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PIERVINCENZI, IL GIORNALISMO E' ESENTE DA DISCRIMINANTI TERRITORIALI

Post n°1852 pubblicato il 12 Novembre 2017 da kayfakayfa

All’indomani della testata sul naso ricevuta mentre intervistava Roberto Spada, uno dei membri della famiglia Spada che gestisce il traffico di attività illegali a Ostia,  sui presunti legami tra gli Spada e Casa Pound, il giornalista Daniele Piervincenzi, raccontando la vicenda a una collega della RAI ha dichiarato “certe cose te le aspetti in Sicilia, in Calabria, a Napoli, ma non a Ostia”.

A prescindere dall’incondizionata solidarietà al giornalista per il barbaro episodio di cui è stato vittima, le sue dichiarazioni stupiscono. Non mi risulta che  nessuna troupe televisiva o giornalista che si sia finora recato in terre di mafia e di camorra per fare un reportage sui traffici criminali e sul degrado sociale vigente, prima di inoltrarsi in quei territori, abbia indossato o debba indossare la pettorina con su contrassegnato PRESS, stampa, e l’elmetto come si usa quando ci si reca a fare un servizio in zone di guerra per non essere scambiati per un soldato nemico rischiando di cadere sul campo.

Di conseguenza, alla luce delle sue dichiarazioni, è probabile che anche per Piervincenzi a Roma la mafia non esiste, così come per i giudici che emisero la sentenza sull’inchiesta Mondo di Mezzo, strettamente legata a Mafia Capitale. Sentenza che suscitò il risentimento di Roberto Saviano che in un pezzo sull’Espresso spiegò invece perché anche Roma c’è la mafia.

Nel momento in cui ti rechi a intervistare colui che sai è il fratello di un boss - Roberto Spada è il fratello del boss Carmine Spada detto romoletto –  facendo domande “fastidiose” sui presunti rapporti tra il clan e il movimento politico di estrema destra Casa Pound che alle amministrative di domenica scorsa a Ostia ha preso il 9% di preferenze, probabilmente grazie proprio al sostegno degli Spada,  se non ti aspetti d’essere preso a capocciate sul naso, non puoi nemmeno pensare che ti accolga in pace con un mazzo di fiori o ti offra un caffè.

Come insegnano i vari inviati di Striscia la Notizia, delle Iene e di tante altre trasmissioni giornalistiche e non che nel corso degli anni sono stati vittime di vere e proprie aggressioni solo perché facevano servizi o domande scomode – emblematiche l’aggressione subita in un ristorante da Valerio Staffelli da parte dell’allora direttore di RAI FICTION Fabrizio Del Noce, a cui doveva consegnare il Tapiro, il quale prima gli strappò il microfono di mano e poi lo colpì violentemente con lo stesso sul naso, (per quel gesto Del Noce è stato condannato in appello a pagare 84 mila euro all’inviato di Striscia); quella dell’allora onorevole Luca Barbareschi all’inviato delle Iene che cercava di intervistarlo sul suo assenteismo in Parlamento; lo scalciare dell’allora Ministro della Difesa Ignazio La Russa Corrado a Formigli quando era ancora un inviato di Michele Santoro  -a un giornalista non serve recarsi in zone a rischio per essere aggredito o insultato mentre fa il proprio mestiere.

Qualunque giornalista ponga domande scomode e insistenti rischia di restare vittima di un aggressione da parte dell’intervistato, indipendentemente dal ruolo sociale che quest’ultimo ricopre. Semplicemente perché a nessuno piace che si rendano pubbliche le proprie colpe, intrallazzi o contraddizioni.

Al di là se la mafia a Roma esiste oppure no – sembrerebbe proprio di sì visto come sono strutturate le varie organizzazioni criminali che presidiano il territorio laziale – è inequivocabile che il rischio di aggressione è contemplato tra i rischi in cui può incorrere un giornalista.

Dispiace che Piervincenzi ne faccia una discriminante territoriale.

Commenti al Post:
Vince198
Vince198 il 12/11/17 alle 12:31 via WEB
Post molto interessante. Tuttavia rilevo che, in questo evento deleterio, se non fosse stata inserita la variante "comportamento mafioso", Spada molto probabilmente non sarebbe finito in galera stante le leggi attuali.
Sarebbe ora che il legislatore, a prescindere da questo caso comunque doloroso, si decidesse a:
1. Far costruire luoghi di detenzzione in numero adeguato (per lo meno arrivare a 100mila posti) e togliere abbuoni/sconti di pena che, di fatto, vanificano in tantissimi casi l'azione giudiziaria. Se dovessimo paragonare quelli italiani ai luoghi di detenzione americani - in proporzione, visto che da quelle parti i "posti detenzione" sono cira 1,7 mln. a fronte di circa 325 mln. di abitanti - qui dovremmo averne quasi 300 mila!!! Invece sono circa 45mila. Non credo serva commentare ulteriormente!
2. Uno stato di diritto tale Ŕ se la giustizia funziona e in breve tempo irroga pene CERTE. Qui mi pare che siamo ancora in alto, altissimo mare, viste le sanzioni che la corte di giustizia europea ci infligge in continuazione.
Ciao, buona domenica!
 
 
kayfakayfa
kayfakayfa il 13/11/17 alle 14:16 via WEB
Infatti, la tua ossrvazione Ŕ pi¨ che giusta. A questo punto sorge forte il dubbio che le autoritÓ non aspettassero che Spada facesse un passo falso per incastrarlo.
 
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