Creato da kayfakayfa il 10/01/2006

LA VOCE DI KAYFA

IL BLOG DI ENZO GIARRITIELLO

 

 

IL RITORNO DEGLI DEI TRA REALTA' E FANTASIA

Post n°1721 pubblicato il 19 Luglio 2016 da kayfakayfa
 

Vent'anni dopo il fortunatissimo IMPRONTE DEGLI DEI, Graham Hancock ha dato alle stampe IL RITORNO DEGLI DEI, che dovrebbe essere il naturale epilogo del saggio pubblicato nel 1995 in cui lo scrittore ipotizzava l'esistenza in un remoto passato di una civiltà tecnologicamente progredita, molto probabilmente appartenente alla mitica Atlantide, scomparsa a seguito di catastrofici cataclismi determinati dall'inversione dei poli celesti, cui corrisponderebbe l'equivalente spostamento dei poli terrestri circa ogni 13.500 anni, conseguente conseguenza della precessione degli equinozi.

Secondo Hancock questa civiltà avrebbe lasciato molte tracce della propria esistenza sotto forma di monumentali strutture in pietra tra cui la Sfinge e le piramidi egiziane, i templi delle civiltà precolombiane e quelli in Indocina. Oltre a una serie di altre strutture in pietra di cui tuttora si ignora l'origine e la funzione quali il sito di Stonehenge in Inghilterra e le mastodontiche statue dell'Isola di Pasqua.

In “Impronte degli Dei” Hancock giunse a ipotizzare che Atlantide non si sarebbe inabissata nell'omonimo oceano ma che, proprio in virtù dello spostamento dell'asse terrestre con conseguente variazione dei poli, e dunque spostamento della calotta terrestre, essa in realtà sarebbe ciò che oggi noi conosciamo come il continente di ghiaccio, l'Antartide.

A sostegno di questa teoria l'autore citava l'opera de coniugi canadesi Rand e Rose Flem-Ath – LA FINE DI ATLANTIDE, edizioni Piemme.

Secondo Hancock gli abitanti di Atlantide, attraverso le proprie opere megalitiche, avrebbero lasciato non solo la conferma del livello tecnologico raggiunto, ma anche un preciso monito ai posteri allo scopo di allertarli sul ripetersi periodico dell'evento che ne determinò la fine, evento che si verificherebbe ogni 13 mila anni causando morte e distruzione sulla terra.

In “Il Ritorno degli Dei” l'autore, avvalendosi delle scoperte archeologiche avvenute negli anni successivi alla pubblicazione del suo precedente bestseller, uno su tutti il sito archeologico di Gobekli Teple in Turchia, e prendendo in esame le “ferite” prodotte dall'erosione dell'acqua nelle Channelede Scablands nella regione di Washington nel nord America che risalirebbero a non meno di 13000 anni fa, epoca in cui avvenne l'ultimo repentino raffreddamento della terra chiamato dagli scienziati Dryas recente, l'autore si schiera con la corrente catastrofista la quale sostiene che le erosioni presenti nel terreno e nelle alture di quel canyon sarebbero conseguenza della inondazione che si abbatté repentinamente in quella regione allorché enormi frammenti di una cometa caddero sulla calotta glaciale del polo nord causando lo scioglimento dei ghiacci e il susseguente drastico innalzamento dei mari. Nel contempo il tremendo impatto dell'asteroide con la terra levò nell'atmosfera terrestre un'enorme nube di pulviscolo che, disperdendosi nell'area, funse da filtro impedendo ai raggi solari di scaldare la terra causando l'ultima glaciazione.

Hancock si schiera apertamente con J Harlen Bretz, il primo a ipotizzare che le Channelede Scablands fossero conseguenza di un'inondazione di dimensioni apocalittiche derivante dall'impatto di un asteroide con la terra. Teorie che negli ultimi dieci anni stanno trovando sempre più proseliti.

Analizzando alcune colonne dei templi di Goblekly Teple venute alla luce dopo gli scavi, secondo Hancock interrate dagli stessi costruttori per non alterare il senso del messaggio racchiuso, l'autore sostiene di aver individuato nei vari segni scolpito sulla roccia un messaggio indirizzato alle generazioni future che saranno interessate dallo stesso evento catastrofico che si verificò 13000 anni fa. Tale generazione sarebbe quella attuale, la nostra, visto che l'evento, il ritorno della cometa il cui impatto con la terra determinò l'ultima glaciazione, secondo l'autore dovrebbe verificarsi tra il 2020 e il 2040 della nostra epoca.

Nel suo ultimo lavoro Hancock non cita minimamente la precedente tesi sostenuta in Impronte degli Dei, quella che considera che Atlantide sarebbe in realtà quello che oggi noi chiamiamo Antartide. Egli fa invece riferimento, criticandolo, a Zacaria Sitchin, lo studioso azero autore di diversi opere inerenti i sumeri, il quale sosteneva la tesi secondo cui la razza umana sarebbe il risultato di un esperimento di biogenetica compiuto da visitatori alieni scesi sul nostro pianeta per rifornirsi di oro, minerale necessario per rinforzare l'atmosfera del proprio pianeta Nibiru, e che i sumemri fossero il risultato di tali esperimenti come attesterebbero le loro opere mitologiche che egli ha tradotto.

Hancock accusa Sitchin di avere dato un'interpretazione arbitraria a quei testi non avendo le adeguate conoscenze linguistiche.

Tuttavia non cita l'italiano Mario Biglino il quale, dopo essere stato per anni traduttore del Vecchio Testamento per le edizioni Paoline, essendosi reso conto che molte parole dell'ebraico antico testamentario venivano tradotte in maniera errata, traducendole come si conveniva, “scoprì” che nella Bibbia si parla esplicitamente di un popolo alieno sceso sulla terra colonizzandola; che gli elohim non erano affatto creature spirituali ma del tutto fisiche con tutte le passioni relative che caratterizzano qualunque creatura vivente, impulsi sensuali inclusi. E soprattutto i Nefilim, i giganti di cui si parla nella Bibbia, cui fa esplicito riferimento anche Hancock nel suo ultimo libro: nei suoi lavori sulla Bibbia, Biglino analizzando la radice etimologica del termine nefilim, dimostra che essa non si riferisce ai giganti nel senso fisico del termine, bensì a creature che “erano scese dal cielo”. Extraterrestri!

Non si comprende se Hancock non citi Biglino semplicemente perché non sa che sia – cosa improbabile visto che le opere di Biglino sono tradotte in tutto il mondo -; oppure perché, citandolo, dovrebbe contraddire, o quanto meno rivedere la propria negazione dell'intervento alieno sulla creazione e storia dell'uomo.

Questa domanda non è da poco, avendo Biglino le competenze e l'autorità per affermare che la Bibbia, se tradotta correttamente, racconterebbe tutta un'altra storia rispetto a quella che da sempre ci hanno insegnato a credere.

Negando l'intervento alieno nella nascita dell'umanità, ma ammettendo l'esistenza in un lontano passato sulla terra di una civiltà tecnologicamente avanzata perfino rispetto alle nostre attuali conoscenze, la domanda che sovviene è: da dove avrebbe tratto questa supposta civiltà le proprie conoscenze?

Al di là di questo legittimo dubbio, resta il fatto che, se davvero che i costruttori di Gobleky Teple avessero inciso sulle colonne dei templi lì individuati un monito ai posteri perché prendano le adeguate misure per fronteggiare il ritorno della cometa che 13 mila anni fa causò la fine della civiltà sulla terra, questa eventualità meriterebbe un'analisi approfondita.

Anche perché, secondo un gruppo di astronomi russi, effettivamente nel 2036 potrebbe verificarsi uno scenario del genere. A determinarlo dovrebbe essere l'asteroide ribatezzato dagli studiosi Apophis, "dal dio dell'antico Egitto Apofi, soprannominato il distruttore.

 
 
 

STRAGE DI NIZZA, QUANTE FALLE NELLA SICUREZZA!

Post n°1720 pubblicato il 15 Luglio 2016 da kayfakayfa

Fino a ieri per me Nizza rappresentava un piacevole ricordo di gioventù legato a un flirt estivo maturato sulle spiagge della Corsica nel lontano 1984, cui seguì l'appassionante appendice autunnale di una settimana trascorsa tra le mura di un una mansarda nel centro storico della cittadina francese e le sue strade colorate e fiorite insieme a colei che mi ospitava.

Da questa mattina quel ricordo è sbiadito in una larga chiazza di sangue e morte.

A sfumarlo la notizia della strage sulla Promenade des Anglais, il lungomare di Nizza, a opera di un fanatico islamista franco/ tunisino che alla guida di un tir, dopo aver eluso i controlli e sfondato i posti di blocco, si è lanciato a tutta velocità sulla folla radunata sul lungomare per assistire ai fuochi di artificio che chiudevano le celebrazioni del 14 luglio, falciandola come birilli prima di essere a sua volta ucciso dalla polizia.

Il bilancio provvisorio di oltre 80 morti e 100 feriti, di cui molti in gravissime condizioni, la dice lunga sulla gravità dell'attentato.

Perché di attentato si tratta, seppure al momento non vi sarebbe alcuna rivendicazione ufficiale da parte dell'ISIS o di qualsiasi altro gruppo terrorista di matrice islamica.

A questo punto però risorge spontaneo il dilemma che già colse molti all'indomani delle stragi di Parigi: com'è possibile che una nazione sotto attacco terroristico qual è la Francia – prima la strage di Charlie Hebdo agli inizi del 2015; a seguire quelle di Parigi del 13 novembre dello stesso anno – continui a mostrarsi tanto vulnerabile alla minaccia terroristica?

Tre attentati, uno più grave dell'altro, nell'arco di 20 mesi fanno sorgere grossi dubbi sull'efficienza dei servizi di sicurezza francesi.

Se poi analizziamo le dinamiche degli attentati in questione, in particolare quello di ieri a Nizza – un tir che sfonda i posti di blocchi e avanza a zig zag a 80 km orari tra la gente, inseguito dalla polizia in motociclette, mietendo una carneficina – lascia esterrefatti!

Vi immaginate cosa sarebbe potuto accadere se quel tir fosse stato imbottito di esplosivo e si fosse fatto saltare in aria tra la folla?

Come può accadere una cosa del genere in una nazione in cui da mesi è stato proclamato lo stato di emergenza nazionale e dunque dovrebbe persistere il livello di massima sicurezza che si attua solo in caso di guerra con controlli snervanti ai varchi dei luoghi pubblici per tutelare i cittadini?

La retorica verbale di Hollande - “la Francia non si piegherà al terrorismo” - mirata a rassicurare i francesi e, probabilmente, a tutelare la propria permanenza all'Eliseo, annichilisce al cospetto della cruda realtà: contrariamente a quanto il Presidente francese vuol far credere, a livello di sicurezza nazionale la Francia è fragile come il burro visto che offre in maniera disarmante il fianco ai terroristi e ai folli che decidono di fare una carneficina in nome di Allah!

Nella memoria di molti alberga l'immagine della Francia come di un'isola felice dove i sogni di libertà e spensieratezza prendono forma e il loro ricordo non appassisce mai.

Con drammatica efficacia il terrorismo sta lentamente distruggendo non solo vite umane ma anche i sogni e i ricordi di tanti che nella nazione transalpina identificano l'deale di libertà, non solo per la Rivoluzione francese il cui inizio si festeggiava proprio ieri. Con l'involontario contributo delle autorità francesi che, dispiace dirlo, a livello di intelligence e di sicurezza si stanno dimostrando di un'inefficienza assoluta!

 
 
 

PUGLIA, QUEL DISASTRO SA DI RAZZISMO E DI MAFIA

Post n°1719 pubblicato il 13 Luglio 2016 da kayfakayfa

Come sempre accade in Italia all'indomani di una tragedia che non si sarebbe mai dovuta verificare in un paese civile e tecnologicamente sviluppato come si presume debba essere il nostro, anche nel caso dello scontro frontale tra due treni in Puglia sulla linea Corato-Andria - al momento le vittime accertate sono 27, i feriti 50 più un numero imprecisato di dispersi – si sprecano la sofferenza e l'indignazione della politica tutta e le passerelle sul luogo della tragedia delle varie cariche istituzionali locali e nazionali.

Eppure la disgrazia di ieri si sarebbe potuta evitare se quella tratta fosse stata dotata di un moderno sistema di segnalazione. Ma soprattutto se si fossero effettuati i lavori di raddoppiamento della linea ferrata per l'intero tratto Bari-Barletta, programmati dal 2008 con fondi europei che prevedevano l'ampliamento con il doppio binario della rete ferroviaria entro il 2015 e che a tutt'oggi, malgrado gli espropri, è stato effettuato solo da Bari a Ruvo. Mentre tra Ruvo e Barletta, il tratto su cui è avvenuto il disastro, è ancora di là da venire.

Com'è giusto che sia il Premier Renzi e il Ministro delle Infrastrutture Del Rio si sono formalmente impegnati perché i responsabili del disastro vengano individuati e assicurati alla giustizia.

Per carità, nulla da eccepire su queste loro aspettative e impegni. Se non che il sottosviluppo infrastrutturale tuttora presente in molte zone del mezzogiorno è di esclusiva responsabilità dei vari governi che si sono succeduti da che siamo una Repubblica, essendo responsabilità del governo individuare le aree arretrate del paese e adoperarsi affinché il gap di sottosviluppo che le separa dal resto del paese venga colmato.

È vero, la linea ferroviaria su cui è avvenuta la tragedia di ieri è gestita da Ferrotramviaria S.p.A., dunque da una società privata. Ma chi doveva versare nelle casse della Regione Puglia i fondi Ue per rendere realizzabile il Programma Operativo FSER 2007-2013 per l'ampliamento a due binari dell'intera rete entro il 2015 e doveva poi assicurarsi che il progetto fosse realizzato nei termini stabiliti e intervenire se le cose non andavano come programmato, presumo fosse il governo. Non certamente solo l'attuale cui però si può contestare di aver peccato di attenzione nel capire il perché su quel tratto il doppio binario ancora non si fosse realizzato nonostante i progetti lo prevedessero completato per il 2015 .

C'è da auspicare che la tragedia di ieri funga da monito per Renzi e suoi, facendoli desistere dal presentare al paese come “priorità per lo sviluppo nazionale” la riforma costituzionale Boschi per la cui approvazione voteremo al referendum in autunno.

L'incidente ferroviario di ieri è l'ulteriore triste conferma, checché ne dicano esimi studiosi risorgimentali, che la questione meridionale è tutt'altro che risolta. E che dunque altre sono le reali priorità dell'Italia.

Le vere priorità del paese dovrebbero essere, anzi SONO!, gli azzeramenti delle differenze strutturali, infrastrutturali e, soprattutto, culturali tra Nord e SUD.

A che serve spendere miliardi per ridurre di mezzora il viaggio in treno da Roma a Milano con la TAV se poi ci sono zone del paese dove per spostarsi di appena qualche chilometro ci vogliono ore perché non esiste ancora la linea elettrificata oppure perché si continua a viaggiare su un solo binario, per giunta con un sistema di controllo obsoleto?

Che l'Italia fosse un paese pieno di paradossi non lo scopriamo ora.

Oggi scopriamo che la politica ha enormi problemi alla vista tanto da non accorgersi che nel paese esistono due distinte realtà: una che viaggia a oltre 300 km all'ora, l'altra che a stento riesce a superare i 100 viaggiando su linee che risalgono all'epoca dell'Unità d'Italia o poco più.

Se davvero le Istituzioni e la politica vogliono onorare la memoria delle vittime di ieri, devono smetterla di cercare di convincerci che con la costruzione di grandi opere come il ponte sullo stretto o la TAV ne benefici l'intera collettività. Abbiano il coraggio di smetterla di fare gli struzzi: raddrizzino la schiena, tirino fuori la testa dal terreno, si guardino attentamente attorno e si adoperino seriamente per rimediare alle differenze che costringono tuttora il sud del paese a annaspare dietro al Nord tanto che in molti hanno la sensazione che il sud continui a essere eterna terra di conquista dei grandi gruppi finanziari e industriali del nord, reale motivo dell'Unità di Italia che oggi in molti riconoscono non fu una liberazione del sud Italia dal giogo Borbonico da parte dei Savoia bensì una vera e propria occupazione dei piemontesi del Regno delle Due Sicilie che all'epoca era la terza forza economica d'Europa.

Ma prima di tutto abbiano il coraggio di combattere realmente le mafie. Non mi riferisco a quelle criminali radicate in Sicilia, in Calabria, in Puglia, in Campania. Bensì a quelle “dei colletti bianchi” che a parole maledicono le mafie criminali ma poi, al momento dei fatti, se ne servono per portare avanti i propri interassi a scapito dei cittadini, rimanendo spesso impuniti.

Vedi stragi di mafia di Capaci e di Via D'Amelio in cui morirono rispettivamente i giudici Falcone e Borsellino con le rispettive scorte di cui ancora oggi non si conoscono i mandanti!

Quali siano le cause effettive che hanno determinato la tragedia di ieri – errore tecnico e umano - di sicuro lo stato di abbandono in cui versano le ferrovie nel sud Italia è da condannare a prescindere.

Soprattutto è da condannare chi non avvedendosene - magari finge di non vedere -, lascia che tale abbandono persista, preferendo preoccuparsi della TAV e di altre realtà probabilmente molto più remunerative.

O forse perché colmando il gap che separa il Sud dal Nord bisognerà poi trovare un'altra terra da mantenere in arretratezza tecnologica e culturale al fine di depredarla senza problemi per garantire il proprio arricchimento, quello dei propri amici e quello degli amici degli amici!

 
 
 

SFILATE DOLCE & GABBANA, NAPOLI NON È SOLO GOMORRA

Post n°1718 pubblicato il 10 Luglio 2016 da kayfakayfa

A parte qualche breve articolo nelle pagine interne dei quotidiani nazionali e qualche servizio di pochi minuti nei telegiornali nazionali e regionali, possiamo dire, senza essere smentiti, che un mesto velo di silenzio è stato steso dai media sulle sfilate organizzate nei vicoli di Napoli e in altri luoghi del capoluogo campano dalla maison Dolce & Gabbana per festeggiare il proprio trentennale.

Per quattro giorni, dal 7 al 10 luglio, la città partenopea si è trasformata in una passerella a cielo aperto grazie alla ferma volontà di Sophia Loren, testimonial del marchio D&B nel mondo, la quale propose agli stilisti Napoli come vetrina  per un evento unico e irripetibile.

E grazie alla fattiva collaborazione dell’Amministrazione Comunale che si è fatta in quattro per garantire la perfetta riuscita dell’evento, imponendo, senza non poche polemiche come spesso accade in questi casi, la chiusura di diversi esercizi commerciali laddove si sarebbero svolte le sfilate, i festeggiamenti si sono svolti senza sbavature dando un’immagine funzionale della città; lontana dagli stereotipi proposti dalla fortunata serie Gomorra in cui si narrano le gesta del clan camorrista Savastano, da molti accusata di gettare fango sulla città.

Quando si è trattato di criticare la fortunata fiction e i suoi autori, tra cui lo scrittore Roberto Saviano, i media non sino risparmiati nel pubblicare o trasmettere servizi giornalistici in prima pagina e in prima serata mettendo in risalto gli aspetti inquietanti della fiction; temendo possa alimentare nei giovani la voglia di emulare i camorristi.

A riguardo ne hanno ampiamente discusso illustri sociologi e psicologi. Tutti concordi che Gomorra facesse male a Napoli dandone un’immagine ulteriormente criminale rispetto a quella già tristemente nota.

Ora che invece la città, grazie a D&G, Sophia Loren e all’Amministrazione Comunale, ha avuto modo di riscattarsi, dimostrando ampiamente di poter competere senza alcun timore reverenziale con città come Roma, Firenze e Milano, quasi sempre preferite dai grandi marchi di moda quando si tratta di presentare all’aperto le proprie collezioni, il silenzio, o quasi, è calato sull’evento esulla città.

Possibile che così come fa notizia il tentativo di rapina subito da Angela Della Costanza Turner, nuora di Ted Turner proprietario della CNN, la quale ha scritto una lettera di rammarico al sindaco De Magistris auspicando che anch’egli riesca a estirpare la criminalità da Napoli come ha saputo fare Rudolph Giuliani a New York, rendendola, io poco ci credo, una città sicura, altrettanto non faccia la sfilita di una grande casa di moda nei vicoli e nei luoghi simboli di Napoli?

Possibile che di Napoli i media debbano parlare solo in termini distruttivi o compassionevoli?

Speriamo che questa indifferenza mediatica non sia di matrice politica. Ovvero tacere su un evento di livello mondiale in corso in città per evitare di fare un’ottima pubblicità al sindaco che la governa: Luigi De Magistris, inviso al governo e ai poteri forti per il suo carattere schietto e sincero - rieletto al ballottaggio con oltre il 60% di preferenze su Gianni Lettieri di Forza Italia, così come avvenne esattamente cinque anni fa – il quale ha colto l’occasione per insignire della cittadinanza onoraria una commossa e onorata Sophia Loren.

Certamente le sfilate di D&G non cancellano i problemi di Napoli. Tuttavia dimostrano che Napoli è una città come tante altre, con tanti difetti ma anche con moltissimi pregi.

In molti sostengono che le sfilate di D&G hanno accresciuto il valore di Napoli. 

Personalmente credo sia avvenuto il contrario. Dolce e Gabbana sono degli imprenditori di livello mondiale. Mai avrebbero investito il capitale che hanno speso per sfilare a Napoli se non avessero avuto la certezza di trarne un introito a livello di immagine, e dunque economico.

Evidentemente i due stilisti hanno considerato Napoli un'ottima vetrina capace di dare ulteriore risalto al proprio marchio.

Speriamo che dopo di loro altri imprenditori, non solo nel settore della moda, abbiano il coraggio di esorcizzare i fantasmi che qualcuno si ostina a agitare su Napoli, e investino risorse economiche nella città per dimostrare che Gomorra è solo un aspetto, non certo irrisorio ma comunque uno dei tanti aspetti, di Napoli

 
 
 

SEDUTA SPIRITICA PRO RIFORMA BOSCHI

Post n°1717 pubblicato il 06 Luglio 2016 da kayfakayfa

Più i sondaggi indicano come preponderante la vittoria dei No al prossimo referendum costituzionale, più si intensificano i tentativi da parte dei sostenitori del Sì per modificare l'orientamento popolare. Magari prospettando scenari nefasti se vincesse il No.

Tra i più accaniti sostenitori del Sì il Presidente Emerito Giorgio Napolitano secondo cui “l'opera dei costituenti non è stata perfetta e lo sapevano anche loro che bisognava sanare le debolezze, ossia un governo debole e un'instabilità cronica”.

Con il senno del poi, secondo Napolitano, i padri costituenti avrebbero sicuramente apprezzato la riforma Renzi-Boschi che, a suo dire e di altri sostenitori del Sì, se attuata, garantirebbe finalmente governabilità e dunque stabilità al paese.

Peccato che nessuno dei padri costituenti possa confermare le parole di Napolitano, essendo tutti defunti da tempo.

A meno che a qualcuno dei sostenitori della rifoma, in un disperato tentativo di convincere i cittadini a votare Sì, non venga in mente di organizzare una seduta spiritica per invocare lo spirito di qualcuno di loro affinché confermi la validità della riforma.

Del resto non sarebbe la prima volta che in Italia, per risolvere un rebus politico, a qualcuno verrebbe in mente di servirsi di metodi appartenenti all'occultismo. Più esattamente organizzare una seduta spiritica, anzi un “piattino”.

All'epoca del sequestro Moro pare che il governo, per ritrovare lo statista democristiano rapito dalle BR, assoldò un rabdomante. Mentre in una casa dell'Appennino emiliano un gruppo di persone influenti, tra cui Romano Prodi e il futuro Ministro Alberto Clò, organizzarono per l'appunto un piattino nella speranza che dall'aldilà qualche spirito sensibile desse loro indicazioni appropriate per ritrovare Moro.

Speriamo di non dover assistere nei prossimi mesi a una seduta spiritica organizzata a Palazzo Chigi, trasmessa per giunta in streaming, dove si vedono, radunati in cerchio intorno a un tavolino, Renzi, Boschi, Napolitano e altri invocare, con l'ausilio di un medium, l'anima di qualcuno dei padri costituenti - magari quella di Giorgio Amendola, Piero Calamandrei, o l'onnipresente Giulio Andreotti – affinché illuminino gli italiani a votare Sì.

I nostri politici ci hanno abituati a tutto e di più, non ci stupiremmo se avvenisse anche questo!  

 
 
 
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