Creato da kayfakayfa il 10/01/2006

LA VOCE DI KAYFA

IL BLOG DI ENZO GIARRITIELLO

 

 

DOPO NAPOLI, FALLISCE ANCHE LA MARATONA DI SALERNO

Post n°1737 pubblicato il 26 Settembre 2016 da kayfakayfa
 
Tag: RUNNER

La cancellazione della maratona di Salerno, prevista il prossimo 13 novembre, per motivi di ordine pubblico e rinviata a data da destinarsi, è l'ennesimo schiaffo al movimento podistico campano - dopo l'annullamento di quella di Napoli, in calendario il 28 febbraio scorso, anche questa annullata per motivi di ordine pubblico - da parte di organizzatori superficiali che, malgrado si sappia da febbraio che a Salerno ci sarebbe stata entro la fine dell'anno la maratona luci d'autore, oltre a non essere stati in grado di organizzarla, al momento non hanno nemmeno avuto il buon gusto di far conoscere quali sarebbero questi gravi motivi di ordini pubblico e come devono fare quanti vi si erano già iscritti per chiedere il rimborso delle quote versate.

Almeno a Napoli si concesse la possibilità agli iscritti alla maratona, in verità pochini, di gareggiare gratuitamente alla 21 km sempre prevista per quel giorno.

Viceversa per il momento da Salerno non giunge alcun tipo di comunicazione che quanti dovevano partecipare alla maratona potranno optare, se vogliono, alla mezza maratona che si terrà sempre a Salerno il 23 di ottobre.

Due debacle organizzative in meno di un anno per lo stesso avvenimento, seppure da svolgersi in due diverse città ma nella stessa regione, sono un chiaro segnale di incapacità da parte di chi dovrebbe rappresentare il movimento podistico campano.

Se le responsabilità di quest'ennesimo fallimento debbano attribuirsi alla FIDAL, alla Regione o al Comune di Salerno non sta a me dirlo.

Da runner che stava preparandosi per la maratona di Salerno, personalmente ritengo inammissibile che in una regione dove si organizzano eventi podistici di livello nazionale e internazionale come la 10 e la 21 km di Telese, la 21Km di Agropoli, la MOHM a Napoli, la Reggia-Reggia a Caserta, la Coast to Coast 21 e 42 km tra Sorrento e Positano - la 42km Coast to Coast è davvero massacrante seppur affascinante - e altre importanti gare da 10km a livello ragionale, non si riesca a organizzare una maratona degna di una grande regione come la Campania, caratterizzata da un nutrito movimento podistico.

Possibile che i runners campani desiderosi di cimentarsi in una 42 debbano “emigrare” a Roma, Firenze, Milano o addirittura all'estero per appagare la propria voglia di competere sulla lunga distanza gareggiando prima di tutto contro se stessi?

Ancora una volta la Campania ha perso una grossa opportunità per dimostrare di non essere seconda a nessuno!

A quando in questa regione si riuscirà finalmente a organizzare una maratona come si deve? Quando il compito di allestirla verrà affidato a persone serie e competenti anziché a chi dà l'impressione di fregarsene dei sacrifici che fanno gli atleti per prepararsi a un evento impegnativo del genere? Chi li risarcirà degli sforzi fatti economicamente, fisicamente e moralmente?

Mentre la Campania continua a mostrare enormi falle nell'organizzazione autonoma di grossi eventi sportivi di podismo su strada, altre regioni e città italiane si apprestano a celebrare l'ennesima maratona che non è solo un "semplice" evento sportivo ma rappresenta un forte traino per il turismo e dunque un ottimo elemento di crescita economica per un'intera realtà locale!
 
 
 

RAGGI, NO ALLE OLIMPIADI: LA NEMESI DI MARINO

Post n°1736 pubblicato il 22 Settembre 2016 da kayfakayfa

Ora che la sindaca Raggi ha ufficializzato il No alla candidatura di Roma per ospitare le olimpiadi 2024 - il No dovrà essere formalizzato entro la prossima settimana dal voto della giunta e, se si votasse a scrutinio segreto, non è escluso che qualche franco tiratore non faccia una brutta sorpresa alla Raggi mettendone in crisi il governo con conseguenze imprevedibili; che magari contemplino l'ennesimo commissariamento per il campidoglio e il sostegno da parte del commissario di turno alle olimpiadi nella capitale – il cittadino medio, per intenderci quello che cerca di informarsi adeguatamente sulle vicende politiche del proprio paese al fine di farsi, per quanto gli è possibile, un'opinione ben precisa per poi decidere con convinzione al momento del voto il partito cui affidare la propria preferenza, non può non chiedersi perché quando nel 2012 l'allora premier Mario Monti disse No alla candidatura di Roma per le olimpiadi del 2020, sconfessando il sindaco Alemanno che era per il Sì; motivando il proprio diniego con la disastrata situazione economica del paese, (all'epoca il debito pubblico era poco al di sotto dei 2 miliardi euro e la disoccupazione rasentava il 10%), in tanti, seppure inizialmente erano per le olimpiadi, chinarono la testa e, seppure a malincuore, ammisero che bene aveva fatto il Premier a dire no.

Oggi che la situazione economica è peggiore di allora – attualmente il debito pubblico oscilla intorno ai 2,3 miliardi di euro e la disoccupazione oltre l'11% - e Roma è ancora sotto shock per gli scandali di Mafia Capitale, non si capisce il criterio con cui si attacca la Raggi per aver detto No alle olimpiadi visto che le sue motivazioni sono le stesse di Monti e trovano supporto nella tristezza della cronaca nera.

Se da un lato è comprensibile l'irritazione del CONI e del presidente del comitato olimpico Malagò per il No della sindaca, dopo che il suo predecessore Marino aveva appoggiato la candidatura della capitale ai giochi del 2024, dall'altro non si comprende il perché la Raggi, votata da oltre il 67% dei romani al ballottaggio, avrebbe dovuto dire Sì quando uno dei punti fondamentali della propria campagna elettorale era il No alle olimpiadi.

I romani sapevano perfettamente che con la Raggi al Campidoglio Roma avrebbe perso la candidatura olimpica. Ergo chi l'ha votata era per il No alle olimpiadi!

Malagò e quanti sono per la candidatura di Roma sostengono che per le olimpiadi si sarebbe allestita una cabina di regia per vigilare sui costi in modo da non sforare il budget iniziale e evitare ruberie varie.

Nobili propositi che purtroppo per Malagò e soci vengono smentiti dai tanti eventi, sportivi e non, nazionali e internazionali, organizzati nel nostro paese negli ultimi venti anni, rivelatesi un fallimento per i contribuenti. Ultimi i mondiali di nuoto del 2009 a Roma con molte strutture tuttora incomplete come la Città dello Sport progettata da Caltrava, mai completata e in assoluto stato di abbandono.

Per non parlare dei mondiali di calcio del 1990: molti degli stadi allestiti per quell'evento oggi sono fatiscenti e dovrebbero essere demoliti e rifatti da zero, vedi stadio San Paolo di Napoli. Mentre molte delle infrastrutture attinenti sono ancora in costruzione o in totale stato di abbandono: sempre a Napoli esempio eclatante il tram super veloce che avrebbe dovuto collegare Piazza del Municipio allo stadio e mai completamente realizzato, con molte stazioni in assoluto stato di abbandono, e il parcheggio sottostante lo stadio San Paolo mai utilizzato!

Per non parlare dell'Expo di Milano dove molti padiglioni non risultavano completati per la data inaugurale tanto che gli organizzatori furono costretti a utilizzare dei pannelli per nascondere i lavori in corso.

Simili esempi di inefficienza e spreco non fanno che avvalorare la decisione della Raggi. Se a ciò ci aggiungiamo che più studi in merito dimostrano quanto sia una iattura a livello economico per una nazione vedersi assegnata l'organizzazione dei giochi, come si fa a imprecare contro la sindaca per il No?

Fa sorridere ascoltare illustri membri del governo criticare la decisone della Raggi, accusandola di mancare di coraggio in quanto, a loro dire, Roma e il paese hanno perso un'occasione di sviluppo e di rilancio; assicurando che l'esecutivo avrebbe vigilato affinché l'organizzazione dei giochi fosse andata avanti senza intoppi e senza sforamenti di budget.

Se non si riesce a vigilare adeguatamente sul rafforzamento degli argini di un fiume per evitare nuove inondazioni in zone già alluvionate, costruiti dalla ditta appaltatrice con il polistirolo senza che nessuno verificasse il corretto procedimento dei lavori tanto che alla prima piena inevitabilmente cedono, riproponendo il dramma che avrebbero dovuto fronteggiare; o sull'edificazione antisismica di scuole e uffici pubblici in territori a alto rischio sismico che alla prima scossa vengono giù come castelli di carte, come si può assicurare l'opinione pubblica che sull'organizazione delle olimpiadi il governo avrebbe vigilato in maniera intransigente per garantire che tutto filasse liscio?

A meno che agli occhi del governo le olimpiadi non valgono più della messa in sicurezza degli argini di un fiume, di una scuola o di una caserma!?    

Se proprio se la vuole prendere con qualcuno, anziché prendersela con la Raggi, Malagò se la prendesse con Renzi che all'epoca decise di far dimettere Marino da sindaco. Se a quest'ora al Campidoglio ci fosse ancora lui, Roma sarebbe candidata ai giochi. Se poi ciò si fosse rivelato a favore o a scapito dei romani, lo avremmo scoperto solo all'indomani delle olimpiadi.

Il No a Roma 2024 può tranquillamente definirsi la nemesi di Marino!

 
 
 

TIZIANA CANTONE VITTIMA DELL'IPOCRISIA SOCIALE!

Post n°1735 pubblicato il 15 Settembre 2016 da kayfakayfa

Che l'Italia fosse un paese dove impera un alto tasso di ipocrisia, non lo scopriamo certo oggi.

Emblematico il caso Charlie Hebdo: all'indomani della strage al giornale satirico francese, Daniela Santanché si offrì di pubblicare in Italia l'irriverente rivista in nome della libertà di satira; smentendo se stessa che, in un recente passato, aveva abbandonato prematuramente un talk show di Santoro perché infastidita dalle “pesanti” vignette di Vauro.

All'indomani della strage, su milioni di profili facebook capeggiava la foto con la scritta JE SUIS CHARLIE per esprimere solidarietà ai giornalisti uccisi.

Fa niente che in molti, fino al giorno prima della “mattanza”, ignoravamo assolutamente chi fosse Charlie Hebdo.

Ma la moda dilagante su facebook imponeva di postare sul proprio profilo la foto della testata del giornale per esprimervi solidarietà e allora in tanti ci "attaccammo" a quel treno.

Però per le ripetute stragi in Turchia facebook non "impose" di postare sul proprio profilo il benché minimo scampolo di bandiera turca per commemorare le vittime dei terroristi...

Allo stesso modo, oggi in tanti pontificano sulla vicenda di Tiziana Cantone, la donna suicidatosi in provincia di Napoli perché incapace di resistere alla notorietà mediatica cui era assurta, suo malgrado, a causa di alcuni video hard ripresi con il proprio consenso dai suoi amanti mentre si adoperava a soddisfarli sessualmente in maniera appassionata.

Video che lei stessa, pare, avesse poi diffuso su whatsapp a una stretta cerchia di amici.

Da qui alla diffusione virale dei video il passaggio fu breve.

E così, suo malgrado, Tiziana si ritrovò messa alla pubblica gogna con l'etichetta di zoccola!

Oggi in tanti puntano il dito contro chi diffuse quei video, rendendole insopportabile la vita al punto da spingerla a farla finita.

Per lo più a farlo sono quegli stessi che fino a ieri continuavano a andare in rete alla ricerca dei video delle performance amatoriali di Tiziana al fine di appagare il proprio voyerismo.

A tragedia avvenuta siamo tutti pronti a scagliarci contro chi diffuse i filmati, accusandolo di aver tradito la fiducia di colei che aveva voluto condividere con sé un trasgressivo gioco di coppia il cui esito doveva rimanere confinato tra le lamiere dell'auto o tra le parete della camera in cui si consumò.

Eppure, prima della disgrazia, in tanti, guardando quei filmati, abbiamo riso di Tiziana etichettandola con i peggiori epiteti che si possano usare verso una donna libera che ama godere della vita.

Basta con l'ipocrisia!

In questa vicenda, come in tante altre simili, siamo tutti vittime e carnefici nello stesso tempo.

Vittime di un sistema in cui, se non appari, non esisti. Quindi, pur di esistere, in tanti siamo pronti a filamrcio a farci filmare in qualunque contesto siamo impegnati, perfino il più intimo, per poi renderlo pubblico tra gli amici e sui social per sentirci protagonisti.

Carnefici perché, pur di apparire, spesso non ci preoccupiamo del male che possiamo arrecare agli altri o a noi stessi pur di soddisfare ad ogni costo il nostro bisogno di protagonismo per sentirci vivi; o, semplicemente, per levarci qualche sassolino dalla scarpa, sputtanandolo pubblicamente, nei confronti di chi nutriamo una sorta di risentimento o di invidia solo perché, diversamente da noi, ha il coraggio di vivere la propria vita come meglio gli aggrada; senza scrupoli; fregandosene delle convenzioni sociali che alimentano le ipocrisie umane. Avendo il coraggio di essere se stesso fino in fondo. Cosa di cui in pochi sono veramente capaci.

E per questo motivo, ai nostri occhi di persone meschine, schiave delle convenzioni sociali e dell'altrui giudizio, merita di essere messo alla berlina.

Ogni libertà ha un prezzo.

Spesso superiore alle nostre possibilità!

 
 
 

GIORNALISTI, VIL RAZZA DANNATA

Post n°1734 pubblicato il 10 Settembre 2016 da kayfakayfa

Dovendo commentare con una frase secca il caos che da una settimana sta sconquassando la giunta pentastellata a Roma capeggiata da Virginia Raggi, parafrasando Rigoletto,  verrebbe da dire “Giornalisti, vil razza dannata”.

Ascoltando i leader del M5S Di Maio, finito nel tritacarne mediatico per aver candidamente ammesso di non aver compreso, cosa grave per un potenziale candidato alla Presidenza del Consiglio, la mail inviatagli dalla Raggi in cui il sindaco  lo avvertiva che l’Assessore all’ambiente Paola Murara fosse indagata; Di Battisita e il fondatore del M5S Beppe Grillo che quest’oggi ha pubblicato una lettera sul Corriere della Sera in cui, ammettendo che la perfezione umana non esiste, è come se volesse giustificare gli errori commessi fino a oggi dai suoi fidi, la colpa di tanto clamore sarebbe della stampa serva dei poteri forti e dei partiti di governo, avversari del movimento, che si ostina a cercare ad ogni costo il pelo nell’uovo in ogni azione e parola dei  rappresentanti del M5S per buttare fango sul movimento al fine di screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica.

Dietro questa presunta campagna diffamatoria ci sarebbero i palazzinari romani i quali, vedendo  lesi i propri interessi  dal No alle olimpiadi a Roma della giunta pentastellata, (in merito la Raggi dovrebbe esprimersi ufficialmente giovedì 16 settembre ma dal suo blog Grillo ha già fatto sapere che la risposta sarà No!), starebbero sfruttando tutto il potere politico e mediatico a loro disposizione per dimostrare l’incapacità a governare dei grillini e la loro falsa moralità.

Senza mezzi termini Di Maio ha parlato di macchina del fango messasi in moto per distruggere il movimento, “ma non ci riuscirà”. Mentre Di Battista, entrando nel ristorante dove si stava recando per incontrare Grillo e gli altri membri del direttorio per discutere su quanto stava avvenendo a Roma e stabilire le contromisure da adottare, rivolgendosi ai giornalisti che lo asserragliavano nel tentativo di fargli qualche domando, controbatteva chiedendo loro perché “lo stesso accanimento non lo profondete quando intervistate membri del governo su vicende come lo scandalo Banca Etruria in cui è direttamente coinvolto il padre del Ministro Boschi?”.

Nel video, fuori campo si ode una voce di donna rispondere “non è colpa nostra” e Di Battista ribattere, “lo so!”.

A mio avviso è in questo breve dialogo tra il politico e la giornalista che si sintetizza quanto sta avvenendo in queste ore a Roma.

Premesso che finora i cinque stelle, sindaco in testa, non hanno certo brillato nella gestione della crisi capitolina – lo stesso Grillo dal palco di Nettuno  ha dovuto ammettere “qualche cazzata la facciamo anche noi” - è pur vero che l’accanimento mediatico verso il M5S non trova riscontro nel trattamento che la stampa sta invece riservando al sindaco di Milano Sala, anche lui “distintosi” per una serie di omissioni e menzogne legate all’epoca in cui era Presidente di EXPO e successivamente ad alcune nomine inerenti la propria amministrazione in odore di conflitto di interessi che nessuno però, se non Il Fatto Quotidiano, gli sta contestando in maniera ossessionante come invece sta avvenendo con la Raggi e alcuni membri del direttorio a Roma da parte di tutta la grande stampa nazionale.

Tempo fa un’amica giornalista free lance mi raccontò che il direttore di un giornale per cui collaborava la licenziò su due piedi perché s’era rifiutata di recensire il libro di un noto giornalista napoletano in quanto, secondo lei, “quel libro era una cagata!”.

A meno che non si chiamino Travaglio, Santoro, Vespa, Mentana, Floris, Annunziata, Gruber e qualche altro nome illustre del giornalismo nostrano conteso a suon di migliaia di euro da giornali e televisioni, i cui libri inchiesta si vendono senza problemi,  la stragrande maggioranza dei giornalisti sono stipendiati e pertanto, quando scrivono, devono dare conto al proprio padrone, ossia all’editore che pubblica il giornale che li sfama.

A sua volta l’editore, se vuole che il proprio giornale si faccia strada nella giungla del’informazione e accedere ai fondi statali, deve allinearsi a una corrente politica, sponsorizzarla e seguirne le “direttive” ovvero sostenerne le politiche altrimenti a sua volta resta senza pagnotta.

Ecco perché, a mio avviso, la risposta della giornalista a Di Battista, “ non è colpa nostra”, sarebbe la sintesi di quanto sta avvenendo in questo ore verso il M5S.

A parole la deontologia esiste in ogni campo professionale, incluso quello giornalistico. Ergo si presume che ogni giornalista che si rispetti debba attenersi a un codice etico e scrivere la verità senza né censure, né alterazioni, né forzature interne – pressioni di un direttore per parlare bene di questo o male di quello -,  o esterne, si legga politiche o di altra natura, magari economica .

Purtroppo quella frase, “ non è colpa nostra”, alimenta, nemmeno tanto forzatamente, nella mente di chi l’ha ascoltata o la legge una istintiva dietrologia. Essa lascia intendere che i giornalisti che stanno seguendo le vicende pentastellate a Roma sarebbero stati catechizzati da chi di dovere a sbattere il mostro in prima pagina per sputtanarlo al fine di dimostrare all’opinione pubblica che nessuno può arrogarsi il diritto di lanciare per primo la pietra contro qualcun altro ritenendosi senza peccato.

Come avviene laddove esiste una qualsiasi forma di competizione, anche nell’agone politico non si può scendere in campo se non si è quanto meno sulla carta all’altezza degli avversari.

Pensare di combattere con le fionde chi è armato di mitra è da ingenui. Così come è da stolti pretendere di giocare a rugby  schierando in campo una squadra formata da pesi piuma contro i colossi neozelandesi degli all blacks.

È inutile che i cinque stelle gridino al complotto dei poteri forti contro di sé, accusando la stampa di fare di tutto per screditarli perché al soldo di tali poteri. Consapevoli come erano che nel momento in cui avrebbero governato Roma, opponendosi alla sua candidatura alle olimpiadi del 2024, avrebbero avuto contro tutto e tutti, sarebbe il caso che prima di fare una qualsiasi mossa politica, la studiassero bene a tavolino per evitare poi di incespicare miseramente nei propri stessi piedi .

Il nemico non aspetta altro che un loro passo falso per metterli alla pubblica gogna, come sta fin qui facendo.

La stragrande maggioranza dei giornalisti scrive per vivere e deve dar conto  a un “padrone” che li paga. A sua volta chi li paga deve dar conto a qualcuno più in alto ancora che smetterà di foraggiarlo se non fa bene quel che gli viene chiesto di fare!

“Giornalisti, vil razza dannata”! 

 
 
 

M5S, SENZA GAVETTA NON SI FA NIENTE

Post n°1733 pubblicato il 07 Settembre 2016 da kayfakayfa

Da convinto simpatizzante del M5S ammetto di sentirmi profondamente deluso e arrabbiato per quanto sta avvenendo in queste ore in Campidoglio a Roma. La (non) gestione della crisi della propria giunta da parte della sindaca Raggi e dei vertici del M5S - prima per le dimissioni del capo di gabinetto il magistrato Carla Raineri, cui sono seguite quelle dell'assessore al Bilancio Marcello Minenna e di tre manager delle aziende partecipate Alessandro Solidoro in AMA, Marco Rettighieri e Armando Brandolese in ATAC; quindi il triste svelamento della menzogna della Sindaca e dell'Assessore all'ambiente Paola Muraro di non sapere che la Muraro fosse indagata, (l'assessore lo sapeva dal 18 luglio e aveva informato il sindaco il giorno dopo) e che gli stessi vertici del direttorio, contrariamente a quanto affermavano, ne fossero a conoscenza – è la drammatica conferma che, come tanti denigratori del movimento ipotizzavano, alla prima vera occasione che hanno di poter dimostrare di essere maturi per candidarsi alla guida del paese i grillini stanno facendo mestamente cilecca al pari di chi, dopo aver a lungo corteggiato una donna, vantando le proprie qualità amatorie, nel momento in cui questa decide di cedere alle sue lusinghe, all'atto pratico, fallisce miseramente suscitandone la beffarda ilarità nei propri confronti.

Il movimento, da quando è assurto nell'empireo della politica italiana, non ha fatto altro che accusare e attaccare senza mezzi termini i vecchi partiti tacciandoli, giustamente, di essere loro la rovina dell'Italia; ripromettendosi di aprire "il Parlamento come una scatola di tonno" per svelare ai cittadini le beghe e il marcio che vi si annidavano affinché nel paese potesse sorgere una nuova era di giustizia e benessere sociale targata cinque stelle.

In tanti avevamo creduto, e in molti ancora ci crediamo, che il M5S potesse essere la panacea di tutti i mali italiani. A farcelo credere erano la grinta e la competenza con cui i suoi giovani leader e rappresentanti parlamentari si confrontavano durante i talk show televisivi nei faccia a faccia con politici e giornalisti navigati, alimentando in quanti erano delusi dai politicanti di professioni e dai finti rottamatori i quali, con la scusa di rottamare il sistema, gattopardescamente lasciano tutto inalterato, la speranza che davvero in Italia fosse scoccata l'ora di un cambiamento politico positivo.

Ahimè, il macello che sta avvenendo al comune di Roma, dove non si capisce bene chi mente di più ma è chiaro che mentono un po' tutti, è la conferma che quella speranza era probabilmente solo una chimera; un abbaglio miseramente spentosi nelle lotte di potere interne al movimento.

Chi si dichiara ai quattro venti paladino della legalità e poi fallisce miseramente in un incidente di percorso, dimostrando di non essere diverso dagli altri, indigna molto più di chi paladino di quella legalità, agli occhi degli elettori, non lo è più da tempo!

Come attenuante al caos in atto al Campidoglio il M5S avrebbe l'inesperienza.

Purtroppo è una labile scusa per chi ambisce a governare la nazione.

Dispiace dirlo, la politica è una cosa maledettamente seria.

Non ci si può inventare statisti dall'oggi al domani.

La gavetta devono farla tutti. Figurarsi chi ambisce a cambiare il paese!

 
 
 
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