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« Riceviamo e pubblichiamo...Adesso basta. Sull'acqu... »

Riceviamo e pubblichiamo. Inceneritore minaccia la salute e la credibilità del settore alimentare a Parma. Firma l'appello

Post n°3023 pubblicato il 03 Febbraio 2010 da cile54

Stop Parma Inceneritore

Carissimi, se vi piace una spolverata di PARMIGIANO REGGIANO sulla vostra pastasciutta dobbiamo fare anche questo: difendere questo nobilissimo formaggio da chi vuole inquinarlo con un inceneritore di prossima costruzione a Parma. Diffondiamo questo appello, per favore firmate e fate girare anche ai vostri contatti all'estero! Grazie

Patrizia Gentilini - Oncologa ISDE 

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Spettabile Amministratore,

Le scrivo come cittadino, molto preoccupato, per le gravi ripercussioni che avrà il progetto di costruzione, nel quartiere Spip di Parma, del forno inceneritore di Enia.

Un impianto che graverà non solo sulla salute dei cittadini ma anche sulle produzioni di eccellenza nel campo alimentare che Parma vanta come punta di diamante della sua economia.

L'inceneritore provocherà, inevitabilmente, un forte inquinamento dell'aria e porterà ad un netto peggioramento delle condizioni ambientali, già a rischio in Pianura Padana.

Le emissioni dal camino, infatti,come per tutti gli impianti di incenerimento, saranno composte da: diossine, furani, nanopolveri, metalli pesanti ed altri 200 composti tossici.

Gli studi riguardo agli effetti sulla salute degli impianti di incenerimento sono numerosi, tanto che l’Ordine dei Medici Francesi alla fine del 2007 ha chiesto la moratoria sulla costruzione di nuovi inceneritori a causa degli inquinanti dispersi in atmosfera, lo stesso dicasi per la Federazione Regionale Emilia Romagna dei medici che a settembre 2007, con una lettera agli amministratori, ha chiesto di non concedere altri nullaosta alla costruzione di nuovi termovalorizzatori-inceneritori nella nostra regione .

Anche organi ufficiali come Arpa Piemonte affermano con certezza che i residenti attorno a questi impianti hanno un rischio di contrarre gravi malattie decisamente incrementato.

Ci troviamo di fronte ad un bivio: scegliere le modalità di gestione dei materiali di scarto.

A valle di una seria riduzione del rifiuto e di raccolta porta a porta spinta, per chiudere il ciclo esistono alternative all'incenerimento che altre province in Italia hanno scelto, abbandonando i progetti come il nostro, ritenuti ormai desueti e dannosi per l'ambiente.

Sono i cosiddetti centri di riciclo con impianti di estrusione, che hanno -dettaglio non trascurabile- un costo nettamente inferiore a quelle dell'impianto progettato, 5 milioni contro 180!

Inoltre questo tipo di tecnologia, adottata ad esempio in provincia di Treviso, produce addirittura utili.

La provincia di Roma, la regione Sicilia, la regione Sardegna, si allunga la lista degli enti locali che, fatta chiarezza, hanno fatto marcia indietro impegnandosi nella strada del riciclo, del riuso, del trattamento degli scarti senza emissioni inquinanti, senza combustioni, camini, diossine.

La messa in funzione dell'inceneritore di Enia comporterà, inevitabilmente, un deterioramento dei parametri dei nostri prodotti mettendo anche a rischio marchi come Dop e Igt che giustificano la loro adozione dalla qualità del prodotto ed anche dalla salubrità degli ambienti di origine.

La ceneri volatili che usciranno dal camino spargeranno in un raggio largo decine di km tonnellate di inquinanti che entreranno, data la loro finezza (al di sotto dei 1 micron), in tutti i processi produttivi, in tutti i prodotti del territorio di Parma.

Il latte alla diossina prodotto attorno all'inceneritore di Brescia ne è la prova.

Nella documentazione presentata da Enìa in Conferenza dei Servizi manca completamente una seria comparazione fra una filiera che termini con un inceneritore ed una in cui sia contemplata una raccolta differenziata più elevata ed il ciclo venga chiuso con altra tipologia di impianto.

Purtroppo l’Amministrazione Provinciale non l’ha preteso. E’ ovvio che una S.p.A. (Enìa) ha come prima missione quella di fare utili, ma l’interesse degli amministratori dovrebbe essere prima di tutto legato al bene comune, visto che i costi dell’impianto sono completamente a carico dei cittadini, così come i costi in termini di salute: i residenti verranno monitorati con un programma specifico previsto per il fatto di abitare nei pressi di impianti pericolosi.

Esiste una proposta alternativa, già pronta, quella di un centro di recupero a freddo alternativo all'inceneritore, che potrebbe fare di Parma la protagonista della svolta ambientale dell'intera regione. Una svolta che nascerebbe alla luce degli sviluppi tecnologici di oggi, ancora non disponibili in fase di elaborazione del PPGR provinciale, e che potrebbe essere identificata come una scelta di grande saggezza per il futuro del nostro territorio e salutata dalla popolazione come gesto maturo di oculati amministratori del bene comune.

Le chiedo di rifletterci, di lasciare spazio al dubbio, di fare quanto in suo potere per insinuare il dubbio in chi può ancora invertire la rotta: non è troppo tardi

Cordiali saluti

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