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Creato da Cri_Camomilla il 20/09/2006
Sto soltanto danzando e cantando sotto la pioggia
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Ho voglia di scrivere, ma non ho voglia di scrivere là. Non mi ci trovo più, là. Mi trovo meglio "dall'altra parte", o qui.
Qui mi trovo bene bene, è come un'osteria vecchia, di quelle che consoci tu, qualche anziano alcolizzato e pochi altri. Che c'è sempre posto e puoi anche stare lì da sola e berti una birretta, leggere, scrivere, che nessuno ti rompe le palle anche se ti vede triste.
Che vuol dire che è un posto fantastico, per me. Sto male. Non c'è un motivo preciso, non ce n'è nemmeno uno non preciso, non c'è un motivo e basta, anche se mi metto a pensarci non lo trovo. Sto male e basta. Neanche male male, sono solo triste, un po' depressina e molto incline al pianto.
Mi vedo, davanti al computer che guardo e ascolto Adele ("Set fire to the rain" - Live, Colonia) e penso "Madonna che bella che è!!" e come.. e piango. Piango proprio e mi sento profondamente cretina a piangere per una canzone che ha un testo anche banale, a piangere per il fatto puro e semplice che ... che quando acuteggia alla fine è così brava e sembra davvero che ci sia dentro tutta la rabbia, il riscatto, i rimpianti, il desiderio che una donna può provare che è come se urlassi IO così, non è solo una canzone, è qualcosa di più, è qualcosa che mi stringe dentro, lo stomaco, la pancia.
E mi sento stupida, stupida quando arriva Leeeeeet iiiiiiiiiiiiiiiiiit bouuuuuuuuuuuuurrrrrrrrrr oooooouuu ooooooooooOOOOOO rrrnn... Ma è così. Mi sento stupida quando ML mi fa veder la foto della nipotina piena di sugo fin nei capelli che ride e penso che vorrei fosse MIA, vorrei averla io, e mi viene da piangere e mi chiede "perchè piangi?" e non so cosa rispondere. Perchè? Non lo so.
Ma non è solo quello, è che non mi trovo, non so dove sono, non vorrei essere qui, ma non vorrei nemmeno essere da un'altra parte o forse sì. Non mi interessa più quello che faccio, non mi piace più.
Brutto settembre.
Brutta fine agosto.
Brutti.
E allora me ne sto qua, ascolto Adele e piango, scrivo cazzate in posti che amo e penso che vorrei stare qua, con il maglioncino (che c'è freddo), in silenzio per... tipo cinque, sei anni.
O anche dieci, va là.
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In un mondo che si pregia , al giorno d’oggi, a rimpinzarci di immagini crude e violente vomitate dai telegiornali, non di rado ci improvvisiamo ottuagenari che si dilettano a commentare i fatti dell’orrido quotidiano di fronte alla televisione.
Come pensionati che guardano gli scavi ed i lavori in corso con le braccia pigramente raccolte all’indietro, ci si trova sempre più spesso ad inorridire di fronte alle violenze ed alle morti che regolarmente, all’ora di cena, ci vengono propinate direttamente sparate da un voyeuristico tubo catodico.
“Che morte orribile: sepolto vivo dopo il crollo di una casa in seguito all’esplosione di una bombola del gas”.
“Atroce: accoltellata, soffocata e fatta a pezzi”. “Che atrocità: dilaniato da un treno mentre attraversava i binari”.
Triste scoprire quante centinaia di morti diverse ci possano essere, e tutte più o meno violente. A tutti piacerebbe scegliere, sai, magari morissi nel sonno, senza soffrire, magari durante un bel sogno. E quanti cazzi.
Oggi si è passati dal concetto della morte che vorrei fare al concetto della morte che vorrei evitare.
I media ci hanno propinato tanti modi bruttissimi per morire, al punto che, se proprio si deve schioppare, tanto farlo nel modo meno indolore possibile, evitando terremoti, tsunami, crolli, soffocamenti, omicidi.
Io c’è una morte che vorrei evitare.
In piscina.
La piscina pubblica, per l’esattezza.
Sai, al mare ci puoi andare conciato come ti pare, ti ficchi quel costume lungo tipo surfista, al ginocchio, e viaggi felice. Se muori, muori dal Point Break, mica cazzi.
In piscina no. In piscina devi andare col costumino, quello tipo Arena o Speedo, che di solito hanno colori improbabili e che se non sei un campione internazionale riconosciuto di 100 stile farfalla fai la figura di un supplì con le ciabatte.
Cristo, costumino che ti strizza le palle e ti fa sblusare la pancia, ti srotola le maniglie dell’amore, ti appiattisce le chiappe, ti umilia al punto di farti sembrare un teletubbies. Quello che gira con la borsetta.
Di solito quando lo indosso mi getto subito dentro l’acqua: ho timore che tutti quelli che siano a bordo piscina mi stiano osservando. Anche se l’acqua ha una temperatura assai vicina a quella di una vasca piena di ghiaccio utilizzata per congelare i salmoni.
E poi, cazzo, la cuffia. Con la cuffia anche Brad Pitt assomiglierebbe ad un subnormale. Le cuffie della piscina: quelle cose che ti fanno sembrare un preservativo alla fragola, che quando te le togli ti fai letteralmente lo scalpo, quelle che ti stringono talmente tanto sulle tempie che ti fanno scaricare tutto il grasso in eccesso della calotta cranica sulle guance, che pari uno scoiattolo che ha appena raccolto le provviste dell’inverno all’interno delle mandibole.
Ecco, io sono terrorizzato della morte in piscina. Che so, un infarto, un ictus, qualcosa del genere.
Con il bagnino che ti tira fuori dall’acqua gonfio come un leone marino, col capannello di gente che ti si forma intorno.
Io, una sorta di polpettone nel rigor mortis, con la cuffia arancione, il pisello rilassato che implode all’interno del costumino striminzito e le palle ritratte, una sorta di bambolotto asessuato, come se avessi una fica al posto di un più appropriato tortore maschile, intorno a me una manica di gnocche in bikini che osservano il mio corpo, una sorta di fagotto esanime e impresentabile, risolini e frasi del genere “Lo credevo meglio”.
La piscina pubblica, per l’esattezza.
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Nel post precedente ho scritto che una volta ogni dodici lustri apro la posta di Libero.
Riflettendoci, è ridicolo come incipit “Nel post precedente ho scritto”.
Come se avessi la spocchiosa certezza che qualcuno lo abbia letto: “Sapete, nel mio libro precedente, quello con cui ho vinto il premio Strega, mi sono dilungato sulla triste storia di una famiglia ebrea decimata da una epidemia di micosi pelvica. Ho puntato molto sul fatto che la gente senta molto propri i problemi genitali e rimanga indubbiamente scioccata da storie di anziani che al posto del pisello si ritrovano una pizza margherita. Sono contento che i diritti del mio film stiano seriamente interessando la MGM, ma sono onesto fino in fondo, se hanno intenzione di tagliare la scena di sodomia tra ungulati con nani a cavallo di alani che si masturbano, allegoria della procellosa vita di ognuno , giuro che lo vendo alla Sacher di Moretti. Il prossimo mio libro, “Somari nello spazio”, affronterà il difficile tema della vita di Saviano, costretto a vivere rintanato in scantinati con mezza dozzina di poliziotti a parargli il culo, salvo poi andare ospite di Fazio negli studi televisivi della Rai di Milano, facilmente raggiungibili non solo dalla camorra, ma anche da una vecchietta Kamikaze a cui Saviano sta sul cazzo (ci mancava solo il cartellone SAVIANO E’ QUI)”.
Per cui niente incipit. Prendete il bianchetto e cancellate i primi tre capoversi del post. E Ripartite da qui.
L’altra volta, leggendo la posta di Libero, ho trovato un messaggio di risposta (?) di una tale Nicole (?) alla quale non avevo mai scritto.
Ho subito pensato che fosse la solita baldracca telematica che spara a spam le sue mail nell’ottica che qualcuno risponda. E subito dopo ho rosicato. Perché questa stronza di Nicole ha pensato che io, che mi masturbo in continuazione davanti alla mia immagine allo specchio per quanto sono figo, avendo cura di raccogliere i miei spermatozoi dentro ad un acquario tropicale, possa essere annoverabile tra gli sfigati che aprono la mail, poveracci, con l’ottica poi di ricontattarla, brufolosi nerds con i capelli unti, per vedere cosa ci scappa, pipparoli da chat cam to cam in canotta medagliata di sugo.
Ho aperto la mail.
Ora, questa ha alcune parole che, se cliccate, permettono di raggiungere dei link che io non ho avuto il coraggio di aprire. Per chiarezza di esposizione, tali parole le ho riportate in neretto.
Se qualche maschietto dovesse leggere questo post, è inutile che clicchi sulle parole in neretto, non succederebbe un cazzo se non sembrare dei coglioni che premono il mouse a vuoto, ma mi può contattare in privato per avere la mail originale, in cambio magari di qualche scatto amatoriale fatto con la compagna, con la moglie, con la fidanzata o con il criceto.
Volendone fare una esegesi seria, per cura di esposizione, la mail riporta questo:
ma ciao...ho ricevuto il tuo messaggio di ieri...
adesso te lo rimando...clicca qui...ma la prossima volta non perdere l'indirizzo..
Ora, perché stracazzo devi rimandarmelo? Cioè, io magari ti ho scritto “Scopiamo” e tu mi rispondi “Mi hai scritto scopiamo”. Ho capito, ma “scopiamo!”. “Mi hai riscritto scopiamo”. “Sì, due volte. Scopiamo?”. “Mi hai scritto scopiamo, dopo avermi scritto scopiamo in seguito alla richiesta di scopare”. “Insomma, scopiamo o no?”. “Mi hai scritto scop””Ma vaffanculo, zoccola”.
Che poi…non perdere l’indirizzo. Ma se ti ho scritto, stronza, come posso aver perso l’indirizzo?
Come se mandassi una cartolina, che, arrivata a destinazione e raccolta dal destinatario, recitasse : “Saluti da Palidoro. Ho dimenticato il tuo indirizzo”. Ma allora come cazzo ti è arrivata la cartolina?
Il meglio viene dopo:
non mi piace mandare in giro le mie fotografie e video
Frase che ad una prima lettura, seppur superficiale, prettamente semantica, senza cioè scendere nella mera analisi grammaticale, cosa che costringerebbe comunque una ad coerente scissione tra l’eunte socratico e l’atarassico caro agli epicurei a garanzia di una onesta analisi logica del capoverso, avendo in ogni caso cura della valutazione del rispetto dell’onomatopea di quanto vergato digitalmente, frase che, si diceva, si meriterebbe a risposta un deciso “Ma ‘sti gran cazzi sonori”.
L’incoerenza del linkarmi, tuttavia, le tue foto, pur avendo una innata idiosincrasia nel renderle pubbliche, mi lascia lontanamente intuire di che sottospecie di minchiona tu sia, rendendo, per tanto, vana anche la tua ultima richiesta.
Allora ti piaciono le relazioni segrete? Clicca qui per saperne di più
Ciao
Nicole
…e cancellando la tua mail, una mail di risposta ad una mail mai inviata, che quasi sembra il titolo del prossimo libro della Falla…, ops, di un prossimo libro, rimango così, lo sguardo assorto al futuro, il pensiero per un attimo poggiato su Nicole, ragazza timida, che linka le sue foto mentre si masturba con un involtino.
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Una volta ogni due mesi, non so bene per quale motivo o per quale ingranaggio mentale che comincia a farmi girare le sinapsi al contrario, apro la posta di Libero, generalmente lasciata a mantecare dimenticata nel Web.
Oggi, come al solito, ho constatato che, a parte i soliti messaggi pubblicitari, come al solito non mi caga nessuno: poco male, mi dico, anche se in un certo senso non essere cagato all’interno di una community dove statisticamente si dice si accendano amicizie di quelle “per sempre” e dove basta approcciare con un “Ciao, ti va?” per chiavare come un lemure ( pure i cessi a pedali pare imbarchino figa a pioggia), un pochino mi frustra.
Però combatto la frustrazione pensando che, in effetti, neppure io ho mai cercato di pasturare nel mare del web pubblicando foto del sottoscritto con un paio di slip, chiuso al cesso, intento in un ardito autoscatto, magari subito dopo aver fatto la cacca.
Ho sempre immaginato l’introduzione dell’odorama nel mondo del Web (davvero, sembrava una cosa che dovesse prender piede intorno al 2000): le fotogallery di Libero diventerebbero delle bizzarre guise di improbabili fogne a cielo aperto.
Tu stai assorto ad osservare, che so, la foto di Cerbiattasexyvegana in posa da vamp di fronte alla vasca dal bagno e, nel contempo, vieni assalito da un ammorbante effluvio di stronzi al retrogusto di seitan e miglio.
Non fa per me.
Io mi limito ad una mezza faccia con lo sguardo tipico di chi non si rende conto se abbia o meno spento il gas a casa: mezza faccia che nel caravanserraglio del portale equivale ad una porta senza maniglia, ad un quadro sgarrato da una coltellata, ad una foto sfocata, ad una scarpa spaiata, al sale grosso finito che te ne accorgi mentre bolle l’acqua. Mezza faccia più post, che scrivo, che oggettivamente farebbero provare un moto di disgusto anche a Madre Teresa, ed il risultato è presto detto: il mio mondo virtuale fa cagare i somari.
Mi sta bene, non avevo alcuno sfogo all’interno dei miei minimalismi, ma neppure aspiravo a diventare, mio malgrado, l’emblema dello sfigato di Libero: pensateci, non pubblico poesie, non mi immortalo in pose ammiccanti, non riporto frasi di Neruda, non commento l’attualità.
L’inutilità iniettata nel web, come una siringa di aria sparata nella vena di un cristiano che sta salvando un cucciolo randagio dall’inedia. Uno schifo. Un abominio, quasi che mi immagino i responsabili di Libero che mi citofonano a casa per dirmi “Che cazzo ci occupi lo spazio sul Web, stronzo?”.
Che magari mi citofonano a casa proprio nel momento in cui mi sto facendo un autoscatto al cesso.
“Guardate che mi stavo autoscattando a torso nudo e le calvinclain…”
“Troppo tardi”
“Concedetemi una deroga, diamine”
“Bianco e nero o a colori?”
“Bianco e nero”
“Vergogna: per nascondere i punti neri ed i nei. Ed il fungo. Dobbiamo cancellarti il Blog”
“No, è che così mi sembrava più vintage, dava una sensazione di incarnato parigino, una sorta di sfumato bianco grigio pallido francese, l’ombra della torre eiffel a giganteggiare mamma gigiona, odore di Gitanes, ballerine che danzano sui parquet di Mont Matre, afrori di tabacco di albione, il calpestio di scarpe di artisti nel boulevard, echi di rapsodie, cirri a far da sfondo ad un vespro catturato dalle mani di impressionisti…”
“Stronzate. Gattinomiao87 si è scattato una foto a colori di fronte allo scaldabagno ed il giorno dopo si stava calzando una mezza sposata con due figli di Praia a Mare”.
“Lasciate almeno i post non scritti da me”
“Forse. I tuoi li daremo in pasto ai cani”
“Tralallalalallalalallalero”
“Cazzo dici?”
“Nulla”.
Ecco: questa ultima frase ben si sposa con questa pagina virtuale.
Si sposa bene come Will e Kate.
Come il piede e la sua scarpa, come il pennello sulla tela bianca, si sposa perfettamente come il guanciale nel sugo alla amatriciana, come il dito nella fede, come la sigaretta tra le labbra del pescatore che osserva il fondo della sua barca a fine giornata e si compiace, si sposa bene come il viso di mia figlia che incontra il mio prima di addormentarci, come il bigliettino che mia moglie mi lascia con scritto quello che devo fare si sposa con la mia distrazione, come la chiave entra perfettamente nella toppa della porta di casa per chiudere il mondo fuori.
Come…come nulla, appunto.
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Uscito dalla metropolitana mi accendo la sigaretta, come al solito, mi tiro su il bavero del giaccone, stringo gli occhi per postura facendo finta di essere miope, mi rendo conto che attorno a me non c’è Lauren Bacall, fortunatamente, che voglio star solo, e mi riavvio a casa come Bogart inseguito dalla mia nuvola di fumo. E parte la sigla, stocasticamente scelta dal mio Ipod.
Little kids playing in the park downtown.
Someone's dad is watching
From the side of the playground.
Riff di chitarra malinconicamente deliziosa a scandire gli sguardi di padre vigili ed annoiati sul lato della strada che costeggia il parco, immagine talmente nitida che quasi mi sembra di esser presente, io che svicolo in questo troiaio di marciapiede gonfio di gente, di passi, di odori e di aliti, anzi mi sento così calato nella musica che seguo la mia ombra, che…
I'm following my shadow so I cross the street.
Car passing stereo I like the beat.
Ed entra il pianoforte dal quale provengono note cantilenanti e struggenti a far da preludio ad un altro carillon pizzicato su corde di chitarra e stocazzo di tizio che ogni volta mi deve fermare per farmi fare la tessera in libreria ed io lo evito perché sto ascoltando la musica, sta per fare buio, sto per tornare a casa e mi sto rilassando implodendo su me stesso mentre il mio alter ego apre la porta
Open up the door,
Ed accende il ventilatore, mentre qui fuori, a passo spedito, si sta bene, non fa caldo, c’è anzi un’aria piacevole, buonasera signora (la fioraia), sto a metà sigaretta, che mi duri tutta la canzone, almeno
Turning on the fan.
Dropping down the keys that I held in my hand,
And then start waiting for her steps
To be heard in the staircase,
Enter the room and let down her bag.
E lui che l’aspetta, quindi, mentre io evito un paio di cacche di cani e percorro gli ultimi duecento metri per casa, per poi rendermi conto che
Asking me all kinds of trivial questions,
Cioè è tutto qui, rendermi conto che si reduce ad una serie di domande stupide, no cazzo, la noia no, per me non è così, io pensavo tu fossi un alter ego del cazzo che torna a casa da lavoro e si tuffa nel calore familiare, stronzo lo sai che a me piace immedesimarmi nelle canzoni, non farmi questo, ascoltala, alzati dal cavolo di divano in cui sei seduto ed abbracciala senza
Pretending an everyday life we don't have.
…senza renderti conto di non avere un quotidiano da vivere con lei.
Non puoi farmi questo. Non puoi. Non puoi, alter ego maledetto. Ma come, abbiamo passeggiato insieme, abbiamo fumato, abbiamo ascoltato gli stereo lontani delle machine che ci sfrecciavano vicine, sei stato il mio Peter Laurie, ed ora mi dici che fingi di avere una vita di tutti i giorni serena. Io sono felice, alter ego, ma vorrei lo fossi anche tu, dannazione, vorrei a questo punto che l’Ipod avesse scelto un’altra canzone, il bastardo, sono ancora con te, dai, altri due passi, è tutto a posto, e
Little kids playing in the park downtown.
Soon they'll be all gone as the sun goes down.
Little kids playing in the park downtown.
Ecco, guarda, ci sono ancora I bimbi che giocano
Soon they'll be all gone as the sun goes down.
And rises over, Brooklyn Bridge tomorrow,
…e domani sarà un nuovo giorno e…
Hours later I will follow,
..ci ritroveremo di nuovo insieme, a passeggiare, altrochè, e…
Wake up to a life that's hollow without love
Ma non così, Cristo.
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Inviato da: Annuska_84
il 27/09/2011 alle 14:44
Inviato da: Cri_Camomilla
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Inviato da: Annuska_84
il 08/09/2011 alle 10:39
Inviato da: je_est_un_autre
il 07/09/2011 alle 17:42
Inviato da: Annuska_84
il 12/07/2011 alle 17:10