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Trinacria: Dietro Garibaldi. Il nostro passato che... non passa

Post n°427 pubblicato il 17 Agosto 2007 da vocedimegaride
 

di Mario Di Mauro, Placido Altimari, Alessandro Lattanzio -www.terraeliberazione.org

La cosiddetta Impresa dei Mille copriva la conquista coloniale anglo-piemontese delle Due Sicilie. Garibaldi fu solo uno degli attori, e manco il più importante. Nè riveste particolare rilievo il luogo in cui tizio o caio è nato: fosse anche Ribera, conterebbe sempre, comunque e solo la sua funzione nella Storia. Non ha comunque senso storiografico il sopravalutare, nel bene e nel male, il ruolo di un qualunque individuo in fatti di grande portata. La cosiddetta "Impresa dei Mille" fu nient'altro che una riuscita operazione di copertura della conquista coloniale anglopiemontese delle Due Sicilie. In termini tecnici questo tipo di operazioni si chiamano false-flag, falsa-bandiera. Chiediamoci piuttosto perchè -dopo quasi un secolo e mezzo- sia sostanzialmente vietato raccontare nelle scuole la Verità Siciliana sui fatti del 1860.  Quanti insegnanti delle nostre scuole, per dirne solo una, sanno che l’8 maggio del 1860 Garibaldi, già mercante di schiavi, e i suoi, in navigazione verso Marsala, fecero sosta a Talamone, in Toscana: e qui si allenarono in saccheggi e violenze in attesa di imbarcare circa 2.000 finti "disertori" dell'esercito piemontese?. E' solo un dettaglio, nè può bastare questo spazio a raccontare tutto. Un immenso Archivio di documenti -che studiamo da anni- lo dimostra in forme scientificamente inconfutabili. Dietro i "Mille" avanzava nell'ombra un corpo di spedizione di 22.000 militari costituito da tagliagole ungheresi e... zuavi, già mercenari di Parigi nell'esportazione della civiltà nei villaggi dell'Algeria e sui monti della Kabilya; da soldati e carabinieri piemontesi, momentaneamente posti in 'congedo', e riarruolati come 'volontari' nella missione d'invasione. Eppoi c'erano i veri e propri "specialisti" finanziati apertamente dalla massoneria inglese. Gli "inglesi" dovevano distruggere la grande flotta mercantile delle Due Sicilie, in vista dell'apertura del Canale di Suez: l'unico potenziale concorrente -dalla Cina alle Americhe- venne pugnalato alle spalle. I "piemontesi" dovevano svuotare le ricche casse delle Banche delle Due Sicilie, per pagare i loro debiti. Contratti a Genova, a Londra, a Parigi...Tutti dovevano distruggere la nascente industria delle Due Sicilie, per trasferirla in Paludania, come dice il nostro maestro Nicola Zitara.Ma soprattutto dovevano "controllare" le 412 miniere siciliane di zolfo, il petrolio del tempo, senza il quale nè industria nè flotta militare di Sua Maestà britannica avrebbero potuto dominare il Mondo per un secolo. Ci hanno fottuti. Giova ricordare che l'impero inglese, alla metà dell'Ottocento, fu impegnato in una serie di guerre contro determinati Stati: Regno delle Due Sicilie, Paraguay e gli stessi USA, che avevano deciso di seguire uno sviluppo autocentrato, sviluppando l'industria locale e rafforzando la propria agricoltura e il proprio commercio tramite l'applicazione dei dazi. Ciò avrebbe permesso lo sviluppo economico, pur restando al di fuori dell'influenza bancario-finanziaria e, quindi, politica di Londra. L'impero britannico reagì, a tali comportamenti, creando operazioni tipo False Flag (Falsa Bandiera): come quella dei "Mille". E ci andò meglio che in Paraguay, dove una coalizione militare pilotata da Londra si risolse con la distruzione fisica del Paraguay e della sua popolazione maschile. Alla fine si ebbe un rapporto di otto donne per ogni uomo. La donchisciottesca spedizione di Garibaldi e dei suoi Mille -come la definisce Mack Smith nel suo "Cavour e Garibaldi"- venne finanziata dalla massoneria inglese con una cassa di piastre d'oro turche (moneta franca nel Mediterraneo del tempo) pari a molti milioni degli attuali dollari. Le navi militari inglesi, "casualmente" alla fonda in Marsala, con uno stratagemma protessero lo sbarco dei "Mille". Tempo dopo, il cassiere della spedizione, Ippolito Nievo, e i registri contabili, vennero fatti sparire nel nulla. I "Mille" si trovarono la via aperta dalla corruzione mirata dei vertici militari del povero Re delle Due Sicilie, e servirono da copertura allo sbarco di un imponente Corpo di Spedizione anglo-piemontese (22.000 soldati, tra cui vere e proprie "legioni straniere" di tagliagole ungheresi e zuavi).Gli obiettivi erano chiari, e bisogna averli chiari anche oggi:1-distruggere, peraltro illegalmente, lo Stato sovrano delle Due Sicilie, a partire dalla sua grande flotta commerciale (la terza del Mondo), in vista dell'apertura del Canale di Suez; 2-controllare gli zolfi, che facevano della Sicilia la Miniera del Mondo: erano "i solfi siciliani" a muovere l'industria e la flotta d'Inghilterra e non solo; 3-saccheggiare l'oro e l'argento delle Due Sicilie: prima con la rapina in piena regola, poi con l'astuzia del "corso forzoso". Questo doveva accadere senza "dichiarare la guerra", dunque nel caos, con la corruzione, l'ipocrisia, l'inganno. E accuddhì fu. La Sicilia fu saccheggiata. Una minoranza di isolani venne poi cooptata nel nuovo sistema e usata contro il Popolo siciliano, dando vita, come in tutte le colonie, a uno strato sociale parassitario e collaborazionista, che può "fare carriera" purchè operando in nome e per conto di chi sfrutta la nostra Isola. Questo schema di ingegneria sociale è antico almeno quanto la Roma imperiale. E la nostra Sicilia l'aveva "sperimentato" sulla sua pelle, dopo la sconfitta del partito indipendentista dei siculo-catalani, anche nel Cinquecento della dominazione castigliana, sebbene vi attecchì meno in profondità di quanto una storiografia pigra e neocoloniale ci abbia fatto credere. Per capire la Sicilia di oggi occorre aver chiaro cosa accadde nel 1860. Perchè quel "passato" non è ancora passato. Poi parliamo del seguito, se si può. A partire dalle operazioni occulte della cosiddetta Banca Nazionale, dei Bombrini, dei Balduino, dei Sella...perchè è sulla questione bancaria e sulla speculazione ferroviaria che si giocò il decollo padano e l'affossamento definitivo delle ex-Due Sicilie, oggi chiamate Mezzogiorno: patria dei "mezzogiornali".  Alcuni fatti. Le due famose navi piemontesi furono avvistate con "ritardo" dalle navi borboniche. Erano in servizio in quelle acque la pirocorvetta Stromboli, il brigantino Valoroso, la fregata a vela Partenope (comandata dal traditore capitano Guglielmo Acton) ed il vapore armato Capri. Avvistarono i garibaldini la Stromboli e il Capri. Quest’ultimo era comandato dal capitano Marino Caracciolo che, volutamente, senza impedire lo sbarco, aspettò le evoluzioni delle cannoniere inglesi Argus (capitano Winnington-Inghram) e Intrepid (capitano Marryat), che erano in quel porto per proteggere i garibaldini. Solo dopo due ore il Lombardo, ormai vuoto, fu affondato a cannonate, mentre il Piemonte, arenato per permettere piú velocemente lo sbarco, venne catturato e rimorchiato inutilmente a Napoli. Roba da film tragicomico...ma la RAI non lo produrrà mai. Lo farà la Repubblica Siciliana...A Marsala parte della popolazione si chiuse in casa, altri fuggirono nelle campagne. I garibaldini, accolti festosamente solo dagli inglesi, per prima cosa abbatterono il telegrafo, poi alcuni si accamparono nei pressi della città praticamente vuota, mentre Garibaldi, temendo la reazione popolare si rifugiò con altri nella vicina isola di Mozia. Il seguito dell' "Impresa", da Calatafimi in poi, è una farsa militare resa possibile dalla corruzione mirata dei vertici dello Stato delle Due Sicilie, realizzata alle spalle del suo leggittimo e ingenuo Re. Il conflitto secolare tra la Sicilia e Napoli, aveva comunque minato le fondamenta di quella costruzione statuale. Ricordiamo che il Popolo siciliano, pochi anni prima, nel 1848, aveva conquistato per via rivoluzionaria la sua Indipendenza. La Restaurazione europea la travolse insieme alle barricate erette dalle Maestranze Operaie abbandonate dall'aristo-borghesia che si preparava già a saltare, come sempre, sul carro della potenza coloniale di turno. L'analisi del trasformismo ascarizzato delle "classi dirigenti" trova nella vicenda siciliana materiale di studio prezioso per la comprensione del fenomeno neocoloniale in tutto il Sistema-Mondo. E non è un caso se sull'argomento la Fratellanza Siciliana "Terra e LiberAzione" ne discute in mezzo Mondo. L'atto di annessione dell'Isola allo Stato di Vittorio Emanuele II nel 1860 non fu chiara e libera manifestazione plebiscitaria della volontà dei Siciliani, ma un vero e proprio atto di forza. Lo stesso Garibaldi, che non era un fesso, confessa a varie riprese che il popolo fu sempre assente nel "movimento per l'unificazione italiana", quando non fu decisamente contrario. Lo stesso Mazzini, rispondendo con uno scritto alla circolare 15 agosto 1860 del ministro Farini, nella quale si rivelava la decisione del governo piemontese per l'annessione, spinse deliberatamente a quell'atto, proprio perchè temeva le pesanti riserve dei Siciliani e intendeva tagliar corto alla idea piú sana di una Confederazione Italiana, propugnata dal Gioberti e da diversi patrioti siciliani tra il 1848 e il 1860.La stessa relazione del Consiglio Straordinario di Stato-istituito in Sicilia dal prodittatore Mordini con decreto 19 ottobre 1860 e con il quale, ad annessione avvenuta, i rappresentanti del Popolo Siciliano avrebbero dovuto discutere e proporre gli ordinamenti piú convenienti alla Sicilia per entrare a far parte dello Stato Italiano- non ebbe mai seguito. Mentre la Luogotenenza -promulgata da Vittorio Emanuele II a Palermo il 1° dicembre 1860, in occasione della sua prima visita, ed in base alla quale lo Stato avrebbe avocato a sè soltanto la branca degli Affari esteri e quella della Difesa, lasciando il resto in mano ad amministratori siciliani che avrebbero fatto parte del Consiglio di essa -visse una breve e grama esistenza e fu abolita con un semplice Decreto Reale il 1° febbraio 1862. Tutto -come ben sappiamo dalla lettura dell'art.4 del "decreto prodittatoriale 9 ottobre 1860", con il quale si stabilí l'infame sistema di votazione per il plebiscito- si svolse in un'atmosfera di vera e propria sopraffazione della libera volontà dei Siciliani. I risultati di quel plebiscito registrarono soltanto 667 "no" su 432.720 votanti, con una percentuale che supera il 99,99% dei cosiddetti "si". Lo stesso Eliot, ambasciatore inglese a Napoli, dovette scrivere testualmente nel rapporto al suo Governo che: "Moltissimi vogliono l'autonomia, nessuno l'annessione, ma i pochi che votano sono costretti a votare per questa". E un altro ministro inglese, lord John Russel, mandò un dispaccio a Londra, cosí concepito: "I voti del suffragio in questi regni non hanno il minimo valore". Con una buona dose di ipocrisia. Entrata cosí a far parte del Regno d'Italia, la Sicilia, nel giro di pochi anni si vide spogliata dell'ingente patrimonio di quei Beni Ecclesiastici che fruttarono allo Stato 700 milioni del tempo, della riserva d'oro e d'argento del suo Banco di Sicilia, e vide portato il carico tributario a cinque volte di piú del precedente. Come accertò Giustino Fortunato, mentre per l'anno 1858 esso era stato di sole lire 40.781.750 per l'anno 1891 le sue sette province registrano un carico di lire 187.854.490,35. Si inasprirono inoltre i pesi sui consumi, sugli affari, sulle dogane, le tasse di successione che prima non esistevano, quelle del Registro che erano state fisse, quelle di bollo, per cui nel 1877 queste tasse erano già pervenute a 7 milioni e nel 1889-90 avevano raggiunto i 20 milioni. La vendita del patrimonio dello Stato -ossia del demanio dell'ex Regno della Due Sicilie- impinguato dai beni dei soppressi Enti Religiosi e sommato alla vendita delle ferrovie, aveva fruttato allo Stato italiano oltre un miliardo, senza contare il capitale dei mobili, delle argenterie e tutta la rendita del debito pubblico, posseduta dalle Corporazioni religiose, che venne cancellata del tutto. E non erano "beni della Chiesa di Roma", ma frutto dell'accumulazione di famiglie siciliane investito sul "figlio prete"! Le terre demaniali che Garibaldi aveva promesso ai contadini ed ai "picciotti" il 2 giugno 1860, con il decreto concernente la divisione dei demani comunali, andarono soltanto ad impinguare i patrimoni dei nobili e dei borghesi, per cui già nel giugno e nel luglio del 1860 si ebbero in Sicilia quelle sollevazioni che assunsero "proporzioni vastissime, poiché i contadini rivendicarono non solo la quotizzazione dei demani ancora indivisi, ma anche la nuova quotizzazione dei demani usurpati o illegalmente acquistati da nobili o borghesi, oppure il ristabilimento su di essi dei vecchi diritti d'uso".Il risultato di quelle richieste legittime furono le feroci repressioni eseguite da Bixio a Bronte, e dagli altri garibaldini a Caltavuturo, a Modica, e in tante altre sventurate comunità."Verso la fine di giugno e nel corso del luglio 1860 la frattura tra governo garibaldino e movimento contadino si venne via via accentuando, non solo per la resistenza popolare alla coscrizione (resa obbligatoria da Garibaldi con il decreto del 14 maggio) ma anche perché le autorità governative e le forze armate garibaldine furono portate sempre piú a schierarsi a favore dei ceti dominanti" (G. Candeloro) In questo clima di disagio morale, economico, sociale e politico, aggravato dall'imposizione della leva militare che i Siciliani avevano sconosciuto fino allora, il Parlamento Italiano conferí i pieni poteri al Generale Govone nel 1863, al fine di ridurre in Sicilia l'opposizione al servizio militare, consentendogli di tenere dei tribunali militari e di fucilare la gente sul posto. Gli eccidi consumati allora dalle truppe del Govone, specie a Licata e in tanti altri centri dell'interno dell'Isola, furono denunziati all'opinione pubblica nel dicembre del '63 dal deputato cattolico moderato Vito D'Ondes Reggio e da molti deputati della Sinistra e della Destra al potere, ma come dice con lapidaria frase il Candeloro: "questo gesto clamoroso non modificò peraltro la politica del governo in Sicilia" (N. Turco). Quando poi scoppiò la Rivoluzione di Settembre 1866 e per le strade di Palermo si gridava: "Viva la Repubblica! Viva i Monasteri!", l'italietta savoiarda rispose bombardando Palermo dal mare!. I morti non poterono contarsi. Poi arrivarono il "corso forzoso" e la colossale speculazione bancaria sulla quale si fonda, da allora, il "capitalismo padano".

 
 
 
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PREMIO MASANIELLO 2009
Napoletani Protagonisti 
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Motivazione: “Pregate Dio di trovarvi dove si vince, perché chi si trova dove si perde è imputato di infinite cose di cui è inculpabilissimo”… La storia nascosta, ignorata, adulterata, passata sotto silenzio. Quella storia, narrata con competenza, efficienza, la trovate su “La Voce di Megaride” di Marina Salvadore… Marina Salvadore: una voce contro, contro i deboli di pensiero, i mistificatori, i defecatori. Una voce contro l’assenza di valori, la decomposizione, la dissoluzione, la sudditanza, il servilismo. Una voce a favore della Napoli che vale.”…

 

PREMIO INARS CIOCIARIA 2006

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A www.vocedimegaride.it è stato conferito il prestigioso riconoscimento INARS 2006:
a) per la Comunicazione in tema di meridionalismo, a Marina Salvadore;
b) per il documentario "Napoli Capitale" , a Mauro Caiano
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RITENZIONE IDRICA? - Nella pentola più grande di cui disponete, riempita d'acqua fredda, ponete due grosse cipolle spaccate in quattro ed un bel tralcio d'edera. Ponete sul fuoco e lasciate bollire per 20 minuti. Lasciate intiepidire e riversate l'acqua in un catino capiente per procedere - a piacere - ad un maniluvio o ad un pediluvio per circa 10 minuti. Chi è ipotesa provveda alla sera, prima di coricarsi, al "bagno"; chi soffre di ipertensione potrà trovare ulteriore beneficio nel sottoporsi alla cura, al mattino. E' un rimedio davvero efficace!


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