Gli intrallazzi di Corrado Passera
Post n°131 pubblicato il 05 Febbraio 2012 da r.capodimonte2009
La neve è alta un metro, i mezzi pubblici per spalarla sono come mosche bianche, la gente è stufa. Le rispondono (un sindaco pidiellino) il governo ci ha tolto i fondi e non abbiamo potuto assumere ditte specializzate. Dovete accontentarvi delle ruspe. Molto bene: la risposta è anche per il sindaco Alemanno, il quale predica bene e razzola male. Sa bene che il governo da lui sorretto sta tagliando miliardi di disponibilità agli enti locali, compreso il suo, e ha trasferito alla Tesoreria Centrale tutto il denaro disponibile riscosso dai cittadini. Così non c’è più una lira. Allora, a che serve arrampicarsi sugli specchi: prima sei d’accordo con la mannaia e poi la condanni? Ma quali commissioni d’inchiesta? Voi sindaci del PDL siete tutti nella cacca, grazie alla bonomia dei vostri parlamentari verso Monti e non date la colpa alla neve! Mentre i fiocchi volano per aria come coriandoli, le carnevalate del governo Monti continuano. In Svizzera è passata l’autorizzazione a montare sulle auto il nuovo sistema Kinetic Drive System, inventato da un italiano, Leonardo Grieco, e che permette non solo un risparmio di carburante di oltre il 50%, ma anche un notevole aggio sull’usura del motore. Il congegno, infatti non agisce sul sistema della carburazione ma su quello della frizione, individua la migliore coppia e adegua le marce all’energia cinetica, mantenendo l’auto attorno ai 2500 giri. Il sistema, ovviamente, è stato presentato a molte case automobilistiche, le quali, si sa, hanno ottimi rapporti con le Sette Sorelle ed ovviamente hanno rifiutato perfino la prova dell’apparecchio il cui costo di base è di 2000 € ma indubbiamente scenderebbe della metà se montato, ad esempio, alla Fiat. Il pensiero solo che non dovremmo più usare la frizione, le doppie derapate, le stirate fuori giri, ha fatto inorridire gli sportivi, ma anche i petrolieri. Pensate se gli automobilisti cominciassero a diradarsi alle pompe di benzina anche per colpa del KDS (già i consumi sono scesi del 14% dopo gli aumenti voluti da Monti), vedremmo Moratti correre a piangere da Passera e chiedergli di aiutarlo! A proposito di Passera, sentiamo l’imbroglio che sta verificandosi sul terreno delle frequenze. Ancora non si è stabilito chi pagherà o meno quelle già assegnate ad esempio a Mediaset, che le ha ricevute gratuitamente dalla legge Gasparri, e oggi le rivende con servizio a pagamento. Ma anche la Rai fa lo stesso, perché applica il canone. Tutto sta nel pacchetto segreto che Monti si tiene nella tasca più interna del gilè e col quale sta tenendo Berlusconi per la coda, tanto da farlo assomigliare ad un agnellino. Nel frattempo però sono state assegnate le frequenze alle compagnie telefoniche adattabili a internet-telefonia mobile, questa volta a pagamento (4 miliardi di €!), e lo Stato adesso dovrebbe indennizzare tutte le TV locali che prima coprivano quegli spazi, da Telelombardia con i suoi 135 dipendenti, a Tele Maria con due dipendenti, a tutte quelle false-tv, gestite da caporioni locali, che si limitano a utilizzarle per le televendite e la pubblicità, come accade nelle Marche. Ebbene lo sapete cos’ha deciso il buon Passera? Di indennizzarle su “base regionale”, suddividendo un contributo fisso di 170.000 € tra le TV presenti, di qualsiasi natura siano. Ovviamente la parte del leone la fanno le Tv parrocchiali, le quali si sa sono la "longa manus vaticana", cui Passera è molto in obbligo in quanto persona molto gradita al cardinal Tarcisio Bertone (vedremo poi prossimamente le disavventure di quest'ultimo nello scandalo Viganò!), che saranno arricchite da questa manna. Subito i rappresentanti delle emittenti maggiori (Telelombardia fa parte del consorzio di Tv locali che trasmette Santoro) si sono opposti e si spera che Passera almeno proceda a delle aste regionali, come sostiene anche l’ex-ministro Gentiloni. Certo se l’idea di Passera andasse in porto, cioè distribuire succoso becchime, in questo clima gelido di tagli e sacrifici, ai cani e porci dell’etere, egli si creerebbe, prima del tempo, una cintura di amabili seguaci pronti a rendergli la pariglia nel caso si decidesse, come è molto probabile, la sua discesa nella politica ufficiale, quale candidato di ferro del Terzo Polo. Sul decreto liberalizzazione, il dinamico amministratore della Banca Intesa ha fatto inserire una norma molto contestata “ad bancam” applicabile solo per la nuova grande opera del Porto di Vado Ligure. Dopo l’inciucio di Alessandro Profumo, rinviato a giudizio proprio l’altro ieri, con l’accusa di truffa e evasione fiscale, per i 245 milioni che Unicredit ha sottratto al fisco (grazie alla consulenza acclarata dello Studio Tremonti), questa è la più grave delle invasività canagliesche che una banca possa mettere in atto sul territorio. Vediamo. Cominciamo dal progetto e i finanziatori: il primo è stato redatto dalla Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo (BIIS) a capo della quale c’è il vice-ministro alle Infrastrutture Mario Ciaccia, I secondi sono i soldi della Banca Intesa di Corrado Passera, per oltre 100 milioni di €. C’è da premettere che il nuovo porto è stato oggetto di molte polemiche da parte delle popolazioni per il terribile impatto ambientale di questo colosso di 210mila mq, e un costo di 450 milioni di €. Stranamente però nè Legambiente né tantomeno Greenpeace si sono fatti vivi per il fatto che su Vado Ligure già torreggiano le ciminiere della più grande centrale elettrica a carbone del Nord-Italia, la Tirreno Power di proprietà dell’intoccabile CIR di Carlo di Benedetti. Comunque la polemica arriva al governo. Prima il Governo Prodi che nel 2007 inventa l’extra-gettito Iva, un’agevolazione destinata a finanziare nuove infrastrutture anche portuali, attraverso lo sviluppo dei nuovi traffici programmati. Questo 25% d’Iva sarebbe stato destinato alle tasche di chi realizza le opere. Ogni anno i porti italiani producono 2 miliardi di €, il 25% di Vado quindi vae milioni! Berlusconi cancellò l’idea, però guarda caso Monti l’ha resuscitata, ed ecco che il malloppo è destinato, tramite la norma furbetta, nelle mani della AP MOELLER la ditta costruttrice internazionale, mentre all’autorità pubblica, il porto stesso non andrà una sola lira. E cosa dovrebbe farci la società costruttrice (anche qui guarda caso emanazione della tedesca MAERKS) di questi soldi? Restituirli a Banca Intesa per coprire il finanziamento ricevuto, senza che si maturi il rischio di lungaggini o peggio fallimenti). Con il pignoramento anticipato dei ricavi Iva, se poi il porto di Vado dovesse andare sotto le previsioni e non maturare neppure quel 25% previsto, Banca Intesa figurerebbe già pagata, ai danni dello Autorità portuale pubblica. Ma sapete in particolare da quale settore dello Stato dipende l'AP? Dal Ministero delle Infrastrutture retto da Corrado Passera! Il buon Antonio Craticalà, il principe burocrate, chiamato al governo per fare da cane mastino nei confronti dei giri di valtzer dei ministri arraffoni di Monti, ha beccato Passera nel suo studio, che sopra una mappa decideva il futuro dell’imprenditoria di Stato, assegnandola in parte ai francesi, in parte ai tedeschi e una piccola parte anche a vari altri, tra cui perfino i cinesi. Il ricavato? A impinguare le asfittiche banche, non ancora soddisfatte della marea di soldi che hanno già inghiottito senza minimamente contribuire al rilancio del paese. Nel decreto-liberalizzazioni c’è l’art 36 che prevede che una stessa persona non possa essere consigliere di amministrazione di due o più banche contemporaneamente. Facciamo il caso di Mediobanca: essa ha nel suo portafoglio l’ultima grande partecipazione che conta, Assicurazioni Generali , la quale capitalizza 20 miliardi di € contro i 4 della scatola in cui è chiusa. Chi controlla la scatola però controlla AG. Mediobanca è sotto un patto di sindacato che prevede che sia Unicredit, la banca più in bilico d'Italia, a detenerne la maggioranza, e per la precisione i sigg.ri di Unicredit Palenzona, Rampl e Pesenti siedono in cda a controllare che la scatola sia a chiusura ermetica. Dopo il decreto questa gente dovrà decidere dove stare: se i tre dell’Ave Maria, come li chiama il giornalista Nicola Porro, rientrano nel patto di sindacato, al loro posto sarà sistemato qualche professionista facilmente dipendente e manovrabile, per cui Mediobanca sarà lasciata allo sbando di burattini e burattinai. Se invece il terzetto preferirà rientrare in Unicredit, che da poco ha concluso un aumento di capitale di 7,5 miliardi di €, quasi tutto coperto dalle 26 banche consortili, tra cui le maggiori francesi, la banca venderà a queste le azioni Mediobanca e le AG diventeranno francesi. In ogni caso le AG sono andate! Pare che Passera l’avesse già spiegato a Catricalà che, norma a parte, è già stato deciso nella stanza dei bottoni di Monti, nella quale stanno anche il PDL, il PD e il Terzo Polo, che le AG sarebbero passate ai francesi. E che lui si poteva battere il petto quanto voleva ma avrebbe solo ritardato di qualche istante la fagocitazione. Come potete vedere i danni che questo governo sta compiendo sono a 360° e si aggravano ogni giorno di più. Ma ci sono partiti e uomini politici che lasciano fare, solo perché temono il giudizio popolare, illudendosi che, alla resa dei conti, quando Passera & Soci avranno svuotato il piatto, questo sarà meno duro. E’ esattamente il contrario, dato che in questo modo complice di lavarsene le mani, si svende l’Italia. RICCARDO SCAGNOLI
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