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lafatadelmare
   
 
Creato da lafatadelmare il 09/02/2006
tutti abbiamo le onde dentro di noi

I GIUSTI di Jorge Louis Borges

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

 

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COME MI SENTO OGGI

 

  Ecco...nasci

e diventi pensiero…

Spingi gli occhi profondi nei miei

Poi sorridi

e mi afferri le mani

Mi regali il tramonto più bello

pennellate di luci e colori

Fermi il tempo caino e ribelle

e mi stringi forte al tuo cuore.

 

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INFIORATA DI NOTO 2012

Post n°905 pubblicato il 27 Maggio 2012 da lafatadelmare
 

È già adulto, è l’unico adulto nelle mie classi di detenuti, è stato sposato 2 volte e ha figli avuti dalla prima moglie che è morta, altri figli nel secondo matrimonio e anche uno delle seconda moglie che non è suo, ma lo ha cresciuto insieme agli altri. È una persona di apparenza calma e tranquilla, anche se si capisce bene che dentro il cuore ha tante preoccupazioni per la situazione che ha lasciato fuori dalle mura del carcere. So che preferisce dormire per non pensare, per riposare il cervello, ma quando viene a scuola sembra un gentiluomo d’altri tempi, è ossequioso e rispettoso, attentissimo a cedere il passo e ad intervenire con misura nelle discussioni. Non ama la confusione e gli piace distinguersi per l’impegno che mette nel fare le cose. Non so perché è in carcere e la nostra reciproca riservatezza non ci ha mai indotto ad approfondire l’argomento. Ora anche per lui, finalmente, si avvicina il tempo di tornare a casa. Il segnale evidente è stato il permesso speciale che ha ottenuto di partecipare all’Infiorata di quest’anno. È tornato sbalordito dalla bellezza della città barocca che non conosceva e dalla grande festa che accompagna l’evento. Le strade infiorate da maestri bravissimi del settore, la spettacolare salita della via del palazzo del principe di Villadorata e la cattedrale sulla sommità di una interminabile scalinata (nelle foto), le centinaia di pullman che arrivano e le migliaia di persone che si aggirano tra tanto splendore.

Quando è tornato a scuola mi ha detto:

-Prof la sua città è molto bella!... non credevo che fosse così, quando noi detenuti arriviamo in questa città e ci portano in questo carcere non vediamo nulla perché siamo chiusi dentro il furgone senza vetri, siamo seduti di traverso, bloccati e con le manette ai polsi, in quelle condizioni il viaggio è un incubo, si sta male e viene la nausea, se c’è caldo non si respira e se c’è freddo si gela, il tempo non passa mai, si arriva stremati e ogni tanto si arriva a pensare che sarebbe meglio morire. Devo dirle che quando lei ci diceva che intorno a questo carcere c’è una delle città più belle del mondo non le avevo creduto, mi scusi!-

 

 
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L'ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CAPACI è L'ANNIVERSARIO DI TUTTE LE STRAGI

Post n°904 pubblicato il 21 Maggio 2012 da lafatadelmare
 
Foto di lafatadelmare

 

Le stragi in Italia sono ancora coperte dal segreto di Stato e lo Stato sta cercando di coprire anche la strage di Brindisi con la scusa della follia di un pazzo.

Noi italiani abbiamo il dovere di chiedere la Verità, non è più tempo di dormire, non è più tempo di chiudere gli occhi, non è più tempo di rimanere indifferenti.

I morti PESANO e pesano sulla coscienza di tutti quelli che fanno finta di credere alle favole o che ci credono davvero. Tutti siamo colpevoli e nessuno si deve illudere di essere perdonato da nessun Dio, non c'è perdono per chi si comporta male, ve lo fanno credere i preti solo perchè anche loro si comportano male.

Io non ho mai votato per Cuffaro e nemmeno per Lombardo, ho sempre sentito forte il dovere di andare a votare e cercare di scegliere la persona meno indagata...so bene che in Sicilia non è facile ma è possibile.

Cercare la Verità vuol dire trovare i fili tra mafia, Stato, cocaina e altre droghe, e la fame, la mancanza di posti di lavoro, la richiesta di favori e la concessione di favori.

Cercare la Verità vuol dire pretendere la Verità per noi e per sempre a partire dal passato che non è mai morto e sepolto, perchè NESSUNO può negare la Storia!

Strage di Portella della Ginestra.

1947. Sicilia.

dal film "Salvatore Giuliano"

di Francesco Rosi

 
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SULLA STRAGE DI BRINDISI VOGLIAMO LA VERITA'

Post n°903 pubblicato il 19 Maggio 2012 da lafatadelmare
 

Sulla strage di Brindisi si sta cercando la verità. In questo Paese si cerca sempre la verità ma difficilmente si trova. In Italia ci sono misteri insoluti da anni e anni e la cosa più facile è dare addosso ai soliti ignoti. Riflettiamo su quanto sta accadendo in questo momento in Italia, riflettiamo sulla politica italiana, riflettiamo sul fatto non secondario che non possiamo certo prendercela con chi è rinchiuso dietro le sbarre.

Scrive Enzo Di Frenna su Il Fatto Quotidiano:

<<Ci sono alcune cose strane che individuo con gli occhi di ex cronista di giudiziaria. Primo: la Sacra Corona Unita non ha interesse che la Puglia sia messa a ferro e fuoco dalle forze dell’ordine, disturbando i traffici di droga, di armi e gli altri interessi criminali del suo business. Quindi non credo sia il mandante. Secondo: l’attentato aveva l’obiettivo di fare notizia nel modo peggiore possibile, facedo una strage di ragazzi nel modo più barbaro. Anche questo, secondo me, non appartiene allo stile della Sacra Corona Unita. La criminalità pugliese ha sempre scelto un basso profilo. Non si hanno notizie di attentati clamorosi – di tale portata – provenienti da tale organizzazione.

Quindi il mandante va ricercato altrove. Si potrebbe ipotizzare che una tale strage sia nello stile della Mafia. La scuola porta il nome di Falcone, quindi si voleva inviare un messaggio ai vertici dello Stato. Ma anche in questo caso, c’è un’anomalia. Cosa Nostra non ha mai coinvolto i ragazzi in stragi di ampio respiro. L’attentato a Falcone e Borsellino fu eclatante, ma colpì magistrati e poliziotti. Sarebbe quindi una strana novità l’uccisione indiscriminata di ragazzi sedicenni.

Chi ha colpito sapeva che sarebbero potuti morire decine di studenti. Faceva parte del piano. Ma la Mafia ha obiettivi altrettanto clamorosi per lanciare i suoi messaggi e la sua sfida. Poteva far saltare in aria un tribunale, oppure uccidere un poltico di rilievo nazionale. Avrebbe ottenuto lo stesso risultato di sdegno e altrettanta visibilità. Invece hanno scelto una scuola. I ragazzi. Il cambiamento.>>

ESPRIMO IL MIO CORDOGLIO SINCERO ALLE VITTIME E IL MIO GRIDO FORTE CONTRO LA VIOLENZA DEI VIGLIACCHI DELINQUENTI CHE VOGLIONO APPROFITTARSI DEL DISAGIO SOCIALE PER PRENDERE IL POTERE E IMPADRINIRSI DI UN PAESE CHE, ESSENDO STREMATO DALLE TASSE E DALLA DISUGUAGLIANZA, SEMBRA UNA FACILE PREDA... DICIAMO NO AI VAMPIRI ASSETATI DI SANGUE UMANO...RESTIAMO UNITI CONTRO LA DITTATURA DEI POTERI FORTI !!!!!

http://www.facebook.com/GruppiUnitiInNomeDelPopoloItaliano?bookmark_t=page

 
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L'ITALIA HA UN CUORE DI PIETRA?

Post n°902 pubblicato il 19 Maggio 2012 da lafatadelmare
 
Foto di lafatadelmare

Continua la mia corrispondenza con i detenuti, alcuni sono ragazzi che sono tornati a casa, altri sono stati trasferiti in un altro carcere, qualcuno adesso si trova in una qualche comunità. A tutti scrivo parole di speranza per il futuro e tutti mi rispondono di essere scoraggiati, chi non trova lavoro e chi non ha trovato nemmeno la sua famiglia, perchè non vogliono più sentirlo oppure hanno già troppi problemi per pensare anche a lui. L'unico al quale non scrivo direttamente, ma solo tramite mail che mando sul web, è Carmelo Musumeci, di lui so tante cose e le so grazie a quello che riesce a pubblicare per interposta persona e le mie risposte sono sempre uguali:- Grazie!- Carmelo ha una figlia che ha visto solo da dietro le sbarre, è entrato in carcere tantissimi anni fa e quasi non sapeva scrivere, adesso è laureato e pubblica libri, lavora nella biblioteca del carcere di Spoleto e  grazie a lui è caduto il velo di mistero che circondava i detenuti ostativi (detenuti per sempre) che in Italia sono circa 1200. Carmelo dentro il carcere ha cambiato se stesso, ha capito i suoi errori e li ha superati, ma non può dire a nessun magistrato quello che sa, non può collaborare con la giustizia perchè ha una figlia da proteggere, da lasciare vivere, anche se lontano da lui...In compenso Carmelo ha una visione chiara di quello che è il carcere e sente sempre di più il peso dell' indifferenza della gente, gli fa male quello che legge sui giornali, sa che già dall'inizio del 2012 ben 66 detenuti si sono tolti la vita in carcere, sa cosa hanno provato, sa persino che, se c'è un Dio da qualche parte, li punirà anche dopo la morte.

 Di recente Vittorio Zucconi ha pubblicato:

Di Vittorio Zucconi, La Repubblica, 11 Maggio 2012:

Premessa per evitare equivoci. Ogni persona che arriva alla decisione di togliersi la vita merita la nostra pietà umana, quali che siano le sue ragioni e la sua storia.  Ma  perché le centinaia di detenuti, cioè di individui affidati alla nostra custodia, ripeto, custodia, detenuti in carcere che si uccidono e magari neppure entrano nelle statistiche per cavilli formali (non è morto in cella, ma in ospedale a causa del trauma riportato nel tentativo di uccidersi, per esempio) non provocano brividi di sdegno o di attenzione e non increspano spesso nemmeno l’oceano della Rete?

Forse  perché sono esseri umani da buttare, escrementi sociali? Sono condannati, qualcuno naturalmente obietterà, anche se a volte si tratta di detenuti in attesa di giudizio dunque formalmente innocenti come ci ripetono tutti i manigoldi sorpresi con le mani nel bussolotto pubblico. Giusto, ma condannati a morte? O si ignorano perché non possono essere usati come carne da cannone televisivo e come munizioni politiche da sparare contro questo o quel partito politico, essendo un peso che sta sulla coscienza di tutti i governi e di tutti i vecchi o nuovi politicanti che non ne parlano, dunque nostra?

QUI TROVATE LA RISPOSTA DI CARMELO: http://www.carmelomusumeci.com/

Io aggiungo che ieri è stato celebrato alla presenza del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e del ministro della Giustizia Severino, il 195° Anniversario della festa della Polizia Penitenziaria. Ho seguito la cerimonia su Rai3 con la speranza di sentire parole nuove, parole vere rivolte a tutti i disperati che stanno chiusi in carcere, parole di speranza per una pena da scontare in modo giusto e non come una tortura....Ebbene parole ne hanno dette tante...ma erano sempre le stesse bugie che vanno bene come una Teoria, ma nella pratica cercano solo di punire, punire, punire e NON DI RIABILITARE I DETENUTI.

UN PAESE CHE FINGE DI RINNEGARE LA TORTURA, MA NELLA SOSTANZA FINISCE PER TOLLERARLA, NON è MAI DEMOCRATICO.

 
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LA NATURA è DEMOCRATICA

Post n°901 pubblicato il 18 Maggio 2012 da lafatadelmare
 

L'altro ieri mentre tornavo in auto, dal carcere verso casa, verso il mare, dopo il lavoro… erano circa le otto di sera… la strada arriva dritta verso il mare e sull'orizzonte c'era questo meraviglioso bagliore rosa sopra l'azzurro e poi, sopra, ancora azzurro... la bellezza del tramonto era così intensa che ho pensato che non è possibile che tutta questa meraviglia sia stata creata solo per pochi esseri umani, è chiaro che questa bellezza è di tutti… e quindi la Natura del mondo è democratica e gli esseri umani invece no… e la cattiveria di alcuni, la loro grettezza, la loro indifferenza li fa rimanere allo stato di bestie anche se hanno ottenuto privilegi e acquisito onori, lauree, premi e meriti speciali.

Nel mondo solo chi è GIUSTO è degno di essere chiamato persona...Una vera  persona sa uscire dal proprio egoismo e percepire il disegno universale che c’è dietro la Natura, una vera persona durante la sua vita fa in modo di ascoltare e aiutare prima quelli che hanno bisogno di essere ascoltati… e dopo tutti gli altri.

Pensando a questo, per la legge dantesca del contrappasso,  mi vengono in mente tutte le cose sciocche e inutili a cui si attacca una parte del pianeta Terra, penso a tutti quelli che si affannano ad accumulare denaro e beni materiali e li compatisco con tutta me stessa!

Non credo di aver bisogno di enunciare nomi e cognomi, in questo terribile momento storico-economico dell'Italia, di chi sono gli italiani  Giusti e di chi sono gli INgiusti, dico solo che non TUTTI GLI INGIUSTI STANNO IN CARCERE...

 

 

 
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IN CARCERE SI STA PEGGIO DEGLI ANIMALI

Post n°900 pubblicato il 14 Maggio 2012 da lafatadelmare
 

Mi è arrivata via mail un'accorata protesta (con la quale concordo pienamente) dal sito di Carmelo Musumeci, detenuto ostativo nel carcere di Spoleto (ostativo vuol dire fine pena mai e cioè rimarrà rinchiuso fino alla sua morte perchè non ha voluto collaborare con la giustizia).

Su un articolo di Alessandro Sala, leggo:  -Quei canili come lager, l’Europa si mobilita. Una petizione dei cittadini ha già raccolto centinaia di migliaia di firme. (www.corriere.it)

E ancora sul libro dal titolo “Detenuti”, appena uscito, dall’autrice, deputata, Melania Rizzoli, (Editore Sperling Kupfer) leggo:

- Gli animalisti hanno definito le condizioni in cui si trovano i detenuti nelle celle italiane “intollerabili per i polli in batteria”, senza sapere, a proposito di animali, che il costo del cibo per un detenuto in questi anni di crisi economica è sceso a 3,8 euro al giorno per la colazione, il pranzo e la cena insieme, mentre il comune di Roma ne spende 4,5 per ciascun ospite dei suoi canili.

I carceri italiani scoppiano, si vive uno sopra l’altro, peggio delle bestie e da quello che leggo nei giornali e sento alla televisione si è più umani con gli animali che con le persone.

Si è più sensibili con i cani nei canili, con le galline nei pollai e con tutti gli altri animali, che non con i detenuti, eppure penso che  una cosa non dovrebbe escludere l’altra.

Lo so, gli animali non commettono reati ed è molto difficile difendere i diritti dei “cattivi”, ma  ricordo che il carcere è un’autostrada dove ci possono passare tutti.

Per questo converebbe a tutte le persone difendere sia i diritti umani, sia quelli degli animali.

Invece il destino dei diritti umani è di essere più popolari se si difendono nell’abitazione degli altri più che a casa propria.

Non mi resta altro che rammentare ai nostri politici che nelle carceri italiane non c’è nessun Stato di diritto, ma esiste piuttosto un arbitrio di burocrati che gestiscono le persone che ci lavorano e i detenuti, che scontano una pena in modo violento, tragico e illegale.

L’unica buona notizia per i detenuti che non hanno avuto la fortuna di nascere animali viene dalla Comunità Papa Giovanni XXIII:

Le persone accolte che svolgono il programma per intero non delinquono più: la recidiva (persone che tornano a delinquere dopo aver scontato la pena) di chi sconta la pena in carcere è del 70% mentre tra chi espia la pena presso la Comunità si riduce al 10% . In questo momento sono oltre 80 le persone che espiano la pena nel solo territorio di Rimini. Oltre 300 in tutto il territorio nazionale.

Questa è la maniera per svuotare le carceri, applicare una pena intelligente e socialmente  risarcitoria fuori e non dentro chiuso in una cella, uno sopra l’altro, uno accanto all’altro, senza fare nulla.

 

Carmelo Musumeci.

Carcere Spoleto, maggio 2012






 
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MILONGA... PER LA VITA

Post n°899 pubblicato il 14 Maggio 2012 da lafatadelmare
 

Ma non si sazia la vita

che rimane imperfetta

in un circolo ardente

ancora chiede e pretende

giorni nuovi e speciali

io li voglio li aspetto

non importa il dolore

ciò che conta è l’amore..................................

La vita è come un romanzo di cui voglio leggere tutte le pagine, ogni pagina è preziosa, piena di parole e colore come un attimo di tempo: quanto tempo avrò ancora per godermi il mio mare, per amare l'amore, per sentirmi appagata, per combattere le mie battaglie e perdere le mie guerre...non so quanto tempo mi resta, nessuno lo sa, ma intanto continuo a leggere la mia vita... e piango e rido, sono felice e provo dolore, dormo e mi sveglio, ancora viva, sempre viva...la vita è la cosa più meravigliosa che conosco...anche se ancora non so cosa sia veramente...

 
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FESTA DELLA MAMMA IN CARCERE

Post n°898 pubblicato il 13 Maggio 2012 da lafatadelmare
 

Ho portato ai miei alunni 250 fogli di cartoncino colore rosa, mi sono procurata 6 cartucce per la stampante del computer che abbiamo in classe, ho cercato più di 60 tipi di disegni diversi scaricati da internet e dedicati alla festa della mamma. Per tutta la settimana i miei detenuti hanno scelto disegni, impostato pagine, stampato biglietti e scritto auguri per le loro mamme.

Un paio di volte, ridendo, mi sono azzardata a chiedere quante mamme avesse ognuno di loro, visto che in classe sono soltanto in 50 e invece hanno preparato 250 biglietti. Sapevo già la risposta ma volevo sentirla da loro, perché mi piace che si abituino a dire le cose con sincerità. Alcuni hanno detto di averne preparato uno anche per la moglie (sono giovanissimi e spesso hanno già moglie e bambini). Altri hanno detto (ed è vero) che li portavano ai loro amici di cella che non frequentano nessun corso scolastico.

Insomma, quest’anno il carcere è a pieno regime, le celle sono tutte occupate e per la festa della mamma partiranno 250 biglietti di auguri a tutte le mamme dei detenuti.

Io da parte mia spero solo che tutte le mamme siano contente di essere pensate dai loro figli rinchiusi in carcere, anche se mi dico che  sarebbe meglio che tutti i figli del mondo, invece di mandare auguri tardivi a chi li ha messi al mondo, pensassero di comportarsi bene prima di dare un simile dolore alle loro mamme.

 
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IL VIRUS GOVERNATIVO

Post n°897 pubblicato il 09 Maggio 2012 da lafatadelmare
 
Foto di lafatadelmare

Un brutto virus gira tra le mura del carcere e provoca ai detenuti una forte febbre tra i trentanove e i quaranta gradi, non si capisce cosa sia e da dove venga e, allora, come si è abituati a fare in Italia, si danno colpe generiche all’aria, alle temperature meteo un po’ incerte, a fattori sconosciuti e misteriosi. Fantasia a parte, però, sta di fatto che da qualche giorno le mie classi scolastiche sono  dimezzate e quelli che vengono alle lezioni sembrano, pallidi e stralunati, sul punto di essere aggrediti anche loro dal virus. Cosa sta succedendo veramente non sono riuscita a capirlo, anche perchè in ogni carcere vige la regola ferrea dell’omertà (non pensate che in Italia questo sia un difetto solo mafioso, infatti è un atteggiamento normale in questo paese dove il dna imprime l’istinto di conservazione nel silenzio del mistero, basta fare 2+2 e pensare alla politica italiana).

Una cosa la so di sicuro ed è che a causa della crisi economica sono state imposte delle limitazioni anche ai medicinali in dotazione alle carceri italiane. Tuttavia i detenuti non possono ricevere medicinali dai loro parenti, nessuno può portare loro medicinali extra da fuori, perché tutto quello che prendono per curarsi deve essere somministrato dal medico e dagli infermieri preposti dal carcere.

Io non credo ai misteri e, invece, penso che non essendoci abbastanza medicinali a disposizione del medico, questi non può curare a dovere i detenuti. In questa situazione assurda mi dico che abbiamo un governo INCIVILE che non riflette su quanto siano importanti le cure per chi sta male, cure e medicine che attualmente sono negate anche a tanti italiani pensionati al minimo e ai disoccupati, cure che a maggior ragione dovrebbero essere assolutamente prestate a tutti i detenuti italiani che sono tenuti ristretti sotto la responsabilità dello Stato. I tagli per la crisi dovrebbero farseli i ricconi e i politici che hanno rubato e hanno portato i loro soldi fuori dall’Italia e invece si taglia ai detenuti perfino il sapone per lavarsi.

Se tutti riflettessimo sul fatto che lo Stato siamo NOI italiani, allora sarebbe facile per tutti capire fino a che punto stiamo dando prova di inciviltà, perché è fuori da ogni logica tagliare le spese importanti per la salute, tranne che non si voglia, con ferma determinazione, eliminare una bella fetta di popolazione, la più disagiata e la più bistrattata, quella che è più facile colpire in modo vigliacco come fecero il nazismo e il fascismo.

 
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UN TEMA DI UN MIO ALUNNO DETENUTO

Post n°896 pubblicato il 02 Maggio 2012 da lafatadelmare
 
Foto di lafatadelmare

Il silenzio.

 

Le parole a volte colpiscono più delle pietre e le poesie, spesso,  hanno la capacità di farci capire la nostra vita. Leggendo la poesia “Il silenzio” di Edgar Lee Masters sono rimasto colpito dal silenzio che, dice il poeta, può esserci tra un padre e il proprio figlio.

Appena ho letto quelle parole la mia attenzione si è concentrata su di esse e sono tornato indietro nel tempo e negli anni. Ho ripensato a mio padre e, forse per la prima volta, mi sono fermato a riflettere sul vero valore del suo lavoro, sul fatto che lavorava tanto e fino a tardi la sera, per dare un futuro migliore a suo figlio, a me!

Tra me e mio padre non c’era un ottimo rapporto, quando ero piccolo si giocava e si scherzava, si parlava di tutto, ma crescendo io ho preso una strada sbagliata e gli ho dato un grosso dispiacere.

Da allora, da quel giorno in cui lui ha capito che non ero più il suo piccolino, da quel giorno in poi siamo diventati come due estranei.

Il dolore che ho dato a mio padre con i miei errori è stato enorme e lo ha abbattuto, la sera, quando si ritirava dal lavoro e mi fissava negli occhi, io capivo la grande delusione che gli avevo dato, non parlavamo più, era rimasto solo il silenzio!

 
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1° MAGGIO: NIENTE LAVORO IN CARCERE

Post n°895 pubblicato il 28 Aprile 2012 da lafatadelmare
 
Foto di lafatadelmare

<<<<<Milano - (Labitalia) - Attualmente il lavoro dei detenuti che lavorano vale quasi 300 milioni di euro, tenendo conto dell'attività prestata da oltre 14mila detenuti. Il lavoro dei detenuti in Italia potrebbe valere piu' di 700 milioni di euro se lavorassero tutti i detenuti nelle condizioni e nelle possibilità di farlo. Sono alcuni dei dati che emergono da un'elaborazione e da una stima dell'ufficio studi della camera di Commercio di Monza e Brianza su dati dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e Istat. Tra i detenuti lavoratori il 36,6% èstraniero e sono piu' di 2mila i lavoratori detenuti che non sono alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria, tra chi lavora in istituto (866), i semiliberi (785) e chi lavora all'esterno (413). Tra i detenuti che lavorano in istituto la maggioranza lo fa per conto di cooperative (518) e il restante (348) per imprese. Sono 2.280 i lavoratori detenuti che si trovano in Lombardia, il lavoro dei quali vale circa 44 milioni di Euro. "Il sovraffollamento delle carceri e il 'non lavoro' -spiega Renato Mattioni, segretario generale della camera di Commercio di Monza e Brianza- rappresenta un'emergenza sociale e un costo per la collettivita'. 
Il lavoro dei detenuti resta un elemento di integrazione oltre che una risorsa per la collettivita' -sottolinea Mattioni- che trasforma la detenzione in un percorso finalizzato al reinserimento nel sistema produttivo e sociale". >>>>>

 

Non credo che lo sappiate ma ormai da mesi nelle carceri italiane il lavoro è stato interrotto per mancanza di fondi. Tutti i detenuti  che lavorano alle dipendenze dello Stato in questo momento sono fermi per mancanza di fondi, nonostante per il loro lavoro siano ripagati con pochi spiccioli, perché il loro contratto di lavoro non è omologato agli standard nazionali e perché loro non possono pretendere nessuna contrattazione e nessun sindacato.

Quando manca il lavoro alcuni detenuti hanno problemi enormi, specialmente quelli che non hanno famiglia, quelli che hanno la moglie o i figli disoccupati e quelli che aiutano i loro genitori ad integrare una piccola pensione. Quando manca il lavoro in carcere i detenuti passano le giornate aspettando il lavoro, perché non tutti sono fannulloni e non tutti amano stare sdraiati sul letto a guardare sciocche trasmissioni in tv. In carcere ci sono tante persone che hanno un carattere attivo, creativo, speciale, ci sono persone che, pur di non stare senza far niente, costruiscono oggetti d’arte con il sapone, con gli stecchini, col materiale più povero che riescono a recepire con le loro quasi inesistenti risorse. Alcuni detenuti hanno un grande talento per il disegno e altri hanno talento musicale, alcuni sanno scrivere racconti e altri si dedicano alla lettura.

Il lavoro è importante per tutti,  il lavoro ci qualifica come persone e, anche in carcere, il lavoro serve ai detenuti per dare un senso alla loro esistenza, il lavoro ci permette di conoscerci attraverso le nostre capacità e competenze, il lavoro dona dignità agli esseri umani e, per questo, è un diritto di tutti. È vero, tuttavia, che tante persone lavorano male e nel lavoro vedono solo un peso, togliamo allora il lavoro a queste persone, lasciamole al loro destino. Perfino adesso, in piena crisi e con tanta disoccupazione, ogni giorno sento che qualcuno si lamenta perché deve lavorare, diamo il lavoro a chi lo chiede per vivere e non a chi non è abbastanza intelligente da apprezzarlo!

 

 
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LO SBARCO DEGLI ALLEATI IN SICILIA

Post n°894 pubblicato il 25 Aprile 2012 da lafatadelmare
 
Foto di lafatadelmare

Ogni tanto mia madre raccontava lo sbarco degli alleati inglesi, era una storia che mi piaceva molto stare e sentire e spesso la pregavo di ripeterla, nella sostanza a me, ancora piccina, sembrava quasi una favola!

< Una voce girava per le strade della piccola città: - presto, fate presto, arrivano gli inglesi, sono sbarcati a Portopalo, a Marzamemi, a Cassibile, a Siracusa…sono vicini, arrivano…state attenti alle donne!!!-...Quando la voce, in pochi minuti, arrivò alle orecchie di mia nonna lei si mise subito le mani sulla bocca, spaventata a morte pensò a sua figlia (mia madre) una bellissima ragazza di nemmeno 18 anni, alta, formosa, splendidi occhi neri e capelli ondulati che le scendevano lunghi fino alla schiena; mia nonna si affacciò al balcone e chiamò la vicina di casa:- Sarinaaaa,  perché si deve stare attenti alle donne? Gli inglesi non vengono a liberarci? Non finisce la guerra?- Alla nonna, però, invece di Sarina rispose uno dei suoi 4 figli maschi, che in quel momento tornava a casa da scuola e passava sotto il balcone:- mamma zitta, ti spiego io, aprimi la porta!-

Appena entrò in casa il mio futuro zio (io ancora non ero nemmeno nella mente di Dio, come diceva mia nonna!) prese sua madre da parte e in un orecchio le raccontò, bisbigliando, che alcuni soldati inglesi avevano già violentato delle donne quando, dopo lo sbarco e la lunga astinenza, le avevano trovate per strada da sole. Mia nonna impallidì e per poco non le prese un infarto, pensò subito che sua figlia sarebbe stata un boccone prelibato per quei giovanotti che erano stati tanti mesi senza donne per mare e in guerra, tuttavia la sua mente le fece venire un’idea (forse la stessa che venne a tante donne in quel periodo disgraziato quando tutti comandavano e nessuno difendeva il popolo). Subito impose a suo figlio di andare a prendere l’unico suo altro suo paio di pantaloni e una camicia ( erano tempi di guerra e di miseria e negli armadi i vestiti rimasti erano pochissimi), poi chiamò sua figlia e le impose di vestirsi da uomo.

Mia madre obbedì, anche perché vide che sua mamma era troppo agitata e non scherzava, aveva capito subito che si trattava di una cosa seria, ma nessuno in famiglia le disse chiaramente perché doveva stare vestita in quel modo, a quel tempo non si parlava di certe cose alle ragazze ancora signorine!

La cosa più complicata da far scomparire furono però i capelli di mia madre, per quanto li legassero in ogni modo quella gran massa di capelli non voleva rassomigliare alla capigliatura di un uomo! Alla fine decisero di metterle in testa una specie di basco da cui, tuttavia, scappavano ciocche da tutte le parti.

Passarono alcuni giorni e una sera, dopo il tramonto, si sentirono dei forti colpi alla porta di casa mentre una voce gridava qualcosa in inglese. La nonna subito chiuse mia madre nel piccolo bagno al buio e suo figlio andò ad aprire.

Sulla soglia c’era un giovane ufficiale americano che appena li vide cominciò a gridare :-Nella, Nella, Nella!!!- Nella era il nome di mia madre e mia nonna e mio zio pensarono subito che qualcuno aveva detto all’ufficiale che lì abitava una ragazza, praticamente tremavano di paura mentre rispondevano :- qui no Nella, no no no- …

Ma il ragazzo continuava a gridare Nellaaaa, e poi aggiunse anche il suo nome:- io Jhon, io cugino, io americano, ok?-…Mia madre dal bagno aveva sentito tutto e uscì di corsa  gridando che quello era il cugino americano, il figlio dei parenti emigrati in America, quello che aveva scritto che sarebbe venuto in Sicilia e nessuno in casa ci aveva creduto, ma lei aveva risposto e firmato la lettera col suo nome.

Dopo ore di discorsi, dopo risate e pianti, nella casa finalmente tutti capirono che il cugino non aveva scritto (in inglese) che sarebbe venuto in Sicilia per una gita, ma era arrivato con l’esercito d’oltreoceano per liberare l’Italia dal fascismo e dai tedeschi.

Prima di andarsene il cugino americano guardò mia madre vestita da uomo, con pantaloni, camicia e ciocche di lunghi capelli ribelli, e disse:- Nello  Nella sempre bella!-

 
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25 APRILE ORA E SEMPRE RESISTENZA

Post n°893 pubblicato il 22 Aprile 2012 da lafatadelmare
 

LETTERA DI UN CONDANNATO A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA

Albino Abico

Di anni 24 – operaio fonditore – nato a Milano il 24 novembre 1919 -. Prima dell’8 settembre 1943 svolge propaganda e diffonde stampa antifascista – dopo tale data è uno degli organizzatori del GAP, 113a Brigata Garibaldi, di Baggio (Milano), del quale diventa comandante -. Arrestato il 28 agosto 1944 da militi della "Muti", nella casa di un compagno, in seguito a delazione di un collaborazionista infiltratosi nel gruppo partigiano – tradotto nella sede della "Muti" in Via Rovello a Milano – torturato – sommariamente processato -. Fucilato lo stesso 28 agosto 1944, contro il muro di Via Tibaldi 26 a Milano, con Giovanni Aliffi, Bruno Clapiz e Maurizio Del Sale.

Carissimi, mamma, papà, fratello sorella e compagni tutti,

mi trovo senz’altro a breve distanza dall’esecuzione. Mi sento però calmo e muoio sereno e con l’animo tranquillo. Contento di morire per la nostra causa: il comunismo e per la nostra cara e bella Italia.                                 

Il sole risplenderà su noi "domani" perché TUTTI riconosceranno che nulla di male abbiamo fatto noi.                                                                          

Voi siate forti come lo sono io e non disperate.                                        

Voglio che voi siate fieri ed orgogliosi del vostro Albuni che sempre vi ha voluto bene.

http://www.italiaculturale.it/25-aprile-festa-della-liberazione-in-italia/

 

 
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PENSIERI DI UN ERGASTOLANO

Post n°892 pubblicato il 09 Aprile 2012 da lafatadelmare
 
Foto di lafatadelmare

Lettera aperta di un uomo ombra a Gesù per la Pasqua 2012

Credo che la pena dovrebbe essere amore e non pena (Un uomo Ombra).

Gesù, sono ancora io, il Senza Dio, quello dell’altra volta, scusa se ti rompo le palle anche per la Pasqua di quest’anno, ma non so con chi parlare.

E a volte bisogna provare a fare qualcosa, qualsiasi cosa, anche quello di parlare con un Dio che non credi che esista.

 

Gesù, con la pena dell’ergastolo ostativo questa società dimostra di essere peggiore del criminale che condanna e sotto un certo punto di vista lo giustifica del male che ha fatto, perché come si può pretendere di migliorare una persona che sa che non uscirà più dal carcere?

Gesù, a forza di dire che gli ergastolani ostativi sono uomini ombra, oggi per tutto il giorno mi sono sentito un’ombra in una cella ed ho pensato che l’infelicità è l’unica cosa che mi è rimasta.

Gesù, devi sapere che il nostro è il mondo più triste e noioso dell’universo perché questa non è vita vera, ci assomiglia, ma non lo è, perché vivi senza esistere e pensi che tutto quello che un uomo ombra fa non sia reale.

Gesù, lo sai anche tu, il bene e il male convivono nell’uomo, sta alla società tirare fuori uno o l’altro, per questo molti criminali  si sentono più buoni delle persone perbene.

Gesù, diventare “buoni” è bello, ma fa male, e non ti nascondo che ero più felice quando ero “cattivo”.

Gesù, non è giusto farci sopravvivere senza ammazzarci, non è questa la maniera di fare giustizia e, se i buoni sono così cattivi che preferiscono tenerci in vita murati vivi, pensaci tu a farci morire.

Gesù, se ho sbagliato perché mi hanno messo in carcere in un posto dove gli altri sbagliano più di me?

Gesù, sorrido spesso all’Assassino dei Sogni, il carcere come lo chiamo io, per farlo arrabbiare, ma soprattutto per nascondere le mie lacrime e per convincerlo a lasciare un po’ di sogni al mio cuore.

Gesù, qui all’inferno le giornate passano veloci, ma le notti non trascorrono mai e adesso ti lascio perché tu devi resuscitare mentre io sono condannato a continuare a morire rimanendo vivo.

Gesù, il mio cuore ti abbraccia, anche se non te lo meriti per avere creato degli uomini così “buoni” che ci uccidono senza avere la compassione di ammazzarci.

Gesù, ci sentiamo la prossima Pasqua, io non so dove tu sarai fra un anno, spero che non sarai più in croce, ma io invece ti assicuro che sarò dove sono adesso.

Sarò sempre qui, in questa cella, per il resto dei miei giorni, la cella numero 154.

 

Carmelo Musumeci

Carcere di Spoleto,  aprile 2012

 
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INTERVISTATA E CONTENTA

Post n°891 pubblicato il 05 Aprile 2012 da lafatadelmare
 

Sono stata intervistata dall'amica Federica Rubini sui corsi scolastici in carcere per il giornale IL CALABRONE. Negli ultimi tempi mi capita abbastanza spesso che il mio parere venga richiesto da alcuni giornali on line e mi piace che il mondo esterno voglia sapere cosa succede e come si vive dentro un carcere, infatti, secondo me, l'informazione non è mai abbastanza e sulle carceri si sa veramente poco!

http://www.ilcalabrone.net/legalita/640-corsi-scolastici-in-carcere-intervista-a-carmela-blandini.html

ECCO L'INTERVISTA:

Qual è il tuo ruolo all’ interno della scuola?

 

1) In carcere sono presenti corsi scolastici statali elementari, medie e due sezioni staccate di Istituti superiori, io insegno Italiano e Storia e sono anche la responsabile, collaboratrice del preside, del corso Alberghiero Statale, un Istituto superiore professionale che qualifica gli alunni come “operatori dei servizi enogastronomici”. Nella pratica io, oltre alle ore di insegnamento, mi occupo di mantenere i rapporti tra la scuola esterna e le Istituzioni carcerarie alle quali si deve chiedere il permesso di fare entrare qualunque cosa venga a contatto con i detenuti, dalla penna per scrivere alla merce per le esercitazioni di cucina. Io tengo aggiornati gli altri insegnanti del mio corso sulle esigenze degli alunni, controllo le assenze e le variazioni di comportamento degli alunni-detenuti e riferisco all’Ufficio dell’educatore del carcere con cui sono sempre in contatto, come anche con lo staff di psicologi e medici, sono responsabile delle iscrizioni degli alunni e del materiale didattico in dotazione, preparo i progetti adatti ai detenuti e li condivido con gli altri insegnanti. Poiché sono anche membro del Consiglio d’Istituto della scuola madre cerco di ottenere i finanziamenti, purtroppo sempre minori a causa della crisi economica, per le attività scolastiche dei detenuti. Anche quest’anno ho ottenuto di poter attuare dei progetti speciali per i detenuti, abbiamo lavorato o stiamo ancora lavorando a: Il Calendario 2012, il giornalino Il Cerchio, un video sui Diritti Umani, un corso professionale di Arte Bianca (pane e pizza).

 

Come è nato e come si chiama questo progetto?

2)Questo non è un progetto ma una legge. La Legge Gozzini ( n° 663 del 1986) ha stabilito di affermare la prevalenza della funzione rieducativa della pena. La legge dà attuazione all'art. 27 della Costituzione, che vieta una pena detentiva in violazione dei diritti umani e afferma che la pena deve tendere alla rieducazione del carcerato che va preparato al rientro nella società. Fra l’altro in essa sono disposte anche una serie di misure alternative alla detenzione in carcere e alcuni benefici che i detenuti possono ottenere con la buona condotta. Nella funzione rieducativa dei detenuti rientrano i corsi scolastici carcerari la cui frequenza viene aggiunta con risalto nel loro curriculum detentivo e nella sintesi finale (redatta dagli educatori) che permetterà al magistrato di sorveglianza di capire se il detenuto è pronto ad usufruire dei benefici previsti dalla legge.

 

Che finalità ha la scuola?

3) Come in tutte le scuole di tipo professionale la finalità consiste nel fornire agli alunni le capacità di imparare un mestiere da spendere nel mondo del lavoro. I miei alunni, come ho detto, ottengono, alla fine e se hanno studiato, una qualifica di operatore dei servizi enogastronomici, quindi studiano materie di tipo professionale come Cucina e Sala, fanno esercitazioni di cucina e sala, anche se i locali che abbiamo a disposizione dentro il carcere non sono del tutto adeguati, e studiano tutte le altre discipline previste dall’ordinamento scolastico come italiano, storia, matematica, inglese, francese, scienze, economia aziendale ecc. Non c’è nessuna differenza tra il corso di studi dentro il carcere e quelli normali dello stesso tipo.

 

Qual è una giornata tipo all’ interno del carcere?

4) La giornata tipo del detenuto è disciplinata da orari precisi, dalla sveglia in poi hanno un tempo per fare ogni cosa, nelle ore che vanno dalla colazione alla cena alcuni di loro sono impegnati nel lavoro e nella scuola, altri solo nel lavoro, altri solo nella scuola. Il tempo libero viene usato per le pulizie personali e della cella, hanno le ore di aria e la fila da fare per telefonare a casa una volta a settimana, poi leggono o guardano la tv. Tanti di loro si cucinano anche qualcosa nella cella sui fornelletti da campo, perché il vitto che passa il carcere è poco gustoso, poco variato ed è anche poco come quantità in quanto la dieta è elaborata da un dietologo e somiglia molto a quella degli ospedali. Quelli che lavorano hanno la possibilità di comprare qualche cibo da cuocere in cella presso una ditta che prende le ordinazioni e viene pagata dall’ufficio di segreteria del carcere che gestisce i soldi dei detenuti i quali, in cella, non possono tenere né denaro e nemmeno cose di valore, ma solo pochissimi effetti personali.

 

Qual è il rapporto che si viene a creare tra insegnanti e “alunni”?

5) Il rapporto tra insegnanti e alunni detenuti dipende soprattutto dalle capacità umane  dell’insegnante. Sta all’insegnante non urtare la sensibilità dei detenuti e cercare di comprendere la situazione delicata in cui si trovano. Quasi tutti i detenuti che frequentano la scuola sono predisposti al rispetto verso gli insegnanti ma, naturalmente, ne pretendono altrettanto se non più di quanto ne danno. In genere quasi tutti i detenuti accettano di buon grado anche i rimproveri, ma solo se sono rivolti al loro metodo di studio sbagliato, per il resto nessun docente dovrebbe permettersi di chiedere il tipo di reato per cui sono dentro o fatti personali del detenuto che riguardano solo lui. Capita, tuttavia, che qualcuno di loro mi chieda un consiglio e, se ritengo di poterlo fare in base al regolamento della prigione, lo aiuto.

 

Come donna, come fai a rapportarti a quei carcerati che hanno commesso reati sessuali?

6) Sinceramente non mi sono mai posto il problema, ripeto che in genere io non so e non voglio sapere il loro reato perché, in quanto insegnante, non mi riguarda. Tuttavia mi capita di sapere o capire alcune cose anche se non voglio, ma l’unica cosa che penso è che, qualunque cosa terribile abbiano commesso,  stanno scontando la pena assegnatagli da un giudice e per questo diventano ai miei occhi persone che stanno facendo un percorso per migliorare e in una situazione senza libertà. A questa domanda potrei anche rispondere con un’altra domanda: quanti sono quelli che hanno commesso reati sessuali e sono fuori in mezzo a noi e magari sono nostri amici o vicini di casa? La differenza sta nel fatto di sapere o non sapere cosa ha fatto qualcuno.

 

Avendo a che fare con questo ambiente, cosa pensi dell’ indulto (cancellazione della pena) e dell’ amnistia (cancellazione del reato)?

7) Io sono favorevole all’indulto e all’amnistia per i reati minori. In questo momento infatti le carceri sono troppo sovraffollate e si corre il rischio di epidemie e di malattie pericolose anche per la società, inoltre i suicidi in carcere sono saliti in numero allarmante e spesso questo dipende dalla situazione molto disagiata in cui i detenuti sono costretti a vivere e non per colpa loro, basta pensare che in carcere  il 42% di detenuti è ancora in attesa di giudizio e la colpa è della Giustizia troppo lenta. Ci vorrebbe finalmente un ministro che volesse fare giustizia e decidesse di far uscire chi è detenuto per reati minori come i furtarelli al mercato o un assegno a vuoto. In Italia sono tutelati i grandi ladri perché spesso sono incensurati e potendosi permettere avvocati di grido, finiscono per farla franca. Oggi le carceri sono strapiene di persone che non sono ancora criminali (anche tanti immigrati clandestini) ma che lo diventeranno se continueranno a stare a contatto con i veri criminali compagni di cella.

 

Pensi che il carcere sia un sistema valido per recuperare e far scontare la pena a chi ha infranto la legge?

8) Secondo la mia esperienza il carcere rimane una punizione. In carcere si soffre per qualunque cosa si faccia perché si è costretti e ristretti, perché non c’è libertà di azione ma nemmeno di pensiero, bisogna misurare i movimenti  e non c’è modo per i detenuti neanche di raccogliere le idee e pensare in santa pace ai fatti propri. Hanno sempre qualcuno che gli dice cosa non devono fare e raramente c’è qualche momento di tranquillità, non dimentichiamo che gli agenti sorveglianti sono esseri umani e anche loro hanno un carattere che i detenuti devono interpretare, perché se un agente applica il regolamento minuziosamente in un modo, un altro agente lo applica in un altro modo. Il risultato di come si comportano gli agenti è quasi sempre sfavorevole al detenuto che, per non incappare in punizioni, si trova in stato di netta inferiorità.

 

E’ cambiata la tua idea verso i carcerati e la criminalità in generale, da quando lavori con loro?

9) Più che cambiata la mia idea sulle carceri si è riformata ex novo. Prima consideravo il carcere un mondo a sé e invece ho scoperto fino a che punto noi cittadini siamo mescolati con l’Istituzione carceraria. Nella pratica ho scoperto che è facile finire in carcere anche per noi cittadini normali, c’è una linea sottile tra legalità e illegalità e tutti possiamo oltrepassarla, in carcere ci sono tanti giovani che i giornalisti definirebbero di “famiglia per bene” eppure sono stati condannati e scontano una pena. In carcere ci sono persone che si sono trovate nel frangente di dover scegliere tra fare un reato e far mangiare la famiglia. Dentro un carcere non ci sono soltanto delinquenti e criminali paurosi, ma ci sono anche persone acculturate, normali, educate e rispettose. Spesso “dentro” ci sono persone che si comportano molto meglio di quelli che stanno fuori, eppure a loro il destino ha riservato una strada diversa! Fermo restando, naturalmente, che in carcere ci sono anche persone che forse saranno, ormai, criminali per sempre.

 

Vuoi aggiungere qualcosa che non è stato detto?

10) Voglio aggiungere che sono molto orgogliosa del mio lavoro e non per gli eccezionali risultati che ottengo, bensì perché penso che ogni volta che riesco a far diplomare un solo detenuto, tra i tanti che frequentano la scuola, ho la speranza che quando uscirà potrà trovare un lavoro e non tornare a delinquere. Io do molta importanza ad un diploma qualificato da vere competenze effettivamente raggiunte, in carcere non ci sono raccomandazioni e chi studia  ottiene la promozione. In carcere, insomma, viene premiato l’impegno degli alunni a prescindere da qualunque altra considerazione, ad esempio noi insegnanti non siamo costretti a promuovere gli alunni per rendere la scuola attraente o per non perdere una classe in più come si fa nelle scuole esterne, a noi gli alunni, purtroppo, non mancheranno mai!

Tuttavia quello che potrebbe accadere, come minaccia tra le righe la riforma scolastica della Gelmini, è che le scuole carcerarie vengano chiuse e questo sarebbe il segnale più eclatante di un Paese che torna indietro invece di andare avanti.

 

 
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