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Creato da quadernorosso il 19/04/2008

lame di seta

antipsichiatria e dintorni - Il linguaggio e' anche luogo di lotta.

 

MASTROGIOVANNI

Post n°164 pubblicato il 29 Gennaio 2010 da quadernorosso
 


CASO MASTROGIOVANNI
nei video shock le prove del sequestro di persona e dell'abbandono

di Angelo Pagliaro

''Ho letto con grande sofferenza l'ordinanza del GIP di Vallo della Lucania. Sono esterrefatto e senza parole. Il Medio Evo non e' - come sappiamo dalla storia - tramontato da molti secoli, ma vive nell'ospedale di Vallo della Lucania in pieno secolo XXI''.

Questa l'affermazione a caldo del Prof. Giuseppe Galzerano, insegnante e noto scrittore - editore di Casalvelino Scalo, compagno di Franco Mastrogiovanni subito dopo la lettura delle diciassette pagine che compongono l'ordinanza di interdizione temporanea dalla professione, emessa, giovedi' 21 gennaio, dal GIP del Tribunale di Vallo della Lucania, Nicola Marrone, per 14 tra medici e paramedici del reparto di psichiatria dell'ospedale di Vallo della Lucania tra cui il primario Michele Di Genio.

Una telecamera interna del reparto di psichiatria dell'ospedale di Vallo della Lucania ha registrato, per quattro giorni e quattro notti, l'agonia di Francesco Mastrogiovanni, insegnante libertario di Castelnuovo Cilento, deceduto in modo orribile in quel centro di cura, non alle 7,20 del 4 agosto 2009 come dichiarato dai responsabili del reparto ma intorno all' 1,46 e quindi slegato solo al mattino, dopo oltre sei ore dal decesso.

Franco e' stato legato e tenuto a letto per quattro giorni e quattro notti completamente a digiuno, fino al momento della morte, alimentato solo con flebo di glucosio, con ferite ai polsi non medicate e senza la possibilita' di poter respirare correttamente.

La scomparsa di Franco e' l'ennesimo caso di morte violenta verificatasi in un struttura pubblica italiana. I magistrati stanno indagando sulle modalita' con cui il maestro di Castelnuovo e' giunto in ospedale al fine di capire se vi sono responsabilita' di coloro, (sindaco di Pollica e medici) che ne hanno ordinato il TSO. Tra i reati ipotizzati il piu' grave e' il sequestro di persona e poi, si sottolinea nel documento del GIP, ''il ricoverato non ha ricevuto alcuna visita di controllo alle ferite che egli aveva riportato agli arti al corpo a causa della contenzione e senza curare le predette ferite senza dargli ne' cibo ne' acqua, ma solo idratandolo con delle flebo''.

Queste inadempienze ''cagionavano la morte di Francesco Mastrogiovanni, deceduto per edema polmonare acuto, segnatamente a seguito della commissione del delitto di sequestro di persona''. La morte e le lesioni, quindi, come conseguenza di altro reato. Ma se non dovesse bastare il dramma di una persona il cui padre e' stato, per anni, amministratore di quel nosocomio, ''dalla successione visione dell'immagine si evingeva che nella camera di Mastrogiovanni vi era anche un'altra persona sottoposta a mezzi di contenzione e sorgeva quindi la necessita' di accertare la sua identita', le ragioni della contenzione e se l'utilizzo di tali mezzi fosse stato annotato in cartella clinica''.

Si scopre così, solo per caso, che il paziente ricoverato nella stessa stanza di Mastrogiovanni e' Giuseppe Mancoletti il quale viene legato al letto anche se non e' previsto, per lui, alcun TSO perchè trattasi di ricovero spontaneo. Mancoletti viene tenuto in contenzione dalle ore 11.50 del 2 al 9.12 del 3 agosto 2009 senza che gli venga fornita adeguata assistenza, tanto che ''solo fortunosamente nel corso della notte riusciva a bere dell'acqua da una bottiglia appoggiata su un tavolino, prima avvicinando il tavolino con un piede, poi facendo cadere la bottiglia ed in seguito addentandola con la bocca e riuscendo in tal modo a bere qualche sorso d'acqua''.

Bugie che si sommano a bugie, cartelle false redatte impunemente, in una storia di altri tempi dove il disprezzo per i pazienti e l'abuso della contenzione, diventano la regola. A quanti, tra il personale medico e infermieristico, hanno affermato, tra le altre falsita', che Franco era aggressivo risponde il GIP nella sua ordinanza: ''dalle visioni delle immagini il Mastrogiovanni Francesco non appare in alcun modo aggressivo, ne' al momento del ricovero rifiuta il cibo, tanto che viene ripreso mentre sta mangiando'' e aggiunge che si e' sottoposto volontariamente ad una iniezione di sedativo, "alle 12.55 è cosi' tranquillo che si prepara da solo il letto e mangia il cibo fornito dall'ospedale''.

Mentre in tutto il Paese continua la mobilitazione per ottenere verita' e giustizia per tutti i morti di Stato (Cucchi, Bianzino, Aldovrandi, Lonzi ecc.) gli amici e i compagni di Francesco Mastrogiovanni, con rinnovata energia, continuano la battaglia insieme ai familiari perche' e' difficile da accettare che in una struttura pubblica, nel 2010, ci si possa accanire contro dei soggetti deboli, bisognosi di aiuto, con un disprezzo e un cinismo che pongono molti interrogativi.

A Franco Mastrogiovanni, che durante la ''cattura'' aveva rivolto alla sua amica Licia, proprietaria del villaggio dove trascorreva le ferie queste parole: ''Se mi portano all'ospedale di Vallo della Lucania, non ne esco vivo''. Un pensiero di Alda Merini: ''La verita' e' sempre quella, la cattiveria degli uomini che ti abbassa e ti costruisce un santuario di odio dietro la porta socchiusa''.

UNA DELLE PROVE CHE TESTIMONIANO LA BARBARIE

 
 
 

violenza in psichiatria: il caso ''elettroshock''

Post n°163 pubblicato il 23 Gennaio 2010 da quadernorosso
 


Lamezia Terme

S'e' aperto con la requisitoria del sostituto procuratore generale di Catanzaro Eugenio Facciolla il giudizio d'appello per i sette imputati coinvolti nell'operazione nome in codice ''Elettroshock'', che avrebbe consentito di far luce su atroci violenze sessuali e non solo, consumate fra le mura del reparto di psichiatria dell'ospedale lametino ai danni di diverse donne ricoverate.

Il magistrato ha chiesto al collegio di confermare quasi del tutto la sentenza di primo grado, emessa il 23 febbraio scorso dal giudice dell'udienza preliminare di Lamezia Barbara Borelli al termine dei giudizi abbreviati, e più precisamente sei delle sette condanne inflitte. Tutte, cioe', tranne quella a carico di Mirella Trunzo (condannata a quattro mesi), per la quale il pg ha riconosciuto l'esistenza di una causa di non punibilita'.

Dopo le lunghe arringhe dei legali delle parti civili (solo alcune vittime degli abusi si sono costituite, con gli avvocati Leopoldo Marchese, Bernardo Marasco, Francesco Pagliuso, Gianfranco Barbieri), e dei difensori degli imputati (fra gli avvocati impegnati Francesco Gambardella, Giuseppe Spinelli, Francesco Fodaro, Fabrizio Falvo, Antonio Larussa), nel pomeriggio il processo e' stato rinviato al 5 febbraio per eventuali repliche e la sentenza.

Le altre condanne inflitte col rito abbreviato dal Gup sono state: otto anni di reclusione a Domenico Casalinuovo, 55 anni, e sei anni a Giuseppe Francesco Maria Masi, 46 anni, rispettivamente infermiere e medico in servizio nel reparto ''incriminato'', accusati di violenze e abusi gravissimi, e quattro anni a Maria Massimo chiamata, nella sua qualita' di primario di psichiatria, a rispondere della violazione dell'obbligo d'impedire gli eventi nonostante, secondo l'accusa, avesse anche ricevuto precise denunce in tal senso.

Il Gup, come pene accessorie, ha inflitto a tutti e tre gli imputati l'interdizione perpetua da qualsiasi ufficio attinente la tutela e la curatela. Ai primi due, inoltre, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, che per la Massimo è stata limitata a cinque anni.

Da ultimo, i tre imputati sono stati condannati a risarcire il danno alle parti civili cui, in attesa della liquidazione in sede civile, è stata riconosciuta una provvisionale di 5 mila euro ciascuna.

La Gazzetta del Sud


 
 
 

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Post n°162 pubblicato il 17 Gennaio 2010 da quadernorosso
 

 

F A C I L E   D I R E   ''I O   N O N   H O   P R E G I U D I Z I''

 

Il pregiudizio, termine associato sempre piu' alla violenza, per quei principi che animano ogni atto di cattiveria nei confronti dei piu' deboli o dei diversi (e chi non lo e'?), e' ormai sulla bocca di tutti e in ogni seme di brutalita'.

Pregiudizio, appunto, per comprendere  e spiegare i motivi delle assurde ragioni che devastano il cuore e le tante vite di questa societa' alla deriva.

Pregiudizio per le altre culture (come se la nostra fosse l'unica), pregiudizio per gli ospiti di questa Terra (come se il mondo ci appartenesse), pregiudizio per la sessualita' altrui, ( ...  ma gli etero rispettano le regole cattoliche?) pregiudizio per quelli che non riescono a reggere questa' assurda societa' (essere sensibili oggi e' una malattia).

Siamo d'accordo, ma essere ormai abitue' di fatti di cruda violenza, immagini di terrore, manifestazioni sempre piu' indecenti fatte di pura ignoranza costruita per benino dal controllo del potere, ci fa uscire fuori tema.

Siamo fuori tema, e ahi me 'congelati', dalle tante tristi storie che si sussueguono senza tregua, animate solo da dolore e 'rappresentazioni' paradossali che generano paura... paura ad alcuni, nuove aggressivita' ad altri.

Ma il pregiudizio non va a braccetto solo con questo tipo di violenza, non e' solo nelle immagini delle cronache televisive, non esprime soltanto orrori da prima pagina. Il pregiudizio e' piu' infimo e traditore. Il pregiudizio e' dappertutto.

Scriveva uno scrittore francese: ''Si lusingava di essere un uomo senza pregiudizi; e questa pretesa e' di per se' un grande pregiudizio''.

Di fatto il pregiudizio non e' piu' compreso dalle genti comuni che vivono una vita comune, non e' piu' guardato in intima riflessione per vivere e fare vivere meglio, non e' piu' escluso come agito in-consueto per non rischiare abusi a nessuno, non e' piu' temuto quando si giudica senza conoscere, e via discorrendo.

... Tutti innocenti a furia di guardare, tanto da scordare dove vorremmo giungere...

 

 
 
 

tso

Post n°161 pubblicato il 23 Dicembre 2009 da quadernorosso
 

 

La voce sotto e' di Simone Franco, attore e regista, che dedica parte della sua attivita' teatrale alla ricerca e all'informazione sociale. Si tratta appunto dell'ultimo suo lavoro ''I Diari di Gino Sandri'', artista di questo secolo internato in manicomio, in rappresentazione in questi giorni nelle sale di vari Teatri e Spazi Sociali del Salento. Per chi fosse interessato questa sera e' a Campi Salentina (Le).

Ho voluto inserire il pezzo dell'elettroshock non solo per non dimenticare e per ricordare Sandri, e chi come lui ha vissuto questi strani metodi di ''cura'', ma soprattutto per non bendarci gli occhi come ormai si usa dalle nostre parti: l'elettroshock e' uno strumento dei nostri tempi e la gente continua a morire in Trattamento Sanitario Obbligatorio come il maestro Francesco Mastrogiovanni.

Non dimentichiamo la 1170 lasciata in eredita' dal nostro ex assessore alla sanita' pugliese, che implementa e promuove le Residenziali Psichiatriche... invece di chiuderle , per una ''Puglia Migliore'', come qualcuno ci aveva promesso qualche anno fa...

Non dimentichiamo la nuova proposta di legge gia' presentata in Parlamento col suo Trattamento Sanitario Obbligorio Prolungato fino a mesi sei... e tanto tanto altro ancora...

Non dimentichiamo... mentre carichi di amore per il Santo Natale, traboccanti di stelle e panettoni, tra nonni a 32 denti e nipotini infiocchettati per la Festa illuminiamo le nostre televisioni, i cuori, gli ardori.

E scusatemi se non riesco a fare auguri migliori   

 

 
 
 

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SUL SIT-IN PER LA MORTE DI FRANCESCO MASTROGIOVANNI

Natale Adornetto - Membro del Comitato verita' e giustizia per Franco


Lo scorso 4 dicembre, si e' svolto a Vallo della Lucania un sit-in davanti al Palazzo di Giustizia per la morte di Francesco Mastrogiovanni, chiamato dai suoi alunni ''il Maestro più alto del mondo''. Trascrivo di seguito (i corsivi e i grassetti delle parole o frasi, li ho messi io, così come i link) il comunicato redatto da Giuseppe Tarallo. Poi, ci saranno: 1) un video con un servizio sul sit-in, ove vi sono le interviste fatte a Giuseppe Tarallo e a Caterina Mastrogiovanni, la sorella di Francesco; 2) alcune considerazioni di Fiore, una donna che fa parte del Comitato verita' e giustizia per Franco, considerazioni inerenti il comunicato di Giuseppe Tarallo; 3) delle mie considerazioni, specifiche e generali; 4) l'intervista fatta a Sabatino Catapano durante il sit-in.


''Carissimi, ieri abbiamo fatto il sit-in davanti al tribunale di Vallo della Lucania, e la questione di Franco Mastrogiovanni e' per un momento uscita dai blog, dai giornali e si e' materializzata con una significativa manifestazione, civilissima e determinata: abbiamo visto passare avvocati e imputati ma anche tanta gente che ha chiesto, ha voluto sapere, ci ha incitato. E da quel luogo, con i nostri volti, le nostre parole attraverso le tv locali e sud sostenibile, abbiamo riproposto l'attenzione su questa morte che qualcuno vuole far dimenticare e noi vogliamo ricordare a vergogna di chi la ha causata e la ha procurata: vogliamo giustizia e verita'! Noi siamo tra quelli che non si rassegnano a che queste cose accadano e che si possano ripetere ancora e a danno di altre persone.
Attraverso le tv locali siamo entrati nelle case col volto e la voce di Caterina che, dolente e commossa, ricordava il fratello e chiedeva giustizia con le frasi che le si spezzavano in gola per una morte ingiusta che ha sottratto a lei e alla famiglia una persona bella e fragile e proprio per questo ancora più cara. Caterina, sorella di Franco, che facendo forza su se stessa ha voluto rompere la barriera del dolore che ancora attanaglia la famiglia e da cui sara' difficile disgiungersi - l'anziana madre e' in clinica e non riesce a riprendersi - parlando in prima persona ha voluto confermare la richiesta di giustizia per questa morte che lei ha definito un assassinio.
La famiglia di Franco ha gia' peraltro smentito attraverso una rivista locale e una apposita querela che abbia mai chiesto o sollecitato il TSO, come sostenuto dal sindaco di Pollica, Angelo Vassallo. Lo stesso Comitato che intende costituirsi a fianco della famiglia - lo sta verificando attraverso la disponibilita' di un'associazione che e' titolata a farlo - ha gia' contattato l'avv. Elena Coccia, storica protagonista di tante battaglie civili, per porre l'attenzione oltre che sulla morte nel reparto psichiatrico, anche sul TSO e le sue modalita' di esecuzione. Io personalmente continuo a considerare questo ricovero coatto come ingiusto e illegittimo per la sua arbitrarieta' e l'inconsistenza delle motivazioni, da ricercarsi nel pregiudizio che si nutriva verso la persona.
Chi non ricorda come il Sindaco Vassallo nelle sue varie interviste ha pre-giudicato Franco: incapace di intendere e volere, d'estate ne combinava di tutti i colori, e' meglio non parlare di cio' che combinava, poteva essere pericoloso, etc.? Eppure anche se il sindaco ha affermato che era da giorni che Franco era tenuto sotto controllo ( si dice che sia stato gia' inseguito nei giorni precedenti, una volta fino ad Agnone, dai CC), il comandante dei vigili ha dichiarato che quella mattina, quando ha chiamato in comune, gli sarebbe stato detto che era stato gia' soggetto al TSO, per cui di sua iniziativa chiamò il 118.
E allora chi teneva sotto controllo Franco se il comandante dei VVUU lo viene a sapere solo quella mattina? Cosi' come rimane inspiegabile perche' il TSO viene eseguito in un altro comune, perche' viene 'obbligato' a un ricovero ospedaliero visto il suo comportamento collaborativo - si fa sedare e gli consentono di farsi una doccia e bere un caffe' (!) - e perche' viene portato a Vallo nonostante il suo timore, rivelatosi ahime' fondato, di essere portato in quel reparto. Che non ci fossero gli estremi per un ricovero ospedaliero lo ha rilevato anche autorevolmente uno psichiatra che e' intervenuto in quei giorni su 'Il Mattino' di Salerno. Il TSO eseguito per motivi di ordine pubblico o sociale o per incapacita' di intendere e volere contrasta con le linee guida dettate dalla conferenza Stato-Regioni e recepite dalla regione Campania proprio nei giorni seguenti la morte di Franco. Il Comitato ritiene altrettanto importante sanzionare un uso disinvolto ed arbitrario di uno strumento gia' di per se' molto delicato come il TSO su cui giustamente e' da tempo avviata una discussione. Tutti i casi come quello di Franco reclamano un passo in avanti sia nella pratica psichiatrica che nell'emissione ed esecuzione del TSO. Per questo abbiamo scritto sullo striscione, dopo la richiesta di verita' e giustizia per Franco, ''E MAI PIU'!''. La morte di Franco e di tanti altri sventurati solo così potra' non essere vana e dimenticata.
Voglio anche dire infine che dietro la nostra determinazione e in questo sit-in davanti al tribunale, a fianco a noi c'era e c'e' la vostra preziosa presenza cosi' come il vostro impegno di cui vi siamo profondamente grati. Un caro saluto a tutti voi e avanti insieme in questa comune battaglia di civilta' per rendere giustizia ai nostri morti e migliorare e liberare il futuro''. - Giuseppe Tarallo

''Di certo, il fatto che la notizia non abbia avuto grande supporto mediatico non impulsa piu' profondamente il lavoro della magistratura, in termini di tempo, ne' sollecita ulteriori adesioni al Comitato. Resta a farla da padrone una logica localistica (quanto voluta da chi ritiene indispensabile separare in ''casi singoli'' una pratica di stato generalizzata, e' domanda obbligatoria...), ed una grande difficolta' a chiarire come e quanto le autorita' istituzionali abbiano legato intrinsecamente il concetto di ''malattia mentale'' al concetto di ''controllo'', individuale e di massa. Lentamente, il Comitato sta cercando di fare breccia nel muro di silenzio eretto intorno alla vicenda di Franco; ne ha parlato in Tv Ascanio Celestini, ''coincidenze contro orrori'', ma non basta a ''legare" tra loro le morti di stato dei tanti Aldrovandi, Cucchi, gli ultimi nomi segnalati recentemente, e l'elenco e' troppo tristemente lungo... Diffondiamo''. - Fiore


Si', diffondiamo, e facciamolo tutt*, e non solo per Francesco, e non solo per le persone morte per colpa della psichiatria. Facciamolo anche per tutte le persone che, a centinaia di migliaia, sono vittime indifese delle barbare, inumane, cruente e torve pratiche della psichiatria. Perche' non e' che se una persona non muore fisicamente, non ci fa niente, non e' che ci deve scappare il morto. Visto che questo articolo e' per Francesco Mastrogiovanni, prendiamo il suo caso come esempio. Lui, Franco, e' morto. Ma se cio' non fosse avvenuto, tutto cio' che hanno perpetrato ai suoi danni, andava ''bene'', l'essere legato al letto per 4 giorni senza acqua sarebbe stato ''terapeutico''? Il punto e' che decine e centinaia di migliaia di persone ricevono trattamenti similari, decine e centinaia di migliaia di persone vengono danneggiate gravemente dagli psicofarmaci e dagli altri interventi psichiatrici, E CIO' NON VA PER NIENTE BENE, NON VA ASSOLUTAMENTE. TUTTO QUESTO DEVE FINIRE


Per la foto, i link e i video:
http://senza-futuro.blogspot.com/2009/12/comunicato-sul-sit-in-per-la-morte-di.html

http://blog.libero.it/danzavibrando/8106513.html


 
 
 
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