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Un blog creato da Lolablu7 il 23/10/2009

La Finestrella

Per affacciarci sul mondo della nostra quotidianità, dei nostri sentimenti e delle nostre aspettative con lo sguardo rivolto al passato, ma da uomini del nostro tempo.

 
 

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PIER PAOLO PASOLINI

...Amo la vita così ferocemente, così disperatamente, che non me ne può venire bene: dico i dati fisici della vita, il sole, l'erba, la giovinezza:... e io divoro, divoro, divoro... Come andrà a finire, non lo so...

 

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Due portoni

Socchiusi entrambi.

Dietro uno,la certezza di ciò che è stato.

Dietro l'altro,l'incognito.

 

 

« Spunti di riflessione.La città ideale. »

Dove non conta.

Post n°310 pubblicato il 14 Maggio 2012 da Lolablu7
 

Giorni fa, seduta nella macchina, aspettavo mio marito sceso per acquistare degli articoli da pesca. Detesto aspettare, per cui ho sempre con me, nella borsa, un taccuino o un libro per ingannare eventuali attese. "Torno subito" mi ha detto nello scendere, così, per ingannare il tempo, non ho preso il libro; ho concentrato la mia attenzione sui passanti. Un uomo era seduto al tavolino di un bar. Minuto, con abiti datati ma ben tenuti, curato nella persona, molto anziano era lì, solo, a sorseggiare un aperitivo.

"Stai lì e aspetta! Non ti muovere che adesso arrivo" . La voce proveniva da un tavolino più lontano. Era una voce femminile, giovane, con accento straniero e con tono perentorio. L'uomo ha rivolto lo sguardo verso la donna senza dire nulla ed è tornato a guardare  intorno a sé.  La donna, una giovane slava, era in compagnia di un altro uomo di una certa età e rideva, parlava a voce alta, scuoteva la lunga  chioma bionda, blandiva il suo accompagnatore con moine e carezze. "Aspetta!" diceva ogni tanto all'insegna dell'avventore del bar e l'uomo la guardava come a voler dire: " E dove vuoi che vada?"

Intorno a lui si muoveva la folla. Uomini, donne, ragazzi, bambini, anziani. Chi solo, chi in compagnia. Chi entrava,  chi usciva dai negozi, dai portoni, dal bar. Chi procedeva a passo lento, chi correva, chi sostava guardando nervosamente l'orologio, chi osservava le vetrine, chi portava la spesa, chi leggeva il giornale, chi spingeva una carrozzina. Bambini tranquilli  per mano alla mamma, bambini recalcitranti che piangevano e puntavano i piedi per terra, bambini che li osservavano con fare interrogativo, come a chiedersi se fosse produttivo o meno attuare la stessa strategia. Un barbone in un angolo, tranquillo; una zingara insistente, fastidiosa, lagnosa che cercava di racimolare qualcosa;  un ragazzo di colore che in silenzio tendeva la mano. Donne e uomini eleganti, sciatti, normali. Persone con cani al guinzaglio; piccoli, medi, grandi, enormi con fiocchetti  o non. Macchine veloci percorrevano la strada della città, tranquille biciclette, motorini sfrecciavano raccogliendo le invettive degli automobilisti.  Tranquilli turisti si fermavano agli incroci  a consultare mappe .

Tutto si muoveva intorno all'uomo seduto al bar,  cliente incurante di quanto accadeva intorno a sé. " Aspetta!" "Aspetta!" "Aspetta!" la voce gli ronzava nelle orecchie. La gente si muoveva intorno a lui e lui aspettava.

In quel momento l'umanità mi è apparsa per quello che è ed una stretta al cuore mi ha fatto percepire la nostra condizione.

Un insieme di esseri soggetti a scadenza che si affannano per giungere al momento in cui dovranno  stare lì... ad aspettare! Dove non conta! In casa, al bar, in corsia, comunque dovranno  aspettare!

                                               

 

 
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Renoir-

 

 


Il gatto in un appartamento vuoto

Morire - questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare un gatto
in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.

Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.

Qualcosa qui non comincia
alla solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c'era qualcuno, c'era
poi d'un tratto è scomparso
e si ostina a non esserci.

In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani si è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Che altro si può fare.
Aspettare e dormire.

Che lui provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora
che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro
come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all'inizio niente salti né squittii.

                   Wislawa Szymborska

 

 

 

 

 

***

 

La capra

 

Ho parlato a una capra.

Era sola sul prato, era legata.

Sazia d'erba, bagnata

dalla pioggia, belava.

 

Quell'uguale belato era fraterno

al mio dolore. Ed io risposi, prima

per celia, poi perché il dolore è eterno,

ha una voce e non varia.

Questa voce sentiva

gemere in una capra solitaria.

 

In una capra dal viso semita

sentiva querelarsi ogni altro male,

ogni altra vita.

 

***

Umberto Saba.

 

 

 

 

GIOACCHINO TOMA.

In giardino.

 

 

Chagall-