IN BIANCONERO XABI O AQUILANI E NELLA NOTTE PRESO KNEZEVIC!
La dirigenza vuol consegnare a Ranieri il nuovo centrocampista per l'inizio del ritiro (4 luglio). Xabi Alonso è favorito, ma i bianconeri non mollano Aquilani: l'a.d. Blanc avrebbe trovato l'accordo col papà dell'azzurro e contattato Rosella Sensi, che però ha spiegato di non voler vendere il suo gioiello, per adesso. In calo le quotazioni di Stankovic, odiato dai tifosi e malvisto da una parte della società. Intanto con un blitz nella notte, Alessio Secco ha soffiato il difensore del Livorno Knezevic agli odiati cugini del Torino. Il croato ha firmato poco dopo la mezzanotte e arriverà in prestito (700 mln) con diritto di riscatto (fissato a 1,5 mln). Oggi visite mediche e presentazione a Vinovo. Cairo furioso, rosica e sbotta: "Era nostro! Un giocatore non si può cedere due volte". A pochi giorni dall'inizio della preparazione nel ritiro di Pinzolo, Amauri già corre e si allena nella pineta di Cesenatico. Intervista al suo preparatore di fiducia.

Nella foto Xabi Alonso, fresco Campione d'Europa, in predicato di passare alla Juve.
XABI ALONSO: JUVE DECIDITI - Corriere della Sera - A Trigoria si continua a pensare a Adrian Mutu, attaccante versatile: costa 20 milioni, ma può ricoprire più ruoli. Non ha ancora accettato la proposta di rinnovo della Fiorentina. In caso di firma del romeno, la Roma andrebbe all'assalto di Iaquinta, che piace anche al Napoli. La Juve sarebbe ben felice di inserirlo nella trattativa per Aquilani, discorso che a Trigoria non vogliono neanche iniziare. Durante il ritiro la dirigenza giallorossa affronterà con il centrocampista azzurro la questione del rinnovo. La Juve non può aspettare. Xabi Alonso, già d'accordo con i bianconeri, si sta spazientendo e se, a breve, la società torinese non chiuderà con il Liverpool (18 milioni la richiesta), lo spagnolo resterà ai Reds. Mentre, causa rimostranze dei tifosi, si allontana la pista Stankovic, spunta dal Portogallo l'ipotesi Miguel Veloso. Secondo il quotidiano A Bola la Juve avrebbe offerto 15 milioni più Tiago, reduce da una stagione deludente.
AQUILANI, BLANC HA IL SI' DEL PAPA', ORA TOCCA ALLA ROMA - Tuttosport - Il puzzle bianconero, quasi completato, giace sul tavolo da tempo. Tante caselle sono state sistemate con largo anticipo, ora bisogna mettere a posto la questione legata al secondo portiere e al centrocampista tanto atteso. Jean Claude Blanc nei giorni scorsi si è attaccato al telefono. Il primo squillo è stato all’indirizzo di Claudio Aquilani, padre del romanista (al quale fa anche da manager insieme a Franco Zavaglia): ha ricevuto ampia disponibilità, unita alla considerazione che il giocatore al momento non è padrone del proprio destino. La seconda chiamata, decisamente più importante ma pure improduttiva, è partita verso il cellulare di Rosella Sensi. Blanc ha rinnovato l’interesse per il centrocampista giallorosso, si è detto disponibile a mettere sul piatto della bilancia l’attaccante gradito a Luciano Spalletti (Iaquinta) e non ha fatto mistero di poter condire il tutto con un robusto conguaglio. L’interlocutrice, però, non ha vacillato, confermando che la Roma è intenzionata a blindare Aquilani. Anche Xabi alla Juve piace, Ranieri da tempo ha dato il suo assenso all’operazione, però Aquilani convincerebbe di più. Il basco non sarà mai un ripiego, ma non è nemmeno la prima scelta. Dejan Stankovic è stato invece davvero vicino al passaggio in bianconero, ma la reazione dei tifosi e i dubbi di alcuni consiglieri d’amministrazione hanno convinto Blanc a non perseverare.
JUVE, VOLATA A TRE: XABI, STANKOVIC E AQUILANI - Il Giorno - In attesa di capire chi fra Stankovic, Xabi Alonso e Aquilani la spunterà, si riaccende l’interesse bianconero per Miguel Veloso, 22enne centrocampista dello Sporting Lisbona, corteggiato anche da Milan e Arsenal. Il club bianconero segue anche Schweinsteiger, centrocampista del Bayern Monaco che si è messo in evidenza nel campionato europeo e che fa gola pure a Manchester United e Chelsea, disposti a pagare i 20 milioni di euro della clausola rescissoria.
KNEZEVIC E' DELLA JUVE, CONTRATTO NELLA NOTTE - La Stampa - Dario Knezevic è della Juve. L’accordo è stato firmato venti minuti dopo la mezzanotte. Il difensore croato viene dato dal Livorno in prestito per 700 milioni (invece dei 500 offerti), ma la società bianconera avrà il diritto di riscatto (1,5 milioni). I dirigenti delle due squadre hanno cenato insieme da «Urbani», ristorante nel centro di Torino. Per la Juve c’era il direttore sportivo Alessio Secco, per il Livorno il direttore generale Elio Signorelli. Dopo aver visto la finale degli Europei tra Spagna e Francia, i due si sono trasferiti all’hotel Principi di Piemonte, dove li attendeva il procuratore del giocatore. Alle 23,15, è arrivato anche Knezevic in compagnia della moglie, con indosso una camicia a scacchi bianchi e neri che già lasciava presagire le sue intenzioni. Presenti tutte le parti, l’intesa è stata trovata in fretta. In mattinata ci saranno le visite mediche, nel pomeriggio a Vinovo la presentazione ufficiale. Finisce così il braccio di ferro con il Toro, che aveva già raggiunto un’intesa con il presidente Spinelli e che è stato scavalcato. Da semplice trattativa per un onesto difensore del retrocesso Livorno, l’affare Knezevic si è evoluto in guerra di mercato. Ognuno ha fatto la propria strada per aggiudicarsi il croato, entrambe hanno dichiarato di avere in mano il centrale. Una situazione intricata e scappata di mano nell’ultima settimana. La Juve era già sicura di aver ottenuto il croato in prestito, fissando un riscatto della metà a 1,75 milioni di euro. La richiesta di verifica medica (in questo caso mai così fondamentale, visto l’infortunio patito dal giocatore agli Europei) ha rallentato l’affare e permesso al Toro di inserirsi. Spinelli non voleva svendere il difensore e i granata erano interessati. Il Livorno di fatto ha aperto un’asta che ha infastidito la Juve, trovatasi sorpassata su un affare minore dai cugini del Torino. La vicenda Flamini ha lasciato ferite profonde e così, anche solo per una questione d’orgoglio, i bianconeri non hanno voluto mollare la presa per quello che nei programmi sarà il quarto centrale a disposizione di Ranieri. Le parti hanno giocato una partita a poker. Il Toro aveva già trovato l’accordo con il Livorno per la cessione e quindi voleva trattare direttamente con il giocatore. E non potendo fissare una visita medica, i granata hanno lavorato per far saltare quella della Juve. Nella notte si è avuto il responso della piccola battaglia per Knezevic, dopo questa serie di spionaggi e controspionaggi. Quasi come in un film di James Bond, dove tutto vale per fermare l’avversario e aggiudicarsi prima di tutti il tesoro conteso. Anche se Dario Knezevic non ha proprio il valore e la fisionomia di un raro diamante o di un quadro di Picasso, ma per Juve e Toro è stato una questione d’onore. L’hanno spuntata i bianconeri. Per i granata una beffa ancora più amara di quella che in gennaio li vide perdere in extremis Rolando Bianchi, l’attaccante che preferì la Lazio e disse sì a Lotito dopo aver stretto la mano a Cairo.
CAIRO FURIBONDO: "UN GIOCATORE NON SI PUO' CEDERE DUE VOLTE" - La Stampa - Bruciato nella notte, Urbano Cairo è furioso. Knezevic ha trovato l’accordo con la Juve, e questo si sapeva, ma quello che ha fatto saltare il banco è stata l’improvvisa intesa tra la società bianconera e il Livorno. In un ristorante torinese, il contratto firmato due giorni fa da Spinelli e il presidente del Torino è diventato carta straccia; l’accordo da un milione e mezzo di euro con cui la società granata aveva acquistato la metà del difensore croato un pugno nello stomaco di Cairo che invano ha cercato di mettersi in contatto col direttore generale del Livorno Signorelli, ambasciatore di Spinelli al tavolo bianconero. «Non si può vendere un giocatore due volte. Se fosse così domani mattina - oggi - mando tutto in Lega e vediamo che cosa succede. Ancora ieri, a tarda sera ho sentito Spinelli, ho capito che tirava un’aria strana ma lui, seppur con qualche discorso fumoso, mi aveva rassicurato». Per portare Kzenevic al Toro Cairo doveva ancora affrontare il discorso con il giocatore, «ma l’accordo con Spinelli risale a sabato, mica a un mese fa. Che ci fosse la concorrenza della Juve era noto, che bisogno c’era allora di firmare quel documento con me?». E poi, ancora: «Se io vendo la stessa casa due volte, qualcuno potrebbe anche denunciarmi per truffa. Non credo si possa fare». Il Toro era convinto di avere in mano Knezevic, ma si è capito subito che acquistare il croato del Livorno sarebbe stato per Urbano Cairo più complicato che portare a casa un centravanti da 15 gol. Perché se c’era un giocatore intorno a cui incagliarsi, ecco, questi non doveva essere Knezevic. Centrale, mancino: era lui il primo obiettivo voluto da De Biasi per la difesa. Acquistarlo, sembrava facile visti anche i rapporti amicali tra Spinelli e Cairo. E invece. La trattativa, abbozzata dal presidente prima ancora dell’arrivo del nuovo ds Pederzoli, era decollata quando Cairo e Spinelli avevano messo le rispettive firme sotto l’atto di cessione, ma perchè il contratto fosse valido serviva un terzo autografo: quello del giocatore. Finito invece su un altro foglio, intestato alla Juventus Football Club. Un milione e mezzo per la metà del difensore croato è stata l’offerta, (accettata da Spinelli) di Cairo; un prestito semplice sembrava la prima opzione scelta dalla Juventus. Snobbata da Spinelli, aveva comunque indispettito Cairo: «Ma come, mi avete attaccato perchè ero quello che faceva il mercato coi prestiti e adesso che cosa mi tocca vedere? Che io porto i soldi e che una società come la Juve, dalle enormi capacità economiche, invece vuole un giocatore senza tirare fuori un euro. Quantomeno mi viene da sorridere...». Far di Knezevic lo snodo del mercato è come trasformare un palloncino in una mongolfiera, ma è chiaro che a questo punto nell’affare siano entrati anche i cromosomi di una sfida cittadina. Nonostante l’apparente distacco di Cairo («è una normale trattativa di mercato, quasi mi spiace che dall’altra parte ci sia la Juve». Appunto, quasi), sul croato, peraltro tutto da verificare in campo, il Toro si è giocato la prima apertura di credito sul mercato. «Di Spinelli mi fido» è stato lo scudo sotto il quale Cairo pensava di potersi riparare. Tanto che, ancora ieri, mattina il presidente del Livorno aveva tranquilizzato Cairo con un paio di telefonate: «Non permetterò a Kzenevic di sostenere le visite mediche per la Juventus». Rassicurato da Spinelli (fino a prova contraria, puntualmemte verficatasi) Cairo aveva deciso di schiacciare l’acceleratore sulla trattativa e definito l’offerta da sottoporre al croato: seicentomila euro per tre anni o cinquecentomila per quattro, ecco le due opzioni. Ieri sera la svolta. «Knezevic giocherà in una delle prime quattro squadre del campionato» aveva detto Spinelli a Secco. Prima di cedere a Cairo la metà del difensore, vietare le visite mediche, fare marcia indietro e consegnare il difensore croato alla Juventus. Signori, il mercato.
E' IL MERCATO DEI TIFOSI - La Stampa - Nel 1990 Firenze protestava per la cessione di Roberto Baggio alla Juventus lanciando vasi dalle finestre, adesso invece le minacce dei tifosi vengono scaraventate direttamente sul web. Il tifoso paga e quindi pretende di dire la sua su acquisti e cessioni. Gli striscioni sono passati di moda (anche a causa delle forti restrizioni adottate dal Viminale), quindi i mezzi migliori per far montare una protesta sono email indirizzate ai siti dei club, lettere o, come nel caso di Vieri, veri e propri manifesti. Bergamo qualche giorno fa si è svegliata con volantini anti-Bobone affissi in strada, Galliani continua a ricevere lettere minatorie dagli ultras per la campagna acquisti a rilento, la Juventus non ha potuto sottovalutare il movimento anti-Stankovic, una raccolta di firme organizzata dal popolo bianconero per bloccare l’arrivo del serbo interista. Insomma, senza che ancora il mercato sia entrato nel vivo, il tifoso è pronto a indirizzare la propria società, nei casi migliori con semplici consigli e nei peggiori con atti al limite della legalità. Lotito e Galliani, ad esempio, da tempo vivono sotto scorta, ma non per questo hanno deciso di piegarsi. L’ambiente del Milan è esigente ma soprattutto umorale. È difficile far capire ad un abbonato che Silvio Berlusconi non ha più intenzione di investire valanghe di milioni come ai tempi di Nesta e di Rui Costa e allora si scatena la bufera. Galliani cerca un attaccante, ma ogni settimana è costretto a rivedere la priorità degli obiettivi a causa dei prezzi troppo alti e delle esternazioni dei papabili. Ieri, ad esempio, Adebayor ha spiegato di preferire il Barcellona perché gli permetterebbe di giocare la Champions. La reazione sul web del popolo rossonero è stata però contenuta visto che tutte le aspettative continuano ad essere riposte su Ronaldinho. Pare sia stato proprio questo il motivo che ha spinto il Milan a riaprire la trattativa con il Barcellona. Berlusconi, che ha costruito il suo impero andando a caccia di consensi, continua a incontrare gente per strada che gli chiede di prendere l’asso brasiliano, poco importa se ha una pancetta alla Ronaldo e come l’ex compagno di Seleçao ha una predilezione per la movida. C’è addirittura chi è pronto a fare una colletta per acquistarlo: due mesi fa in pieno centro a Milano apparve un banchetto con un cartello che recitava «un soldinho per Ronaldinho». I tifosi della Juve , dal canto loro, per adesso non pensano a raccolte di denaro ma si limitano a bloccare l’arrivo di qualche indesiderato. Quelli dell’Atalanta stanno spingendo Vieri ad accettare la proposta dell’Hull City, neopromosso in Premier League, mentre Stankovic, dopo aver appreso che a Torino non è il benvenuto, sta riflettendo sul da farsi. I calciatori amano le sfide, ma difficilmente accettano di trasferirsi in piazze dove non sono desiderati. Rolando Bianchi quest’inverno vide il proprio sito invaso da lettere d’amore dei tifosi granata che lo pregavano di scegliere il Torino, ma il corteggiamento non portò a niente perché il ragazzo scelse la Lazio. E non è l’unico che se n’è fregato di ciò che pensano i tifosi. Abbiati, ad esempio dopo Calciopoli passò dalla Juventus al Torino senza farsi troppi problemi. Ora ha deciso di tornare al Milan, ma i tifosi hanno già minacciato di fischiarlo alla prima occasione. Un capitolo a parte lo meriterebbe Cristiano Lucarelli, che vorrebbe tornare a Livorno ma non sa come riconquistare la fiducia dei concittadini. La prima mossa è stata investire 2 milioni di euro in una azienda di scaricatori di porto che consentirà a 200 lavoratori di evitare il licenziamento. Chissà se basterà per cancellare le ferite del tradimento per raggiungere la fredda Donetsk.
STENDARDO VERSO IL NAPOLI - Il Messaggero - Preso l'argentino Zarate e il rumeno Moti, in casa Lazio l'imperativo è vendere. Stendardo e Zauri portrebbero andare alla Lazio, magari in cambio di Domizzi. Il Chievo è interessato a Belleri e Bonetto, Mutarelli piace a Sampdoria e Fiorentina, ancora niente su Baronio e Simone Inzaghi. Da valutare un'offerta di 9 milioni per Rozehnal.
AMAURI GIA' IN RITIRO: "JUVE, SONO PRONTO" - La Stampa - Il personalissimo ritiro di Amauri Carvalho De Oliveira è iniziato sotto la pineta di Cesenatico alle sette del mattino di lunedì scorso, con quasi due settimane d’anticipo sul calendario dei lavori fissato dalla Juve, che si ritrova venerdì, a Vinovo. Arrivato in cima, «dopo anni felici passati in provincia», non vuole deludere e così s’è messo avanti con il lavoro: «Da quest’anno, forse, comincio a giocare a calcio, perché prima tiravo solo calci a un pallone», ripete al preparatore, Germano Chierici, che lo segue dai tempi del Chievo. Mica s’è montato la testa, il brasiliano, giura chi ne segue i passi ogni giorno e chi ne ascolta la fame agonistica: «È un anno fondamentale per me, voglio dimostrare che sono da Juve, da Champions League, che non si sono sbagliati». Per farlo, segue un menù piuttosto impegnativo: corse e allunghi sotto gli alberi, «pronti alle sette in punto», esercizi sulla spiaggia e, con la muta, in acqua, per potenziare gambe e caviglie. Poi con il pallone e, nel pomeriggio, dentro la palestra: «Nessun peso, però - spiega Chierici - solo elastici, un sistema che vidi trent’anni fa in Finlandia. Mica roba da ridere: tirarne alcuni equivale a uno sforzo da 140 chilogrammi». È così, «dal lunedì al venerdì, per sette-otto ore al giorno». Il massimo dello sballo è la passeggiata serale con la moglie Cynthia e i due bambini, senza neppure concedersi il gelato: «Alla dieta sta attentissimo, figurarsi. È poco meno di un chilo sovrappeso, ma a giorni sarà a posto. Ha un fisico bestiale, una potenza incredibile». Al Green Sport di Cesenatico, «presidio di medicina fisica e riabilitativa», Amauri s’affida da anni, e continua a farlo, come pure molti altri calciatori (da Inzaghi ad Aquilani, e ora, Spinesi), nonostante i guai dell’anno scorso: Chierici, 62 anni, finì in un’inchiesta dei carabinieri del Nas, che l’accusavano, fra l’altro, di esercizio abusivo della professione medica e fisioterapica e mancata autorizzazione ad aprire il centro. «Ma non era colpa dei carabinieri, altri ce l’avevano con me», si difende Chierici. Per tutti resta «il mister», diventato famoso soprattutto per quelle creme miracolose che promettevano di accorciare i recuperi dagli infortuni. Un santone, quasi. Per un po’ il centro è stato chiuso, ma ora è tutto come prima: «Grazie all’avvocato Gabriele Sangiorgi, uno juventino perso. Abbiamo uno staff di fisioterapisti, medici e preparatori che io coordino.Siamo di nuovo sommersi dai calciatori». L’obiettivo è rimettersi in forma proprio in vista del ritiro: «Con il lavoro che si fa qui, poi la preparazione è una vacanza», lo spot di Chierici. S’inizia con le corse sotto i pini «al 70-80 per cento», poi gli allunghi, «fino alle nove». Finito, ci si sposta in spiaggia, a metà mattinata: «Dove si fa un lavoro fondamentale per le caviglie, soprattutto per chi ha avuto microfratture». Idem in acqua, ma a giorni alterni: «Correndo fra le secche della bassa marea». Non manca il pallone: «Lui vuole migliorarsi pure lì, nei colpi di testa, per esempio dove già, come dire, non è messo male». Deve contare, e parecchio, il cervello. Per fare queste cose, per arrampicarsi in cima. E per rimanerci. Aver piazzato la firma sul contratto non basta, almeno ad Amauri: «Non ho ancora fatto nulla, devo dimostrare chi sono, quanto valgo», è la colonna sonora del nuovo attaccante bianconero. Alla Juve, dice Chierici, il brasiliano ci ha sempre pensato, anche se col senno di poi la squadra della vita diventa sempre quella con la quale hai appena firmato. Di più, se un contratto milionario. «Non per Amauri - racconta il preparatore - che mi ripeteva sempre una cosa: “Voglio andare alla Juve, perché quella maglia la trovi in ogni angolo del mondo. Anche in Uganda c’è una maglietta bianconera con il numero dieci e il nome di Del Piero”. Ce l’ha fatta, e se lo merita». Appena messo l’autografo per la Juve, una della prime telefonate fu per il preparatore: «Perché lo prendevo sempre in giro, gli anni passati, chiedendogli quando avrebbe finalmente iniziato a giocare a calcio seriamente, finendola di tirare calci a una palla. Direi che ce riuscito». Anche se lui, non l’ammetterà mai. Di certo, si presenterà al raduno tirato a lucido, troppo importante scattare con il piede giusto. Anche per prendersi la Nazionale di Marcello Lippi: «Per il passaporto non ci vorrà molto tempo», confida Mariano Grimaldi, uno dei suoi procuratori. Il sì all’azzurro, è scontato: «E chi rifiuterebbe la chiamata?», sorride Chierici. Adesso, però, da conquistare c’è solo la Juve, come disse alla presentazione: «Non ho mai vinto nulla e sono qui per questo». Fra entusiasmo e umiltà, ovviamente: «C’è l’opportunità di crescere, giocando con gente come Trezeguet, Del Piero e Iaquinta; ma già l’essere qui per me è una piccola vittoria, dopo essere arrivato in Italia da perfetto sconosciuto». Fra cinque giorni s’inizia, finalmente, ma stamattina la sveglia resta all’alba: c’è la corsa in pineta.
STAGIONE 2008/09: CONTO ALLA ROVESCIA - juventus.com - In casa Juventus, le vacanze stanno per finire. L’ultimo weekend di giugno, sarà anche l’ultimo di riposo per gran parte della squadra. Da venerdì prossimo, 4 luglio, si riparte. Agli ordini di Claudio Ranieri e del suo staff, tutti i bianconeri che non hanno preso parte alle competizioni internazionali (Euro 2008 e qualificazioni mondiali) si ritroveranno a Vinovo, pronti per partire il giorno successivo per Pinzolo. C’è infatti il ritiro in Val Rendena che, per quest’estate 2008, si protrarrà dal 5 al 16 luglio. In questo periodo trentino, la squadra lavorerà come sempre sul campo Pineta di Pinzolo e sosterrà due amichevoli: la prima contro il Mezzocorona l’11 luglio, la seconda con il Piacenza il 16, prima di rientrare a Torino. Tornati alla base, inizierà la seconda fase del ritiro. Con il gruppo al completo (i nazionali raggiungeranno i compagni con scadenze diverse), partirà la fase “europea”, quella che porterà al doppio turno preliminare di Champions League, in programma il 12/13 (andata) e 26/27 (ritorno). Bianconeri in giro per il vecchio continente: da Copenaghen a Dortmund, da Londra a Manchester. Come sempre non mancheranno gli appuntamenti di prestigio anche in Italia. Come il Trofeo Tim, quest’anno a Torino, il Trofeo Birra Moretti e il Trofeo Berlusconi. La parola d’ordine resterà Champions League. In attesa di scendere in campo, la data fatidica è quella del 1 agosto, giorno in cui la Juventus conoscerà il nome della rivale (o l’accoppiamento del secondo turno dal quale uscirà) con cui giocarsi la qualificazione nel tabellone principale. Nel frattempo, la macchina organizzativa sta per partire. Martedì 1 luglio inizierà ufficialmente l’edizione 2008/09 del massimo torneo continentale. Verranno infatti sorteggiati gli accoppiamenti per i primi due turni di gare che inizieranno già a metà mese per concludersi ad inizio agosto, proprio a ridosso dall’ingresso in gioco della squadra di Ranieri.
RIGORI, LO STUPORE DI ABETE: "DEL PIERO DOVEVA TIRARE" - Repubblica - Galeotti furono i rigori, ormai è sempre più chiaro. C´è stata anche una garbata discussione tecnica tra Abete e Donadoni, nei colloqui tra il presidente della Figc e l´ex ct della Nazionale, prima della rescissione del contratto. Oggetto del contendere: la lista dei rigoristi contro la Spagna e in particolare la decisione di collocare al quinto posto Del Piero, tiratore quasi infallibile dagli undici metri e già in gol nella finale del Mondiale 2006 contro la Francia. Secondo Abete sarebbe stato opportuno anticipare il tiro dal dischetto del capitano della Juve, magari al posto di Di Natale, bersagliato dai fischi del pubblico spagnolo per una presunta simulazione e innervosito dalla circostanza, lui che non ha la stessa esperienza internazionale di Del Piero. L´attaccante dell´Udinese, invece, calciò per quarto, proprio sotto la curva spagnola, e Casillas gli parò il rigore. Lo ha rivelato lo stesso Abete: «Ho chiesto a Donadoni perché Del Piero fosse solo il quinto della lista e rischiasse perciò di non tirare nemmeno, come poi è accaduto. Il ct mi ha risposto che alla fine dei supplementari era stato proprio Del Piero a scegliere di tirare per ultimo. Io credo, però, che un calciatore della sua freddezza ed esperienza avrebbe dovuto calciare prima e che Donadoni avrebbe dovuto imporsi».
DONADONI FU TRADITO DA UN RIGORE: ERA QUELLO DI DEL PIERO - Il Giornale - La sua ossessione è quel che è accaduto nei concitati minuti che hanno scandito la fine dei supplementari di Spagna-Italia e la preparazione della lista dei rigoristi da consegnare alla terna arbitrale. Viene utile qui ricordare la sequenza: il primo è stato Grosso, l’ultimo di Berlino, e ha fatto centro; il secondo è stato De Rossi, e se l’è fatto parare; il terzo è stato Camoranesi, e ha fatto centro; il quarto è diventato Di Natale, ed è finita la corsa dell’Italia. L’ultimo della lista è rimasto Del Piero che, a quel punto, con due errori azzurri, non si è più presentato all’appuntamento col dischetto. Tutto già deciso. Ma ecco il tormento di Donadoni. L’ex ct aveva scelto lo juventino come primo dei rigoristi. Alex però ha chiesto di essere retrocesso al quinto posto... Qualcosa di simile era già successo a Berlino, la notte della finale. In quella occasione, mentre Lippi cercava Materazzi per dirgli che avrebbe fatto parte della magnifica cinquina, Del Piero eccepì qualcosa: Marcello reagì in modo brusco, volteggiando nell’aria il foglietto bianco sul quale aveva preso gli appunti. E a sentire il diretto interessato, cioè Arrigo Sacchi, anche a Pasadena, finale del mondiale ’94, ci fu un altro parziale rifiuto: Roberto Baggio chiese di non calciare per primo. Poi sbagliò lo stesso, al pari di Baresi e Massaro, ma furono le lacrime del capitano milanista a lavare tutto. Nelle ore successive alla partenza da Vienna, girarono voci non confermate di altre rinunce, Toni per esempio. Il no di Del Piero a presentarsi per primo sul dischetto, è diventato invece il chiodo fisso di Donadoni. Perciò ha continuato a ripetere: «Per un rigore sbagliato non cambio idea sulla mia Italia». Sulla Nazionale no, ma su Del Piero probabilmente sì.
JOHN ELKANN SPETTATORE A VIENNA - Ieri sera il presidente Ifil John Elkann era Vienna per seguire la finale del Campionato Europeo (come documentano le foto tratte dal Corriere dello Sport). Probabile che fosse lì anche per vedere più da vicino il mediano Basco Xabi Alonso, giocatore che piace molto alla Juve e che potrebbe già in questi giorni essere acquistato dai dirigenti bianconeri per una cifra vicina ai 20 milioni.


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il 04/11/2009 alle 16:49
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