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Creato da: sebregon il 12/01/2008
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Messaggi di Giugno 2012

 

PIETRO O DELL'ESITENZA RIUSCITA NONOSTANTE TUTTO

Post n°566 pubblicato il 29 Giugno 2012 da sebregon

 

SANTI PIETRO E PAOLO



 

Gv 21,15-19
 
[ Dopo che si fu manifestato risorto ai suoi discepoli, ] quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

 

Il Signore interroga Pietro ma in verità é come se rivolgesse la sua domanda a ciascuno di noi. E capiamo dalla sua insistenza che egli conosce davvero di che pasta siamo fatti qui in questa nostra terra e in questa nostra concreta storia umana. Noi infatti non riusciamo a totalizzare il nostro 'sì' una volta per sempre, salvo in casi eccezionali come il martirio, ma abbiamo sempre bisogno di riattualizarlo in quanto nel cammino dei 'sì' ci viene data la possibilità di approfondirne la portata perchè  sappiamo quanto siamo superficiali.

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Pietro nel periodo che stette con il Signore era disposto a morire per lui ma poi lo tradì. I suoi 'sì' erano legati all'immagine sbagliata che aveva di lui e solo dopo il suo pentimento poté dare spessore di verità ai suoi 'sì'. Il Signore dunque ci offre continue occasioni per dirgli il nostro sì perché in questo modo ci offre anche la possibilità di conoscerlo di più.

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Ogni 'sì' infatti ci apre la porta verso una maggiore intimità con lui e dunque non si tratta di 'sì' uno uguale all'altro ma sempre di un 'sì'  che beneficia del suo infinito amore  donatoci perchè possiamo viverne aspetti sempre nuovi. Il Signore dunque attestandosi al funzionamento della nostra umanità tiene in grande considerazione la relazione che riusciamo ad intrattenere con lui ed allora se abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo dobbiamo chiederci come possiamo fare per incrementare questo rapporto.

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Per Pietro arrivare a quei 'sì' ha significato il superamento della sua modalità troppo passionale ed alla fine insincera d'essere nella realtà. Modalità che non gli aveva permesso di vedere come il Signore lo amasse così profondamente da permettergli di perdonarlo subito dopo il suo tradimento. Insomma Gesù lo ha amato in una situazione in cui dal punto di vista umano avrebbe avuto tutte le ragioni per essere arrabbiato con lui. Pietro invece non aveva saputo ricambiarlo in una situazione di altrettanto grande valore testimoniale ma non così tragica come quella del Signore. Pietro attraverso il suo tradimento ha scoperto fino in fondo ed in modo assoluto il valore della fedeltà che dopo potrà testimoniare per tutta la  vita tanto da morire anche lui in croce. Nello stesso modo avvicinarsi al Signore significa anche portare a verità l'essenza stessa della nostra umanità e cioé dargli un futuro per sempre perché è ciò che vogliamo veramente: noi vogliamo amare ed essere amati per tutto ció che c'è di buono in noi ed il Signore che ci incontra vuole essere l'alleato che ci aiuta a portare avanti questo nostro progetto intanto che ci apre nuovi orizzonti.

 

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La nostra vita e la Parola

Spirito del Signore, aiutaci a decentrarci dalle nostre piccole prospettive nel tempo stesso che ci apriamo al tuo amore ed all'incontro con la tua infinita grandezza.

 

Gabriele Patmos     

 
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ABBIAMO BISOGNO DI MOLTO DISCERNIMENTO PER NON CADERE ENALLA RETE DEI FALSI PROFETI

Post n°565 pubblicato il 26 Giugno 2012 da sebregon

XII SETTIMANA DEL T.O. - MERCOLEDÌ

                      

 

Mt 7, 15-20
 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».

 

 

 Gesù pone una discriminante ben precisa che ci aiuta a giudicare della bontà delle nostre azioni ricorrendo ad un  esempio  che i contadini sanno leggere con più partecipazione che non gli abitanti della cittá. Questi, soprattutto oggi con il prevalere del primato della  coscienza, credono di saper  riconoscere ció che é bene da ció che non lo é.

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Gesù peró slega  il riconoscimento del bene dalla sola coscienza individuale  preferendo un foro più vasto dove tutti possono riconoscerlo. Dunque se puó passare l'idea di un ambito in cui é sacrosanto rispettare la volontà delle singole persone, non altrettanto puó passare l'idea che ogni affermazione della volontà personale sia di fatto un bene sia per la persona che per la stessa società. Il bene dunque si attesta anche in un ambito oggettivo in cui una coralitá di persone di ogni provenienza può constatarne l'oggettivo valore.

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Questo comporta rispetto alle azioni delle persone un giudizio non affrettato e la capacitá di saper aspettare che attraverso i frutti si manifestino le vere intenzioni di chi li ha prodotti. Inoltre Gesù non rivolge i suoi consigli all'attenzione di un 'tu' ma di una pluralità di persone che assieme dunque possono mettere in atto più criteri di discernimento per capire con chi hanno a che fare e ciò ci fa capire quanto sia bello e sicuro poter condividere la strada con chi crede veramente nelle parole del Signore Gesù.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore, oggi in molti soffriamo per la mancanza di una vera comunità e per questo ti chiediamo di suscitarne tante perchè grazie alla loro presenza il regno di Dio possa espandersi  per aumentare nel mondo  la gioia di vivere.

Gabriele Patmos

 
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LA PASSIONE PER I DIFETTI DEGLI ALTRI OSCURA L'ORIZZONTE DEI NOSTRI

Post n°564 pubblicato il 25 Giugno 2012 da sebregon

XII SETTIMANA DEL T.O. - LUNEDÌ

 

Mt 7, 1-5
 
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello». 


L'invito che Gesù ci rivolge è a guardarsi prima dentro e poi fuori. Spesso il nostro attivismo professionale, politico, e religioso soffoca ogni introspezione che ci aiuterebbe a prendere le distanze  dagli affanni che ci abtano per ottenere risultati e consolidare i nostri progetti,  fino a renderci ciechi e  insensibili alla realtà che ci circonda. La conseguenza è che seppur animati dalle migliori intenzioni, finiamo per non essere capiti e viviamo nell'illusione. Se abbiamo il coraggio di fermarci, possiamo avvertire le forze che ci abitano e in quale direzione queste ci spingono. Le parole di questo vangelo sono anche fondamentali per formulare  un'etica  che  parta da alcune domande su di noi che ci facciamo davanti allo specchio o nel sonno, o nell'intimo gioco tra il pubblico e il privato, tra interiorità ed esteriorità. Solo diventando una nostra inquietudine personale l'etica, vive anche nella società, nella politica,  nelle religioni.

Ivan Valleverde

 
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DOV'E' IL NOSTRO CUORE? QUESTA SEMPLICE DOMANDA POTREBBE AIUTARCI NEL CASO FOSSE ALTROVE

Post n°563 pubblicato il 22 Giugno 2012 da sebregon

 

XI SETTIMANA DEL T.O. - VENERDÌ

                                         

 

Mt 6, 19-23


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

 

Un invito quanto mai attuale. Oggi che i paesi occidentali sentono traballare il sistema economico capitalista basato sul profitto, sarebbe una grande occasione per tutti poter riflettere sulla “vacuità” e l’”impermanenza”, per usare una terminologia cara ai buddisti, e cercare di entrare in contatto con i nostri veri bisogni, che non corrispondono affatto a quanto ci viene additato come necessario o addirittura indispensabile dalla nostra società consumistica.

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I tesori accumulati sulla terra, legati alle “cose”, sono destinati a consumarsi nel tempo e, soggetti alla bramosia, non valgono nulla rispetto a quelli spirituali, legati alla relazione e all’amore.

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E chi ha occhi solo per ciò che è materiale dovrà prima o poi accorgersi che è dotato di una vista ben corta, perché non vede il valore reale di ciò che, per essere immateriale, è infinitamente più prezioso. Come tanti re Mida, coltiviamo l’illusione di trasformare tutto in oro. Salvo accorgerci, tardi, che così facendo finiamo con il non possedere nulla di quanto ci serve davvero…

 

alessandra callegari

 
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METTERE NELLA CUSTODIA LA TROMBA DEL PROPRIO IO POTREBBE ESSERE UNA COSA MOLTO SALUTARE

Post n°562 pubblicato il 19 Giugno 2012 da sebregon

XI SETTIMANA DEL T.O.  - MERCOLEDÌ

 

 


 

 
 
Mt 6, 1-6. 16-18

 
In quel tempo, Gesù di
sse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».


Descrivendoci queste varie scene il Signore ci fa riflettere non solo sulle nostre azioni ma anche di fronte a chi le facciamo. Ed infatti è proprio vero che quando agiamo avvertiamo di porre in essere qualcosa che entra subito in un sistema di comunicazione. Quando agiamo comunichiamo ed allora il nostro problema è quello di capire come porci di fronte agli altri.

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Il mondo di oggi, abolita la percezione che c’è un Padre che vede nel segreto, sembra completamente esteriorizzato e privo di mistero. Quando infatti si è completamente segnati dai gusti della moda allora solo ciò che è esteriore esaurisce il tutto della persona. Oggi in tanti prevale il dominio della visione ed il controllo totale della situazione tramite gli occhi e dunque di riflesso chi controlla si presta di fatto ad essere controllato con tutte le strategie personali che deve mettere in atto per fare una buona ed impeccabile figura. 

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Inoltre visto che siamo persone diverse per studi, per cultura, per religione e che anche contro voglia ci troviamo a vivere  molte volte gomito a gomito può succedere che il nostro essere gettati nelle nostre esteriorità ci produca una vicendevole cancellazione per cui non riusciamo più a coglierci come figli di Dio ma come vestiti di un qualcosa che è tutto lì e che se non ci piace possiamo benissimo ignorare assieme al suo portatore.

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Questo modo di esserci nella realtà è una grave perdita che ci disumanizza e ci rende disponibili a qualsiasi richiamo della mondanità a scapito di una visione più profonda  che potrebbe invece aiutarci ad intercettare il dono del Padre ed il modo come vuole che anche noi doniamo. Il Signore apprezza alcune cose  fatte in segreto,  e cioè di fronte a lui. Egli ci dice che queste azioni saranno ricompensate  e cioè che non riceveranno subito una ricompensa ma solo nel futuro. Ciò significa che nella dinamica dei rapporti con il Signore acquista un ruolo importante la fiducia, e cioè l’assoluta certezza che le parole del Signore sono vere.

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Metterci nella disposizione dell’attesa della ricompensa che avverrà un giorno ci libera  dal volerla nel presente e ciò ci rende più obiettivi verso la vita stessa, più disincantati davanti a tutti gli ammaliatori che vorrebbero proporci subito un pieno di felicità che poi nei fatti non esiste. Al cristiano basta sapere d’avere un Padre che conserva una ricompensa per noi che saprà darci al moento opportuno non solo nell’altra vita ma anche in questa

La nostra vita e la Parola

Spirito del Signore, dacci la luce di un vero discernimento perché non cerchiamo di proporre le nostre azioni per averne un vantaggio presso la pubblica opinione ma solo per ricevere una tua benedizione per averle fatte solo davanti a Te.
 
Gabriele Patmos

 
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SE L'AMORE E' PRESENTE COME ABITUDINE DI VITA, ANCHE SE SEMPRE DA ATTIVARE, ALLORA PREVARRA' SEMPRE SULL'ODIO

Post n°561 pubblicato il 18 Giugno 2012 da sebregon

XI SETTIMANA DEL T.O. ANNO PARI – LUNEDÌ

Mt 5, 38-42

 
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu d
etto: “Occhio per occhio” e “dente per dente”. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle».

Le parole di Gesù sembrano dettate da un trattato di sapienza popolare che all'apparenza non dovrebbero suscitare particolari difficoltà nell'accettarle. Il problema è che dentro a ciascuno di noi,
quando si riceve un’ingiustizia, c’è una voce che grida e vuole che in qualche modo sia richiusa la ferita profonda che il nemico ha provocato.

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La cosa che si sente di più è la bruciatura ed il dolore mentre non si vogliono fare più giochi di comprensione che ci allontanino dal considerare la nostra buona ragione e la violenza subita. Si entra così in un pericolo aveva  dato con in più l’aggravante della  premeditazione. Gesù poi ci aiuta a capire qual’è la radice malvagia che ci porta a rispondere con la stessa lunghezza d’onda di chi ci ha offeso.

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Questa radice è l’attaccamento, a ciò che possediamo o organizziamo o ci preme fortemente, al di là di un limite giusto ed umano.  Inoltre in una risposta incoerente con i valori evangelici c’è anche una sbaglita valutazione della nostra persona e del suo posto nel mondo. Infatti quanto più ci sentiamo grandi ed importanti tanto più l’offesa che ci viene fatta assume dei contorni spropositati. 

 

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Nella valutazione poi del nostro diritto violato viene oscurata qualsiasi considerazione sulle motivazioni dell’altro e su nostre responsabilità che magari non meritavano un risposta sproporzionata, ma che forse ne sono la causa. Certo poi vi sono anche gli attacchi completamente ingiustificati di fronte ai quali l’unica cosa da far, se si riesce, è fuggire.

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Tornando al modo come affrontare situazioni così pericolose per la propria vita e per quella dell’altro occorre tenere in considerazione anche  l’ambito relazionale di chi offende. Infatti con una nostra risposta     antievangelica si può compromettere ingiustamente l’ambito di vita che l’altro si è creato che è come uccidere l’altro due volte.

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Mi vengono in mente le parole di Giacomo apostolo che dice: 13] il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio. (Gc 2,13). Detto questo ricordiamoci pure delle parole di Gesù di fronte a chi gli aveva dato uno schiaffo: Aveva appena detto questo, che una delleguardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: "Così rispondi al sommo sacerdote?". Gli rispose Gesù: "Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?". (Gv 18,22-23) : non sono le parole di uno che subisce supinamente.

 

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La nostra vita e la Parola

Spirito del Signore, smorza in
noi lo spirito di vendetta contro chi ci ha offeso perché in questo modo meriteremo di allargare la nostra compagnia su questa terra.

 

Gabriele Patmos

 
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SE CI AMASSIMO COME CI AMA LUI CHE DIVERSI SAREMMO!

Post n°560 pubblicato il 15 Giugno 2012 da sebregon

VENERDÌ DELLA
TERZA SETTIMANA DOPO PENTECOSTE
SACRATISSIMO CUORE DI GESÙ


 




 Gv 19, 31-37

Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato - era infatti un giorno solenne quel sabato -, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via.Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all'uno e all'altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».


Molti anni fa vivevo in modo un pò frenetico,la mia agenda era sempre piena di impegni, rallentare e fermarsi un pò, mi era un pò difficile. Mi è stato possibile farlo veramente solo alla presenza di un vegliardo, oblato di Maria, padre spirituale nel santuario di Rho. Il nostro incontro è avvenuto proprio negli ultimi anni della sua vita, lui aveva 83 anni ma la mente e il suo Spirito erano più che limpidi e forti.

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Come un padre mi accoglieva e i suoi non erano insegnamenti spirituali classici, mi educava invece attraverso dettagli della sua biografia di prete che ha avuto tante difficoltà, ma anche tanti entusiasmi e tante fortune.La sua terapia consisteva nel celebrare una liturgia eucaristica del risveglio. Dopo alcuni incontri mi consigliò di leggere -La vita in Cristo- di Nicola Cabasilas laico vissuto nel periodo finale dell' Impero bizantino, che viveva nel tumulto del suo tempo, che non doveva essere molto diverso dal nostro di oggi.

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In questo libro Cabasilas consiglia una vita liturgica molto intensa a tutti, ma in particolare a chi vive nel mondo e cosi scriveva: “Sappi che nel tuo cuore si trova Cristo e che, se tu ti affidi a Cristo il tuo cuore sarà conservato.”. C'è un culmine del mio ricondurmi a Gesù, che avviene nella Preghiera Eucaristica, proprio al centro della celebrazione della messa.

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Ho sempre sentito e vissuto le parole “ e subito ne uscì sangue ed acqua “ come l'inizio e insieme il termine ultimo al quale ricondurre tutta la mia dispersività, la mia volatilità, per centrarmi nel cuore di Gesù. É questo il momento in cui abbandonare ogni ragionamento e ogni irrequietezza per stare con Lui, mettendoci a sua completa disposizione.

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Questo avviene non solo durante una messa, ma sempre quando un campanello suona dentro di noi e risveglia il nostro cuore per Lui. E così avviene che mi senta intensamente toccato da una semplice e bella celebrazione liturgica, che mi mette in contatto con il mistero della vita e che inizia con le parole “ e subito ne uscì sangue ed acqua “.


Ivan Valleverde

 
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ACCETTARE IL RAPPORTO CON GESU' SIGNIFICA CONFRONTARSI CON LA REALTAA' VIVA E NON FORMALE DELLA VITA

Post n°559 pubblicato il 13 Giugno 2012 da sebregon


X SETTIMANA DEL T.O. ANNO PARI - MERCOLEDÌ
SAN ANTONIO DI PADOVA (m)



 

 

 

Mt 5, 17-19

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia
venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande ne
l regno dei cieli».
  
Una pagina importante, in cui Gesù dà piena testimonianza della continuità tra il suo messaggio e quello dei profeti che lo hanno preceduto. Tanto più importante perché ci ricorda che, spesso, siamo fuorviati da questioni di linguaggio e non ci rendiamo conto che, con parole diverse, si possono dire di fatto cose simili, se non le stesse.

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Da un lato, è vero, Gesù ha portato un messaggio nuovo rispetto all’Antico Testamento, proponendo un Dio amorevole e pieno di compassione (un Dio Padre/Madre, mi viene da dire) rispetto al Padre severo e giudicante di tante pagine della Bibbia; dall’altro, ha continuato una tradizione, mantenendo viva la parola dei grandi profeti.

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Del resto, Gesù era uomo del suo tempo, nato e cresciuto in un certo ambiente culturale. La sua capacità di parlare una lingua nuova non poteva non accompagnarsi a quella di salvaguardare una tradizione – tanto più importante per un popolo come quello degli Ebrei – non solo culturale, storica, sociale ma anche linguistica.

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E salvaguardare i precetti della Legge era fondamentale, tanto quanto lanciare strali - come Gesù ha pure fatto negli anni del suo insegnamento – contro coloro che, di quella stessa Legge, avevano ormai tradito lo spirito, mantenendone un’osservanza puramente formale. Cosa che, in effetti, sarebbe salutare anche al giorno d’oggi…

 

 

 

Alessandra Callegari

 
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IN QUESTA VITA E' POSSIBILE SPERIMENTARE LUCE DI GIOIA E BENE CHE RISCALDA IL CUORE

Post n°558 pubblicato il 10 Giugno 2012 da sebregon

X SETTIMANA DEL T.O.


 

 




 Mt 5, 13-16


 
 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».



Il Signore Gesù qui ci invita espressamente a prenderci la responsabilità d’essere luce e realizzatori d’opere buone. Non è poco ciò che egli ci chiede nel senso che ci provoca a guardarci dentro ed affermare davanti alla nostra stessa coscienza d’essere tutto ciò che egli dice.

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La perplessità che ci troviamo addosso è legata alla tendenza del tutto umana d’essere dubbiosi ed incerti su che cosa sia veramente bene e portatore di luce.

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Tuttavia se il Signore così si è espresso allora è possibile, per  chi si professa suo seguace, sostenere la gloria ( in ebraico gloria significa ‘peso’ ) di questa posizione che richiede d’avere una consistenza umano/spirituale di tutto rispetto.

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Nel mondo delle parole, e dunque anche in quello dello scrivere, risulta ostico a chi ha un minimo di sensibilità affermare d’essere un  portatore di bene e di luce perché si corre sempre il rischio  di vantarsi e dunque di diventare un portatore vuoto di ciò che si vuole far credere  buono e luminoso.

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Le cose cambiano quando nella vita si percepisce d’essere un anello piccolo, è vero, ma importante di un disegno che passa anche attraverso la propria azione. Dove non si tratta solo di un passaggio, come può succedere per l’acqua che passa lungo una pompa in cui i due elementi rimangono completamente diversi, ma di una compenetrazione profonda tra ciò che si è ricevuto, come lo si è elaborato e poi come lo si è ridato agli altri. Del vero credente allora non può essere quella gioia del guardarsi allo specchio per dirsi quanto si è bravi ma  quella in cui si è stati fedeli interpreti di quel bene e di quella luce che ad un certo momento della propria  vita ha colpito il cuore.

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Lo stesso Signore Gesù però non ha lasciato che fossimo noi soltanto, soggettivamente considerati, i giudici delle nostre azioni ma ci ha fornito degli indicatori che ci aiutano a capire, se ce ne fosse bisogno perché ricordiamolo la coscienza se la si interroga umilmente è privilegiata bocca della verità,   cosa veramente abbiamo testimoniato: noi stessi o un valore più grande.

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“ Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.  Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. (Mt 7, 16-21) Gesù ci fa capire che se l’albero è buono non può che produrre frutti buoni e così pure che va bene essere umili, perché tutto ciò che si ha lo si è ricevuto, ma anche che la pratica del bene crea sostanza duratura e stabile di vita buona.

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Coraggio dunque e non tiriamoci giù ma credendo nelle parole del Signore assumiamo nella nostra vita la gioia d’essere portatori di luce e di bene, sempre nel timor di Dio, ma nella gioia di esserlo.

 

La nostra vita e la Parola

 

Spirito del Signore fa che non entriamo mai nelle situazioni con la boria d’essere nel vero e nel giusto ma solo con quell’umile spirito di servizio coma ha fatto il tuo Gesù per portare la sua testimonianza di luce e di bene.

 

Gabriele Patmos

 

 
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"IO HO VINTO IL MONDO": QUESTO DICE IL SIGNORE. COME? NON E' COSA DA CHI HA LA PUZZA SOTTO AL NASO

Post n°557 pubblicato il 08 Giugno 2012 da sebregon

IX SETTIMANA DEL T.O. – VENERDÌ

 

 

 

 

2 Tm 3, 10-16

Figlio mio, tu mi hai seguito da vicino nell’insegnamento, nel modo di vivere, nei progetti, nella fede, nella magnanimità, nella carità, nella pazienza, nelle persecuzioni, nelle sofferenze. Quali cose mi accaddero ad Antiòchia, a Icònio e a Listra! Quali persecuzioni ho sofferto! Ma da tutte mi ha liberato il Signore! E tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati. Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannando gli altri e ingannati essi stessi. Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.

 
Sembra che la vita cristiana correttamente vissuta non possa essere priva di persecuzioni.

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                                            BHATTI - MARTIRE CRISTIANO

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Se però guardiamo a ciò che Paolo scrive dopo scopriamo che i malvagi andranno di male in peggio. E dunque le persecuzioni del cristiano devono essere viste non come una sofferenza  che non si patirebbe se non si fosse cristiani. Le sofferenze in questa vita sembra che cadano a pioggia su tutti ma un conto è viverle da giusti un altro viverle da malvagi.

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Nel primo caso si è aiutati come lo è stato Paolo che può dire: “Quali persecuzioni ho sofferto! Ma da tutte mi ha liberato il Signore!”. La testimonianza di Paolo ci consola ma per non illuderci dobbiamo interrogarci a fondo sul significato delle sue parole e sul senso della liberazione avuta dal Signore.

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Dobbiamo recuperare un filo rosso che ci porti indietro all’esperienza dello stesso Gesù ed allora vengono in mente  quelle parole del Maestro dette nel momento più significativo della sua vita e cioè nell’ultima cena: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.” (Gv 15,11).

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E’ incredibile che  in un momento così tragico il Signore abbia potuto dire queste parole ma se le ha dette vuol dire che ha potuto attingere ad una realtà sconosciuta a noi umani, quella della gioia nonostante la sofferenza,  che, grazie a lui, potrà essere vissuta dai cristiani  ogni volta che vivranno in qualche modo stessa esperienza di persecuzione. 

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La mente razionale non potrà mai capire il mistero racchiuso nelle parole del Signore perché sarà portata ad equivocare e ad attribuire  alla liberazione un senso fisico con il risultato di inficiare, se la sofferenza fisica permane, la credibilità della parola del Signore.

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La fede però che ci sostiene e ci fa vivere sa che quelle parole sono spirito e vita tanto da poter dire che non più la fede ci dice che sono vere ma la nostra stessa vita. A rafforzare il senso di luminosa verità delle parole di Gesù ve ne sono delle altre che dicono:”Vi ho dette queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazioni, ma abbiate fiducia: io ho vinto il mondo.”.


La nostra vita e la Parola


Spirito del Signore, aiutaci ad aver fiducia nella promessa del Signore perché quando ci troveremo nella prova non dimentichiamo ciò sappiamo e professiamo.

Gabriele Patmos

 
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