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AMAURI SEGNA E SOGNA IN GRANDE

Post n°1518 pubblicato il 19 Settembre 2008 da corsivo79

"VOGLIO SCUDETTO O CHAMPIONS" TREZE KO 1 MESE. CAMO RINNOVA!

Il bomber brasiliano intervistato in esclusiva da Sky: "Quest'anno la Juve può lottare su tutti i fronti e spero di vincere scudetto o Champions. Io come Drogba o Ibrahimovic? Farò del mio meglio per ricambiare le aspettative. La nazionale? Mi piacerebbe giocare in azzurro con Di Natale e Del Piero. Mi sento un calciatore italiano perché ho fatto tutta la carriera qui. E ho già cantato l'inno". In attacco però si blocca Trezeguet: la risonanza ha messo in risalto "una tendinopatia importante al ginocchio destro" e la punta starà fuori un mese. In caso di operazione, però, i mesi di stop potrebbero essere tre. Emergenza per la trasferta di Cagliari: in forse anche Chiellini, Camoranesi e Del Piero. Persino Nedved non è al top: "Bisogna dosare le forze, io sono a pezzi". Ieri Camoranesi ha rinnovato fino al 2011: "Onorato di indossare questa maglia per 9 stagioni. Ci toglieremo altre grandi soddisfazioni". Blanc e Secco: "Mauro determinante per noi". Dopo la prodezza con lo Zenit, i grandi giornali celebrano Capitan Del Piero, ripercorrendo la sua carriera tra miracoli e cadute. Alex parla del suo gol capolavoro.

AMAURI: "SPERO DI VINCERE SCUDETTO O CHAMPIONS" - Sky Sport - Iera sera alle ore 20.00, su Sky Sport 1 (e in replica alle ore 23.00), nella prima puntata di “Attenti a quei due”, la rubrica settimanale di SKY dedicata alla Champions League e condotta da Gianluca Vialli & Paolo Rossi, ospite l’attaccante della Juventus, Amauri.
La stagione è iniziata bene.
Sono contento. Il primo impatto, in una grandissima squadra, è stato molto bello.
Sei esploso a 28 anni: perché così tardi?
Forse perché a 18-19 anni non giocavo da nessuna parte, non ho mai fatto un settore giovanile. Sono stato scoperto in mezzo alla strada mentre giocavo, ho fatto un provino in Brasile, mi hanno visto e mi hanno invitato al Santa Caterina. All’inizio non volevo andarci, poi sono andato e ho fatto bene. Da lì è venuto fuori il torneo di Viareggio con la Primavera, sono venuto qui e ho fatto bene.
Qual è la città in cui ti sei trovato meglio, indipendentemente dal punto di vista calcistico?
A Palermo, al sud in generale. La mia prima squadra è stata il Napoli. Ho vissuto un anno bello, anche se siamo retrocessi, e ho conosciuto un campione come Edmundo.
Il tuo gol più bello?
Un gol in particolare, quello contro la Fiorentina.
Sulla prima sfida in Champions League di mercoledì sera contro lo Zenit.
Si vedeva che c’era un’atmosfera particolare, si vedeva dai “vecchi” che volevano tornare a giocare queste partite importanti. Abbiamo trovato una squadra consapevole delle sue forze: giocavano sapendo di essere forti. La cosa importante per noi era tornare ad assaporare la Champions. Abbiamo saputo soffrire, ma poi è venuto fuori il gol di un giocatore straordinario che ha inventato una traiettoria incredibile.
Come squadra vi ritenete più adatti al Campionato o alla Champions League?
Penso ad entrambi. Oggi come oggi se uniamo la voglia di tornare ad essere la regina d’Italia e d’Europa, con i giocatori che abbiamo, possiamo puntare a tutte e due.
I tifosi ti volevano in campo anche ieri…
È segno che ho cominciato bene e spero di ripagarli.
Cosa vi ha detto Ranieri sull’impiego degli attaccanti?
A me non ha detto niente, la cosa fondamentale è che ha detto che ci vede tutti. Dobbiamo essere sempre pronti.
Quando scoprite se giocate o no?
La domenica.
Vi sentite più o meno forti dell’Inter?
L’Inter in questi anni ha fatto benissimo, gli è mancata solo la Champions. Però, anche la Juve oggi può dire la sua.
Ti aspettavi questi problemi iniziali della Roma?
Penso che un po’ tutti non si aspettavano una partenza così, anche per i giocatori che ha nella rosa.
È un problema tecnico o psicologico?
Più psicologico, ma con i giocatori che ha può uscire da questa crisi.
A proposito di Gilardino, autore di una doppietta nella partita contro il Lione: credi sia più facile giocare in una grande squadra o in una piccola squadra?
Penso che la fiducia sia la cosa fondamentale: quando un giocatore si sente importante, sia in una piccola o in una grande squadre, da’ il meglio di sé. Gilardino è partito alla grande, nel Milan era un altro giocatore, era irriconoscibile.
Il Milan ti ha corteggiato molto quest’estate: cosa ti ha convinto a scegliere la Juve? La Champions League?
Anche, giocare la Champions era il mio sogno. Della Juve se ne parlava già da gennaio, è stata la scelta giusta.
Sul Milan.
Borriello l’anno scorso ha fatto un Campionato straordinario. Loro hanno tutto, hanno la classe, manca solo l’attaccante di peso che la butta dentro.
Sugli attaccanti in circolazione.
Adebayor mi piace tantissimo. Drogba è mio fratello, perché in tanti hanno detto che somiglio a lui, fisicamente e nel modo di giocare.
Su Ibrahimovic.
È un giocatore fenomenale, senza l’infortunio dell’anno scorso, a livello di marcatura, sarebbe arrivato davanti.
A Torino lo rimpiangono molto: i tifosi vorrebbero rimpiazzarlo con te.
Spero di ricambiare l’aspettativa dei tifosi, fare del mio meglio e dare continuità.
Alla Juve siete in tanti davanti: ti adatti in base al compagno con cui giochi?
Sapermi adattare penso che sia un po’ la mia fortuna, so fare la prima o la seconda punta.
Dove ti trovi meglio?
È indifferente, ma non mi piace stare fermo perché se no vado in difficoltà.
Ti senti un attaccante completo?
In tutti questi anni ho saputo migliorare questo aspetto, so adattarmi.
Chi preferiresti tra gli attaccanti in Nazionale?
Di Natale, Del Piero, Amauri: sarebbe bello.
Il passaporto?
Mia moglie prende il passaporto prima di me e poi arriva a me, di conseguenza.
Lippi ha detto che vi siete visti: cosa ti ha detto?
Mi ha detto che sapeva della pratica e che poi, una volta risolta, ci sarebbe stata una decisione da prendere.
Gilardino ha detto: “Amauri? No, grazie”.
A me non ha dato fastidio niente, il futuro è suo, ma anche mio, ce la giocheremo.
Cosa si prova da brasiliani a diventare italiani?
È molto semplice nel mio caso, calcisticamente sono cresciuto in Italia, sono arrivato a 20 anni, ero uno sconosciuto e ho fatto tutta la mia carriera qui.
Canterai l’inno?
L’ho già cantato.
Cosa ti aspetti quest’anno?
Quest’anno mi auguro di vincere con la Juve o lo scudetto o la Champions, è una cosa che mi renderebbe felicissimo.
Il passaporto?
Speriamo che arrivi pure lui, perché così definiamo questa situazione.
GUAI AL GINOCCHIO PER TREZEGUET - La Stampa - Trezeguet e Camoranesi fuori, Del Piero quasi e Chiellini rischia: la Juve prepara la trasferta di Cagliari in emergenza. Il francese è alle prese con il riacutizzarsi dell'infiammazione al tendine rotuleo del ginocchio destro. Oggi farà nuovi esami, ma è certo che per almeno tre settimane dovrà stare fermo. Solo dopo, i medici faranno dei test per valutare se il riposo è bastato o se serve un’operazione, certo la situazione è più grave del previsto. Del Piero è ai box per un problema più semplice: stress al legamento collaterale del ginocchio destro. «Non è grave: entro domani ne saprò di più, decideremo se andare a Cagliari». Ma a questo punto è probabile che in Sardegna torneranno titolari Amauri e Iaquinta, ieri scatenato (tre gol) nella partitella con la Primavera. Camoranesi, che ha allungato il contratto per una stagione, fino al 2011 soffre per una forte contusione al piede destro con leggero trauma distorsivo della caviglia. Dovrebbe averne per una decina di giorni e rientrerà ad inizio ottobre come il lungodegente Zanetti, fermo per i guai alla coscia. Salihamidzic e Marchionni si candidano per una maglia. Infine Chiellini, uscito con la borsa del ghiaccio sul ginocchio sinistro, lo stesso andato ko nel trofeo Berlusconi: è possibile che Ranieri domenica gli conceda un turno di riposo, si scalda Mellberg.
NEDVED: "ROMA, ASPETTACI" - Tuttosport - Pavel Nedved. Ci racconti gli impulsi segreti di una notte magica come quella contro lo Zenit?
«Non c’è nulla di segreto, lo giuro. Si è stanchi, si è tanto stanchi. Perché sul campo, mercoledì sera, ciascuno di noi ha dato tutto ciò che aveva dentro. Ha presente la tensione nervosa?».
Adesso non esageri, uno come lei...
«Uno come me, sì. Non credevo che a 40 anni avrei patito l’emozione della Champions League. Un impatto forte, fortissimo. E’ stato come debuttare un’altra volta e, per quanto mi riguarda, con la prospettiva di dover cogliere l’ultima chance della carriera».
La Juventus ha sofferto e (alla fine) vinto: che idea si è fatto?
«Che dobbiamo migliorare perché non abbiamo giocato bene, specialmente all’inizio quando eravamo tutti troppo contratti. Migliorando, però, abbiamo la possibilità di andare avanti. Fino a dove non lo so. Sognare Roma non è vietato, ma conviene rimanere aggrappati alla realtà dei piccoli passi. C’è da lavorare e c’è tempo per farlo».
Allora cambiamo argomento: due successi in tre giorni, Udinese e Zenit. Quindi?
«Quindi a Cagliari rischiamo tanto perché dopo due prestazioni del genere, tiratissime, un po’ di fatica affiora. Io, ad esempio, sono a pezzi. Però felice. E la felicità aiuta a recuperare le energie».
Nedved, spenda un’aggettivo per la sua Juventus...
«Nessun aggettivo. Dico che siamo un bel gruppo e che possiamo toglierci delle soddisfazioni a condizione che vengano compiuti passi avanti. Successi come quelli conquistati contro lo Zenit aiutano a crescere, però ti succhiano il sangue. Nello spogliatoio noi vecchi ci siamo guardati negli occhi ed eravamo tanto soddisfatti quanto svuotati. E poi, vecchi... Io sono vecchio».
CAMORANESI RINNOVA FINO AL 2011 - La Stampa - Mauro Omar Camoranesi, italo-argentino campione del mondo, si lega alla Juventus fino al 30 giugno 2011. Ieri pomeriggio, al termine della seduta di allenamento, il calciatore ha incontrato il presidente Giovanni Cobolli Gigli, l’amministratore delegato Jean-Claude Blanc e il direttore sportivo Alessio Secco per siglare il prolungamento del proprio contratto. «Oggi - hanno spiegato Jean-Claude Blanc e Alessio Secco - abbiamo voluto valorizzare il rapporto con un giocatore determinante per la Juventus. Mauro continua a dimostrare le proprie qualità in Italia e in Europa e siamo orgogliosi che possa indossare la maglia bianconera per un’ulteriore stagione». All’uscita dalla sede bianconera Mauro Camoranesi si è detto felice per l’esito dell’incontro: «Quello di oggi - ha dichiarato - è un giorno importante sotto il punto di vista umano e professionale. Sono arrivato a Torino nell’estate del 2002 e sono onorato di avere la possibilità di indossare questa maglia per nove stagioni. Non è facile giocare ad altissimi livelli così a lungo e sono certo che presto ci toglieremo altre grandi soddisfazioni».
DEL PIERO, UNA VITA DI PUNIZIONI - La Stampa - «Ho rischiato la brutta figura ma è andata bene». Mercoledì notte, allontanandosi dallo stadio, Alessandro Del Piero era divertito mentre raccontava l’ultima perla della lunga collana di punizioni con cui ha fatto la fortuna della Juve: 32 gol dei 243 in bianconero (qualcuno ne conta 244, ne balla uno in Coppa) li ha segnati su calci piazzati, oltre il dieci per cento, «e pensavo addirittura che fossero di più». Alex è sempre stato uno specialista. Ancora oggi dedica una parte dell’allenamento a perfezionarsi e da ragazzo studiava in tv Platini, Maradona e Zico ma soprattutto era colpito dal modo di calciare di due brasiliani dalle soluzioni potentissime: Eder, soprannominato “Il Cannone”, e Claudio Branco, il terzino del Brescia e del Genoa, «perché dava alla palla effetti molto particolari e imprevedibili, non si limitava a piazzarla negli angoli». Branco sparava certe bordate che ai Mondiali del ‘90 mandò all’ospedale con un trauma cranico lo scozzese McLeod che, poveraccio, aveva provato a respingere di testa. «I tiri su punizione - raccontava Alex in un’intervista - mi hanno sempre affascinato, perché c’è il gusto della sfida a tu per tu con il portiere: lui cerca di piazzarsi e tu cerchi di fregarlo. E nel calcio moderno sono diventate un’arma letale». Parole sacrosante. Infatti senza la sua prodezza, la Juve starebbe ancora cercando il modo per superare lo Zenit Leningrado. Una gran botta e via. Del Piero ha deciso lì per lì il modo di calciare. Le sue invenzioni sono sempre estemporanee. «Decido al momento della rincorsa - ha spiegato spesso -, valuto il piazzamento della barriera e del portiere, cerco di ricordarmi se nei video che osservo prima della partita l’ho visto muoversi in un modo particolare. Ma alla base di tutto c’è la percezione di come mi sento io: se ho ancora forza sufficiente per tirare di potenza, se il piede è “caldo” per cercare una traiettoria difficile e anche il tipo di terreno è un elemento fondamentale». L’esecuzione che ha battuto Malafeev non è una novità, anche se Alex cerca più spesso il colpo che aggira la barriera piuttosto che la botta forte. Da 35 metri però non aveva alternative. Ha calciato con violenza. Una rete del genere l’aveva realizzata a Vienna, contro il Rapid, nella notte in cui raggiunse il record di gol di Boniperti. Il portiere non si mosse e Del Piero ha inserito quella rete tra le migliori punizioni della sua vita. Proprio come fa con questa che ha segnato il ritorno della Juve in Champions League. «Sarò di parte - ha commentato con il fratello Stefano e un paio di amici - ma il portiere non ha grosse colpe. Lui si sposta sulla sua destra perché la palla sta andando lì, poi la traiettoria lo sorprende perchè gira all’improvviso sulla sua sinistra. Succede con questi palloni che “volano” molto e prendono effetti strani, naturalmente se riesci a colpirli in un certo modo». Una cosa simile successe già in Bologna-Juve del ‘98. Anche Sterchele fu ingannato, per dire che non c’è mai niente di nuovo. Il problema è che con questa soluzione l’impatto del piede deve essere molto preciso, lo sforzo è notevole, il corpo è un po’ sbilanciato e le probabilità di sparare la palla altissima in curva sono più di quelle che finisca in porta. Per questo Alex ha confidato che ha rischiato la figuraccia. «Per fortuna è andata bene - ha ammesso nel dopopartita - perché questi sono i gol che lasciano il segno e che si ricordano: ci tenevamo troppo a ricominciare bene la Champions, non era soltanto una partita di calcio ma la chiusura di una parentesi di due anni che abbiamo sofferto». Nelle “top five” della sua vita ci sono anche tre punizioni che il capitano bianconero ha citato spesso. Una è quella al Real Madrid che lanciò la Juve verso la semifinale della Champions League che poi vinse nel ‘96. Non fu un’esecuzione sublime, ci volle un po’ di fortuna dal momento che la palla si infilò nella barriera ma Alex la ricorda ancora perché permise ai bianconeri di pareggiare il conto con l’1-0 dell’andata. Padovano raddoppiò. Un’altra è la punizione a giro con cui l’Italia del Trap battè a fatica l’Ungheria a Parma e si qualificò per i Mondiali del 2002. L’ultima, banalmente, è quella con cui la Juve di Capello battè a San Siro l’Inter e Del Piero fece la linguaccia come Mick Jagger. «Oltre ad essere belle - è la sua spiegazione - le punizioni devono essere determinanti perché le si ricordi volentieri e quella sera, battendo l’Inter che ci aveva raggiunto, il mio gol ci diede la certezza che avremmo vinto lo scudetto». Poi sarebbero venuti Moggiopoli, un processo, una pesantissima condanna e Guido Rossi a cancellare tutto. Tranne il ricordo di quel magnifico sberleffo.
DEL PIERO, UNA VITA TRA MIRACOLI E CADUTE - Repubblica - Deja vu. Quando, in una notte di fine estate, al 31´ della ripresa, da una distanza di 38 metri, il numero 10 bianconero la mette in rete tu pensi: questa cosa qui l´avevo già vista. Quando? Come tutte le sensazioni che tendono all´irrazionale: in un´altra vita, probabilmente. Esatto. L´hai già visto succedere una dozzina d´anni fa, quando quel 10 bianconero era un giovane sfrontato, alle prime Champions, che nei turni preliminari incantava facendo proprio quella cosa lì: una gran botta da sinistra, gol. Poi, un´infinità di cose è accaduta: tu hai magari cambiato moglie, forse avuto nuovi figli, la società per cui lavoravi è fallita, hanno abbattuto le Torri Gemelle e Luciano Moggi, hai visto la Juve in B e Iaquinta campione del mondo, è morto un papa tendente all´eterno, ma Alessandro Del Piero è riapparso lì, a 38 metri dalla porta, gran botta, gol. E che farà adesso, pover uomo? La domanda contiene la risposta. L´aggettivo allude all´inesorabile destino del Signor Altalena: arriva più su per poter più rapidamente scendere. "Del Piero è tornato", attaccava con rosea visione l´editoriale di ieri della "Gazzetta dello Sport". Deja vu. A frugare negli archivi lo si ritroverà almeno 11 volte. A guardare meglio le immagini della punizione spettacolo contro lo Zenit si vede nella tasca dei pantaloncini del numero 10 un biglietto. Ingrandire, prego: è di andata e ritorno. "Del Piero è tornato". E alla prossima se ne andrà. E´ la sua specialità, altroché punizioni. Scrivi "Del Piero è finito" e lui si inventa una stagione da capocannoniere. Scrivi "Del Piero è risorto" (l´ho fatto pure io) e lui ti gioca un Europeo fantasma. Ne deduci l´ambiguo destino di Lazzaro, la cui straordinarietà consiste nell´essere ritornato dal Nulla, non in quel che combina poi (poco, a leggere il Vangelo) ed ecco che Del Piero dimostra di aver imparato l´arte dal Maestro e fa lui stesso un miracolo, seppur di natura balistica. Su di lui gli analisti sportivi azzeccano previsioni quanto quelli finanziari sul petrolio: «Arriverà a 200 dollari al barile entro fine anno» è stato l´avvio del conto alla rovescia che l´ha portato sotto i 90. Del Piero va al proprio funerale e lo rende un battesimo. Poi ri-ha tutta la vita davanti e la spreca. L´importante è saperlo e regolarsi. La stampa sportiva non può farlo, avendo con i propri lettori un rapporto basato sull´eccitazione reciproca. Oggi "Dinamite Ale", domani "Del Fiasco". Lui stesso non può accettarlo: per questo va in giro con l´espressione da incompreso pur avendo avuto più occasioni, sovvenzioni e rilanci di Alitalia; per questo dopo ogni "gol della rinascita" si batte il pugno sul cuore, come se lui avesse dimostrato di averne uno e altri no. Altri chi? Gli unici ad avergli preso le giuste misure: i suoi allenatori. Ai quali rimprovera di aver fatto la cosa giusta: non tenerlo in campo sempre. Ci sarà un motivo se lo fanno tutti, da Lippi a Ranieri. Il motivo è che Del Piero può produrre un lampo, non temporali. E´ la sua croce, ma anche la sua fortuna. Altri hanno concentrato i propri talenti in qualche stagione in cui tutto entrava e poi si sono dispersi. Ronaldinho resterà probabilmente legato ai magici anni del Barcellona, dopodiché buongiorno notte. Baggio è stata una meravigliosa ciambella con un buco nel mezzo di una carriera di delizie all´inizio e alla fine. Del Piero si è speso con una curiosa forma di continuità, quella dell´alternanza. Gente come Platini, Maradona e Zidane può non declinare mai. Gli altri, per quanto grandi, debbono scegliere quando farlo. Del Piero: un giorno sì e uno no. Che possa, nelle giornate no, evitare di esibirsi, sarebbe la sua salvezza. Lo aiuterebbe magari ad affilare le proprie armi per quando il duello diventerà decisivo, riuscendo nelle ultime stagioni a smentire quelli che dicono che è sì un gran giocatore, ma non è mai determinante quando il gioco si fa duro. Che a parte una Coppa Intercontinentale, non ha mai messo la firma su nessuna finale. Guarda mercoledì: ha spento lo Zenit, ma era l´alba della Champions. Avrebbe saputo fare lo stesso se fosse stato l´epilogo all´Olimpico? La sua risposta sarebbe: «Fatemi provare». Più o meno la stessa che dava alla suora nella terribile pubblicità dell´acqua minerale quando lei gli ricordava di aver vinto campionati, coppe, un Mondiale, ma non ancora un Europeo. Poi l´hanno fatto provare («è l´Italia formula Alex») ed è stato un´ombra. Del Piero è un curioso interruttore manovrato da un bambino capriccioso: on-off-on-off. Quando è "on" si accende la luce e si spengono quelli intorno a lui. Regrediscono, emigrano. E´ toccato a Baggio e Miccoli. Rischia di toccare a Giovinco, perfino ad Amauri. Vagli a spiegare che a volte fare un passo indietro non significa arretrare, ma prendere la rincorsa. Del Piero non è solo un calciatore e quindi egoista per definizione quando si tratta di minuti da giocare. E´ anche un perfetto prodotto di questa notte italiana: sa che per esistere bisogna essere visibili, con i riflettori puntati addosso, a costo di essere ripresi quando si fa poco o nulla, come concorrenti di un reality. Non mollerà mai. E se adesso, per un po´, si estrania dal gioco, non scrivete che è affondato. Sta solo preparandosi a riaffiorare.
ALEX IL PATRIARCA, 15 ANNI DI GOL - Corriere della Sera - L'autunno del patriarca bianconero è una stagione sorprendentemente dorata, in cui tutto si ripete, ma ha il sapore di una magia sempre nuova. Alessandro Del Piero segnò il suo primo gol con la maglia della Juventus proprio quindici anni fa, il 19 settembre 1993 contro la Reggiana in campionato. Tredici anni fa (era il 13 settembre 1995) arrivò il primo gol in Champions contro il Borussia Dortmund, e fu una folgorazione: nacque il gol «alla Del Piero», un prodotto esportato negli anni sui campi di tutta Europa e di tutta Italia, da Napoli a Bucarest, da Madrid a Brescia. Come ai bei tempi Ora, al ritorno in Champions, Del Piero si ripresenta alla soglia dei 34 anni (li compie il 9 novembre) con un gol un po' diverso, quasi «alla Pirlo» per intenderci, non fosse altro per la capacità di imprimere al pallone una traiettoria tanto semplice quanto difficile da gestire per un portiere. Una novità per Del Piero? Mica tanto: il 7 dicembre 2005 Alex segna due gol, gli ultimi in Champions prima di quello allo Zenit San Pietroburgo. Il primo dei due, su punizione, assomiglia moltissimo a quello di mercoledì: «Ne ho fatti di simili anche al Bologna e al Brescia in serie B — spiega Del Piero —. Bisogna provarci sempre e io ci ho provato con un tiro molto particolare, ambizioso, come questa Juve». Capriole e saggezza Tutto torna quindi, come in una bella capriola, questa sì inedita: un salto nel futuro, pieno di gioia mista a un po' di rabbia, con i piedi alla fine ben piantati per terra. «Ogni tanto la provo in allenamento e mi è venuta così, spontanea: ho sentito qualcosa che mi esplodeva dentro e l'ho scaricato in quella maniera. E poi una volta — gigioneggia Del Piero — c'era il messicano Hugo Sanchez che le faceva e non potevo imitarlo. Scherzi a parte, sto bene e giocare tre partite di fila non è un problema abbiamo tanti impegni e tanti giocatori bravi. Quindi...». Turnover forzato Quindi domenica pomeriggio a Cagliari molto probabilmente Del Piero tornerà a sedersi in panchina. Colpa, più che del turnover, di «uno stress al legamento collaterale mediale del ginocchio destro». Nulla di grave, ma il mercoledì successivo si gioca ancora (in casa con il Catania) e forzare non conviene. In Sardegna Ranieri dovrà rinunciare anche a Camoranesi, che ieri è andato a rinnovare il contratto fino al 2011 zoppicando: l'azzurro, uscito dopo 31' contro i russi, ha subito una contusione importante alla caviglia destra, con un minimo movimento distorsivo. Più lunghi i tempi di recupero per David Trezeguet che starà fermo un mese per guarire la tendinopatia al ginocchio destro: questo spiegherebbe anche la prestazione scadente del francese, lasciato fin troppo a lungo in campo da Ranieri mercoledì sera. A testimonianza che il turnover d'attacco, dopo i malintesi della partita con l'Udinese, è una questione (anche di forma prima ancora che di sostanza) sempre delicata. Specialmente adesso che la griglia di partenza della stagione è ancora in via di definizione. La brace Però passano gli anni e in prima fila a sgomitare c'è sempre Alex, uno che, districandosi con ironia e intelligenza, non fa mai grosse polemiche e preferisce rispondere sempre con i fatti e magari con un'esultanza più rabbiosa (e più creativa) del normale. Dalle sue parti, dove la pianura trevigiana assediata dai capannoni trova un po' di respiro nella collina, uno come Del Piero sarebbe una «bronsa cuerta», una brace che cova sotto la cenere, sempre accesa, sempre pronta all'uso per cucinare l'avversario. Oggi come ieri, con gol sempre diversi e raramente banali: «Volete sapere se quello allo Zenit è il più bello? Non saprei. Diciamo che è tra i più belli — sottolinea Del Piero — e sicuramente è molto importante». Da buon patriarca del gol, Alex è affezionato a tutte le sue creature.
L'AMICA CRISTINA CHIABOTTO: "ALEX NON E' MAI INVECCHIATO" - La Stampa - Cristina Chiabotto, ha visto cambiare Del Piero da quando lavorate insieme negli spot?
«In questi cinque anni, Alex ha attraversato sicuramente momenti belli e altri che lo sono stati meno ma è rimasto se stesso: calmo, riflessivo, professionale. Quando è sul set è molto concentrato su quello che deve fare, come lo sono io. Non si parla di calcio nè di emozioni».
È facile lavorare con lui?
«Quando abbiamo cominciato lui aveva già fatto spot per l’Uliveto, mentre per me era una novità. Siamo entrati sempre più in sintonia: adesso siamo ben inseriti in un copione divertente e simpatico, che ci coinvolge, e lo vedo sempre più sciolto, come un attore nato. Credo che la sua forza stia nella capacità di entrare nella parte, e nel calcio ci aggiunge ovviamente la tecnica e il talento».
Con lei, che è anche una tifosa, si sarà lasciato andare a qualche confidenza. Magari sui rapporti con Ranieri.
«Lui è sempre stato un mio idolo perché sono juventina dalla nascita sebbene non di quelle scalmanate. La regola è che io non gli chiedo i segreti di cosa accade nella Juve e lui non me li dice di sua volontà. Tanto conosco un po’ tutti e le cose che mi interessa sapere come tifosa vengo a conoscerle comunque».
Ha visto il gol di Del Piero contro lo Zenit?
«L’ho visto e ho esultato: è uno dei più belli che gli abbia visto fare ma ancora non gliel’ho detto. Comunque tanti parlano di una sua seconda giovinezza mentre io credo che sia soltanto il prolungamento della prima».
Una curiosità: la suora del vostro spot per chi tifa?
«Non l’ho mai capito ma credo che le importi poco del calcio. Pia Aversa ha 85 anni, è un’attrice che ha recitato con De Filippo e per poco non l’ha fatto con Totò. È una grande persona, siamo noi che dobbiamo fare il tifo per lei».

 
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AMORE CEKO
Il tributo finale del popolo bianconero a Pavel Nedved

 

JOHN ELKANN
ALL'ATTACCO

Il nipote dell'Avvocato punzecchia tecnico e giocatori
(video Sky Sport)

 


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