La FinestrellaPer affacciarci sul mondo della nostra quotidianità, dei nostri sentimenti e delle nostre aspettative con lo sguardo rivolto al passato, ma da uomini del nostro tempo. |
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PIER PAOLO PASOLINI
...Amo la vita così ferocemente, così disperatamente, che non me ne può venire bene: dico i dati fisici della vita, il sole, l'erba, la giovinezza:... e io divoro, divoro, divoro... Come andrà a finire, non lo so...
Due portoni
Socchiusi entrambi.
Dietro uno,la certezza di ciò che è stato.
Dietro l'altro,l'incognito.
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Oggi sono rientrata in casa di corsa. Tante le cose da fare ma, in primis, un saluto ai miei gattini che vivono in terrazzo e ad eventuali ospiti. Sì, amiamo la compagnia per cui, durante il giorno, ma presumo anche la notte, c'è un gran via vai di mici.: quello del vicino, il gattone malato, la gattina fastidiosa dell'altra vicina, un batuffolo bianco e nero di cui ancora non conosciamo il carattere. Sono uscita in terrazzo, dicevo, quando, per un attimo, mi è mancato il respiro; boccioli di rose schiusi mi hanno accolto in un tubinio di colori incredibile! Non c'è nulla da fare! Dinanzi al frutto del nostro impegno e delle nostre attenzioni il nostro Ego sale alle stelle. Curo i miei fiori e i miei animali con tutta me stessa e loro mi ripagano con affetto! Basta poco per assaporare la felicità! Dura un attimo, è vero! Poi sfuma nella soddisfazione e nell'appagamento, ma che attimo! Ecco, ve ne offro un assaggio. Immaginate queste rose insieme a tante altre, ai gelsomini, ai gerani, alle bouganvilles e per un momento sarete insieme a me. Ho raccolto le mie rose e le ho offerte alla mia Madonna, mamma per eccellenza! Lola approva! Devo ascoltare sempre il suo parere. |
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Cosa vorrei portare con me oltre la vita, al di là di tutto ciò che è scontato?
Ebbene ecco il mio piccolo bagaglio:
l'odore e il colore della terra delle mie campagne
il colore ambrato delle pareti di tufo battute dai raggi del sole estivo
l'odore del caldo del litorale: un misto di alghe, sabbia e scoglio
i tramonti inimmaginabili del mio orizzonte
il contrasto del rosso dei pomodori appesi sulle pareti candide delle case contadine
la frescura dell'ombreggiamento dei pergolati
gli odori di cucina che filtrano dagli usci distribuiti lungo le stradine del paese e delle campagne
lo sfrontato rigoglio delle piante di fichi d'India
l'argenteo ondeggiare delle chiome degli ulivi
l'odore di umido e di antico che si avverte nei portoni dei palazzi nobiliari
l'abbraccio della mia casa ad ogni mio rientro
il profumo dei gelsomini
il profumo della menta, del basilico e del rosmarino
le atmosfere del mio mondo bambino
lo sguardo del mio cane
l'abbandono del mio gatto che torna a casa dopo giorni di assenza
la gioia nello scorgere lo schiudersi dei primi boccioli delle mie rose.
E' un bagaglio nutrito, ma pesa molto poco. Chissà se mi sarà concesso di portarlo con me tra...cento anni!
Intanto non mi stanco mai di godere di tutto questo.
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" Mamma, torna presto!" diceva mio figlio da bambino ogni volta che io uscivo da casa.
" Vado e vengo!" lo tranquillizzavo " Esco solo un momento!"
"Non è vero, mamma! Tu parli con tutti" piagnucolava.
In realtà era vero. La mia riservatezza come persona ha sempre avuto come risvolto della medaglia la mia socievolezza all'esterno. Molto conosciuta in paese e per la mia professione e perché cresciuta nel posto, ogni mia uscita in zona comportava e comporta un costante scambio di saluti con conoscenti e amici. Questo mio modo di essere mi rende felce, mi fa sentire parte del tutto, avverto la stima altrui, l'affetto di alcuni, ma anche la semplice disponibilità di altri pur nella consapevolezza che non è tutto oro quello che luce.
Mi accade, però, spesso di imbattermi in persone restie a ricambiare il saluto e non disposte al sorriso. E' questa un'idea alla quale non mi rassegno.
Cosa impedisce ad un essere umano di sorridere? Di esprimere tenerezza?
Il sorriso, oggetto di numerose riflessioni filosofiche e sociologiche, è uno degli elementi che ci differenzia dagli animali. E' un mezzo sublime per manifestare una serena predisposizione dell'animo.
Quando parlo di individui poco propenso al sorriso, ovviamente non mi riferisco a persone che vivono momenti difficili, anche se ci sono casi in cui questa mimica del volto non viene meno neppure in circostanze spiacevoli, ma a coloro che abitualmente si pongono in maniera poco empatica nei confronti del prossimo. Mancanza di saluto, volto atteggiato alla contrarietà, risposte secche, comunicazione ridotta a monosillabi, sguardo basso. Ma perché? Timidezza? Depressione? Fobia sociale? Non andrei tanto oltre. Forse si tratta semplicemente di un atteggiamento assunto nell'ambito di un'economia interiore?
Le mie domande possono avere mille risposte, ma il problema rimane ed è di non scarsa importanza in quanto, durante il percorso della nostra vita, le relazioni assumono un ruolo estremamente importante. Il sorriso apre il cuore, porta la luce nel buio, predispone all'ascolto, attira l'attenzione: tutte condizioni importanti per realizzare un vissuto sereno e produttivo. Dirò di più e qui rischio di non incontrare la condivisione di chi leggerà questo scritto, ma ritengo che l'introversione dovrebbe essere tenuta in conto al momento della scelta del proprio lavoro e dell'assunzione, in quanto ci sono professioni nell'ambito delle quali sapersi porre nella maniera giusta nei confronti dell'altro è condizione essenziale per una buona riuscita lavorativa. Prendiamo il medico, l'infermiere, l'insegnante, figure professionali che, a mio avviso, hanno il dovere di comunicare con l'altro secondo una visione della vita improntata alla socievolezza. Non dimenticherei neppure l'impiegato seduto dietro uno sportello o dietro una scrivania.
Altra cosa è la maleducazione, argomento da trattare a parte. Lì sarei senza pietà! Subito a casa.
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Non ho mai avuto simpatia per la litigiosità, né provo stima per coloro che affidano la soluzione dei propri e altrui problemi alla diatriba verbale fatta di invettive reciproche. Il dispetto, la ripicca, le piccole vendette, il turpiloquio altro non sono che il sintomo di una rinuncia all'uso della propria intelligenza, ammesso che la si abbia. La sterilità di tali atteggiamenti mi ha sempre indignata. Io credo che la soluzione dei problemi debba passare attraverso l'acquisizione di un metodo relazionale che metta a frutto e che chiami a raccolta tutte le nostre risorse interiori. Osservo con grande disgusto, in questi giorni,i personaggi che affollano il teatrino della politica e che si affacciano nelle nostre case. Mi appaiono piccoli, incapaci, tronfi di prerogative elevate che vedono solo loro e che agli occhi del cittadino comune, preso dal dramma della sopravvivenza, perdono qualunque valore. Pavoni senza coda. Sogno che a questa grande nazione venga restituita la sua dignità, desidero veder tornare in auge l'amor di patria, l'orgoglio nazionale, l'attenzione verso il prossimo, il desiderio di perseguire il Bene comune. Lo so, chiedo troppo, ma sperare non ha mai fatto male a nessuno.
Litigare è concesso solo ai bambini.
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Statuina danzatrice- Degas- L'ultima amica della madre di Marta si attardava sulla soglia. Infilava i lunghi guanti nel salutare; sembrava prendere tempo. Il suo sguardo era posato su Marta, ferma, un po' discosta dalla porta e appoggiata al muro dell'ingresso. Il suo petto acerbo ansimava appena, mentre il volto, leggermente sudato, tradiva con un leggero rossore l'emozione provata. I suoi piedini conservavano la posizione di danza, la quarta, e le sue mani, distese lungo i fianchi, si muovevano impercettibilmente in piccoli spasimi, valvola di sfogo della tensione accumulata. Marta era estremamente graziosa. Il suo corpicino costretto in un delizioso tutù, tradiva le prime forme. Le lunghe gambe sottili fasciate dalla calzamaglia, i biondi capelli riccioluti, lo sguardo timido e il sorriso accennato, accompagnato da uno sguardo limpido, facevano di lei un delizioso esemplare femminile ricco di future promesse. Finalmente era finita quella giornata. La mamma aveva invitato delle amiche per far vedere Marta ballare sulle punte. Si era sparsa la voce che Marta era molto brava e mamma Olga aveva accettato la richiesta delle sue amiche di poter assistere ad una breve esibizione della giovane promessa. Era nato così quel pomeriggio decisamente diverso dal solito. Gli arrivi, mamma radiosa, le sedie occupate in salotto, il the con i pasticcini pronto nella teiera d'argento, i sorrisi, gli sguardi riflessi dai grandi specchi antichi appesi sulle consolle, la musica che invadeva il salone e Marta al centro, leggiadra nel suo tutù candido come i mughetti della sua coroncina, in posizione, pronta per dare il via alla danza ...Era tutto finito tra gli applausi e i complimenti di quelle signore i cui pensieri aleggiavano intorno a Marta, inespressi eppure lì, riconoscibili, interpretabili.
"E' veramente deliziosa!- diceva la signora Grandi-"Spero di poter essere presente al Saggio di fine anno, cara! Mi farebbe veramente piacere esserci. Porterò anche Paolo con me."
Marta ebbe un sussulto; no, Paolo no! disse tra sè.
"Ma certo, Elena! Ne sarei felice" diceva la mamma di Marta" ed anche Marta lo sarebbe, vero cara?" continuò volgendosi verso la figlia, mentre l'amica, ormai pronta per uscire, lanciava un ulteriore sguardo alla piccola quasi a volerne cogliere la reazione.
Marta sorrise, abbassò lo sguardo e non disse nulla.
"Vedi Elena come è contenta Marta?" disse Olga. "Ti farò avere l'invito per due, stanne certa."
"Bene, allora ciao. Ci vediamo domani per l'aperitivo; ti aspetto. Ciao Marta, a presto."
"A domani Elena!"
"Buonasera signora."
La porta si chiuse dietro la donna mentre Olga si volgeva alla figlia con un sorriso:
"Marta, sei stata bravissima, sai? Hai fatto felice la mamma! Questo tutù è un sogno, una nuvola e tu lo rendi più bello. Vedrai, sarai ammirata al Saggio più di tutte le altre. Dammi un bacio, piccola mia!"
Olga abbracciò la piccola ed i suoi occhi si inumidirono. La tenne stretta tra le braccia e poi:
"-Beh, saresti potuta essere più gentile con la signora Elena! Lei ti ha applaudito a lungo! Ti vuole bene. Cerca di essere più affettuosa con lei!"
"Va bene, mamma! Ora vado in camera; sono stanca."
"Certo, cara, io intanto ti preparo il bagno e la cena. Riposati!"
Marta salì le scale che portavano al piano superiore, preceduta dalla mamma. Sembrava volare sugli scalini tale era la leggerezza dei suoi piedini rinchiusi nelle scarpine da ballo di raso rosa.
Marta guardò verso il bagno, prima di entrare in camera. Lo scroscio irregolare dell'acqua faceva intuire l'impegno di mamma Olga a trovare il giusto equilibrio tra l'acqua calda e quella fredda. Un delicato profumo di bagno-schiuma giunse alle narici di Marta, insieme al canticchiare della mamma.
"Il bagno è quasi pronto, Marta! Attenta a chiudere l'acqua! Io intanto scendo in cucina per la cena. Mi raccomando!"
" Sì, mamma! Ho sentito. Stai tranquilla."
" E non chiuderti a chiave!"
" Sì, mamma!"
Marta entrò nella sua stanzetta, accolta dalla penombra filtrata attraverso i vetri della finestra. Chiuse la porta. Le luci dei lampioni esterni giocavano con le ombre sulle pareti. Marta si sfilò le scarpine, le appese ad un chiodo; si slacciò il tutù; se lo sfilò insieme alle lunghe calze; indossò l'accappatoio poi, si gettò sul letto e pianse.
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Erano gli anni delle Torri gemelle, anni di forte suggestione, di senso di precarietà, di paura. Il terrorismo entrava nelle nostre case con forza destabilizzante ed io vivevo quegli eventi con grande partecipazione. L'insegnamento della Storia era la mia occupazione ed il mio compito di docente mi portava a dover illustrare ai ragazzi in tutta la loro cruda verità gli eventi trascorsi e presenti, ma al tempo stesso avevo anche il dovere di filtrarli con attenzione e con cautela per on trasmettere agli alunni le mie ansie. In casa poi c'erano i miei piccoli ometti a cui raccontare gli avvenimenti. Si sa, i piccoli fanno domande, vogliono sapere ed anche quando sembrava che essi stessero giocando e che la loro attenzione fosse tutta concentrata sui voli della fantasia, in realtà arrivavano egualmente richieste di chiarimenti. Non ho mai isolato i miei figli; ho sempre consentito loro di vivere la quotidianità in tutti i suoi aspetti, ma fornendo loro sempre risposte ai quesiti avanzati. Devo dire che i miei figli sono cresciuti senza particolari paure. Quella che, invece, viveva in ansie perenni ero io, preoccupata per l'avvenire dei ragazzi in un mondo votato al disprezzo della vita.
Spesso, mentre giungevano le varie notizie, mi trovavo in casa con la donna che mi aiutava nelle pulizie domestiche. Mai che io abbia sentito un suo commento sull'accaduto, mai che mi abbia chiesto qualcosa o che sia apparsa preoccupata. La osservavo svolgere i suoi compiti, spesso con il mio aiuto, nella più assoluta imperturbabilità e mi chiedevo se non vivesse meglio lei, ignara di tutto e indifferente a ciò che accadeva fuori del suo guscio, o io consapevole dei rischi dell'umanità.
Ancora oggi la storia si ripete. Le minacce coreane, lo sconvolgimento del clima, il rischio terrorismo non toccano la mia Tonina. Lei lavora e basta. Non sa dove si trovi la Corea, che forma abbia l'Italia, di quanto si siano ridotte le calotte polari. Lei ha solo un pensiero ora come allora Egle, portare i soldi a casa per far mangiare i propri cari.
Talvolta, osservandola, mi è tornato il pensiero d'un tempo, che forse vive meglio lei, ma poi, subito dopo, mi sono vergognata di me stessa, di quel momento di debolezza e sono tornata ad essere la donna di sempre, amante della conoscenza e del proprio ruolo di madre attenta e di responsabile cittadina del nostro tempo.
Nella vita occorre sapere, se non si vuole vivere la condizione dell'emarginazione.
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I riti sono l'espressione dell'animo dei popoli. Ci sono luoghi nei quali le tradizioni stentano a morire, nonostante gli immani sforzi del cosiddetto "progresso"; la sfida è sotto gli occhi di tutti. Mi affascina esserne spettatrice e, in quanto tale, alterno momenti di scoramento a momenti di gioia. Amo le radici di tutto ciò che testimonia la nascita dei vari consessi umani, ne individuo le ragioni profonde e la loro storia, ne leggo le vicende umane, ne avverto il palpito della vita e, come detesto tutto ciò che mira a spegnere le esistenze, così apprezzo tutto ciò che le alimenta.
Il giorno del Venerdì Santo sono giunta in paese trafelata, come sempre. E' una peculiarità del mio carattere il voler fare cento cose a dispetto del tempo sempre limitato. Ho incontrato subito un ostacolo; le macchine erano ferme in una lunga coda all'ingresso del paese. In fondo si intravedeva un nutrito assembramento di persone su cui luccicava qualcosa di dorato. Un colpo di fortuna che mi ha messo le ali ai piedi.; ero giunta nel momento in cui la Processione dell'"Urnia" si ritirava dopo il percorso durato tutta la notte.
Ho parcheggiato in fretta e furia e via, sono scesa lungo il Corso a passo tanto svelto da non soffermarmi al saluto delle persone che incontravo. Dovevo arrivare in tempo! Ancora una volta il mio desiderio di seguire la Processione regina dell'anno era andato in fumo, ma almeno un momento di preghiera dinanzi al corpo martoriato del Cristo non volevo perdermelo. Non sono una praticante assidua e porto sempre questo senso di colpa con me, ma cerco di condurre la mia esistenza nel rispetto dei principi dettati dal mio Credo.
La folla dietro la statua della Madre, disperata al seguito del Figlio crocefisso, era immensa. Mi sono fermata lungo i bordi del Corso accanto alla banda del paese che intonava le musiche sacre, mentre la "trozzula" * faceva sentire il suo caratteristico suono. Io non credo che ci siano luoghi nei quali i riti pasquali abbiano mantenuto il loro spessore più che nel paese di cui parlo. Nessuno dovrebbe privarsi di questa esperienza.
L' Urna contenente Gesù brillava al sole ancora umida di brina; le goccioline sembravano lacrime. Il silenzio era assoluto. Il volto dell'Addolorata esprimeva un dolore intenso, mi permetto di dire da mamma, disperato. In quella Madre c'era la disperazione umana di tutte le madri del mondo. Ho pianto.
E' importante partecipare. Ditemi quello che volete! Che non esiste nulla dopo la vita, che si tratta di suggestione, di condizionamento collettivo, ma io so solo una cosa, che quando il nostro cuore accelera i battiti, quando ci lasciamo andare al pianto composto, quando l'emozione ci pervade allora sì, siamo persone. Durerà un attimo, cinque minuti, un'ora! Non importa. Noi siamo stati per un attimo parte del tutto e questo non è poco in un momento in cui ognuno di noi vive sul proprio pianeta.
Spero abbiate trascorso una Pasqua serena.
*La troccola o "trozzula"; è un rudimentale strumento percussivo, costituito da un legno sul quale sono riposti dei battenti metallici. La funzione della trozzula, come anche, della tromba e del tamburo è di annunciare alla popolazione il passaggio della processione.
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Morire - questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare un gatto
in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.
Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.
Qualcosa qui non comincia
alla solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c'era qualcuno, c'era
poi d'un tratto è scomparso
e si ostina a non esserci.
In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani si è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Che altro si può fare.
Aspettare e dormire.
Che lui provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora
che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro
come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all'inizio niente salti né squittii.
Wislawa Szymborska
***
La capra
Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d'erba, bagnata
dalla pioggia, belava.
Quell'uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.
In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.
***
Umberto Saba.
























Inviato da: Lolablu7
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il 16/05/2013 alle 15:49
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