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" Una vita solitaria "

Post n°637 pubblicato il 19 Aprile 2014 da est.la.belle.epoque




Amici cari,
ho scelto di porgervi gli auguri
per una Pasqua serena con  

"Una vita solitaria"

un racconto di Bruno Ferrero.

Egli è un sacerdote e scrittore italiano,
Esperto di catechetica con una licenza in teologia,
Appartiene all'ordine dei salesiani
ed è direttore de "Il bollettino salesiano".
Come scrittore tratta temi di natura etica e religiosa
ed io, leggendo il suo narrare, ne sono rimasta affascinata
quasi come fossi una bimba ad ascoltar racconti.


Buona lettura
e dal mio cuore al vostro
un amorevole abbraccio, Liliana



"Una vita solitaria"


Figlio di una ragazza madre,
era nato in un oscuro villaggio.
Crebbe in un altro villaggio, dove lavorò
come falegname fino a trent'anni.
Poi, per tre anni, girò la sua terra predicando.

Non scrisse mai un libro.
Non ottenne mai una carica pubblica.
Non ebbe mai né una famiglia né una casa.
Non frequentò l'università.
Non si allontanò più di trecento chilometri
da dov'era nato.
Non fece nessuna di quelle cose
che di solito si associano al successo.
Non aveva altre credenziali che se stesso.

Aveva solo trentatré anni
quando l'opinione pubblica gli si rivoltò contro.
I suoi amici fuggirono. Fu venduto ai suoi nemici
e subì un processo che era una farsa.
Fu inchiodato a una croce, in mezzo a due ladri.


Mentre stava morendo,
i suoi carnefici si giocavano a dadi le sue vesti,
che erano l'unica proprietà che avesse in terra.
Quando morì venne deposto in un sepolcro
messo a disposizione da un amico mosso a pietà.
Due giorni dopo, quel sepolcro era vuoto.

Sono trascorsi venti secoli e oggi
egli è la figura centrale nella storia dell'umanità.
Neppure gli eserciti che hanno marciato,
le flotte che sono salpate,
i parlamenti che si sono riuniti,
i re che hanno regnato,
i pensatori e gli scienziati messi tutti assieme,
hanno cambiato la vita dell'uomo sulla terra
quanto quest'unica vita solitaria.



Al tempo della propaganda antireligiosa, in Russia,
un commissario del popolo
aveva presentato brillantemente
le ragioni del successo definitivo della scienza.
Si celebrava il primo viaggio spaziale.
Era il momento di gloria del primo cosmonauta, Gagarin.
Ritornato sulla terra, aveva affermato che aveva avuto
un bel cercare in cielo: Dio proprio non l'aveva visto.
Il commissario tirò la conclusione proclamando
la sconfitta definitiva della religione.
Il salone era gremito di gente.
La riunione era ormai alla fine.
"Ci sono delle domande?".
Dal fondo della sala un vecchietto
che aveva seguito il discorso con molta attenzione
disse sommessamente:
"Christòs ànesti", "Cristo è risorto".
Il suo vicino ripeté, un po'più forte:
Christòs ànesti".
Un altro si alzò e lo gridò;
poi un altro e un altro ancora.
Infine tutti si alzarono gridando:
"Christòs ànesti", "Cristo è risorto".
Il commissario si ritirò confuso e sconfitto.
Al di là di tutte le dottrine
e di tutte le discussioni, c'è un fatto.
Per la sua descrizione
basterà sempre un francobollo:
"Christòs ànesti".
Tutto il cristianesimo vi è condensato.
Un fatto: non si può niente contro di esso.
I filosofi possono disinteressarsi del fatto.
Ma non esistono altre parole
capaci di dar slancio all'umanità:
"Gesù è risorto".

 


 

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