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Creato da ladestracalolzio il 16/08/2008

LA DESTRA CALOLZIO

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« Tutti figli dei "nazisti".Rothschild e CIA attacca... »

Monito per tutti i giovani che pensano di essere grandi con un bicchiere in mano.

Voglio parlare oggi del mistero della morte di colui che ritengo uno dei più grandi uomini-mito che siano mai esistiti: Alessandro Magno, per il quale nutro una passione come per pochi altri "grandi" della storia.
Un argomento che i più potranno trovare un po' cervellotico, invece, ha una sua logica.

Vuole essere, infatti, un monito per tutti, indipendentemente da ciò che viene scritto o che altri hanno già scritto e ancora scriveranno di benevolo a proposito del consumo di alcolici, come il vino, con tutte le sue proprietà mediche e terapeutiche, per arrivare ai super alcolici, con la speranza che nessuno si scordi che assunti in quantità esagerata, i risultati sono sempre deleteri e devastanti.

Premetto che le mie conclusioni, sempre opinabili, sono frutto di considerazioni del tutto personali, derivanti da passionevoli letture, ricerche e analisi, della vita, del carattere e delle imprese di colui che fu uno dei più grandi condottieri dell'umanità, la cui morte rimane avvolta nel mistero. Neppure Flavio Arriano, storico di Nicomedia, vissuto dal 95 al 175 d.C. ed eminente autore di una biografia di Alessandro, seppur dettata sulle testimonianze di Tolomeo, un fedelessimo testimone delle imprese del grande condottiero, in quanto suo generale, riuscì a chiarire i reali motivi della sua scomparsa. Forse, conclude lo storico, Alessandro fu avvelenato per ordine di Antipatro, uno dei generali rimasti in Macedonia, contrario ai costumi filo persiani del suo re e timoroso del suo ritorno a Pella, la capitale della Macedonia.

In altri testi, autori diversi citano come causa della morte, febbri di varia natura dovute a malaria, malattia venerea, o (la più plausibile) ulcera perforante.
  Qualcuno, tuttavia, ha coraggiosamente avanzato l'ipotesi che possa essere morto di cirrosi epatica. Di sicuro, Alessandro era diventato sì "Magno", ma anche alcoolizzato.

Non morì di cirrosi epatica, ma più probabilmente di ulcera perforante, dopo una esagerata bevuta di vino passito fortissimo, che gli provocò un'indigestione e febbri da cavallo, che lo portarono alla morte.  Tutto è lasciato, certamente, all'immaginazione, poiché nessuno dei suoi coevi ha avuto il coraggio di tracciare – probabilmente per non tramandarlo ai posteri e alla storia – un ritratto distorto del grande macedone, che avrebbe sminuito la grandezza dei suoi meriti.

Alessandro, in effetti, era un re giovane, bellissimo, forte e coraggioso. Geniale e potente, che comandava l'esercito migliore della terra, lasciatogli in eredità da suo padre: Filippo II, assassinato proprio sotto i suoi occhi.
  All'età di trentadue anni e otto mesi  aveva fondato un impero smisurato, ed era ormai considerato un semidio, quando l'amore per l'alcool pose fine a tutto.

Iniziò quasi per gioco, sfidando i suoi generali in bevute spropositate, per dimostrare la sua immunità agli effetti nefasti dell'alcool. Finché giovanissimo il suo fisico ben sopportò le angherie a cui veniva sottoposto. Approssimandosi però ai trentanni, la sua psiche più che altro, cominciò a risentirne. Le gare di bevute con i suoi generali diventarono, infine,  gare con sé stesso, fino al tragico epilogo causato dal vizio.
  Non dormiva più e passava notti intere a bere. Quando beveva diventava irascibile e violento con tutti, anche con i suoi migliori amici, come nell'occasione con Clito, il Nero – grande amico e generale di suo padre – che uccise in uno scatto d’ira per una banale contraddizione.
Quando si riprendeva (ma da quel gesto non si riprenderà più: Clito gli aveva salvato la vita in battaglia) e si rendeva conto della gravità delle sue azioni, cadeva in una disperazione totale, che cercava di soffocare con il passito, innescando un pericoloso circolo vizioso. Così il suo male peggiorava e la sua mente geniale si disfaceva.

I motivi per cui Alessandro si ridusse in quelle condizioni, sarebbero da analizzare attentamente. Di certo v'è che le cose precipitarono dopo la morte di Efestione, considerato dallo stesso Alessandro il suo alter ego e dagli storici del tempo e successivi, quello che Patroclo rappresentò per Achille, l'eroe greco con il quale Alessandro amava identificarsi. Dopo la morte di Efestione, a sua volta in seguito a strane febbri malariche, il suo stato peggiorò, tanto da far giustiziare il medico che non era riuscito a salvarlo.

Alessandro beveva continuamente, giorno e notte; ai banchetti o a stomaco vuoto; in compagnia o in solitudine. Ogni occasione diventava buona per bere. Finché una sera – secondo alcune fonti – si sfidarono in bevute lui e il Medio, uno dei suoi uomini più fidati. Altre fonti sostengono che, addirittura, banchettarono allegramente fin quasi all'alba. Comunque andarono le cose, quella volta Alessandro bevve ininterrottamente per quasi dodici ore. Prima d'incontrare il Medio stava infatti tornando dai bagordi con amici e generali, coi quali si era già profuso in spasmodiche bevute. Tuttavia, neppure quella volta riuscì a rifiutarsi un'altra occasione per bere (nel caso la sua morte fu dovuta ad avvelenamento, sicuramente lo fu in quel frangente per mano di uno dei suoi fedeli, quindi). Cominciò subito dopo quell'episodio a stare male e ad avere febbri alte che, nel giro di pochi giorni posero fine a tutto. Negli ultimi tre anni Alessandro aveva minato le basi di quello che aveva fatto, costruito, ed intrapreso. Soffocando le sue angosce  nell'alcool si era consolato dalle incomprensioni dei suoi accoliti, dai tradimenti dei suoi vassalli, dai lutti di persone care, dalla solitudine, fino all'autodistruzione.
   Lui uomo di mille battaglie impossibili e guerre vittoriose, a poco a poco, aveva perso banalmente anche la vita e, dopo di lui, i suoi Macedoni l'impero.
  Negli ultimi attimi della sua breve vita non riuscì neppure a designare un successore, per mancanza di tempo o, più verosimilmente, di lucidità. Quando gli posero la fatidica domanda su chi avrebbe preso il suo posto, la sua risposta fu: "Il migliore".

In occasioni in cui ci trovavamo a discutere e filosofare, ricordo le parole di un amico che amava dire: "Una buona bottiglia non ti tradisce mai".
  Ma ricordo anche un famoso scrittore che diceva: «Prima bevi un bicchiere; poi un bicchiere si beve il bicchiere; infine, il bicchiere si beve te».

Non so chi avesse ragione. Ma so che sono entrambi  morti alcolizzati!

 
 
 
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Desidero condividere con te una geniale intuizione che ho avuto, durante la mia missione qui. Mi è capitato mentre cercavo di classificare la vostra specie. Improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi: tutti i mammiferi di questo pianeta d'istinto sviluppano un naturale equilibrio con l'ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l'unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un'altra zona ricca. C'è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento, e sai qual è? Il virus. Gli esseri umani sono un'infezione estesa, un cancro per questo pianeta: siete una piaga. E noi siamo la cura (dal film MATRIX).

E' tempo di sapere quale futuro vogliamo per il nostro pianeta, per noi, stessi e per le generazioni che ci seguiranno.

E' giunto il tempo per i cittadini di smettere di fidarsi ciecamente al modo con cui i politici gestiscono il mondo, servendo esclusivamente interessi personali.

Per ridare un senso alla democrazia, i cittadini devono smettere di essere passivi e spettatori, come il docile gregge che si vorrebbe che siano. Devono riflettere a ciò che vogliono veramente ed assumere in modo coerente il ruolo di stipendiato, consumatore, contribuente, elettore, dimostrando di non essere più pecora delle pecore.

Le direzioni prese dall'economia, la società, la tecnologia e l'ambiente non sono inevitabili

 
 
 

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