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Un blog creato da Lolablu7 il 23/10/2009

La Finestrella

Per affacciarci sul mondo della nostra quotidianità, dei nostri sentimenti e delle nostre aspettative con lo sguardo rivolto al passato, ma da uomini del nostro tempo.

 
 

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PIER PAOLO PASOLINI

...Amo la vita così ferocemente, così disperatamente, che non me ne può venire bene: dico i dati fisici della vita, il sole, l'erba, la giovinezza:... e io divoro, divoro, divoro... Come andrà a finire, non lo so...

 

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Due portoni

Socchiusi entrambi.

Dietro uno,la certezza di ciò che è stato.

Dietro l'altro,l'incognito.

 

 

« Io non ho nemici!Questo l'ho fatto io! »

Il buio.

Post n°299 pubblicato il 22 Aprile 2012 da Lolablu7
 
Tag: buio

 

Allo spegnersi della luce ecco che la dimensione della nostra vita muta.

Non amo il buio. E' una delle mie fobie che mi ha accompagnato per tutta la vita. La sua origine va ricercata nella mia infanzia quando, un'illuminata bambinaia, mi trastullava con versi lugubri emessi al buio.  Non bastò il suo licenziamento in tronco, messo in atto dai miei, per restituirmi quella fiducia da lei irrimediabilmente compromessa. Ancora oggi le mie pupille si dilatano allo spasimo, i battiti del mio cuore aumentano e lo stomaco si chiude mentre un'ansia, controllabile per fortuna, mi pervade lentamente.

Da bambina il mio buio si popolava di streghe, di volti fanciulli diafani, di presenze alle spalle. A nulla valeva riaccendere la luce! La paura restava in me abbarbicata e solo il lettone dei miei mi ridonava tranquillità. Generalmente, la sera dovevo addormentarmi abbracciata alla mia bambola e con la luce accesa, per trascorrere una notte serena. Poi, poiché spesso "di necessità si fa virtù", ho dovuto vincere il mio timore per il bene di mio fratello. Ero la grande e dovevo farlo addormentare la sera, così spegnevo la luce, chiudevo gli occhi e raccontavo, raccontavo, raccontavo sino a quando ci addormentavamo.

Sono trascorsi gli anni. Sono arrivati i miei piccoli e mia grande premura è stata il non trasmettere loro la mia medesima ansia. Quando se ne andava la luce, li prendevo in braccio, li stringevo a me e, lentamente, mi dirigevo verso le finestre o i balconi  sino a quando i bagliori esterni delle luci delle auto o dei lampioni rimasti accesi non restituivano la serenità al mio animo. Parlavo o cantavo lungo il breve percorso e i miei piccoli erano al riparo dalle mie paure. Sono stata molto brava in questo, almeno in questo, senza ombra di dubbio! Posso  dirmelo da sola!

Sono trascorsi gli anni, ma nulla in me è mutato.  Ho ancora paura del buio! Non mi piace. La realtà perde i contorni, la verità viene velata e vengono meno i punti di riferimento. Nel buio tutto è concesso, l'oscurità diviene complice e la fantasia galoppa senza freni.

Amo, però, lo scendere della sera, l'allungarsi delle ombre, l'intimità della penombra ed il ristoro che porta il sorgere della luna.

 

 
 
 
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Renoir-

 

 


Il gatto in un appartamento vuoto

Morire - questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare un gatto
in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.

Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.

Qualcosa qui non comincia
alla solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c'era qualcuno, c'era
poi d'un tratto è scomparso
e si ostina a non esserci.

In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani si è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Che altro si può fare.
Aspettare e dormire.

Che lui provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora
che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro
come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all'inizio niente salti né squittii.

                   Wislawa Szymborska

 

 

 

 

 

***

 

La capra

 

Ho parlato a una capra.

Era sola sul prato, era legata.

Sazia d'erba, bagnata

dalla pioggia, belava.

 

Quell'uguale belato era fraterno

al mio dolore. Ed io risposi, prima

per celia, poi perché il dolore è eterno,

ha una voce e non varia.

Questa voce sentiva

gemere in una capra solitaria.

 

In una capra dal viso semita

sentiva querelarsi ogni altro male,

ogni altra vita.

 

***

Umberto Saba.

 

 

 

 

GIOACCHINO TOMA.

In giardino.

 

 

Chagall-