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Creato da bluemoon80 il 24/07/2008

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Caccia ai sogni

 

 

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Stupido merlo

Post n°48 pubblicato il 11 Marzo 2009 da bluemoon80
 

C'era una volta una dolce ragazza dai molti capelli color nocciola che passava le sue giornate nella biblioteca del palazzo a romp...ehm... a leggere opere letterarie e a scrivere di suo pugno espressioni matematiche di dubbia riuscita. Nel bel mezzo del cammino di sua vita, la fanciulla conobbe un ragazzone moro, occhi di smeraldo, ed in poco tempo decisero che avrebbero passato insieme tutto il resto della vita. Al ragazzone piaceva disegnare case, mobili, giardini. Realizzava a mano i prototipi delle sue invenzioni e esplicitava giornalmente i suoi mille talenti.

Nel loro castello non vi erano servitori, cameriere, maggiordomi. La fanciulla si districava meglio che poteva fra camere da riassettare, mobilia da scegliere, piatti da lavare e broccoli di rape, che sono il cibo preferito dello sposo. Nel loro castello non c'era nemmeno un giardiniere che potesse aiutarli a far sembrare il loro piccolo angolo di mondo qualcosa di diverso dal deserto del Sud Dakota. In realtà nel giardino non c'erano cactus dall'equivoca sembianza fallica, nè palle spinose che rotolano. Forse qualche carcassa di mucca dopo una cena a base di fiorentina.

La desolazione naturale emanata dal giardino convinse i novelli sposi a prendere in mano la situazione e comprare nell'ordine 3 piante di gelsomino, un albicocco, una trentina di bulbi di tulipano ed iris, 3 piante di ribes, 4 rose. Avendo lo sposo preso due giorni di ferie dal lavoro, i due piccioncini cominciarono a spalare con vanga e piccone per realizzare diverse buche dove porre a dimora gli arbusti, e portarono alla luce numerose cariole di sassi (da qui l'appellativo di Sassonia per la loro terra). Roba che se erano pepite sarebbero diventati milionari.

Sotto il sole cocente al mezzodì, ogni cosa trovava finalmente la propria collocazione. Ma il lavoro manuale procedeva sotto l'occhio attento del nemico. Egli li spiava dal mattino alla sera, appostato a debita distanza per non dare nell'occhio con il suo abito nero e gli occhi indagatori. Talvolta, quando la situazione sembrava tranquilla, chiamava a raccolta i suoi compagni di merende a bazzicare nel giardino degli sposi, che, ignari, al mattino trovavano le tracce del loro passaggio. Sopratutto fu dopo una nevicata, che aveva imbiancato ogni angolo del cortile, che si svelò la presenza del nemico, le cui orme si leggevano solitarie nella neve e portavano tutte in una direzione.

Puntavano verso un bonsai. Un minuscolo, delizioso alberello di ulivo proveniente dalle terre del sud e coltivato con tanto amore. Era foderato di muschio morbido e sembrava la miniatura di un albero di un universo fatato e distante nell'era delle fiabe. Il nemico rovesciò tutta la terra dal vaso, rovistò nel muschio fino a denudare le radici del piccolo albero. Ciò accadde diverse volte nel corso dei giorni. Il nemico cercava i vermetti, da bravo merlo insettivoro. Certo, con 500 metri quadri di giardino proprio lì pensava potessero annidarsi. Beh non si sa mai. Anche spostando l'albero da una parte all'altra, il merlo lo ritrovava sempre e scarrufando nel muschio sporcava balconi, sottoscala ed ingressi.

Fu allora che il ragazzone decise di armarsi di acume e spirito di competizione per fermare l'avanzata dell'esercito dei merli e si trasformò in cacciatore.

 

Stato attuale della sfida:

Merlo - Cacciatore   2-0

 

 
 
 
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PER RIFLETTERE

La conquista nella quale ho impegnato tutto me stesso - la più ardua - è stata quella della libertà di assentire. 

Durante gli anni in cui dipesi dagli altri, la mia sottomissione perdeva il suo contenuto amaro, e persino indegno, se mi adattavo a considerarlo un esercizio utile.
Ciò che avevo, ero stato io a sceglierlo, costringendomi soltanto a possederlo totalmente e ad assaporarlo quanto più possibile.

I lavori più aridi li eseguivo agevolmente, solo che mi sforzassi a prenderci gusto.
Se un soggetto mi ripugnava, ne facevo argomento di studio...lo facevo mio accettando di accettarlo.

Da "Le memorie di Adriano" - M.Yourcenar

 

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