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Kabul, Afghanistan. Nell'aprile 2001 abbiamo aperto un ospedale per vittime di guerra. In 10 anni abbiamo curato oltre 100 mila pazienti. Uno su tre è un bambino. Oggi la guerra continua a fare vittime. Noi continuiamo a curarle.
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Una delle stragi del capitalismo di Stato che verrą sotterrata con l'impunitą del "Processo breve"
Post n°3040 pubblicato il 09 Febbraio 2010 da cile54
LA STRAGE DI VIAREGGIO
Il 29 giugno 2009, a Viareggio, si è verificato il più grave disastro ferroviario degli ultimi anni: morirono 32 persone, oltre cento furono i feriti. La causa fu, come ricorderete, il deragliamento di un treno merci. Da quel giorno i parenti delle vittime, che hanno costituito «l’Assemblea 29 giugno», chiedono che venga fatta giustizia. Per questo motivo il 4 febbraio una delegazione di questa associazione è stata in audizione al Parlamento europeo, a un seminario internazionale sul tema della sicurezza della rete ferroviaria. Mentre infatti si spendono milioni di euro (pagati dai contribuenti) per l’alta velocità, non si pensa - come denunciamo da tempo - alla manutenzione e all’ammodernamento della rete ferroviaria, soprattutto sulle tratte più frequentate dai pendolari. I famigliari delle vittime di Viareggio, infatti, hanno ricordato come nei giorni precedenti alla strage, ad esempio, vi fossero stati episodi analoghi riguardanti treni merci: il 19 maggio a Sesto Calende; il 25 maggio a Borgo S. Dalmazzo; il 6 giugno a Pisa S. Rossore; il 22 giugno a Vaiano. Tutti fatti ignorati dalle Ferrovie e dal ministero dei Trasporti, mentre, secondo i parenti delle vittime e non solo, contenevano già tutti gli elementi di allarme sulla vulnerabilità del sistema. Purtroppo la normativa vigente sul trasporto merci e le modifiche proposte di recente in materia privilegiano il diritto delle imprese al libero scambio commerciale rispetto al dovere di tutela dell’incolumità delle popolazioni, dei lavoratori e dell’ambiente. All’evento di Bruxelles hanno partecipato anche diversi lavoratori delle Ferrovie; tra questi Dante De Angelis, il ferroviere che denunciò proprio problemi di sicurezza, fu licenziato ed è stato poi reintegrato grazie anche alla mobilitazione della società civile. I cittadini hanno chiesto al Parlamento europeo una revisione generale delle direttive e dei regolamenti comunitari sulla circolazione delle merci pericolose: è necessaria una stretta sulle regole in essere, che privilegi e garantisca la sicurezza dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente. In particolare, l’assemblea chiede: la riduzione della velocità dei treni nelle zone abitate e la costruzione di adeguate barriere protettive; la riduzione degli intervalli delle revisioni, anche in rapporto ai chilometri percorsi; la riduzione delle distanze dei rilevatori di temperatura; l’installazione di dispositivi antisvio per i treni merci come in dotazione agli Eurostar di nuova generazione; l’abolizione delle figure di “detentore” e “utilizzatore”; le ispezioni a sorpresa in analogia a quanto avviene per il codice della strada; la tutela per i delegati alla sicurezza; l’introduzione dei carri a “rischio zero” con cisterne da cui il materiale non fuoriesce in nessun caso; la sostituzione dei picchetti di verifica a terra attualmente in uso (pezzi di rotaie dismesse) con altri in materiale resistente e stabile ma non perforante; l’introduzione di “carri cuscinetto”, come per il trasporto di materiale esplosivo, che impediscano l’innesco a catena di esplosioni, come a Viareggio. È stato anche denunciato lo smantellamento del trasporto merci di Trenitalia e la relativa privatizzazione come la causa principale dei disservizi e delle lacune dal punto di vista della sicurezza. Nel frattempo, da sette mesi, la magistratura italiana sta cercando di capire chi indagare rispetto al caso di Viareggio. Ma se sarà approvato il processo breve anche questo procedimento rischia di finire con un nulla di fatto: un’altra strage rischia di rimanere senza giustizia né responsabili.
Vittorio Agnoletto |

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