Creato da steppen.wolf il 01/01/2008

Gaia

Una maggiore consapevolezza delle conseguenze delle nostre azioni darà vita ad un nuovo impegno per impedire la distruzione della vita sulla terra.

 

 

G8 ...mi si è rivoltato lo stomaco

Post n°16 pubblicato il 10 Luglio 2008 da steppen.wolf

Qualche giorno fa c’è stato quello che avrebbe dovuto essere un importante evento: il G8 ha guardare i TG ed nel leggere i giornali mi si è rivoltato lo stomaco, e mi convinco sempre più che l’organizzazione della nostra società non è in grado di affrontare i problemi che affliggono l’umanità e il resto della vita sul pianeta in cui viviamo, il potere politico di ogni paese pensa hai propri cittadini ed in particolare pensa che per continuare a governare deve soddisfare le aspettative dei votanti ( il popolo ) e dei finanziatori ( potere economico)

Tutti quanti vogliono il benessere dello sviluppo economico la continuazione dei modelli di vita, dei valori che hanno reso possibile tale sviluppo senza rendersi conto che stiamo andando verso un muro … sarebbe saggio almeno rallentare aprire gl’occhi e prendere una nuova direzione.

Steppen.wolf

Quello che va concludendosi a Hokkaido in Giappone è forse uno dei vertici più inutili fatti si qui. La prima cosa che hanno tenuto a precisare i leader a confronto è che nella tre giorni di lavori (è iniziata ieri e si conclude domani 9 luglio) non saranno prese decisioni e che queste saranno rimandate al vertice in Italia del 2009.

Intanto intorno al summit iniziano a girare notizie non più di crisi (a Hokkaido i leader parlano solo di quello in una sorta di autocommiserazione) ma di allarme, se non di emergenza, per una sostanziale mancanza di politiche mondiali nei confronti delle scelte da fare nel settore alimentare e energetico che si sono rivelate correlate come ha dimostrato il dossier riservato della Banca Mondiale scovato dal The Guardian.

I vertici dei grandi della Terra sui problemi planetari di solito producono fuffa. Vuote parole, voglio dire.

Stavolta i G8 riuniti in Giappone sono riusciti a far peggio, molto peggio. Il piano sbandierato sui media - dimezzare entro il 2050 le emissioni di gas serra - equivale a un suicidio per il clima. G8 si sono impegnati a dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2050. Senza tappe intermedie chiare. Un piano suicida, dicevo.

Il principale gas dell'effetto serra è l'anidride carbonica. Secondo dati ufficiali, la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera era pari qualche mese fa a 386 parti per milione. Nell'ultimo decennio, è cresciuta in media di 2,06 parti per milione all'anno.

Prima della Rivoluzione industriale e dell'uso di combustibili fossili era circa a 270 parti per milione.

Supponendo che la crescita si mantenga costante (in realtà sta accelerando, anche se in modo non lineare), nel 2050 avremo una concentrazione di anidride carbonica pari a 470-475 parti per milione.

Uno scenario da incubo. Gli scienziati raccomandano di non superare le 450 parti per milione che corrispondono ad un ulteriore innalzamento delle temperatura pari a due gradi. Il massimo tollerabile dal pianeta per non subire danni irreversibili.

Ah, piccolo particolare. Le 450 parti per milione non sono di anidride carbonica nuda e cruda, ma di anidride carbonica equivalente. Comprendono cioè l'insieme dei gas serra - anche metano e NF3, per dire - "tradotti" nella corrispondente quantità di anidride carbonica. E all'anidride carbonica stessa medesima sommati.

Altro piccolo particolare. Gli scienziati raccomandano di stabilizzare entro il 2015 - non il 2050! - le emissioni di anidride carbonica ad un livello pari alla metà di quelle del 2000.

Il G8, dicevo, si è mostrato di manica ben più larga. Ha fatto peggio, molto peggio delle solite parole.

blogeko

 
 
 

Sono tornato ...

Post n°15 pubblicato il 10 Luglio 2008 da steppen.wolf

Cari amici mi scuso per la mia lunga assenza , sono stato molto impegnato con il lavoro e non sono più riuscito a seguire il mio blog, spero ora di riuscire a esserci con più costanza... visto che il mio morale è migliore, cosa conta il mio morale? direte voi, il fatto è che occuparmi di questi argomenti mi addolora, vedere e scrivere dei mali del pianeta mi rattrista sempre ed a volte mi viene voglia di fare come tutti chiudere gl'occhi: occhio non vede cuore non duole... ma non è giusto quindi rieccomi qui, grazie a tutti quelli che ci sono ancora.

Steppen.wolf

 
 
 

La terra si desertifica.

Post n°14 pubblicato il 05 Marzo 2008 da steppen.wolf

Tempo fa in occasione di un viaggio in medio oriente restai stupito nel vedere che quella che i libri di storia descrivono come la fertile pianura della Mesopotamia , la culla della nostra civiltà, dov’è nata l’agricoltura irrigua e la pastorizia ora è uno sterile deserto! Il centro e il sud dell’Irak è ora una terra desolata arida e quasi improduttiva Cos’è successo? E’ il risultato di millenni di eccessivo sfruttamento.: la desertificazione.

La deforestazione che espone il terreno agli agenti atmosferici è la prima causa, seguono la pastorizia eccessiva , Lo sfruttamento agricolo intensivo, l’irrigazione che provoca la satinizzazione del terreno ( mesopotamia ), la perdita di biodiversità fa si che gli ecositemi collassino per i cambiamenti climatici.

Nel bacino mediterraneo, nelle sue isole e penisole, in Siria, Libano, Mesopotamia, Palestina, Arabia e Nordafrica, i luoghi delle più antiche civiltà, dove gli scavi archeologici rivelano città una volta circondate da una natura rigogliosa, ricche di campi e giardini fiorenti, risultano ora abbandonati e seppelliti dalle sabbie. Il processo di desertificazione ha avuto una costante progressione a partire da 6000 anni fa; si è accentuato con l'era industriale e ha raggiunto dimensioni catastrofiche negli ultimi 50 anni.Il continuo degrado ambientale non è dovuto a cause naturali e climatiche, ma alla pressione indiscriminata operata sulle risorse naturali

La desertificazione divora la terra in Africa e nei Paesi in via di sviluppo, come Asia, America Latina e Caraibi, e' ormai indubbio che anche Stati Uniti, Australia ed Europa sono vittime di questa peste climatica. Nel nostro continente sono Italia, Grecia, Spagna e Portogallo i Paesi maggiormente colpiti. E in Italia il fenomeno minaccia il 27% del territorio nazionale.

L’ONU sostiene che un terzo della popolazione della Terra, circa due miliardi di persone, sono potenziali vittime della desertificazione dei campi, e già nei prossimi anni si potrebbe assistere alla migrazione di 50 milioni di persone dalle aree a maggior rischio. "È imperativo che politiche efficaci e pratiche agricole sostenibili vengano realizzate per arginare e invertire il declino delle regioni aride", ha detto Hans van Ginkel, sottosegretario generale dell'ONU e rettore dell'UNU. "Alcune forze della globalizzazione, mentre si sforzano di ridurre la disuguaglianza economica ed eliminare la povertà, stanno in realtà contribuendo a peggiorare la desertificazione. Fra queste vi sono per esempio alcuni perversi sussidi agricoli."

Nel 1872, il deserto nel mondo occupava il 14% delle terre emerse potenzialmente atte allo sfruttamento (escludendo la tundra e le regioni polari dove è di fatto impossibile l'agricoltura) e nei successivi ottanta anni, fino al 1952, un altro 21% è andato perso, giungendo al 35%. Durante gli ultimi venticinque anni si è verificato un aumento drammatico del 300% nel tasso di perdita delle aree, tanto che, nel 1977, più della metà (il 55%) di tutte le terre potenzialmente atte allo sfruttamento erano ormai desertificate. In media la perdita è stata di 175 milioni di acri all'anno negli ultimi venticinque anni: ogni cinque anni diventa cioè inutilizzabile una porzione di territorio pari alla superficie totale della Gran Bretagna.

La coscienza del fenomeno della desertificazione è, presso i responsabili africani, ma anche tra gli studiosi occidentali, piuttosto recente.

Ora abbiamo la popolazione del pianeta che cresce in modo esponenziale mentre le terre coltivabili diminuiscono con gli stessi ritmi, ma sembra che la cosa più importante sia far aumentare i consumi, far girare l’economia, aumentare il pil, a cosa serviranno le belle auto, gli abiti firmati, i campi di calcio e mille altre cose, quando non avremo più terre da coltivare? Secondo voi quale destino ci aspetta ?

Wolf

 
 
 

Benvenuti nell'Antropocene...

Post n°13 pubblicato il 22 Febbraio 2008 da steppen.wolf
 
Tag: scienza

La storia del pianeta terra è stata suddivisa dall’uomo in ere geologiche, i vari passaggi sono determinati da eventi geologici o ambientali, in 4.500 milioni di anni di storia ne sono successe di tutti i colori, l’uomo esiste da appena 0,1 milioni di anni ma con l’agricoltura e poi la tecnologia ha profondamente modificato il pianeta in un arco di tempo geologicamente parlando, brevissimo 0,0002 milioni di anni.

Così la scomparsa dei dinosauri e di molte altre specie, ad esempio, ha segnato la fine dell’era Mesozoica. Oggi ci troviamo nell’era Quaternaria ed in particolare nell’Olocene, durato 10.000 anni e caratterizzato da un clima stabile e mite.

Ma se si guarda bene cosa è successo negli ultimi secoli e negli ultimi millenni, secondo alcuni ricercatori ed in particolare quelli che appartengono alla Geological Society di Londra (Gran Bretagna), vi sono tutte le caratteristiche per dare inizio ad una nuova era.

La composizione dell’atmosfera è cambiata, molto specie si sono estinte con poche nuove comparse, gli oceani si sono fortemente acidificati così che stanno mutando i depositi minerali sui fondali. La temperatura è aumentata e così sta succedendo per il livello dei mari. L’uomo ha stravolto la struttura naturale del pianeta, costruendo città, deforestando e modificando il corso di fiumi e laghi. In altre parole il nostro pianeta è ben diverso rispetto a quello che vi era quando la popolazione era sotto il miliardo di persone.

L’idea che la grande diffusione dell’Homo Sapiens sulla Terra e la sua veloce industrializzazione hanno portato ad una forte trasformazione del pianeta tale da definire una nuova era geologica era già stata proposta dal Paul Crutzen, premio nobel per la chimica, già nel 2002. Che con le sue ricerche svolse un ruolo determinante per salvare la vita sulla terra dal buco dell’ozono.

Ora le ricerche e le testimonianze del profondo cambiamento che ha subito il pianeta gli danno totalmente ragione e dunque l’idea di dare vita all’Antropocene, così si chiamerebbe la nuova era, si sta diffondendo tra i geologi e i paleontologi.

L’International Geosphere-Biosphere Programme ha recentemente pubblicato un lavoro dove si dimostra che realmente la Terra si trova in una situazione del tutto nuova rispetto a pochi milioni di anni fa e che dunque non è possibile considerare questo periodo simile a quello più generale dell’Olocene, che ha caratterizzato quest’ultimo periodo della storia della Terra.

Oltre 42.000 geologi di tutto il mondo hanno dato il loro assenso per chiamare la nuova era Antropocene, ma forse non c’è neppure bisogno dell’autorevolezza di pareri scientifici per verificare quanto sia cambiato il pianeta rispetto al passato: basta guardarci attorno.

....continua sul prossimo post Wolf

fonti e approfondimenti ... Crutzen Paul  eco alfabeta, scienze TBenvenuti nell'antropocene ...

 
 
 

Fine del petrolio: come faremo ?

Post n°12 pubblicato il 18 Febbraio 2008 da steppen.wolf
 

Purtroppo pochi conoscono il concetto del picco del petrolio pochi ne capiscono l'importanza e quali possono esere le conseguenze, chi detiene il potere economico grazie al petrolio da sempre ostacola la diffusione di tale concetto e che detiene il potere politico si sa che non si discosta molto .... Sarebbe ora invece che tutti conoscano cosa ci aspetta.... Wolf.          

 

Quando si parla di petrolio è facile perdere l'equilibrio fra una massa immensa di notizie contrastanti. Il picco è in arrivo. No, ci sono nuove scoperte nel Golfo del Messico. Ma Ghawar è in declino! Si, ma ci sono le sabbie bituminose canadesi. Attenti, la Russia sta raggiungendo il suo secondo picco produttivo! Novità: sviluppate tecnologie più efficienti sul fronte dei biocombustibili.... Può succedere di perdere completamente l'equilibrio e finire a gambe all'aria nelle buche opposte del catastrofismo e del cornucopianismo.

Ci vuole un po' di pazienza. Con calma, si riesce a orizzontarsi nella massa di notizie che arrivano e a seguire una traiettoria non troppo oscillante che vede la situazione con un certo equilibrio. Di petrolio ce n'è ancora tanto, ma non dobbiamo nemmeno farci illusioni di infinita abbondanza. Il picco non è l'apocalisse, ma non è nemmeno una cosa che possiamo ignorare.

Per chi comincia a interessarsi di queste cose, ci sono molte fonti di notizie. In inglese, le migliori a mio parere sono il sito di "The Oil Drum" come pure la newsletter di ASPO. Vale la pena anche seguire "The Energy bulletin" come pure farsi arrivare il notiziario dell'ODAC. L'impostazione di queste fonti è sostanzialmente "picchista" ma sono anche siti gestite da persone molto competenti e affidabili. Per quanto riguarda un'informazione di impostazione "non picchista" conviene tener d'occhio il sito dell Energy Information Agency (EIA). Un altri sito non picchista, o comunque neutrale, è della BP (http://www.bp.com/) dove si trovano valanghe di dati utilissimi. Altri siti non picchisti come quello dell'international energy agency (IEA) sono anche interessanti, ma i rapporti recenti sono a pagamento.

In Italiano, purtroppo, abbiamo una scelta molto minore. Una fonte non picchista è la rivista tradizionale sul petrolio e il gas, "La Staffetta Quotidiana" che però è a pagamento. A mio parere, può essere utile per rimanere aggiornati sulla situazione italiana, ma per quella globale non riporta molto di più di quanto non si trovi sito dell'EIA. Fra i picchisti, oltre al blog ASPOItalia (che state leggendo) Debora Billi sta facendo un ottimo lavoro con il suo blog "petrolio" tenendo d'occhio, fra le altre cose, i dati di TOD. Ovviamente, c'è poi il sito di ASPO-Italia che riporta più di un'introduzione al concetto di picco. Ci sono altri blog che tengono d'occhio la situazione petrolifera anche se sono dedicati a questioni energetiche/ecologiche più generali. Per esempio, l'eccellente blog Ecoalfabeta di Marco Pagani. C'è già chi si preoccupa del post picco. Su questo, potete dare un'occhiata a "Crisis, what crisis?" gestito da Debora Billi e Pietro Cambi.
fonte Ugo Bardi

 
 
 
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