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OSPEDALE DI NOLA, LO SCANDALO SVELATO DAL WEB

Post n°1771 pubblicato il 11 Gennaio 2017 da kayfakayfa

Sono vescovo qui da 17 anni e da 17 anni la politica fa le stesse promesse: reparti nuovi, personale, barelle. Poco o pochissimo è stato realizzato. Sono state necessarie immagini pubblicate sui social network per risvegliare le coscienze della politica nazionale e regionale”.

Questa frase, pronunciata dal vescovo di Nola monsignore Beniamino Depalma, sintetizza senza giri di parole quel che è realmente avvenuto all’ospedale di Nola durate il week end dell’epifania dove, a causa del sovraffollamento al pronto soccorso per sintomi da raffreddamento conseguenti al freddo intenso di questi giorni, i medici del pronto soccorso, non avendo più barelle a disposizione, anziché rifiutare i ricoveri, laddove era evidente la necessità di intervenire subito per non mettere a rischio la vita del paziente,li  hanno fatto adagiare sul pavimento – una donna necessitava dell’intervento del defibrillatore per ovvie difficoltà cardiologiche.

Cosa sarebbe successo se, anziché decidere autonomamente di intervenire in maniera pronta ma spartana, vista la gravità della situazione, i medici li avessero rispediti a casa o trasferiti in un altro ospedale e, durante il tragitto qualcuno di loro fosse deceduto, non ci vuole certo un indovino per immaginarlo!?

I medici del nosocomio nolano si sarebbero trovati, comunque, nell’occhio del ciclone; e a nulla sarebbero valse le loro giustificazioni nel denunciare le croniche carenze sanitarie cui da decenni versa l’ospedale di Nola; stigmatizzando come, alle loro ripetute richieste di barelle e altro per garantire la migliore assistenza ai pazienti, non ci fosse mai stata una reale risposta dal parte delle autorità competenti, malgrado le domande inoltrate fossero state regolarmente protocollate dal destinatario, come ha affermato monsignor Depalma ieri un’intervista al TG3 regionale delle ore 14,00 (l’intervista al vescovo parte dal minuto 3 del filmato).

Per quanto sia comprensibile l’indignazione di una parte del mondo della politica, in primis del Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, da poco nominato commissario sanitario regionale, dunque responsabile del sistema sanitario in Campania,  il quale, prima minaccia di licenziare i medici, poi decide di sospendere i responsabili del nosocomio nolano nell’attesa venga fatta chiarezza sui fatti, a mio avviso sono totalmente condivisibili le parole del Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin che ha definito eroi i medici in questione.

In un paese come il nostro dove spesso si abusa impropriamente del termine eroe, è quanto mai giusto definire tali gli operatori sanitari che svolgono il proprio servizio in condizioni estreme, seppure non si trovino a Kabul o in un paese del terzo mondo bensì in un, si presume, paese civilizzato dove non dovrebbero mancare né mezzi né strutture per garantire al meglio l’assistenza ai pazienti.

Bisogna inoltre prendere consapevolezza che così come in passato è avvenuto per inchieste giornalistiche sulla malasanità compiute con telecamere nascoste, a denunciare quanto è successo all’ospedale di Nola sono state le immagini e i video ripresi con i telefonini di chi accompagnava i propri cari in ospedale.

In un momento come quello attuale in cui una parte dell’establishment fa di tutto per demonizzare il web perché su di esso verrebbero diffuse molte notizie false, le cosiddette post-verità, al fine di destabilizzare il sistema -, tanto che qualcuno ha proposto la creazione di una “task force” che  monitori e censuri i siti web su cui vengono diffuse le fake news, ossia le bufale-, rendersi conto che solo grazie alla diffusione on line di foto e filmati che documentavano una realtà che, rifacendoci alle parole del vescovo di Nola, doveva da tempo essere ben nota alle autorità competenti, si ha la sensazione che qualcuno, più che difendere la società dalle bufale, vorrebbe evitare che in rete fossero diffuse notizie che, smascherando l’inettitudine e la malafede di una parte della classe politica, potrebbero aprire gli occhi all’opinione pubblica rendendola meno plasmabile alla volontà di chi “comanda”.

Se fossero necessarie le foto e i filmati diffusi in rete per smascherare lo stato di precarietà in cui lavorano i medici e gli infermieri dell’ospedale di Nola, e di chissà quanti altri ospedali non solo nel sud Italia, è evidente che il problema non è solo di carenza di comunicazioni tra gli operatori sanitari e i “piani alti”.

È evidente che, coma ha denunciato il vescovo di Nola,  il problema è molto più complesso se le richieste di mezzi di prima necessità per garantire adeguata assistenza ai pazienti erano state inoltrate regolarmente dal presidio sanitario alle autorità competenti senza ricevere alcun riscontro.

In un paese come il nostro dove ogni governo, o quasi, incluso quello di Renzi, non appena vara una finanziaria pensa bene di tagliare fondi alla sanità, non c’è da stupirsi se poi la sanità pubblica funziona male.

Senza soldi non solo non si cantano messe ma non si tutela nemmeno la salute dei cittadini. Se non quella dei più abbienti che, non avendo problemi economici, possono permettersi di ricorrere alle strutture private.

Tutti gli altri devono accontentarsi di attendere mesi, se non addirittura anni, per fare un esame specialistico; nonché di adagiarsi sulle barelle, o addirittura sui pavimenti degli ospedali, e del coraggio dei medici e degli infermieri che vi lavorano!

 
 
 
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