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L'ULTIMA CAUSA, IL DISCO DI NICOLA DRAGOTTO

Post n°1792 pubblicato il 13 Marzo 2017 da kayfakayfa

Il 18 marzo a Parma, in occasione del concerto che terrà al Bar Cristallo, il cantautore napoletano Nicola Dragotto presenterà in anteprima il disco L'ULTIMA CAUSA, edito dalla POLOSUD RECORD.

Di seguito la lunga intervista che Nicola mi ha concesso dove parla di sé e del disco.

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Da quattordici anni in trincea nel mondo dello spettacolo, prima portando in giro i suoi lavori di teatro/canzone sul solco della tradizione di Giorgio Gaber, poi, dopo un processo di “degaberizzazione”, che, come afferma egli stesso, “non è affatto un rinnegare le origini, bensì un’evoluzione naturale intesa come cambiamento”, negli ultimi cinque anni Nicola Dragotto, avvocato napoletano civilista, classe 1956, è parte del collettivo Be Quiet, movimento cantautoriale napoletano fondato nel 2012. Nel suo curriculum artistico anche una parentesi da compositore con la realizzazione della colonna sonora del cortometraggio “Anna Politkovskaja, concerto per voce solitaria” del regista Ferdinando Maddaloni (PREMIO IMAIE) e un’altra parentesi come direzione artistica musicale di spettacoli itineranti, dal 2008 al 2010, nell’ambito del festival Etno Internazionale di Montefalcione in provincia di Avellino. A marzo finalmente uscirà “L’ultima causa”, il suo primo album che presenterà in anteprima il prossimo 18 marzo in occasione del suo spettacolo, dal titolo omonimo, a Parma.

D: Il titolo del disco, “L’ultima causa”, manco a dirlo, sembra chiamare in causa, scusa il gioco di parole, la tua professione di avvocato. È un fatto voluto o ha un altro significato?

R: Ovviamente ha un altro significato. Anche perché sarebbe stato abbastanza retorico tirare in ballo la giustizia essendo, a mio avviso, già stata giustiziata da un pezzo. Per me l’ultima causa per cui vale veramente la pena di vivere e di lottare è la cultura. La cultura che si manifesta anche attraverso la musica. La musica, con il suo linguaggio unisce. In un mondo dove c’è tanta incertezza e tanta disgregazione, se non soltanto aggregazione scioccamente virtuale, la musica colora i tanti grigi della vita di tutti i giorni.

D: Come mai la scelta di presentare il disco proprio a Parma?

R: Be, in effetti l’uscita avrebbe dovuto prevedere una location di Napoli in una data successiva subordinata al lancio di un video di presentazione, ma poi mi son detto: perché non stravolgere il rituale canonico e presentare il CD in anteprima a Parma, il 18 marzo, in occasione del mio concerto? Parma è la città che ha dato i natali a Giuseppe Verdi, portatore nel Nabucco dei valori dell’unità e dell’appartenenza, valori sempre più dimenticati da questa società, obbligata all’ossimoro “libero mercato”, a discapito del senso della memoria collettivo, dove molta intellettualità è al servizio dell’immagine e del tornaconto personale più che alla difesa delle aspettative delle giovani generazioni.

D: Come nasce “L’ultima causa”?

R: Il disco è il frutto di un lavoro legato ad un processo di continui confronti con i cantautori gravitanti nel circuito del Be Quiet, che hanno influito sulla modalità di stesura dei testi, sulla ricerca di una sintesi diversa che però sapesse evocare e dare immagini, condividendo, come spesso capita tra amici, anche le rispettive esperienze di vita.

D: Nicola, vogliamo meglio spiegare cos’è esattamente il “Be Quiet”?

R: Il “Be Quiet” è nato da un'idea di Giovanni Maria Block, giovane cantautore napoletano, che dopo la sua esperienza musicale a Torino, dove ha inciso il suo primo disco, aveva maturato la convinzione che quello stesso tipo di esperienza si sarebbe potuta sviluppare anche a Napoli. Per cui, in silenzio, è partito il primo incontro fra “ carbonari della canzone d’autore del sud” tenutosi presso il Cellar Theory di Luciano Labrano, se non l'ultimo, uno dei pochi locali underground rimasti in Italia. È partito insieme a Vincenzo Rossi dei Diversamente Rossi e a Peppe di Taranto della Bestia Carenne. Li cito con piacere perché li ho avuti, insieme ad Alessandro Freschi dei Freschi Lazzi e Spilli, come ospiti nel mio disco. Per motivi professionali che mi bloccarono a Venezia non ho potuto partecipare alla serata inaugurale, ma dalla seconda anch'io mi unii a loro. A rendermi partecipe del progetto, chiedendomi se volessi farne parte, fu Matteo Parlati, un altro mio amico cantautore. Immediatamente aderii e mi presentai con la chitarra al Cellar. E da lì, come i primi cristiani nelle catacombe, abbiamo incominciato a fare proseliti. Vedere presentarsi, a ogni appuntamento, cantautori di tutte le età muniti di strumenti per suonare con noi, era uno sprone a non demordere, a proseguire nel progetto. Fino a quando una sera, sorpresa gradita ed inaspettata, si presentò Eugenio Bennato che ci onorò con una sua canzone. Si stava davvero facendo qualcosa di interessante. Quella presenza fu una forte ulteriore motivazione ad andare avanti. Dall'underground siamo finiti all'overground, grazie al Piccolo Bellini, uno dei teatri napoletani con un cartellone molto ricco e interessante, che ha ospitato con cadenza mensile il Be Quiet Show. Il Piccolo Bellini ci ospita ormai da due anni e, lo dico con grande gioia, ogni serata registriamo il sold out. Ricordo perfino un lunedì sera che pioveva e c'era in televisione il posticipo Fiorentina-Napoli… e ho detto tutto.

D: Torniamo al disco...

R: Il disco è il frutto di una felice collaborazione e di una scommessa tra giovani e un vecchio/giovane 60enne alla ricerca della propria identità.

D: Perché della propria identità? Tu in tanti anni hai fatto tante cose!

R: Sì. Però non avevo effettivamente chiara quale fosse la strada che volessi intraprendere.

D: Perché?

R: Fare tante cose, il sentirle quando le fai, non significa che stai facendo quello che dentro di te vorresti fare. Partiamo dal presupposto che una mattina mi sono svegliato e ho deciso di dare un senso alla mia vita, senza continuare a rinnegare la cosa più bella che volessi fare, vivere nell’arte. Per cui mi sono messo in cammino alla ricerca del tempo perduto, animato dalle migliori intenzioni. Però notavo sempre che la strada era lì, chiara, da accarezzare con i miei passi, ma alla fine mi ritrovavo in un vicolo cieco. Ammetto di avere avuto in più occasioni momenti di crisi, anche di identità. Dentro di me c’era sempre qualcosa che continuava a offendere la mia vita, impedendomi di prendere la decisione giusta. Anche perché, se andava fatto, non doveva essere un semplice gesto di vanità, se non addirittura di superbia, al fine di poter dire “il mio disco” a quanti mi tormentavano con la domanda “Ma come? Non hai ancora fatto un disco?”. Il disco non è né un’esigenza, né un dovere verso qualcuno, né il farsi bello. Per me la concezione di fare un disco era trovare anzitutto lo spirito giusto e la serenità interiore, qualcuno che veramente credesse in me e fosse interessato alla mia arte, perché si investe non solo sul piano economico, ma soprattutto sul piano umano. Questo CD per me è il frutto del sogno del Be Quiet, crocevia generazionale del nuovo cantautorato, fattosi segno nella vittoria sullo scetticismo che troppe volte ha stretto e stringe Napoli in una morsa da rendere anche i più forti impotenti. È la vittoria dei più giovani nel credere che nell’arte non ci sono limiti di età. È la capacità di comprendere che il vino, se invecchiato bene, non diventa aceto. Io mi sono sempre sentito un po’ il papà di questi giovani cantautori e li ho sempre sostenuti con parole concrete e il Be Quiet mi ha ricambiato affidando a Giovanni Maria Block il compito di curare gli arrangiamenti delle mie canzoni, mentre la PoloSud Records, nella persona di Ninni Pascale, ha curato la produzione. Ma per arrivare a Ninni ho dovuto passare un qualcosa che ha dato senso a tutto ciò.

D: Sarebbe?

R: Una notte di marzo dello scorso anno ho avuto un cortocircuito di cinque secondi. A seguito di un infarto, il mio cuore si era fermato in sala emodinamica. In quel momento fu la luce!

D: Quindi stai asserendo che l’aver tastato sulla tua pelle la futilità dell’esistenza umana ha fatto scattare in te qualcosa?

R: Sembra retorico, ma è così. Pensa che quanto mi è accaduto quella notte ha fatto storia. Sono andato da solo in ospedale, percorrendo contromano un senso obbligato perché avevo capito che dovevo battere il tempo. In quel momento, pur essendo concentrato su quanto stava avvenendo, non ho avuto paura. In me c’era un senso di pace, non di rassegnazione, mai provato prima. Anche di preparazione fatale a quella che non sarebbe potuta più essere la mia vita. Quando ho sentito la voce del dottore chiedermi: “tutto bene”?, ho chiesto: “perché?”. Non mi ero accorto di essere andato in fibrillazione. Loro mi hanno ripreso in cinque secondi. Il miracolo nel miracolo è stato che dopo tre giorni ho scoperto di non aver riportato alcuna lesione al cuore. A quel punto ho pensato che fosse davvero arrivato il tempo di lasciare qualcosa di tangibile della mia arte in questa vita da potere trasmettere.

D: Possiamo dunque affermare che “L’ultima causa” è il lascito testamentario di Nicola Dragotto alla Vita?

R: Più che un testamento, questo disco è un ringraziamento alla Vita. Ed è anche una sferzata a tutti i soloni del “non ce la potrai mai fare” affinché anche loro imparino a farcela.

Un sorriso sornione illumina il volto di Nicola mentre pronuncia quest'ultima frase!

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L’ULTIMA CAUSA

TESTI E MUSICA DI NICOLA DRAGOTTO

PRODUZIONE ARTISTICA NICOLA DRAGOTTO

PRODUZIONE ESECUTIVA POLOSUD RECORD di NINNI PASCALE

HANNO COLLABORATO:

GIOVANNI MARIA BLOCK, ARRANGIAMENTI

GIUSEPPE DI TARANTO, FEAT.

VINCENZO ROSSI, FEAT.

ALESSANDRO FRESCHI, FEAT.

EMMA INNACOLI, VOCE SOPRANO

FABIANA MARTONE; MARCO D’ANNA, SIMONE SPIRITO: BACK VOCAL

ROBERTO PORZIO: PIANO

MARIANO BELLOPEDE: PIANO

DUILIO MEUCCI: CHITARRA CLASSICA

MARCELLO GIANNINI: CHIATARRA ACUSTICA E ELETTRICA

NINNI PASCALE: CHITARRA ACUSTICA

AUGUSTO BORTOLONI: BATTERIA

PASQUALE DE PAOLA; BATTERIA

PASQUALE BENINCASA: PERCUSSIONI

FABIO RENZULLO: TROMBA

DARIO MAIELLO: BASSO

ANTONIO D’ANGELO: BASSO

GIOVANNI SANARICO: VIOLONCELLO

ALFREDO d’ECCLESIIS: ARMONICA

 
 
 
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