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Lettera sulla tolleranza

Post n°13 pubblicato il 29 Novembre 2009 da leosavio
Foto di leosavio

[…] la tolleranza verso coloro che dissentono dagli altri in fatto di religione è cosa talmente consona all’evangelo e alla ragione, che è mostruoso vi siano uomini ciechi a tanta luce.

[…] Ma perché non possano alcuni mascherare il loro spirito di persecuzione e la loro crudeltà, per nulla cristiana, con una falsa sollecitudine del pubblico bene e del rispetto delle leggi, ed altri cercare nel nome della religione pretesto alla loro vita licenziosa e impunità per i loro delitti – in breve, perché nessuno possa ingannare sé o gli altri con ostentazione di lealtà ed obbedienza al sovrano, o di sincera adorazione verso il Signore – io ritengo sia soprattutto necessario distinguere la competenza dell’autorità civile da quella religiosa, e fissare il giusto limite fra stato e chiesa. Finché ciò non sia fatto, non vi sarà mai termine alle controversie, che sempre insorgeranno tra coloro che hanno – o almeno ostentano di avere – a cuore l’interesse delle anime, da una parte, e quelli cui premono le sorti dello Stato, dall’altra.

  J. Locke (1689)

 
 
 

Nulla è più anarchico del potere...

Post n°12 pubblicato il 01 Novembre 2009 da leosavio

 

Il potere fa praticamente ciò che vuole, e ciò che il potere vuole è completamente arbitrario, o dettatogli da sue necessità di carattere economico che sfuggono alla logica comune.
Io detesto soprattutto il potere di oggi. Ognuno odia il potere che subisce, quindi odio con particolare veemenza il potere di questi giorni. E un potere che manipola i corpi in un modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono dei valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti
Sono caduti dei valori, e sono stati sostituiti con altri valori. Sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti da altri modelli di comportamento. Questa sostituzione non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dal nuovo potere consumistico, cioè la nostra industria italiana pluri-nazionale e anche quella nazionale degli industria lotti, voleva che gli italiani consumassero in un certo modo, un certo tipo di merce, e per consumarlo dovevano realizzare un nuovo modello umano.
Mi piace la vita glamour, la vita mondana e le cose firmate.
Il regime è un regime democratico, però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente ad ottenere, il potere di oggi, cioè il potere della civiltà dei consumi, invece riesce ad ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari. E questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che noi non ce ne siamo resi conto. E avvenuto tutto in questi ultimi dieci anni. E stato una specie di incubo, in cui abbiamo visto attorno a noi lItalia distruggersi e sparire. Adesso risvegliandoci, forse, da questo incubo, e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non cè più niente da fare.
Tanto non saprete mai come la penso e non saprete mai i sentimenti che ho. I miei sono veri, io lo so che sono veri!
Luomo è sempre stato conformista. Se cè una caratteristica principale delluomo è quella di conformarsi a qualsiasi tipo di potere o di qualità di vita trovi nascendo. Forse biologicamente luomo è narciso, ribelle, ama proprio la propria identità, ma è la società che lo rende conformistico e lui ha chinato la testa una volta per sempre dinnanzi agli obblighi della società.
Io mi rendo ben conto che se le cose continuano così, luomo si meccanizzerà talmente, si alienerà talmente, diventerà così antipatico e odioso, che questa libertà qui andrà completamente perduta.
Pier Paolo Pasolini

 
 
 

La società liquida

Post n°11 pubblicato il 17 Marzo 2009 da leosavio

 

 

Momò Calascibetta - La folla - cm.50 x 35 - acrilico 1978

Per sopperire a tutti questi bisogni, spinte, pulsioni e dipendenze e per alimentare nuovi meccanismi di motivazione e guida e il monitoraggio del comportamento umano, l'economia consumistica deve fare affidamento sull'eccesso e sullo spreco. la prospettiva di contenere e assimilare la massa inarrestabilmente crescente delle innovazioni diventa sempre più incerta, se non addirittura nebulosa. ciò accede perchè, per far si che l'economia consumistica non si arresti, il ritmo con cui la quantità già enorme di novità cresce è destinato ad andare oltre qualsiasi obiettivo a misura della domanda ormai superata.
Nell'economia consumistica i prodotti (inventati, scoperti per caso o perlopiù progettati negli uffici di ricerca e sviluppo) prima arrivano e poi vanno in cerca di applicazioni. Molti, forse la maggior parte, di essi finiscono rapidamente tra i rifiuti, non essendo riusciti a trovare clienti, o addirittura ancor prima di cercarli. Ma persino i pochi prodotti fortunati che riescono a trovare o a evocare un bisogno o un desiderio per la cui soddisfazione essi possano dimostrare di essere (o di poter finire per diventare) rilevanti, tendono ben presto a soccombere alla pressione di altri prodotti, "nuovi e migliorati" (che cioè promettono di fare, più in fretta e meglio, tutto ciò facevano i vecchi prodotti, con in più il vantaggio di fare altre cose alla cui utilità fino allora nessun consumatore aveva mai pensato, nè tanto meno dietro pagamento) molto prima del momento preordinato in cui cessano di funzionare[...]
E ogni volta che si ha crescita esponenziale, si raggiunge ben presto un punto in cui l'offerta eccede la capacità della domanda, vera o presunta; spesso e volentieri quel punto ne precede un altro, ancor più drammatico, in cui si raggiunge il limite naturale dell'offerta.

Bauman Zygmunt, Consumo dunque sono,  pp.49-50, ed Laterza

 
 
 

Terra Santa: una scellerata soluzione

Post n°10 pubblicato il 30 Dicembre 2008 da leosavio

Nel pomeriggio di sabato 29 novembre 1947, i rappresentanti di cinquantasei paesi membri delle Nazioni Unite erano riuniti a Flushing Meadow, nei sobborghi di New York. là, sotto la cupola di una vecchia pista di pattinaggio, dovevano decidere la sorte di una striscia di terra situata sulla costa orientale del Mediterraneo: una terra due volte meno estesa della Danimarca e cinque volte meno popolata del Belgio, centro dell'universo per i cartigrafi dell'antichità e meta, all'alba del mondo, di tutte le strade dell'uomo: la Palestina. 
Nella breve vita delle Nazioni Unite, nessun dibattito aveva scatenato tante passioni. Ciascuno dei paesi rappresentanti doveva a questa regione, in un modo o nell'altro, una parte della propria eredità spirituale. Si proponeva all'assemblea di spartire la Palestina in due stati distinti, uno arabo e uno ebraico. In questo modo, la saggezza collettiva doveva porre fine a trent'anni di guerra civile fra ebrei e arabi per il controllo della Palestina. Ma, tracciata con la penna della disperazione, la carta di questa divisione risultava un miscuglio di compromessi accettabili e di mostruosità inconcepibili: il cinquesette per cento della Palestina era assegnato agli ebrei, mentre la maggior parte del territorio del futuro Stato ebraico e quasi i due terzi della sua popolazione erano arabi. Quanto alle frontiere dello Stato ebraico erano indifendibili. Inoltre, il piano negava sia agli ebrei sia agli arabi il controllo di Gerusalemme, questo polo intorno al quale gravitava dall'antichità tutta la vita politica, economica, religiosa della Palestina. Posta sotto la tutela dell'ONU, Gerusalemme diventava un territorio internazionale, dove nè gli arabi nè gli ebrei potevano stabilirvi la loro capitale [...]
Era il 14 maggio 1948. Quel giorno vide gli inglesi lasciare la Palestina, gli ebrei proclamare lo Stato di Israele, gli arabi mettersi in guerra.
Un conflitto stava per infuocare la Terra Santa, per non spegnersi più.

Dominique Lapierre, Larry Collins, Gerusalemme! Gerualemme!, ed. mondadori,1998  

 
 
 

L'omosessualità non è reato.

Post n°9 pubblicato il 02 Dicembre 2008 da leosavio

Non mi piace discriminare le persone in base alle loro tendenze, attitudini e predisposizioni sessuali,  che pur essendo innate, naturali e comuni a migliaia di persone, non implicano la coercizione violenta di terzi.

La depenalizzazione della omosessualità intesa come reato deve essere conseguita senza se e senza ma, perchè se la vita è un valore imprescindibile al di sopra di tutto, lo deve essere anche per quella di chi si riconosce omosessuale.

 

 
 
 
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Un blog di: leosavio
Data di creazione: 17/04/2008
 

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