Immagina di vivere in una casa senza pareti e senza tetto. Tu sai che lo spazio in cui ti trovi “è la tua casa”, ma gli altri no. Non hanno parametri (i muri) per capire che stanno invadendo casa tua. Non trovano confini, ostacoli, per cui entrano in salotto quando e come vogliono. Il tuo compito per diventare assertivo è prima di tutto quello di costruire i muri della tua casa (interiore). Secondariamente mettere una porta, cioè un “mezzo” che può fungere, sia da ostacolo che da ingresso, in modo da poter far entrare solo chi vuoi, e quando vuoi tu. I muri e la porta sono chiari segnali che le persone posso comprendere, per capire di trovarsi difronte ad una “proprietà privata”, dove non possono ne fare ciò che vogliono, ne farlo quando vogliono. Questo vuol dire essere assertivi. Porre limiti evidenti (non uguali per tutti), e pretendere che vengano rispettati.
Scopriamo quali sono i 5 segreti per affermare te stesso (assertività personale):
1) Chiarire bene i confini - come spiegato più sopra con la metafora, prendersela con gli altri, quando non hai mai eretto mura che delimitino i tuoi confini, non ha senso. Spesso “gli altri”, una volta individuato il limite, non lo superano. Questo è il primo segreto. Questi confini, che devi imparare a dichiararli sempre e comunque, non sono uguali per tutti. Per alcuni, saranno più stretti, più vicini te (quelle persone con le quali hai maggior confidenza), per altri saranno più ampi, più distanti, per tenerli più lontani (quelle persone con le quali hai, o vuoi avere meno confidenza). Quando lo farai, dovrai renderlo evidente. Non aspettare che sia l’altro a capirlo, o peggio ancora, a fare il lavoro per te (definire i tuoi confini). Sii tu, in modo che non lasci adito a dubbi, a stabilirli. Aiutati facendo ricorso, in particolare, ai segreti n. 2 e n. 4.
2) Riconoscere i propri bisogni, e quelli degli altri - i confini di cui abbiamo parlato, altro non sono che i tuoi bisogni. Tutto parte dal conoscere te stesso. Nelle situazioni in cui ti rendi conte di non essere assertivo, poniti queste domande: Cosa desidero? Cosa voglio che accada? Di cosa ho bisogno in questo momento? Da quando mi sono posto queste domande, la mia vita è cambiata radicalmente. Prima “sopportavo” situazioni indesiderate, persone che si “permettevano” di fare affermazioni, proposte, che ritenevo del tutto fuori luogo, e molto invasive. Quando ho capito di cosa avevo bisogno, cosa volevo che gli altri facessero, tutto è cambiato. Non basta però riconoscere i tuoi bisogni. Se non prendi in considerazione anche quelli degli altri, c’è il rischio di sconfinare, dall’assertività all’egoismo, richiedendo agli altri, azioni che diventano un’invasione della loro casa. Per trovare il giusto equilibio, c’è una frase che devi trasformare nel tuo mantra, da ripetere quotidianamente dentro di te: “Pretendo che gli altri non facciano a me, quello che io non farei loro”. :)
3) Fare una scelta fra:
a) il tuo benessere - non esistono alternative, o tu o gli altri. Questa è una fase fondamentale che devi attraversare, e farne esperienza. Ti trovi ad un bivio, e devi scegliere, destra o sinistra, il tuo benessere o la compiacenza degli altri. Considera che, per quante cose tu faccia o non faccia per compiacere, e assecondare gli altri, dentro di te sentirai non essere mai abbastanza. Ogni volta allora, perderai sempre più “pezzetti” della tua libertà (di azione, di comportamente, di pensiero, di espressione). Ti ritroverai un giorno, ad aver ridotto così tanto la tua libertà, da non averne più. Quel giorno lo riconoscerai perchè, prima di ogni tua azione, ti porrai questa domanda “Cosa penserà/crederà X (la persona o le persone) di me, se faccio questo?”. Prima di arrivare a questo punto, prendi una decisione. Scegli te stesso e la tua felicità. Spesso i genitori si giustificano affermando che lo fanno per i figli. Le persone a te care, quelle che veramente tengono a te, non vorranno mai che tu sia infelice. Solo quando tu sei felice puoi creare intorno a te un clima di serenità e pace, che coninvolgerà tutti quelli con i quali vieni a contatto. Quindi in questa scelta, scegli te stesso.
b) assecondare gli altri - quando questo diventa un’abitudine, è il segnale di qualcosa di irrisolto dentro di te. Farlo sporadicamente, in alcune situazioni contingenti, può essere giusto. Farlo per abitudine, è un limite alla tua libertà. Gli altri non potranno mai renderti felice, anche se sembra accadere. Lo sguardo della persona amata, le parole che ci vengono dette, sembrano responsabili delle nostre emozioni. Questo è la presupposizione sbagliata, che genera un comportamento “dipendente” dagli altri. La conseguenza di questo è la mancanza di assertività. La paura che se fai valere i tuoi diritti, esprimi le tue opinioni, non sarai più sostenuto, considerato, amato. Vale davvero la pena vivere una vita in cui devi “elemosinare” attenzione? Che tipo di relazione potrà mai essere quella che ti costringere a non-essere te stesso?
4) Imparare a dire no - il passo successivo è quello di “dire no”. Alcune persone (in percentuale maggiore le donne), hanno grosse difficoltà a dire no. Questo è un passo necessario. Il no rappresenta la tua presa di posizione nei riguardi di qualcosa che non accetti, perchè entra in conflitto con ciò che tu desideri. Allenati a farlo. Qualsiasi sia la motivazione che adduci, tieni presente che non sei “indispensabile”. La vita va avanti comunque, anche senza di te. Le persone continueranno la propria esistenza, anche se tu non farai ciò che ti chiedono. Naturalmente ci sono alcune situazioni specifiche in cui la tua presenza è molto importante (la crescita dei figli, aiutare le persone care), ma comunque mai indispensabile. Ciò significa che se volessi, potresti organizzarti diversamente, e riuscire a dire no alle richieste che mettono in discussione i tuoi valori più profondi, i principi in cui credi.
5) Riconoscere cosa rappresenta per te l’altra persona - uno dei motivi che possono allontanarti dall’assertività, è quello di proiettare sulle persone, delle valenze irreali, creando un gioco le cui regole (non scritte), vengono rispettate inconsapevolmente da entrambi le parti (te e l’altra persona). Per continuare a giocare a questo gioco, entrambi dovete rispetta degli specifici ruoli, che generano specifici comportamenti, e risultati pressocchè identici: la perdità della tua libertà (il copione di vita dell’Analisi Transazionale). Primo passo è quello di riconoscere la tua proiezione, ponendoti queste domande: Che ruolo ha questa persona nei miei confronti? Quanto potere/autorità gli sto riconoscendo? Ne ha veramente così tanta? Perchè? Successivamente scopri il tuo ruolo nei suoi confronti: Mi considero un suo pari? Perchè no? Perché mi sento inferiore/da meno? La mia supposta inferiorità dipende da abilità/capacità che non ho ancora acquisito, oppure si trova a livello di identità, di essenza? Capita sempre di trovare qualcuno che riesce a fare qualcosa meglio di te. In ogni momento della tua vita, ti trovi sempre in un situazione intermedia. Hai contemporaneamente migliori capacità migliori di qualcuno, e inferiori a qualcun altro. C’è sempre insomma, qualcuno più capace di te, ma anche qualcuno meno capace. Quando riconosci questo, e lo valuti a livello di comportamenti, di abilità, è cosa buona, e utilie. Se infatti ti interessa, puoi semplicemente impegnarti, e migliorare (o imparare a farla). Se sposti però la tua valutazione a livello di identità (ciò che tu sei), la cosa si complica, e diventa molto difficile “risolverla”. La prossima volta che fai una valutazione fra te e qualcun altro allora, mantieniti a livello comportamenti e chiediti: “Mi interessa imparare a fare quella cosa (o migliorarla)?” Se la risposta è si fallo, se è no, dirigi la tua attenzione verso ciò che ti interessa.
Inviato da: bahkty
il 05/02/2012 alle 15:52
Inviato da: joiyce
il 01/02/2012 alle 18:29
Inviato da: P.P.65
il 01/02/2012 alle 14:52
Inviato da: roberto
il 31/01/2012 alle 07:41
Inviato da: bahkty
il 28/01/2012 alle 17:29