Community
 
Jamal85
Video
Sito
Foto
   
 
Creato da: Jamal85 il 24/10/2005
Teodicea alla Pangloss - Spunti riflessivi e descrizioni da foto -

Area personale

 

Tag

 

Archivio messaggi

 
 << Febbraio 2012 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29        
 
 

Cerca in questo Blog

  Trova
 

FACEBOOK

 
 

Ultime visite al Blog

Luchedxarelochiarabelcrocebambolinadolce2bambinacarusogtabua_rorazaotoniJamal85cucciola260olma.mivolandfarmlottergstoorresalorteyuw
 

Ultimi commenti

Chi può scrivere sul blog

Solo l'autore può pubblicare messaggi e commenti in questo Blog.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

 

 

Un'inaspettata non saprei dir cosa

Post n°60 pubblicato il 19 Maggio 2011 da Jamal85

Una bella giornata. Oggi era una bella e inaspettata bella giornata e non ero pronto. Come al solito d'altronde. Ho provato ad adattarmi, ma al primo tentativo non ci sono proprio riuscito. Ho provato a capire cosa volevo, ho lasciato scorrere un po' di tempo nel lavandino.

Sento l'inquietudine. Sento l'ansia. Mi attraversano senza fretta ma in profondità. Non sembra esserci nulla. Esco. Solo. Questa volta non ho cercato dove sapevo già di trovare. Dove sapevo già cosa trovare. Stanco di quello che già ho, non per le sue qualità, ma perché sento in me di aggrapparmici troppo forte, di nascondermi, di bastarmi la quiete e l'approdo sicuro che essi mi offrono, senza più cercare, forse perché cercare lì è sempre più difficile o forse perché non c'è altro da cercare. C'è in quello che ho – che avevo - una bellezza che va apprezzata senza aggiungergli l'ingiusto peso di quello che sento mancarmi.

Esco e cammino, solo, adagio. Ho la musica nelle orecchie, una musica triste. Un tango. Cammino guardandomi intorno. Vedo così tanta gente. Tutti stanno in compagnia. Tutti stanno al braccio di tutti, nessuno sembra concedersi la solitudine sotto questo sole di maggio. La cosa mi sembra così strana. Io non ho nessuno ma non mi sento solo sotto il verde degli alberi così profondo incorniciato da un cielo blu che guardo con un sorriso di nostalgia dopo tanti giorni grigi; felice, perché no.

Mi stendo su una panchina, al centro di tutto questo mondo. Chiudo gli occhi e senza pensare mi inabisso nella musica tiepida come il sole che sbatte sulla fronte. Mi rialzo dal sogno ad occhi semi aperti e accorgermi di essere ancora al centro di quel mondo che si anima, che sembra andare avanti così indifferente, mi manca un po' il respiro. Mi ero perso nella musica, nel non pensare alla vita. Pensavo solo a ballare, ci pensavo in modo così intenso, reale, quasi come recitassi un mantra. Lontano dalla realtà, un sogno ad occhi semi aperti. Mi guardo intorno con lentezza.

Due ragazze siedono una di fronte l'altra, la più bella delle due, formosa nei suoi lunghi capelli castani incorniciati da un paio di ray ban neri e un sorriso che sembra essere capace di aprirti in un attimo, legge con frivolezza qualcosa alla più piccola . Una coppia di 40enni, uno accanto all'altro, ridono con intimità senza guardare. Un gruppo di ragazzi, pieni nelle loro magliette alla moda, giocano a palla. Dei bambini si divertono con delle rose che non profumano. Due turiste bionde. Una bicicletta cammina lenta.

Adesso ricomincio a pensare. Penso al mio primo tentativo di questa giornata così assolata. Penso al fatto che era un buon tentativo, non c'è che dire. E penso che nonostante tutto non abbia funzionato. Sento che la cosa mi da un fastidio profondo. E questo fastidio che non mi abbandona mi da ancora più fastidio. Penso che il pensare a questo mi allontana dal presente che in quel momento non sto vivendo. Sento smog nella mia mente.

Penso che sei troppa bella e che potrei perdermi in quel tuo sorriso leggero, che non ho voglia di ridere né di giocare, non ho voglia di sentire il profumo di rose che non profumano. Penso, con l'amarezza del ripetersi, che non so l'inglese.

So con odio che sono tutte cazzate e lo penso mentre guardo la bellezza degli alberi che circondano il perimetro del Colosseo, in uno scorcio non troppo lontano che non mi stanca mai.

Mi manca la leggerezza. La vedo tutto intorno a me ma non è di quella che desidero. Vedo persone che usano la leggerezza per allontanare da se le cose veramente importanti, per creare distanza, non permettersi di conoscersi, per non affrontare paure.

Perché le cose veramente importanti sembrano così pesanti come i mobili in cantina o in soffitta che non sappiamo nemmeno quanti e quali siano, dimenticati in un posto buio ma ancora nostri, un peso che non sappiamo di avere, che pesa senza che ce ne accorgiamo. Siamo troppo deboli per tirare fuori quei mobili – per riusarli, per buttarli, come se avesse un'importanza- troppo deboli per disfarcene, intasiamo le cantine delle nostre menti, buie e lontane. Pesanti.

In questo momento sento di stare come in mezzo a tutti questi mobili, di vederli con chiarezza, li accarezzo con la mano, ne sento la polvere, perso di fronte alla loro grandezza, non so da dove cominciare.

Sono così tanti, così grossi, così sporchi, mai utilizzati, lerci. Umidi. Immobili. Ma magnifici, se solo riuscissi a trovare le camere giuste nelle quali sistemarli.

E' difficile viaggiare con la valigia piena, penso guardando un grasso turista sudato alle prese con la sua valigia on the road, lo zaino e la ragazza asiatica che non sa fermare il flusso veloce delle sue parole. Ma quel bel sorriso sicuro varrà, per lui, la pena di quelle valige di tutto quel sudore, di quel camminare faticoso grondando seguendo chino la strada. Lo spero senza crederci.

Mi stanco di guardare intorno e inizio a giocare con un sassolino. Il passato in un cellulare, il futuro negli occhi. Del presente sento solo un vago odore nell'aria, un profumo, che però mi è nuovo e, nonostante sia fievole, mi è caro.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

No, non è Rocky il motivo

Post n°59 pubblicato il 19 Maggio 2011 da Jamal85

 La boxe per me è quanto di più vicino ci sia ad una seduta dallo psicologo. Scanso un colpo, indietreggio di un paio di passi e sento dentro di me, eccoti, di nuovo di fronte alla vita sotto la sua veste meno prosaica di pugni e fatica, chiudo la guardia, mi getto indietreggiando su una corda che sa di mamma, porto un paio di colpi vuoti, perché mi hanno insegnato che si apre di sinistro; senza portare il peso sul colpo ed entrare veramente, senza andare verso l'avversario, senza andarci fino in fondo, senza darmi la possibilità di darglielo, quel colpo, di farglielo sentire, a me prima che a lui. E come puoi, nello stesso identico momento, azzerare la mente e pensare: è solo boxe, sono solo pugni. No, è la tua vita in modiche riprese di 3 minuti che scorrono andanti scanditi da consigli urlati dal bordo vita . E a volte mi sembra impossibile che, solo io e lui, nessun filtro emotivo o psicocazzate verbali rifilate, riesca ad incidere in modo così impercettibile su quello che succede tutto intorno. A volte ho la sensazione di sapere dall'inizio come andrà a finire quella ripresa: non rischierò, porterò qualche diretto sinistro, giro intorno, gioco di gambe, fiato - perché hai bisogno di fiato per aggirare il ring come la vita, e io ne ho tanto di entrambi di quei fiati - se sarò fortunato un jab entrerà, se sarò fortunato finirò la ripresa senza lividi o sputacchiare sangue.

Lo specchio è il luogo in cui ti guardi dopo le riprese mentre tiri qualche pugno a vuoto per sciogliere i muscoli mentre pensi, come pensi nel letto mentre cerchi di prender sonno e torni su quel autobus mezzo vuoto in non sei riuscito a dir nulla davanti alla ragazza che i tuoi pensieri non hanno smesso di fissare, veder scivolare fermata dopo fermata, la notte in cui pensi a quello che non hai detto, ai condizionali che ti ronzano nel cuscino, lo ammetti a denti stretti, sei arrabbiato senza aver rabbia. E mi chiedo, senza rabbia ma consapevole, perché boxo se non per tirar fuori un qualcosa che non sento? E capisco che boxare per me non significa capacità di esprimere rabbia o conquistare fiducia, perché per esprimere ho bisogno prima di scrollarmi tutto quello che non mi permette di farlo. In fondo, sotto tutte le mie coltri difensive e razionali, il buon senso, sotto anche l'istinto di sopravvivenza il mio desiderio più grande è proprio questo, un destro capace di levarmi il peso dalle gambe e farmi schiantare di spalle, solo io e il neon, steso al tappeto. Cadere. Avere l'occasione di togliermi di dosso tutte quelle preoccupazioni lastricate di “giusto” con un colpo capace che nella vita non permetto a nessuno di concedermi.

Avere l'opportunità ogni giorno di colpire la mia scarsa abilità di vivere, attraverso il mezzo del corpo, l'unica parte di me a cui ho dato una reale possibilità di emergere, forse perché la più lontana dalla gabbia della mente.

Sarà per questo che sento così forte in me il bisogno di boxe. Di andare quotidianamente in palestra a curiosare sulla mia anima. Il desiderio mai del tutto confesso del bisogno di aprirmi, di rischiare e, infine, di schiantarmi. E poi finalmente godermi beato la mia paura più grande: un naso rotto in mille pezzi.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

M'innamoravo ogni volta

Post n°58 pubblicato il 10 Dicembre 2008 da Jamal85
 
Tag: Scritti
Foto di Jamal85

Mi sveglio ogni mattina e vado al mare, in modo quasi
meccanico. Mi alzo, mi sciacquo la faccia, metto le lenti a contatto che
puntualmente perderò in mare, m’infilo il costume steso al sole dal giorno prima, indosso una canotta nera, ray ban e il
telo da mare sulla spalla. Faccio un salto in cucina dove prendo un grappolo d’uva che
vado a spiluccare sul terrazzo pervaso di luce. Ancora intorpidito a fatica
cerco di adattarmi alla mole di luce che mi circonda, ma con scarsi
risultati, ancora più intorpidito torno nella penombra della casa.
Afferro il cane e vado al mare. Una breve passeggiata e sono
in una spiaggia di rocce distante una ventina di minuti di tortuosi vialetti
scoscesi. Non scendo sempre al solito posto, cerco sempre di variare. Ho almeno
due o tre buoni soliti posti.


Prediligo sempre i posti un po’ isolati per stare
tranquillamente beato a godermi il sole senza che il cane abbia nessuno da
molestare. Ma è inutile. La mia attenzione cade inevitabilmente su una ragazza.
Leggo il mio caro Dostoevskij o la
Gazzetta dello sport, dipende - è una questione di coerenza,
per me è tutto – nuoto fino a non sentire più le spalle, m’inondo di sale. Ma
ogni giorno ce n’è almeno una, ogni volta una diversa. Una graziosa sedicenne
accompagnata da genitori e sorelle che non fanno altro che far emergere la sua
bellezza, un fisico da pin up e uno sguardo perennemente imbronciato di chi
vorrebbe stare altrove, un’altra ha i capelli lunghi e mossi che le cascano
alla rinfusa sulla schiena, con il ragazzo tronfio del suo fisico scolpito da
nuotatore partenopeo che si fregia di lei come una bella scultura di cui
vantarsi, lei con lo sguardo sempre basso, non troppo alta ma piena nei punti
giusti con una deliziosa abbronzatura a sottolineare le sue curve già così
pronunciate, poi c’è la ragazzina bionda e altezzosa circondate da amici e
adulatori che non guarda nessuno ma si fa guardare da tutti, un’altra ancora mi
passa velocemente accanto così che riesco a vederla solo di schiena quanto
basta per innamorarmi del suo incedere in certo e del sedere tondo e sodo a
monte di due gambe tornite e agili. M’innamoravo continuamente in quei giorni
assolati.


estate 2007


Fabrizio De Andrè - Tutti morimmo a stento





 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

La maggior parte delle persone esiste, vivere è una cosa decisamente rara

Post n°57 pubblicato il 25 Ottobre 2008 da Jamal85
 
Foto di Jamal85

La maggior parte delle persone che conosco, secondo un
efficace scelta linguistica di Wilde,
esiste più che vivere. A nessuno piacerà esistere lo so, ognuno rivendicherà il
proprio libero arbitrio sulla propria vita, dirà che quello che sta facendo è
quello che realmente vuole e che se non fa altre cose è per sua scelta, sua e
di nessun altro. Penso che sia una delle tante bugie con cui conviviamo
ogni giorno, penso che no, non sia così
nella maggior parte dei casi. Penso che nessuno si sforzi realmente di cercare
quello che realmente fa per se condannandosi non solo alla inconsapevolezza di
quello che potremmo trovare ma negandosi allo stesso modo una reale conoscenza
di se stessi. Conoscenza possibile solo mettendosi alla prova costantemente,
mettendo alla prova i propri gusti e soprattutto i propri limiti. Limiti che possiamo conoscere solo mettendoli alla prova, provando a superarli.

Le persone non fanno altro che accontentarsi nel senso più profondo del termine, forse perchè proprio questa è una carateristica così preziosa per il mantenimento del proprio benessere. Credere di essere in un modo è molto più facile che essere veramente in quel modo, oltre che una strada molto più veloce. Non porsi domande credendo di avere già le risposte, molto più semplice. Senza mai realmente mettersi in discussione. Capisco sinceramente chi vive nella convinzione di essere
soddisfatto, di essere felice. Non nego che il tormento in una persona, la
continua ricerca di qualcosa, anche se spesso di natura indefinita, me la
faccia sentire più vicina e la renda più interessante, ma è innegabile che non
sono l’eterna insoddisfazione e infelicità gli ideali da seguire. Ma non potrei mai
negare all’altare di questi moderni dei la
ricerca di quello che sono e di quello che potrei essere. Probabilmente perchè la parte più interessante non è quello che troverai alla fine del viaggio ma come hai impiegato quel tempo. E niente mi sembra meglio che passare il tempo cercando qualcosa che desidero o che semplicemente mi incuriosisce, che non capisco.

Ecco cosa desidero veramente, avere il coraggio di cercare. Senza paure. 


Battisti - Pensieri e Parole

Costantino Kavafis - Itaca


Non smettere di cercare quello che ami.. o finirai per amare quello che trovi.



 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Trenta pagine di Dostoevskij

Post n°56 pubblicato il 21 Ottobre 2008 da Jamal85
 
Tag: Scritti
Foto di Jamal85



Una sega, trenta pagine di Dostoevskij e un po' di musica di sottofondo, se ne stava lì sprofondato su una lunga sedia a metà tra una sdraio e un tavolino in ferro battuto a godersi il paesaggio. Amava passare le serate estive in questo modo. Come ai tempi in cui era solo un ragazzino. Certo, prima aveva un lettore cd invece di un lettore mp3, qualche volta leggeva Dumas e Hugò ma sempre libelli da almeno cinquecento pagine ed entrati di diritto nell'elenco dei classici dell'Ottocento. La sega era retaggio più nobile  e antico, sempre lei, le sue ragioni erano più forti di qualsiasi Fedor Michaelovic e compagnia. Vi era semplicemente più affezioato senza per questo nulla togliere a mattoni ottocentesci o musica da asporto che fosse.
Ovviamente l'ordine degli eventi non era immutabile. Amava farsi rapire dall'attimo, dal sentire del momento, dall'ispirazione più profonda. Sacrificava spesso le trenta pagine di Dostoevskij a favore di una seconda sega aggiungendo al tutto birra fresca. Niente di premeditato in precedenza. Era sempre un'urgenza più profonda dettata dall'indipendenza del momento, la libertà d'espressione dell'animo, carta igienica o fazzolettini, dilemmi che ti porti dietro da una vita.
Ogni tanto gli passava per la mente un'idea geniale, il tempo di prendere il block notes per fissarla ad imperitura memoria che questa inesorabilmente svaniva o perdeva la sua genialità. E' probabile che non ci fosse nulla di geniale in quei pensieri ma questo è il bello delle sfumature, che ci puoi leggere di tutto dentro o non ci leggi un cazzo, dipende da te. Se sei un tipo in gamba certo te le godi meglio, le sfumature. Ma alla fine ti rimane la seccatura di essersi alzati, la disperazione dei posteri e un fazzolettino sporco.


 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Memorandum

Post n°55 pubblicato il 03 Ottobre 2008 da Jamal85
 
Foto di Jamal85


Per caso riguardavo un video musicale giapponese per cui sono andato in fissa all'inizio di questa estate. Non so bene se per meriti suoi o perchè mi ricordava un telefilm ma mi piaceva molto, mi ricordava uno stato d'animo preciso di quei momenti.
Oggi lo rivedo dopo che sono passati solo pochi mesi eppure è tutto diverso. La canzone, il video mi ricorda ancora perfettamente quel momento, quei giorni a cavallo dell'ultimo esame di sessione ma nello stesso tempo sento che non sono più capace di sentire quello che sentivo all'epoca. Mi sento mancare un po' il respiro in questo momento. Possibile che rimanga solo un vago sentore di quello che c'è stato? Mi ricordo ancora oggi perfettamente cosa provavo vedendolo tre mesi fa ma adesso quel video non mi suscita che un ricordo e le sensazioni al ricordo collegate. Pallidi sensazioni se confrontate anche al più effimeto degli avvenimenti.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

C. Bukowski

Post n°54 pubblicato il 17 Agosto 2008 da Jamal85
 
Tag: Viaggi
Foto di Jamal85


Questa estate ho deciso di non fare nessun viaggio, escludendo una breve discesa nel mio locus amoenus. Avevo bisogno di un vero viaggio e invece mi si prospettavano solo semplici vacanze. Vacanze da cosa? Avrò dato poco più di un paio di esami in un anno mondo da qualsiasi tipo di preoccupazione. Non che sia un gran viaggiatore, tutt'altro. Avrò fatto una decina di viaggi in tutto fuori dall'Italia e solo uno veramente voluto.

"L'amore è una forma di pregiudizio. Si ama quello di cui si ha bisogno, quello che ci fa star bene, quello
che ci fa comodo. Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo
ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le
incontrassi? Il fatto è che non le incontri."

"Spero che la macchina parta. Spero che il lavandino non sia ingorgato.
Sono contento di non essermi scopato una studentessa. Sono contento di
avere problemi ad andare a letto con le donne che non conosco. Sono
contento di essere un idiota. Sono contento di non sapere niente. Sono
contento di non essere ancora morto. Quando mi guardo le mani e vedo
che sono ancora attaccate ai polsi, mi dico che sono fortunato."


"Sicuro? La sicurezza si poteva averla anche in galera. Tre metri
quadrati tutti per voi senza affitto da pagare, senza conti della luce
e del telefono, senza tasse, senza alimenti. Senza tassa di
circolazione. Senza multe. Senza fermi per ogni guida in stato di
ubriachezza. Cure mediche gratuite. La compagnia di persone con gli
stessi interessi. Chiesa. Inculate. Funerali gratuiti."



Telefilm - Californication


 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Imeros Anteros Pothos

Post n°53 pubblicato il 16 Agosto 2008 da Jamal85
 
Foto di Jamal85


Eros, secondo il filosofo statunitense Hillman, è stato differenziato in tre componentio persone: himeros, desiderio fisico per il presente, che va afferrato nell'eccitazione del momento, quello che per Platone è l'amore pandemio, l'amore sensuale in contrapposizione da quello spirituale; anteros, l'amore corrisposto, l'interesse comune, la complicità, la reciprocità degli interessi; e pothos, desiderio
struggente per l'irraggiungibile, l'inafferrabile, l'incomprensibile,
quella idealizzazione che si accompagna a ogni amore.

Se himeros è il desiderio materiale e fisico dell'eros, dice Hillman, e se anteros è la reciprocità e lo scambio relazionali, pothos è la componente spirituale dell'amore. Pothos, figura mitologica, fratello di Eros e figlio di Afrodite e Crono, simboleggia il desiderio, impersonificato su una rupe davanti al mare in attesa dell'amore che non arriverà mai ed è insito in tutte quelle folli peregrinazioni della mente dietro all'impossibile, che ci spinge sempre a cercare qualcosa che non troveremo mai, senza mai darci pace.


Sono ormai le sei del mattino. Comincia ad albeggiare e alla televisione iniziano le prime gare dell'Olimpiadi. L'aria è finalmente fresca a quest'ora, ottimo motivo per continuare ad induggiare in attività di dubbia utilità davanti al computer. Questa abitudine di coricarsi all'albeggiare mi vampirizza alquanto, per la felicità dei miei canini.
Accompagnato da L'anno che verrà sento l'irrefrenabile urgenza di una lunga chioma di capelli e di mangiare cibo cucinato in casa.


Kofukuji (Nara) - Io, Marco, Yacca


"Che differenza c'è fra poesia e prosa?" "La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ci mette un bel po'." (C. Bukowski)


 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

I tetti di Kamakura

Post n°52 pubblicato il 27 Luglio 2008 da Jamal85
 
Tag: Amici
Foto di Jamal85


Scrivo per segnare un periodo particolare. La stagione delle vacanze è ormai alle soglie, le persone che conosco si apprestano a patire per la consueta vacanza estiva. Vivo questi giorni prima delle vacanze come quando da piccolo, al ritorno da scuola, mi mettevo a giocare al computer. Venti minuti che aspettavo da tutta la mattina, strappati nell'attesa che mio padre preparasse il pranzo. Giocavo anche dopo pranzo, ma non era la stessa cosa. Il pranzo era uno spartiacque mentale. Sapevo che avrei giocato anche dopo ma fino al pranzo ero sicuro che non sarebbe dovuto venire il momento dei compiti. Le vacanze estive sono il mio spartiacque di oggi e questi giorni i miei venti minuti prima di pranzo. E' una sensazione molta bella che arricchisce la mia quotidianita'.

Un periodo in cui rifletto spesso sulle persone. Ultimamente mi capita sempre piu' spesso di trovare i limiti nelle persone o meglio, di trovare i limiti nei rapporti che ho con queste persone. Limiti che forse ci sono sempre stati ma di cui solo adesso mi accorgo. Forse perchè è un periodo in cui questi limiti più mi feriscono. Sapere che provi un'emozione, un sentimento, una tua sensibilita' e non avere nessuno con cui condividerla per i motivi più disparati. E' frustrante, ti fa sentire solo e deluso.
Non tutti i rapporti mostrano questi limiti. Restano ancora degli spiragli.
Ma non importa. E' giusto credere nelle persone, sperare di instaurare un rapporto davvero profondo e sincero con quelle che ritieni giuste e far di tutto perchè questo si avveri. Ed è inesprimibile la tristezza di non avere vicino qualcuno che ti capisca. Ma non importa, ci sei sempre tu. Dopotutto non si è mai soli in compagnia di nobili pensieri.


Monpachi -
Chisana koi no uta
(Drama - Proposal Daisakusen, H2)

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Ca scetato 'o faje sunna'

Post n°51 pubblicato il 03 Luglio 2008 da Jamal85
 
Foto di Jamal85

E’ passato talmente tanto tempo da quando non aggiorno
questo spazio che penso quelle due o tre persone che ogni tanto capitavano da
queste parti saranno morte di vecchiaia. Se non lo sono e passano di qui, beh,
in tal caso moriranno di noia. L’importante, insomma, è che muoiano. Spero il
messaggio sia passato, non ci tengo ad essere criptico. Dio che bello dire “criptico”.
Ci sono delle parole che ti mandano in fibrillazione solo nel pronunciarle. Oddio
“fibrillazione”… quasi meglio del culo di Jessica Alba. Il culo di Jess… meglio
che metta fine a questo sproloquio… …certo che l’italiano in questo non mi aiuta
per nulla. E nemmeno il culo di Jessica.



Ultimamente ho azzeccato un paio di esami, al solito. Aver azzeccato
un paio di 5 sulla ruota di Bari sarebbe stato più significativo, me ne rendo
conto. Ma in quel caso non starei qui a scrivere, con buona pace di tutti i
morti di cui sopra. Faccio molto sport. Non so perché. Penso sia un misto di voglia
di riempire dei vuoti quotidiani, godimento dalla fatica, agonismo e culto dell’immagine. Molto culto dell'immagine. Se non funziona con lo sport provo con il gel per i capelli.
Mi piace sentire il mio corpo sudare, mi da l’idea che stia lavorando, che stia crescendo, che si
stia evolvendo in qualcosa di meglio. C’è una sensazione di crescita che trovo
fondamentale nella vita e che solo l’attività fisica riesce a darmi a pieno in questo periodo.



Ormai svariati mesi fa ho vissuto un periodo molto intenso.
Avevo formulato il concetto di “non aver tempo per la nostalgia essendo
fortemente proiettato nel presente” che ebbe un discreto successo. Ora
finalmente quel periodo è diventato “storico”. Adesso faccio fatica a
ricordarmelo, però in un periodo in cui ho nostalgia di tutto – le atmosfere del
giappone, i luoghi di sorrento, i discorsi che credevo importanti – almeno di
quello non ne ho. Forse perché riguarda persone che non hanno più importanza. Un elenco che tende ad aumentare. Come la lista dei necrologi a questo punto.


La canzone napoletana



 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Jailhouse Rock

Post n°50 pubblicato il 24 Gennaio 2008 da Jamal85
 
Foto di Jamal85

Malinconia, desiderio di desideri (Tolstoj)


Ho fatto una corsa dalla palestra sotto la pioggia per arrivare alla macchina. Sono ancora indolenzito per le due ore di palestra, bagnato e infreddolito quando, accendendo alla radio, Jailhouse Rock sparata a palla, l'adrenalina che ancora ti scorre nel sangue dopo tutti quei pugni, il piede a tavoletta per i vicoli di Roma e il Colosseo di notte illuminato sotto la pioggia.
Momenti brevi che diventano banali una volta scritti, ma sensazioni semplici per cui vale la pena apprezzare la quotidianita'. Il tuo cane che, a notte fonda quando, distrutto, ritorni a casa nonostante stia dormendo profondamente ti viene a salutare tutta assonata mettendosi a pancia all'aria mentre scodinzola felice per poi tornarsene a cuccia tuta soddisfatta.
Trarre piacere dalla semplicita' di un azione, specialmente se vissuta individualmente, e' una rara fortuna, ma probabilmente e' il sapere apprezzare di questi piaceri che fanno la differenza nello stare bene quotidianamente.


Cheap Trick - Mighty Wings


(Io alla fermata del treno di Chidoricho - Tokyo)

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Ritratti

Post n°49 pubblicato il 07 Dicembre 2007 da Jamal85
 
Tag: Amici
Foto di Jamal85

Impietosi, lugubri,
demistificanti: ritratti. Uno, nessuno e centomila.

Ognuno ha la sua visione di
una persona, a volte è una piccola faccia del carattere di quella persona, altre volte è un quadro più
variegato con più sfaccettature.
A volte conosciamo o vediamo un lato che la
persona stessa non vede in se stesso, a volte invece non comprendiamo dei
comportamenti perché riusciamo a vedere solo una parte di quella persona, limitandola e costringendola in quell'unico lato, come se non ci fosse niente più, etichettandola - per
demerito nostro o per volontà altrui è un altro iscorso -

Cosa vediamo nelle persone? Cosa
significano per noi? In un modo d’idee, opinioni, in cui ferire è così facile,
in cui tutto è così suscettibile di cambiare, è giusto cercare di guardare e
dire quello che vediamo? Si tratta veramente solo del modo in cui lo diciamo o
è una scusa per tacere di verità scomode?

Ritratti, questo e molto altro, se mi viene in mente ovviamente.

Un mediocre pittore, alla Vostra.


Bob Dylan - Hurricane

 

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Secondo intermezzo - un anno dopo -

Post n°48 pubblicato il 06 Dicembre 2007 da Jamal85
 
Foto di Jamal85

Ultimamente ogni qual volta entro in questo blog e mi accingo nel tentativo di buttare giù qualche riflessione non posso fare a meno di lanciarmi in sofisticati attacchi all'ipocrisia della gente, alle etichettature cui siamo costretti, al perchè i sentimenti, anche quelli che dovrebbero essere i più saldi, sono così suscettibili. Poi rinsavisco, per lo più per la pochezza di struttura che hanno questi pensieri, sensazioni sfuse che faticano a prendere una costruzione logica per poter essere immortalati in quest luogo.
Pubblico questo intervento per esorcizzare il silenzio che da tempo cinge questo blog, dovuto non tanto alla mancanza di tempo quanto a quella di capire quale soggetto dare al blog. Mai stato un semplice elenco di quello che mi succede nel quotidiano, cosa che interessa poco soprattutto me, ma neanche luogo in cui riversare pensieri a mo di zibaldone.
Più che altro luogo d'incontro di un certo tipo di pensiero.

Daniele Luttazzi - Money for dope

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Meglio il silenzio di mille parole.

Post n°47 pubblicato il 01 Maggio 2007 da Jamal85
 
Foto di Jamal85



...

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Post n°46 pubblicato il 28 Marzo 2007 da Jamal85
 
Foto di Jamal85
Non c'è torto più grande che puoi fare ad un amico che dirgli... di essere suo amico. Oddio no, vecchie abitudini dure a morire. Che dirgli di essere cambiato. No, sarà la sua risposta implicita o esplicita sempre e comunque e ci terrà molto a sottoliniarlo in ogni modo e ad ogni occasione. Ma perchè?
Sicuramente di fondo c'è la paura di quello che non si conosce, quindi paura che il cambiamento di una persona vicina possa portare al suoallontanamento. D'altronde un amico non sente la necessità del cambiamento in te, non sente i tuoi malesseri interiori, al massimo può ascoltarli ma proprio in quanto amico gli vai bene come sei, nonostante tutto e sicuramente più di quanto tu vai bene a te stesso, almeno limitatamente all'argomento del cambiamento.
Ed è quindi in questa chiave che è ovvio un comportamento del genere, per quanto non ci sia niente di più fastidioso (sono eufemistico, ho una lista che tengo aggiornata quotidianamente di cose più o meno fastidiose, corrisponde grosso modo all'elenco delle azioni umane), soprattutto da persone che pensi vicine.
Forse andrebbe evitata una palesizzazione del proprio cambiamento (insomma, niente proclami del tipo "io sono cambiato!" "sono gay" "lui è gay"), è una pratica fastidiosa per chi non apprezza il tuo cambiamento (senza che per forza esso implichi qualcosa di negativo), soprattutto se porta verso lidi poco graditi.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
« Precedenti Successivi »