vialetto che porta verso la tua casa; chìnati lentamente, e afferra la scatolina blu: è molto leggera, ti assicuro che non farai nessuna fatica.
Poi buttala via. Senza aprirla, senza guardare cosa c'è dentro. Gettala nel fiume che attraversa la tua città, e lascia che la corrente lo porti verso il mare, dove si consumerà nel modo che sceglierà la sorte.

Allora, appoggiata alla balaustra del ponte, guardando la scatolina blu allontanarsi lentamente nella notte verso l'Adriatico, e scomparire per sempre diventando una cosa ormai non più tua, tu capirai ogni cosa.
Poi, naturalmente, ti lascio scegliere di fare quello che preferisci. Puoi semplicemente aprire la scatolina, e guardare direttamente cosa c'è dentro.

Ma io non ne sarei mai capace.

Tuo,
Isotropico

 
 
 
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