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ALLA MEMORIA DI MIO PADRE È DEDICATO IL BLOG.

La famiglia ha in se un elememto di bene raro a trovarsi altrove, la durata. Gli affetti vi si estendono intorno lenti, inavvertiti, tenaci e durevoli. Come l'edera intorno alla pianta, ci seguono di ora in ora,s'immedesimano taciti con la nostra vita. Noi spesso non li distinguiamo, poichè fanno parte di noi, ma quando li perdiamo, sentiamo come se un non so che d'intimo, di necessario, che al vivereci manca. (Anonimo)

 

COSI' HANNO AMMAZZATO IL MARE.

 

 

 

 

PIU' INCENERITORI PER TUTTI!

Post n°1502 pubblicato il 11 Agosto 2015 da joiyce
 

Forse qualcuno ha dimenticato il decreto SbloccaItalia, ma il governo no. E infatti il 29 luglio è arrivata alle Regioni la bozza di decreto legislativo che attua una delle previsioni del testo divenuto legge a novembre scorso: quella sugli inceneritori, cioè quegli impianti che bruciano immondizia e producono (a carissimo prezzo) energia. Il testo – che il Fatto Quotidiano ha letto – prevede l’autorizzazione di 12 nuovi inceneritori in dieci regioni: due in Toscana e Sicilia, uno a testa in Piemonte, Liguria, Veneto, Umbria, Marche, Campania, Abruzzo, e Puglia. Impianti che vanno ad aggiungersi ai 42 già in funzione e ai sei già autorizzati ma ancora in via di costruzione. “Fate presto”: il ministro ha perso la pazienza. Il dlgs partito da Palazzo Chigi è ormai alla terza riscrittura e effettivamente in ritardo rispetto ai tempi previsti dalla Sblocca Italia (entro 100 giorni dall’approvazione della legge), ma ora il governo non vuole più aspettare: la bozza è accompagnata dal caldo invito del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, a fare in fretta (“la necessità che su tale documento la Conferenza esprima il proprio parere nella prima seduta utile”) e dalla convocazione di una riunione tecnica il 9 settembre. Non sia mai che la Corte costituzionale accolga i ricorsi che le regioni hanno avanzato su questo punto e si blocchi l’iter dei nuovi impianti. Gli inceneritori peraltro – proprio grazie allo Sblocca Italia – ora “costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di interesse nazionale”. In soldoni, autorizzazioni più veloci, meno potere alle regioni, protezione rafforzata dei siti scelti contro le proteste dei cittadini: lo stesso schema già adottato per il Tav Torino-Lione e, nello stesso decreto, per le trivellazioni petrolifere e gli impianti di stoccaggio dei gas. Addio differenziata, l’importante è bruciare Curioso che per il governo non sia “strategico” incentivare la raccolta differenziata, ma – in barba a costi, rischi ambientali e indicazioni europee – costruire più inceneritori. A oggi, ci informa il “censimento” che l’esecutivo allega alla bozza di decreto, sono attivi in Italia 42 impianti per complessive 82 linee di “produzione”: 52 al Nord, le altre divise a metà tra Centro e Sud. La parte del leone la fanno Lombardia e Emilia Romagna, in cui lavorano grosse multiutility come A2A, Hera e Iren. In tutto, nel 2014, sono finite in fumo circa 6 milioni di tonnellate di rifiuti, capacità a cui aggiungere le 730 mila teoriche dei sei impianti già autorizzati (uno a Firenze, uno in Puglia, uno in Calabria e tre nel Lazio). Secondo il governo, però, non bastano: bisogna bruciare altri due milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti l’anno (+37%) e per farlo servono 12 nuovi impianti (i due in Sicilia a v r a n n o c a p i e n z a d a 350 mila tonnellate l’uno). Una scelta irrazionale e anti-economica Intorno agli inceneritori, peraltro, la partita è iniziata da tempo: una settimana fa a Forlì, sempre grazie allo Sblocca Italia, l’impianto già esistente è stato autorizzato ad aumentare la sua capacità di utilizzo di diverse migliaia di tonnellate e riclassificato come “di recupero energetico”, dunque sovvenzionato come produttore di energia rinnovabile. Il Comune era contrario (l’assessore all’Ambiente Bellini si è dimesso), mentre la regione aveva appena annunciato la chiusura di un paio di inceneritori sugli otto attivi in Emilia Romagna. Il bello è che il governo si giustifica tirando in ballo la direttiva Ue del 2008, che invece propone tutt’altro: riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, riuso, riciclaggio e impianti TMB (un trattamento “a freddo” che riduce ulteriormente la parte di rifiuti non riciclabile). Solo alla fine, dunque, e come “male necessario”, arrivano inceneritori e discariche, scelte più inquinanti.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 11/08/2015.

 
 
 

Le ecoballe della terra dei fuochi bruceranno in un cementificio a ridosso del parco regionale dei monti picentini.

Il primo regalo del "sindaco decaduto e condannato ma poi riiabilitato" de luca, da neo governatore della Campania, alle comunità dei picentini.
Conoscete le ecoballe della terra dei fuochi?
Una roba da non credere unica al mondo: milioni di cubi di spazzatura impacchettata (ovviamente anche rifiuti tossici e speciali, radioattivi...) e sparsi su centinaia di metri quadrati di terreno di sette diversi comuni ricadenti nelle provincia di Napoli e Caserta, su quegli stessi territori, che soli 30 anni fa producevano prodotti di eccellenza dell'agricoltura campana: prugne, pesche, fragole, pere, uva asprigna... primizie campane che tutta l'italia ci invidiava, oggi ospitano veri e propri cimiteri di munnezza. Taverna del Re, Giugliano, Villa Literno oggi simboli dell'emergenza rifiuti, della corruzione, del degrado, del marcio della politica collusa con la camorra e col malaffare.
La Campania è la prima regione d'italia per malati e morti causati da malattie cancerose e non a caso il boom si è avuto negli ultimi 20 anni e soprattutto nelle province di Napoli e Caserta! L'inquinamento dei territori e degli ambienti che ci ospitano, è una delle causa dirette di malattie tumorali, e non solo quelle!
Anche nel mio comune di residenza e in quelli limitrofi, ricadenti nella zona dei picentini, e quindi apparentemente lontana dalla "terra dei fuochi" si è avuta un'escalation di morti e malati di malattie tumorali.
Chi di noi purtroppo nelle nostre famiglie, nella nostra cerchia di amici parenti o conoscenti, non ha avuto a che fare con persone che si sono ammalate di cancro?
Le comunità dei picentini insieme alla stragrande maggioranza dell'elettorato campano, hanno voluto promuovere un sindaco "decaduto e condannato", da 30 anni inchiodato sulla sua poltrona e a mio modesto avviso il simbolo, la sintesi, della vecchia politica, della corruzione del malaffare del voto di scambio! Potevamo dare un taglio netto al passato ma lo avete riabilitato con un MILIONE preferenze, di cui centinaia di migliaia espresse anche dalle comintà dei picentini: che tristezza! Sarete contenti nel sapere che il vostro sindaco ha preso in considerazione di voler bruciare, dopo il nulla di fatto della vicenda legata al termovalorizzatore e per il quale è stato anche condannato, le ecoballe nel cementificio di Cupa Siglia alle porte di Campigliano..

 
 
 

NO ALLA COSTRUZIONE DI UN MEGA-INCENERITORE A SALERNO NEL CUORE DEI PICENTINI

Post n°1481 pubblicato il 06 Luglio 2014 da joiyce
 

È apparso in questi giorni, su numerosi mezzi di informazione, il rinnovato interesse per la costruzione di un impianto per l’incenerimento dei rifiuti a Salerno. Ministero dell’Ambiente, Assessorato all’Ambiente della Regione Campania e Presidenza della Provincia di Salerno in maniera frenetica e improvvisata sembrano tutti d’accordo sull’ ”affare” senza tener conto delle numerose comunità locali coinvolte e del fortissimo impatto che tale realizzazione avrà sull’ambiente, sulla salute pubblica e sull’economia del comprensorio dei Picentini. Le numerose comunità coinvolte subiscono da anni le conseguenze dell’inquinamento causato dalla presenza di numerosi impianti industriali (Cementificio, Produzioni di Solventi e Vernici, Tritovagliatore , Fonderie, ecc…) e dalla presenza di ben quattro discariche mai bonificate: due a Sardone, una a Ostaglio e una a Parapoti. La salute delle persone risulta già ora fortemente “a rischio” in conseguenza della presenza di polveri sottili e sostanze tossiche e nocive notoriamente emesse da queste attività. La realizzazione di un Mega-Inceneritore per il trattamento di 500.000 ton/anno rappresenterebbe un aggravamento della situazione a seguito di ulteriori inquinanti quali “diossine”, “metalli pesanti” e “nanoparticelle” conseguenti il processo di combustione. Tutto ciò accentuerà il rischio sanitario per le persone e danneggerà la qualità delle culture agricole e zootecniche tipiche del territorio e impedirà il naturale sviluppo economico, urbanistico e turistico dell’intero comprensorio dei Picentini. È necessario evitare questa sciagura e faremo la nostra parte, fino in fondo, per contrastare questa eventualità! La questione dei rifiuti deve essere affrontata e risolta subito in tutti i comuni della Campania attivando il corretto Ciclo Integrato dei Rifiuti verso il traguardo dei Rifiuti Zero: con la riduzione degli imballaggi alla fonte, una diffusa raccolta differenziata secco/umido porta a porta, il riciclo dei materiali recuperati, il compostaggio della frazione organica e il trattamento dei rifiuti indifferenziati rimanenti tramite impianti correttamente dimensionati alternativi all’incenerimento.

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INCENERITORE di Salerno, i PICENTINI di nuovo in pericolo!

Post n°1480 pubblicato il 27 Giugno 2014 da joiyce
 

Il Ministro per l'Ambiente ha nominato un commissario straordinario per la realizzazione dell'impianto di termovalorizzazione dei rifiuti. Il commissario straordinario esercita tutte le funzioni di stazione appaltante, compresa la direzione dei lavori, e, in particolare, stipula il contratto con il soggetto aggiudicatario in via definitiva dell'affidamento delle concessione per la progettazione, costruzione e gestione di detto termovalorizzatore e provvede a tutte le altre attività necessarie alla realizzazione delle opere. In merito, si pronunciano i deputati salernitani del M5S, Andrea Cioffi, Silvia Giordano, Girolamo Pisano e Angelo Tofalo.

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"Il decreto prevede che il commissario possa agire in deroga ad ogni disposizione vigente, purché motivata. Ancora una volta l'uso scellerato della decretazione d'urgenza, fa sì che il governo agisca con la forza e scavalchi i cittadini e le loro esigenze. Dal 2010 gli amministratori e i comitati dei comuni interessati si sono schierati contro questa opera inutile e dannosa. Inutile perché seppure riusciranno a costruirlo, nel 2020 sarà vietato bruciare la plastica e ogni altro materiale diversamente riciclabile per via di una normativa europea. L'impianto quindi si rivelerà di gran lunga sovradimensionato e economicamente disastroso. - spiegano i deputati - Dannosa per la salute perché da studi effettuati in tutto il mondo vi è la correlazione diretta tra inceneritori e incidenza di tumori. Dannosa per l'economia poiché la costruzione dell’impianto darebbe il colpo di grazia ai comuni dei picentini, un'area a vocazione turistica e agricola già tormentata dal cementificio e dal sito di Sardone. L'area interessata infatti è nel comune di Salerno, ma all'estremo margine della periferia sud, ben lontano dalla casa e dall'ufficio del sindaco De Luca, che tanto si spese da Commissario Straordinario a favore dell'opera, salvo poi osteggiarla quando passò di interesse della Provincia, anche se in tanti anni non è nemmeno riuscito a espropriare i terreni", hanno concluso. Il Movimento 5 stelle, infine, fa sapere che non mancherà la costituzione un coordinamento regionale sulla vicenda.

credits: salernotoday

 
 
 

Ma non contenevano roba radioattiva? A Giugliano l’inceneritore che brucerà ecoballe.

Post n°1475 pubblicato il 31 Agosto 2013 da joiyce
 

Il bando per costruire l’impianto di incenerimento di Giugliano  è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. L’emergenza rifiuti che attanaglia la Campania da oltre venti anni non è un fenomeno circoscritto solo a questo territorio. La costruzione di un inceneritore è ritenuta da parte dei nostri amministratori una soluzione definitiva al problema rifiuti. Vi siete chiesi se è davvero così? Se è davvero una panacea e che impatto ha un inceneritore sull’ambiente e sull’uomo? Quanto costa un impianto simile e chi paga centinaia di milioni di €? Perché se nel mondo non si costruiscono più inceneritori, invece in Italia sono un affare? La normativa europea come si pone rispetto all’incenerimento delle eco balle di “Taverna del Re”?

In realtà la pratica dell'incenerimento dei rifiuti non è molto meglio della discarica, come dimostrano una gran quantità di studi condotti da medici e ricercatori. Si tratta infatti di smaltire i rifiuti mediante un processo di combustione ad alta temperatura che dà come prodotti finali un effluente gassoso, ceneri e polveri. Nei nuovi impianti il calore sviluppato durante la combustione dei rifiuti può venire recuperato e utilizzato per produrre vapore, che viene a sua volta utilizzato per la produzione di energia elettrica. Questi impianti dotati di tecnologie per il recupero sono i cosiddetti termovalorizzatori. Per quanto la tecnologia sia più evoluta, anche i termovalorizzatori inquinano. Secondo il rapporto stilato dall'Associazione Medici per l'Ambiente (ISDE Italia), fra tutte le tecnologie di trattamento rifiuti l'incenerimento è la meno rispettosa per l'ambiente e per la salute perché la combustione trasforma anche rifiuti relativamente innocui, come appunto gli imballaggi, in composti tossici e pericolosi sotto forma di emissioni gassose, nanopolveri, ceneri volatili e ceneri residue. Prima di procedere all'incenerimento i rifiuti devono essere trattati tramite processi volti a eliminare i materiali non combustibili (vetro, metalli, inerti) e la frazione umida (la materia organica come gli scarti alimentari, agricoli, ecc...), per trasformarli in CDR (ovvero combustibile derivato dai rifiuti) o ecoballe. Il problema è che dei 9 impianti di CDR presenti in Campania, ben 7 hanno prodotto un materiale che non rispetta i requisiti minimi di legge per quanto riguarda il potere calorifico e l'umidità. E così, non potendo essere avviati all'incenerimento, ne sono stati accumulati circa 6 milioni di tonnellate sotto forma di ecoballe. Sarà questa mistura velenosa che verrà bruciata nell’inceneritore di Giugliano. Dall'incenerimento - con recupero energetico o meno - verranno fuori diossina, furani e altre schifezze. Uno studio condotto nel 2004 dall'Istituto Superiore di Sanità ha infatti evidenziato che nei pressi degli inceneritori l'incidenza dei tumori e delle malformazioni alla nascita è notevolmente più alta che nel resto della popolazione. Non è un caso infatti che la normativa europea sui rifiuti prescriva quattro gradini di intervento con una gerarchia precisa e un rigido principio guida: il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto.
Al primo livello c'è infatti la riduzione della produzione dei rifiuti, che implica l'intervento sulle scelte produttive delle aziende, che poi sono quelle che impongono le scelte di consumo. E' l'annosa questione degli imballaggi, che costituiscono il 40% della massa dei rifiuti urbani, sui quali il nostro paese è tragicamente indietro. Il secondo livello previsto dalla normativa europea stabilisce che i rifiuti che "non si possono non produrre" vadano riciclati come materia attraverso appunto la raccolta differenziata. Al terzo gradino, sempre secondo Bruxelles, ciò che non può essere riutilizzato come materia è destinato al recupero di energia nei cosiddetti termovalorizzatori mentre quello che resta - a questo punto molto poco - può finire in discarica. Si dirà che almeno i termovalorizzatori non dissipano l'energia ricavata dalla combustione. Inquinano, è vero, ma possono produrre energia in grado di competere con quella derivata dai combustibili fossili, vista l'impennata del prezzo del petrolio. Niente di più falso. Anche se a prima vista sembrerebbe un buon affare, perché si produce energia senza pagare il combustibile (i rifiuti), nessuno si butterebbe nel business dei termovalorizzatori se non ci fossero gli incentivi statali. Anzi, per essere precisi, se non fossero riusciti a mettere le mani sugli incentivi destinati alle energie rinnovabili e che sono invece finiti nelle tasche degli inquinatori di sempre o dei nuovi imprenditori della spazzatura. La scandalosa vicenda dei Cip 6 e delle cosiddette rinnovabili "assimilate" è vecchia di 15 anni, anni che sono stati necessari per capire l'entità di una vera e propria truffa che, oltre a sottrarre risorse alle vere energie rinnovabili come il solare e l'eolico, espone oggi il nostro paese alle sanzioni che Bruxelles, previste per chi non rispetta gli impegni presi: 30 miliardi di euro che potevano essere meglio spesi. R
icordo la sentenza del Parlamento europeo del 4/3/2010, riguardante la procedura di infrazione avviata nei confronti dell'Italia, proprio in merito alle "ecoballe" di Taverna del Re, riconosciute come uno dei nodi irrisolti del "ciclo dei rifiuti in Campania". L'Europa, ci chiese, in una lettera di "messa in mora" del 30/09/2012, informazioni, su  quali provvedimenti erano stati adottati o s’intendevano adottare per dare esecuzione alla sentenza citata, riguardante appunto il piano operativo per il loro recupero e smaltimento definitivo. In verità nel 2003, l’Unione Europea, avendo capito che l’Italia stava dando gli incentivi per le fonti rinnovabili agli inceneritori, avviò una procedura d’infrazione. Ma nonostante l’Italia decise che gli inceneritori dovevano continuare a beneficiare di CIP6 e Certificati Verdi! La commissione europea, organo esecutivo dell’unione, in data 20 novembre 2003, si espresse così: la commissione conferma che, ai sensi della definizione dell’articolo 2, lettera b) della direttiva 2001/77/ CEE del parlamento europeo e del consiglio, del 27 settembre 2001, sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità (1), la frazione non biodegradabile dei rifiuti non può essere considerata fonte di energia rinnovabile.”

Insomma, i termovalorizzatori c'entrano poco o niente con il problema dei rifiuti, costruire termovalorizzatori significa soltanto regalare altri soldi ai soliti noti per continuare ad avvelenare il popolo inquinato, mentre la civile Europa si allontana sempre di più. Non ci sono più attenuanti. L’alternativa all’inceneritore c’è, funziona, sta prendendo piede in tutta Italia. Non si può più fare finta di niente di fronte all’evidenza dei risultati ottenuti, esistono progetti alternativi che costano 10 volte meno rispetto agli inceneritori con la possibilità di essere operativi in pochi mesi e soprattutto a senza arrecare danno all’ambiente e alla salute dell’uomo.  E’ soprattutto una questione culturale, l’alternativa si compone di 3 passaggi fondamentali: RIDUZIONE DEI RIFIUTI abbinata alla RACCOLTA DIFFERNZIATA con IMPIANTI DI COMPOSTAGGIO della frazione umida RICICLO di carta, cartone, vetro, alluminio, materiale ferroso, plastiche, infine IMPIANTI DI TRATTAMENTO MECCANICOA FREDDO per la frazione non riciclabile. Il Trattamento Meccanico Biologico (TMB) abbinato ad un’efficace raccolta differenziata porta a porta è in grado di rappresentare un’alternativa alla pratica dell’incenerimento, estremamente più vantaggiosa sotto ogni punto di vista che si voglia prendere in considerazione. Il TMB è in sostanza un’evoluzione maggiormente performante della vecchia pratica del compostaggio, all’interno di impianti in grado di coniugare le più raffinate tecniche di separazione meccanica con il trattamento della parte organica dei rifiuti. Se utilizzato a valle di una buona raccolta differenziata che raggiunga il 60% del volume complessivo dei rifiuti, un moderno impianto TMB nel quale venga conferito il restante 40% è in grado di recuperare circa il 70% del materiale in ingresso, utilizzando sistemi di separazione meccanica sofisticati e ampiamente disponibili sul mercato, estraendo frazioni riciclabili di vetro, plastiche dense, alluminio, acciaio, carta, cartone e pellicole di plastica. La frazione organica viene invece avviata ad un trattamento anaerobico – aerobico ed il biogas prodotto durante questa fase viene sottoposto a recupero energetico, permettendo di alimentare l’impianto stesso che sarà in questo modo energeticamente autosufficiente. Eventuali eccedenze di energia possono inoltre venire cedute a terzi.

La quantità finale di materiale da conferire in discarica sarà circa il 15% del volume complessivo dei rifiuti, mentre nel caso dell’incenerimento che prescinde per forza di cose dalla raccolta differenziata (che priverebbe i megainceneritori dei materiali maggiormente calorifici) il 30% della massa dei rifiuti inceneriti si trasforma in ceneri che devono essere smaltite. Il materiale derivante dal TMB sarebbe formato da inerti e composti organici stabilizzati con scarsissima potenzialità di percolazione ed emissione di odori molesti, con una potenzialità inquinante ridotta del 90% rispetto a quella del materiale in entrata, che potrebbero essere smaltiti in discariche per inerti o addirittura riutilizzati.

Le ceneri derivanti dagli inceneritori sono invece rifiuti tossici che necessitano di essere smaltiti in discariche per rifiuti speciali di tipo B1. Le emissioni di anidride carbonica e gas serra di un impianto TMB sono notevolmente inferiori rispetto a quelle di un inceneritore e il trattamento meccanico biologico a differenza dell’incenerimento non introduce sostanze tossiche nell’ambiente circostante. Il costo di realizzazione di un impianto TMB ammonta a circa ¼ della cifra necessaria per realizzare un piccolo inceneritore, si tratta di un impianto meno complesso e di più veloce costruzione e la sua dislocazione sul territorio non rischia di creare problemi di ordine sociale in virtù del suo scarsissimo impatto ambientale. In Italia fino ad oggi il trattamento meccanico biologico è applicato su rifiuti scarsamente o per nulla differenziati e viene usato quasi esclusivamente per la produzione di Combustibile derivato da Rifiuti (CdR) e Frazione Organica Stabilizzata (Fos). Il CdR che potrebbe essere oggetto di successive selezioni finalizzate al recupero viene invece bruciato perpetrando uno sperpero di risorse ed energia, in quanto costituisce la materia prima per i megainceneritori. La Fos pur essendo definita materiale da utilizzare per il ripristino ambientale non è un compost di qualità in quanto costituita da notevoli quantità d’impurità derivanti dalle altre tipologie di rifiuto e viene generalmente utilizzata nel ripristino ambientale di cave, giardini, discariche, parchi e scarpate ma non può essere impiegata per usi agricoli.

Eliminando il ricorso all’incenerimento ed incrementando al massimo la raccolta differenziata, anche attraverso opportuni incentivi economici, si potrebbe in breve tempo costruire un circolo virtuoso che per mezzo della costruzione di moderni impianti di TMB e della ristrutturazione di quelli attualmente usati per la produzione di CdR e Fos riesca a riciclare la stragrande maggioranza dei rifiuti, conferendo in discarica solamente una piccola parte di essi (fino a meno del 10%), oltretutto sotto forma di materiali inerti e scarsamente inquinanti. Il tutto con un costo enormemente inferiore rispetto a quello dei megainceneritori e senza avvelenare l’aria ed il suolo, con enormi benefici per l’ambiente e la salute delle persone e degli animali.

 Paradossalmente proprio la minore movimentazione di denaro connessa ad un sistema di questo genere lo rende scarsamente attraente per i grandi potentati economico/finanziari che prediligono opere faraoniche come i megainceneritori che permettano loro di gestire finanziamenti miliardari a proprio uso e consumo.

Dopo queste brevi considerazioni viene spontanea un domanda. Dovendo scegliere tra due percorsi per gestire i rifiuti, l'uno più vantaggioso sul piano energetico ed economico e meno impattante sull'ambiente, l'altro più rischioso per la nostra salute e remunerativo solo per le ristrette lobby dei produttori e gestori di inceneritori, perché non seguire quello più sicuro e vantaggioso per tutta la comunità nazionale, rispettando una volta tanto il principio di precauzione? 
Con le nuove tecnologie la realizzazione della società del riciclo prevista dalla legislazione europea è molto più vicina. Ora tutto dipende esclusivamente dalla volontà di chi ci governa.
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Non vi è corazza più forte di un cuore incontaminato! Tre volte armato è chi difende il giusto; e inerme, sebbene coperto di ferro, è colui la cui coscienza è corrotta dall'ingiustizia. (da Enrico VI, atto III, scena II)

E chi per esser suo vicin soppresso spera eccellenza e sol per questo brama ch'el sia di sua grandezza in basso messo(superbia); è chi podere, grazia, onore e fama teme di perder perch'è altri sormonti, onde s'attrista sì che'l contrario ama (invidia); ed è chi per ingiuria par ch'aonti, sì che si fa de la vendetta ghiotto e tal conviene che 'l male altrui impronti (ira). Dante Alighieri.

 

SAN MICHELE ARCANGELO PROTETTORE DI SALEDELMONDO

ATTO DI CONSACRAZIONE A SAN MICHELE ARCANGELO
O grande Principe del cielo, difensore fedelissimo della Chiesa, San Michele Arcangelo, io, quantunque indegno di apparire dinanzi a te, confidando tuttavia nella tua speciale bontà, mi presento a te, accompagnato dal mio Angelo Custode e, in presenza di tutti gli Angeli del cielo che prendo a testimoni della mia devozione verso di te, ti scelgo oggi come mio protettore e particolare avvocato e mi propongo fermamente di onorarti quanto più potrò. Assistimi durante tutta la mia vita, affinché mai io offenda Dio né in opere né in parole né in pensieri. Difendimi contro tutte le tentazioni del demonio, specialmente riguardo la fede e la purezza, e nell'ora della morte infondi la pace alla mia anima e introducila nella Patria eterna. Amen.

 

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