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Un blog creato da KA_again_PUT il 29/05/2008

Mr.K torna...forse..

questo blog è aperto in molti giorni feriali: spesso dalle 9.25 alle 13.43, qualche volta dalle 14.12 alle 15.30, raramente dalle 17.19 alle 19.17. mai oltre e festivi.

 
 

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Cap 40 - una nuova pericolosa situazione

Post n°204 pubblicato il 28 Gennaio 2012 da KA_again_PUT

chiedo perdono per tutti i lettori che vorrebbero più puntate in meno tempo, ma sapete com'è...la crisi...ha colpito anche i "finanziamenti" di questo progetto.
insomma...sto lavorando di brutto e ho meno tempo per scrivere.
spero di recuperare presto con tante nuove puntate!!

un bacio speciale a chi mi stima per quello che scrivo... 

Torno al molo, e la barca non c'è. mando un sms a mio cugino, chiedendogli dove sono. mi risponde laconico e telegrafico"cala corsara". 

irraggiungibili. mi prendo la giornata libera.

Filo a casa con la maserati rombante, parcheggio all'ombra della tettoia di canne, è quell'ora del mattino in cui scendono al mare giovani coppie e single, ossia quelli che la sera prima hanno cenato fuori e poi discoteca a fare nottata, e la mattina si attardano un pò. non escono presto come i vecchi e le famigliole, e non tardissimo come i ragazzi che dopo la discoteca, vanno a vedere l'alba, fanno colazione e poi si mettono a letto.

non ho molta testa per guardare un paio di bionde. forse tedesche che camminano sorridenti e con i capelli lunghi e biondi, ancheggiando rumorosamente sui loro zoccoli di legno, e le ampie borse di paglia

Sono ancora seduto sulla pelle preziosa e profumata della Maserati e penso a Clara, e al terribile soliloquio del suo ragazzo. Mi ha raccontato di essere architetto, e che sta svolgendo uno studio per la razionalizzazione dello smaltimento rifiuti, con schede sui punti di sosta, foto dei cassonetti, e la compilazione doviziosa di una scheda con la quale sta raccogliendo una enorme quantità di dati e percentuali da far venire il mal di testa ad una statua, e per lo più neniando con voce melliflua da padre confessore. odioso. avessi la pistola d'ordinanza probabilmente gli avrei sparato un paio di colpi in testa.

entro a casa, arieggio, apro le finestre il riverbero del sole rimbalza squillante con il suo sano color oro. in fondo sempre lo stesso paesaggio, stampato a fuoco nella mia mente. quando piove e sono lontano, chiudo gli occhi e rivedo questo colore blu del mare, con pennelate di bianco spumeggiante delle onde, e in lontananza i profili susseguenti di caprera, maddalena e la corsica.

nelle ultime tre settimane qui dentro sono entrare di nascosto, Elena, Olga, e Mantide. sembrano passati mesi, anni. invece è successo tutto in così poco tempo, è stata un'estate che brucia di passione, è tutto andato così velocemente che i ricordi si mischiano tra loro cambiando di continuo i colori di cui sono tessuti.

forse dovrei cominciare a fare il serio, e non pensare sempre alle donne. vado a fare una doccia gelata, speriamo di rilassarmi e liberare un pò la testa.

in un primo momento decido di prendere la sacca per le immersioni. vado giù al diving, mi faccio dare un passaggio alla prossima escursione, e mi vado a fare un giretto sott'acqua. poi l'esperienza mi frena. sono fuori forma, stanco e spallato. rinuncio.

tiro fuori dallo zainetto la macchina fotografica, me ne vado in giro per le tombe dei giganti a fare qualche scatto speciale. ma devo essere sincero. anche se me ne pentirò, non mi va.

sto gocciolando sul pavimento, con l'asciugamanto intorno al bacino. i pensieri mi affollano la testa, dovrei andarmi a rifugiare in un posto tranquillo, senza rotture di palle. potrei andare a trovare un mio amico di cui è meglio non scrivere il nome, nella sua tenuta nelle aspre campagne dell'ogliastra, dove il mare quasi si vede ma è così distante. il tempo fermo. una bolla nella realtà che è impenetrabile, con banditi intorno e un codice d'onore inviolabile anche se non scritto

Driiiiinnnn...

il campanello emette un suono sgraziato e gracidante. devo sostituirlo.

Penso alla ricciolina della reception, Antonella. Lei non è entrata in casa, ma adesso mi piacerebbe, potrebbe essere lei. Gli effetti del pensiero del cervello si riflettono automaticamente sul basso ventre con un vigore che fa vanto della mia prestanza. non l'ho più vista da quella sera, a casa dei miei zii.

buuuuum.

un forte colpo contro la porta.

cazzo. qualcuno vuole entrare a forza. mi guardo intorno, il telo mi sfugge e rimango nudo. nudo come un verme. senza pistola che è rimasta in cuccetta in barca.

buuummmmm un altro colpo contro la porta, accompagnato dallo scricchiolio del legno sulle cerniere, dalle quali fuoriescono schegge impazzite, posso vedere il colore lucido delle viti divelte.

appesa al muro c'è la spada arrugginita che mi ha lasciato mio suocero. non ha più il filo da una cinquantina di anni, ma ha una punta ancora efficiente. 

era una spada donata al duce. o almeno così dicono.

la porta si apre, entra uno spiraglio di luce e un uomo avanza nel varco che ha creato, affondo con tutta la forza la spada in avanti centrandolo.

mai usata una spada.

ma immaginato cosa sarebbe accaduto.

intanto a quello cade la pistola che ha in mano. la faccia si contorce. il fendente è stato così forte, che ho colpito anche un secondo uomo alle sue spalle, continuo ad avanzare respingendo i due oltre la soglia.

metto un piede sul petto dell'uomo che ho colpito mortalmente, lo spingo via estraendo la spada. quello dietro si rialza. carico la spada in alto, non avrà il filo, ma gli voglio mollare un fendente come un colpo d'ascia.

mai usata prima una spada, ma un'ascia si.

quello si rialza e scappa via barcollando e lasciando sul porfido gocce si sangue come lacca scarlatta, lo insueguo sempre brandendo la spada centenaria come un oscuro diavolo saltato fuori da un fumetto. Scesi i cinque scalini del cortile l'uomo premendosi sempre una mano al fianco, salta su una berlina che lo stava aspettando con il motore acceso e che sparisce in una nube grigia di monossido di carbonio.

torno in casa scavalcando il corpo dell'uomo riverso in una pozza rossa. prendo il cellulare e chiamo mantide.

"mantide? sei ancora qui?" parlo in modo concitato
"ma che sei scemo? ci siamo visti ieri..." lei è come al solito algida e stizzita
"mi serve il tuo aiuto, e quello dei...colleghi" apprensione, e sensazione di impotenza
"situazione?" umana, e comprensiva attende una mia risposta
"grave" urlo di orrore
"tempo previsto dieci minuti" attacca il telefono.

la mia porta d'ingresso non è proprio in bella vista, è fuori dai percorsi principali del residence ma qualcuno potrebbe comunque passare qui davanti.

devo resistere dieci interminabili minuti. il cervello continua a pensare, pensare...

poggio la spada ad un angolo, la punta rivolta verso il basso. non mi intendo di spade mi ricordo che in un museo polacco mi ero appassionato alla spiegazione di un szabla confrontata con una briquet napoleonica. quelle erano belle e lucenti, con un faretto alogeno ad illuminarle, e la scheda dettagliata a margine della bacheca di vetro. questa invece è arruginita e inzuppata di sangue per tutta la lama, lunga circa ottanta centimetri. credo sia italiana.

in questo posto c'è sempre silenzio. poi fuori stagione il silenzio diventa così forte che diventa impossibile non sentire le voci che ognuno di noi a dentro.

mi vesto. finchè sento dei passi, sono leggeri. leggerissimi, ma nel totale silenzio si riescirebbe anche a sentire la camminata di una formica. forse dovrei riprendere la sciabola, magari quelli che sono appena scappati via hanno chiamato rinforzi, ma stavolta sanno che sono armato. mi tireranno una granata.
mi siedo sul pavimento, davanti alla porta d'ingresso sfondata e con una sciabola insanguinata ed un uomo morto di fronte a me.

sbuca la testa enorme di Gulliver, ha la divisa tutta nera, giubbotto antiproiettile, occhiali neri, foulard nero sulla faccia, anfibi e ginocchiere. imbraccia un G36 un mitragliatore piuttosto pesante. a seguire barbetta, con un fucile da tiratore sulla schiena e la pistola in mano, e anche mantide in tenuta da combattimento e la pistola che tiene a due mani. si riconosce dalle movenze e dal culo spettacolare. entrano in casa superandomi, "libero!" in una stanza, "libero!" nel bagno..."libero!" nell'ultima stanza.

gulliver mette la sicura "che cazzo è successo?"

gli indico la spada, barbetta sbotta a ridere "ma non t'hanno dato la beretta in armeria?"

ridacchiano tutti, sono abituati a scene come questa? ci convivono? mantide china sul corpo esanime "è vivo. chiamate un'ambulanza delle nostre, e squadra pulizie" si rialza, prende la pistola dell'aggressore e la mette in uno zainetto. poi prende la sciabola "quella è mia..." le dico. lei mi guarda, guarda il ferro, la lama. "ok. la lavo io e te la riporto."

mi si avvicina barbetta "sai che tu ancora non hai un soprannome?"
vorrei specificare che mi chiamano tutti Ka. E quindi un soprannome ce l'ho già.
"squalo!" mi guarda sorride, "da oggi sei squalo. almeno...per noi." Gulliver, annuisce soddisfatto prende la sua pistola dalla fondina e me la da. "tienila finchè non recuperi la tua. stiamo svolgendo delle indagini. ci serve una mano, devi essere attivo..." e ridono.

mi stanno prendendo per il culo, sono seduto per terra e mi sono difeso con un'arma bianca. perchè Squalo? non mi ci sento...

arriva mantide "allora...Squalo..." fa sibilare la esse e anche lei sorride, mi tira per la camica e mi morde un orecchio davanti a tutti. "la missione è che ti devi rimorchiare una...poi ti chiamo io"

si è fatto pomeriggio. non ho pranzato. non ho fame. mio cugino per sms mi dice che sarà al molo al tramonto, e che ci sono novità.

... mi stanno montando la porta. è una di quelle nuove. fortunatamente l'installatore è uno specializzato della casa costruttrice, ha attrezzi nuovi, ed è professionale, svolge le sue attività in modo schematico e non fa domande.
sono sparite tutte le tracce, ma fuori c'è una gazzella dei carabinieri a farmi compagnia.

sono così stanco. voglio uscirne. a settembre do le dimissioni, e prendo quel lavoro che mi hanno offerto.

 
 
 

CAP 40 - Io e Clara di nuovo insieme

Post n°203 pubblicato il 22 Dicembre 2011 da KA_again_PUT

E' l'alba, ho in testa il codice del volo.

Clara arriva con il primo aereo. 

Mentre mi allaccio la camicia, penso a ieri sera, prima di andare a dormire ho l'immagine di mio cugino in piedi, io seduto ad una delle sedie al tavolo del quadrato di poppa e una gatta seduta su uno dei divanetti, che si cinge con le mani i piedi attaccati a delle chilometriche gambe che guarda con occhi trasognati mio cugino neanche fosse il dio Apollo.

Il porto è quieto, poche persone di ritorno dai ristoranti passeggiano mollemente in banchina. le barche silenti. le tre maserati davanti al nostro posto barca. me ne serve una per domani. la chiedo a mio cugino.

l'umidità calda viene dalla terra, di quella che fa venire i brividi, sinonimo che è ora di andare a domrmire che la giornata è conclusa. e lui che mi fa "dove devi andare?" io lo guardo..."perchè me lo chiedi?" gli rispondo sospettoso

Lui di rimando "se vai dagli zii...quella bianca...si nota meno. meno appariscente..." si gratta il mento...fa un gesto vago e ampio con il braccio la ragazzina che è seduta vicino a lui ridacchia.
ha circa diciottanni,e una tutina tutta di un pezzo, blu con dei fiorellini rosa che le mette in mostra sia il seno abbondante, che il sedere perfettamente rotondo, due parti del corpo che a quella magica età sono pieni di adipe genorasamente impastato e sodo, che simboleggia floridità e lussuria. sul circa sorgono molti dubbi e perplessità, spero che sia maggiorenne per un discorso di etica, in un mondo sporco e senza più un briciolo di morale. lui giura di aver visto i documenti. comunque c'è da dire che a guardarla ha una sensualità così maliziosa, da rendere parecchie venticinquenni poco più che verginelle. Alla sua età nel novantanove per cento dei casi non sanno esprimere il loro potenziale, e per timidezza ed inesperienza tutto quel ben di Dio, va sprecato con il tempo, che non è mai stato clemente con la bellezza della natura.
lei ovviamente, fa parte di quell'uno per cento che invece sa metterlo a frutto. che sa sfruttarne ogni minima inezia, innescando potenzialità detonanti.
lui prosegue "...se vai dalla tua amica..." mi fa l'occhietto, ed estrae un'ipotetica pistola dalla tasca "...quella del ...ministero...bang bang" altro occhietto e spara con il dito "...hai capito chi..." si gira a guardare la fanciulla che ridacchia "quella verde. verde...esercito!". è molto soddisfatto della sua spiegazione. "ma se devi andare da una donna..." a quel punto il suo occhio diventa languido, si gira di scatto verso la tettona ricciola e quella urla "la rossa...la rossa!!!" con un tono di voce indisponentemente alto. ma che chiunque le avrebbe perdonato.

mio cugino prende le chiavi della maserati rossa, e me le tira. poi prende per mano la ragazzina. che una volta in piedi potremmo definire ragazzona. mio cugino è circa un metro e ottanta, lei a piedi scalzi è circa come mio cugino.
sculetta armoniosamente, da far contento un arabo, e arrapato un cristiano. per completare con le religioni del globo credo che neanche un ebreo disdegnerebbe.

hanno dormito insieme, io sono rimasto qui fuori a lungo, non l'ho vista uscire ieri sera, quindi è rimasta a bordo.

la camicia bianca perfettamente stirata è a posto, i miei pantaloncini della north sails pure, mi infilo le scarpre e sono pronto.

Clara. arrivo!

l'auto si fa subito sentire mia. è perfetta. un mix di lusso e sportività, mi sa che non ne ho guidata mai una così. giro all'incrocio e vedo il cartello per capo ferro. io devo ovviamente andare dall'altra parte, ma potrei portarci Clara, rimango a riflettere fermo allo stop nonostante non ci sia nessuno in giro. siamo passati circa tre settimane fa qui sotto in barca al tramonto, sarebbe bello portare lassù dall'alto della scogliera lei. romantico. sotto nel mare, sopra il mare.

oppure potrei prenotare una camera al cala di volpe, e farle una sorpresa...una di quelle con piscina. si potrebbe rilassare...dopo il viaggio, mentre guarda la baia verde di fronte, e poi, e poi...inutile pensare a quanto mi piacerebbe...

il rombo mi spinge, la musica della radio si spande e si perde, io mi fermo lungo i tornanti per ammirare il sole che sorge. debole mentre nasce, potente quando spunta, fa passare l'arancione al color oro, che muta subito in un giallo, che esplode in un bianco accecante. rotondo. forte.

strano che i colori del tramonto, e dell'alba siano così diversi...il tramonto lascia una lunga scia di colori intensi, l'alba salta fuori spingendo l'interruttore della luce, spandendo biancore che caccia di prepotenza il nero della notte.

penso a mio cugino, che starà ancora ronfando con la ragazza.

riparto, mi faccio le rotonde nei pressi di Olbia, giro altra stazione dei carabinieri. anche questa nuova.  e altre rotonde. ha più rotonde questo aereoporto, che CDG di parigi.

fermo la belva nel parcheggio. la mia impazienza si fa sentire. il cuore è presente. scendo dall'auto, fa fresco ma si sta bene.

mi appare subito in mezzo alla folla. è impossibile confondersi. non ha quella bellezza cafona, ostentata e violenta di molte. nemmeno quella inespressa e impalpabile, celata di altre. è la bellezza vera. viene a passo spedito, ha una polo che la cinge morbidamente all'altezza del seno, e un pantalone di lino morbido. un cappello di paglia, con un foulard sopra annodato. mi sorride. 

vengo investito da una serie di considerazioni. il mio cervello sopravanza in velocità il cuore, l'istinto mi frena dal baciarla in bocca e sollevarla di peso stritolandola con tutte le mie forze.

torniamo alle considerazioni. non ha bagaglio. strano.
mi sorride, normale.
nella mia direzione ad un passo da lei viene anche un ragazzo. strano.
lui ha il bagaglio. normale.
lei no. strano.

lei mi fa "lui è Alessandro" lui sorride con denti così grossi e sfacciatamente bianchi, che glieli avrei fatti saltare tutti a suon di mattonate. "Ka, ti presento ... il mio..."
questa situazione. strana.
lo spilungone. normale.

" ...fidanzato!" lui fa un passo impacciato. avrai pure bei denti duri, ma le ginocchia molli. allunga una mano "piacere..." ha la r che raspa, e mi stringe la mano come se mi volesse spezzare il polso. odio chi mi stritola la mano. non è con quello che metti in mostra il bicite, pezzo di imbecille.

lei mi strizza un occhietto, fa gli occhi da cerbiatta, mi sta chiedendo perdono con il viso. è uno scherzo un pò come dire...strano.

il viaggio di ritorno è tutto un chiacchierare di Clara. io sono silenzioso in modo un pò strano. lei allegra in modo assolutamente normale. quello là dietro non saprei. non mi interessa. Clara mi dice come si sono conosciuti, innamorati perdutamente, e dei progetti assurdi di mettere su famiglia.

mi fermo all'agip nei pressi del billionaire, che la maserati è a secco.

lo spilungone approfitta per andare al cesso. sarebbe un bel ragazzo se non suscitasse in me così tanto odio...e antipatia.

Clara appena vede sparire nell'edificio quello, si avvicina fissandomi negli occhi. ha lo stesso sguardo che ho visto al tramonto. è bella. spregiudicata. mortale.

continua a venirmi addosso. finche mi preme le tette sul petto, e mi bacia in bocca, afferrandomi una mano e stringendomela.

"che ti credevi..." mi dice abbassando lo sguardo "ho dovuto...dimenticarti..."

non è tipo da piangere, e non lo avrebbe fatto. fiera. come sempre. 

spero durante le ferie natalizie di avere un pò di tempo in più...ho ancora molto da raccontare...

 
 
 

Cap 39 - Il ritorno di Clara

Post n°202 pubblicato il 26 Novembre 2011 da KA_again_PUT

durante il viaggio di ritorno neanche una parola passò tra me e Mantide. lei guidava, io stavo zitto, lei non sentiva l'esigenza di ascoltare tanto quanto io quella di non parlare. la panda anche rimaneva muta, non rimbava e non sgommava. arrivati al parcheggio, in porto ci alzarono la sbarra senza chiederci nulla. credo che prima, quando mi è venuta a prendere lei abbia puntato la pistola in faccia al parcheggiatore dicendogli alza o ti alzo io a colpi d'arma da fuoco. mantide procede lentamente arrestando l'auto davanti al mio posto barca, si gira, mi fa l'occhiolino "poteva andare peggio..." sorride..."quelle teste di cazzo, con una botta di culo ci avrebbero anche potuto ammazzare!"

io sbatto la portiera, la saluto vorrei dirle qualcosa, ma la lingua mi rimane ancorata al palato, e al sicuro nella bocca. saluto il finestrino che sfila via. mantide è già proiettatata verso il futuro. non rimango mai senza parola. mantide riesce a mettere in crisi la mia eloquenza.

lo struscio del tramonto è già iniziato sugli ampi moli, i turisti fotografano le poppe addobbate e illuminate da led scenografici...le barche non sono rientrate tutte ma c'è molto fermento mentre sto per salire sulla passerella retrattile, quasi sbatto contro una bella biondina, fisico da pin up.

lei si gira con aria stizzita, mi squadra e poi con i suoi occhi color del cielo che si specchia in un cristallo mi fissa puntandomi un'affilata unghia laccata "ka?" fa una pausa, la sua bocca sottile diventa un boomerang interrogativo, anche se sottile l'ho sempre trovata così sexy, mette sempre un lucidalabra metallescente che le sfina il profilo, e il naso tagliente assume maggior grazia..."sembri una stupratore romeno...che hai combinato?"

io mi guardo, sono sporco e impolverato, e nella scivolata mi si è fatto un buco nella maglia. le mani sporche, e noto pure uno schizzo di sangue rappreso sul calzino. sembro uno straccione..."va di moda...così" indico con le mani su me stesso..."qui al porto...non lo sai?"

in realtà faccio abbastanza schifo

lei mi si avvicina, mi stringe tirandomi per il collo e premendomi una tetta per bene sul mio petto, vibra facendolo. sembra uno strumento musicale. ha la capacità di accendermi come una imponente fiamma su un lago di benzina. mi da un bacio sulla guancia e corre via. tette piccole, ma sode ed appuntite come coni di vetro. i suoi pantaloncini bianchi fanno fermare lo sguardo di tutti gli uomini dai 12 ai 112 anni, ancheggiando con i capelli biondi che ritmicamente ondeggiano furtivi.
Elena è così. arriva, monta rombando, poi dopo tre giorni va via come il maestrale.
non sarà mai mia, e forse di nessun altro. la guardo con ammirazione e affetto sorridendo...dei desideri che suscita automaticamente. 

mi trilla nella tasca il cellulare. ho la testa piena di confusione, Mantide ha detto che avremmo potuto essere ammazzati, ma in realtà è finita due a zero per noi. quello che è caduto dalla scarpata, ha fatto un volo micragnoso di neanche un metro. praticamente i piedi erano ancora sul ciglio, ma per sua sfortuna con la nuca ha centrato un grosso masso di granito appuntito che al tramonto sarebbe stato rosa, se quello non lo avesse verniciato di rosso con il sangue della sua testa bacata e ottusa

il secondo è stato arrestato, ed è stato riconosciuto come un pluripregiudicato

il terzo, nonostante l'enorme distanza che si era guadagnato correndo è stato centrato al cuore da mantide. amen, pace e così sia. oggi a te, domani a me.

guardo il display, è clara. un sms "sei in costa? domani atterro olbia, primo volo da fiumicino. rispondi ok se mi vieni a prendere, altrimenti chiedo a mio cugino. ;-) "

quindi anche Franco è qui! penso mentre scrivo "ok" e lei di rimando risponde "xxx"

elimina, elimina, e poi vado su cronologia, elimina.

e ovviamente mio cugino è a bordo, fuori nel parcheggio ci sono tre maserati quattroporte. una verde, una bianca, una rossa. mio cugino sa essere patriota sia nella sua patria, che nella mia...e con le stesse tre auto!

salgo e il PR mi si avvicina come una gattina schifata, mi osserva. sta per aprire la bocca quando nota che ho caricato il mio pugno come una palla di cannone. si rende subito conto che se apre bocca, la richiuderà senza denti.

il comandante sotto gli occhiali scuri, ride senza muoversi. il PR piroetta evitandomi con danzante armonia e sfugge alla mia terrificante aggressività...

mio cugino salta fuori dalla magnifica vetrata specchiata..."hai visto Elena??"

"si"gli rispondo poi mi guarda...da capo a piedi
"ti sei rotolato su qualche duna, con la donna della panda???" sta per tirarmi una strizzata alle palle "brutto porco!!! te non perdi un colpo...sei regolare come un dodici cilindri!" si ferma con la mano a mezz'aria quando vede salire sulla nostra barca una donna di una certa età, ossia ha l'età nostra ma sembra essere mia madre. è altezzosa e antipatica alla vista, anche se potrebbe essere una bella donna, con due bambini di circa dieci anni, e una tata filippina.

i due ragazzini, si prendono a calci dietro la gran dama facendo delle righe sul carabottino, vorrei girarmi per vedere lo sguardo schifato ma imperterrito del comandante...ma non posso voltarmi...la biondona comincia subito a parlare alla vista del PR, ovviamente si conoscono. in due minuti filati apprendiamo come scolaretti che è una donna di cultura, progressista, chic, produce marmellata bioeticamente consapevole e eticamente coltivata nel rispetto etico degli avi degli antenati de sto cavolo, e menate varie nonchè sposata ad un industriale milanese. secondo il PR è il pezzo che ci manca a bordo, io la getterei a mare anche subito possibilmente nei pressi delle eliche...

mio cugino sbadiglia annoiato, sta con la testa per aria...anche se secondo me se la sbatterebbe...e lui è lercio a sufficienza che ci godrebbe non poco.

i ragazzini sono due mostri violenti, si gettano sui cioccolatini mangiandoli a tre a tre, toccandoli tutte sputando fuori bordo quelli che gli piacciono meno, la madre con fare sgraziato li redarguisce, ma più lei urla più quelli la ignorano. infine i due  prendono il flute che la contessa aveva poggiato in bilico sul tavolo e lo lanciano con scherno e risa ilari. il loro obiettivo è ditruggere, infrangere, sovvertire...

la bionda dell'equipaggio lo afferra al volo allungando il suo braccio aggraziato prima che lo stesso si infranga su una delle robuste vetrate del prendisole e lo fa sparire con modi felini e sensuali.

il PR pende dalle labbra della altolocata presenza che io trovo così ingombrante, fastidiosa, pedante, pesante. secondo me lui le invidia i lunghi capelli biondi che a me sembrano stoppa imbalsamata rispetto alla chioma da leonessa di Elena...

La bionda si affretta sulla passerella non appena vede passare un conte russo, e come la sua presenza evapora, la normalità torna a regnare nel quadrato sconvolto dalla furia nefasta degli eventi. la filippina si rianima, richiama all'ordine i due demoni. si scusa con noi e li fa rigare dritto, scendono tranquilli e in silenzio senza fare danni, anche se lei non ha mai alzato la voce al contrario delle acute urla dell'arpia madre, e con pochi gesti ce li toglie di torno.

mio cugino guarda i cioccolatini ridotti in condizioni sconce, le confezioni lussuose sono in preda ad una sfrenata entropia nelle forme rotonde ci sono i cioccolatini quadrati, in quelle quadrate quelli a forma di mezza luna. ne indica uno tondo

"questo? com'è?? è BBBuonooo?" era un gioco che facevamo da ragazzi...insistere su tutto chiedendoci se fosse BBuonoooo a vicenda

"non lo so..."risposi, e stavo per andare a cambiarmi
"goloso come sei...non ne hai mangiato neanche uno??? e com'è stato??? è BBBuono??"
"Cuggì giuro! non lo so!!!" 
"eddai! che non ti va di giocare...a è BBBuooooonooo??"
"cuggì...non lo so..." scrollai la testa "perchè sono tutti diversi...non ci sono doppioni..."

"apperò..." disse lui tirandolo in aria e afferrandolo con la bocca..."apperò...cuggì..." ripetè con la faccia tronfia e soddisfatta che conoscevo bene e mi incalzò con le mani sui fianchi "ti ha detto male! l'ho mangiato io e non tu....e..."

lo anticipai...anche io con le mani su fianche "e....è BBBuooooono?" dissi di rimando
sembravamo due coglioni. eppure fanciulle belle, bellissime e meno belle dalla banchina ci fotografavano neanche fossimo brad pitt e clooney! sgomitandosi e chiedendosi chi fossimo, chi si nascondeva nelle nostre cabine...

la bella bionda in divisa dell'equipaggio non riuscì a trattenere un sorriso, ai suoi nordici occhi dovevamo sembrare come pinocchio e totò. o forse no...

Clara torna. speriamo di non combinare casini. i pensieri mi frullavano nella mente, mentre scendevo in cabina. non si sarà innamorata? la vado a prendere, devo farmi bello...domani all'alba, devo passare casualmente in qualche posto mozzafiato. ad arte. occasione unica, devo mettere a frutto ogni dettaglio. mi sento un pò uno stronzo, a prepararle il trappolone...potrei chiedere un tavolo all'orange...a quell'ora è vuoto sembrerà un posto magico...ogni millimetro di me la desidera...non posso non provarci.

 

fui preso da un mood positivo di onnipotenza, Clara era la quintessenza della perfezione fatta donna. e sarebbe stata ancora mia...

...

 
 
 

CAP 38 - Santa Teresina

Post n°201 pubblicato il 20 Novembre 2011 da KA_again_PUT

continuo a lavorare, tanto, troppo...e mi dispiace da morire...perchè in realtà avrei idee, cose da scrivere, raccontare, commentare...

e invece nisba!!!

oggi a roma, blocco totale del traffico auto. che demenza!! la mia amica (ella fu) brokeng, direbbe che le polveri sottili ci uccidono e l'EU ci impone i blocchi...bah...

Mantide va spedita e non parla, la musica bassa, è graziosa in versione estiva. anzi desiderabile, la guardo e la trovo sempre più carina anche se la sua vita tutta computer, ufficio stantio e puzzolente di sigaretta, e una socialità problematica fatta di sesso con i colleghi la rendono un pò strana.
superiamo pantogia, e lei continua a non parlare...
gioco con il cellulare, guardo i messaggi che non sono arrivati, potrei collegarmi ad internet e perdere tempo con il meteo o facebook, ma svoltata la curva so già che non riuscirei a collegarmi.

prende il bivio, alzo il dito a mezz'aria...stiamo tornando indietro...fossimo passati dall'altra parte avremmo fatto prima, ma lei continua a guidare, guarda lo specchietto interno, gli specchietti esterni, a destra e sinistra, e continua ad andare...sta cercando qualcosa.

"ehm..." interrompo il silenzio "se ti serve una mano, conosco queste strade una ad una..."

lei si gira, mi fissa per un secondo e poi riprende a guardare avanti "lo so" risponde "ti voglio portare in un posto che non conosci... "

"difficile..." la sto fissando, ha degli occhi cristallini. come ho fatto a non notarli...

gira per santa teresina, e va spedita, troppo spedita...fra trecento metri la strada diventa bianca e se non rallenta più su ci lasciamo la coppa dell'olio...errore che fanno molti turisti per la gioia dei carro attrezzi...non voglio offenderla "hey! mi sembra che andiamo troppo spediti, non sai che qui le strade sono tutte rotte? la maggior parte senza margini..."

lei annuisce e rallenta, prendiamo due tre avvallamenti e sbattiamo ripetutamente l'anteriore sulla sabbia. spero solo che non ci si rompa in cima...questa strada è lunga qualche chilometro.

ci inerpichiamo sempre più in alto, mi godo il paesaggio con apprensione, visto che sul ciglio della strada c'è la scarpata e nessun sistema di ritenuta...ma lei guida ora molto prudentemente, finchè in un anfratto svolta dietro un cespuglio di mirto, procediamo lentamente fino a fermarci con il panorama di fronte al parabrezza. ingrana la retro, tira tutto il freno a mano, e spegne il motore.

io afferro la leva del freno a mano, e tiro su ancora di due scatti

se vogliamo trombare qui mi va bene, ma finire di sotto mentre sono in estasi un pò meno...lei mi guarda stizzita, si toglie la cintura, poi si infila una mano nei pantaloni, per farlo inarca la schiena sul sedile in un'immagine di rara sensualità

mi avvampa subito il desiderio, è come se avesse spinto un pulsante nel mio cervello, quello del via libera che trasforma un uomo mediamente pensante, in un troglodita che come un cane infoiato ha un solo scopo, un solo obiettivo, allungo una mano verso i suoi capelli che sono ora morbidi e profumati di balsamo

lei si gira con una faccia stranissima "che fai?" io ritiro la mano
"come che faccio..." vedo che tira fuori dalle mutande qualcosa, una bustina di plastica con dentro una micro usb, mi guarda con faccia stupita "pensavi che ti volevo scopare?" scuote la testa

lo dice in un modo infastidito, e anche le parole mi mettono in imbarazzo. non è pensavi che volevo scopare...ma ti volevo scopare...rimango con la mano aperta e la faccia perplessa...

e comunque si. pensavo che volevi scopare, o mi volevi scopare che non mi fa nessuna differenza, anzi.... si lo pensavo.

lei me lo consegna, e mi stringe la mano intorno al mio pugno. sorride "la volta scorsa che ti ho nascosto qualcosa in mano..." adesso è passata da graziosa, desiderabile a mortalmente bella "...non era una missione... vero?"

afferro metto in tasca, butto le braccia indietro e abbandono la testa...devo far sbollire i miei meccanismi che ancora ... pieni di energia...mi rendono tutto teso

occhi chiusi sul panorama che non vedo, sensazioni fermate al sesso che non avrò...idee che vagano senza punto

sento il suo profumo, poi la sua bocca sul mio collo.

non lo fare. non mi baciare per poi riavviare la panda per riportarmi giù. mi riparte la locomotiva, adesso...ti salto addosso, e se ci ripensi...dovrai spararmi alle palle...per fermarmi...

bam...

prendo una botta alla mascella, mi gira tutto, sono intontito sento delle risa...e un dolore improvviso.

poi un calcio sullo sportello e vedo due uomini dal lato di mantide, mi rianimo e guardo fuori dal finestrino, c'è un terzo uomo dal mio lato, deve essere stato lui a colpirmi. o meglio vedo solo il suo pugno arrivare. tento di schivarlo ma sono incastrato nel pandino, il vetro giù. sono intrappolato, e mi arriva un'altra legnata condita da buio e stelline.
però non saguino. è già qualcosa...e ancora penso. è già qualcosa...
parlano rumeno. dicono che mantide è una troia, e ridono.
sta per arrivare il terzo pugno, sento movimento e agirazione ma stavolta con la coda dell'occhio vedo il terzo tizio che si avvicina, è brutto e fa paura, ha una cicatrice in faccia ed è molto grosso. anzichè un pugno, si aggrappa all'auto e con tutto il peso mi tira un calcio. il piede entra nel finestrino, non è più inaspettato e improvviso, a mia volta apro la portiera con tutta la forza delle braccia e delle spalle, faccio pure una torsione con il busto. con lo spigolo in alto della portiera lo centro in faccia, poi do altre due sportellate alla faccia di quello che esplode in una truculenta figura insanguinata.

riesco a girarmi e apro lo sportello di nuovo su di lui scendendo dall'auto, stavolta ci metto tutta la mia forza e con le gambe appuntate al sedile, gli do una botta così forte che lo faccio rotolare di sotto.
non penso di andare a vedere se è morto, ma solo a scendere. 

sento dire "spara! spara!!" alle mie spalle, così mi accuccio, scivolando sul brecciolino, le mani mi si graffiano, arranco a quattro zampe e quasi finisco di sotto anche io, sento due esplosioni. immagino mantide morta sul sedile.
non riesco ad arrivare alla mia di pistola, senza alzarmi e se mi alzo divento un bersaglio ottimale.
forse è meglio fuggire, buttarmi di sotto. magari me la cavo.
da sotto la macchina, vedo i piedi con lo smalto, e le ciabattine deliziose di mantide. forse è ferita, ma non è morta. mi rialzo tutto impolverato, lei è in piedi fuori dell'auto con il braccio teso verso quei due che scappano a gambe levate. uno dei due si gira, ha una pistola è a circa venti metri. mantide immobile preme il grilletto e quello viene colpito, e si accascia. l'altro è più distante, ormai è fuori portata. io prendo la mia pistola. mantide lo sta seguendo con la sua, la vedo inspirare poi preme di nuovo il grilletto, un altro sparo echeggia nella montagna deserta, quello continua a correre...quasi non si distingue la figura, è impossibile colpirlo ma Mantide rimane sempre immobile, sgranchisce il collo con piccoli movimenti, stringe l'occhio, tira ancora il grilletto. e quello a grande distanza si accascia colpito.

continua la sua corsa saltellando su una gamba, non andrà lontano

Mantide mi guarda "che teste di cazzo..." prende il cellulare e chiama il 112 " pizda tu nonna..."

 
 
 

CAP 37 - Porto Cervo

Post n°200 pubblicato il 08 Ottobre 2011 da KA_again_PUT

Piccola premessa...continuo a lavorare dalle 8.00 alle 20.30...mi scarseggia il tempo, mi mancate molto, e non vedo l'ora di poter tornare sui vostri blog.
la tecnolgia mi si è messa contro, mi si è guastato due volte il cell, una volta il contratto telefonico, e il pc. quindi non potendo connettermi da casa, sono sparito.

ora pare tutto tornato a posto!

eccomi: 

Mio cugino mi chiama, mi dice di correre a prendere possesso della barca che lui ha perso il volo, e la barca entro le due ormeggerà al molo.

E' l'ora di pranzo, tutto rallenta in quest'ora il vociare sparisce, e il silenzio si spande assolato con il giallo che diventa bianco accecante, e l'azzurro del cielo che schiarisce fino a perdere il blu...

esco dal parcheggio, e mi avvio verso porto cervo, vado lento lungo la strada, lascio attraversare tutti i bagnanti, i turisti, bambini con retini e secchielli, fisso dalle mie lenti scure dei ray ban le belle ragazze dorate dal sole.

i pochi chilometri scorrono indolenti, giro all'aiuola di prato verdissimo, annaffiata e ben tenuta, ridiscendo la strada, supero la caserma dei carabinieri e sulla sinistra sentimenti contrastanti mi attanagliano le viscere al vedere la costruzione di briatore.

bella è bella, ma altri negozi erano veramente così necessari?

arrivo alla rotonda, supero la sbarra e cerco tra le barche ormeggiate, la nostra. mio cugino ha detto che siamo al molo vecchio, significa che la barca non è una bagnarola ma un traghetto...quando mi ha dato il nome sono sbottato a ridere "cugggì com'è il nome?" lui con enfasi "zeus", e io di rimando "...cuggì...il nome della barca che hai preso!!" e lui con tono affermativo e risoluto "Zeus!", scoppiai ilare e giocondo..."andiamo bene cuggì...devo cercare il re dell'olimpo..." e lui soddisfatto "è un mangusta, vedrai che lo riconosci...e non è di un colore coatto, ma semplice e bianco..."

a dire la verità di mangusta ce n'è più di uno, ma effettivamente tra quelli bianchi trovo subito Zeus...è ovviamente una meraviglia, ad occhio fa almeno 45 metri, e di certo siamo sotto ai 30 nodi, opulenza e lusso non fanno rima con velocità...affilata e bassa, un ponte a poppa tecnologico e conviviale, con idromassaggio al centro...parcheggio davanti alla barca, e alla passerella c'è un marinaio piazzato di guardia, radio e divisa pantaloncini neri, e polo bianca.

salgo a bordo...è una barca bellissima...lo vedo dai dettagli. esce dalla porta a cristalli, un personaggio strano, che ovviamente non fa parte dell'equipaggio. sculetta come una checca. 

"ciao cavo..." mi guarda, congiunge le mani in preghiera...cioncola..."tu devi evvere il cugino,...vevo???" ha una camicia bianco perla che abbaglia, una cintura bianca con fibia di perline, e pantaloni bianchi da checca.
"si sono io" rispondo...il tipo mi ha già infastidito abbastanza...e siamo al nostro primo minuto di conoscenza
"ma tu non dovmi, a bovdo con noi...vevo??" in quel momento entra in scena il comandante, mezza età, barba da marinaio, occhio azzurro...e sguardo fiero. già mi piace. non sorride, nè ammicca alla checca, rimane solo lì.
io guardo il mezzo uomo "caVo...se vuoi andare d'accordo con il sottoscritto...girami al largo..." poi mi giro verso il comandante "è tutto in ordine?" lui mi dice che non parla bene in italiano, ma comunque stiva piena, carburante, ed equipaggio al completo. compreso l'aggiunto che è un PR, organizzatore di feste, ed abbellitore della barca.

mi guardo intorno e vedo una composizione floreale meravigliosa...la checca si accorge del mio compiacimento...e se ne va sculettando soddisfatto.

"ohi!" sento urlare dabbasso, mi sporgo e sotto c'è un gommone con un portuale a bordo...
"Nanni!" gli faccio un segno con cui ci salutavamo a caprera, durante un corso di vela quando eravamo giovani e spensierati..."come andiamo?" e lui... "se li unisci, dividdono. chi sono?" prende e se ne va dando tutto gas...

si avvicina il tramonto, mio cugino mi scrive un sms dicendomi che sta per imbarcarsi, e che ci vediamo a bordo per cena...

io ho già fame, lui arriverà alle dieci circa, meglio che io vada a fare uno spuntino e un giretto.

scendo a terra, e mentre cammino lungo la banchina in direzione del centro, proprio di fronte al carrettino dei prodotti tipici una fiat panda mi si affianca, è nuovissima e viene dal noleggio, si abbassa un finestrino.

"sali!"

guardo nell'abitacolo con fare circospetto e vedo mantide al volante lei insiste "sali, svelto!"

salgo, lei gira e torna indietro, sfiliamo di fronte alla mia auto parcheggiata, zeus con sopra il checca che acconcia dei fiocchi lungo le murate, la sbarra di uscita del parcheggio, a destra salendo la promenade du port di briatore, i carabinieri a sinistra, e il silenzio di mantide...
 

 
 
 

CAP 36 - Roma nuova missione

Post n°199 pubblicato il 18 Agosto 2011 da KA_again_PUT

1) scusate l'assenza ma questi giorni, samsung, il gestore mobile, il pc, e libero stanno congiurando contro di me, e ho serie difficoltà a far funzionare tutto. qui è zeppo di gente...sarei curioso di vedere se nelle città è rimasto qualcuno!!!
Non c'è spazio neanche per sedersi!
2) le idee non scemano, anzi...ma qui arrivo a fine giornata stremato...farò due chilometri di nuoto, un'ora di racchettoni, e chi più ne ha più ne metta, spero solo che tra un riavvio e l'altro io possa postare quello che ho scritto...

ora parto...

Esco dal vecchio edificio, fuori sembra molto più caldo, le ombrose umidità delle stanze evidentemente sono più fresche del caldo torrido che splende all'esterno...cammino a gran passi, quando ho una sensazione di deja vù. mi fermo un attimo. sarà il caldo, penso. poi è più forte di me e mi giro di scatto. un gruppo di turisti multicolore, camice orride e vestitini variopinti. sono americani guidati dalla guida con un ombrellino di pizzo proteso verso l'alto come mary poppins, e fra loro due tipi che potrebbero sembrare turisti, anzi...stanno in mezzo al gruppo, ma non sono amalgamati. sembrano due piselli verdi in un piatto di purè giallo. non li fisso, anzi mi gratto la testa, guardo i cartelli delle vie come se mi fossi perso, scuoto la testa in modo incerto, e poi inverto la rotta e punto su di loro tornando sui miei passi.

non c'è spiegazione razionale nel mio gesto, se quelli erano malintenzionati nei miei confronti mi stavo offrendo su un piatto d'argento...supero il gruppone senza essere aggredito, il pisello del mio lato, si mette a parlare goffamente con una signora e io gli scivolo accanto

vado rapido verso la metropolitana scendendo un discesone dove non passa nessuno, e si sente la puzza delle stalle dei corazzieri, so che con una veloce arrampicata del muro di cinta alla mia sinistra potrei essere di nuovo in mezzo ai colleghi, magari mi vedrebbero con le telecamere (a patto che funzionino) e verrebbero a darmi una mano, invece proseguo verso la metro.

non so come sia possibile, ma i due che mi stavano seguendo perdono la mia scia, e mi ritrovo da solo sul trenino traballante.

ripenso al messaggio di Clara...sta andando in sardegna. ma io non ci sarò...
ripendo al bigliettino che ho in tasca, lo tiro fuori e c'è scritto "ti trovo io...".

lo ricaccio in tasca, ne faccio una pallina fino a sgretolare la carta. dal ministero mi hanno dato le ferie, posso raggiungere la mia famiglia che mi sta aspettando in vacanza...ho deciso vado a casa, prendo il passaporto e vado dritto a fiumicino e li raggiungo.

 uscito dalla metro, devo fare un pezzo a piedi, e prendere un autobus. non mi muovo mai con i mezzi nella mia città, ed è un vero purgatorio arrivare a casa. di fronte al cancello del mio palazzo ho di nuovo la sensazione di deja vù, mi guardo intorno senza farmi notare...ma non vedo nulla di anomalo, e nessuno in giro. una panda passa lenta, tutto tace. salgo e mi squilla il telefono "cuggì?" è mio cugino, la sua faccia da culo sorride con un borsalino alla lapo sullo schermino del mio cellulare..."io me ne vado in sardegna, ho affittato una barca. sto una settimana..." mi dice molto in fretta "che fai ... mi raggiungi?" mi sta lanciando una richiesta di aiuto, mio cugino fa così. Eva non è tornata. forse nn torna più.

inutile stare a considerare quali sono i percorsi della mente, stare a scandagliare le profondità della psiche
certe volte le cose accadono, e noi le subiamo, le cavalchiamo, le evitiamo...a seconda del momento. è come il fumo che si libra da un focolare, va in su, in giù piroetta, e ondeggia...

mi sveglio, apro la finestra e l'arcipelago di granito rosa è di fronte a me, la sagoma inconfondibile delle isole che amo. mio cugino ovviamente ha sbagliato le date, arriva domani pomeriggio con la barca a me ha detto ieri pomeriggio, quindi sono qua solo soletto, e domani mattina vado a prendere Clara.

suonano al campanello...

apro, e mi ritrovo una bella ragazza, occhialoni giganti che le coprono tutto il viso, un cappellone di paglia enorme, shorts e camicetta a scacchi rossi e blu legata sul vitino, flip flop ai piedi.
Non so chi sia
poi mi sporgo verso di lei..."mantide????" strabuzzo gli occhi
lei mi spinge ed entra "mi piace il soprannome...ma non voglio che mi chiami così..." si guarda intorno, si toglie il cappello mi fissa "anzi...non voglio che nessuno mi chiami così. chiaro?"
non ha bagaglio, rimango imbambolato. ha una pelle chiarissima, di quel colore che diventa rosato dopo due mesi di mare, una pancia piatta sotto il nodo della camicetta e due tette appena accennate, in compenso ha il sedere rotondo, proporzionato e con una bella forma... "bella casa hai ricevuto...in eredità..." io non le ho detto nulla di me, ma ovviamente i servizi segreti qualcosa sanno...

lei gira sui suoi piedi, è sinuosa come un cobra, mi si avvicina, mi aggancia il collo e mi comincia a baciare l'orecchio, mi lecca, poi mi spinge contro il muro....mi morde un labbro. è aggressiva. prende una mia mano e se la mette su una tetta, poi mi guida l'altra mano sul suo sedere...massaggiandolo

io sono eccitato. difficile non esserlo. no anzi impossibile. l'uomo in certe occasioni gli si attiva la fisicità, e gli si disattiva il cervello...

mi sfila la maglia, mi tira giù i pantaloncini del pigiama...sta andando tutto così velocemente. troppo velocemente. comincio a dubitare che mi piaccia...poi comincia a mordermi un capezzolo

"frena...cara..." le dico con gentilezza...e la allontano...lei diventa una furia, mi comincia a mollare pugni sul petto, io paro, indietreggio. facciamo un ballo in cui schivo i suoi colpi, ma le mi guida fino sul lettone della camera da letto. Mi molla uno schiaffo e mi centra in faccia. mi brucia. non mi piace. me ne tira un altro con l'altra mano, ma stavolta le afferro il polso, allora lei mi tira a se, mi bacia in bocca, spingendomi la sua lingua contro la mia. poi smette, si allontana quel tanto che baste per tirarmi un pugno in bocca con la mano libera.

mi rompe il labbro. d'istinto, le mollo uno sganassone. un gesto iconsulto, irrefrenabile, non è il dolore per il labbro, non è il sangue che mi cola, ma il gesto che ha fatto è stato come premere il grilletto del mio braccio. 

lei mi prende a parolacce con le ciocche di capelli spettinati, e riprende a darmi pugni. mi rendo conto che sto giocando al suo gioco, le mie reazioni le scatena tutte lei. quandovuole lei, come vuole lei.

la spingo giù sul letto, le salgo sopra e con una forza bruta, con cattiveria e violenza la prendo mentre lei si inarca gemendo come una pazza.
poi la giro a pancia sotto, ma anche in questo caso è lei che mi sta guidando, mi spinge il suo sedere contro "allora? sei una checca...o cosa?"
non mi sto più divertendo...sono una marionetta nelle sue mani "non ti piace il mio culetto..." lo agita scodinzolando... "sei un coniglio...senza palle.."

ripreme il grilletto...mi va il sangue al cervello...

stavolta le allargo le chiappe con le mani, e le infilo senza indugi la mia punta dentro. comincio a spingere forte e la faccio sbattere contro la testiera del letto, non sto godendo...sembro un toro in gabbia in una stanza del macello...spingo con tutta la forza che ho, colpi sempre più forti...finchè non mi accascio esausto...

lei mi si avvicina, è tutta sudata, sorridente...mi mette la sua testa sul mio petto con delicatezza mentre riprendo fiato...

"lo sai...che non ti troverò più vero?"

la guardo..."in che senso?" 
"è stata una bella scopata..." mi dice fissando il soffitto "forse la mia migliore..." soffia via le ciocche dal suo viso, io con le dita l'aiuto, e lei rabbiosa mi riprende "non mi toccare!" poi si accoccola di nuovo..."non ci vedremo più. nessuno ha due opportunità..." si alza di scatto, prende i vestiti si veste ed esce ripetendo "nessuno...nessuno..."

io non ci capisco più nulla. 

 

 
 
 

ferragostani

Post n°198 pubblicato il 16 Agosto 2011 da KA_again_PUT

il panorama cambia rapidamente con l'approssimarsi di ferragosto, spartiacque vacanziero che praticamente divide il nulla dal tutto. 

chi fa vacanza prima, o molto dopo...naviga nel nulla, non conta...chi invece sta a cavallo di ferragosto, si gode i prezzi triplicati, il mare più sporco, le file nei ristoranti, e le discoteche zeppe a zoo.

abbandoniamo il visus delle famigliole, arrivano torbe di ragazzetti...

le ragazzine rampanti...sono pericolosissime...a 13 anni cominciano a strusciarsi sugli scogli in scatti degni di tinto brass, già me li immagino pubblicati su facebook, su badoo, su chatta...

abbiamo perso il senso della misura.

ragazze, donne, un pò più grandi con degli atteggiamenti di evidente provacazione, ai quali i giovanotti di sana e robusta costituzione dovrebbero rispondere a ceffoni di testosterone

gente in strada con auto troppo potenti per i loro piedi molli, e velocità troppo elevate per le curvette della sardegna....e zacchete finiscono nel fosso...

e poi i vari nomi delle discoteche della costa che si rincorrono sulla spiaggia, con el ragazze immagine che puntano i ragazzi con i loro sconti tabata, ritual, phi beach, e la discoteca di poltu quatu che non pronuncerò, perchè quando è troppo è troppo.

siamo in un cazzo di immenso casino, e io partecipo da spettatore come il primo giorno...godendomi il mare, gli abissi, il vento, e i fari dai quali penso....e volo con la fantasia!

 
 
 

VACANZA!!!

Post n°197 pubblicato il 29 Luglio 2011 da KA_again_PUT

sono in ferie, relax, riposo, dolce far nulla, la pace dei sensi nella beatitudine di un' amena e tranquilla località turistica in cui ritemprarsi l'animo delle fatiche passate, sguardo che si perde nelle variegate toanlità del blu marino, frammisto ad un cielo azzurro in cui si spaccano bianche nuvolette che allietano la vista

mmmh...non proprio. a pranzo, ho dovuto accendere il pc per gestire un'emergenza di lavoro, e poi sia mattina che pomeriggio ho nuotato fino a schiantarmi...

ho contato 1078 metri (thank's to google maps)...di cui un paio di cento, fuori della baia col maestrale che mi si infilava nel naso, nelle orecchie, nella bocca, negli occhi con schiaffoni al sapore di sale...

morale...

altro che relacchez....sono le dieci e mezza, e sto per andare a letto come le galline...

in compenso dal bagnoasciuga sono uscito come nettuno, con petto, spalle e biceps gonfi come palle da bowling...

a proposito di galline, udite udite...la spiaggia ne è ovviamente piena zeppa, di tutti i generi, di tutti i tipi: trentenni col fidanzato distratto, diciottenni con mamma e papà a cui volgiono fare uno scherzetto, quarantenni in tiro che guardano i pischelli, tate in straforma col perizoma e le chiappe di ferro, vecchie galline rifatte e pronte a fare le paradisee sfruttando la potenza del loro copioso denaro...e il vostro tacchino di fiducia che fa?

si veste di seta ed organza, con barba rasata come una lastra di vetro, abbronzatura e occhio verde laser per colpire e affondare nella battaglia navale del flirt estivo???

va in giro a galleggiare (nel senso di fare il gallo) mentre galleggia (nel senso di fa il morto a galla), allagando le orecchie con le sue fluenti parole tra i flutti delle adoranti platee del suo pubblico femminile flirtando e provandoci con tutte le donne abili ed arruolate allo scopo da 14 anni a 144 anni????

no.

ebbene...ho la crisi dello scrittore, nel senso che non mi piglia di pigliare le donne...

in quanto a scrivere...scriverei...o come scriverei...
ho in testa altri 157 capitoli....e non vedo l'ora di andare in giro per gli AUTOGRAFI!!!

come dite? non sono ancora pronto???
oh si che lo sono...e come se lo sono...avoja se lo sono...

e da ferragosto in poi, sarò il number one tacchinatore di roma...andrò in giro, a cercar un bella paperella... 

per ora qui, straccioneggio come un selvaggio dannato...dallo sguardo sbieco (per via della rosolatura al sole, ma questo "loro" non lo sanno...) e...nonostante...io ci metta tutto l'impegno per invisibilizzarmi...accadono delle cose strane:

mi fissano!!!

mi cioccano...

mi guardano....

sarà dura resistere immoto, nella mia dolce calma piatta!!!!!

 
 
 

CAP 35 - Roma

Post n°196 pubblicato il 05 Luglio 2011 da KA_again_PUT

Roma, in agosto è un luogo anomalo. Il centro pullula di turisti che vivono la città in modo strano, fanno strane cose, si bagnano i piedi enlle fontane, si beano delle fontanelle, assaporano il gelato ad ogni gelataio o stanno seduti nelle piazze a sorseggiare un cappuccino negli orari più impensabili...

tutto intorno, è il deserto. i quartieri più ricchi sono desolatamente vuoti, i bar chiusi, i ristoranti chiusi, tutti approfittano per i refittings...se vuoi bere una coca ti attacchi, fortuna che ci sono le fontanelle...e l'acqua sgorga fredda senza andare in ferie...

in realtà queste ssno solo le mie esperienze, visto che sono appena arrivato all'aereoporto, e l'aereoporto è uno di queli luoghi che muta meno nell'arco dell'anno...a parte il fatto che oggi vomita fuori montagne di romani abbronzati, arrostiti abbrustoliti...le donne con delle ostinate treccine caribiche, sombreri in testa, infradito ai piedi...voglia di mostrarsi agli altri 

chissà, forse faccio anche io questo effetto un pò scemo aqgli occhi deglia altri.

sono indeciso se andare dritto al ministero, o passare per casa che tutto sommato è di strada.

in realtà ho scoperto che questo mestiere non fa per me, e in più non sto rispondendo alle email...ma mai come in questi giorni stanno chiedendo le mie consulenze...

ad un paio ho sparato alto.

ad una società tedesca ho chiesto 450 euro a sopralluogo...mi hanno risposto che va bene, se comincio i primi di settembre.
E' un progetto che ne prevede 30 di sopralluoghi nella fase inziale. Tornerei a fare quello che so fare, non questi intrighi...queste fughe, e tutti questi insuccessi.
se sbaglio in quel campo, al limite creo un black-out, invece in questo di ambito. beh. c'è solo dolore. 

un'altra società mi ha offerto un part-time da 1500 euro, più benefit e premi...

com'è strana la vita, quando io ho cercato il lavoro...lui si è negato...e invece ora...

...senza contare che ho preso un colpo di fucile...
e non rientra nei miei prossimi passi lasciare i miei figli orfani!

 passo per casa, al mio ingresso il solito effetto strano del rientro. casa sembra più piccola, poi più grande, mi si dimensiona intorno allargandosi e stringendosi, fino a calzarmi. e scopro di non aver più mutande, la governante...pensando giustamente che le mie fossero troppo vecchie deve averle buttate...

e così sono a secco...devo andare al centro commerciale...a ricomprarmele.

mi metto un costume, e vado al ministero. fa calduccio con il costume...
speriamo di non rimorchiare qualcuna...ch penserebbe del mio costumino arena da piscina??? 

mi presento all'ingresso, un carabiniere mi indica la strada. la porta carraia ha dei vetri blindati, è spessa. Minacciosa e molto spessa. penso che reggerebbe l'urto di un razzo, peccato che non funziona. il motore è arrugginito. salgo lo scalone, il soffitto a volta affrescato il palazzo è d'epoca...ha un cortile interno che affaccia su un giardino storico. meraviglioso quanto assurdo che il ministero della difesa abbia una location così altisonante, con alte palme e cactus esotici. la ghiaia nel cortile bianchissima.

negli uffici c'è un capitano in divisa, e un maggiore in borghese...mi chiedono di rilasciare un rapporto, e così mi metto a scrivere su un computer che mi mettono a disposizione in una stanzetta

loro avevano due bei pc nuovi, e uno studio con scrivanie di pregio. a me hanno dato un vecchio cimelio, e le poltroncine sono di tre colori diversi. per carità...stesso colore ad essere precisi, ma tre tonalità e tre modelli diversi. mi colpisce anche la lampada al soffitto, potrebbe essere un bellissimo pezzo liberty. o una patacca clamorosa. nessuno credo lo sapr mai, c'è puzza di sigaretta e fumo stantio.

scrivo, scrivo, ogni tanto entra qualcuno che si presenta...io sono un pò fuori fase, e molto fuori contesto...ho ormai deciso. alla prima occasione buona, do forfait...e mi dimetto.

non mi ricord i nomi di quelli che sono venuti, non sono mai stato molto fisionomista. e poi ormai sono sul piede di partenza, anche se sono appena arrivato.

il primo è un tipo strano...reparto informatico...ha un maglioncino di lana, anche se fanno trentotto gradi...e una disdicevole quanto ispida barbetta. insomma è brutto.

poi mentre vado a cercare un gabinetto incontro quello che chiamano Gulliver...è alto circa due metri, ha una circonferenza del collo che sembra un barile di petrolio...e una pancia rotonda. nonostante sia un ciccione non sembra impacciato, anzi...è tipo i lanciatori del peso...tanta panza, e altrettanta sostanza.

il gabinetto, è scassato, la luce entra da una finestrella in alto, che ha due vetri rotti e uno incastrato, e agganciato con del nastro adesivo. E' ovvio che non siamo alla CIA della televisione, esco dal bagno, giro due corridoi entro di volata in quello che sembrava essere il mio ufficio...

una donna in divisa, con la coda. alza gli occhi. ha davanti il computer, ma sta facendo non so che lavoro su un faldone con la copertina in cartone rigido rosso con su il timbro segretissimo. è tutto così anacronistico, che sembra una brutta copia della realtà.

anche se in tutto quel bruttore risplende lei, o meglio...la sua bellezza. sembra sia stata segregata in questo ufficio da due giorni, ha gli occhi stanchi, i capelli sporchi...

mi accenna un sorriso, la guardo...

"che fai questa sera?" le dico. le parole mi sono scappate via dai denti, potrebbe essere il mio capo...o che ne so io, ma ormai è fatta...e sorrido...

lei mi sorride, prima fa una faccia stizzita poi senza parlare...mi indica la porta

io mi avvio verso l'uscita, sono convinto che mi fermerà prima che io esca, sono troppo vanesio per subire una sconfitta, ma supero l'uscio e non vengo richiamato.
comincio a pensare di essere arrivato nel mondo reale, un oò mediocre, senza picchi...con i colori sbiaditi. rimango fuori della porta sorridendo dell'immagine della bella carabiniera, che capelli al vento corre al mio collo a braccia protese..

arriva un sms ... "atterro Olbia, settimana prossima. se puoi passarmi a prendere in aereoporto, manda conferma. baci. baci. baci. Clara" 

nella stanza che ho appena lasciato sento un colpo enorme, una esplosione. salto dentro, e vedo lei che ha semplicemente tirato un pugno alla scrivania.

"mi stai spiando?" mi dice con due occhi aguzzi come pugnali
"veramente mi sono fermato a leggere un sms..." la verità alle volte è meno credibile e interessante di una bella bugia...e infatti lei continua a pensare che la stessi spiando. si legge nei suoi occhi.
mi chiama con il dito, io mi avvicino con circospezione. ha ancora il pugno chiuso e mi sembra mezza matta, ad occhio e croce potrebbe tirarmelo in faccia...mi fa segno di mettere la mia mano sulla scrivania...sotto il suo pugno. che sia un rito di iniziazione, mi tira una caracca sul palmo per vedere se urlo o meno?

sorride e acciglia un occhio "cow boy...non avere paura...metti la mano giù...." la sfida è più forte di me, metto la mano sotto la ghigliottina...continuerei a sorridere come uno scemo anche se mi infilzasse con uno spillone.

la mia mano è aperta, le nocche poggiano sul legno, mi fa scivolare qualcosa nella mano. mi chiude il pugno intorno a questo qualcosa...mi stringe la sua piccola mano intorno alla mio pugno, una stretta calda, prolungata, sensuale...e ripete il gesto della porta...con aria di malcelata soddisfazione.

esco e incontro il barbetta..."conosciuto la mantide?" sogghigna viscido...io rispondo con un cenno incomprensibile e proseguo per il corridoio. infilo la mano in tasca e rilascio il prezioso che contiene nella tasca.

questo posto è inquietante, quando esco vedo cos'è. 

 
 
 

Festa dei SS P&P

Post n°195 pubblicato il 29 Giugno 2011 da KA_again_PUT

oggi è il patrono di Roma, il blog chiude per festività

per chi mi volesse incontrare, ci vediamo questa sera ai fuochi d'artificio!!

sono molto impegnato con il lavoro, ma ho molte avventure da aggiungere al racconto, Clara tornerà, e altre vicissitudini si susseguiranno...

chi sa dov'è Eva?

;-)

 
 
 

Capitolo 34 - torpore

Post n°194 pubblicato il 21 Giugno 2011 da KA_again_PUT

Il risveglio è stato più pesante del previsto, sono rimasto concentrato a lungo sdraiato sul letto a non pensare. più mi imponevo di tenere la mente sgombra, e maggiormente i pensieri più svariati mi affollavano la mente. con la testa così piena, vinto dalla stanchezza, dal senso di spossatezza caddi infine addormentato.

quando praticavo l'apnea seriamente, riuscivo a rilassarmi spingendo la mente ai bordi del nulla, fermo immobile con la quiete della natura che cullava le mie sensazioni...ma ora era impossibile.

al risveglio andava tutto decisamente peggio, cominciai ad accusare i dolori alle braccia, mi vidi una serie di cicatrici e graffi, alcuni sanuinolenti, altri con tracce di sangue rappreso. mi girava la testa, sentivo un risentimento ad un fianco. mi alzai...volevo prendere aria...avrei voluto spiccare via il volo...in mezzo alle nuvole.

scesi in salone e trovai mio cugino seduto sulla poltrona, ascoltava musica. classica, non distinisi cosa ma era di certo beethoven. la maestosità e la pienezza delle sue composizioni sono sempre inconfondibili. a vederlo mio cugino sembrava uno di quei giovani snob, rampolli di una rampante famiglia con blasonato parentame...non belli ma fascinosi quel tanto che bata, ricchi di esperienze, di fatti...appena mi vide azionò il lungo telecomando bang & olufsen e azzittì la musica, per poi accendere soffuse luci.

mi guardò...con aria piuttosto impassibile, non siamo mai stati tipi da abbracci e smancerie..."cuggì...dobbiamo parlare..." mi disse.
"cuggì non dobbiamo parlare..."
"ma..." tentò di interrompermi, ma non era il tipo di discussione che si poteva interrompere. certe cose vanno così, seguono il loro corso come il fiume che parte dalla sorgente e arriva al mare. possono mettere una diga, deviarne il percorso, l'acqua che scorrere molta, o scarsissima, eppure va come deve andare. Kera non avrebbe potuto deviare il corso del suo fiume, era tempo di sfociare nel mare.
"ho due richieste" gli dissi secco come il vento del deserto "una pistola, e un nome..."
Mio cugino alzò il bicchiere a mezz'aria. voleva motivare la sua contrarietà, si alzò era serio e grigio come il cielo quando un temporale è all'orizzonte...venne verso di me..."seguimi" mi disse, e si avviò verso la sala da biliardo.

lì in una teca c'erano due pistole, due beretta m92f messe ad L contrapposte, su uno sfondo di velluto rosso. un'arma in circolazione da più di trent'anni in uso alle forze armate di mezzo mondo, non bisogna essere degli esperti per capirne l'enorme potenziale. se vedi una ferrari di 30 anni fa, non sai quanto possa andare veloce, ma sai perfettamente che va veloce.
"mi dai una di quelle?" gli dissi, sapendo che erano registrate a nome suo
Lui sogghignò con aria di sfida, aprì la teca e premette un bottone invisibile, l'alloggiamento di velluto aveva un controstampo al rovescio che alloggiava altre due pistole. identiche a quelle che erano in bella mostra sopra, ma queste di dubbia provenienza.

ne estrasse una e me la diede "te non ci crederai..." mi fece vedere i movimenti basici, scarrello, caricò dentro e fuori il caricatore. in quel momento pensavo a due cose soltanto. premere il grilletto e vendetta. e se non fossi riuscito a sparare, l'avrei utilizzata come un sasso. mio cugino mi osservava mentre prendevo confidenza con il ferro, circa un chilo...compatta, un oggetto pesante. non sembrerebbe a vederla. continuò "il nome che cerchi..." i miei occhi si alzarono sui suoi. lo stavo fissando. "già ce l'ho...ma se ti serve..."
"grazie." lo interruppi prima che potesse continuare "dammi solo il nome".

"ti servirà anche un auto. lui è a Szeged..."

ero sull'autostrada, e sfogliavo i ricordi mentre guidavo. il percorso completamente libero, e di lato correva parallela la statale che era gremita di gitanti...e congestionata. io filavo a centosessanta chilometri orari, nel silenzio. il limite sarebbe centotrenta, ma questo è il vantaggio delle autostrade private. il nastro di asfalto era pulito e curato, e i pensieri mi riportavano a quando ero piccolo, quando andavo in villeggiatura a Szeged, dove abitava mio zio. il padre di mio cugino, che è sparito quando eravamo piccoli. non pensavo a quello che andavo a fare, o come, o se lo avrei fatto. avevo una busta con tre foto, due indirizzi, pensavo solo che in serata avevo un volo per roma.

ho avuto una fortuna sfacciata, sto cretino vive in una cittadina che conosco perfettamente, non ho dovuto neanche impostare il navigatore.
Raggiungo l'indirizzo del night, parcheggio di lato all'edificio a retromarcia, in un vicolo. E' un night che ci è sempre stato. io e mio cugino da ragazzini andavamo a sbiriciare le ragazze del locale. passa una prostituta che tenta di abbindolarmi, è pure tossicodipendente, in ungherese le dico un paio di cose che la convincono a lasciarmi stare. appena lei se ne va, con la coda dell'occhio vedo passare un uomo.
Non sono mai stato fisionomista.
Non è un lavoro per me.
Non ho memoria.
Non ricordo, numeri o targhe...

tiro su la foto, è lui. sicuro. apro lo sportello, tirando piano la maniglia e lasciandolo aperto. scendo con la pistola in mano. credo di averla caricata, non so neanche se ha la sicura o meno. lo seguo ritmando il mio passo al suo, sono a tre metri di distanza. lo chiamo per nome.

si ferma.

si gira, mi sorride.

sparo.

tre volte. colpendolo sempre.

mi volto, raggiungo a passo svelto la jeep, parto senza sgommare. imbocco l'autostrada e sono già di ritorno.

penso che domani devo sicuramente passare al ministero, dovrò forse fare rapporto su quello che è successo a Kera. non ho neanche letto il manuale delle procedure operative standard.
devo anche spiegare l'insuccesso della missione al lago. 

non penso a molto altro.

forse qualcosa mi tornerà alla mente più avanti. forse non dormirò più bene, preso a tenaglia dall'angoscia dei ricordi nefasti. ma non credo, non mi sento nè sollevato, nè rattristato.

in aereoporto rimorchio tre hostess della malev, sono appena arrivate...sono smontanti e questa sera vanno in discoteca. loro. io invece parto, tutte e tre mi dicono che è un peccato, e che avremmo potuto dormire tutti insieme.

esplodo in una risata.

queste sono occasioni che non ricapitano nella vita. lo penso, vedendole ancheggiare mentre vanno via, si girano un'ultima volta, mi tirano baci, saluti...e spariscono. 

mi chiama mio cugino, mi dice che non c'è traccia di Eva.

mi arriva un sms da Clara, criptico "mi vieni a prendere aereoporto? mi mette il codice del volo"

mando un sms a casa "sono su aereo. ci vediamo a casa. buonanotte"

spengo il telefono, e l'aereo parte.

 
 
 

Capitolo 33 - Mattinata tranquilla

Post n°193 pubblicato il 16 Giugno 2011 da KA_again_PUT

Mi sveglio stordito, apro gli occhi pesanti e non riconosco la stanza.

mi alzo di scatto, pensando di essere stato catturato dagli alieni durante la notte...poi vedo Elsa che dorme.

E' l'esatto contrario di quello che si vede nei risvegli hollywoodiani, ha il poco trucco impiastrato sulla faccia, i ricci scomposti che le esplodono dalla testa, dorme in una posa sconcia, il cuscino penzola giù dal letto, le lenzuola sono arruffate e il mio movimento brusco l'ha infastidita.

si mette un braccio sugli occhi, e si gira dall'altra parte. avrebbe dovuto darmi un bacio con occhi languidi, e sussurrato qualche parola dolce con le labbra color ciliegia...invece si gira, la spalla emerge bianca come il lenzuolo e alzando il braccio si scopre un fianco. Vedo un lembo di lombo...cicciottella...sorrido...non è la perfezione platinata che si vede nelle riviste

la camera è in disordine, penso un attimo, rifletto...non ho il cambio, visto che i vestiti e la sacca sono nell'altro albergo dove ero con la famiglia. no. non potevo portare Elsa là, sarebbe stato strano...e non mi sarebbe piaciuto.
questo invece è un territorio neutro. 
bella questa camera! minimale con i suoi colori di acero chiaro... 

Stiro le braccia, me le incrocio dietro la testa. Il sole entra dorato nella stanza con prepotenza, sto scomodissimo, mi si risvegliano anche le sensazione e il vigore fisico e sono senza mutande. Mi avvicino ad Elsa, comincio a baciarle il fianco morbido in silenzio, senza farle solletico, senza darle fastidio. il braccio le copre gli occhi, ma non le labbra. 
sorride.
la bocca non sarà rosso fuoco, ma ha una bella forma, e le labbra sono piene, dolci e quando le si intravedono i denti diventano sensuali e irresistibili

prendo un taxi, vado a recuperare la sacca con le mie cose. 

devo cancellare Elsa. mi piace, la devo dimenticare. mi fa male anche solo pensarla. qualcuno potrebbe pensare che sia una follia, non voglio neanche contare da quante poche ore la conosco. ma deve andare così. per me è così.

rimango in silenzio, per tutto il tragitto indifferente al mondo, chiuso in me.

mi annuso le mani, e sento il suo profumo. mi stropiccio gli occhi, passandomi le mani sulla faccia, sento lei su di me. Ed è una sensazione che mi piace.

mi arriva un sms "settimana prossima torno in sardegna. te sei ancora là? ti voglio vedere, devo parlarti. fatti vivo. tua Clara." alzo gli occhi al cielo.

pigio verde, verde per chiamarla, poi ci ripenso, rosso, rosso per terminare il tentativo di chiamarla.

il taxi si ferma a debita distanza dal cancello della villa di mio cugino, una telecamera gira puntando su di noi. l'autista si volta verso di me con aria interrogativa, gli chiedo il conto e scendo. mentre fa manovra lo guardo fissare con curiosità il cancello che si apre. escono subito due "vigilanti", e si apre la vista sul viale con i fiori che porta alla villa, uno dei due prende la mia sacca, mentre cammino leggo di nuovo il messaggio di Clara.

opzioni. elimina.

poi penserò al da farsi.

Mio cugino sta in palestra al piano terra a fare pesi, è tutto sudato. il cuoco gli ha portato frutta e acqua in un vassoio d'argento. i colori sono assortiti con precisione millimetrica, l'uva e il suo verde, le fragole rosse, i frutti di bosco e i mirtilli scuri all'angolo. i lichi, intorno al bicchiere d'acqua all'altro angolo con il suo colore di cristallo, che specchia la varietà della frutta

"ohè...cuggì..." si gira...mi fa cenno e continua a pompare "guarda che se continui...fai il botto come un pallone..."

urlo "booom!" per sovrastare i red hot chili peppers che sparano con le chitarre dallo stereo, sorrido e mi butto su un divanetto... "eva? ho fame...vado a fare colazione..."
fa altre due ripetizioni, posa il bilanciere "se n'è andata..." e si sdraia sulla panca, incrocia le gambe sulla pancia e comincia con addominali lenti

"ma a fare...la spesa? o..." lo guardo...perplesso...e anche un pò apatico
"non lo so, forse torna..." risponde lui continuando imperterrito a tirare su e giù le ginocchia sul petto...
"non ci pensare....vado a cambiarmi, mangio e ci vediamo fuori in piscina..." riprendo la sacca e proseguo. 

faccio una doccia lunga, seduto nel piatto doccia con l'acqua che mi colpisce tiepida rimbalzando sulla pelle elastica...ho gli occhi chiusi, la bocca chiusa...il rumore dello scroscio mi delizia...le orecchie che ovattate raccolgono la cascata fluente

mi asciugo in fretta, e mi vesto veloce e mezzo bagnato, una donna avrebbe da criticare l'approssimazione con cui mi sono asciugato, cosa che mi fa godere del fatto che posso fare come voglio. e mi piace anche che mi si attaccano i vestiti dove c'è umido sulla mia pelle.

scendo le scale in pantaloncini bianchi da barca e una camicia bianca a righine rosse e blu, mi piace molto è una tenuta molto nautica (a parte le scarpe) ha il candore del sole cocente, e il sapore del sale. sarei perfetto su una barca a vela a porto cervo, o portofino! Forse è per il messaggio di Clara che il mio subconscio mi ha spinto in questa direzione, o forse no. farsi troppe domande, fa sempre male.

quasi mi scontro con il cuoco che corre verso di me con la radiolina in mano..."c'è una donna al cancello. ha chiesto di te, si chiama Kera...è agitata!"

lo scanso con un braccio, e corro giù per il viale a perdi fiato. il giardiniere taglia le rose, mi vede passare rimane con i forbicioni a mezz'aria, e riprende a tagliare. il suo silenzio stride con il baccano della mia corsa.
il cancello è aperto per un metro, dentro un vigilante con la pistola in mano dietro la coscia fuori l'altro vigilante sta parlando con una sagoma, che non vedo perchè lui è davanti al varco e mi impalla la visuale...arrivo al cancello. ho il fiatone, e il cuore doppiamente all'impazzata. per la corsa.

quello fuori ci volta le spalle senza una parola, e rientra. il cancello si richiude, come uno scrigno.

Kera è terrorizzata e mi sta fissando. "mi stanno...dando la caccia." abbassa lo sguardo sul suolo, non è bella come sempre, è più magra e ingrigita sembra stia male " sono due giorni che scappo..." e riprende a guardarmi. ha degli occhi enormi, specchiano le sensazioni come due laghi alpini

la abbraccio, e la stringo a me. la avvolgo gonfiando i miei bicipiti. la proteggo.
poi cominciano a correre tanti brividi sulla pelle, quando la mia attenzione viene catturata da quello che mi succede intorno.
la telecamera ronzando gira. in alto
il cancello vibrando comincia ad aprirsi. a sinistra
un uomo con in mano un fucile si avvicina. a destra

un esplosione tremenda, una vampata di calore. cadiamo in ginocchio abbracciati. tento di sostenerla ma non sono più in piedi, e mi accascio. mi butto sotto di lei, tenendo Kera sopra di me. sbatto la testa e svengo. ma mentre svengo so di averla salvata dalla caduta

mi riprendo. forse ho chiuso gli occhi per qualche secondo.

Kera è sopra di me immobile, la mia camica tutta rossa.

colpi a raffica, mentre un auto sgomma via. i vigilanti crivellano il posteriore dell'auto di proiettili, i vetri esplodono, una gomma si accascia. uno spara con la mitraglietta l'altro con la pistola, fino a ricaricarla tre volte...e corre dietro all'auto. la mia testa è poggiata sull'asfalto, sento il brecciolino pungermi una guancia. la mia visuale è tutta storta, sono intontito e stordito.

poggio Kera su un fianco, le adagio la testa con delicatezza a terra. i suoi capelli neri setosi e lucidi si spandono sul nero della strada grigio e sporco. mi alzo in ginocchio, mi tocco la pancia con le mani. sono pieno di sangue, ma non ho nulla. ho diversi tagli sulle braccia. graffi.

mi avvicino a Kera, è morta. al centro del corpo una pozza marrone e umida.

la macchina in fuga si ferma. l'uomo con il fucile scende. getta il fucile e scappa. il vigilante con la pistola continua a correre...non spara più ma continua a correre. quello con la mitraglietta mi si avvicina, mentre si guarda intorno

Lacrime gelide scorrono dai miei occhi, me le pulisco impiastrandomi la faccia, il dolce del sange e il salato delle lacrime. sono in ginocchio immobile.

esce mio cugino, tutto sudato in canottiera e pantaloncini, prende il comando delle operazioni. parla con la radio. mi prendono e mi portano dentro, escono i range rover.

mi metto nella doccia della piscina tutto vestito, cala il buio su di me in un mattino pieno di sole, l'acqua si abbatte colpendomi.

 
 
 

Capitolo 32 - L'alba (completamento...)

Post n°192 pubblicato il 05 Giugno 2011 da KA_again_PUT

 la tiro su "ma che è sta storia?"...la ricompongo, la mia cinta
penzola...caduca...
lei mi guarda, ha l'occhietto vispo...mi 
punta il dito, e lo infilza nel mio 
petto

---continua---

ed ecco il completamento:

"senti bello..." ha degli occhi lucidi come scudi di ferro "io non vengo mai meno alla mia parola!" intanto io mi riallaccio la cintura
ormai è ovvio che in cima a questa torre non c'è Kera, metto un dito sulle labbra di Elsa...voglio provare a sentire con le orecchie ciò che non ho visto con gli occhi...il buio è totale, la musica incredibilmente soffocata come se l'avessero messa sotto un cuscino. venticello fresco, come fredda è la ringhiera di ferro della torre...ma nessuna traccia di Kera, che sembra essere svanita nei miei pensieri.
Elsa si avvicina, e mi coglie di sorpresa...mi abbraccia, e mette la sua guancia sul mio petto, poi sussurra "sei preoccupato...ti aiuto?" e intanto mi cinge con le sue braccia, mi accorgo che ha delle tette piene, che non avevo notato fino ad ora...
cancello Kera dal mio immediato presente, guardo Elsa...ora non è più solo graziosa e carina, ma incredibilmente appetibile, sta facendo le fusa sul mio petto...non è una ragazza, ma una donna che sa quello che vuole
"la scommessa..." le dico fissandole i capelli, visto che lei continua a premere con la sua testa sul mio petto "...che storia è? io non scommetto...mai..."
lei si gira di scatto, alza il mento e mi fissa, ora gli occhi sono diventati due camini ardenti e fiammeggianti, anche se ce li ha scuri come il buio di quella notte ardono di fuoco "non tu...non tu...io ho scommesso con tuo cugino!" la guardo perplesso... lei si rianima, dopo essersi persa nel mio abbraccio, si inginocchia di nuovo e comincia a tirarmi i bottoni dei jeans...io la riafferro e la sollevo, lei mi da due pugni sul petto, io indietreggio e sbatto l'osso sacro sulla fine del corrimano, un tubo di ferro ricurvo e rotondo. Rimagno a bocca aperta con un'aria fessa da imbecille, senza fiato, con un dolore di pugnale piantato nella schiena. lei non percepisce la causa del mio dolore...e fiammeggia..."ah! non ti piaccio...ti faccio così schifo, che non accetti un pompino qui su, dove non ci vede nessuno..." io poggio una mano sulla ringhiera...temo di svenire...il cervello è in blackout, queste parole le sento ma non le recepisco...lei riprende ad inveire "sei tu che non lo vuoi. io ho pagato il mio debito...non ti voglio vedere più..." si volta e scende rapidamente le scale.

non la guardo andare via, respiro gonfiando i polmoni lentamente, rimanendo immobile, mi tengo con presa ferma delle mani in equilibrio, sento le ginocchia molli e la pietra sotto i miei piedi sgretolarsi come sabbia fine. passa qualche minuto...ricomincio a pensare...

ora devo trovare anche Elsa, non solo Kera. mi voglio scusare con lei...questa sera va sempre peggio, non so di che parla e che fissa si sia presa, poi mi farò spiegare da mio cugino.
scendo lo scalone, come un attempato e anziano bibliotecario, un gradino per volta, arrivo nell'atrio buio, e ci sono due sagome appartate...trombano...io grugnisco. lei sta appoggiata, e lui dietro...non è certo che mi soffermi a godermi lo spettacolo, ma si trovano proprio in una strettoia dove devo passare.

appena arrivo alla festa, vedo Bianca che sta andando via con un'amica e non con il cugino, vorrei inseguirla, ma non ce la faccio ad aumentare il passo e poi non saprei proprio che dirle. lei non si volta mai indietro, il collo lungo, e il mento fiero.
Giro l'angolo e quasi sbatto contro KristenJensen...è sotto braccio di un socioo di mio cugino, lei mi sorride mi fa l'occhietto e se ne va con lui che mi guarda geloso della sua donna. 
Lo ammetto. un secondo fa stavo pensando di tornare in albergo con lei, mi aveva anche promesso amore a prima vista. 

donne...un altro piano fallito di questa notte. il cervello mi comincia a fare le bizze, se fossi il tipo andrei ad ubriacarmi con mio cugino e comitiva...se vado su, ci sarà ancora qualcuna delle bellissime modelle che erano con lui, o forse Olga...
o mi faccio due chiacchiere con Franco. 

il dolore al sedere comincia a sopirsi, posso camminare speditamente...arrivo nei pressi del trono, e vedo uno sconvolgente casino, e le cameriere che puliscono e lustrano. arriva al volo quella che mi ha fatto saltare la fila solo un'oretta fa...e che adesso sembra ieri. è sveglia, e mi incrocia prima che io possa vedere lei.mi dice che sono andati via. tutti via. è dispiaciuta che io sia rimasto solo, e si offre di accompagnarmi quando stacca. fra un'ora.

è decisamente una bella ragazza, mi sento un naufrago in mezzo allo sperduto oceano, che non riesce più a galleggiare tanto bene a cui viene tirata una meravigliosa ciambella, verniciata splendidamente a fasce bianche e rosse, e con intorno il cordino galleggiante arancione a disegnare splendidi archett...

declino l'offerta, lei è sempre graziosa, mi ringrazia lo stesso...

perchè non approfittare? non lo so. ho deciso che vado giù, prendo un taxi e mi vado a buttare a letto, mi addormento e sogno. Kera, forse Olga, non so.

sono fuori, nel parcheggio dove ho preso e parcheggiato la moto. uno dei gorilla all'ingresso mi chiama il taxi, e mi confermano un waiting time di dieci minuti...

mi faccio un giro nel parcheggio. vedo due che si baciano, sul fianco di una SLK grigio metallizato con la portiera aperta. lui ubriaco ciondola molle, come un lombrico. un momento prima di distogliere lo sguardo, mi accorgo che sta con Elsa.

Parto come un treno...

lei sente i miei passi vicini, e si gira, mentre il verme non si accorge di nulla.
si gira, e mi urla "che vuoi ..ora?"
la prendo per una mano, mi volto e la tiro con uno strattone, la lumaca oppone resistenza trattenendole l'altra mano, mi giro e inverto la mia marcia.
sto per travolgerlo come un trita sassi, sarebbe anche serata da scazzottata, non mi dispiacerebbe per niente tirare due testate a questo smidollato, lo fisso negli occhi mentre avanzo con l'omicidio nelle vene... 
quello molla la presa, poi fa una faccia sconvolta, e vedo che si è pisciato addosso...

mi giro verso Elsa "che voglio?" indico l'ubriaco molesto "...ti salvo da questa merda..."

adesso lei è libera e mi segue per mano. andiamo verso il taxi, e mi prende sottobraccio, si attacca di peso e io la sostengo. rimaniamo in silenzio. la sera volge al termine, o forse all'inizio. non si sa.
saliamo sul taxi, lei mi da la mano, me la stringe e poi  intreccia le sue dita alle mie.
questa notte si intreccia al giorno, ieri si era intrecciato ad oggi, ed oggi si sta intrecciando a domani. 

sono proiettato al futuro, non vedo l'ora di svegliarmi domani mattina. e già sorrido.

 
 
 

Capitolo 32 - L'alba

Post n°190 pubblicato il 01 Giugno 2011 da KA_again_PUT

Il mio sguardo è attonito, rimango con la bocca aperta
pronta ad 
accogliere le eventuali mosche estive che dovessero
capitare nei pressi. Bianca si alza, e si allontana, fa due passi
a grandi e decise 
falcate, si gira...mi fulmina con lo sguardo,
mi volta le spalle e 
sparisce. 

ho subito la sensazione che non la rivedrò mai più, un mix di
nostalgia ante litteram, e la voglia di trasformare  e scoprire
qualcosa che rimane pendente e irrisolta.la riccia mi guarda
"ho detto qualcosa che non va?"
io sorrido. non so quanto sia veramente ingenua, o quanto 
nasconda un pericoloso diavolo sotto quell'abito da 

santarellina...è maliziosa, o forse imprudente, ma rimane
sexy e fresca come una rosa rossa appena colta..."ma scusa...
te vai così...bella bella in giro a fare...pompini?"

in quel mentre arriva Olga, quasi investe con il suo giunonico
intercedere la ricciolina, che è costretta a farle spazio, anche
se rimane comunque ad impedirle la libera via. Olga continua
a sorridere...il suo non è uno sguardo geloso come quello di
Bianca, ma di sfida, di competizione. poggia una mano sulla
spalla della riccetta, ha una mano lunghissima, e con l'altra
mi afferra il collo, sento le dita che si avviluppano sul mio
collo. mi tira...e mi bacia in bocca,

questa sera sono destinato ad essere tirato, sbatacchiato
quà e là, anche se questo di sbattimento...è gradito e
piacevole, mi tornano in mente le onde del mare, la sabbia,
il sole accecante...riapro gli occhi...e Olga pure sta andando
via, ma la sua scia è solida come la sensazione
e la presenza del sesso...
la riccetta non si è scomposta granchè...mi fissa divertita,
devo avere l'aspetto un pò stralunato. si avvicina...credo
mi stia per baciare, si lecca un dito e mi cancella gli sbaffi
di rossetto di Olga. "comunque piacere...mi chiamo Elsa"

io sono svagato, la serata ha preso la piega dell'ebbrezza
alcoolica...stralunato le rispondo " e io sono ka..." con la
coda dell'occhio vedo
di nuovo passare Kera...mi alzo di
scatto, quasi rovesciano lo sgabellone 
di acciaio "scusami
un attimo..." parto, e mi sento subito una zavorra, 

Elsa mi ha afferrato la mano e segue fedele i miei passi
...non so se ha capito che sto inseguendo un'altra donna,
ma non mi molla..."vengo con te..." aggiunge, come se
la manetta al polso che mi ha messo non
fosse già un segno evidente.

arriviamo nella sala principale, ma siamo di nuovo
ad un punto morto.
non vedo più nulla...in lontananza lungo un corridoio buio,
vedo
un'ombra dal passo sicuro...potrebbe essere lei, mi riattivo,
riparto, ed Elsa mi insegue...mi sorregge, mi spinge...ecco
una novità...anzichè
tirarmi...mi spinge...spero che non lo faccia dal sedere...mi
potrei piegare in due per il dolore...

volto dietro un arco, e una scalinata buia, ci porta ad una
terrazza, poi da quella parte un'altra scalinata che va in
direzione di un torrione. cosa potrebbe mai condurre
Kera qui su...arriviamo e la torre
termina con
degli archi sulla vallata circostante. la luna è piena e azzurra
ammanta
il bosco di spettrale riverbero, Elsa non mi segue più ora
dondola il suo
peso da un piede all'altro...si avvicina..."devo pagare il mio
debito...una promessa...è una promessa.." si getta in ginocchio,
e comincia ad armeggiare con la mia cintura...io la fermo.
sono un pò in imbarazzo.

 la tiro su "ma che è sta storia?"...la ricompongo, la mia cinta
penzola...caduca...
lei mi guarda, ha l'occhietto vispo...mi
punta il dito, e lo infilza nel mio 
petto

---continua---

causa sonno, e donna che mi ha accalappiato...sono costretto
a continuare domani!

 

 

 
 
 

Capitolo 31 - La rinvicita

Post n°189 pubblicato il 31 Maggio 2011 da KA_again_PUT

Prometto, almeno tre capitoli entro breve (di cui uno stasera)
un inedito in anteprima a chi mi volesse invitare per un aperitivo entro giovedì.
spero di conoscere nuove avventure da traslare in presa diretta nel mio racconto, e spero anche che possa procedere un pò più speditamente (ho idee da trascrivere per almeno altri trenta capitoli)
le news di questo periodo sono una deplorevole quanto incessante e totalmente inconsistente bal bla sulla politica, sul mondo, su tutto ciò che mi circonda, tanto da farmi sembrare tutto inutile e idiota.

oh!! intendiamoci, non è che io sia depresso. ci mancherebbe. me ne frego di tutta questa inconsistenza, irreale e vacua...ma mi rendo conto che stanno tutti diventando dei fantocci, marionette in mano ad un destino prefissato da semplici uomini di nessun valore...
quindi trovo che tutto il RESTo sia inutile, ho delle splendide amiche che spero di poter conoscere presto più approfonditamente, e delle fantastiche strade che devo ancora percorrere... 

Salgo rapido le scale, troppo rapido...sento già una certa dolenzia al posteriore, vorrei massaggiarmi il culone, ma se l'immagine di me con i dolori di natiche è penosa...quella che me lo tocco pure...è blasfema. la musica mi bussa nei polmoni, i bassi pompano onde di ragazzi e ragazze che si muovono come ombre colorate nel buio delle sale. il castello offre mille scorci interessanti, al suo interno anche se tutto aperto si respira un calore umano, che fa da contraltare al fresco boschivo del buio che ho appena lasciato fuori alle mie spalle

mi sembra di vedere Lapo, sta con un donnone gigantesco...sarà alta come me, i tacchi fanno miracoli, ha un notevole tricipite...nonchè un culo che rasenta la perfezione, ha la schiena nuda fino giù, e poi giù e ancora iù. vedo e non vedo, loro due sono dietro uno dei veli del corridoio di ingresso, con atmosefera di fiammelle danzanti, e veli leggermente mossi dal vento...all'inizio mi sembrava che fosse con Bianca, anche lei è mastodontica, alta, imponente e meravigliosa...ma questa invece, non so...ho come l'impressione che sia massiccia e potente...nei movimenti in cui Bianca è principesca e soave, lei è greve e violenta. sono due poli opposti, un paragone alla Giano.

con la coda dell'occhio vedo Kera.

faccio uno scatto subitaneo, e slitto di nuovo con un piede su un medievale scalino liso e liscio come se gli avessero passato la cera. perdo l'equilibrio, e mi ingrazio tutti i santi del paradiso per non battere di nuovo nello stesso punto, non so come con una mano tento di avventosare il muro, con i polpastrelli che grattugiano l'irregolarità della parete...e l'altro braccio rotea alla ricerca del baricentro perduto. il braccio che ancora la parete comunque riesce a frenare la mia cadente discesa verso gli inferi.

rimango con le gambe divaricate in una posa sconcia, penso anche di essermi rotto la cucitura dei pantaloni...e di avere il culo di fuori...mi ricompongo e alzo, ritrovando una postura umana. Kera di spalle si perde verso l'immenso atrio dove tutti ballano, come una marea, una moltitudine di stille marine.
mi getto all'inseguimento, devo afferrarla, prenderla. cammino veloce e mi ritrovo in mezzo alle luci altalenanti, giochi laser che mi abbagliano, e gente che si muove a scatti. rimango immobile, nella confusione di corpi che si muvono con delle sinusoidi ritmiche, e tento di scrutare scartando rapidamente le bionde e gli uomini...ma il lavoro degli occhi è arduo, e non riesco ad inqudrarla. rimango come un faro che tenta dagli scogli di illuminare il percorso da seguire.
sento una stretta sul bicipite, il riflesso incondizionato me lo fa gonfiare, tanto che la presa e la mano piccola non contengono più altrettanto bene il braccio.
sento che è lei. già mi immagino di essere illuminato nel buio sconclusionato delle luci da discoteca dai suoi occhi. mi giro. e c'è Eva che mi sorride...mi tira per il braccio...che è diventato un arpione.

di lato, sotto un portico mi tira tanto che quasi le finisco addosso "ho bevuto troppo..." mi dice ad un orecchio, e a dire il vero quasi mi bacia l'orecchio "...e ora...me ne vado..." non ci sono mezzi termini. non c'è da interpretare. è un invito.
vorrei guardarmi intorno. per ora la scena non è sospetta, ma vorrei vedere chi mi ha visto. chi ci ha visto. non voglio essere colto alla sprovvista da qualche faccia conosciuta che mi guarda sogghignando... "serve che ti accompagni alla macchina?" le dico, ricomponendo la nostra figura, e la distanza tra me e lei. siamo tornati all'altrui occhio, ottimi amici. lei mi incalza, si avvicina di nuovo, prende una storta sui tacchi vertiginosi e io la agguanto ad un gomito per non farla volare a terra "no!" mi dice guardandomi con occhi languidi. non me li toglie di dosso, tanto da costringermi ad abbassare lo sguardo "a meno che...non mi accompagni..." continua a fissarmi...gli occhi brillano nel buio lacrimosi, è bella come non mai, non posso convincermi che non lo sia "vieni...", non riesco a non guardarle la scollatura, la posizione concede viste nascoste. lei mi prende il colletto...con le dita lunghissime e lo smalto perfetto "potresti ... almeno una volta!" ora ha degli occhi dolci. dolcissimi. impertinenti.

l'effetto che mi fa, è micidiale. un senso di potere assoluto, so che potrei chiederle qualsiasi cosa, ed è una sensazione che dà alla testa, che non fa pensare, inibisce ogni riflessione, blocca ogni ragionamento, tento di stare calmo e non voglio cominciare ad immaginare quello che vorrei farle, chiederle...se la seguissi non riusciremmo neanche ad uscire dal castello
le tirerei su la gonna subito...non mi sono mai drogato...come canta mio cugino a squarciagola "droga...arma del potere!!" ma se c'è una droga che fa un quinto di questo effetto, ditemi dov'è che me la prendo subito. Eva muove la pancia verso di me, sembra stia ballando...ma è un attacco frontale, il linguaggio del corpo non si deve sottovalutare. E io devo scappare subito.
le do un bacio sulla guancia "buon rientro, e buonanotte!"
lei tenta di afferrarmi di nuovo, ma il mio braccio le sfugge e mi graffia con le unghie "divertitevi...stronzi!" si gira e se ne va ancheggiando. molto spesso è eccessiva, troppo provocante, ora se ne va in un modo perfetto...convincente, appassionante da spezzare il cuore...

salgo su verso il bar,devo pensare ad altro, devo distogliere lo sguardo. c'è un finestrone, prendo fresco...e faccio sbollire tutta la "tensione" accumulata...ci vuole molto zen, per raffreddare il mio incendio...soprattutto pensando al nugolo di donne che mi aspetta nel trono di mio cugino...se vado là ora, la prima che mi si avvicina me la trascino in bagno! e nessuna si tirerebbe indietro, anzi. altra situazione che esula ogni parvenza di normalità.

arriva mio cugino "oh!! Ka!!! alla grande..." comincia a fare una serie di smorfie e gesti ereditati dalla terza media, con tanto di assestamento pacco macho...perfetto per il camping, meno...per una serata di gran gala "mi hai tolto dai guai!" mi tira pure lui...oggi vengo tirato a dritta e a manca come un gennaker "nho dovuto accettare la sfida...ma te sai che a guidare..." mi fa il segno della pistola che ondeggia, internazionalmente riconosciuto con il significato di "scarso" da Firenze in giù...e continua "a me bastava partecipare, sai quando ti dicono che sei una sega a guidare, no? e che poi è pure vero...ma addirittura vincere...ah!" alza un pugno al cielo..."ho detto alle ragazze che se vincevi, premio extra per loro...e ti dico...stanno facendo a cazzotti per te..." mi tira una manata alle palle "che jè farai alle donne..." eh no...ora mio cugino si mette pure a parlare da romano coatto...poi prende e come è venuto sparisce, con arte demoniaca, se lasciasse anche il puzzo di zolfo allora sarebbe la reincarnazione perfetta di satana.

vado dritto al bar. voglio una birra. gelata. e la voglio pagare. voglio fare la fila. come gli altri. un pò di normalità, in mezzo a questo vippismo sfrontato.

Mi avvicino e una cameriera si stacca dal bancone e mi assalta...sbarrandomi la strada della cassa...mi sorride...mio cugino deve aver promesso soldi su soldi a tutti...cedo. impossibile fare diversamente, "una birra!" ad un passo da me, Bianca deve aver sentito la mia voce, si gira, la guardo...lei è in coda"che prendi?" giro un dito in cielo "qui ... tutto sponsorizzato!!" lei mi sorride "una capirinha..." la cameriera fa cenno di aver capito, e parte come un treno...

Bianca esce dalla coda, mi si avvicina "allora...mi fai la corte...lo consideriamo il primo appuntamento?"
lei è bellissima. anzi. no. non è bellissima. il viso non è regolare, il fisico...non è perfetto...ma forse è proprio per questo che la trovo eccezionale...e mi piace così tanto...non vedo l'ora di fare due chiacchiere con lei. siamo a mezzo metro, ma in questo momento la musica è assordante, lei accenna una smorfia fa il segno delle cuffie...penso che forse potremmo spostarci in un posto tranquillo...
arriva la cameriera con un vassoio di ceramica quadrato, un pezzo veramente affascinante totalmente bianco, sul quale spiccano le nostre ordinazioni...tento di darla la mancia, ma con un sorriso altrettanto accomodante lei si allontana in modo cerimonioso e ossequioso...vorrei tornare nell'anonimato...

stiamo per fare cin cin, io con la mia bottiglia lei con il bicchiere color verde acido...
"siete italiani?" io mi giro con aria interrogativa, Bianca è scocciata, l'interruzione è capitata proprio per disgrazia...a parlare è una ragazza, ricciolina, magretta circa un metro e sessanta...in jeans e camicetta di raso grigia. sembrerbbe vestita per caso, invece è un casual molto accorto. niente a che vedere con la mise di Bianca, che svetta su di lei dall'alto della sua imponenza, e dei chilometrici tacchi, e che la sta guardando di traverso come fosse una marziana appena atterrata al suo matrimonio.-.ma lei semplicemente, come nulla fosse... "sto cercando il cugino di..." io mi giro...mi sembra di aver visto passare Kera...sto uscendo di testa...in compenso incrocio gli occhi di Olga...è al bancone. mi sorride, e mi tira un bacio...mi giro, Bianca è scocciatissima, ha visto Olga, questa riccia attaccata come un riccio ad un piede. temo mi tiri addosso la capirinha da un momento all'altro, si gira verso l'intrusa "...e che vorresti da Ka?" la prende di petto, è diretta e decisa. anche in questo mi comincia a piacere sul serio. non sapevo neanche che sapesse chi è mio cugino, e come mi chiamo...

la riccia scrolla le spalle, alza gli occhi al cielo...è graziosa, carina, fine, senza trucco...allarga le braccia, ed ora si trova al centro della nostra attenzione e senza imbarazzo, con la freschezza dei suoi venticinque anni "...devo fargli un pompino!"

 
 
 

Capitolo 30 - Party night la sfida

Post n°188 pubblicato il 12 Aprile 2011 da KA_again_PUT

premessa...perdonate l'assenza, dovete quello che ho scritto oggi al tecnico della tv che mi ha dato appuntamento fino alle 13.00 e si è presentato alle 15.00...

se vi piace scriverò ancora...

 

Mi rialzo senza muovermi troppo, irrigidito dal dolore. vedo nero. sento salire e spandersi la botta che è arrivata fino al collo, alla mascella.

so esattamente che mi potrebbe durare un paio di settimane...comincio a camminare e testo i muscoli delle chiappe. sono tutto indolenzito...
mi giro lentamente per vedere se qualcuno ha assisitito alla triste scena, ma sembrerebbe di no. mi massaggio le natiche...e va malissimo.

scendo le scale scaricando il peso sul passamano, cavolo! è dolore crudo.

arrivo nei pressi del baldacchino reale dove c'è di nuovo mio cugino, "cuggì ... ti manca la corona d'oro e lo scettro!"
lui sorride soddisfatto, e vanitoso...io riprendo fiato. e tento di sgranchire i muscoli...mi accomodo su quello che sembrerebbe essere il puff più morbido e mi rendo conto subito di aver fatto due errori, il primo è che il puff sprofonda e per rialzarmi vedrò di nuovo le stelle, il secondo è che il puff è morbido solo in apparenza...è di fiberglass...

mi si avvicina una bionda, sono nello sconforto totale, le chiappe paralizzate, il fiato corto e la posizione scomoda, ad ogni movimento sembra di essere ad una seduta di agopuntura, sembra che mi sia accomodato sulla punta di una lancia...lei sorride...è di una bellezza stratosferica, i suoi lunghi capelli mi vengono addosso...ho un fremito di eccitazione accompagnato da un immediato e rinnovato dolore...sospiro...lei è vicina, troppo vicina, si butta in avanti, ha delle tette di dimensioni modeste, una seconda, ma una forma perfetta...sta facendo di tutto per farmele vedere, ma le riconosco un certo stile nel farlo senza eccessi, ha gli occhi languidi...penso che se non fossi paralizzato le sarei già saltato addosso...là...davanti a tutti...

le bacio la bocca, lei è vulcanica, sprizza energia...cominciamo a parlare. è danese, parla un inglese perfetto, viene da un villaggetto dove non c'è nulla da fare, niente da vedere e poco da sapere, fa la modella a tempo perso e mio cugino le ha pagate dumila euro per la serata, in più ci sarà un ricco premio a chi porta via uno dei suoi amici. compreso me. lei mi assicura che si è innamorata a prima vista di me.
ventidue anni, fa l'infermiera.
ed è anche spiritosa 

la serata prende i toni e i colori dell'assurdo, bevo poco e a fatica, lei ordina quello che prendo io, è una perfetta geisha...penso che se mi fossi scolato un litro di birra avrebbe fatto altrettanto...un pò stucchevole tutta questa infinita disponibilità, ma impossibile non approfittarne...

inutile filosofeggiare sull'opportunità o meno della cosa...

a spezzare l'idillio arriva un ragazzo in tuta da moto, fa un segno a  mio cugino. uno dei gorilla gli sta dietro,come un'ombra e pronto a romperlo a metà, mio cugino ferma il gorilla e fa un cenno al ragazzo...

In quel frangente arriva Franco, da solo, barcolla vistosamente e atterra su due ragazze.

"Ka...te la senti di correre in moto?"
io mi giro, KarinJensen si sposta (mi ha dovuto fare lo spelling del nome diverse volte...prima che capissi il suo nome) "ma io non ce l'ho la moto!" è una risposta demente, ad una domanda altrettanto demente
"ma una moto la rimediamo" risponde lui di rimando con un gesto vago della mano "...sono stato sfidato...una settimana fa...ed Eva mi ha detto che se mi vede correre ancora mi ammazza..."
io e Franco esplodiamo in una risata, Franco cade disteso lungo il pavimento...tre ragazze tentano di tirarlo su, ma lui finisce in ginocchio "corro io..." dice sbiascicando le parole...è ubriaco fradicio mima il manubrio e da gas sputacchiando una pernacchia come motore...mio cugino mi incalza "guarda che l'ultima volta che ho corso...mi ha sparato!" tira su la camicia e ci fa vedere una cicatrice a forma di bottone ovale...Franco si fa serio...poi ricomincia a ridere e cade nuovamente disteso...non si regge in piedi, e le ragazze che gli stanno intorno slittando sui tacchi non riescono a tenerlo, ora mima la pistola e spara a mio cugino, è cotto e stracotto
"va bene" non so perchè rispondo così. respiro a fatica, mi fa male il culo, sono stanco, devo lasciare sto pezzo di gnocca ma correrò in moto.
"andiamo a cercare una moto..." mio cugino si alza mi da la mano, e mi tira in piedi...dubitavo del fatto che potesse sollevarmi peserà quindici chili meno di me, invece...riesco ad alzarmi senza far forza sul mio dolorante posteriore...

c'è poco da scegliere, nel parcheggio c'è solo una honda cb 500 "quella?" ma chi se ne frega...alla fine...o la va o la spacca...non ci sono le premesse per figurare bene..."cuggì con 50 cavalli non è che faccio miracoli..." in compenso è tenuta benissimo, ha lo scarico libero, e i dischi a fiore. arriva il proprietario, un gorilla...ha la stessa mia corporatura e mi cede il casco, uno shark grigio con una rosa rossa sulla nuca, e il giubbotto un dainese nero e grigio. con delle orribili toppe e stemmi sugli avambracci e sulle braccia...mi onora correre con il giubbotto italiano. mi infilo il casco, è perfetto. il giubbotto altrettanto. mi stringo tutti i bottoni, in vita e alle maniche...prendo le chiavi , salgo, e nel momento che poggio il mio culone sulla sella sento una scossa elettrica...mi manca per un momento il fiato. accendo il motore. se prendo una buca sono fotttuto...mi fa un male cane. buon segno parte al primo colpo, e il minimo è regolare. mio cugino si avvicina..."ci rimetto la faccia se non partecipo, ma non mi frega un cazzo di vincere!" e mi strizza l'occhio..."ah! Jonas...il proprietario...dice che di cavalli ne aveva cinquantasei ... prima delle modifiche..." mi fa pollice su...lo guardo dal casco "cuggì...ma vaffanculo...sempre cinquanta cavalli sono...vedrai se mi arriva un pirla con un ninja" arriva Franco...si attacca a mio cugino, ha una gamba storta "dammi le chiavi che te sei una mezza sega...con la moto, e quello arriverà con un hayabù...hayabù" e ridacchia, KarinJensen mi tira un bacio con la mano dalle dita infinitamente lunghe e lo smalto perfetto e li lascio partendo per un giro...

la sfida è a mezzanotte in punto. mi hanno spiegato dov'è il semaforo. si corre giù sul ponte, curvone, lungo il danubio poi svolta a ponte catena, giù nell'altro verso, vince chi passa per primo la rotonda...

la moto è in perfette condizioni, la serata fresca...tiro le marce e lascio il gas di botto, non si scompone. poi piego...scendo giù violento, e morbido, fino a far scodare dietro...non c'è che dire...la moto è onesta, solida, e molto prevedibile...va che è un piacere...tiro la marce, ma non c'è niente da fare, fuori giri è inutile insistere...poi piego sentendo la ruota anteriore...sto molto attento...se perdo aderenza davanti, mi ritrovo a guardare le stelle prima della gara. l'anteriore è una ruotina piccola, ma si usa tutta.

non ho orologio, sul display verde di una farmacia leggo 23.52...torno verso il semaforo, non voglio arrivare tardi...lungo il tragitto faccio due inchiodate per vedere fino a che punto posso staccare e i freni modificati sono stupefacenti, frenano forte, e in modo ben controllato...peccato che le gomme siano così piccole...

mi mancano trecento metri alla partenza ed è rosso, da dietro sento arrivare una moto. dal rombo capisco subito che è seicento o novecento, ha la marmitta, e se è il mio rivale sono fregato. sgasa, lo scarico gli scoppietta allegro, sgasa troppo per i miei gusti, con la coda dell'occhio vedo la moto...è una hornet, il tipo e riccio con i capelli lunghi, e il culo appizzato...essere battuto da un gay metallaro. che tristezza. ad occhio e croce ha circa cento cavalli, e soprattutto lui è in  sella alla sua moto...chiodo di pelle nera, jeans e nike ai piedi.

parte forte, io invece lento, e mi butto dietro...guida bene, piega bene...è leggero non sarà facile, non è molto alto, peserà sessanta chili...ho tutto contro...speriamo almeno che abbia bevuto parecchio! 
altro semaforo rosso...continua a sgasare. mette giù un piede. poi tira su e mette giù l'altro, ingrana la marcia poi la toglie...è nervoso. ottimo ho qualche speranza...giallo...poi scatta il verde...lui sta ancora trafficando con mani e piedi, io parto forte e mi metto sulla sua strada...mi faccio vedere...poi rallento...e sento il suo rombo prepotente che si avvicina....siamo al semaforo della partenza, lui a destra io a sinistra. un paio di macchine con qualche persona, uno con la videocamera, uno in mezzo alla strada che ci indica il semaforo...rosso...

ora sento un pò di pressione.
ingrano la marcia
allento la frizione e poi la ristringo, potrei rompere la leva di acciaio per quanto la tengo stretta.
lui continua a sgasare, io no. darò tutto gas quando parto e basta. vada come vada...sulla carta penso di avere una possibilità su cinque di vincere...
giallo
il semaforo ci illumina a giorno, io tiro giù la visiera, sgranchisco il collo, stringo con le cosce il serbatoio fresco, il pugno destro è avvolto nella manopola del gas, il piede sinistro giù in punta, e il destro attaccato al telaio, gli occhi sono dei puntini che fissano lontano...

non vedo spegnere il giallo, ma mollo e parto...non prendo folle, non ho visto il verde, ma ho preso la partenza al nanosecondo, cambio tra prima e seconda in piena coppia, la hornet non è al mio fianco ma sento il rombo, sono partito meglio...il rettilineo è bello lungo, troppo lungo per il mio motore, appena tira la seconda mi passa di sicuro.

io tiro tutta la seconda, e la terza prima di sentire il rombo della hornet che arriva...arriva veloce...mi supera sicuro, ma siamo già alla curva, c'è una trabant arancione, la hornet piega interna a sinistra, a me rimane lo spazio tra lui e la trabant ma dovrei levare il gas per spostarmi, oppure mi prendo lo spazio tra la trabant e il marciapiede, sperando che ci sia, e che la strada sia pulita. un curvone tutto esterno, a pieni giri... non ho tempo per pensare a quello che sto facendo che sono già con il ginocchio sinsitro puntato sulla trabant. non ci posso credere non ho rallentato anzi stacco molto dopo la hornet uscendo molto più velocemente dalla curva, riprendo il gas molto prima, sono passato per primo catapultato fuori al massimo delle mie possibilità. poi esce un camion dal mio lato, la hornet è costretta ad inchiodare e io riesco a sfilare dietro continuando a prendere velocità.

sull'altro ponte sono ancora primo, continuo a tirare guidando in modo impeccabile, non mi guardo dietro, non guardo gli specchietti, continuo a guardare in avanti lontano, alla prossima curva a gomito, entro forte, freno, sgommo, c'è un tombino, aspetto di scavallarlo prima di aprire nuovamente in pieno, e il ponte me lo faccio tutto in testa, solo che alla fine i cavalli della hornet gridano vendetta e me la portano velocemente sul fianco. lui mi guarda, sa che mi può superare prima dell'ultima curva, o dopo, molla il gas per dare due sgasate è impertinente, lo vedo con la coda dell'occhio, faccio la curva larga e gli presento il conto lasciandogli o la mia coscia destra e il gomito destro o il marciapiede, lui leva il gas in modo repentino sento grattare la strada in  modo scomposto, ma per un secondo, poi io sono in piega da manuale, gas pieno e non lo sento nè vedo più. c'è traffico...movimento in strada, tre auto, e un camper in fila, in una frazione di secondo scelgo come e dove passare, e per fortuna, esperienza o per il semplice caso, scelgo sempre bene, il rombo dietro mi segue, alle volte si separa e si allonta, altre si avvicina, ma io sparo la rotonda per primo...

ho il fiatone.

rido...apro la visiera e prendo la strada del castello...non c'era una folla acclamante alla fine della corsa, ma le stesse due auto e l'uomo con la videocamera. niente bandiera a scacchi...

sono al settimo cielo, soddisfatto, beffardo...tolgo le mani dal manubrio, mi aggiusto il giubbotto...e succede l'imprevedibile, un tombino fuori sagoma, un colpo secco al culo...

era meglio se mi sparavano in testa...

arrivo al castello, non c'è nessuno neanche là, appare Jonas il gorilla, gli rendo chiavi, casco e giubbotto, gli sorrido...e lui che era sempre stato impassibile, impietrito gli brilla un occhio...

 
 
 

Capitolo 29 - Party night 1

Post n°187 pubblicato il 13 Marzo 2011 da KA_again_PUT

L'auto si arrampica silenziosa, la strada giace tra una fila di alberi allineati e un muro di pietre a secco, i lampioncini diffondono una suggestiva luce oro che staglia delle ombre ocra sulla strada immobile.

oltre al mio taxi salgono sulla collina mercedes tirate a lucido con autista e festeggianti in abito chic, e scendono auto vuote e malinconiche, sorrido al pensiero che domani pomeriggio ho il volo per roma. anche se la serata sta per iniziare, mi sento come una di quelle auto che scendono, un pò svuotato. sto bene con gli abiti che mi ha lasciato il cugino ricco, c'erano 4 polo, 5 camice, pantaloni, scarpe...ho scelto una polo malo sottilissima, e una camicia di corneliani, le scarpe mi stanno a pennello. fatico sempre a torvare delle scarpe che mi vadano bene, visto che ho la pianta larga, il piede lungo...eppure queste mi sembrano un calzino...sono gucci. comodissime e molto belle.

l'auto si ferma, pago, e vedo che il colpo d'occhio è magnifico. il castello è tutto illuminato da neon invisibili che spandono luce colorata di grande effetto. le finestre sono tutte rosse, gli arbusti e il boschetto tutto illuminato di luce verde soffusa....e il tetto di tegole è ammantato con il giallo...all'ingresso, dei lampioncini di carta bianca indicano il passo, all'interno hanno una fiammella che rende più vivo il percorso...subito prima di me entrano un uomo anziano vestito con grande eleganza, accompagnato da una fanciulla giovane e bella...
sorrido...
arrivo all'ingresso, e ci sono due elegantissimi uomini in nero senza fogli, senza liste, appena mi avvicino ho un pò' di quella sana ansia da prestazione della prima volta, magari mi rimbalzano, e devo tirar fuori il cellulare e chiamare mio cugino, e tutto il resto, invece passo senza un cenno. I due rimangono immobili come due cariatidi, a cinque passi vi è un altro uomo super elegante in nero, con una cravatta bianca, al suo fianco una hostess, vestita totalmente di bianco. Il mood del party è il bianco, io ho una cintura bianca da gay, ha pure gli strass sulla fibia...dalla luce che fanno potrebbero anche essere incredibilmente dei brillanti. La coppia in bianco nero, è all'ingresso principale, il vecchio e la giovane prima di me sono entrati nell'atrio, e già proseguono verso la musica. L'atrio è tutto viola, tappeto viola, quinte sceniche ai lati in raso viola e luce viola. l'uomo mi indica una scala, e la hostess mi accompagna arrampicandosi sulla scala medievale, è in tacco vertiginoso, mi sorride, e più che accompagnarmi si poggia a me. io con la mano tento di sorreggrla il più possibile, anche se nonostante sia alta come me pesa pocopoiù di una bambina.

siamo in portico rialzato, allestito con sfarzo notevole, ci sono tavolini ricolmi di frutta e puff, al centro delle due ali, vi è un'edicola imoponente. Da non credere. mio cugino è seduto al centro di questo trionfante spazio, di velluto e raso. lo guardo bene, è vestito in modo molto elegante...tranne che per le scarpe di vernice bianca, lo guardo "hey! ci vogliono gli occhiali da sole ... per guardarti i piedi!" lui alza un piede e lo rotea con aria soddisfatta"...non male vero?" sul tavolo ci sono 4 secchielli, per dimensioni direi secchi e a colpo d'occhio riconosco le etichette delle prime due magnum un moet chandon matusalem in chiaro, quella inconfondibile di clicquot, quella scura di krugg, quella a distintivo da sceriffo di dom perignon...mi manca il mumm e la sua "fascia rossa" e il crystal...forse non sono più di moda...nel piccolo haremo di mio cugino a parte lui ci sono una decina di donne bellissime. anche se chi ha fatto il casting ha tentato disperatamente la varietà, di colori e forme, in realtà il colpo d'occhio è positivo per la grande bellezza...ma anche un pò piatto...vestite e parruccate ad hoc, peccano un pò di personalità...dall'altro lato, c'è la coppia di buffoni che ha dato la festa. li guardo a distanza, dispensano baci e fanno gli onori di casa, ogni tanto ci salutano con un cenno. Mio cugino si scusa e si assenta, e io mi faccio un giro, le ragazze sgambettano per accompagnarmi, ma a me va di andare da solo...

scendo giù, un altro uomo in nero divide il piano superiore da quello inferiore, costituisce una invisibile ma palpabile barriera di potere, giù mi piace molto di più c'è gente più vera, ci sono ragazzi giovani, e il primo performer, è un anziano signore a me sconosciuto che canta con una voce penetrante soul, che raccoglie tutte le persone intorno come l'aroma di un buon liquore...

mi poggio ad una colonna, mi guardo intorno, adoro osservare le masse mobili di persone, ebbene cerco anche di individuare qualche faccia conosciuta, magari trovo i lunghi capelli di seta nera di Kera nella folla. Vedo molti volti noti dello spettacolo, qualche faccia che non riesco ad associare ad un nome, un cantante famoso fatto come una zucca...due giovani rampolli della politica italiana che stanno ad un tavolo, a fare casino...un paio di reali...la pr merita i soldi che ha preso, non manca nessuno. per un momento incrocio con la coda dell'occhio Bianca, e Lapo, poi spariscono anche se lei svetta in altezza

invece mentre scandaglio in tutte le direzioni, vedo la barba perfettamente setosa di Franco che procede basso del suo metro e ottantacinque in mezzo ad Anita che lo tiene stretto sotto braccio, ed Olga che è al suo fianco. Vado incontro al trio, loro di bianco e nero hanno il grande contrasto, pelle bianchissima e capelli biondo cenere per le donne, capoccia riccia, e barba riccia nera per il Franco abbronzato come un pescatore di Pantelleria...

Olga mi sorride, mi dice di essere contenta di avermi incontrato ancora, io sono parecchio in dubbio se passare la sera con lei, o no. Lei mi guarda e dipana ogni ombra di incertezza, mi dice che sta arrivando un suo amico...li accompagno di sopra, e li porto nel quadrato d'oro di mio cugino, in quello spazio regale le due russe fanno sparire le altre ragazze che lasciano loro spazio...poi mi allontano, vado verso il bagno, e in cima alla scala vedo lei, giunonica piazzata in mezzo ha un abitino corto, io ormai sono a mezza scala e in due non si passa. lei è piantata in pizzo all'ultimo scalino, gli scalini sono altissimi, è un castello medievale, una penitenza per i tacchi alti. le mie suole per fortuna sono metà cuoio e metà gomma, quindi riesco a non scivolare troppo...

"ti sto sul cazzo?" parla guardandomi dritto negli occhi, io sto guardando la scala per non finire giù rotoloni, ma la sua voce squillante attira la mia attenzione costringendomi ad alzare la testa. sono molto più in basso di lei
"come?" rispondo...
"sei te...ti riconosco. a Poltu quatu, mi hai pisciata di brutto..." la guardo, vederla parlare con quell'accento perfettino mi fa apparire ogni parolaccia una frustata di interesse sessuale...
"oh. scusa...non pensavo che una come te..."
"una come me...cosa?" risponde lei, indicandomi con il dito "cosa?" mi incalza. sono in una posizione scomodo, vengo attaccato dall'alto...devo uscire dalla posizione di svantaggio, faccio un passo, poi un altro, lei non si muove. ora abbiamo uno scalino di differenza è più in alto, ma sono nella sua sfera alzo la testa la guardo negli occhi "fammi salire..." uso un tono suadente, e mi escono le parole in un modo così dolce e denso...lei fa mezzo passo indietro, io riesco a salire sopra. le prendo una mano, una licenza che non mi sarei mai preso, mi avvicino a lei, la sua imperante sicurezza ora vacilla "vedi, sei una donna così bella, che pensavo non potessi essere minimamente interessata...ad uno come me..."
era effettivamente bella, irradiava magnificenza, una di quelle bellezze ricche e piene che mi  mandano fuori di testa, e a dirla tutta prima di questo momento pensavo fosse una cretina un pò superficiale, il suo mond è un mondo cattivo e piatto. lei avvampa, la sua mano è stretta nella mia...ora vorrebbe fare un passo indietro. io non provo nessun imbarazzo. quando sparo alto, sono di una sfrontatezza sconfinata.

"che fate?" una voce da dietro mi attanaglia il braccio con cui tengo la mano di Bianca "bella...smamma, se non vuoi che ti spacco la testa con un tacco..." Eva alza un piede e mostra a Bianca il tacco a spillo. Eva è molto palestrata ed in forma smagliante, Bianca pensa che è la mia donna, e con doppio imbarazzo sparisce con eleganza impareggiabile.

Eva mi guarda "bello stronzo sei..." poi mi tira mi da un bacio in bocca violento, con la lingua ma cortissimo. si gira mi respinge e se ne va lentuamente e flessuosamente. mi lascia con una vampata di eccitazione in corpo, come un fucile carico e con il colpo in canna...mentre è al secondo scalino mi affaccio e le dico "scusa...ma te che hai di bianco?" il suo abito è nero, tempestato di strass...lei senza girarsi...mi risponde "prova ad indovinare..." e sparisce ticchettando sui suoi tacchi.

vado al gabinetto.

la serata è ricca di aspettative.

esco rapido scendo le scale, la gomma delle mie suole non frena il mio impeto, e il cuoio respinge i miei passi...

cado e batto il culo...

 
 
 

CAP 28 - il cattivo maestro

Post n°186 pubblicato il 10 Marzo 2011 da KA_again_PUT

Bussano alla porta, sono in canotta e pantaloncini...temo possa essere Eva. Se entra ora, la butto sul letto e faccio una di quelle cazzate che te li ricordi a lungo...non rispondo di me...ho voglia di scaricarmi, e Eva con tutta la sua carica che si porta è una bomba atomica su due lunghissime gambe

non so se aprire...inutile chiedere chi è, se è Eva devo aprire

mi viene in mente Kera, che non ho più visto, e soprattutto vorrei rivedere, pensando a lei automaticamente giro la chiave nella toppa, e abbasso la maniglia...so che non è lei, non potrebbe esserlo, ma il mio cervello dice che ci vedremo ancora, il mio sesto senso la vuole con tutte le sue forze

mio cugino mi sorride a venti denti...del colore delle zanne d'avorio, anche la pelle è lattea, abbiamo preso precchio sole ma lui è rimasto chiaro, gli si sono schiariti anche i capelli di un biondo strano, giallino...

"andiamo cuggì!" mi guarda, e piega la testa da un lato in un eloquente cenno...poi aggiunge "....vieni vestito così..." mette la bocca a punto, si gratta il barbozzo senza barba " pari un pusher di Los Angeles...sai uno...di quei negri bang bang wuozz ap!" poi scrolla le spalle

io mi guardo, poi getto un occhio allo specchio, la canotta non riesce a contenere la spalla, è bianca a contrastro sparato sul braccio abbronzato, io al contrario di lui sono brunito, capelli arruffati e occhi splendenti, rispondo " macchè...mi vesto..."

stavolta guida mio cugino, lo fisso " e la patente?" anche perchè ci sta andando pensante con il gas, altro che ritiro della patente se ci fermano finiamo dentro.

ride "tutto a posto", fa il segno con pollice e indice a cerchietto "occhei! stasera viene sia il giudice che deve esaminare la mia pratica che il capo della polizia..." ha la faccia soddisfatta "alla festa li faccio divertire sicuro, vedrai che saranno indulgenti...molto indulgenti..."

parliamo del più e del meno, di auto, di moto, dei problemi dell'Italia ... dò un'occhiata alle nostre spalle e vedo che non abbiamo uno dei range rover che con i vetri scuri e pieni di pallottole sono sempre pronti a cavarci di impaccio, eppure non avverto alcun senso di pericolo

mi arriva un sms sul cellulare "mi manchi..." mi fa subito piacere, solo che non ho il numero registrato in rubrica, mi scervello nel tentativo di ricordare a chi potrebbe appartenere, ma è un tipo di abilità che non mi appartiene...ho una memoria che funziona per argomenti totalmente diversi...

mio cugino mi indica un muro di cinta di mattoni rossi, la struttura è immensa, e sventolano due bandiere. ha dei campi sportivi intorno, ed è adagiata contro una magnifica collina verde semraldo subito fuori la città. parcheggiamo poco distante, il cancello è chiuso..."facciamo il salto della rete?" scoppia a ridere...da ragazzi eravamo dei novelli esperti del parkour, saltavamo aggrappandoci con le mani, scalando con i piedi, e tirando la rete con le mani la rete diventava una scala, arrivati in cima una capriola e i piedi erano già dall'altra parte.

in cima c'erano tre linee di filo spinato, io arrivai con un polso graffiato, mio cugino con uno strappo sulla camicia di gucci. ci guardammo come due cretini, eppure dopo dopo dieci secondi ci ritrovammo all'interno del recinto.

cominciammo a correre con passo felpato verso l'ingresso di quello che sembrava essere il corpo principale, quando io sentii dei passi pesanti dietro di noi, mi girai di scatto e vidi mio cugino che si era voltato anche lui. effettivamente eravamo inseguiti, da un uomo barbuto con passo pesante, e fiato grosso...

si avvicinò rapidamente, si fermò davanti a noi piegato in due con le mani sulle cosce, l'esclamazione mia e su fu "Franco!"...poi io aggiunsi..."che ci fai qui?"

"ho visto che voi giocavate all'uomo ragno" Franco si passò una mano sul ventre morbido come la sua barba "poi ho visto che c'era una porticina aperta nella rete...e vi ho seguito"

mio cugino guardò la camicia strappata "fanculo!"...poi riprese ad avanzare "andiamo su...non fate casino..."

entrammo, i corridoi erano semi deserti, gli ambienti semplici ma ampi e generosi "Ka, tu le porte a sinistra io quelle di destra" indicò con il dito, il corridoio era simmetrico con un gesto del braccio lo spacco a metà, una parte a me una a lui..."Franco te vai a vedere dietro l'angolo..."

aprii la prima porta, c'era un'anziana impiegata che mi guardò con aria interrogativa, aveva un vestito marrone e camicetta azzurra, ovviamente degli occhiali da talpa libraia, io sorrisi...e feci gli occhi dolci....richiusi la porta con gentilezza e aprii quella successiva, una sala vuota con un tavolo al centro. poi quella dopo, ogni volta che entravo e uscivo controllavo mio cugino dall'altro lato, anche lui proseguiva quindi l'esito era negativo...arrivammo fino in fondo al corridoio ma del maestro non vi era traccia

lui mi guardò con aria interrogativa "ma Franco? dov'è?" 
scrollai le spallle...tornammo indietro, e girammo l'angolo dove sarebbe dovuto essere c'erano solo due porte, quindi non valeva la pena dividersi per battersi quell'area. aprimmo la prima porta, e c'era una biblioteca con un uomo anziano in giacca e cravatta dietro un enorme registro. fece per chiederci qualcosa, ma si ritrovò la porta chiusa, e la penna a mezz'aria...cominciava a scemare la  voglia della pugna, lo scatto rabbioso e lo schianto di ossa, la voglia di sangue sulle mani...

aprimmo l'ultima porta e vedemmo Franco, che stava martellando con il pugno chiuso il cattivo maestro, dava un pugno poi tirava su la mano, e un altro...a tempo, uno dietro l'altro sempre con lo stesso ritmo, e quello accusava ogni colpo, e lui senza battere ciglio alzava di nuovo il pugno, e ancora lo abbatteva sulla sua faccia...si fermò con il pugno a mezz'aria, e si girò a guardarci "che c'è?"chiese...poi si rimise a guardare il maestro, e riprese a colpirlo con la stessa cadenza da macchina...non rallentava....io e mio cugino scoppiammo a ridere. quello era tutto pesto, e Franco avrebbe continuato imperterrito se non lo avessimo chiamato...mio cugino avrebbe voluto aggiungere una frase ad effetto, per spaventare a morte il cattivo maestro, ma quello quando ci vide si rese conto che la sua grama situazione si stav velocemente moltiplicando per tre...

mio cuginoo gli disse che se non fosse sparito velocemente, sarebbe tornato...

Franco si alzò di scatto, la morsa con la quale lo teneva per il bavero si allentò e quello si affloscio al pavimento

"andiamo, che stasera c'è da divertirsi..." e così uscimmo

questa volta evitando acrobazie, che ci avrebbero procurato altri strappi e lividi e ci facemmo guidare da Franco verso la porta nella rete.
aperta. 

 
 
 

CAP 27 - Il party

Post n°185 pubblicato il 28 Febbraio 2011 da KA_again_PUT

Sento bussare alla porta, mi tiro su a razzo. Devo essermi riaddormentato, cosa che mi capita molto raramente. Penso subito a Kera, forse è tornata, anche se in realtà sono consapevole che non la rivedrò mai più, del resto certe cose vanno così e non ci si può far nulla. Non ho neanche il rimpianto, so che la vita scorre. e amen. arrivo alla porta, senza far rumore e mi rendo conto ancora una volta che sono senza pistola. mi metto nel bagno, e chiedo "chi è?" do un'occhiata intorno per vedere se riesco a procurarmi qualcosa per difendermi
"cuggì...ma che dormi ancora?" apro e vedo che lui è già pronto "hai fatto al valigia? torniamo a Budapest, i tuoi saranno pure partiti ma questa sera..." comincia a fare movimenti di bacino...
"che c'è stasera?" gli volto le spalle, mi infilo la maglia, raccolgo la valiga
"come che c'è stasera...dico...hai battuto la testa nella doccia stamattina??" e comicia a cavalcare un ipotetico puledro imbizzarrito...si smanaccia anche una chiappa emettendo fischi e urla...
la porta si apre, io mi giro di scatto, lui rallenta la cavalcata...entra una donna di servizio...guarda lui vestito da checca che sta ancora facendo il mambo con il bacino...e io in mutande con i pantaloni in mano...
le scappa un sorriso...ci chiede scusa, e si chiude la porta alle spalle...

mio cugino si gira verso di me...mi guarda..."certo che te c'hai proprio la faccia da checca!!" poi va al mini bar, si scola un bottiglino e si sganascia dalle risate...
"dai...sono pronto usciamo..." mi prendo la valigia...sono arrivato con una sacca e riparto con una samsonite...chiudo la porta e vedo che la donna di servizio ha appeso il cartellino non disturbare...guardo mio cugino...e ricominciamo a ridere come due cretini.

nel parchegglio ci sono due range rover, sul primo saliamo noi, e l'altro ci segue...

"Eva?" chiedo...
"partita all'alba...sarà già a casa, dice che non aveva le scarpe per questa sera...e che se non ne trovava un paio adatto, le avrei dovuto noleggiare un aereo per Milano..." prende le mani e mima un aereoplanino che sbatte le ali..."un aereo...per un paio di cazzo di scarpe....le donne...." sbuffa alza gli occhi al cielo "dicono di essere perfette....mah..."

"ma stasera...sarà mica la festa che mi dicevi" aggiugo io con fare interrogativo
"e certo! Come no...mi hanno assicurato Lapo, e forse George..." dagli occhi era molto soddisfatto "pensa che figata...mi sono fatto mandare dalla PR le conferme, e non abbiamo mandato gli inviti ai VIP... entreranno e il personale all'ingresso li riconoscerà a vista. niente braccialetti, timbri cartoncini!"
"Wow! mi sembra innovativo! e noi?"
"noi? VIP! ovviamente...Franco mi ha chiesto un invito per lui e per due amiche..."
 mica ci sarà pure Olga...penso...e ripenso...
Le auto sfrecciano silenziose, fuori c'è sole limpido, chiaro, una bella giornata. io ovviamente nella mia sacchetta, infilata nel mio nuovo valigione ho 4 cose...dovrei fare il punto della situazione...ci sono parecchi numeri fuori posto nei miei conti, anzi ad essere precisi non quadra nulla. e devo anche rientrare a Roma, al ministero...la venezuelana...continuo a non avere contatti diretti con i miei responsabili, è tutto successo così in fretta...
Il nostro autista rallenta, Vlad che siede davanti mette mano alla pistola e sistema qualcosa sotto i piedi. sbricio è il calcio di un mitra. di fronte a noi a trecento metri nel bel mezzo della campagna c'è un furgoncino fermo a margine della strada, un canneto color verde oro al suo lato.
L'altro range rover ci sorpassa con un fumone nero gasolio, e vola a rotta di collo verso il furgoncino, i vetri abbassati. Il nostro autista si getta dietro e lo segue ravvicinatamente, appena arriviamo in prossimità del furgoncino, il nostro fuoristrada prende contromano e chi è alla guida con sapienza tiene sempre l'altro fuoristrada tra noi e il furgoncino. poi apre tutto gas, e siamo di nuovo in testa a centottanta chilometri orari.
ci lasciamo alle spalle lo scampato pericolo, nella concitazione mi sembra di aver visto una donna con i capelli lunghi. Kera. ma non può essere. c'erano parecchi bambini che facevano pipì sul canneto...con canottierine e cappellini mentre noi sfrecciavamo a tutto gas, con le armi senza la sicura puntate contro di loro...

mio cugino sta diventando parecchio accorto, e non mi dispiace. anche i ragazzi sono vestiti elegantemente, e i range rover neri hanno il loro fascino.

entriamo in villa, scendiamo dai mezzi "alle sette pronti, che alle otto comincia la prima performance" dice mio cugino enfatizzando la parola performance, e sbiascicando la parola straniera a perfezione, sale i due scalini che danno sulla vetrata d'ingresso poi si gira di scatto "ti ricordi...quella faccenda che ti avevo detto di mia nipote??"
al sentire quelle parole, mi torna alla mente il fatto, ma soprattutto si rimette in moto il mio sistema cardiovascolare... sento il fuoco dentro... "si che mi ricordo" sputacchio mentre rispondo
"oggi pomeriggio vorrei andare in quella scuola...vieni?"
"cento per cento..."

 

 
 
 

CAP 26 - Cambio gioco

Post n°184 pubblicato il 26 Febbraio 2011 da KA_again_PUT

come promesso, ecco una nuova puntata. spero vi piaccia, o quanto meno risponda alle vostre aspettative. la storia ha ancora mille risvolti...
è solo il mio tempo che late...questa mattina lavoro, dopodichè mi vedrete impegnato in giri di cultura...spero di riuscire a contattare la venezuelana...spero che sia a roma...e che non ci sia il fidanzato...

spero anche di aggiungere un paio di altre puntate tra oggi e domani... 

Mi faccio la doccia, il bagno ha una bella vasca sontuosa ma con materiali scarsissimi, o meglio l'impressione che si ha è buona ma un occhio attento nota tutte le piccole discrepanze tra l'apparire e l'essere...il grande cristallo che mi separa dal resto del bagno è fissato in modo approssimativo.

mi vesto con i panni della domenica, anche se il mio bagaglio è ridotto all'osso un'occhiata fugace allo specchio mi fa scappare un sorriso. sono abbronzato, i miei occhi verdi con il sole diventano luminosi, l'attività marina mi smaltisce la ciccia e saltano fuori i muscoli che stanno sotto...certo d'estate rendo molto di più, la polo bianca e blu a righe mi fa scoppiare il giro bicipite.

do un'occhiata alla stanza, prendo il portafogli apro la porta, me la chiudo alle spalle controllando che sia ben chiusa, prendo il corridoio a destra e vedo scorrere i numeri dispari sulle porte, sono metallici e con un bel carattere corsivo la terza porta si apre d'improvviso una mano snella mi afferra e mi tira dentro, vengo preso completamente alla sprovvista e non oppongo alcuna resistenza

Lei richiude la porta alle sue spalle e mi spinge contro la porta, è una donna di circa trent'anni con i capelli corti a caschetto asimmetrico con una lunga frangia, le labbra sottili e il naso dritto e affilato, ha degli occhi espressivi ed è vestita con un abitino nero. "cambiano i programmi" mi dice, in un italiano con un accento un pò strano "devi tornare a Roma al ministero" mi da una busta gialla sigillata, e con due timbri "aprila. Kera è sparita dalla circolazione, ci hanno dato indicazione di ritirarci".
le sue parole vengono recepite dal mio cervello, ma non riesco a concentrarmi...guardo i suoi occhi, la sua bocca...non è di quelle bellezza classiche alla barbie, con la perfezione delle forme e le simmetrie proporzionali, non è neanche alta anche se a me l'altezza fa sempre grande effetto....eppure mi piace da morire. mi affascina, lei si accorge che la sto fissando, fa un'espressione strana le brilla il lucida labbra "hai capito il messaggio?"
mi avvicino per baciarla, le metto una mano sul fianco e lei "oh, ma che fai..." mi respinge con delicatezza, alle volte le donne sono strana dicono no per dire si, ti spingono via per dirti vieni, ma ora il messaggio è chiaro...è un codice non scritto, non spiegabile, e di difficilissima interprestazione, ma non credo di sbagliare...sto prendendo il palo! "il mio lavoro qui è terminato" aggiunge secca "torno a roma" apre la porta, il messaggio è evidente, mi sta sparando fuori di quella stanza. mi volto sul letto vedo appoggiata una valigetta e un reggiseno nero con due coppe enormi, non resisto e butto un occhio sulle sue tette. corrisponde. un altro di quei punti che teoricamente non farebero di lei la mia donna ideale, eppure quel seno generoso nella sua figura è perfetto "da dove vieni..." le dico. vorrei prendere tempo, vorrei trovare un appiglio, vorrei agganciarla in qualche modo...lei mi risponde in tono asicutto "Soy venezuelana" tutto torna, è mora e racchiude il fascino di quelle terre lontane..."wow..." rispondo, la risposta è imbecille ma con lei sta andando tutto storto, sono in preda ad una sana eccitazione che non mi fa brillare in intelligenza, e destrezza con un colpp di genio, con il sedere fingo di urtare la porta che si richiude alle mie spalle, è il momento di trarre il dado. o la va o la spacca la afferro per baciarla, lei si avvicina docilmente, con un sorriso. in quel momento penso che potrebbe pure spararmi io in tutta questa storia sono l'unico pirla senza ferro! invece si avvicina alla mia bocca, ma mi bacia la guancia, con altrettanta dolcezza apre la porta, socchiude gli occhi, e io sono già nel corridoio.

le donne hanno su di me un potere terribile, alle volte mi sento una marionetta, anche se potrebbe sembrare che io sia il burattinaio

il corridio scorre veloce sotto i miei piedi, in pochi passi sono nella hall...kera è sparita....potrebbe essere morta, mi sono preso una mezza botta per lei...è proprio vero che l'estate favorisce l'ardore fiammeggiante della passione....

giù c'è mio cugino, con le donne, e i bambini. Eva non perde occasione di accavallare le gambe e farsi arrivare la gonna così in alto che non serve immaginazione per intuire di che colore ha la lingerie...

vado da mio cugino a dirgli che devo rientrare a roma subito, mia moglie mi anticipa, mi viene incontro "non sai che casino, hai presente la mia capa?" certe volte mi fa delle domande retoriche che mi mettono in difficoltà, che dovrei rispondere che non ce l'ho presente visto che la conosco benissimo? "ha fatto l'incidente. ha distrutto la bentley ed è all'ospedale..." e io di rimando "e Luigi? il fidanzato???" lei scuote la testa "è alle Maldive con la moglie, la ex moglie, e i figli...non si può muovere....sai com'è..." e che palle penso...questa donna guadagna 500 cocuzze all'anno e non ha uno straccio di supporto, una famiglia...la domestica è in ferie nelle filippine..."e quell'altro...l'amante?"la incalzo, lei neanche mi risponde, e scrolla le spalle "lo sai che quello è uno..." abbassa la voce per non farsi sentire dai bambini "...stronzo!" poi aggiunge "parto alle cinque, porto giù i bambini, che vanno da mia madre al mare...te che fai?" non so come mi esce una bugia perfetta "ma come ho il biglietto per domani!" non è vero...
lei risponde "va bene, domani poi li raggiungi al mare? devi lavorare? rimani a roma?"
sfrutto l'occasione, visto che a Roma ci devo tornare la busta ripiegata in quattro nella tasca posteriore dei pantaloncini mi sta premendo una chiappa "vengo a Roma, vedo come va con la tua capa, e poi decidiamo..."

Lei mi butta le braccia al collo, sono un vero genio del male, in quel momento vedo la venezuelana che passa o forse non è lei, non mi posso sporgere oltre la colonna...è sparita, la porta a vetri si apre lei è fuori, si gira un attimo. è lei.

 


 
 
 
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