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«Cento volte al giorno ricordo a me stesso che la mia vita interiore ed esteriore sono basate sulle fatiche di altri uomini, vivi e morti, e che io devo sforzarmi al massimo per dare nella stessa misura in cui ho ricevuto.» (A.E.)
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ALLA MEMORIA DI MIO PADRE È DEDICATO IL BLOG.
La famiglia ha in se un elememto di bene raro a trovarsi altrove, la durata. Gli affetti vi si estendono intorno lenti, inavvertiti, tenaci e durevoli. Come l'edera intorno alla pianta, ci seguono di ora in ora,s'immedesimano taciti con la nostra vita. Noi spesso non li distinguiamo, poichè fanno parte di noi, ma quando li perdiamo, sentiamo come se un non so che d'intimo, di necessario, che al vivereci manca. (Anonimo)
COSI' HANNO AMMAZZATO IL MARE.

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Un omicidio colposo è un omicidio che avviene senza intenzionalità. Federico Aldrovandi, |
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Proposta del Prof Sartori...io la reputo molto equilibrata e Altamente Democratica... |
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Post n°1477 pubblicato il 19 Settembre 2013 da joiyce
La devozione alla Vergine del Rosario risale al secolo XIII, quando venne fondato l’ordine dei domenicani. Furono infatti i discepoli di san Domenico a diffondere la pratica del Rosario. Vi fanno riferimento le raffigurazioni che mostrano la Vergine che dona il Rosario a san Domenico e a santa Caterina. Nuovo impulso ebbe la pia pratica nella seconda metà del Cinquecento, quando il papa Pio V proprio all’intercessione della Vergine del Rosario attribuì la vittoria della flotta cristiana contro i Turchi a Lepanto. Un terzo e definitivo slancio venne nella seconda metà dell’Ottocento quando il beato Bartolo Longo decise di edificare nella valle di Pompei una Chiesa in onore della Madonna del Rosario. La finalità religiosa dell’iniziativa si inseriva nel più ampio intento di offrire un riscatto civile e morale a popolazioni abbandonate da secoli nella loro miseria. Per questo il santuario venne completato da una vera e propria “città della carità”, fatta di asili, orfanotrofi, ospizi per i figli dei carcerati. Bartolo Longo voleva elevare culturalmente e spiritualmente i contadini della valle di Pompei. Nello stesso tempo, come dice la supplica che ogni anno viene recitata in questo giorno a Pompei, la sua opera si apriva alla dimensione universale, perché tutti i cristiani, tutti gli uomini hanno bisogno della misericordia di Dio invocata attraverso Maria, madre di misericordia. «Pietà vi prenda, o Madre buona, pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri fratelli estinti, e soprattutto dei nostri nemici. Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia». L’IMMAGINE DELLA MADONNA DI POMPEI L’icona della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei (alta cm 120 e larga cm 100) presenta l’immagine della Madonna in trono con Gesù in braccio; ai suoi piedi, san Domenico e santa Caterina da Siena. La Vergine reca nella mano sinistra la corona del Rosario che porge a santa Caterina, mentre Gesù, poggiato sulla sua gamba destra, la porge a san Domenico. In questo quadro si possono riconoscere tre grandi spazi. Lo spazio in alto, nel quale l’umile ma solenne figura di Maria in trono invita la Chiesa a portarsi verso il mistero della Trinità. Lo spazio in basso è quello della Chiesa, il corpo mistico, la famiglia che ha in Gesù il suo capo, nello Spirito il suo vincolo, in Maria il suo membro eminente e la sua Madre. Lo spazio laterale, rappresentato dagli archi, porta al mondo, alla storia, verso cui la Chiesa ha il debito di essere “sacramento”, offrendo il servizio dell’annuncio evangelico per la costruzione di una degna città dell’uomo. La via che unisce questi spazi è il Rosario, sintesi orante della scrittura, posta quasi come fondamento ai piedi del trono, e consegnato dal Figlio e dalla Madre come via di meditazione e assimilazione del Mistero.
È straordinario vedere come, fin dalle prime ore del mattino, migliaia e migliaia di persone di ogni età, provenienza e ceto sociale, si mettano ordinatamente in fila ed attendano, anche diverse ore e, talvolta, in situazioni climatiche veramente difficili, per stare più vicini alla Madonna ed esprimerle con affetto i loro sentimenti più intimi. Il quadro, però, necessitava di un restauro e fu posto alla venerazione dei fedeli soltanto il 13 febbraio 1876. Nello stesso giorno, a Napoli, avvenne il primo miracolo per intercessione della Madonna di Pompei: la dodicenne Clorinda Lucarelli, giudicata inguaribile dall’illustre prof. Antonio Cardarelli, guarì perfettamente da terribili convulsioni epilettiche. In seguito, Bartolo Longo affidò l’Icona al pittore napoletano Federico Maldarelli per un ulteriore restauro, chiedendogli anche di trasformare l’originaria Santa Rosa in Santa Caterina da Siena. Nel 1965, fu effettuato, al Pontificio Istituto dei Padri Benedettini Olivetani di Roma, un restauro altamente scientifico, durante il quale, sotto i colori sovrapposti nei precedenti interventi, furono scoperti i colori originali che svelarono la mano di un valente artista della scuola di Luca Giordano (XVII secolo). Nello stesso anno, il 23 aprile, il Quadro fu incoronato da Paolo VI nella Basilica di San Pietro. Nel 2000, per il 125° anniversario, il Quadro ha sostato per cinque giorni nel Duomo di Napoli, dove è stato venerato da migliaia di fedeli. Il ritorno a Pompei è stato fatto a piedi, seguendo il tracciato del 1875, con diverse soste nelle città della provincia. Per tutto il giorno centinaia di migliaia di persone hanno affollato il percorso di trenta chilometri che separa Pompei dal capoluogo. Quando, in piena notte, il Quadro è tornato a Pompei, è stato accolto da una città in festa. Il 16 ottobre 2002, il Quadro è tornato a piazza San Pietro, per esplicita richiesta del Papa Giovanni Paolo II, che, accanto alla “bella immagine venerata a Pompei”, ha firmato la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, con la quale ha introdotto i cinque nuovi misteri della luce, ed ha indetto l’Anno del Rosario. Anche durante il suo secondo pellegrinaggio a Pompei, il 7 ottobre 2003, Papa Wojtyla è stato accolto sul palco posto dinanzi alla Basilica dall’icona della Vergine di Pompei, da lui tanto amata. UN MIRACOLO Le Piccole Suore Salesiane, sparse in Italia e fuori, hanno singolare devozione alla Vergine del Rosario di Pompei; anzi, quelle dimoranti in Lecce hanno consacrato la cappella delle Sordomute alla Vergine di Pompei, e vi han messo in venerazione una bella Immagine. Nel 1885 veniva, tra le altre infelici bambine mute, ricoverata in quella Pia Casa di Lecce una fanciulla nativa di Molfetta, chiamatasi Maria Petruni: di appena otto anni, la quale caduta quando ne aveva due, si era lesionata il ginocchio a tal punto da non poter più camminare. Le diagnosticarono un “tumor bianco” o gonartrocace. Provarono ad operarla, ma la situazione peggiorò e non solo a livello fisico, ma anche morale. Dopo la tisi pensarono di doverle amputare la gamba. La Bambina non faceva che piangere e una suora di nome Rosaria le consigliò di rivolgersi alla Vergine di Pompei. Venne il giorno 24 Marzo del 1889, Suor Rosaria la vede mesta guardare le amiche giocare e d’impulso le dice: – Cammina, la Vergine di Pompei ti farà camminare! A quell’incitamento la bimba si fa forza e sente scorrere in se le forze e si accorge di essere istantaneamente guarita! Le compagne si stupiscono, la guardano con occhi esterrefatti; poi si avvicinano la toccano, quasi non credessero ai propri occhi, le fanno festa attorno, e levano un inno di gloria e di benedizione alla Vergine di Pompei… Questo fatto pubblicato nel Periodico IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI, nel quaderno di Ottobre, anno VI, 1889, è corredato della relazione medica del Dottor Oronzio Fiocca di Lecce, dichiarante il miracolo, dell’attestato del Direttore della Pia Casa delle Sordomute di Lecce, Rev.do Sac. Don Filippo Smaldone, e delle firme dei testimoni, tra cui la Superiora e le altre Religiose della detta Pia Casa, la Superiora delle Figlie d’Ivrea e le altre Suore dell’Asilo Infantile prossimo all’Istituto delle Sordomute, e di nobili Signore Leccesi visitatrici della Pia Casa. Per la supplica scritta da Bartolo Longo vedi QUI Fonti: http://www.santiebeati.it / SANTUARIO.IT GESUEMARIA.IT |
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Post n°1475 pubblicato il 31 Agosto 2013 da joiyce
Il bando per costruire l’impianto di incenerimento di Giugliano è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. L’emergenza rifiuti che attanaglia la Campania da oltre venti anni non è un fenomeno circoscritto solo a questo territorio. La costruzione di un inceneritore è ritenuta da parte dei nostri amministratori una soluzione definitiva al problema rifiuti. Vi siete chiesi se è davvero così? Se è davvero una panacea e che impatto ha un inceneritore sull’ambiente e sull’uomo? Quanto costa un impianto simile e chi paga centinaia di milioni di €? Perché se nel mondo non si costruiscono più inceneritori, invece in Italia sono un affare? La normativa europea come si pone rispetto all’incenerimento delle eco balle di “Taverna del Re”? In realtà la pratica dell'incenerimento dei rifiuti non è molto meglio della discarica, come dimostrano una gran quantità di studi condotti da medici e ricercatori. Si tratta infatti di smaltire i rifiuti mediante un processo di combustione ad alta temperatura che dà come prodotti finali un effluente gassoso, ceneri e polveri. Nei nuovi impianti il calore sviluppato durante la combustione dei rifiuti può venire recuperato e utilizzato per produrre vapore, che viene a sua volta utilizzato per la produzione di energia elettrica. Questi impianti dotati di tecnologie per il recupero sono i cosiddetti termovalorizzatori. Per quanto la tecnologia sia più evoluta, anche i termovalorizzatori inquinano. Secondo il rapporto stilato dall'Associazione Medici per l'Ambiente (ISDE Italia), fra tutte le tecnologie di trattamento rifiuti l'incenerimento è la meno rispettosa per l'ambiente e per la salute perché la combustione trasforma anche rifiuti relativamente innocui, come appunto gli imballaggi, in composti tossici e pericolosi sotto forma di emissioni gassose, nanopolveri, ceneri volatili e ceneri residue. Prima di procedere all'incenerimento i rifiuti devono essere trattati tramite processi volti a eliminare i materiali non combustibili (vetro, metalli, inerti) e la frazione umida (la materia organica come gli scarti alimentari, agricoli, ecc...), per trasformarli in CDR (ovvero combustibile derivato dai rifiuti) o ecoballe. Il problema è che dei 9 impianti di CDR presenti in Campania, ben 7 hanno prodotto un materiale che non rispetta i requisiti minimi di legge per quanto riguarda il potere calorifico e l'umidità. E così, non potendo essere avviati all'incenerimento, ne sono stati accumulati circa 6 milioni di tonnellate sotto forma di ecoballe. Sarà questa mistura velenosa che verrà bruciata nell’inceneritore di Giugliano. Dall'incenerimento - con recupero energetico o meno - verranno fuori diossina, furani e altre schifezze. Uno studio condotto nel 2004 dall'Istituto Superiore di Sanità ha infatti evidenziato che nei pressi degli inceneritori l'incidenza dei tumori e delle malformazioni alla nascita è notevolmente più alta che nel resto della popolazione. Non è un caso infatti che la normativa europea sui rifiuti prescriva quattro gradini di intervento con una gerarchia precisa e un rigido principio guida: il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto. Insomma, i termovalorizzatori c'entrano poco o niente con il problema dei rifiuti, costruire termovalorizzatori significa soltanto regalare altri soldi ai soliti noti per continuare ad avvelenare il popolo inquinato, mentre la civile Europa si allontana sempre di più. Non ci sono più attenuanti. L’alternativa all’inceneritore c’è, funziona, sta prendendo piede in tutta Italia. Non si può più fare finta di niente di fronte all’evidenza dei risultati ottenuti, esistono progetti alternativi che costano 10 volte meno rispetto agli inceneritori con la possibilità di essere operativi in pochi mesi e soprattutto a senza arrecare danno all’ambiente e alla salute dell’uomo. E’ soprattutto una questione culturale, l’alternativa si compone di 3 passaggi fondamentali: RIDUZIONE DEI RIFIUTI abbinata alla RACCOLTA DIFFERNZIATA con IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO della frazione umida RICICLO di carta, cartone, vetro, alluminio, materiale ferroso, plastiche, infine IMPIANTI DI TRATTAMENTO MECCANICOA FREDDO per la frazione non riciclabile. Il Trattamento Meccanico Biologico (TMB) abbinato ad un’efficace raccolta differenziata porta a porta è in grado di rappresentare un’alternativa alla pratica dell’incenerimento, estremamente più vantaggiosa sotto ogni punto di vista che si voglia prendere in considerazione. Il TMB è in sostanza un’evoluzione maggiormente performante della vecchia pratica del compostaggio, all’interno di impianti in grado di coniugare le più raffinate tecniche di separazione meccanica con il trattamento della parte organica dei rifiuti. Se utilizzato a valle di una buona raccolta differenziata che raggiunga il 60% del volume complessivo dei rifiuti, un moderno impianto TMB nel quale venga conferito il restante 40% è in grado di recuperare circa il 70% del materiale in ingresso, utilizzando sistemi di separazione meccanica sofisticati e ampiamente disponibili sul mercato, estraendo frazioni riciclabili di vetro, plastiche dense, alluminio, acciaio, carta, cartone e pellicole di plastica. La frazione organica viene invece avviata ad un trattamento anaerobico – aerobico ed il biogas prodotto durante questa fase viene sottoposto a recupero energetico, permettendo di alimentare l’impianto stesso che sarà in questo modo energeticamente autosufficiente. Eventuali eccedenze di energia possono inoltre venire cedute a terzi. La quantità finale di materiale da conferire in discarica sarà circa il 15% del volume complessivo dei rifiuti, mentre nel caso dell’incenerimento che prescinde per forza di cose dalla raccolta differenziata (che priverebbe i megainceneritori dei materiali maggiormente calorifici) il 30% della massa dei rifiuti inceneriti si trasforma in ceneri che devono essere smaltite. Il materiale derivante dal TMB sarebbe formato da inerti e composti organici stabilizzati con scarsissima potenzialità di percolazione ed emissione di odori molesti, con una potenzialità inquinante ridotta del 90% rispetto a quella del materiale in entrata, che potrebbero essere smaltiti in discariche per inerti o addirittura riutilizzati. Le ceneri derivanti dagli inceneritori sono invece rifiuti tossici che necessitano di essere smaltiti in discariche per rifiuti speciali di tipo B1. Le emissioni di anidride carbonica e gas serra di un impianto TMB sono notevolmente inferiori rispetto a quelle di un inceneritore e il trattamento meccanico biologico a differenza dell’incenerimento non introduce sostanze tossiche nell’ambiente circostante. Il costo di realizzazione di un impianto TMB ammonta a circa ¼ della cifra necessaria per realizzare un piccolo inceneritore, si tratta di un impianto meno complesso e di più veloce costruzione e la sua dislocazione sul territorio non rischia di creare problemi di ordine sociale in virtù del suo scarsissimo impatto ambientale. In Italia fino ad oggi il trattamento meccanico biologico è applicato su rifiuti scarsamente o per nulla differenziati e viene usato quasi esclusivamente per la produzione di Combustibile derivato da Rifiuti (CdR) e Frazione Organica Stabilizzata (Fos). Il CdR che potrebbe essere oggetto di successive selezioni finalizzate al recupero viene invece bruciato perpetrando uno sperpero di risorse ed energia, in quanto costituisce la materia prima per i megainceneritori. La Fos pur essendo definita materiale da utilizzare per il ripristino ambientale non è un compost di qualità in quanto costituita da notevoli quantità d’impurità derivanti dalle altre tipologie di rifiuto e viene generalmente utilizzata nel ripristino ambientale di cave, giardini, discariche, parchi e scarpate ma non può essere impiegata per usi agricoli. Eliminando il ricorso all’incenerimento ed incrementando al massimo la raccolta differenziata, anche attraverso opportuni incentivi economici, si potrebbe in breve tempo costruire un circolo virtuoso che per mezzo della costruzione di moderni impianti di TMB e della ristrutturazione di quelli attualmente usati per la produzione di CdR e Fos riesca a riciclare la stragrande maggioranza dei rifiuti, conferendo in discarica solamente una piccola parte di essi (fino a meno del 10%), oltretutto sotto forma di materiali inerti e scarsamente inquinanti. Il tutto con un costo enormemente inferiore rispetto a quello dei megainceneritori e senza avvelenare l’aria ed il suolo, con enormi benefici per l’ambiente e la salute delle persone e degli animali. Paradossalmente proprio la minore movimentazione di denaro connessa ad un sistema di questo genere lo rende scarsamente attraente per i grandi potentati economico/finanziari che prediligono opere faraoniche come i megainceneritori che permettano loro di gestire finanziamenti miliardari a proprio uso e consumo. Dopo queste brevi considerazioni viene spontanea un domanda. Dovendo scegliere tra due percorsi per gestire i rifiuti, l'uno più vantaggioso sul piano energetico ed economico e meno impattante sull'ambiente, l'altro più rischioso per la nostra salute e remunerativo solo per le ristrette lobby dei produttori e gestori di inceneritori, perché non seguire quello più sicuro e vantaggioso per tutta la comunità nazionale, rispettando una volta tanto il principio di precauzione?
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Omofobia, ragazzino suicida emarginato e discriminato perchè omosessuale! |
INFO
Non vi è corazza più forte di un cuore incontaminato! Tre volte armato è chi difende il giusto; e inerme, sebbene coperto di ferro, è colui la cui coscienza è corrotta dall'ingiustizia. (da Enrico VI, atto III, scena II)

E chi per esser suo vicin soppresso spera eccellenza e sol per questo brama ch'el sia di sua grandezza in basso messo(superbia); è chi podere, grazia, onore e fama teme di perder perch'è altri sormonti, onde s'attrista sì che'l contrario ama (invidia); ed è chi per ingiuria par ch'aonti, sì che si fa de la vendetta ghiotto e tal conviene che 'l male altrui impronti (ira). Dante Alighieri.
SAN MICHELE ARCANGELO PROTETTORE DI SALEDELMONDO

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morto a Ferrara il 25 settembre 2005, aveva 54 di percosse su tutto il corpo, lo scroto schiacciato e una ferita lacero-contusa alla testa. È difficile pensare che non ci sia stata intenzionalità in questo omicidio ed è terribile che sia avvenuto a opera di agenti di Polizia. Quattro poliziotti condannati, sospesi dal servizio per sei mesi e ora reintegrati. Ho firmato l’appello di Luigi 

Quest’icona fu data a Bartolo Longo da Suor Maria Concetta De Litala, del Convento del Rosariello a Porta Medina di Napoli. La religiosa l’aveva avuta in custodia da padre Alberto Radente, confessore del Beato. Per trasportarlo a Pompei, il Longo l’affidò al carrettiere Angelo Tortora che, avvoltala in un lenzuolo, l’appoggiò su di un carro di letame. Era il 13 novembre 1875, data di nascita della Nuova Pompei, ricordata ogni anno con una giornata di preghiera, durante la quale i fedeli, ammessi alla venerazione diretta del Quadro, affidano alla Vergine le loro speranze.









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