Quotidianamente...
Vita di ufficio... ma quella è un'altra storia...
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" -
(Articolo 3 della Costituzione Italiana)
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In fondo non c’è da festeggiare visto l’andamento degli ultimi mesi (o dell’ultimo anno?). In fondo non c’è da festeggiare perché sto esaurendo i miei argomenti, ma poiché dopo tanti anni sono ancora qui a scrivere, ogni tanto, qualche insulsa banalità e ancora senza voglia di abbandonare questo spazio alla sua triste sorte, ho deciso che, in fondo, è cosa buona e giusta festeggiare.
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Post n°527 pubblicato il 12 Novembre 2009 da quotidiana_mente
Ne parlavo ieri, ma erano giorni che ci pensavo. - “Perché, secondo te, le mie compatibilità più alte, su aNobii, sono con profili maschili?”, ho chiesto - “Quanti libri di autrici hai su aNobii?”, mi è stato chiesto - “Marguerite Yourcenar, Crista Wolf, Toni Morrison, Agota Kristof, parecchie, almeno credo.” - “Jane Austen?” - “Non ho inserito tutti i libri che ho, figurarsi quelli letti anni fa.” - “Elizabeth George? Doris Lessing?” - “Beh, no, non c’è nulla, ma c’è Anne Tyler comprata solo per via di una recensione di Hornby e la lettura è stata una mezza delusione. Sarà per colpa di Lansdale, di Dick, di Ballard, Carlotto, forse considerati più letture da maschio?” - “Secondo leggi poco le donne, tutto qui.” Ci ho pensato ancora e ancora. Ho aggiunto che avevo autori considerati “femminili” nel senso che soprattutto letti da donne. Niente da fare, secondo il mio interlocutore era la scarsità di autrici a rendermi compatibile con i profili maschili, perché gli uomini leggono poco le donne. Forse è così, ma sono rimasta perplessa. - “Perché, secondo te, in palestra ho “legato” con una fanciulla che potrebbe essere mia figlia? Dopo una lezione ci siamo scambiate i numeri di cellulare e ora ci avvertiamo quando non andiamo alla nostra lezione preferita. Perché l’altra persona con la quale ho fatto la stessa cosa, è più giovane di me di oltre dieci anni? E ora quando siamo assieme in palestra sembriamo ai tempi della scuola, alla ricerca dell’ultimo banco dove sederci in pace a chiacchierare con il termosifone alle spalle?” - “Forse perché hai un comportamento giovanile.” - “Significa che non ho un comportamento da persona matura?” - “No, non significa questo.” - “Allora cosa significa? Non sono stata io a cercare la loro compagnia, il mio comportamento è sempre lo stesso che io abbia una coetanea o una persona giovane di fronte.“ Perché sì, in questi giorni sono più perplessa del solito. Perplessità irrilevanti, me ne rendo conto, ma che mi lasciano dei dubbi su me stessa. Sul mio modo di rapportarmi agli altri. In questi giorni sono più perplessa del solito, non dubbiosa, proprio perplessa. Guardo il mondo che gira intorno a me, o meglio guardo il mondo che gira con me dentro e le mie perplessità aumentano. Vado avanti lo stesso, magari mi fermo solo un po’ di più a “perplimermi”. Oggi mentre ero in coda al semaforo, respirando quanto usciva dal tubo di scarico di fronte a me, ho alzato la testa e ho ammirato un eucalipto che noncurante dello smog continua la sua corsa verso l’alto, verso il cielo. Gli eucalipti sono, per me, “casa”, quando arrivo all’aeroporto di Porto, so di essere arrivata in Portogallo, ma quando dopo qualche chilometro, mi inebrio dell’odore degli eucalipti e so di essere a casa. Qualcuno è lì da sempre, da prima di me, qualcun altro piantato dopo l’ennesimo incendio, perché crescono in fretta e riescono a riempire il vuoto lasciato dalle fiamme, ma impoveriscono la terra, si dice. Eppure sono l’odore di casa, sono il simbolo di casa. Così come il cipresso che cresce in un giardino di fronte a casa, a Roma, è l’odore della casa di mia zia Eleonor, quel cipresso quando è bagnato dalla rugiada al mattino, o di pioggia la sera, è l’odore della mia infanzia. Odorandolo riesco persino a ricordare le parole che scambiavo con le mie cugine quando giocavamo assieme, secoli fa. Tutto mi torna in mente con un semplice cipresso bagnato di rugiada. Ed è meraviglioso. Ho cercato qualche anno fa il cipresso nei dintorni di casa di mia zia: non c’era e tutto intorno era molto cambiato. Non ho voluto chiedere se c’era mai stato, perché, in fondo, voglio che il mio ricordo rimanga intatto. Su un fatto non mi sento cambiata: quello di saltare di palo in frasca. Tra una perplessità e un’osservazione, riesco benissimo a ritrovarmi fuori da ogni ragionamento iniziato. No, non sono coerente e questo non mi lascia perplessa. Invece da qualche mese, a tempo perso, mi chiedevo come si diventava gold blog, era una mia semplice curiosità. Mi chiedevo, sempre a tempo perso, se si doveva fare una richiesta o se era la piattaforma a selezionare tra i vari blog. Non avendo l’e-mail collegata al blog, nel senso che non è attiva, non la controlla mai. Mai? Diciamo che la controlla un paio di volte all’anno perché so che per ogni messaggio ricevuto, un avviso viene mandato sull’e-mail. Qualche giorno fa, sono andata a svuotare la casella di posta elettronica: in fondo, non c’era molto da cestinare, ma grande è stata la mia sorpresa quando ho visto che, a fine agosto, mi era stata mandata una e-mail con la proposta di diventare gold blog, ancora più grande è stato il mio stupore quando ho scoperto che i termini per l’accettazione erano scaduti. In effetti da fine agosto ai primi di novembre, mi è sembrato un tempo più che ragionevole per prendere una decisione. E’ stato comunque illuminante: ho capito, senza dover chiedere niente, che si diventa gold blog per scelta della piattaforma, il che, in fondo, mi sembra cosa buona e giusta. Mi sono chiesta se avrei accettato o meno (se avessi controllato per tempo la casella di posta elettronica). Non mi sono data una risposta. Però so che mi piace che il mio spazio sia “pulito”. Cambio canale ogni volta che c’è pubblicità in TV oppure tolgo l’audio, come mi sarei comportata con il mio spazio personale? Non lo so, ma, a pensarci bene, il problema non sussiste visto che i termini sono scaduti e da tempo. Almeno una risposta (mai chiesta) ad una mia domanda (mai formulata) l’ho avuta. Cosa c’entra tutto questo con le mie perplessità? Niente, ovviamente. |
Le regole, Internazionale del 30 ottobre 2009 |
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E’ stato definito il calendario in base alle esigenze degli iscritti alle varie lezioni in palestra. A furore di popolo le lezioni di fitboxe sono state spostate alle ventuno e solo per mezzora, perché non riscuotono successo. Il giovedì, invece, la durata è di un’ora e con inizio alle diciannove, il che mi va bene e poi l’istruttore, questo, mi è simpatico, o meglio non mi è antipatico. L’altro, una sera, mentre faceva lezione di pilates mi ha chiamato “amore”. Ho smesso di respirare e ho detto: “capisco che non ti puoi ricordare i nomi di tutte ma amore a me non lo dici”. Ha girato i tacchi e ha iniziato a ignorarmi. Difficile dargli torto. E così ho iniziato a frequentare le lezioni dell’istruttore “gnapetto”: ancora non abbiamo avuto modo di bisticciare. La settimana scorsa, prima dell’inizio della lezione di fitboxe, sono andata da lui e ho chiesto: “dopo quante lezioni potrò uscire per strada e urlare Adrianaaaa?”. Mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha risposto: “mai”. Ci sono rimasta male. Qualche lezione prima, avevo chiesto se dopo tanta fatica tra fitboxe, tonificazione e altre diavolerie, sarei diventata più alta, bionda e con gli occhi verdi. La sua risposta è stata efficace: “mi hai guardato?”. Ero quasi tentata di salutarlo e lasciare per sempre quel luogo di sudore. Invece, persisto pur sapendo che non vedrò mai esauditi miei desideri più reconditi. Ma, prima o poi, urlerò “Adrianaaaa” alla Rocky Balboa, così. Che poi ci penso e mi chiedo: ha senso spendere soldi per sudare? No, certo che non ha senso. E’ vero che dopo le lezioni di ginnastica, sopporto meglio qualsiasi cosa, un po’ come se diventassi di gomma e tutto rimbalzasse, ma dura poco. Troppo poco. Ho smesso di andare a letto presto perché mi svegliavo all’alba. Quando al telefono l’ho detto a mia madre, lei mi ha risposto che l’alba è l’ora migliore per godere dello spettacolo della rugiada sulle piante. Le ho ricordato che vivo in condominio e in una grande città. Mi ha risposto che non sono mai contenta. Ci sono rimasta male. Sì, ultimamente rimango male facilmente. Non è permalosità, ma una sensazione diversa, come se il mio carapace si fosse indebolito, o meglio si fosse sfilacciato e tutto mi ferisca. E’ una sensazione fastidiosa. |
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Non esco, non vedo gente e non faccio cose. In compenso vado a letto presto. |
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La presa di Roma (20 settembre 1870) comportò l’annessione di Roma al Regno d’Italia, e decretò la fine dello Stato Pontificio e del potere temporale dei Papi (fino al 1929 quando i Patti Lateranensi di fatto lo ripristinarono sulla Città del Vaticano). L’anno successivo la capitale d’Italia fu trasferita da Firenze a Roma. (click) |
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Da qualche giorno ho l’impressione che una nuvola nera si aggiri sopra la mia testa. Come se una tempesta fosse in attesa di scaricare tutta la sua potenza negativa su di me. Sono certa che si abbatterà solo su di me, lasciando indenne tutto (e tutti) quanto mi sta intorno. Non è proprio piacevole. Ogni sera rimango stupita del fatto che la tempesta ancora non si sia scatenata. Il perché di questa sensazione non mi è chiaro. Continuo come se niente fosse, ma intanto la nuvola nera è lì. Ferma in attesa. Non la vedo, ma la percepisco. La settimana scorsa ho trovato nella cassetta della posta una pubblicità per l’inaugurazione di una palestra. Ho guardato l’indirizzo: vicino a casa, molto vicino, troppo vicino. Poi, come spesso mi accade, ho ignorato il tutto. Ieri, rientrando a casa, ho ripensato alla pubblicità. Ho pensato che questa volta la montagna era venuta a Maometto: la palestra è praticamente nell’atrio di casa. Cavoletti, una vera disfatta! Sono andata a vedere: la ragazza al ricevimento era molto gentile e disponibile. “E’ il suo lavoro”, ho pensato, la palestra odorava ancora di nuovo, era spaziosa e molto luminosa. Una vera congiura. La ragazza mi ha parlato di promozioni sugli abbonamenti e mi ha mostrato gli orari, ho iniziato a controllare quelli che facevano al mio caso e quando, scherzando, ho chiesto se potevo fare una lezione di prova, lei mi ha risposto di sì, ho capito di non avere più scampo. Mi ha presentato un allenatore e abbiamo fissato una lezione di fit boxe per domani. Perché fit boxe proprio io che volevo solo fare ginnastica? Perché in quel preciso momento, ho capito di avere bisogno di sfogare i miei bassi istinti, di dare sfogo alla rabbia che, ultimamente, mi porto dentro. Ho chiesto all’allenatore se potevo portare una foto da attaccare sul sacco per meglio colpire. Lui ha risposto di sì, che potevo persino tappezzare il sacco di fotografie. Ho risposto di no, che grazie, ma una foto era più che sufficiente. Ha sorriso. Non ho capito perché, che ne sa lui di chi voglio colpire? Domani farò la prova e dopo valuterò. Tutto al più mi metterò a fare ginnastica dolce come si conviene a una signora sul viale del tramonto. Ma sì. Intanto un punto della “lista dei buoni propositi” è in fase di realizzazione. Un altro è già miserabilmente fallito: sabato ho comprato due libri. Giuda ballerino! Un dubbio sorge spontaneo: riuscirà mai un bonsai (pacifico) a colpire un sacco di fit boxe?
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Post n°521 pubblicato il 30 Agosto 2009 da quotidiana_mente
Come ogni anno, al mio rientro in ufficio, troverò sulla scrivania le cartoline natalizie dell’UNICEF. Ormai sono tre anni che è così, perché dovrebbe essere diverso proprio lunedì prossimo? Ho deciso, anch’io, di portarmi avanti con il lavoro e così ho preparato la lista dei miei buoni propositi per l’anno nuovo. Lo so, è presto. Ma Natale (e peggio ancora l’anno nuovo) arriva in un attimo e quando il calendario verrà sostituito, in un baleno, arriverà anche Pasqua. Sì. Meglio non farmi trovare impreparata. Questa è la lista dei miei buoni propositi per l’anno nuovo. Lista che, ovviamente, potrà subire modifiche, ma almeno a dieci punti voglio tenere fede. Dieci punti? L’ambizione, oggi, è al suo massimo storico! Sarà un work in progress (che fa sempre tanto trendy).
1) Prendere lezioni di guida per re-imparare (ammesso che io abbia mai saputo guidare); 2) andare in palestra (noooo, la palestra no! Noooo, la palestra no!); 3) mantenere, almeno per un mese, la promessa di non comprare nemmeno un libro. Almeno per un mese; 4) fare almeno 25 km di bicicletta durante il fine settimana per poter affrontare Vienna – Budapest lungo il Danubio (da fare quanto prima); 5) mettere soldi da parte per il regalo di matrimonio del “Piccolo” e iniziare a cercare la tariffa migliore anche se lui si sposa a maggio e non aspettare, come al mio solito, l’ultimo minuto per prenotare; 6) organizzare con Womanonthemoon un week-end a Livorno per “par condicio”; 7) organizzare le vacanze d’agosto a gennaio come fanno tutti (non ci riuscirò mai, lo so); 8) non leggere più in modo compulsivo; 9) boh; 10) mah.
Essendo una lista in “cammino”, qualche punto verrà sostituito da un altro, e qualcuno non verrà per niente rispettato. Mi conosco e la coerenza non è proprio il mio forte, non per quanto riguarda i miei buoni propositi. |
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Womanonthemoon e io abbiamo deciso che: Certo, si dovrebbe anche andare a Livorno per mettere un punto finale alla discussione se meglio l’una o l’altra città. Newsinedicola sostiene che dopo un soggiorno (anche breve) a Pisa non si torna più come prima. Infatti, io sono tornata più intelligente (la mia è un'illusione), più alta e persino bionda e con gli occhi verdi! E’ ovvio che News essendo di Livorno è di parte, noi no. |
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Io sono ancora al lavoro, continuo la mia vita quotidiana, ma i miei (scarsi) neuroni si sono dati alla macchia: scappati per chissà dove. Quello che mi inquieta di più è che non spediscono nemmeno una cartolina oppure un semplice sms per comunicarmi le loro intenzioni. Ingrati! Sarò un caso per la medicina del futuro. Immagino i luminari a chiedersi come abbia fatto una donna mediamente capace a vivere senza neuroni. Sempre che la scienza abbia intenzione di occuparsi del mio cervello… |
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Copiato dal blog di Tesi89. Si tratta di rispondere alle domande con il titolo di un libro. Sembra semplice e facile? Sembra. Provare per credere.
La ragazza del secolo scorso di Rossana Rossanda 2. Descriviti: Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello Probabilmente allegria di José Saramago (Titolo puramente indicativo e del tutto egocentrico perché la domanda andrebbe fatta agli altri e non a me) |
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Post n°516 pubblicato il 23 Giugno 2009 da quotidiana_mente
« Je fais souvent ce rêve étrange et pénétrant… » No, quella frase non c’entra niente. Quella è una poesia di Verlaine ed era all’esame di quarta media (perché in Francia le medie durano quattro anni). No. Di rado sogno oppure sogno come tutti ma da sveglia non rimane traccia di quanto vissuto durante la notte. Invece questa volta, qualche traccia è emersa lentamente durante la giornata. Era un sogno strano, forse non penetrante ma strano di sicuro. La proprietaria di casa mi voleva sfrattare. Lei non appariva mai nel sogno, e mai si è parlato di questo, ma io dovevo andare via, e lo sapevo. Ovviamente, non volevo sgomberare e continuavo la mia vita quotidiana come se niente fosse andando a lavorare ogni mattina e rientrando ogni sera a casa. Il rientro era sempre una sorpresa perché durante la mia assenza la casa cambiava: il bagno era al posto della cucina, la cucina al posto del salotto e la stanza da letto al posto del bagno. Non mi stupivo che tutto rientrasse nei vari ambienti anche se molto più piccoli di quelli all’origine edificati per loro. Nel bagno la stanza da letto trovava perfettamente il suo collocamento. Apparentemente tutto questo non mi disturbava: avevo pure sempre il mio habitat naturale anche se spostato e la vita continuava. Una sera al mio rientro mi sono accorta che c’erano delle nicchie nelle pareti dell’appartamento e tutte le stanze erano state trasferite lì. Avevo una casa vuota con delle nicchie. Dovevo cercare nei vari vani, dove erano stati spostati gli ambienti. Aprivo ogni nicchia e trovavo il bagno, la cucina, il salotto e persino la stanza da letto, aprendo la porta di quello che doveva essere lo sgabuzzino, trovavo la Signora S. che avevo svegliato accendendo la luce. Lei mi guardava stralunata e sussurrava il mio nome con un punto interrogativo. Le rispondevo che le avrei spiegato ogni cosa il mattino seguente e che continuasse pure a dormire. Il sogno si è interrotto e mi sono svegliata di colpo, di soprassalto ho acceso la luce, guardandomi intorno e non trovandoci niente di anomalo. Ero stata svegliata dal mio nome trasportato da un sussurro, un sussurro soffiato dentro al mio orecchio, un sussurro inquietante. Ho spento la luce e ho cercato di dormire. Non ricordavo nemmeno più di aver sognato. Era la seconda volta in poche notti che ero svegliata da “qualcosa”. La prima volta era stato come un soffio sulla mia guancia, un soffio dolce come una carezza ma pur sempre qualcosa di “estraneo” alla notte. Non riuscendo più a riaddormentarmi, mi sono ricordata di quando ero bambina e mia madre mi raccontava che, di notte, il respiro poteva essere rubato. Non ricordo da chi. Passai molte notti in preda allo spavento. Non ricordo perché potesse succedere, ma sapevo che “qualcuno” (o “qualcosa”) si poggiava sul petto del malcapitato e il respiro veniva rubato da questa entità non definita. Una mattina mi sono svegliata madida di sudore perché avevo avuto l’impressione che fosse successo: “qualcuno” aveva tentato di rubarmi il respiro. Da quel giorno mia madre mi vietò di dormire con il gatto sul letto, perché secondo lei era stato lui a poggiarsi sul mio petto e niente di più. Ancora oggi, per me, è un mistero. Perché mia madre raccontava “leggende” degne di togliere il sonno al più giusto dei bambini per poi trovare una spiegazione del tutto razionale quando il terrore prendeva il sopravvento? La sera precedente non avevo mangiato la peperonata né tantomeno l’impepata di cozze, ma una misera insalata. Questa è la conferma che mangiare leggero di sera non giova al mio organismo e ancora meno al mio stato mentale. |
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Una mattina, Puzzola arrivò in ufficio con voglia di parlare e, ovviamente, decise che le mie orecchie erano quelle più adatte ad ascoltare le sue chiacchiere. Quella mattina mi confessò che voleva andare in ferie. Lo incitai a partire quanto prima. Lui era indeciso tra un soggiorno in barca (lui al timone) nei pressi delle Seychelles e un soggiorno in Cina. Non avendo chiesto il mio parere, gli ho consigliato la Cina, anche se l’idea di andare fino alle Seychelles non mi lasciava indifferente. Il suo problema era la moglie: non voleva partire. Non ho imprecato perché mi so trattenere, ma ho detto che: chi ha il pane non ha denti e viceversa. Una vera ingiustizia! Qualche giorno dopo ha annunciato che sarebbe partito per la Cina per due settimane. Ho provato un po’ di invidia. Qualche libro su quell’immenso paese l’ho letto e riuscivo a immaginarmi in giro per le strade molto affollate a degustare ogni tipo di cibo, forse non proprio tutto, ma qualcosa sì. Mi ha sempre incuriosito sapere com’è il cibo cinese mangiato in Cina: sono convinta che quello che si mangia qui, in Europa, sia poco meno che un surrogato. Certo, ho anche altre curiosità, ma quella legata al cibo è, per il momento, la più grande. Sì, mi piacerebbe andare a Shangai sulle tracce di Ballard, ma so già che non troverei niente di quanto lui ha vissuto. Poi, mi piacerebbe andare fino a Macao per visitare il cimitero e controllare se è vero che ci sono lapidi con nomi portoghesi con ritratti cinesi e ritratti portoghesi con nomi cinesi. Così, una curiosità come un’altra. Sì, in quel momento invidiavo Puzzola e il suo viaggio. Non riuscivo, però, a vederlo nei panni di un novello Marco Polo. Quando ho parlato di cibo, sul suo viso si è disegnata un’espressione simile al disgusto e ha subito precisato che lui avrebbe mangiato solo in albergo. Da cinque stelle in su. Ovviamente. Che gusto c’è ad andare così lontano per mangiare internazionale? Non mi ha risposto. E’ stato via per due settimane: nonostante io non abbia sentito la sua mancanza, è tornato. Il suo ritorno era pieno di ricordi… cinesi. Sembravano scatole: ne apriva una e subito un’altra si scoperchiava. Quasi una tortura. Cinese. Sono tre giorni che parla della Cina, che racconta della Cina. Ieri, è arrivato in ufficio con una busta. E’ entrato nella mia stanza con l’aria guardinga. Sembrava una spia con il nemico alle calcagna. Ha aperto la busta e sulla mia scrivania sono apparsi tre foulard: potevo scegliere quello che mi piaceva di più prima che arrivasse la mia collega. Ho scelto. Di sua spontanea volontà mi ha regalato una scatola con dei pettinini in bambù con dei “dadi” che non sono dadi; mi ha spiegato che c’è tutta una tradizione dietro a quei pettinini ma non sapeva quale. Ho ringraziato educatamente, ma aveva ancora voglia di parlare e ha iniziato a raccontarmi dell’importanza della numerologia in Cina. Ascoltandolo, ho scoperto che il quattro è il numero peggiore che ci sia. Persino le guide turistiche non accettano gruppi composti da tre persone, almeno che non siano accompagnati anche da un autista oppure da una seconda guida oppure siano disposti all’aumento consistente della loro parcella. Tutto purché si vada oltre il numero quattro. Ho meditato un po’ e ho detto che nella mia data di nascita il numero quattro è molto presente. Il suo sguardo è stato di orrore: non vada mai in Cina, mi ha risposto, lì sarebbe considerata la persona più sfigata dell’universo. Dell’Universo? Mi è sembrata un’affermazione un po’ forte. Mica sarò l’unica con il numero quattro ripetuto all’infinito (o quasi) nella data di nascita. Lui non ha risposto. Per accentuare la mia sfiga universale ho precisato di essere anche femmina, il che, in Cina, non è la condizione migliore. L’avrebbero affogata appena nata, ha detto Puzzola. Altro che stupore. Non l’ho degnato né di uno sguardo, né di una parola. Per compensare tanto orrore, ha confessato che lui non era piaciuto alle donne cinesi. Volevo precisare che, secondo me, nemmeno alle donne italiane piace, ma non ho avuto il tempo, perché si è sentito in obbligo di spiegarmi il perché, come se ce ne fosse bisogno! Non piace, secondo lui, perché è troppo abbronzato e villoso. Secondo me, i motivi sono altri, ma anche in questo caso ho taciuto. E’ bello arrivare alla mia veneranda età e scoprire di essere perseguita dalla sfiga (universale). Ora mi spiego perché merito tutto questo: questo direttore, questa collega, questa classe politica e tante altre cose di cui non starò a raccontare. Però, se sono arrivata alla mia veneranda età nonostante la sfiga (universale) senza grandi danni e grossi traumi, non vedo perché iniziare ad angustiarmi proprio ora. Ah, ovviamente, il numero fortunato in Cina è l’otto… che sarebbe due volte quattro il che, secondo me, lo rende un po’ meno sfigato. Così, perché ho deciso. Così, perché io non sono cinese. Ora dovrò rivolgermi a qualche cinese doc per capire come funzionano i “dadi” e i pettinini. Ci deve essere un nesso, ma forse il nesso non c’è. Forse sono semplici pettinini anche se molto graziosi e i dadi solo spiegazioni sull’uso dei pettini. Potrei raccontare altro del viaggio di Puzzola che ha tenuto a precisare che la sua camicia, in pura seta, è costata due Euro… non oso immaginare quanto abbia pagato i foulard. Ma è il pensiero che conta. Ovvio. |
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Post n°514 pubblicato il 10 Giugno 2009 da quotidiana_mente
AAA – Idea cercasi. Anche usata. |

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