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AVVERTENZE:Tutto quanto trovasi scritto in questo blog è frutto di fantasia e di idiozia autoprodotta, non vi è alcun riferimento autobiografico. Ove questo risultasse lampante è a causa della mia vita stessa che copia, non viceversa...
Post n°156 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da kallida
Siete persone che notano come si vestono i vostri conoscenti? Be' se non lo siete vi consiglio di cominciare a farlo. Le signore sono abituate a notare certi particolari, ma forse i signori uomini no. Io ho una personale e assai discutibile teoria sulle persone appena conosciute. Si riesce facilmente a capire se sono tolleranti dall'abbinamento dei colori che usano per abbigliarsi. Suona forse un po' assurdo, ma come sempre, ho fatto le mie verifiche. E in particolare laddove si notasse una propensione all'uso di più colori contemporaneamente si è di fronte ad una persona capace di accogliere e di inglobare le novità. Viceversa dove è presente uno stile monocromatico o al limite cedente alle sfumature, allora l'inflessibilità e la rigidità sono le caratteristiche dominanti della persona osservata. In realtà esistono parecchie differenziazioni, che andrebbero valutate, però nell'insieme vale questa regola. Se poi i colori sono uniformati e armonici, è superfluo dire che tale persona è estroversa ed equilibrata. Per esempio io non riesco a piegarmi ad alcuni colori, mi mantengo su centinaia di sfumature sempre dello stesso tono. Il rosso o il giallo oppure il verde, una volta l'anno...non sia mai che dia l'impressione di una aperta e simpatica! Una persona che conosco molto bene usa sempre solo due colori, e mai un terzo. Non si fa fatica a vedere la sua intransigenza. Per contro chi si veste come se giocasse ai dadi, a casaccio cioè, non avrà una forte tendenza a seguire gli schemi, ma nemmeno a mantenere le proprie convinzioni forse. E' chiaro che questo non è che un modo per consentirci di attivare lo spirito di osservazione che troppo spesso vaga e non si ferma invece a notare tutto quello che le persone ci dicono, non a parole.
Post n°155 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da kallida
Io ho paura. Ho una paura incommensurabile sempre, quasi ogni istante della mia vita. Soprattutto di notte, il buio e il silenzio sono come due guerrieri malefici che mi tengono la loro lancia puntata sulla gola. Ho paura, ma non so di che cosa. Non temo né eventi né persone, perché in questi casi razionalizzo e prospetto un'eventuale e prudenziale scappatoia al turbamento fastidioso. Lo smarrimento che mi accompagna è ignoto, è indirezionabile, non ha origine, non ha scopo, non è. Ed è per questo che mi sconvolge, l'ansia che ne consegue è pienamente irrazionale, inafferrabile dai miei pensieri. Eden delle emozioni non elaborate. Non conosco appunto l'oggetto di tale sgomento, ma avverto con lucidità le sue espressioni, il suo modo di manifestarsi. E la notte è la sua amante. Forse è un retaggio del pavor nocturnus dei bambini, questo mi consola nonostante le primavere trascorse in abbondanza. O forse è solo la mia voglia di andare sempre più a fondo per conoscere il liquido denso e scuro che costituisce l'anima...
Post n°154 pubblicato il 06 Febbraio 2010 da kallida
L'ho già detto, ma lo ripeto volentieri. A me stanno simpatici gli uomini perché si sa sempre quello che pensano. Non c'è molto da scegliere, gli argomenti sono una mezza dozzina, ben definiti, coriacei e poco propensi allo stravolgimento. Si sa che a parte lo sport e il calcio (quest'ultima è una categoria super partes) si lasciano affascinare dal sesso. Ecco che allora mi capita di intercettare sguardi abbastanza eloquenti da rimanere stupita per la totale mancanza di filtri di qualunque genere. Che ne so, tatto, educazione, delicatezza, dignità perfino. Il modello uomo che ho in testa ne è sfornito. E' un ideal-tipo nel senso weberiano del termine, cioè un modello costituito da caretteristiche che si ripetono più o meno allo stesso modo nella maggioranza del genere. Evidentemente non esiste un tipo ideale, cioè lo stereotipo per eccellenza, almeno me lo auguro. In questa analisi sociologica involontaria mi è successo qualche giorno fa di scorgere esattamente l'attimo in cui è scattato nella materia grigia del maschietto in quetione il click sesso. E' stato così lampante che non ho avuto dubbi. E' passato da un'espressione quotidiana e normale ad una da Cro-Magnon in agguato sulla preda. (E sono gentile: rimando allo stadio evolutivo Homo sapiens sapiens). Ammetto la mia responsabilità in quest'affare, avevo una mano sul fianco mentre in piedi rispondevo al telefono. E voi capite, è un classico atteggiamento da spavalda, da chi sfida...è normale poi che dall'altra parte arrivino certi stimoli! Il maschietto si accingeva ad entrare dalla porta di fronte alla mia scrivania e lì è stato, l'ho veduto, l'ho sentito, l'ho capito. Mi ha mangiata, divorata, sezionata. Ci dividevano sette metri circa, ma ho sentito il suo alito sul collo, a tal punto che ho dovuto coprirmi con la giacchetta di lana da zia che ancora boriosamente rimaneva aperta sui fianchi. E' riuscito a mettermi in imbarazzo, non è roba da poco...e tutto questo per una banale trasparenza...mah!
Post n°153 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da kallida
La giustizia è un concetto che non si veste mai di realtà. Cioè prende sempre forme che non riusciamo a comprendere immediatamente. Forse perché, per arrivare a intuirne il significato, bisogna essere talmente elevati di spirito che non ci si riesce se non dopo lunghe e costose fatiche personali. Siamo portati a pensare che la giustizia come equilibrio non esista. Ci sentiamo tutti vittime di ingiustizie, di qualunque genere. Sentimentali, economiche, di salute. In verità accettare le situazioni che vediamo attorno a noi, perfino vissute da altri, senza subire il peso dell' iniquità, è quanto di più arduo l'uomo possa incontrare nel suo cammino. Quotidianamente ci sentiamo defraudati di qualcosa, riteniamo che la correttezza degli eventi non sia possibile, che il mondo reale sia governato dal caso, dalle brutture, dai soprusi. Ed è davvero così. La nostra epoca è caratterizzata dalla perversità, nel senso che ogni faccenda va nel modo sbagliato, perverso appunto. Studiando più a fondo i fenomeni ci si accorge che un senso, seppure lontano e oscuro esiste. Non sempre comprensibile, non sempre decodificabile ma c'è. Esiste una coerenza che a volte è sfrontata nella sua chiarezza, ma questo non basta ad allontanare la percezione di sentirsi vittime in questo mondo. Capire il perché di certe situazioni vuol dire anche e soprattutto mettersi in gioco in prima persona, vuol dire prendersi le responsabilità delle proprie azioni, delle proprie reiterazioni in particolare. Fatto questo non si è che all'inizio, perché poi si deve dare fondo a tutta la forza e il coraggio che si possiede per virare, per dare una vigorosa sterzata alla situazione che vogliamo cambiare, e solo dopo si può trasformare una sfortuna in fortuna. In bocca al lupo amici del branco...
Post n°152 pubblicato il 01 Febbraio 2010 da kallida
In vista del mio prossimo genetliaco mi faccio un regalo: scriverò esattamente quello che penso sull'amore. Però devo fare una premessa, non so se sono ora savia o quando penso esattamente il contrario di quanto sto per affermare. L'amore è solo una cippa che ci hanno fatto i poeti da secoli! Lacrime, capelli torti, sanguinamenti dell'anima, etc.etc...tutte creazioni letterarie. Cioè esistono eccome!Tutti ne abbiamo pesanti esperienze, ma è l'origine di tali sentimenti che è mistificata. Ovviamente parlo dell'amore tra uomo e donna, per il resto (figli, genitori, amici) l'evoluzione riesce a dare delle risposte. Mentre nel caso in ispecie si tratta solo di pulsioni sessuali. Si desidera una persona, la si vuole possedere, ci si vuole fondere con essa, senza queste basilari spinte verso la carne non stiamo certamente parlando di amore. L'amore platonico qualcuno me lo dovrà spiegare perché mi manca nel libro delle cose provate...O senti o non senti... Noi riusciamo a vestire l'impulso delle più sofisticate circonlocuzioni romantiche, adducendo motivazioni che trovano riscontro perfino in altre vite.Io almeno lo faccio sempre, sapete quelle belle frasi: “ Ci siamo ritrovati, ci siamo riconosciuti...”, anzi se non lo avete ancora fatto, usatele che funzionano sempre. Confesso, ci credo davvero, però sono ancora abbastanza savia da rendermi conto che mi innamoro di un uomo anziché di un altro solo ed esclusivamente perché esiste un'attrazione, che, sì è vero, scaturisce da complicità, affinità, e roba simile, ma in realtà è solo irrazionalità a cui voglio dare senso. Intendiamoci, a me va benissimo così, non mi interessa giudicare, figuriamoci!E' così divertente scoprire che ci si innamora sempre di tipi assurdi, secondo i nostri parametri razionali infatti, per la nostra pelle non è mai eccentrico l'uomo che ci fa battere il cuore. Tale insipida analisi non serve a niente, tuttavia, la passione si vive e se non viene soddisfatta genere delusione e frustazione, e dunque si ricomincia da capo. Ma ogni passo verso l'autocoscienza porta più vicino all'infinito... E allora il mio autoconferimento sarà creare ancora una volta l'architettura romantica e soave ad ogni fremito pulsante della mia, ormai matura, struttura fisica...
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Siracusa...Post kallidamente rilevantiMusica emergenteADRIANA SPURIAArtista interessantissimoSCRITTORI AMICI
Autodeterminazione dell'individuo! |
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Inviato da: messaggeria.normale
il 10/02/2010 alle 00:44
Inviato da: YukaakuY
il 10/02/2010 alle 00:40
Inviato da: kallida
il 09/02/2010 alle 21:09
Inviato da: kallida
il 09/02/2010 alle 21:08
Inviato da: kallida
il 09/02/2010 alle 21:07