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Creato da cippoquattro il 05/12/2005
...aspettando l'alba del giorno che verrà
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Nickname: cippoquattro
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Questi sì che...
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Resisto.
Ancora. Resisto. Altri hanno resistito prima di me, altri resisteranno dopo.
Ancora, ci provo. Per il momento tutto bene, nessun disturbo. Quanto durerà? Non si sa, non è dato a sapersi.
Quello che si sa è che, se arriva, si manifesta nella maniera più subdola. Cioè non si manifesta. Non te ne accorgi tu, lo vede chi ti è vicino. Comincia, così, snap, una parola alla volta, una parola scambiata, che non c'entra niente. "Passami il paragrafo" e invece sei sicuro di aver detto "passami il sale". Finita. Inesorabile.
Area del linguaggio, la chiamano, area della comunicazione.
Palle.
Area delle emozioni e degli affetti. Ecco cos'è.
Emozioni altrui ed affetti tuoi.
Resisto.
Per il momento ancora niente, dicevo. Per questo resisto.
Se attacca, puoi tener duro, ma non resisti più.
Tanti ne ho visti tener duro, fino a quando non c'era più niente da tenere.
Qui, in questa caverna, lontano da tutti, lontano dal tutto.
Forse... sotto il mare potremmo essere più sicuri, ad avere le branchie... già! Ricordate? L'uomo di Atlantide, quel telefilm di 50 anni fa, quanto lo invidiavo.
Invece qui... maledette radiazioni. Arrivano, comunque arrivano. Frequenze non ionizzanti. Inoffensive.
Dicevano. E noi tutti a credere di aver trovato il bengodi, ci sembrava di avere il mondo nel palmo. Informazioni sempre. I-Pad! I-Phone! Social! Sì, e intanto non sapevamo neanche più andare a comperare il pane senza guardare in faccia la commessa!
Informazioni sempre. Connettività continua, ovunque. E la privacy stava a zero.
Il prezzo c'era ovviamente, solo che la bolletta ce la presentarono dopo. Anni dopo, decenni. E gli interessi erano lievitati ovviamente.
Resisto. Anche perché qui non c'è Equitalia a chiedere i soldi. Senza soldi si può vivere. Senza vita, invece (e tanti l'hanno capito adesso) non servono neanche i soldi...
E quando comincia, quando attacca, l'esattore sarà la Mietitrice. Che faccia avrà?
Frequenze non ionizzanti. Inoffensive. Minchiate.
Informazioni sempre. Connettività continua, ovunque. E la privacy sta a zero. E guinzaglio cortissimo. A strozzo. Ecco, dovevamo capirlo che il primo sintomo sarebbe stato una rinuncia all'IO a favore del NOI. Che nausea, ancora a pensarci! Possibile che non potevamo neanche andare al cesso senza essere raggiunti, e visti! A strozzo il guinzaglio, corto e a strozzo. Guinzagli che costruimmo noi, con le nostre belle manine tecnologiche.
E di cosa si nutriva il guinzaglio? Wi-Fi. GigaHertz. Le stesse frequenze che nel forno a microonde fanno bollire l'acqua. O esplodere un uovo. E il nostro cervello non era - non è! - troppo diverso da un uovo.
Ovunque! Ovunque! era la parola d'ordine. Ovunque e comunque! Mobilità! Ridicolo, anche.
Sì, perché iniziammo a muoverci sempre meno. Il nostro luccicante guinzaglio ci teneva così stretto che era diventato inutile muoversi da casa. Facevamo tutto, di tutto, in punta di dita, sfiorando uno schermo. Immobilità e connessione in mobilità. E poi arrivò la domotica. Comandavamo l'accensione del forno, peccato che dentro il forno non ci fosse niente da metterci.
Frequenze inoffensive. Un caso, per i primi che si ammalavano. E morivano, tempi brevissimi. Pochi mesi. Correlazione? “No! Ma come? Sono frequenze i-nof-fen-si-ve!”. Tanto lo trovi sempre uno scienziato pronto a dire tutto e il contrario di tutto. E spesso non è neanche necessario dargli soldi o pagargli la ricerca. Basta promettergli che il suo faccione pacioso sarà su tutti gli schermi di tablet e smartphone. Coglioni simili sono sempre esistiti. Anche Don Ferrante non fu il primo.
Resisto. Fino a quando? Chi può dirlo!
Sicuramente fino a che non porteranno le antenne anche qua su. Sempre che il cancro non stia già lavorando.
E sempre che non arrivino primo LORO.
-- 1 continua --
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Un vuoto da riempire,
sì, un vuoto
uno spazio, un tempo
sensazioni
di vuoto, di assenza
a un tempo sensazioni
che mi aggrediscono
dolce aggressione
che non mi abbandonano
e non riesco a dare un nome
e se il nome c'è
è un volto che manca
Mancanza, sapore di mancanza
è quello che risale alle mie labbra
che riempie i miei occhi,
lacrime e risa insieme
Ma ancora non so, e mi domando,
di cosa è mancanza questa mancanza
Da cosa è lasciato
questo sordo silenzio vuoto
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Una volta,
Una sola volta la tua voce
è stata per me
Una sola volta la tua risata
ha conquistato il mio cuore
Una volta
è bastata
Una volta sola
Ma una volta ancora, e ancora, ancora vorrei
che fosse la risata del cuore
Una volta, per mille sempre
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Solo in questo scorcio di giorno
Perso nell'aria che si fa di piombo
Sotto questo cielo
carico di fiocchi pronti a coprire la mia
solitudine
Perso, come un naufrago nella tempesta
Non sa chi cchiamare, non sa chi guardare
Aspetto un cenno di te, unica possibilità
Aspetto che, ancora, quella voce mi dia
la calma emozione
Aspetto, unica possibilità, aspetto te,
Una riga di te
Un fioccco aspetto, che mi perda
per sciogliermi infine
con te
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respiro di nuovo
respiro due occhi
Gemme spillanti e armoniose
Opali chiari e profondi come
il lago che si perde nel cielo
Respiro un nuovo profumo
che ispira
Respiro una cornice morbida
nasconde un timoroso rossore
non timoroso a nascondere
E respiro
e sogno di nuovo
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