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Scrittori dimenticati:Sherwood Anderson

Post n°2817 pubblicato il 28 Maggio 2012 da odette.teresa1958

Sherwood Anderson nacque a Camden (Ohio) il 13 settembre 1876, morì a Colón, Panama, l’8 marzo 1941. Il luogo mitico della sua immaginazione è Clyde nell'Ohio, dove ha vissuto facendo vari mestieri, tra i ricordi sempre vivi, fino alla prima delle sue fughe che lo porta a Cuba nel tentativo di partecipare alla guerra ispano-americana. Sposato, direttore di una fabbrica di vernici, un giorno improvvisamente abbandona famiglia e lavoro per mettersi a fare lo scrittore, prima è a Chicago dove conosce Edgar Lee Masters, Sandburg, Dreiser, poi a New York e a Parigi dove incontra Gertrude Stein.
Comicia a lavorare in condizioni di supersfruttamento a dieci anni. Per questo si forza ad impersonare il tipico rappresentante dell'American Way of Life, l'uomo che si emancipa col lavoro individuale alla conquista della condizione sociale adeguata alle sue capacità: comincia da ragazzino strillone di giornali per diventare fondatore di una fabbrica di vernici che porta il suo nome e che dirige verso il successo economico. Fin quando una mattina, a trentasette anni, mentre dettava una lettera alla sua segretaria, si interrompe.
La donna gli chiede se si senta male ed egli risponde, guardandosi i piedi: «Ho guadato un lungo fiume e ora ho i piedi bagnati». Poi si volta ed esce, dall'ufficio, dalla fabbrica, dalla cittadina dove sorge la fabbrica, dalla vita della moglie e dei figli. Molti anni dopo si interroga ancora, scorrendo i titoli del giornale locale dell'epoca che annunciano la scomparsa, dovuta ad un probabile attacco di follia, dell'eminente concittadino, su quanto fosse stato seriamente pazzo o simulatore in quei momenti che avrebbero cambiato la sua vita. Anderson è molto vicino a noi nella consapevolezza dei labili confini della cosiddetta normalità.
Dopo il primo romanzo Il figlio di Windy McPherson del 1916, basato su materiale autobiografico, raggiunge la fama nel 1919 con la raccolta di Winesburg, Ohio, un’opera in cui analizza le angosce, le solitudini, i desideri repressi degli abitanti di una piccola città modellata su quella della sua giovinezza. L’opera è divisa in ventiquattro capitoli; non si può definirlo romanzo e neppure di raccolta di racconti.
«Nella cornice della immaginaria piccola città di Winesburg, le storie dei suoi abitanti si intrecciano in un'unica trama, costituita dalla vita collettiva, monotona, rispettosa delle norme, e da quella dei singoli, segreta, tumultuosa, inconfessabile». Il protagonista, che osserva persone e cose è George Willard, un cronista del giornale locale, il «Winesburg Eagle». Ogni racconto è il ritratto di un personaggio, plasmato distrutto o rivelato a se stesso da una passione, da una verità o da un sogno. In questo modo Wing Biddlebaum, «le cui lunghe dita espressive alla ricerca degli altri in inconsapevoli carezze gli hanno troncato la carriera d’insegnante attirandogli l'ingiusta accusa di insidiare gli alunni»; ma che, Alice Hindman che dopo anni di vana attesa dell'amante perduto, una notte esce da casa, nuda, nella pioggia, impazzita d'amore e di solitudine; William il telegrafista misogino, che la delusione coniugale ha trasformato fisicamente in una caricatura; il reverendo Curtis Hartman ossessionato dalle donne e guarito dalla visione di una prostituta inginocchiata a pregare; Isaia Bentley che passa indomito dalla civiltà patriarcale all'industria; lo stesso George Willard che nel racconto conclusivo, intitolato «Partenza» abbandona la città unendosi ai tanti artisti e sognatori in fuga dalla provincia.
Nelle opere successive tornano gli stessi temi: il disadattamento, lo smarrimento dell'individuo in una società sempre più meccanizzata.
Quasi ogni enciclopedia e tutte le storie della letteratura riconoscono Sherwood come uno dei creatori della narrativa americana moderna, ma l'impressione è che sia uno scrittore confinato nelle antologie e negli studi riservati agli addetti ai lavori. Un vero peccato perché ha lasciato pagine d’assoluto valore che travalicano i confini geografici e temporali.
Leggerlo non vuol dire solo conoscere il piccolo mondo della provincia americana in bilico tra la vecchia società agricola e la nuova società industriale; c'è molto di più. Il suo capolavoro «Racconti dall'Ohio», appunto, pubblicato in Italia nei tascabili Einaudi, presenta una galleria di personaggi che dietro la facciata di una grigia, insignificante vita pubblica nascondono ossessioni e passioni travolgenti. Gli abitanti di Winesburg hanno tutti una doppia personalità: quella pubblica, banale, conformista, rispettosa delle convenzioni sociali e quella intima, percorsa da ansie, solitudini devastanti e deliri inconfessabili. Anderson si consacra alla missione letteraria di dare voce a queste anime divise, mute e confuse che si accendono di bagliori improvvisi che squarciano il buio in cui sono immerse.
Lo stesso Anderson rivela di avere un sogno ricorrente: «Quando sono molto stanco vado a letto e spesso cado in un mezzo sogno. Vedo tutta una serie di volti sorridenti, volti tristi, volti stanchi, volti fiduciosi e ho come la sensazione che tutti questi volti appartengano a persone che mi chiedono di raccontare le loro storie».
Resta misterioso il velo di polvere che è sceso sul suo nome, autore modernissimo, vero cantore di quello smarrimento dell'individuo davanti ad un mondo sempre più disumano, di quel «male di vivere» che ci prende alla gola oggi più che mai. E sì che molti narratori americani come Hemingway, Steinbeck, Faulkner sono stati profondamente influenzati da Anderson fino a riconoscerlo come «il padre di un'intera generazione di scrittori».

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Scrittori dimenticati:Osip Mandel'stam

Post n°2816 pubblicato il 28 Maggio 2012 da odette.teresa1958

nacque a Varsavia il 3 gennaio 1891, ma gia' nel 1892 la famiglia si trasferi' a Pavlovsk e cinque anni piu' tardi a Pietroburgo.
Gia' nel 1907 Mandel'stam pubblico' i primi versi in un giornale scolastico. Allarmati dai suoi entusiasmi rivoluzionari, i genitori lo mandarono a studiare a Parigi, ove resto' per un anno.
Nel 1908 compi con la famiglia un viaggio in Svizzera ed arrivo' sino a Genova. Torno' in Italia per un altro breve periodo nel 1910.
Soggiorno' a Heidelberg e in Finlandia, e intanto andava intessendo rapporti con alcuni tra i maggiori intellettuali dell'epoca.
Nel 1911 aderi alla
Gilda dei poeti, che nell'anno successivo diede vita all'Acmeismo, di cui Mandel'stam fu uno dei maggiori rappresentanti.
Nel 1916 conobbe e frequento' Marina Cvetaeva.
La sua vita fu un continuo spostarsi da un luogo all'altro per motivi legati alle necessita' della vita, ma anche a un'intima irrequietezza.
Arrestato due volte nel 1920, venne presto rilasciato.
Nel 1930 visito' il Caucaso e l'Armenia.
Arrestato nel 1934, fu rimesso in liberta' nel 1937, ma nuovamente arrestato nel 1938, si suppone sia morto il 27 dicembre 1938 in un lager nei pressi di Vladivostok.
Pietra (1913) e Tristia (1922) rappresentano la prima fase della creazione di Mandel'stam, che coincide con la sua adesione all'Acmeismo: composizioni brevi, in rigorosi parametri di metrica e sintassi.
Nella seconda fase diventa piu' insistente la ricerca del rapporto con la propria epoca e delle cause del proprio isolamento, in composizioni ampie e concettualmente ardite (
Trovando un ferro di cavallo e Ode d'ardesia del 1923 e I gennaio 1924).
Nei
Quaderni di Voronez,suo testamento spirituale nonche' testimonianza dell'ultimo periodo, l'unita' del componimento, prima tanto perseguita, si frantuma in un periodare paratattico e spesso oscuro, specchio della tragedia umana dell'autore.
Ma oltre che ai testi poetici, la grandezza di Mandel'stam e' legata a prose di memorie e di viaggi (
Il rumore del tempo, del 1925 e Il francobollo egiziano del 1928), oltre che a geniali saggi critici (Discorso su Dante, del 1933) in cui, in un contesto di estremo rigore stilistico, dimostra una straordinaria conoscenza della cultura classica.
Poesia e prosa sono inscindibili nella lettura di Mandel'stam e rappresentano il filo rosso di una vita concentrata sui temi della poesia e dei suoi rapporti con la natura e la storia.

 
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Scrittrici dimenticate:Costanza Moscheni

Post n°2815 pubblicato il 28 Maggio 2012 da odette.teresa1958

Moschèni, Costanza. - Poetessa (Lucca 1786 - Viareggio 1831). Un suo poema in ottave, Castruccio, fu premiato nel 1811 e una tragedia, Pirro, nel 1813 dall'accademia lucchese Napoleone, dove nel 1828 la M. lesse una memoria, Dei moderni romanzi, nella quale, lodando Fénelon e Barthélemy, condannava i romanzieri del suo tempo, come Manzoni e Chateaubriand.

 
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Scrittrici idmenticate:Prudenza Gabrielli

Post n°2814 pubblicato il 28 Maggio 2012 da odette.teresa1958

ABRIELLI, Prudenza. - Appartenente a una illustre casata romana, nacque a Roma il 17 dic. 1654 da Mario (fratello del cardinale Giulio e parente di papa Clemente X) e Maddalena Falconieri, esponente di una nobile famiglia fiorentina. Trascorse la giovinezza immersa negli studi letterari, verso i quali manifestò subito una particolare propensione, favorita da una più diffusa e attiva partecipazione femminile, a partire dalla fine del Seicento, alla vita mondana e culturale.

Sposò il conte Alessandro Marescotti, uomo di grandi virtù morali, il quale, per motivi di successione, assunse il cognome dei Capizucchi. La G. si dedicò per molti anni unicamente alla guida della famiglia e all'educazione dei tre figli (Mario Capizucchi, Sforza Marescotti e Vittoria, successivamente andata sposa al marchese Astalli).

Dal 1694 la G. riprese a coltivare i propri interessi culturali. Fu in questo anno che, in occasione di un pellegrinaggio a Loreto, inaugurò la propria stagione creativa con la composizione di un sonetto in onore di quel santuario. Seguirono anni di intensa attività. Nel 1695 fu ammessa in Arcadia col nome di Elettra Citeria. Ella accoglieva settimanalmente nella propria residenza un'adunanza nella quale letterati famosi (tra cui V. Leonio e G.B. Zappi) sottoponevano al giudizio dei presenti i propri componimenti poetici. Nell'Accademia romana la sua fu una presenza non trascurabile, nonostante i problemi di cui dovette farsi carico dopo la morte del marito, avvenuta in data imprecisata. In particolare, sul piano organizzativo, si dovette al suo interessamento lo svolgimento delle adunanze arcadiche presso le residenze di Francesco Maria Ruspoli principe di Cerveteri (suo figliastro), dapprima nella villa di S. Matteo in Merulana (1707), in seguito nella sede definitiva sull'Aventino.

La produzione poetica della G. è per lo più inclusa nel tomo terzo delle Rime degli Arcadi (Roma 1716, pp. 107-122). L'ispirazione di tali componimenti (26 sonetti e una elegia) è per lo più collegata alla morte del marito. La vedovanza è vissuta dalla poetessa come una condizione spirituale, privazione dell'amato consorte e del suo sostegno ("Lassa, che un mar cinto di sirti io varco"). A tale malinconia di fondo si aggiunge frequentemente un'invocazione alla morte (i sonetti "Volta ad un forte pensier, fido compagno"; "Quel magnanimo spirto eccelso, e forte" e l'elegia "Selve incognite al Sol torbide fonti", successivamente inserita da Luisa Bergalli nei Componimenti poetici delle più illustri rimatrici…, II, Venezia 1726, p. 171). Un paio di sonetti sono dedicati al figlio ("Non t'adornar di molle piuma, o Figlio" e "È breve, o Figlio, il viver nostro; e l'ore"). La G. avvertì anche il valore consolatorio della poesia, in grado di tenere desto l'affetto per i defunti ("Pien di morte il pensier sì forte ingombra") e di eternare la memoria dei poeti ("Se sia mai, ch'io sovrasti alla mia morte"). Numerose le rime religiose. Al tono lugubre e quasi preromantico di questi componimenti si alterna la scontata ispirazione petrarchesca delle rime in cui la donna si lamenta del potere di Amore ("Ragione, tu porgi alla confusa mente"; "Tal io, fuggendo Amor, n'andrò sublime"; "Vago augellino, che di ramo in ramo"). I momenti migliori di tale corpus sono però quelli in cui compare con maggiore libertà dai modelli l'elemento autobiografico ("Già torna Aprile: e i congelati umori" e "Note, sì vi ravviso, e un rio dolore").

Le rime della G. furono inserite in numerose raccolte sette-ottocentesche. Tra le più famose ricordiamo quella bolognese curata da A. Gobbi (Venezia 1727, pp. 489-494) e quella curata da B. Lippi (Lucca 1719, pp. 54-57). Un esemplare manoscritto risalente al XVIII secolo del sonetto "Era l'anima mia d'affanni sgombra" è conservato presso la Biblioteca Carducciana di Bologna nella Raccolta di poetici componimenti scelti da E.M. Zanotti (l. VI, p. 74 del ms. 88, datato 1708).

I numerosi impegni familiari, mondani e culturali, moltiplicatisi dopo la morte del consorte, fiaccarono ulteriormente la cagionevole salute della G., che morì a Roma il 13 dic. 1709 dopo una lunga malattia. Fu sepolta nella chiesa di S. Maria in Portico (detta di Campitelli).

 
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Malcolm X

Post n°2813 pubblicato il 28 Maggio 2012 da odette.teresa1958

1925-1944

Settimo di undici figli, Malcolm X nasce Malcolm Little, il 19 maggio 1925 a Omaha, nel Nebraska. Suo padre, Earl, era un pastore battista che aveva lasciato la Georgia per il Nord; la madre, Louise Norton, era una immigrata di Grenada, a quel tempo isola antillana che apparteneva all'impero britannico. Entrambi avevano aderito alla Universal Negro Improvement Association, il movimento pan-africanista di liberazione dei neri, fondato nel 1914 dal politico giamaicano Marcus Garvey. Poiché il padre amava diffondere le idee di Garvey e aspirava a vivere in un'area non segregata, frequenti erano gli spostamenti della famiglia: Filadelfia, Milwaukee, Lansing nel Michigan ecc. 

A quel tempo tra i gruppi razzistici più attivi vi era il Ku Klux Klan, fondato nel 1867 nel Tennessee da ex-appartenenti all'esercito sudista, messo Un rito del Ku Klux Klan fuorilegge nel 1869 e rinato in Georgia nel 1915. Nel Nord la sua appendice più importante era la Legione Nera, composta per la maggior parte da immigrati italiani e slavi. Proprio a questa organizzazione si attribuì, nel 1931, la morte del padre di Malcolm, colpevole di aver predicato "al di là delle rotaie", dove si trovavano i quartieri segregati dei neri. 

Non si fece mai alcuna indagine per scoprire i colpevoli. Alla disgrazia familiare si aggiunse quella economica. Erano gli anni della Grande Depressione seguiti al crollo di Wall Street del 1929.

Il 1931 segnò  anche la fine del movimento di Garvey, entrato in  crisi anche a causa della scissione di un piccolo gruppo capeggiato da Elijah Poole, operaio nero, immigrato dalla Georgia e licenziato dalla Chevrolet di Detroit. Poole divenne uno dei fondatori della Nazione dell'Islam, setta che avrebbe poi avuto un'importanza rilevante nella vita di Malcolm.

Nel 1937 la cronica mancanza di reddito e proprio la grave malattMalcolm X ritratto in uno dei suoi accesi comiziia che aveva colpito la madre cominciarono a disgregare la famiglia di Malcolm, che venne affidato ad alcuni amici. L'anno seguente fu espulso dalla scuola per "cattiva condotta e comportamento anti-sociale" e venne spedito nella casa di correzione di Lansing. 

Nel gennaio 1939 gli assistenti sociali e il giudice decisero, dopo l'aggravamento della malattia, di rinchiudere la madre Louise in manicomio (Malcolm scriverà nella sua Autobiografia ch'essa "era stata distrutta dalle umiliazioni dei funzionari dell'assistenza pubblica"). 

Intanto Malcolm, nel correzionale dello Stato del Michigan, si segnalava come brillante studente. Regge due anni, poi inizia a sentirsi discriminato e scoraggiato dal voler intraprendere la carriera dell'avvocato.  Compiuti 16 anni e grazie alla tutela della sorella maggiore Ella, Malcolm va a stabilirsi a Roxbury, il ghetto nero di Boston. Qui lavora come lustrascarpe davanti ai club di Harlem e in seguito come inserviente nei ristoranti e sui treni della costa orientale. 

Dopo l'entrata in guerra degli Usa contro il Giappone, fece girare la voce d'essere un simpatizzante dei nipponici e un fautore della guerra contro i razzisti del Sud: così evitò la chiamata nell'esercito.

Intanto, grazie al lavoro sui treni, scopre Washington e New York. Frequenta il milieu anarchico dei bassifondi, lascia il lavoro, diventa organizzatore di scommesse clandestine, spacciatore di droga ed entra nel giro della prostituzione ad Harlem.


1945-1962

Ricercato attivamente dalla polizia, nel 1945, ritorna a Boston e si mette a capo di una banda di rapinatori, uomini e donne, bianchi e neri. In seguito al tentativo di rivendere un orologio a un banco di pegni, frutto di una rapina, nel febbraio 1946, viene arrestato con alcuni compagni e viene condannato a 10 anni di carcere.

Il ghetto - dirà Malcolm - "è una giungla dove non c'è giusto né ingiusto, ma solo il duro Malcolm guarda con distacco A. Clayton Powell, deputato integrazionista di Harlem. mestiere del soccombere o sopravvivere". Dal febbraio 1946 al luglio 1952 Malcolm soggiornò in tre carceri del Massachussetts. Nella colonia penale di Norfolk, in cui trascorse il periodo 1948-1951, avviene la sua trasformazione.

Attraverso il fratello Reginald, Malcolm entra in contatto con la Nazione dell'Islam e col suo capo Elijah Poole, che intanto aveva assunto il nome di Elijah Muhammad. La Nazione dell'Islam predicava il separatismo autosufficiente dei neri dai bianchi (necessario prima del ritorno in Africa), denunciava il razzismo della religione cristiana e lottava contro la droga, il tabacco, l'alcol, i cibi impuri e ogni forma di vizio.

Malcolm X in uno dei momenti della sua viata pastorale nelle strade di Harlem Autoproclamatosi profeta di una visione particolare dell'Islam, che aveva ben poco da spartire con l'insegnamento del Corano e  l'ortodossia delle grandi confessioni musulmane, Elijah diventa la guida spirituale e politica di Malcolm. Malcolm inizia a studiare e a leggere (arriverà a trascrivere il dizionario parola per parola per poter conoscere il maggior numero di vocaboli) facendo nello stesso tempo proselitismo tra le mura del carcere. Diventa pericoloso al punto che per evitare problemi le autorità carcerarie decidono di liberarlo.

Trovato lavoro come commesso, si stabilisce a Inkster, ghetto nero di Detroit, e prende la decisione di cambiare il cognome in "X", a perenne ricordo della privazione del suo vero nome africano a cui i bianchi avevano assoggettato, secoli prima, i suoi antenati in schiavitù nel Nuovo Mondo.

Decide di lavorare anche alla catena di montaggio di un'industria automobilistica per poi passare ad essere "rettificatore" alla Gar Wood, una fabbrica di camion, e fare ritorno, in seguito, sulla costa orientale, diventando il più infaticabile predicatore della Nazione dell'Islam.Malcolm X con le figlie

La setta dei "fratelli musulmani", a quel tempo, contava solo 400 seguaci piuttosto attempati. Con Malcolm, che si rivolge soprattutto ai giovani e agli immigrati dei grandi ghetti urbani, il numero sale vertiginosamente. Nel 1954 era diventato ministro del Tempio n. 7 di New York. Apre e organizza nuove moschee (es.: Filadelfia) e trasforma la Nazione dell'Islam in un dinamico gruppo politico-religioso di "musulmani di colore, separatisti e rigidamente organizzati". 

Il movimento diventa oggetto d'interesse dei grandi mezzi di comunicazione. Il suo giornale era il Muhammad Speaks, ove gli articoli più significativi sono quelli che pongono i diritti civili nettamente subordinati a quelli umani. Nel 1958 Malcolm si sposa con una compagna del suo movimento, Betty Shabazz e si stabilisce a New York.


1963-1964

La visione particolaristica e millenaristica di Elijah Muhammad si scontrava però con le nuove Malcolm X in un comizio ad Harlemprospettive politiche che si stavano profilando all'orizzonte. Malcolm non accettava più l'idea di Elijah di tenere i neri estranei alla politica, in attesa di un futuro Stato indipendente da ritagliare all'interno degli Stati Uniti. Voleva che il futuro diventasse presente.

Negli anni 1963-64 egli matura la decisione di fondare con un gruppo di seguaci l'Organizzazione dell'Unità Afroamericana, movimento secolare che però non rinnegava le origini religiose sunnite. Infatti, nonostante la svolta laica, non rinuncia al suo nuovo nome musulmano: El-Haji Malik El-Shabazz. I viaggi in  Europa, Medio Oriente e Africa, per incontrare i governi non allineati, offrono l'occasione per lanciare le sue idee, che si muovono su due linee:

 - 1 - una più stretta intesa con gruppi antisegregazionisti operanti nel Sud e nel resto del paese;

 - 2 - il tentativo, sempre più sentito, di internazionalizzare il problema dei neri, cercando intese con paesi arabi, soprattutto africani, ed ex-colonie, per creare un fronte e un'azione comuni.

Nel frattempo Malcolm continua ancora a prendere posizioni forti contro il governo degli Stati Uniti, in politica interna ed estera, trovando il tempo per finire di scrivere, con l'aiuto del giornalista Alex Haley, la sua Autobiografia.

Non condividendo il pacifismo di Martin Luther King, rompe con lui dopo la marcia su Washington, consentita dal potere centrale. (clicca qui per conoscere il suo concetto di violenza).

La tempesta perMalcolm X assassinato all'Audobon Ballroom di Harlemò si avvicina. Durante la visita al Cairo è vittima di un tentativo di avvelenamento. Al suo rientro, a New York, il 14 febbraio 1965, un attentato dinamitardo gli incendia la casa da cui a stento si salva con moglie e figlie. Il 21 febbraio doveva tenere una conferenza a New York. Aveva chiesto di tener lontani tutti i giornalisti e di non perquisire nessuno. Non fece neppure in tempo a iniziare il discorso che tre uomini seduti in prima fila iniziarono a sparargli contro con fucili e pistole. Fu colpito da 16 proiettili di cui tre mortali.

A questo punto viene da chiedersi, chi ha voluto, in quel preciso periodo, così fortemente, la morte di Malcolm X? Chi poteva trarne vantaggio?

 
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