Creato da kayfakayfa il 10/01/2006

LA VOCE DI KAYFA

IL BLOG DI ENZO GIARRITIELLO

 

 

RENZI E I PREGIUDICATI A PESO VARIABILE

Post n°1814 pubblicato il 25 Maggio 2017 da kayfakayfa

Quando ascolti Matteo Renzi arringare contro il M5S, accusandolo d'avere come fondatore e leader un pregiudicato - alias Beppe Grillo condannato in definitiva per omicidio colposo in seguito a un incidente stradale avvenuto nel 1981 in cui perirono alcuni suoi amici - e poi ascolti lo stesso Renzi auspicare un dialogo con il leader di Forza Italia - alias Silvio Berlusconi condannato in definitiva a 4 anni per evasione fiscale, il quale, in virtù della legge Severino votata da PD e FI, è estromesso dalle cariche pubbliche - per varare in tempi brevi una legge elettorale in sintonia con la Costituzione, ti sorge il dubbio se il Segretario del Pd non stia in stato confusionale.

Se infatti agli occhi di Renzi nessun pregiudicato, né un partito da lui fondato, dovrebbe fare politica, non si capisce poi perché, né all'epoca del Patto del Nazareno, né ora, il Segretario dle Pd non si sia posto né si ponga alcun problema a dialogare con Berlusconi.

A meno che agli occhi di Renzi un pregiudicato per omicidio colposo - il quale proprio per questa sua condizione non si candida alle elezioni, mostrandosi coerente con i canoni etici del proprio movimento che da sempre invoca che gli indagati e i condannati restino fuori dal Parlamento - sia peggiore di un pregiudicato per reati fiscali, quindi una persona che ha commesso reati contro quello stesso Stato che vorrebbe rappresentare e governare.

Sarebbe il caso che Renzi spiegasse il motivo di questa disparità di giudizi tra un pregiudicato e l'altro.

Tanto per capire!

 
 
 

NICOLA DRAGOTTO, IL SOGNO DIVENTA REALTA'

Post n°1813 pubblicato il 19 Maggio 2017 da kayfakayfa

 

L'appuntamento è alle 18 al teatro Bellini. Come al solito quando devo muovermi con i mezzi pubblici, mi anticipo abbondantemente. Considerata la loro cronica mancanza di puntualità, a Napoli si usa fare così se si vuole sperare di arrivare in tempo a un appuntamento.

Quando entro nel foyer del teatro, scorgo Nicola seduto su una poltroncina conversare con un uomo anziano dallo sguardo vivace. Quando poi me lo presenterà, scoprirò che è ex funzionario della RAI. 

Appena mi intravede, Nicola si alza e mi viene incontro. Nel suo affettuoso abbraccio percepisco l'emozione che lo agita nemmeno fosse un ragazzino. Gli occhi scintillanti di gioia testimoniano che non mi sono sbagliato nell'interpretarne l'interiorità. Al mio cospetto non ho l'avvocato sessantenne, da sempre appassionato di musica e di letteratura, bensì un adolescente in eterno conflitto con la carta di identità.

 

Conosco Nicola da circa vent'anni e so benissimo quanto ci tenesse a realizzare un disco 

per lasciare una traccia della propria arte in questo mondo dai valori alterati; sbalzati, direbbe lui. So delle sue lotte sociali da avvocato per affermare i diritti di chi è vessato ingiustamente dalle istituzioni, le sue amarezze per i tanti torti subiti sul piano personale, sentimentale, professionale e artistico. Soprattutto so dello smarrimento che lo colse poco più di un anno fa quando, all'improvviso, il suo cuore fece i capricci tanto che poco mancò ci lasciasse, così, senza alcun preavviso.

 

Quando lo intervistai alcuni mesi fa in prossimità dell'usicta de disco, L'Ultima Causa, Nicola mi confidò che l'aver sperimentato su se stesso quanto fosse esile il filo che separa la vita dalla morte, si è rivelato fondamentale nel decidere che era giunto il momento di lavorare al disco affinché uscisse.

Dopo avermi presentato alcuni suoi amici, Nicola si apparta in un angolo a chiacchierare con uno di loro. Osservandone l'immagine riflettersi in uno specchio del foyer

 

ho la sensazione che in quello specchio non si rifletta semplicemente il ritratto di un artista ma la sua stessa anima.

Guardarlo darsi da fare come un pazzo nell'allestimento della sala, poco prima dell'inizio della serata; salutare con sorrisi e gridolini di gioia le tante amiche e i tanti amici accorsi lì per condividere con questo momento importante e unico; sentirlo raccontare di sé, di quel che rappresenta per lui il disco; ma soprattutto sentirlo cantare è stata una gioia che  ha consolidata in me la certezza che un uomo è figlio dei propri sogni; che solo chi ha il coraggio di credervi fino in fondo pur di realizzarli, potrà finalmente alzare le braccia al cielo mentre da vincitore taglia il traguardo della vita.

 

Ieri ascoltando Nicola cantare in quella sala illuminata dalla propria gioia e da quella di quanti gli vogliono bene e lo apprezzano artisticamente, rigirando tra le mani il suo disco, ho avuto la sensazione che le dita non sfiorassero un freddo prodotto industriale. Bensì una creatura viva, dotata di corpo, anima e voce.

L'Ultima Causa è Nicola Dragotto!

 
 
 

RENZI, UN PREMIER ALL'OSCURO DI TUTTO?

Post n°1812 pubblicato il 16 Maggio 2017 da kayfakayfa

Ieri sera a, Otto e Mezzo, il senatore Gotor di MDP, la neo formazione politica capeggiata da Bersani che raccoglie gli scissionisti del Pd, parlando della vicenda Boschi-De Bortoli – nel suo ultimo libro Poteri (quasi) forti, l'ex direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore scrive di un intervento del Ministro delle Riforme Boschi con l'allora ad di UNICREDIT Ghizzoni affinché Unicredit acquistasse Banca Etruria, il cui vicepresidente era il papà del Ministro, per salvarla dal carck, smentendo la Ministra che in un'audizione parlamentare aveva negato ogni suo intervento – ha ammesso che il silenzio di Ghizzoni è una tacita ammissione che sia lui la “talpa” di De Bortoli.
Diversamente, non appena la notizia fosse trapelata, avrebbe subito smentito.

Dello stesso avviso di Gotor sono Paolo Mieli e Andrea Scanzi, entrambi presenti alla trasmissione, per i quali l'autorevolezza e la professionalità di De Bortoli, unitamente alla mancata smentita di Ghizzoni, sono indice di assoluta credibilità per quanto concerne quanto si riferisce nel libro.

Né le minacce di querela della Boschi possono far pensare che davvero il Sottosegretario non abbia mai pressato Ghizzoni dato che, al momento, non risulterebbe in tal senso alcuna azione legale da parte degli avvocati della Boschi verso De Bortoli o altri.

Estendendo il discorso della vicenda Banca Etruria all'inchiesta Consip, in cui sono coinvolti tra gli altri il Ministro dello Sport Lotti e il papà di Renzi, Gotor ha fatto notare un'anomalia che da tempo evidenziano quanti si interessano all'inchiesta: l'ad di Consip Marroni  accusa Lotti di averlo informato dell'inchiesta; Lotti nega, accusando Marroni di mentire. È evidente che uno dei due mente, eppure sia Lotti che Marroni restano ognuno al proprio posto come se nulla fosse. Un fatto alquanto strano, vista la gravità delle accuse e i ruoli sensibili che entrambi occupano.

Questa mattina Il Fatto Quotidiano svela un'intercettazione telefonica tra Renzi e il padre in cui l'ex premier esorta il genitore a dire la verità sulla vicenda Consip.

Lo stesso Renzi questa mattina sulla sua pagina facebook, commentando l'intercettazione resa nota dal Fatto, pur dichiarandosi a sua volta vittima della gogna mediatica, ammette che quell'intercettazione dimostra come egli non sapesse nulla dei, presunti, intrallazzi del padre con Romeo.

Allo stesso tempo, se fosse vero che la Boschi, all'epoca in cui era Ministro delle Riforme, cercò di pressare Unicredit per l'acquisto di Banca Etruria, e Renzi, pur essendo Premier, non ne sapesse nulla, sorge forte il dubbio che il Segretario del Pd, nella sua totale onestà intellettuale, è inadatto a governare perché incapace di cogliere gli, eventuali, intrighi, che persone appartenenti al proprio entourage tramano alle sua spalle, mentre lui si danna l'anima per salvare il paese dai populisti!

Dopo essere stati governati da un premier che credeva che una sbandata Marocchina, frequentatrice delle sue cene eleganti, fosse davvero la nipote di Mubarak, il pensiero di essere stati governati, e molto probabilmente tornare a esserlo, da chi non si sarebbe avveduto che nella sua cerchia di fedelissimi qualcuno avrebbe approfittato della sua amicizia e del potere di cui era stato da lui investito per fare i propri comodi, non depone certo a favore di Renzi.

Se fosse vero, come in tanti sostengono auspicando che mai il M5S governi il paese, l'onestà non basti per poter amministrare una nazione, lo stesso principio varrebbe per Renzi: un premier onesto, ma ignaro delle oscure trame che verrebbero intessute a sua insaputa dai propri fidi, sarebbe un pericolo per la sicurezza nazionale.

Intanto, secondo Gentiloni, la Boschi avrebbe chiarito la propria posizione.

Quale?

 
 
 

BOSCHI, IL CAVALLO DI TROIA DI RENZI PER AFFOSSARE GENTILONI?

Post n°1811 pubblicato il 11 Maggio 2017 da kayfakayfa

Da oggi è in libreria, edito da la Nave di Teso, Poteri forti (o quasi), di Ferruccio De Bortoli, le cui anticipazioni dei giorni scorsi di un capitolo dove è scritto che nel 2015, epoca del governo Renzi, l'allora Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi avrebbe chiesto all'ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, di valutare l'acquisto di Banca Etruria, una delle tre banche il cui crack, con conseguente decreto salva banche dello Stato, ha visto volatilizzarsi i risparmi di migliaia di risparmiatori.

Essendo a quella data il papà della Boschi vice presidente dell'istituto di credito, già all'epoca del decreto si parlò di conflitto di interessi del Ministro che smentì le proprie ingerenze in cdm.

Le rivelazioni di De Bortoli, respinte al mittente dalla Boschi con minacce di querele - estese, sembra di capire, sia al M5S che sta cavalcando l'onda dello scandalo come si conviene a qualsiasi opposizione, sia a quanti ne chiedono le dimissioni, Bersani incluso? - stanno mettendo in forte imbarazzo non solo la Boschi, promossa nel frattempo nell'attuale governo a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ma l'intero esecutivo.

Sembra infatti difficile, diversamente da quanto avvenne due anni fa, che questa volta il capo del governo possa difenderla senza rischiare una crisi. All'epoca il governo Renzi fece quadrato attorno alla Ministra in quanto poteva contare non solo su una forte maggioranza in Parlamento, ma anche nel sostegno di diversi partiti di opposizione che, pur di evitare il rischio di una crisi con relativo rinvio alle urne e probabile vittoria del M5S, non calcarono la mano nel chiederne le dimissioni.

Dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre, clamorosamente bocciato dagli italiani, lo scenario politico è completamente cambiato. Sulla scia di quel risultato che di fatto sancì la sconfitta personale di Renzi e della Boschi, cui la riforma era intestata, dimessosi Renzi da Premier e da segretario del Pd, poi rieletto giusto una settimana fa, a Palazzo Chigi è subentrato Paolo Gentiloni, Ministro degli esteri nel precedente governo, la cui squadra è praticamente rimasta la stessa rispetto a quella dell'ex rottamatore, tanto da indurre molti a ipotizzare che il suo governo altro non sia che una fotocopia, neppure tanto sbiadita, del precedente. La cui durata sarebbe subordinata alla volontà di Renzi.

In base a questa supposizione, da tempo, ossia da quando lasciò Palazzo Chigi, c'è chi non esclude che l'ex Premier avrebbe potuto trarre spunto da un incidente del governo Gentiloni per aprire la crisi e puntare alle urne, premessa la volontà di Mattarella di non sciogliere le Camere se prima non si faccia un'adeguata legge elettorale che armonizzi le due Camere.

All'indomani della formazione del nuovo esecutivo, sorprese, e non poco, la promozione della Boschi da Ministro a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ruolo prioritario nell'ambito delle funzioni legislative in quanto per regolamento, come chiariva ieri Silvia Truzzi su Il fatto Quotidiano, il ministro che intende proporre l’iscrizione di un provvedimento o una questione all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri, ne fa richiesta al presidente del Consiglio allegando lo schema relativo, con la necessaria documentazione”. E ancora: gli “schemi dei provvedimenti (articolo 4), nonché eventuali documenti relativi ad altre questioni di competenza del Consiglio dei ministri, sono esaminati in una riunione preparatoria tenuta presso la sede della Presidenza del Consiglio, almeno due giorni prima della riunione del Consiglio, al fine di pervenire alla loro redazione definitiva. E chi si occupa di tutto questo? Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri designato “segretario del Cdm”, cioè, nel nostro caso, Maria Elena Boschi, che peraltro è in generale responsabile di tutto quanto attiene all’organizzazione del Consiglio dei ministri, la sede istituzionale dell’attività legislativa del governo.

Prima delle rivelazioni in anteprima del libro di De Bortoli, nei giorni scorsi la Boschi è stata oggetto di polemica per via di una circolare emessa dalla sua Segreteria in cui si invitano i Ministri a sottoporre previamente alla visione della Segreteria della Presidenza del Consiglio qualsiasi bozza di provvedimento fosse in elaborazione.

Poiché nel suo articolo la Truzzi dimostra che tale funzione è già contemplata nel regolamento del cdm, sorge il dubbio, come giustamente sottolinea la giornalista, che, se la Boschi ha dovuto emettere una circolare per sollecitare i vari dicasteri ad attenersi al regolamento, forte è il dubbio che la sua funzione governativa verrebbe snobbata dai Ministri o poco meno.

Ora che le rivelazioni di De Bortoli ne minano la credibilità – il giornalista ha confermato ogni cosa, malgrado il silenzio di Ghizzoni e Unicredit abbia smentito quanto riferito nel libro – è evidente che la figura istituzionale della Boschi è traballante. E con essa lo stesso governo.

Dopo essersi informato, per quanto gli è possibile, sui fatti in corso, il cittadino non può che supporre che la promozione della Boschi, sorprendente finanche per gli addetti ai lavori, non fosse altro che il cavallo di Troia con cui Renzi puntava a minare dall'interno il Governo Gentiloni per farlo cadere e andare alle elezioni, sperando di tornare in sella alla guida del paese, M5S permettendo.

Infatti, sempre secondo la visione del cittadino che cerca d'informarsi e, soprattutto, di ragionare con la propria testa, è impossibile che un Premier non sapesse che un proprio Ministro avesse contattato i vertici di una grossa banca per sollecitarne l'acquisto di quella in crisi del papà. E non esclude che, pur sapendolo, l'ex Premier potrebbe aver comunque sponsorizzato la promozione del suo ex Ministro a un inacrico di maggior prestigio nell'attuale esecutivo, consapevole che, prima o poi, la bomba sarebbe esplosa, e il governo a cui il suo ex Ministro appartiene, leggi Gentiloni, si sarebbe trovato una grossa grana tra le mani che lo avrebbe messo in crisi. Dando la possibilità all'ex Premier, una volta rieletto segeratrio del Pd, di aprire la crisi e andare alle urne con l'intenzione di tornare a governare.

Ma questa, ovviamente, è solo fantapolitica!

 
 
 

LEGITTIMA DIFESA, L'ENNESIMA FARSA ALL'ITALIANA

Post n°1810 pubblicato il 07 Maggio 2017 da kayfakayfa

È proprio vero, nella vita mai dire mai. Chiunque pensava che i deputati italiani non si sarebbero mai potuti rendere ridicoli quanto gli onorevoli dell’allora maggioranza di centrodestra che la sera del 5 aprile 2011 votarono compatti una mozione secondo cui l’allora Premier, nonché leader della coalizione di centrodestra, Silvio Berlusconi, coinvolto in una serie di scandali sessuali con escort e attricette varie, credeva davvero che Karima El marough, in arte Ruby rubacuori, la minorenne marocchina frequentatrice delle “cene eleganti” ad Arcore, fosse davvero la nipote di Mubarak, da giovedì 4 maggio 2017, ossia da quando alla Camera  la maggioranza Pd e alfaniani ha approvato la nuova legge sulla legittima difesa, sanno che al peggio non c’è mai fine.

Sintetizzando, la nuova legge prevede che chiunque fosse vittima di una rapina o di un furto tra le mura di casa o di un qualsiasi locale di sua proprietà, se il reato avvenisse di notte, è giustificato se reagisse sparando ai criminali, sempre che questi a loro volta non lo minaccino con un’arma da fuoco, o comunque mostrino un atteggiamento aggressivo tanto da far presumere che possano anche uccidere, in quanto il suo stato di turbamento, in quel momento, è acuito dalle tenebre.

È inutile dire che l’approvazione della legge ha suscitato l’unanime ilarità della rete e cori discordanti tra le varie forze politiche, proprio in virtù dei limiti di orario in cui si concede a una persona la possibilità di  reagire alla violenza sparando e, magari , uccidendo gli aggressori.

Poiché la norma dovrà ora essere approvata dal Senato, quello che la riforma costituzionale Boschi/Renzi avrebbe abolito se passava, il Presidente del Senato Grasso non ha mancato di lanciare una frecciatina al’ex Premier, da poco rieletto Segretario del Pd, affermando, “meno male che c’è il Senato”, lasciando intendere che al Senato la legge verrà sicuramente bocciata e rinviata alla Camera per modificarla.  Speriamo in meglio.

Nell’attesa di conoscere quale saranno le modifiche che i nostri “impareggiabili” legislatori attueranno,  lascia perplessi che lo stesso Segretario del Pd Renzi abbia criticato quanto deliberato dai suoi parlamentari, affermando così “si perde di credibilità”, tanto da far sorgere il dubbio che, nonostante la rielezione, non sia lui a decidere quali politiche la maggioranza Pd alla Camera deve sostenere e quali no.

Se la riforma costituzionale, poi bocciata con il referendum del 4 dicembre 2016, fu definita da Cacciari, non da uno qualsiasi, “una puttanata”, come definire una “cosa” simile?

Poiché non è questa la prima volta che la maggioranza renziana si vede bocciate delle legge o delle norme inserite all’ultimo minuto da mani ignote – la norma del Natale del 2014  che depenalizzava la frode fiscale; l’italicum, la legge elettorale varata dal governo Renzi che, stando all’allora Premier, tutti ci avrebbero copiato, dichiarata incostituzionale dalla Consulta; idem la riforma della Pubblica Amministrazione varata dal Ministro Madia a sua volta bocciata in diversi punti per incostituzionalità – viene spontaneo chiedersi se al governo non vi siano degli incompetenti. O quanto meno sorge il dubbio sulle reali qualità dei, presunti, esperti che coadiuvano i vari  Ministri.

Uno strafalcione ci può anche stare, seppure non dovrebbe. Una sequela è indice di evidente inettitudine che alimenta nei cittadini forte il dubbio d’essere governati da una banda di incapaci.

Se a ciò aggiungiamo che, dopo tanto rumore – Napolitano cedette alle pressioni dei partiti e si lasciò rieleggere per la seconda volta Presidente della Repubblica a patto che i partiti avrebbero varato le riforme tra cui una nuova legge elettorale in tempi brevi in sostituzione del Porcellum dichiarato incostituzionale dalla consulta - a tutt’oggi non abbiamo ancora una legge elettorale decente, tanto che, al momento non sappiamo con quale andremmo a votare quando sarà, (forse ad ottobre?), la sensazione che i nostri politici siano abili oratori, capaci di coniare infiniti slogan ad effetto per far presa sugli elettori, ma pessimi realizzatori. Perché, non è dato saperlo.

Una cosa è certa, la legge sulla legittima difesa, pone infinite domanda. La prima è se Renzi sia davvero il Segretario del Pd, visto che lui per primo ha”bocciato” la norma varata dalla Camera.

Possibile che i parlamentari del Pd abbiano frainteso le direttive del loro Segretario?

Eppure Renzi è un uomo di comunicazione che fa concorrenza ai grillini, spaziando sui vari social network, facendo dirette streamig su facebook!

Vuoi vedere che anche lui, come accadeva  a Berlusconi, viene spesso frainteso?

A Berlusconi succedeva con i giornalisti, a Renzi con i propri parlamentari?

 
 
 
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