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Creato da: sebregon il 12/01/2008
Commento alle letture della liturgia del giorno
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Messaggi di Giugno 2012
Post n°566 pubblicato il 29 Giugno 2012 da sebregon
SANTI PIETRO E PAOLO
Gv 21,15-19
Il Signore interroga Pietro ma in verità é come se rivolgesse la sua domanda a ciascuno di noi. E capiamo dalla sua insistenza che egli conosce davvero di che pasta siamo fatti qui in questa nostra terra e in questa nostra concreta storia umana. Noi infatti non riusciamo a totalizzare il nostro 'sì' una volta per sempre, salvo in casi eccezionali come il martirio, ma abbiamo sempre bisogno di riattualizarlo in quanto nel cammino dei 'sì' ci viene data la possibilità di approfondirne la portata perchè sappiamo quanto siamo superficiali. .
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Pietro nel periodo che stette con il Signore era disposto a morire per lui ma poi lo tradì. I suoi 'sì' erano legati all'immagine sbagliata che aveva di lui e solo dopo il suo pentimento poté dare spessore di verità ai suoi 'sì'. Il Signore dunque ci offre continue occasioni per dirgli il nostro sì perché in questo modo ci offre anche la possibilità di conoscerlo di più. .
. Ogni 'sì' infatti ci apre la porta verso una maggiore intimità con lui e dunque non si tratta di 'sì' uno uguale all'altro ma sempre di un 'sì' che beneficia del suo infinito amore donatoci perchè possiamo viverne aspetti sempre nuovi. Il Signore dunque attestandosi al funzionamento della nostra umanità tiene in grande considerazione la relazione che riusciamo ad intrattenere con lui ed allora se abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo dobbiamo chiederci come possiamo fare per incrementare questo rapporto. .
Per Pietro arrivare a quei 'sì' ha significato il superamento della sua modalità troppo passionale ed alla fine insincera d'essere nella realtà. Modalità che non gli aveva permesso di vedere come il Signore lo amasse così profondamente da permettergli di perdonarlo subito dopo il suo tradimento. Insomma Gesù lo ha amato in una situazione in cui dal punto di vista umano avrebbe avuto tutte le ragioni per essere arrabbiato con lui. Pietro invece non aveva saputo ricambiarlo in una situazione di altrettanto grande valore testimoniale ma non così tragica come quella del Signore. Pietro attraverso il suo tradimento ha scoperto fino in fondo ed in modo assoluto il valore della fedeltà che dopo potrà testimoniare per tutta la vita tanto da morire anche lui in croce. Nello stesso modo avvicinarsi al Signore significa anche portare a verità l'essenza stessa della nostra umanità e cioé dargli un futuro per sempre perché è ciò che vogliamo veramente: noi vogliamo amare ed essere amati per tutto ció che c'è di buono in noi ed il Signore che ci incontra vuole essere l'alleato che ci aiuta a portare avanti questo nostro progetto intanto che ci apre nuovi orizzonti.
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La nostra vita e la Parola Spirito del Signore, aiutaci a decentrarci dalle nostre piccole prospettive nel tempo stesso che ci apriamo al tuo amore ed all'incontro con la tua infinita grandezza.
Gabriele Patmos
Post n°565 pubblicato il 26 Giugno 2012 da sebregon
XII SETTIMANA DEL T.O. - MERCOLEDÌ
Mt 7, 15-20
Gesù pone una discriminante ben precisa che ci aiuta a giudicare della bontà delle nostre azioni ricorrendo ad un esempio che i contadini sanno leggere con più partecipazione che non gli abitanti della cittá. Questi, soprattutto oggi con il prevalere del primato della coscienza, credono di saper riconoscere ció che é bene da ció che non lo é. .
. Gesù peró slega il riconoscimento del bene dalla sola coscienza individuale preferendo un foro più vasto dove tutti possono riconoscerlo. Dunque se puó passare l'idea di un ambito in cui é sacrosanto rispettare la volontà delle singole persone, non altrettanto puó passare l'idea che ogni affermazione della volontà personale sia di fatto un bene sia per la persona che per la stessa società. Il bene dunque si attesta anche in un ambito oggettivo in cui una coralitá di persone di ogni provenienza può constatarne l'oggettivo valore. .
. Questo comporta rispetto alle azioni delle persone un giudizio non affrettato e la capacitá di saper aspettare che attraverso i frutti si manifestino le vere intenzioni di chi li ha prodotti. Inoltre Gesù non rivolge i suoi consigli all'attenzione di un 'tu' ma di una pluralità di persone che assieme dunque possono mettere in atto più criteri di discernimento per capire con chi hanno a che fare e ciò ci fa capire quanto sia bello e sicuro poter condividere la strada con chi crede veramente nelle parole del Signore Gesù.
La nostra vita e la Parola
Spirito del Signore, oggi in molti soffriamo per la mancanza di una vera comunità e per questo ti chiediamo di suscitarne tante perchè grazie alla loro presenza il regno di Dio possa espandersi per aumentare nel mondo la gioia di vivere. Gabriele Patmos
Post n°564 pubblicato il 25 Giugno 2012 da sebregon
XII SETTIMANA DEL T.O. - LUNEDÌ
Mt 7, 1-5 Ivan Valleverde
Post n°563 pubblicato il 22 Giugno 2012 da sebregon
XI SETTIMANA DEL T.O. - VENERDÌ
Mt 6, 19-23
Un invito quanto mai attuale. Oggi che i paesi occidentali sentono traballare il sistema economico capitalista basato sul profitto, sarebbe una grande occasione per tutti poter riflettere sulla “vacuità” e l’”impermanenza”, per usare una terminologia cara ai buddisti, e cercare di entrare in contatto con i nostri veri bisogni, che non corrispondono affatto a quanto ci viene additato come necessario o addirittura indispensabile dalla nostra società consumistica. .
. I tesori accumulati sulla terra, legati alle “cose”, sono destinati a consumarsi nel tempo e, soggetti alla bramosia, non valgono nulla rispetto a quelli spirituali, legati alla relazione e all’amore. . . E chi ha occhi solo per ciò che è materiale dovrà prima o poi accorgersi che è dotato di una vista ben corta, perché non vede il valore reale di ciò che, per essere immateriale, è infinitamente più prezioso. Come tanti re Mida, coltiviamo l’illusione di trasformare tutto in oro. Salvo accorgerci, tardi, che così facendo finiamo con il non possedere nulla di quanto ci serve davvero…
alessandra callegari
Post n°562 pubblicato il 19 Giugno 2012 da sebregon
XI SETTIMANA DEL T.O. - MERCOLEDÌ
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Il mondo di oggi, abolita la percezione che c’è un Padre che vede nel segreto, sembra completamente esteriorizzato e privo di mistero. Quando infatti si è completamente segnati dai gusti della moda allora solo ciò che è esteriore esaurisce il tutto della persona. Oggi in tanti prevale il dominio della visione ed il controllo totale della situazione tramite gli occhi e dunque di riflesso chi controlla si presta di fatto ad essere controllato con tutte le strategie personali che deve mettere in atto per fare una buona ed impeccabile figura. .
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Inoltre visto che siamo persone diverse per studi, per cultura, per religione e che anche contro voglia ci troviamo a vivere molte volte gomito a gomito può succedere che il nostro essere gettati nelle nostre esteriorità ci produca una vicendevole cancellazione per cui non riusciamo più a coglierci come figli di Dio ma come vestiti di un qualcosa che è tutto lì e che se non ci piace possiamo benissimo ignorare assieme al suo portatore. .
. Questo modo di esserci nella realtà è una grave perdita che ci disumanizza e ci rende disponibili a qualsiasi richiamo della mondanità a scapito di una visione più profonda che potrebbe invece aiutarci ad intercettare il dono del Padre ed il modo come vuole che anche noi doniamo. Il Signore apprezza alcune cose fatte in segreto, e cioè di fronte a lui. Egli ci dice che queste azioni saranno ricompensate e cioè che non riceveranno subito una ricompensa ma solo nel futuro. Ciò significa che nella dinamica dei rapporti con il Signore acquista un ruolo importante la fiducia, e cioè l’assoluta certezza che le parole del Signore sono vere. .
. Metterci nella disposizione dell’attesa della ricompensa che avverrà un giorno ci libera dal volerla nel presente e ciò ci rende più obiettivi verso la vita stessa, più disincantati davanti a tutti gli ammaliatori che vorrebbero proporci subito un pieno di felicità che poi nei fatti non esiste. Al cristiano basta sapere d’avere un Padre che conserva una ricompensa per noi che saprà darci al moento opportuno non solo nell’altra vita ma anche in questa Spirito del Signore, dacci la luce di un vero discernimento perché non cerchiamo di proporre le nostre azioni per averne un vantaggio presso la pubblica opinione ma solo per ricevere una tua benedizione per averle fatte solo davanti a Te.
Post n°561 pubblicato il 18 Giugno 2012 da sebregon
XI SETTIMANA DEL T.O. ANNO PARI – LUNEDÌ
Mt 5, 38-42 .
. La cosa che si sente di più è la bruciatura ed il dolore mentre non si vogliono fare più giochi di comprensione che ci allontanino dal considerare la nostra buona ragione e la violenza subita. Si entra così in un pericolo aveva dato con in più l’aggravante della premeditazione. Gesù poi ci aiuta a capire qual’è la radice malvagia che ci porta a rispondere con la stessa lunghezza d’onda di chi ci ha offeso. .
Questa radice è l’attaccamento, a ciò che possediamo o organizziamo o ci preme fortemente, al di là di un limite giusto ed umano. Inoltre in una risposta incoerente con i valori evangelici c’è anche una sbaglita valutazione della nostra persona e del suo posto nel mondo. Infatti quanto più ci sentiamo grandi ed importanti tanto più l’offesa che ci viene fatta assume dei contorni spropositati.
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. Nella valutazione poi del nostro diritto violato viene oscurata qualsiasi considerazione sulle motivazioni dell’altro e su nostre responsabilità che magari non meritavano un risposta sproporzionata, ma che forse ne sono la causa. Certo poi vi sono anche gli attacchi completamente ingiustificati di fronte ai quali l’unica cosa da far, se si riesce, è fuggire. .
. Tornando al modo come affrontare situazioni così pericolose per la propria vita e per quella dell’altro occorre tenere in considerazione anche l’ambito relazionale di chi offende. Infatti con una nostra risposta antievangelica si può compromettere ingiustamente l’ambito di vita che l’altro si è creato che è come uccidere l’altro due volte. .
. Mi vengono in mente le parole di Giacomo apostolo che dice: 13] il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia; la misericordia invece ha sempre la meglio nel giudizio. (Gc 2,13). Detto questo ricordiamoci pure delle parole di Gesù di fronte a chi gli aveva dato uno schiaffo: Aveva appena detto questo, che una delleguardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: "Così rispondi al sommo sacerdote?". Gli rispose Gesù: "Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?". (Gv 18,22-23) : non sono le parole di uno che subisce supinamente.
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. La nostra vita e la Parola
Gabriele Patmos
Post n°560 pubblicato il 15 Giugno 2012 da sebregon
VENERDÌ DELLA
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. Come un padre mi accoglieva e i suoi non erano insegnamenti spirituali classici, mi educava invece attraverso dettagli della sua biografia di prete che ha avuto tante difficoltà, ma anche tanti entusiasmi e tante fortune.La sua terapia consisteva nel celebrare una liturgia eucaristica del risveglio. Dopo alcuni incontri mi consigliò di leggere -La vita in Cristo- di Nicola Cabasilas laico vissuto nel periodo finale dell' Impero bizantino, che viveva nel tumulto del suo tempo, che non doveva essere molto diverso dal nostro di oggi. .
. In questo libro Cabasilas consiglia una vita liturgica molto intensa a tutti, ma in particolare a chi vive nel mondo e cosi scriveva: “Sappi che nel tuo cuore si trova Cristo e che, se tu ti affidi a Cristo il tuo cuore sarà conservato.”. C'è un culmine del mio ricondurmi a Gesù, che avviene nella Preghiera Eucaristica, proprio al centro della celebrazione della messa. .
. Ho sempre sentito e vissuto le parole “ e subito ne uscì sangue ed acqua “ come l'inizio e insieme il termine ultimo al quale ricondurre tutta la mia dispersività, la mia volatilità, per centrarmi nel cuore di Gesù. É questo il momento in cui abbandonare ogni ragionamento e ogni irrequietezza per stare con Lui, mettendoci a sua completa disposizione. .
. Questo avviene non solo durante una messa, ma sempre quando un campanello suona dentro di noi e risveglia il nostro cuore per Lui. E così avviene che mi senta intensamente toccato da una semplice e bella celebrazione liturgica, che mi mette in contatto con il mistero della vita e che inizia con le parole “ e subito ne uscì sangue ed acqua “.
ACCETTARE IL RAPPORTO CON GESU' SIGNIFICA CONFRONTARSI CON LA REALTAA' VIVA E NON FORMALE DELLA VITA
Post n°559 pubblicato il 13 Giugno 2012 da sebregon
Mt 5, 17-19 .
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Da un lato, è vero, Gesù ha portato un messaggio nuovo rispetto all’Antico Testamento, proponendo un Dio amorevole e pieno di compassione (un Dio Padre/Madre, mi viene da dire) rispetto al Padre severo e giudicante di tante pagine della Bibbia; dall’altro, ha continuato una tradizione, mantenendo viva la parola dei grandi profeti. .
. Del resto, Gesù era uomo del suo tempo, nato e cresciuto in un certo ambiente culturale. La sua capacità di parlare una lingua nuova non poteva non accompagnarsi a quella di salvaguardare una tradizione – tanto più importante per un popolo come quello degli Ebrei – non solo culturale, storica, sociale ma anche linguistica. .
. E salvaguardare i precetti della Legge era fondamentale, tanto quanto lanciare strali - come Gesù ha pure fatto negli anni del suo insegnamento – contro coloro che, di quella stessa Legge, avevano ormai tradito lo spirito, mantenendone un’osservanza puramente formale. Cosa che, in effetti, sarebbe salutare anche al giorno d’oggi…
Alessandra Callegari
Post n°558 pubblicato il 10 Giugno 2012 da sebregon
X SETTIMANA DEL T.O.
Il Signore Gesù qui ci invita espressamente a prenderci la responsabilità d’essere luce e realizzatori d’opere buone. Non è poco ciò che egli ci chiede nel senso che ci provoca a guardarci dentro ed affermare davanti alla nostra stessa coscienza d’essere tutto ciò che egli dice. .
. La perplessità che ci troviamo addosso è legata alla tendenza del tutto umana d’essere dubbiosi ed incerti su che cosa sia veramente bene e portatore di luce. .
. Tuttavia se il Signore così si è espresso allora è possibile, per chi si professa suo seguace, sostenere la gloria ( in ebraico gloria significa ‘peso’ ) di questa posizione che richiede d’avere una consistenza umano/spirituale di tutto rispetto. .
. Nel mondo delle parole, e dunque anche in quello dello scrivere, risulta ostico a chi ha un minimo di sensibilità affermare d’essere un portatore di bene e di luce perché si corre sempre il rischio di vantarsi e dunque di diventare un portatore vuoto di ciò che si vuole far credere buono e luminoso. .
. Le cose cambiano quando nella vita si percepisce d’essere un anello piccolo, è vero, ma importante di un disegno che passa anche attraverso la propria azione. Dove non si tratta solo di un passaggio, come può succedere per l’acqua che passa lungo una pompa in cui i due elementi rimangono completamente diversi, ma di una compenetrazione profonda tra ciò che si è ricevuto, come lo si è elaborato e poi come lo si è ridato agli altri. Del vero credente allora non può essere quella gioia del guardarsi allo specchio per dirsi quanto si è bravi ma quella in cui si è stati fedeli interpreti di quel bene e di quella luce che ad un certo momento della propria vita ha colpito il cuore. .
. Lo stesso Signore Gesù però non ha lasciato che fossimo noi soltanto, soggettivamente considerati, i giudici delle nostre azioni ma ci ha fornito degli indicatori che ci aiutano a capire, se ce ne fosse bisogno perché ricordiamolo la coscienza se la si interroga umilmente è privilegiata bocca della verità, cosa veramente abbiamo testimoniato: noi stessi o un valore più grande. .
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“ Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere. Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. (Mt 7, 16-21) Gesù ci fa capire che se l’albero è buono non può che produrre frutti buoni e così pure che va bene essere umili, perché tutto ciò che si ha lo si è ricevuto, ma anche che la pratica del bene crea sostanza duratura e stabile di vita buona. .
. Coraggio dunque e non tiriamoci giù ma credendo nelle parole del Signore assumiamo nella nostra vita la gioia d’essere portatori di luce e di bene, sempre nel timor di Dio, ma nella gioia di esserlo.
La nostra vita e la Parola
Spirito del Signore fa che non entriamo mai nelle situazioni con la boria d’essere nel vero e nel giusto ma solo con quell’umile spirito di servizio coma ha fatto il tuo Gesù per portare la sua testimonianza di luce e di bene.
Gabriele Patmos
Post n°557 pubblicato il 08 Giugno 2012 da sebregon
IX SETTIMANA DEL T.O. – VENERDÌ
2 Tm 3, 10-16 .
BHATTI - MARTIRE CRISTIANO . Se però guardiamo a ciò che Paolo scrive dopo scopriamo che i malvagi andranno di male in peggio. E dunque le persecuzioni del cristiano devono essere viste non come una sofferenza che non si patirebbe se non si fosse cristiani. Le sofferenze in questa vita sembra che cadano a pioggia su tutti ma un conto è viverle da giusti un altro viverle da malvagi. .
. Nel primo caso si è aiutati come lo è stato Paolo che può dire: “Quali persecuzioni ho sofferto! Ma da tutte mi ha liberato il Signore!”. La testimonianza di Paolo ci consola ma per non illuderci dobbiamo interrogarci a fondo sul significato delle sue parole e sul senso della liberazione avuta dal Signore. .
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Dobbiamo recuperare un filo rosso che ci porti indietro all’esperienza dello stesso Gesù ed allora vengono in mente quelle parole del Maestro dette nel momento più significativo della sua vita e cioè nell’ultima cena: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.” (Gv 15,11). .
. E’ incredibile che in un momento così tragico il Signore abbia potuto dire queste parole ma se le ha dette vuol dire che ha potuto attingere ad una realtà sconosciuta a noi umani, quella della gioia nonostante la sofferenza, che, grazie a lui, potrà essere vissuta dai cristiani ogni volta che vivranno in qualche modo stessa esperienza di persecuzione. .
. La mente razionale non potrà mai capire il mistero racchiuso nelle parole del Signore perché sarà portata ad equivocare e ad attribuire alla liberazione un senso fisico con il risultato di inficiare, se la sofferenza fisica permane, la credibilità della parola del Signore. .
. La fede però che ci sostiene e ci fa vivere sa che quelle parole sono spirito e vita tanto da poter dire che non più la fede ci dice che sono vere ma la nostra stessa vita. A rafforzare il senso di luminosa verità delle parole di Gesù ve ne sono delle altre che dicono:”Vi ho dette queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazioni, ma abbiate fiducia: io ho vinto il mondo.”.
Gabriele Patmos
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