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Creato da: kallida il 25/03/2009
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Demenza digitale

Post n°378 pubblicato il 10 Gennaio 2014 da kallida

Leggevo tempo fa un articolo molto interessante sulla demenza digitale.  Sul rischio cioè di perdere capacità del cervello perché delegate alla tecnologia, come per esempio lo spegnimento di certe aree del cervello legate alla logica e allo spazio per lo smodato utilizzo dei navigatori satellitari anziché alle cartine stradali (che poi vorrei sapere qual è la competenza che te la fa ripiegare correttamente ...).

Si parlava inoltre anche dei bambini a cui, in età prescolare, si consente di utilizzare strumenti elettronici invece di giochi per sviluppare la manualità e la creatività.  Hanno fatto esperimenti su adolescenti e adulti che si sono sottoposti ai test.

L'articolo si chiudeva in maniera ancora più interessante perché in fondo parlava di questo periodo storico come di un ciclo a cui seguirà una normalizzazione dell'utilizzo esagerato dei media digitali. Anche nell'antichità ci si è preoccupati quando all'abitudine di tramandare le tradizioni per via orale si è sostituita la scrittura. O anche quando si è cominciato ad utilizzare le calcolatrici, ora pare che nelle scuole ne sia vietato l'uso. Insomma dipende sempre da quanto ci si fa condizionare.

Ora io pensavo che per me è impossibile correre questo rischio, casomai sarei vittima del suo contrario, cioè mi mancano le competenze sviluppate dall'uso degli strumenti elettronici, visto che ne faccio un uso minimo. Per esempio il  mio telefono è usato solo come cercapersone, perché essendo completamente insonoro non sento mai le telefonate in arrivo. Ho una visione fatalistica legata alle telefonate dei cellulari. Cioè visto che sei praticamente sempre raggiungibile, allora tenendolo muto, risponderò solo alle telefonate che causalmente o casualmente (dipende da quale visione del mondo si abbia) vedo apparire sullo schermo, e cioè quando passando butto l'occhio e vedo che sta vibrando, oppure se scrivo un messaggio e si illumina.  E non potrei mai usare il navigatore satellitare, per me è uno dei piaceri della vita quello di trovare le strade da sola, ovviamente non chiedo mai a nessuno, meno che posso almeno. Per non parlare dei videogames, essendo una fanatica dell'enigmistica posso solo cimentarmi in giochi di parole, o al limite mi do al tetris, ai puzzle  etc... A questo punto mi chiedo quale area del mio cervello è al buio...

 

 

 
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yuhuuuuu...

Post n°377 pubblicato il 19 Dicembre 2013 da kallida

 

 

Avevo un collega qualche anno fa che mi ha insegnato una bella lezione.

Aveva un atteggiamento arrogante e presuntuoso, ma manifestava tantissima generosità. Poteva sembrare una contraddizione e infatti io non reputavo le sue premure pure e incondizionate, cioè il suo comportamento non era affettuoso e docile come ci si aspetterebbe da una persona attenta all'altro,  però riusciva a conoscere i gusti e a captare sempre i desideri degli altri.

Diceva che per lui era impagabile il sorriso di una persona a cui aveva fatto una sorpresa o regalato qualcosa.  Lo faceva con molte persone, con tutti quelli con cui divideva la sua vita, genitori, sorella, fidanzata, amici  e perfino con me che ero solo una collega di lavoro. Ho capito poi che era semplicemente un modo di essere, che ora riscopro anche io con grande stupore.

La bella sensazione che si prova per avere fatto un dono gradito a qualcuno è impagabile. La si sente nella sua massima accezione con i bambini. Continuo a mettere sotto l'albero di Natale regalini nuovi, fingendo di averli trovati lì dopo qualche passaggio notturno di Babbo Natale, e l'espressione del microgranulo non ha paragoni. I bambini sanno come si esprimono certe emozioni e queste servono da rinforzo positivo. Gli adulti lo hanno dimenticato, perciò è più difficile accontentarli, nessuno salta e balla dopo avere ricevuto un ovetto di cioccolata...

Infatti io mi sto allenando. Sto migliorando la mia capacità esprimere la gratitudine, in modo da liberarla da ogni filtro e convenzione borghese, così magari l'anno prossimo a qualcuno verrà in mente di regalare qualcosa alla mamma esaltata...

 

 

 
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La coscienza frattale

Post n°376 pubblicato il 10 Dicembre 2013 da kallida

Credo che ognuno di noi abbia una vocina interiore che di tanto in tanto si fa sentire. Forse qualcuno la chiama coscienza, altri intuito, sesto senso. Dipende dalle circostanze in cui si fa sentire e che cosa dice. Ora non penso che quanto sto per dire sia solo una mia ipotesi e non me lo auguro nemmeno. La mia, voce interiore, non si capisce mai da che parte stia. Ovvero mi aspetto che quando sono in preda agli istinti si faccia viva e che mi ricordi di fermarmi, per esempio quando mangio troppo, o quando mi impigrisco troppo. Ma è silente e si fa sentire invece quando, in preda al razionalismo, ci sarebbe bisogno di istintività. E allora mi dice :« digli che ti è mancato, che gli vuoi bene , che ti dispiace ... » . Ovviamente la ignoro! Dove si fa l'estate si fa l'inverno ...

Altre volte mi spinge a non scoraggiarmi di fronte ad un ostacolo, ma anche mi ricorda l'impossibilità di certi desideri.  Insomma ogni volta che formulo un pensiero associato ad emozioni lei è lì che propone il contrario. Questo é anche plausibile, ma perché essere costantemente bastion contrario? Non è mai prevedibile, non è la voce della saggezza, almeno in una parvenza di senso oggettivo, non è la voce dell'instinto, è solo una rompiballe...

Potrebbe essere dunque solo un cambio di posizioni, lei è l'esterno e io l'interno, semplicemente è intrinsecamente l'opposto di come sono abitualmente. Comincio a pensare che la sua vera natura non sia di saggezza atavica, ancestrale e karmica , bensì una mera contrapposizione ,in quanto l'entità è fatta dai due opposti e perciò se io sono bianca oggi, lei mi suggerirà nera e viceversa ...

Che cavolo ... questo vorrebbe dire che mi hanno dotato di coscienza oppositiva /negativa.

Mi sarei accontentata di una neutra...

 

 

 
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apprensiva io?

Post n°375 pubblicato il 04 Dicembre 2013 da kallida

 

 

È  stato bruttissimo. L'odore della polvere sui termosifoni accesi ti accoglieva all'ingresso, il vociare scomposto degli astanti rendeva il salone una immensa cassa di risonanza di acuti. Le file disordinate davanti a ciascuna porta suggerivano una estenuante attesa, mentre pensavi all'inutilità di quella visita , eppure alla necessità di essere lì. In coda cercavi di carpire che cosa dicessero quelli che prima di te avevano già compiuto metà della missione, ma non riuscivi a cogliere nessun fatto rilevante. Finalmente dopo avere ricantato a mente tutta « too much heaven on their minds», che canta Giuda in Jesus Christ Superstar, mi accorgo che la via è libera e posso avere accesso alla classe con la maestra di matematica ...

Primo colloquio genitori insegnanti della prima elementare ... atmosfera orrorifica. Dopo avere discusso sulla necessità che il microgranulo debba reagire anche in modo sproporzionale ai soprusi di un bimbo perverso che siede al banco con lui, la maestra mi comunica ufficialmente che accetta la mia proposta ma che rimarrà secretata perché non potrà mai avallare davanti agli altri bambini il comportamento avanzato e che quindi gioirà in silenzio se mai l'ipotesi di autodifesa si dovesse verificare. Già provata per avere sciorinato tutte le angustie della mia infanzia, riversate ora su mio figlio ovviamente, mi reco dall'insegnante di italiano. Attraverso il cortile tra il vento gelido e il buio già denso del tardo pomeriggio e questa volta mi arrogo di entrare per prima nonostante altra mamma e figlia subito dietro di me. Comincio la disamina ambientale e culturale dei nostri giorni in maniera leggera, ma mi accorgo che sto assumendo toni disastrosi e preoccupanti, la maestra ribadisce i suoi concetti, mentre io la incalzo sul livello di mio figlio in relazione alla classe, quanto è più o meno lento, quanto è più o meno preciso, quanto è più o meno distratto e così via. Mentre mamma e figlia scalpitante sbuffano alle mie spalle, continuo con l'invito alla maestra alla sincerità e con la protervia che ogni tanto mi scappa dalle parole, quella si ferma mi guarda , mi prende dal gomito e mi accompagna all'uscio ... « cacchio! » penso « e ora come lo racconto a mio figlio...»

 

 

 
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Divertissement

Post n°374 pubblicato il 02 Dicembre 2013 da kallida

Ultimamente rifiuto molti inviti. Non è facile come sembra, inventarsi sempre qualche scusa credibile non farsi mai cogliere di sorpresa, mantenere la versione che si è dato. Tutto per evitare di dire la verità, che poi non è mai nascosta del tutto, ma nemmeno spiattellata con facilità. La verità è che mi annoio da morire. Incontrare gli amici, o gli amici degli amici, sempre così prevedibili, ordinari e noiosi, parlando sempre delle stesse cose, con lo stesso tono, con la stessa mestizia o rabbia, sempre uguale... che palle ...! Basto già io così, perché dovrei contornarmi di persone simili ... che poi ho alcune fisse più interessanti in questo periodo.
Una è centellinare le puntate delle ultime serie di Dexter , l'altra cercare di essere fra le prime a Wordament (che è la versione anti I-Phonica di ruzzle)... sinceramente mi divertono molto di più ... Inoltre sulla scrivania sto per finire «la svastica sul sole», romanzo del 1961 di P.K.Dick che è veramente folle.
Perciò affinché possa dirsi interessante una serata tra amici dovrei trovare qualcuno che mi racconta Ubik e mi fa il raffronto tra le trasposizioni cinematografiche dei racconti di Dick e l'originale , oppure mi dice che ha partecipato alle riprese di Dexter, oppure che fa 1200 punti a Wordament senza risolutore, oppure che mi faccia una torta di pasta di zucchero solo con la forza della mente.
Infatti, sto a casa ...

 
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apologie

Post n°373 pubblicato il 28 Novembre 2013 da kallida

L'altro pomeriggio dovendo scegliere che cosa ascoltare nei 40 minuti di attività motoria, che ho deciso di condividere con marito e figlio al campo sportivo, correndo l'uno e giocando l'altro, ho scelto un audio libro. Poiché l'opzione era fra cappuccetto rosso e l' apologia di Socrate, mi è sembrato naturale indirizzarmi su Platone. Ora a scuola si era parlato ampiamente del suddetto, ma mai nel dettaglio, o forse io non me ne sono mai accorta. A parte la traduzione dell'ante guerra, sconvolge - come sempre- la secca verità di quelle parole. In sintesi Socrate é stato accusato di traviare i giovani e di non credere in nessun Dio, inoltre lui spiega che tale calunnia si è formata perchè qualcuno(ovviamente nullafacente) ha voluto chiedere all'oracolo di Delfi chi fosse il più saggio e quello ha risposto Socrate. Così il filosofo si mette alla ricerca di qualcuno che, secondo lui, saggio lo sia davvero per sconfessare il vaticinio e riprendersi la sua normoreputazione. Inizia dai politici per passare ai poeti e per finire con gli artefici (artisti). A questo punto è un peccato riportare ciò che dice perché sarebbe proprio da leggere, comunque in sostanza i politici sono ingannevoli e arroganti e credono di sapere quindi non possono per questo stesso motivo essere più sapienti di Socrate. I poeti e gli artisti in generale, sebbene abbiano quel dono di saper primeggiare nella loro materia, non sanno altro, anzi- dice Socrate- i poeti non sanno nemmeno di che cosa parlano, riescono cioè a mettere insieme le parole senza a capirne il significato profondo ( un pò come Vasco Rossi...). Conclude dunque che in verità non esiste il più saggio, in quanto questa facoltà appartiene alla divinità, ma probabilmente il Dio ha voluto prenderlo ad esempio, attraverso l'oracolo, proprio perché lui è consapevole di non sapere e quindi è un esempio su tutti gli uomini.

Bene, ma perché a me non funziona, cioè sono anni che mi dico essere un' ignorante e senza alcun talento particolare, allora perché nessuno scrive un discorso in mio favore o vengo candidata a qualche premio?

 
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torta di fango

Post n°372 pubblicato il 26 Novembre 2013 da kallida

 

La storia del low profile mi piace molto, però evidentemente non la so applicare.

L'altra sera siamo stati invitati a cena dai genitori di un compagnetto nuovo del microgranulo, così penso :"quale occasione migliore per dare sfogo alla mia necessità di intortare ..." (nel senso letterale non metaforico).

Così preparo il giorno prima un soffice pan di spagna all'arancia e la crema pasticcera adatta, pensando di ricoprirlo solo con una glassa di cioccolato fondente, senza far pupazzi o storie tridimensionali sulla torta..., mantenendo così un basso profilo. Scatta una sorta di anticompetitività (che poi probabilmente è un forma di agonismo puro) mostrando solo  una piccola cosa di ciò che si è in grado di fare, lasciando intendere che dietro ci può essere molto ma molto di più...

Il problema è che io non riesco a gestire questa cosa, avendo sempre allontanato la competitività da me non so come mi devo comportare in alcuni casi, se dare il meglio di sè o accontentarsi di una regolare pratica pasticcera. Questa volta ho esagerato all'inverso, così è venuta fuori una specie di torta di fango ignobile. Per fortuna mi limito all'aspetto estetico perché sul gusto non applico la suddetta teoria. 

Arrivati a casa degli ospiti ho trovato altre persone che non conoscendo hanno potuto partecipare alla figura che ho fatto, anche perchè avvisatii dalla padrona di casa sulle mie presunte qualità di cake designer...

Alla fine è vero che ne hanno preso due fette ma mi sono sentita riproporre la solita litote :" Non è bellissima, però..."

 
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fatina dei non denti

Post n°371 pubblicato il 22 Novembre 2013 da kallida

Allora è arrivata la fatina dei denti (incazzatissima) con un assegno in bianco e m'ha detto di non rompere più che ha di meglio da fare...

praticamente nel giro di 18 ore abbiamo perso altri due denti, ora il traforo è completo e ci può passare pure un treno ad alta velocità...

Inoltre stamattina sentivo strani rumori e alla mia domanda di che cosa stesse facendo lo sdentato in upgrade, lui mi ha risposto...:" sto provando a soffiare con i non denti!"....

e non me la sono sentita di correggerlo, d'altra parte non è proprio errato, ha descritto una condizione attuale con una negazione...

anche io al momento sono non entusiasta, suona meglio di sono  a terra, no?

 
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fatina dei denti

Post n°370 pubblicato il 21 Novembre 2013 da kallida

Mi é arrivato un messaggio, stamane alle sei, da parte di una mia amica che mi ammoniva così:" ricordati di fare la fata..." e proseguiva dicendo :" poi però lo voglio vedere come la fai...". A parte la vena sarcastica del messaggio, la mia amica solleva una questione rilevante sulle rappresentazioni della realtà, cioè, tra sangue e stupore ieri sera abbiamo assistito alla perdita del secondo dentino. Ormai il piccolo di famiglia é uno sdentato di medio livello. Potrà  ottenere il livello più alto solo se in bocca avrà il traforo del San Bernardo. Alla prima caduta del dente la rappresentazione é stata messa in scena, Soldini, dente sparito e ritrovato da un'altra parte, ma -mi chiedo- devo continuare la finzione per altre 18 volte? Ho capito che mio figlio é uno che vuole credere, un believer vero e proprio, sa per esempio che Babbo Natale é una pluralità di persone che si travestono, ma vuole credere che la notte di Natale lavorino  allo stesso modo per tutti gli altri bimbi. Quindi non mi resta che sperimentare qualche altra storiella su come la fatina , questa volta, abbia recapitato la dovuta ricompensa!

 
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Espana

Post n°369 pubblicato il 19 Novembre 2013 da kallida

La questione delle lingue è questa:

trovandomi questa stagione passata a lavorare presso una reception di un albergo della mia città ho scoperto alcune cose. Una fra tutti: gli spagnoli non hanno la mia simpatia, almeno i turisti che vengono in Italia facendo gli "sboroni". E' comprensibile però, hanno assaporato la libertà solo da qualche decennio, hanno mantenuto un regime fascista fino al 1975. Comunque sia adesso sentono di essere i più cool d'Europa...e mi sta bene che lo facciano i francesi, ne hanno ben donde, ma certi parvenues che mi dicono "noi siamo di Barcellona..."  che cosa starebbe a significare?

La digressione ispanica, tuttavia mi ha portato alla consapevolezza che non parlo spagnolo, eppure è la lingua più parlata al mondo, dopo il cinese! (O qualcosa del genere, dipende dalle statistiche.)

Ora, considerando che con l'inglese ho una relazione speciale iniziata quando ero ragazzina, che il tedesco l'ho studiato all'università perché abitavo con una ragazza tedesca con la quale sono stata spesso in Germania, che il francese e lo spagnolo non li ho mai studiati che però sono stata da adolescente più volte in Francia, e ho pure lavorato come muratore (cioè era una cosa da chiesa, campi di lavoro etc...) non mi resta che apprendere il giapponese, andare in Spagna e sperare che gli spagnoli se ne vadano tutti in Argentina...

 

 
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