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« TIFO BIANCONERO CONTRO RANIERILA JUVE STENTA ANCHE IN EUROPA »

STASERA RITORNA LA CHAMPIONS!

Post n°1528 pubblicato il 30 Settembre 2008 da corsivo79

JUVE A CACCIA DEL GOL PERDUTO: RANIERI RILANCIA ALEX E IAQUINTA

Oggi alle 20.45 i bianconeri sfidano a Minsk i campioni di Bielorussia del Bate Borisov. Nella conferenza della vigilia ha tenuto banco il problema-gol. Ranieri: "I numeri dicono che segnamo poco, però creiamo molto, vedi il match con il Catania. Prima o poi i gol arriveranno, non sono preoccupato. L'importante al momento è non subirli. In campionato possiamo fare come Ballan nel mondiale di ciclismo: all'ultimo giro possiamo piazzare noi il forcing giusto che ci può portare allo scudetto. Quella col Bate è una gara fondamentale. Loro sono pericolosi e rispetto a Madrid recuperano le punte titolari. E' un'avversaria da rispettare e andrà in campo la miglior Juventus possibile". Del Piero: "Non esiste un problema gol. E' solo una questione di centimetri. Abbiamo colpito anche tanti pali. Sarebbe stato grave se non avessimo costruito tante occasioni. Ora voglio arrivare a 50 gol europei". Stasera Amauri lasciato a riposo in vista del Palermo. In attacco Alex e Iaquinta. Marchisio sostituirà l'infortunato Poulsen. Dubbio Nedved-Giovinco. La Formica Atomica annuncia: "Sono molto contento, sono stati risolti i problemi relativi al contratto". Anche Legrottaglie vicino al rinnovo: "Non ho ancora firmato, ma stiamo trattando. Sarei felice di chiudere la carriera alla Juve".



Nelle foto alcune fasi dell'allenamento di rifinitura sul campo di Minsk

JUVE ALLA RICERCA DEL GOL - Il Giorno - Una notte da Champions. Una notte per dimenticare le polemiche del campionato e ricominciare a vincere. E possibilmente a convincere con il bel gioco, ovviamente debellando il mal di gol, un virus diventato preoccupante dopo l’infortunio di Trezeguet. E così la Vecchia Signora si aggrappa all’Europa. Dopo aver superato all’esordio lo Zenit di Arshavin, stasera a Minsk, capitale della Bielorussia, Del Piero e compagni cercheranno di concedere il bis. Di fronte troveranno la modesta compagine del Bate Borisov, la cenerentola del girone H, «una buona squadra di serie B italiana» per l’ex juventino Aleinikov, compagno di squadra di Zavarov, entrambi originari del posto e colonne dell’Unione Sovietica del colonnello Lobanovski. Altri tempi, verrebbe da dire. Questa sera allo stadio Traktor arbitrerà l’inglese Atkinson, ma questo è un dettaglio. Perché Ranieri non intende lasciare nulla al caso: «Per noi è una gara fondamentale, abbiamo vinto la prima partita e quindi vogliamo fare bene anche in questa. Per questo manderò in campo la formazione migliore possibile». Rientra Marchisio, non ci saranno però Buffon e Poulsen, rimasti a Torino, eppure il tecnico romano si affiderà alla vecchia guardia, con Del Piero e uno fra Iaquinta e Amauri (ieri il brasiliano era raffreddato), là davanti a cercare di scardinare la difesa bielorussa con Giovinco pronto a subentrare dalla panchina. «Loro vorranno fare bene davanti al pubblico di casa – ha continuato Ranieri – noi dovremmo rimanere concentrati per tutta la gara, facendo attenzione perché in Europa non esistono partite facili». Il baronetto di Testaccio per ora non vuole pensare alla serie A: «Cerchiamo di scindere campionato e Champions. E’ vero, i numeri dicono che stiamo segnando poco, ma soprattutto col Catania la squadra ha creato molto. Non stiamo attraversando un periodo florido sotto porta, l’importante al momento è non subire. Prima o poi i gol arriveranno, non sono preoccupato di questo».  Sulla stessa lunghezza d’onda Alessandro Del Piero: «Non esiste un problema gol. Sarebbe stato più grave se non avessimo costruito tante occasioni, arriverà è solo una questione di centimetri e poi abbiamo colpito tanti pali». Il capitano poi suona la carica («Dobbiamo vincere ad ogni costo, perché vogliamo passare il girone, ma non sarà facile»), ma oltre all’Europa non dimentica il campionato: «Non ho mai pensato che il Milan fosse fuori dai giochi. Ora c’è un cliente in più per lo scudetto. Il derby? L’ho guardato con molto interesse, perchè era una gara agonisticamente molto interessante». Anche monsieur Blanc domenica sera non ha staccato gli occhi dalla televisione: «Certo che l’ho visto, ed è meglio che abbia vinto il Milan, così ci sono otto squadre in tre punti: ci guadagnano sia lo spettacolo che il campionato italiano». Come dargli torto? 
RANIERI: "SOGNO SQUADRA ALLA BALLAN, COMPATTI IN GRUPPO, POI LO SPUNTO" - La Stampa - La notizia è che Ranieri, con l’inglese, va oltre il «good afternoon» come ha malignato Mourinho. Ne siamo testimoni. Ieri l’uomo del Testaccio ha capito e si è fatto capire da un giornalista svedese che gli ha chiesto un parere su Mellberg e si è avventurato nella lingua di Shakespeare per spiegare che il Valencia e il Chelsea, prima che arrivasse lui ad allenarle, erano squadre mediocri mentre la Juve è sempre stata nella storia del calcio europeo. Per l’«ego» di Mourinho è certamente una mazzata che segue la sconfitta nel derby: non ne immaginiamo le conseguenze. Come non immaginiamo il futuro della Juve tra il campionato e la Coppa in un momento molto delicato, nel quale deve fare i conti con la preoccupante stentatezza nel segnare. La Champions deve fornire un segnale di ripresa, e non ci spingiamo a pretendere la brillantezza nel gioco perché siamo rassegnati a vederne poca da una squadra di muscolari e con un tecnico che cita in continuazione «l’equilibrio».  Con tutta la simpatia per il Bate Borisov, se i bianconeri ne faranno un ostacolo serio bisognerà ridisegnare molte ambizioni. Ranieri ha calcolato che i bielorussi hanno sempre segnato nelle ultime 15 partite interne, tranne una, mentre la Juve nelle ultime 9 trasferte internazionali ha sempre subito gol ma con le statistiche non si fa giustizia delle differenze tra un club in cui giocano campioni del mondo ed ex Palloni d’oro e una squadra di giovani del miglior vivaio bielorusso, più qualche georgiano, slovacco e russo comprato a pochi rubli. Fanno un calcio veloce, entusiasta e di contropiede i ragazzi di Borisov, e per l’esordio casalingo in Champions League si riempirà lo stadio della Dinamo Minsk, in cui la Uefa li ha costretti a traslocare: sarà tutto esaurito tuttavia non è quanto basta per mettere il Bate sul piano dei bianconeri, dopo averlo visto perdere a Madrid per due gol ma avrebbero potuto essere sette.  Con Amauri a riposo, non pensiamo che Ranieri si spinga a proporre un tridente con Giovinco. Per il momento, l’ha escluso. «E’ una formula che ho adottato l’anno scorso ma va adoperata soltanto quando serve: a Genova, ad esempio, avrei fatto il gioco della Samp». Vincere a Minsk sarebbe una grossa spinta verso la qualificazione, prima delle due partite con il Real Madrid, e la Juve potrebbe concentrarsi sul campionato dove la sconfitta dell’Inter è stata accolta come un buon segno senza pensare che in questo modo il Milan (ma anche la Roma) riprende fiducia. Più si affolla la concorrenza in alto, meno certezze ci sono di raggiungere la qualificazione in Champions: tra l’altro l’Uefa per la stagione 2009-2010 prevede che l’Italia abbia tre posti mentre la quarta in classifica andrà al preliminare ma sarà molto più impegnativo che in passato, contro squadre che non avranno la friabilità dell’Artmedia incontrata quest’anno. Arrivare quarti corrisponde a un grande rischio ma alla Juve si augurano l’ammucchiata piuttosto che la fuga dell’Inter favorita per lo scudetto. Perciò il presidente Cobolli ha ammesso che la vittoria del Milan lo soddisfa e Del Piero ha chiarito che «avere il Milan più vicino a noi non mi sconvolge perché non ho mai pensato che restasse indietro. Ha avuto una partenza difficile nei risultati però sapevo che si sarebbe ripreso». L’importante è che Mourinho resti in gruppo. «La concorrenza è numerosa, ci metto pure la Lazio che due anni fa arrivò in Champions - dice Ranieri - e il Napoli che trova punti anche fuori casa. Ma spero che si stia tutti lì e che la Juve al momento giusto trovi lo spunto prepotente per staccarsi come ha fatto Ballan al Mondiale di ciclismo». «Massì - gli ha fatto eco Jean-Claude Blanc -, adesso siamo alle prime tappe del Tour, quelle per i velocisti, noi saremo pronti per i Pirenei quando si decidono le vittorie». L’importante però è ricordarsi che questo non è ciclismo.
RANIERI: "LA MIA SQUADRA PIU' GRANDE" - Corriere della Sera - Per l'Uefa la Juventus ha 28 scudetti. Resta valido, nel librone della Champions League, il titolo del 2005. Non si tratta di un colpo di mano dello «juventino » Michel Platini, ma, come ha spiegato il portavoce William Gaillard, solo di un errore. Sbagliano tutti, anche i libri. Poco male, comunque sia, la Juve solo col nome incute rispetto, perfino ai tutt'altro che tremebondi giovanotti del Bate Borisov (nei tre turni preliminari non hanno mai perso, 4 vittorie e 4 pareggi) ancorché emozionati all'idea di trovarsi davanti Alessandro Del Piero e la Juve. Lo certifica anche Ranieri: «È la più grande tra le squadre che ho avuto. Il Valencia era a metà classifica quando l'ho preso e portato in Champions, il Chelsea con me è arrivato 4˚ ed è stato allora che Abramovich lo ha acquistato. La Juve è la Juve, è la storia». Più cronaca (grigia) che storia, l'ultima apparizione di Madama fuori dai confini. Fu nel vecchio e morente Highbury (penultima partita internazionale): 2-0 per l'Arsenal il 28 marzo 2006. L'inutile 0-0 di Torino decretò la fine dell'avventura in Champions. Poi pianse il telefono. Riecco la Juve formato trasferta- Champions a Minsk che qualcuno, alla vigilia, descriveva come una città squassata dalla rivolta. Sarà, ma non intorno allo stadio della Dinamo che ospita il Bate Borisov, triste per aver lasciato il civettuolo impianto cittadino, il Gorodskoi, 5.392 posti a sedere. Troppo pochi per l'eccellenza della manifestazione. Così via all'emigrazione nell'autunnale (e molto sovietica) Minsk alla testa di un allenatore di 31 anni, Viktor Goncharenko, una carriera di difensore fermata, a causa della rottura dei legamenti del ginocchio, quando aveva 25 anni. Pochi mesi in panca ed è riuscito nell'impresa storica di portare la squadra al Santiago Bernabeu. Ma la Juve vuole riprendere un discorso. Sia quello degli scudetti (magari il 28 dell'Uefa è un augurio) che quello della Champions. Il rumore del campionato si spinge fino a qua e Ranieri e Del Piero lo raccolgono. L'allenatore: «Ho sempre detto che in Italia c'è un gruppo di squadre tra cui scegliere. Io spero che la Juve faccia un allungo alla Ballan». Il capitano: «Non avevo escluso il Milan e ho avuto ragione». C'è spazio anche per la disfida a distanza con Mourinho, affrontata, questa volta, con un bel tocco d'autoironia. A un giornalista svedese che gli chiedeva una risposta in inglese, Ranieri, allargando le braccia, ha detto: «Ci provo». Più grave della tenzone tra tecnici, l'avarizia della rete. Ranieri non è preoccupato. «Cerchiamo sempre di scindere gli obiettivi, da una parte l'Italia, dall'altra la Coppa. Il Bate Borisov va rispettato, ci terrà a fare una bella figura. Sì, i numeri dicono che abbiamo fatto pochi gol ma non tengono conto di quello che accade in campo. Solo con la Samp abbiamo creato poco, col Catania le occasioni ci sono state. Io credo che l'importante è non subirne, i gol prima o poi verranno. Da quando sto alla Juve non è mai stato un problema». Del Piero (oggi con Iaquinta, Amauri ieri non si è allenato per un malanno) sottoscrive e spera di ripetersi dopo la prodezza con lo Zenit. Veleggia verso i 50 gol in Europa (47). «Non è un traguardo, piuttosto una tappa». Come questa, ma attenzione a sbagliare o il gruppo fugge via.
DEL PIERO: "POCHE RETI? QUESTIONE DI CENTIMETRI" - Tuttosport - «Non c'è alcun problema gol». Seduto accanto a Claudio Ranieri nella conferenza stampa della vigilia della sfida di Champions League con il Bate Borisov, anche Alessandro Del Piero ha rispedito al mittente le critiche per un attacco della Juve che ultimamente è poco prolifico.
IL GOL - «Creiamo molto ma è un momento in cui la palla non vuole entrare - ha detto - Spesso però è stata solo una questione di centimetri. Abbiamo preso diversi pali... Speriamo che i centimetri ci dicano bene nelle prossime gare». Il capitano è deciso a raggiungere un traguardo: «Voglio arrivare a 50 gol in Europa». Il bianconero, per ora, è fermo a 46. Quindi meglio cominciare subito ad avvicinarsi alla meta, segnando contro i bielorussi. Ecco cosa pensa dei prossimi avversari Alex: «Una buona squadra, che sta vincendo per la terza volta il campionato in Bielorussia e che di fronte al proprio pubblico vorrà fare bella figura. Sarà una gara difficile». Tutto qui. E dopo che Ranieri ha snocciolato un paio di nozioni sul Bate Borisov, Del Piero, con una battuta, ha fatto capire di non conoscerli assolutamente: «Non è che non conosco nessuno del Bate Borisov - ha sorriso - è solo che ho preferito lasciare al tecnico la questione, visto che questo è il suo lavoro e poteva spiegarvi meglio gli avversari...».
LOTTA PER IL TITOLO - «Non ho mai pensato che il Milan fosse fuori dai giochi. Ora c'è un cliente in più per lo scudetto». Il derby e la lotta per il titolo visti da Alessandro Del Piero. «Ho guardato il derby di Milano con molto interesse - ha detto il capitano della Juventus - perchè era una gara agonisticamente molto interessante».
LE DICHIARAZIONI DI GIOCATORI E DIRIGENTI - Tuttosport - Stasera c'è la prima trasferta del girone di Champions League in casa del Bate Borisov, ma la testa della Juventus è ancora ai due pareggi di fila in campionato contro Catania e Sampdoria. Prima però il presidente bianconero Giovanni Cobolli Gigli torna sul derby di Milano. «Dobbiamo ringraziare il Milan che ha accorciato la  classifica, devo fare un grande complimento a Galliani -ha commmentato Cobolli Gigli-. Se avessimo vinto col Catania... Saremmo molto più in alto. A differenza di altri (Mourinho ndr), dico di temere anche Lazio, Fiorentina e Roma. Temo anche il Palermo, ma adesso siamo tutti concentrati sulla Coppa, il Palermo arriva dopo».
STERILITÀ OFFENSIVA - In generale, a far discutere è la scarsa capacità di far gol della squadra di Claudio Ranieri, anche se il presidente evita processi. «Io la sterilità offensiva l'ho vista principalmente contro la Samp, prima no - dice prima di partire per Minsk -. Se contiamo anche il numero di pali...questa non è una giustificazione perchè lo so che il pallone deve entrare in porta, ma significa che ci siamo andati vicini». Secondo Amauri, unico attaccante finora a segno in campionato, non c'è una responsabilità «solo dell'attacco. C'è tutto, ovviamente se riusciamo a fare qualche gol in più meglio per noi». Nicola Legrottaglie si concentra invece sull'impegno in Bielorussia. «Quando non conosci la qualità degli avversari c'è qualche difficoltà in più, ma noi abbiamo studiato, abbiamo visto le cassette. E poi - conclude il difensore bianconero - noi siamo la Juventus».
CONTRATTI - Legrottaglie si sofferma poi sulla questione contratto. «Ancora non ho firmato stanno parlando società e procuratore, quando sarà tutto risolto mi farà piacere chiudere la carriera alla Juventus». Questione contratto che riguarda anche Sebastian Giovinco e che sembra essere risolta. «Sì il problema è risolto, sono contento», conferma la Formica Atomica. «Se ne occupano Secco e Blanc, ma stiamo arrivando a una soluzione mediata», ha poi spiegato Cobolli Gigli.
IL DS SECCO - A parlare del momento della Juve è stato anche Alessio Secco ai microfoni di Sky Sport 24: «Le difficoltà offensive della Juventus? Quattro gol sono pochi, però è anche vero che abbiamo preso 4-5 pali nel corso del campionato. La situazione sarebbe migliorata, evidentemente. Restiamo quindi con 4 reti realizzate e con 2 subite, credo che siamo la migliore difesa e l’unica squadra, insieme al Napoli, ad essere ancora imbattuta. Il campionato è appena iniziato e ci sarà modo e tempo per migliorare. Pesa l’assenza di Trezeguet? È un’assenza sicuramente pesante ma non deve diventare una scusa, un pretesto per noi. Abbiamo comunque altri attaccanti fortissimi e quindi andiamo avanti con quelli che abbiamo senza piangerci addosso perché potremo fare molto bene. Domani giocheranno Iaquinta e Del Piero dal primo minuto? Questo bisognerebbe chiederlo a Ranieri. Amauri ha un piccolo mal di gola ma credo che non sia nulla di grave, domani dovrebbe essere a disposizione. Poi sarà il mister a decidere chi far giocare e chi non far giocare». Chiusura sul derby Milan-Inter: «Abbiamo visto la partita, è stata bella partita. Accettiamo il verdetto del campo. L’Inter allora non è poi così imbattibile? Noi dobbiamo guardare in casa nostra, pensare alle partite che verranno, a cominciare da quella di domani sera contro il Bate Borisov».
CONTRATTO GIOVINCO, SEBA CONFERMA: "TUTTO RISOLTO" - Corriere dello Sport - In casa bianconera i contratti di Legrottaglie e Giovinco sono in dirittura d'arrivo: «Ancora non ho firmato - rivela il difensore - stanno parlando società e procuratore, quando si arriverà ad un accordo giusto sarò felice di finire la carriera qui alla Juve». Anche il piccolo gioiello conferma la prossima firma: «Sono molto contento, sono stati risolti i problemi relativi al contratto»
PER IL RINNOVO DI GIOVINCO MANCA SOLO LA FIRMA - tuttomercatoweb.com - Sebastian Giovinco e la Juve, un matrimonio che continuerà. Una delle vicende più spinose in casa bianconera sembra risolta, giacché il calciatore tascabile della Juventus ha dissipato ogni dubbio con un "Sono contento, è tutto risolto" che non lascia spazio a nessun volo pindarico. Rumours dicono che il contratto del fantasista sarà prolungato fino a giugno 2013, con un aumento salariale che porterà l'ingaggio a circa 750 mila euro l'anno più i premi. Più enigmatico il procuratore del calciatore, Alessandro D'amico: "Vedremo. Non c'è stato nessun contatto diretto né con squadre straniere, né con altre italiane. E non c'è nessun astio con Ranieri, avrà le sue possibilità: ha dimostrato di poter stare nella Juve".
PANCHINA, UN AVVISO PER AMAURI - La Stampa - Avendo finora ballato sul samba di Amauri (in campionato, 3 gol su 4), la Juve vorrebbe evitare s’inceppasse il disco o restasse l’unica colonna sonora della stagione: silente il brasiliano, contro la Samp è finita in una noia mortale. Se n’è accorto pure lui, che dopo la partita di Marassi era piuttosto abbacchiato, con compagni e tecnico: «Mi spiace, ho giocato male». Mica un guaio da poco, visto che l’altro interprete principale in quel ruolo, David Trezeguet, non toccherà pallone per almeno cinque mesi. Bene che non stecchi, allora, mister 22,8 milioni di euro. L’anemia dell’attacco juventino è arrivata anche qui a Minsk, se pure i cronisti locali interrogano Ranieri e Del Piero sullo spartito, nella conferenza allo stadio della Dinamo, per una notte casa del Bate Borisov: «Vedrete - dice il tecnico bianconero - che presto questo pseudo problema del gol non ci sarà più». Anche se per le cifre, esiste davvero: «I numeri dicono questo - continua - e di solito i numeri hanno ragione, ma bisogna poi vedere quante occasioni produci. Certo, non è un periodo florido, ma penso sia pure importante non subirne, di gol. E poi mai mi sono preoccupato di non segnare abbastanza, soprattutto da quando sono alla Juve». Che l’anno passato chiuse con il miglior attacco. Non sta però filando adesso, e allora nel dibattito finisce pure l’unico che ha sparato dritto, Amauri. Perché quando Ranieri, dopo Genova, ha analizzato la partita con i giocatori, ha bacchettato anche il brasiliano: il tecnico ha rimproverato alle punte di non aver fatto abbastanza movimento contro la difesa a tre della Samp, di non aver creato spazi e, quindi, tracce per i rifornimenti. Detto ciò, resta cementata la fiducia di Ranieri in Amauri, anche perché è stato il tecnico a voler prendere l’ex punta del Palermo: uno dei pochi, a certi livelli, a poter giocare con tutti gli attaccanti della Juve. Oltre che piedi e talento, il brasiliano dovrà continuare a farsi guidare dalla testa e dalla volontà che l’hanno portato fin qui: non pensare, allora, di avere il posto blindato per il solo infortunio di Re David. Nel dubbio, ha detto la sua anche Maurizio Zamparini, di solito specialista nel tiro all’allenatore, schietto come sua abitudine: «Nelle prime partite ho visto un po’ di egoismo. Non danno mai la palla ad Amauri, e non so il perché. Lui scatta in profondità, ma non gliela restituiscono». Un problema strutturale per il presidente del Palermo, prossimo nemico, domenica: «La Juve ha un centrocampo molto forte - continua - ma forse non hanno più i giocatori di fascia di un tempo». Sarà per le belle parole che Amauri, proprio ieri, ha fatto una promessa: «Se segno non esulto». Sai che consolazione. D’attacco parlano anche i difensori, come Nicola Legrottaglie: «Non prendere gol è importante, ma pure farli: allora se giocassimo in maniera diversa, magari ne subisci qualcuno in più, ma ne puoi fare anche qualcuno di più». Nessun allarme, invece, da chi in avanti lavora: «Non sono preoccupato più del necessario - spiega Alex Del Piero - perché la vera preoccupazione sarebbe se non avessimo costruito abbastanza: invece, tranne che contro la Samp, non è successo». Magari conterà anche l’affiatamento dell’orchestra, perché in fondo Amauri è un pezzo nuovo: «La grande differenza con Trezeguet - ammette il capitano - è che con David ci conoscevamo da anni. Ma Amauri è un grande giocatore e visto com’è andata bene all’inizio, vedo bene anche il proseguimento». Magari non stasera, visto che ieri il brasiliano non s’è allenato per colpa di un violento raffreddore: farlo uscire ai cinque gradi di Minsk non era saggio. Nel caso, toccherà a Vincenzo Iaquinta: trovare un’alternativa al samba farebbe felice tutta la banda.
BATE BORISOV, LA LILLIPUT CRESCIUTA TRA I DITTATORI - La Stampa - Prima del calcio Borisov era una città di cambio, la stazione tra Mosca e Minsk, oggi è il solo motivo per cui l’ultimo dei dittatori europei, Aleksander Lukashenko, appena rieletto presidente a maggioranza assoluta con molti sospetti sulla libertà di voto, dice di concedersi del tempo libero. Il padrone dello stato adora lo sport e lo vuole sfruttare. Ha personalmente varato un piano di finanziamento per le squadre del Paese «a patto che facciano crescere giovani campioni bielorussi» e il Bate è in linea con i desideri del grande capo. Ha tirato su Aleksander Hleb, oggi al Barcellona, Vitaly Kutuzov, comprato dal Milan e passato poi a Sampdoria e Parma e Yury Zhevnov partito per Mosca quest’estate. Nove elementi della nazionale Under 21 sbucano da qui e oggi l’età media della squadra è 24 anni. Lukashenko usa il pallone anche per evitare i controlli democratici. Quando nel 2003 si è rifiutato di incontrare Leni Fischer, allora presidente del consiglio europeo, disse che 5000 persone lo aspettavano allo stadio: «Le partite di chi ci rappresenta sono momenti troppo importanti». Ora che gli chiederanno conto degli ultimi giorni di campagna elettorale, passati a far tacere i coraggiosi candidati dell’opposizione e a far sparire chi li sosteneva per le strade, dirà che è occupato con la Champions League, «momento di orgoglio nazionale». Non è il solo despota che ha girato intorno alla città dei miracoli, 150 mila abitanti e uno stadio da 5000 posti giudicato troppo piccolo per ospitare le partite contro Juventus, Real Madrid e Zenit. Il Bate emigra a Minsk per il calcio che conta, a 80 chilometri di distanza, sulla strada che dovrebbe nascondere il tesoro di un altro tiranno, Napoleone. L’imperatore ha sostato a Borisov durante la ritirata dalla campagna di Russia, nel 1812. La leggenda racconta che quando ha capito di dover sloggiare più in fretta del previsto abbia deciso di nascondere, in quella che allora era boscaglia, le ricchezze con cui intendeva sistemarsi a Mosca e ancora adesso, ogni anno, arrivano cacciatori d’oro a scavare in periferia. C’è un terzo dittatore però che davvero comanda il piccolo club arrivato fin qui con il micro budget di 4 milioni di euro, Viktor Goncharenko. Ha 31 anni, è il più giovane tecnico nella storia del torneo, ex difensore del Bate, ha smesso presto per colpa di un legamento saltato ed è entrato nello staff come osservatore. Ha gestito i giovani e fatto da vice e dal 2007 guida la squadra ricalcando le idee del presidente: «Sì, mi definirei un dittatore, la disciplina è la chiave del successo e le decisioni le può prendere una persona sola. Chi mi ha preceduto, Igor Kriushenko, era troppo democratico per raggiungere il successo». Regole precise, allenamenti tosti e abbattimento delle classi: di stelle non ce ne sono, quando un giocatore diventa campione se ne va, secondo gli accordi presi con il proprietario del club Anatoly Kapsky. Il ricambio deve essere costante, una generazione dopo l’altra perché una fabbrica di impianti elettrici per auto e trattori, la Bate appunto, non può permettersi ingaggi alti, ma può smuovere ambizione ed energia. Per Goncharenko «giocare per questo club deve essere un onore». La filosofia è rimasta quella del periodo sovietico, anche se il Bate Borisov è di per sé sinonimo di indipendenza: è la prima squadra che rappresenta la Bielorussia in Champions League, ha battuto anche la capitale, solo che non smuove istinti rivoluzionari e si adegua ad alimentare il patriottismo statale. Boris Tsyporin, direttore della Belatmeat, pensa di omaggiare i giocatori con una fornitura di salumi a vita. Aveva già messo in palio la ricompensa alle Olimpiadi, ma le ragazze della squadra di basket non sono arrivate all’oro. Stavolta Tsyporin ci ha scherzato su e ancora non ha formalizzato l’offerta, pare che il presidente non gradisca poi tanto l’idea. Così sembra che lo Stato non provveda a ricompensare i suoi eroi ed è chiaro che, per i dittatori locali, la squadra deve fare dei punti in Champions per meritare regali.
LAPSUS FREUDIANO ALL'UEFA: LA JUVE HA 28 SCUDETTI! - Tuttosport - Ventotto scudetti, compreso quello della stagione 2004-2005 revocato dopo calciopoli dall'allora commissario straordinario Guido Rossi e non riassegnato: li elenca nelle pagine dedicate alla Juventus la Guida alla Champions pubblicata dalla Uefa. E non è l'unico errore: alla Fiorentina viene attribuita la vittoria di una Supercoppa italiana nel 1961, quando il trofeo non esisteva, mentre i viola l'hanno conquistata nel 1996.
ERRORE MATERIALE - Da Nyon il capo della comunicazione dell'Uefa William Gaillard ha escluso che ci sia la minima intenzione di interferire nelle decisioni della Figc è ha parlato di un «semplice errore materiale». «Non ero al corrente di questa anomalia - ha affermato Gaillard - anche perchè la guida è stata redatta da un altro dipartimento. Si tratta chiaramente di un errore, di un semplice sbaglio. Lo segnalerò e spero verrà corretto. Ovviamente, l'Uefa non ha alcuna intenzione di interferire nelle decisioni della federcalcio italiana»
JUVENTUS, MAIDANA OSSERVATO SPECIALE - Tuttosport - La Juventus è ancora alla ricerca dell'erede di Pavel Nedved, e per questo ha sguinzagliato i propri osservatori per mezza Europa. Al momento il giocatore che pare più somigliare all'identikit tracciato da Claudio Ranieri è Jonathan Maidana, 21 enne argentino che lo Spartak Mosca ha strappato alla concorrenza di Genoa e Fiorentina. Il giocatore, tra l'altro, era già stato notato dal capo degli osservatori bianconeri, Renzo Castagnini, quando ancora lavorava per il Piacenza. Siamo ancora alle fasi preliminari e l'operazione si preannuncia difficile: il giovane argentino ha un contratto col club russo fino al 2012 e la sua valutazione è già salita a circa 12 milioni di euro.

 
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AMORE CEKO
Il tributo finale del popolo bianconero a Pavel Nedved

 

JOHN ELKANN
ALL'ATTACCO

Il nipote dell'Avvocato punzecchia tecnico e giocatori
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