
Una sega, trenta pagine di Dostoevskij e un po' di musica di sottofondo, se ne stava lì sprofondato su una lunga sedia a metà tra una sdraio e un tavolino in ferro battuto a godersi il paesaggio. Amava passare le serate estive in questo modo. Come ai tempi in cui era solo un ragazzino. Certo, prima aveva un lettore cd invece di un lettore mp3, qualche volta leggeva Dumas e Hugò ma sempre libelli da almeno cinquecento pagine ed entrati di diritto nell'elenco dei classici dell'Ottocento. La sega era retaggio più nobile e antico, sempre lei, le sue ragioni erano più forti di qualsiasi Fedor Michaelovic e compagnia. Vi era semplicemente più affezioato senza per questo nulla togliere a mattoni ottocentesci o musica da asporto che fosse.
Ovviamente l'ordine degli eventi non era immutabile. Amava farsi rapire dall'attimo, dal sentire del momento, dall'ispirazione più profonda. Sacrificava spesso le trenta pagine di Dostoevskij a favore di una seconda sega aggiungendo al tutto birra fresca. Niente di premeditato in precedenza. Era sempre un'urgenza più profonda dettata dall'indipendenza del momento, la libertà d'espressione dell'animo, carta igienica o fazzolettini, dilemmi che ti porti dietro da una vita.
Ogni tanto gli passava per la mente un'idea geniale, il tempo di prendere il block notes per fissarla ad imperitura memoria che questa inesorabilmente svaniva o perdeva la sua genialità. E' probabile che non ci fosse nulla di geniale in quei pensieri ma questo è il bello delle sfumature, che ci puoi leggere di tutto dentro o non ci leggi un cazzo, dipende da te. Se sei un tipo in gamba certo te le godi meglio, le sfumature. Ma alla fine ti rimane la seccatura di essersi alzati, la disperazione dei posteri e un fazzolettino sporco.
Inviato da: Jamal85
il 24/10/2005 alle 16:05