Sale del mondo

Non la fede, non la fame, non la giustizia: datemi la verità.

 

SANTISSIMA VERGINE DEL ROSARIO DI POMPEI.

 

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ALLA MEMORIA DI MIO PADRE È DEDICATO IL BLOG.

La famiglia ha in se un elememto di bene raro a trovarsi altrove, la durata. Gli affetti vi si estendono intorno lenti, inavvertiti, tenaci e durevoli. Come l'edera intorno alla pianta, ci seguono di ora in ora,s'immedesimano taciti con la nostra vita. Noi spesso non li distinguiamo, poichè fanno parte di noi, ma quando li perdiamo, sentiamo come se un non so che d'intimo, di necessario, che al vivereci manca. (Anonimo)

 

COSI' HANNO AMMAZZATO IL MARE.

 

 

 

 

Quello che non vi hanno detto sulle vaccinazioni obbligatorie

Post n°1523 pubblicato il 17 Giugno 2017 da joiyce
 

IL nuovo calendario vaccinale per i nuovi piccoli:
- A 61 giorni di Acquista _nline su SorgenteNatura.itvita: Esavalente hexyon a monitoraggio addizionale (ossia..in fase di sperimentazione) + antipeumococco e antirotavirus; (8 vaccini insieme a 2 mesi di vita)
- Dopo 15 gg: bexsero (antimeningococcico B) a monitoraggio addizionale (anche questo in fase di sperimentazione);
-Dopo altri 15 gg antirotavirus;
- Ancora 15 gg dopo bexsero a monitoraggio addizionale;
-15gg dopo hexyon a monitoraggio addizionale più antipeumococco e antirotavirus; (8 vaccini insieme, di nuovo)
-30gg dopo di nuovo bexsero a monitoraggio addizionale;
-A 150gg hexyon a monitoraggio addizionale e 3° antipneumoccico;
-Ad 1 anno Mpr(anti-morbillo/parotite/rosolia) + antimeningoccico c;
- Dopo 30 gg varivax (anti-varicella);
- Altri 30gg e bexsero a monitoraggio addizionale;
...tra gli altri a virus vivo attenuato, l'anti-varicella raccomanda di starsene a casuccia per SEI SETTIMANE in quanto è possibile (e accade quasi in ogni asilo) contagiare gli altri bimbi.
(Quindi gentilmente, non mandate i figli a scuola per il periodo indicato nel bugiardino).
Per chi non lo sapesse.. monitoraggio addizionale significa che quei vaccini sono ancora in fase di sperimentazione, o meglio, questa è l'ultima fase di sperimentazione in vivo.
33 VACCINI IN MENO DI UN ANNO, in un bimbo di età da 2 mesi a 13 mesi.

 
 
 

Reddito di inclusione: achi spetta e come averlo.

Post n°1522 pubblicato il 17 Giugno 2017 da joiyce
 

Da gennaio 2018 spariscono il sostegno all’inclusione attiva (SIA) e Acquista _nline su SorgenteNatura.itl’assegno di disoccupazione (ASDI) per i disoccupati a fine NASpI, sostituiti dal nuovo strumento di sostegno alla povertà ReI: il reddito di inclusione spetterà però soltanto a chi possiede determinati requisiti ISEE. Pronti due miliardi l’anno per un’assistenza che si rivolge a circa 660mila famiglie, ovvero 1,8 milioni di persone, a partire dal 2018.

L’AMMONTARE – Il Reddito di Inclusione viene versato su 12 mensilità, per un massimo di 18 mesi. Il sussidio – che dura fino a 18 mesi, con importo minimo di 190 euro per i single fino a un massimo di 485 euro per i nuclei familiari con almeno cinque componenti – è previsto da un decreto legislativo approvato nel Consiglio dei Ministri del 9 giugno 2017, attuativo di una delega, soggetto a discussione in Parlamento per i necessari pareri per poi essere approvato in versione definitiva.

REQUISITI – I beneficiari per rientrare nel Reddito di inclusione devono avere un reddito Isee sotto i 6mila euro e un patrimonio immobiliare inferiore ai 20mila euro: le risorse a disposizione per il reddito di inclusione sono circa “due miliardi di euro l’anno nei prossimi anni» ha dichiarato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al termine del Cdm che ha approvato il decreto per la lotta alla povertà: “La misura appena approvata per la lotta alla povertà nella prima fase si rivolgerà a 660 mila famiglie, di cui 560mila con figli minori”. La priorità verrà data ai nuclei “con almeno un figlio minorenne o con disabilità anche se maggiorenne, a quelli con una donna in stato di gravidanza o un over50 in disoccupazione”.

COME AVERLO – Per chiederlo, bisogna presentare domanda, attraverso specifici sportelli comunali che verranno istituiti sul territorio. Sono previste procedure veloci, meno di un mese per incassare la prima mensilità. Lo sportello che raccoglie le istanze ha infatti dieci giorni di tempo per trasmettere la documentazione all’INPS, che ha cinque giorni per il via libera. E’ possibile poi fare una domanda di rinnovo, nel caso in cui sussistano ancora i requisiti, ma solo dopo sei mesi dal termine del precedente trattamento. Il Rei verrà pagato attraverso un specifica Carta di Pagamento elettronica, una sorta di prepagata sui cui viene addebitata la somma spettante mensilmente.

CHI NE E’ ESCLUSO – Verranno esclusi coloro che nei due anni precedenti la richiesta hanno acquistato auto, moto, barche. La dichiarazione Isee per accedere al Rei sarà, inoltre, precompilata.

INTROITO MENSILE – L’aiuto del reddito di inclusione sarà su base mensile, per un periodo tanto maggiore quanto più è numerosa la famiglia. Il totale periodo di sostegno continuativo non potrà superare i 18 mesi e per ottenere un secondo contributo mensile dopo tale periodo si dovranno attendere altri sei mesi.

REINSERIMENTO LAVORATIVO – Il ReI prevede anche la presa in carico del lavoratore in un programma di politiche attive tramite un “progetto personalizzato” di inserimento / reinserimento lavorativo e inclusione sociale, che dovrà indicare obiettivi generali e risultati specifici nonché i sostegni, in termini di interventi e servizi, di cui il nucleo necessita, oltre al beneficio economico connesso al ReI e, infine, gli impegni a svolgere specifiche attività, a cui il beneficio economico è condizionato, da parte dei componenti il nucleo familiare. Questo progetto viene messo a punto tenendo conto di una serie di valutazioni, relative a situazione lavorativa, profilo di occupabilità, educazione, istruzione e formazione, condizione abitativa, reti familiari, di prossimità e sociali della persona.

Leggi anche:
Come calcolare il proprio Isee 2017
ISEE, nuovi modelli e istruzioni

CREDITS: QUIFINANZA

 
 
 

Bonus 800 euro “mamma domani"

Post n°1521 pubblicato il 13 Giugno 2017 da joiyce
 

Dal 4 maggio è possibile inoltrare la domanda per il bonus da 800 euro destinato alle future mamme, previsto dalla legge di bilancio 2017. Detto premio di 800 euro può essere concesso esclusivamente per uno dei seguenti eventi verificatisi dal 1 gennaio 2017:

  • compimento del 7° mese di gravidanza;
  • parto, anche se antecedente all’inizio dell’8° mese di gravidanza;
  • adozione o affidamento preadottivo del minore, nazionale o internazionale disposta con sentenza divenuta definitiva ai sensi della legge n. 184/1983, ed è riconosciuto alle donne gestanti o alle madri che siano in possesso dei seguenti requisiti: a) residenza in Italia; b) cittadinanza italiana o comunitaria; c) cittadine extracomunitarie in possesso dello status di rifugiato politico e protezione sussidiaria ; d) cittadine extracomunitarie in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo oppure della carta di soggiorno per familiari di cittadini Ue.

Per gli eventi verificatisi dal 1° gennaio al 4 maggio 2017, la domanda può essere presentata a partire dal 4 maggio 2017. In tutti gli altri casi la domanda deve essere presentata dopo il compimento del 7° mese di gravidanza e comunque entro un anno dalla nascita/adozione. Il beneficio è concesso una sola volta e in un’unica soluzione, per evento (gravidanza o parto, adozione o affidamento), in relazione ad ogni figlio nato o adottato/affidato. È possibile presentare domanda anche se, pur avendo maturato i 7 mesi di gravidanza, non si sia portata a termine la gravidanza a causa di un’interruzione della stessa.

 
 
 

La verità su Ernesto Che Guevara.

Post n°1520 pubblicato il 27 Maggio 2017 da joiyce
 

La storia dovrebbe essere oggettiva, ma in realtà alcuni aspetti vengono da sempre distorti e adattati alle convinzioni ideologiche di chi li tratta. In un paese che si definisce antifascista (ma non evidentemente anticomunista...) certi aspetti "scomodi" del Comunismo sono da sempre ignorati. La Storia ne è piena: i massacri delle Foibe, i massacri dei 20.000 soldati italiani nei Gulag Sovietici su ordine di Togliatti, ecc...
La storia di Ernesto Guevara rappresenta forse il più grande falso storico mai verificatosi. Tutti conoscono la storia "ufficiale" del Che. Chi non ha mai sentito parlare del "poeta rivoluzionario?" Del "medico idealista"? Ma chi conosce le reali gesta di questo "eroe"?

Da tempo immemore il volto leonino di Ernesto “Che” Guevara compare su magliette e gadgets, in ossequio all’anticonsumismo rivoluzionario. La fortuna di quest’eroe della revoluçion comunista è dovuto a due coincidenze: 1) – “Gli eroi son sempre giovani e belli” (La locomotiva – F. Guccini); come ironizzò un dirigente del PCI nel ’69, se fosse morto a sessant’anni e fosse stato bruttarello di certo non avrebbe conquistato le benestanti masse occidentali di quei figli di papà “marxisti immaginari”. 2) – l’ignoranza degli estimatori di ieri e di oggi. Il “Che”, infatti, viene associato a tutto quanto fa spettacolo nel grande circo della sinistra: dal pacifismo antiamericano alle canzoni troglodite di Jovanotti «sogno un’unica chiesa che va da Che Guevara a Madre Teresa».

Meglio allora fare un po’ di chiarezza sulla realtà del personaggio: Ernesto Guevara De la Serna detto il “Che” nasce nel 1928 da una buona famiglia di Buenos Aires. Agli inizi degli anni 50 si laurea in medicina e intanto con la sua motocicletta gira in lungo e in largo l’America Latina. In Guatemala viene in contatto con il dittatore Jacobo Arbenz, un approfittatore filosovietico che mantiene la popolazione in condizioni di fame e miseria, ma che gira in Cadillac e abita in palazzotti coloniali. A causa dei forti interessi economici degli Usa in Guatemala, viene inviato un contingente mercenario comandato da Castillo Armas a rovesciare il dittatore. Il “Che”, anziché sacrificarsi a difesa del “compagno”, scappa e si rifugia nell’ambasciata argentina; di qui ripara in Messico dove, in una notte del 1955, incontra un giovane avvocato cubano in esilio che si prepara a rientrare a Cuba: Fidel Castro. Subito entrano in sintonia condividendo gli ideali, il culto dei “guerriglieri” e la volontà di espropriare il dittatore Batista del territorio cubano. Sbarcato clandestinamente a Cuba con Fidel, nel 1956 si autonomina comandante di una colonna di “barbudos” e si fa subito notare per la sua crudeltà e determinazione. Un ragazzo non ancora ventenne della sua unità combattente ruba un pezzo di pane ad un compagno. Senza processo, Guevara lo fa legare ad un palo e fucilare. Castro sfrutta al massimo i nuovi mezzi di comunicazione e, pur a capo di pochi e male armati miliziani, viene innalzato agli onori dei Tg e costruisce la sua fama.

Dopo due anni di scaramucce per le foreste cubane, nel ’58 l’unità del “Che” riporta la prima vittoria su Batista. A Santa Clara un treno carico d’armi viene intercettato e cinquanta soldati vengono fatti prigionieri. In seguito a ciò Battista fugge e lascia l’Avana sguarnita e senza ordini. Castro fa la sua entrata trionfale nella capitale accolto dalla popolazione festante. Una volta rovesciato il governo di Batista, il Che vorrebbe imporre da subito una rivoluzione comunista, ma finisce con lo scontrarsi con alcuni suoi compagni d'armi autenticamente democratici. Guevara viene nominato “procuratore” della prigione della Cabana ed è lui a decidere le domande di grazia.

Sotto il suo controllo, l’ufficio in cui esercita diventa teatro di torture e omicidi tra i più efferati. Secondo alcune stime, sarebbero stati uccise oltre 20.000 persone, per lo più ex compagni d’armi che si rifiutavano di obbedire e di piegare il capo ad una dittatura peggiore della precedente.

Nel 1960 il “pacifista” GUEVARA, istituisce un campo di concentramento ("campo di lavoro") sulla penisola di Guanaha, dove trovano la morte oltre 50.000 persone colpevoli di dissentire dal castrismo. Ma non sarà il solo lager, altri ne sorgono in rapida successione: a Santiago di Las Vegas viene istituito il campo Arca Iris, nel sud est dell’isola sorge il campo Nueva Vida, nella zona di Palos si istituisce il Campo Capitolo, un campo speciale per i bambini sotto i 10 anni. I dissidenti vengono arrestati insieme a tutta la famiglia. La maggior parte degli internati viene lasciata con indosso le sole mutande in celle luride, in attesa di tortura e probabile fucilazione.

Guevara viene quindi nominato Ministro dell’Industria e presidente del Banco Nacional, la Banca centrale di Cuba. Mentre si riempie la bocca di belle parole, Guevara sceglie di abitare in una grande e lussuosa casa colonica in un quartiere residenziale dell’Avana. E' facile chiedere al popolo di fare sacrifici quando lui per primo non li fa: pratica sport borghesissimi, ma la vita comoda e l’ozio ammorbidiscono il guerrigliero, che mette su qualche chilo e passa il tempo tra parties e gare di tiro a volo, non disdegnando la caccia grossa e la pesca d’altura. Per capire quali "buoni" sentimenti animassero questo simbolo con cui fregiare magliette e bandiere basta citare il suo testamento, nel quale elogia «l’odio che rende l’uomo una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere». Sono queste le parole di un idealista? Di un amico del popolo? Se si, quale popolo? Solo quello che era d'accordo con lui?

Guevara si dimostra una sciagura come ministro e come economista e, sostituito da Castro, viene da questi “giubilato” come ambasciatore della rivoluzione. Nella nuova veste di vessillifero del comunismo terzomondista lancia il motto «Creare due, tre, mille Vietnam!». Nel 1963 è in Algeria dove aiuta un suo amico ed allievo, lo sterminatore Desirè Kabila (attuale dittatore del Congo) a compiere massacri di civili inermi! Il suo continuo desiderio di diffusione della lotta armata e un tranello di Castro lo portano nel 1967 in Bolivia, dove si allea col Partito comunista boliviano ma non riceve alcun appoggio da parte della popolazione locale. Isolato e braccato, Ernesto De La Serna viene catturato dai miliziani locali e giustiziato il 9 ottobre 1967.

Il suo corpo esposto diviene un’icona qui da noi e le crude immagini dell’obitorio vengono paragonate alla “deposizione di Cristo”. Fra il sacro e il profano la celebre foto del “Che” ha accompagnato un paio di generazioni che hanno appeso il suo poster a fianco di quello di Marylin Monroe. Poiché la madre degli imbecilli è sempre incinta, ancora oggi sventola la bandiera con la sua effige e i ragazzini indossano la maglietta nel corso di manifestazioni “contro la guerra”. Come si fa a prendere come esempio una persona così? Possibile che ci siano migliaia di persone (probabilmente inconsapevoli della verità) che sfoggiano magliette con il suo volto? In quelle bandiere e magliette c'è una sola cosa corretta: il colore. Rosso, come il sangue che per colpa sua è stato sparso.

In un film di qualche anno fa Sfida a White Buffalo, il bianco chiede al pellerossa: «Vuoi sapere la verità rossa oppure la verità vera?». Lasciamo a Gianni Minà la verità rossa, noi preferiamo conoscere la verità vera.

credits: cumasch.org

 
 
 

Perche votare NO al referendum costituzionale spiegato in 10 mosse

Post n°1519 pubblicato il 30 Novembre 2016 da joiyce
 

Domenica 4 dicembre si vota per decidere se attuare la revisione costituzionale messa in campo dal governo. Prima di entrare nel dettaglio del perché votare no al referendum costituzionale, due premesse d’obbligo.

1. Il NO non è motivato dall’insofferenza che può suscitare il duo Boschi-Renzi che ha dato il nome alla Grande Revisione costituzionale. Noi preferiamo rimanere nel merito, cioè il contenuto della riforma.

2. Sempre per questo motivo, non teniamo in considerazione gli aggiustamenti e annunci fatti in corso d’opera. Si vota sul testo della revisione punto e basta. Quindi non valgono gli annunci di eventuali cambiamenti della legge elettorale né le ventilate ipotesi di fare in modo che i senatori non siano nominati ma eletti dal popolo. Non c’è nulla di scritto e dunque ci fermiamo al dato che l’Italicum è la legge elettorale in vigore.

Veniamo al perché votare NO
Se non lo avete già fatto, vi consigliamo di leggere lo speciale che Left ha predisposto per motivare la scelta di stare dalla parte del NO. Se intanto volete farvi un’idea, ecco “in 10 mosse più una” perché votare NO il 4 dicembre.

NO per il metodo. La Costituzione si cambia insieme alla minoranza. È un testo troppo importante perché sia espressione solo del punto di vista della maggioranza. Almeno questo è stato in passato. E quando non è stato così ne sono uscite modifiche pasticciate (vedi Titolo V). Perfino Massimo D’Alema – lo ha ricordato pochi giorni fa – si è fermato, quando Berlusconi è venuto meno al patto della Bicamerale. Invece in questo caso è successo di tutto: addirittura l’allontanamento dei dissenzienti nelle commissioni parlamentari. Il governo è andato dritto per la sua strada e le uniche modifiche sono state proposte all’interno dello stesso Pd.

NO perché non finisce il bicameralismo paritario. Ma anzi, inizia un bicameralismo pasticciato, ibrido che non significa velocità nel produrre leggi. Sarebbe stato meglio eliminare del tutto il Senato. Come sostenevano del resto personaggi della sinistra come Pietro Ingrao, che voleva mantenere però la centralità del Parlamento.

NO perché rappresenta un “mors tua vita mea”. Cioè il rafforzamento del Governo a scapito dei poteri del Parlamento e degli istituti di controllo e garanzia. La Repubblica si regge sul delicato equilibrio dei poteri. Se ne viene privilegiato uno a danno degli altri, si crea uno scompenso che può indebolire la democrazia. In presenza poi dell’attuale legge elettorale votata con la fiducia (i precedenti sono la legge Acerbo durante il fascismo e la legge truffa degli anni 50), la maggioranza ottiene uno strapotere che si manifesta anche nell’elezione del presidente della Repubblica e dei rappresentanti della Corte Costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura.

NO perché non è una questione di governabilità. Questa dipende dalla capacità e coesione delle forze politiche, non dai regolamenti o dall’iter legislativo. Né tantomeno dalla famigerata quanto ormai rara “navetta”, il “ping pong” tra le due Camere. Il passaggio tra Camera e Senato avviene infatti solo nel 20-25% dei casi. Se mai il problema è che il governo che non riesce ad attuare le leggi che emana (l’80% di quelle votate dalle Camere sono di matrice governativa). Prendiamo la Buona scuola: è stata approvata oltre un anno fa, ma ancora mancano dieci (10) leggi delega affidate per l’appunto al governo!

NO perché il nuovo Senato non rappresenterebbe le autonomie locali. Lo hanno spacciato come il Bundesrat tedesco, ma non è così. Il nuovo Senato sarà davvero un ibrido a cui partecipano senatori (consiglieri regionali e sindaci) eletti in modo diverso e in tempi diversi. Tutti tra l’altro con l’immunità parlamentare. I senatori sarebbero eletti (ancora non si sa come) dai consigli regionali. La frase che il comitato del Sì sbandiera per dire che l’elezione, dopo l’approvazione della riforma, sarà diretta è questa: “in conformità alle scelte espresse dagli elettori”. In realtà è stata aggiunta con un emendamento per tenersi buona la minoranza Dem e presa così, non significa nulla. Se avessero voluto l’elezione diretta avrebbero potuto scrivere a chiare lettere, per esempio: “Durante le elezioni regionali i cittadini hanno anche la possibilità di scegliere i senatori”. Perché non l’hanno fatto e hanno solo inserito questa frase criptica?

NO perché i poteri delle autonomie locali sono ridotti senza risolvere i problemi. Siamo tutti d’accordo che la riforma costituzionale del Titolo V del 2001 ha creato numerosi contenziosi tra Stato e Regioni in materia di legislazione concorrente, oltre che sprechi a non finire e il proliferare della corruzione. Ma non si risolve tutto riportando il potere al centro: gli enti e le comunità locali non avrebbero più voce in capitolo su questioni importanti per il destino delle stesse comunità.

NO perché i contenziosi Stato Regioni continueranno. Seppure le disposizioni generali e comuni in materia di istruzione, salute, beni culturali, turismo ecc. tornerebbero in capo allo Stato, alle Regioni rimarrebbero competenze non indifferenti. Prendiamo la salute. La programmazione e l’organizzazione dei servizi sanitari spetteranno ancora alle Regioni. Oppure prendiamo i beni culturali. La promozione sarà a carico ancora delle Regioni mentre la tutela e la valorizzazione a carico dello Stato. Vi immaginate quanti contrasti sfileranno di nuovo davanti alla Corte Costituzionale?

NO perché non è stato risolto il problema dell’equità sociale. Lo si vede a proposito della sanità. È un punto messo bene in evidenza dall’avvocata Anna Falcone, vicepresidente del Comitato del No. Nella revisione non si tocca mai il tema dell’equità, a proposito di federalismo fiscale per cui le Regioni che si trovano con meno risorse, continueranno ad esserlo anche in futuro. E allora: va bene far pagare la stessa siringa in modo uguale da Milano a Palermo, ma se mi lasci le cose come sono e il cosiddetto fondo perequativo (per aiutare gli enti locali più deboli) non me lo tocchi, allora rimarrà ancora una disuguaglianza in Italia dal punto di vista della salute.

NO perché la riforma è scritta male ed è confusa. E non semplifica. Provate a leggere l’articolo 70, quello dell’iter di formazione delle leggi. Molti attori ci hanno provato con risultati esilaranti (Claudio Santamaria, per esempio). L’articolo è costituito da 432 parole, due pagine, sette commi. Dentro ci sono descritti almeno dieci tipi di procedure legislative. Non è solo un testo oscuro – che per i giuristi costituisce un vulnus perché impedisce l’osservanza della legge – ma è proprio l’opposto della semplificazione, altro concetto sbandierato durate la campagna referendaria.

NO perché non avvicina i cittadini alla partecipazione politica. È vero che il quorum dei referendum si abbassa (sulla base della maggioranza dei votanti alle ultime elezioni) ma si può indire solo se si raccolgono 800mila firme. Quindi solo soggetti forti e strutturati se lo possono permettere, altro che potenziamento della democrazia diretta! Stesso discorso per le leggi di iniziativa popolare: occorrono 150mila firme (invece delle attuali 50mila) anche se si prevede il “contentino” della discussione in aula, resa possibile, però, solo dai regolamenti parlamentari, tutti da fare… Ancora: nel nuovo articolo 71 sono previsti referendum propositivi e di indirizzo, una bella cosa, perché sarebbero davvero un tentativo di democrazia diretta. Peccato che per essere attuati occorre una legge di entrambe le Camere.

Consentiteci infine un’undicesima ragione. NO perché è stata sprecata un’occasione. Perché il cambiamento delle istituzioni è un’esigenza sentita in molte forze politiche che si sono schierate per il No. Anche in questo caso la chiusura e la blindatura da parte del Governo dimostra che manca l’effettiva capacità di vedere e sentire la realtà del Paese. Dove disoccupazione, disuguaglianza, povertà, gridano vendetta. Ma perché il Governo non promuove una campagna a tappeto contro la corruzione o l’evasione fiscale? La credibilità di un politico si vede da quello che fa. E certe “dimenticanze” fanno pensare.

Scarica qui la nostra guida al referendum costituzionale

Donatella Coccoli

Una laurea in Filosofia (indirizzo psico-pedagogico) a Siena e tanta gavetta nei quotidiani locali tra Toscana ed Emilia Romagna. A Rimini nel 1994 ho fondato insieme ad altri giovani colleghi un quotidiano in coooperativa, il Corriere Romagna che esiste ancora. E poi anni di corsi di scrittura giornalistica nelle scuole per la Provincia di Firenze (fino all'arrivo di Renzi…). A Left, che ho amato fin dall'inizio, ci sono dal 2009. Mi occupo di: scuola, welfare, diritti, ma anche di cultura.

 
 
 
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Un blog di: joiyce
Data di creazione: 15/06/2006
 

Non vi è corazza più forte di un cuore incontaminato! Tre volte armato è chi difende il giusto; e inerme, sebbene coperto di ferro, è colui la cui coscienza è corrotta dall'ingiustizia. (da Enrico VI, atto III, scena II)

E chi per esser suo vicin soppresso spera eccellenza e sol per questo brama ch'el sia di sua grandezza in basso messo(superbia); è chi podere, grazia, onore e fama teme di perder perch'è altri sormonti, onde s'attrista sì che'l contrario ama (invidia); ed è chi per ingiuria par ch'aonti, sì che si fa de la vendetta ghiotto e tal conviene che 'l male altrui impronti (ira). Dante Alighieri.

 

SAN MICHELE ARCANGELO PROTETTORE DI SALEDELMONDO

ATTO DI CONSACRAZIONE A SAN MICHELE ARCANGELO
O grande Principe del cielo, difensore fedelissimo della Chiesa, San Michele Arcangelo, io, quantunque indegno di apparire dinanzi a te, confidando tuttavia nella tua speciale bontà, mi presento a te, accompagnato dal mio Angelo Custode e, in presenza di tutti gli Angeli del cielo che prendo a testimoni della mia devozione verso di te, ti scelgo oggi come mio protettore e particolare avvocato e mi propongo fermamente di onorarti quanto più potrò. Assistimi durante tutta la mia vita, affinché mai io offenda Dio né in opere né in parole né in pensieri. Difendimi contro tutte le tentazioni del demonio, specialmente riguardo la fede e la purezza, e nell'ora della morte infondi la pace alla mia anima e introducila nella Patria eterna. Amen.

 

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