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Creato da gatto_libertario il 24/09/2009

IL LIBERTARIO

Spazio del Gruppo Comunista Libertario "F.lli Cervi" di Reggio Emilia

 

 

solidarietą ai lavoratori greci

Post n°9 pubblicato il 09 Maggio 2010 da gatto_libertario

Solidarietà con la lotta dei lavoratori greci!

Comunicazione internazionale sulla crisi in Grecia

La Grecia è un sorta di laboratorio per lo smantellamento sociale che attende tutti noi. Questa politica è stata messa in atto da tutti i partiti istituzionali, da ogni governo e da tutte le istituzioni del capitalismo globale. C’è solo un modo per respingere la politica di un capitalismo così barbaro: l’azione diretta popolare per ampliare gli scioperi ed aumentare il numero delle manifestazioni in tutta Europa. [English] [Ελληνικά] [العربية] [Français] [Castellano]


 

 


SOLIDARIETA’ CON LA LOTTA DEI LAVORATORI GRECI!


La classe lavoratrice greca è furiosa, e ne ha ben donde, visto il tentativo di scaricare sulle sue spalle la bancarotta dello Stato greco. Le responsabilità sono invece da attribuire alle istituzioni finanziarie internazionali ed all’Unione Europa. Le istituzioni finanziarie hanno scaraventato tutto il mondo, e la Grecia in particolare, in una crisi economica e sociale di proporzioni storiche, costringendo i paesi ad indebitarsi, ed ora quelle stesse istituzioni lamentano che certi Stati sono a rischio in quanto non sono in grado di ripagare il debito. Si tratta di un’ipocrisia che va denunciata ed a cui bisogna aggiungere che se anche la Grecia –e tutti gli altri paesi- potessero restituire il debito, non dovrebbero farlo affatto: dal momento che spetta ai veri responsabili della crisi – le istituzioni finanziarie- l’onere di pagarne i danni provocati. I lavoratori greci sono nel giusto quando si rifiutano di pagare i debiti del loro paese. Ci rifiutiamo di pagare la crisi di loro signori!

Invece, diciamola tutta sui capitalisti di questo paese: il capitalismo greco produce parte dei maggiori profitti che si fanno in Europa grazie agli investimenti nei paesi poveri dei Balcani, mancano protezioni sociali, garanzie collettive ed un salario minimo per I lavoratori greci, senza menzionare il gigantesco settore dell’economia sommersa nel mondo del lavoro insieme ad un grande sfruttamento dei lavoratori immigrati. Il capitalismo greco gode di un regime fiscale leggero, dovuto alla debolezza dello Stato greco (nei confronti dei ricchi) e ad un livello di corruzione che permette la frode e l’evasione fiscale su vasta scala. Ecco perché tocca ugualmente ai capitalisti greci pagare la crisi.

Ma va denunciata anche l’Unione Europea, che si è presentata a tutti come supposta garante della pace e della solidarietà tra i popoli, ma che ora sta mostrando il suo vero volto, quello di un’agenzia di propaganda incondizionata del neoliberismo, con totale spregio della nozione di democrazia. Non appena un’economia entra in difficoltà, tutte le promesse di solidarietà evaporano. Ed ecco che vediamo la Grecia criticata ed accusata di lassismo, con un linguaggio da insulti al limite del razzismo. Come sembra oggi lontana quella “Europa che ci protegge”, tenuta a battesimo da liberali e social-democratici al tempo della scandalosa adozione forzata del Trattato di Lisbona.

La vera protezione messa in essere dagli sforzi combinati di UE e istituzioni finanziarie costringe la Grecia ad un percorso a salti verso lo smantellamento dei servizi pubblici, adottando un piano di austerità che ricorda I “Piani di aggiustamento strutturale” del FMI; verso il blocco delle assunzioni, il congelamento dei salari, le privatizzazioni e gli aumenti dell’IVA. Oggi l’UE chiede che l’età pensionabile sia portata a 67 anni, non solo in Grecia, ma anche in altri paesi con grave minaccia per il sistema dello stato sociale. In questo modo si aprono nuovi mercati agli investitori, si garantiscono gli interessi dei ricchi investitori, a detrimento degli interessi fondamentali della classe lavoratrice. E’ dunque questa, l’Europa della classe dominante, un’Europa a cui tutti insieme dobbiamo opporci.

E’ per queste ragioni che lanciamo un appello alla partecipazione in tutta Europa alle iniziative di solidarietà a favore della classe lavoratrice greca ed alle future vittime delle aggressioni delle banche.

Contro i valori di avidità e rapacità su cui è fondata l’Unione Europea, rispondiamo con la solidarietà di classe. La Grecia è un sorta di laboratorio per lo smantellamento sociale che attende tutti noi. Questa politica è stata messa in atto da tutti i partiti istituzionali, da ogni governo e da tutte le istituzioni del capitalismo globale. C’è solo un modo per respingere la politica di un capitalismo così barbaro: l’azione diretta popolare per ampliare gli scioperi ed aumentare il numero delle manifestazioni in tutta Europa.

 

Solidarietà con la lotta dei lavoratori greci!

 

Alternative Libertaire (Francia)
Workers Solidarity Movement (Irlanda)
Federazione dei Comunisti Anarchici (Italia)
Organisation Socialiste Libertaire (Svizzera)
Zabalaza Anarchist Communist Front (Sud Africa)
Unión Socialista Libertaria (Perù)


6 Maggio 2010

 

Link esterno: http://www.anarkismo.net

 
 
 

25 aprile villa minozzo

Post n°8 pubblicato il 13 Aprile 2010 da gatto_libertario
Foto di gatto_libertario

 

ss

 
 
 

Attivo Nazionale sull'intervento sindacale

Post n°7 pubblicato il 23 Marzo 2010 da gatto_libertario
 

Attivo Nazionale sull'intervento sindacale

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Reggio Emilia, 14 marzo 2010

 

"Rafforzare la presenza degli attivisti sindacali anarchici e libertari nella CGIL e nel sindacalismo di base

Rafforzare una prassi sindacale conflittuale e di classe"

Attivo sindacale del 14 marzo a Reggio Emilia a cui hanno partecipato attivisti sindacali dalla Emilia Romagna, dalla Lombardia, dalla Liguria, dalle Marche e dal nord-est, appartenenti a diverse categorie
del pubblico e del privato.

 

Il XVI Congresso della CGIL si avvia alla conclusione della sua fase di base, provinciale e regionale. Esso si sta svolgendo in una situazione di gravissimo attacco capitalistico alle condizioni di vita e di lavoro in Italia; attacco che punta a disarmare ogni difesa sindacale e giuridica dei lavoratori, a sottrarre il lavoro ad ogni forma di tutela contrattuale, a spezzare i rapporti di forza a favore dell'arbitrio e delle esigenze capitalistiche.

In questi mesi, diversi attivisti sindacali anarchici e libertari hanno contribuito in diverse province e regioni (pensiamo ad esempio alla Emilia, alla Lombardia, alla Liguria, alle Marche, al Veneto ed al Friuli) alla campagna per l'affermazione del documento "La CGIL che vogliamo" sia all'interno delle categorie che della confederazione. Si è trattato di un impegno congressuale che si è sviluppato dalle assemblee nei luoghi di lavoro fino alle assise provinciali e regionale, per proseguire a livello nazionale.

Insieme ad altre compagne e compagni che si sono impegnati nella promozione del documento 2, gli attivisti sindacali anarchici hanno cercato, nelle assemblee di base, di garantire una reale prassi democratica interna, allargando gli spazi di dibattito e di confronto sulle questioni di fondo e con il coinvolgimento dei lavoratori/lavoratrici anche non iscritti/e alla CGIL.

L'intervento dei comunisti anarchici è stato indirizzato costantemente alla creazione di uno spazio comune per il raggiungimento di tre obiettivi prioritari:

  • aprire spazi di dibattito e di confronto e di partecipazione sul ruolo della maggiore organizzazione sindacale in Italia, che in alcune occasioni ha saputo convogliare, soprattutto in alcune categorie (FIOM e Funzione pubblica) la protesta dei lavoratori e delle lavoratrici;
  • ricostruire un tessuto di partecipazione reale di lavoratrici e lavoratori disponibili a riprendere protagonismo in una struttura ad uso e consumo delle esigenze della burocrazia interna, con organismi dirigenti sempre più centralizzati e inamovibili;
  • gettare le basi per la ripresa di auto-organizzazione delle componenti di classe interne alla CGIL, degli iscritti, dei delegati, degli eletti negli organismi dirigenti, in cui gli attivisti anarchici tornino ad avere un ruolo significativo di riferimento.

Il Congresso ha risposto solo parzialmente alle sfide che aveva di fronte. Solo laddove la presenza dei militanti sindacali di classe, anche estranei all'apparato burocratico, ha permesso un reale confronto, i lavoratori e le lavoratrici hanno potuto esercitare quella democrazia congressuale essenziale per il rilancio dell'attività sindacale e l'impegno nei posti di lavoro. Altrove purtroppo la CGIL non ha saputo dimostrare di essere rimasta estranea a quel clima di impoverimento della democrazia ormai imperante nel paese, e si è limitata a una rituale autocelebrazione.

I prossimi anni si annunciano come decisivi per le scelte della CGIL rispetto al ruolo che intende avere nei confronti dei grandi mutamenti organizzativi e giuridici che il capitalismo e lo Stato stanno apportando al mondo del lavoro e rispetto a quale ruolo intende avere nei rapporti di forza per la difesa dei diritti dei lavoratori e delle libertà sindacali.

Il contributo degli attivisti sindacali anarchici e libertari nella CGIL intende, all'indomani della fase congressuale, puntare alla costruzione di forme di coordinamento locale e nazionale, informali o strutturate, che facciano tesoro della esperienza congressuale e che rafforzino il coordinamento ed i legami di collaborazione e di solidarietà costruiti in questi mesi, affinché trovino una risposta le domande di democrazia interna, di partecipazione, di costruzione di opposizione, le indicazioni di lotta contro le scelte del padronato e le tentazioni di omologazione di parte della burocrazia interna.

Nei prossimi mesi anche parte del sindacalismo di base si accinge a portare a termine un percorso di unificazione che vede come protagonisti RdB ed SdL.

A quasi 20 anni dalla nascita del sindacalismo di base in Italia, si tratta di una ulteriore tappa di un tormentato processo che non sembra risolvere nel breve termine le difficoltà in cui versa la galassia dei sindacati di base, né sembra porsi come punto di riferimento immediato, viste le divisioni da cui esso nasce.

Eppure anche in questo caso, il ruolo degli attivisti sindacali su posizioni di classe può risultare importante nel riprendere percorsi di coordinamento e di federalismo delle lotte, il cui scopo è fondamentalmente quello dell'unità dei lavoratori e delle lavoratrici.

Il compito degli attivisti sindacali anarchici e libertari è e sarà sempre quello di favorire ogni forma di rete e di federabilità delle esperienze del sindacalismo conflittuale che siano espressione di ogni forma auto-organizzata alla base e dal basso.

Commissione Sindacale
Federazione dei Comunisti Anarchici

Reggio Emilia, 14 marzo 2010

 

 
 
 

12 dicembre....

http://www.fdca.it/AL/al-12-09/dicembre09.pdf

FOGLIO TELEMATICO DELLA FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI

LA BOMBA DEL 12 DICEMBRE DEL '69?
A PIAZZA FONTANA, A MILANO?
NO VERAMENTE NON MI RICORDO, NON C'ERO, FORSE NON ERO NEANCHE NATO...


Quar
ant'anni dal quel 12 dicembre 1969 in cui una bomba fece tremare Piazza Fontana a Milano.
Quarant'anni dal quel 15 dicembre in cui Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico, fu spinto alle spalle da una forza di gravità che lo fece precipitare dal quarto piano della questura di Milano.
Bombe, vittime casuali, voli dalle finestre, rimasti senza una spiegazione, senza condanne, senza colpevoli. E il presunto colpevole era allora, è stato per 40 anni, ed è ancora oggi così forte e legittimato da poter opporre se stesso alla sua condanna.... STRAGE DI STATO. Così si disse, senza smentita. Ma nemmeno senza attendersi giustizia, da chi la la giustizia la amministra e le condanne -anche a morte- le fa eseguire nell'ombra.
Strage di Stato, allora. Per fermare le lotte operaie, le lotte studentesche, per diffondere il terrore, per prevenire una trasformazione sociale che appariva riluttante a farsi incanalare nell'alveo delle istituzioni borghesi. Contro una temuta rottura rivoluzionaria, fu strage di Stato come rottura preventiva dei rapporti di forza tra le classi. La strategia della tensione, la si definì.

Cominciò così la cultura dell'emergenza, che ci accompagna da allora, passando per le varie stagioni degli opposti estremismi, del terrorismo e degli anni di piombo, del pentitismo e della repressione che nel XXI secolo si fa spettacolo. Ogni dissenso è criminalizzabile; definita come terrorista ogni opposizione sociale che esprima critiche alle politiche delle istituzioni statuali e capitaliste, dei sindacati che si fanno complici e dei media asserviti.
Cominciò la cultura del non ricordo, con cui i fedeli servitori dello Stato si sono sottratti in questi 40 anni a rispondere delle loro responsabilità, fino a Genova 2001, fino alla recente morte di Stefano Cucchi, fino alle prossime amnesie.
Cominciò la cultura del sospetto, nutrita di stragi, tutta orientata a sinistra. A cominciare dal movimento anarchico. Una cultura del sospetto infida e liberticida, strumentale alla conservazione degli assetti politico-sociali costituiti. Una cultura che tendeva e tende a salvare i servizi segreti, i gruppi della destra fascista, facendo ricorso sistematico al segreto di...Stato.

Quaranta  anni in cui il neofascismo è stato protetto e nutrito, pronto a schiudersi come l'uovo del serpente di Ingmar Bergman, per riprodurre razzismo e totalitarismo, obbedienza cieca allo Stato ed al capo.

Chi cerca di opporsi non può che essere... sospetto!
Forse è un pericoloso anarchico!!
Non è un caso che oggi il movimento anarchico e tutti i movimenti che esprimono valenze e valori libertari siano oggetto di controlli e di repressione preventiva. Cominciò così il vuoto collettivo di memoria e la moderna vocazione ad eludere.

Quarant'anni anni in cui la carica di indignazione e di contestazione si è come stemperata nel rito dei processi senza colpevoli eppure rivelatori delle connivenze edi tutto lo spessore e la gravità del disegno stragista.
Ogni frammento di quella bomba di 40 anni fa, ogni vittima, ci porta all'orrore dell'insieme che abbiamo alle nostre spalle e davanti ai nostri occhi.
Ogni definitivo documento di Stato sulla morte di Pinelli quella sera del 15 dicembre del 1969 ci porta a rinnovare il nostro impegno perchè la memoria mantenga viva la consapevolezza di un'altra verità: quella di una classe operaia e di una generazione rivoluzionaria fatta saltare in aria a Piazza Fontana, fatta volare giù da una finestra di Via Fatebenefratelli. Sì, ci ricordiamo di quella bomba del 12 dicembre 1969.
Di quella di Milano e di quelle di Roma. E di tutte quelle messe nelle piazze e sui treni per oltre 10 anni. Sì, ci ricordiamo di tutti i proletari uccisi nelle lotte di quegli anni.
Sì, c'eravamo, anche se forse non eravamo ancora nati.

I comunisti anarchici non rimuovono, non dimenticano.

 
 
 

Comunicato FdCA: Un Crocifisso da 5000 euro

Post n°4 pubblicato il 10 Novembre 2009 da gatto_libertario

9 Nov 2009

Niente scandali! Dalle reazioni scomposte di questa settimana da parte di
schieramenti parlamentari, di giornali, di opinionisti si nota che il funzionamento
delle istituzioni europee è sempre sconosciuto nell'Italietta delle chiacchiere e
del qualunquismo. Cosa è successo? La Corte Europea dei Diritti Umani che fa capo al
Consiglio d'Europa la più antica istituzione europea che conta l'adesione di 46
paesi, ed è collegata alla Convenzione Europea per i Diritti Umani 1950 ha
sentenziato che riferibile lo Stato italiano deve risarcire una signora querelante
in base ad una violazione di un diritto di libertà di esprimere liberamente le
proprie posizioni religiose o ideologiche, collegato alla liberta' di educazione dei
figli, considerato violato dalla mancata rimozione del crocefisso a scuola, che ha
suscitato il ricorso alla Corte. Lo Stato italiano dovrà rifondere 5000 euro alla
richiedente per le offese morali, il caso non costituisce precedente di
giurisprudenza in Italia, ma precedente rispetto alle sentenze della Corte.

Nessuno metterà in discussione le radici culturali di nessun altro, e in caso di
controversia vince il principio pluralista, almeno in Europa, e almeno in casi
simili a livello tecnico/giurdico. Secondo l'Art.2 del protocollo addizionale 1 sul
Diritto all'istruzione: lo Stato non può imporre un simbolo religioso o un altro
simbolo ideologico se i genitori non lo trovano corrispondente all'educazione dei
loro figli - ma attenzione quello che è stato ribadito è che un principio del tutto
liberale.

Quindi la Corte Europea ha esposto una sentenza in base ad una Carta dei Diritti
Umani dove sono espressi i veri fondamenti giuridici e politici in termini di
cittadinanza politica liberale e democratica dell'Europa. Gli articoli esaminati
sono semplicemente il portato di un comune cemento giuridico-politico
giusnaturalista e liberale che sancisce il pluralismo in seno alla
democrazia liberale.

Ma perché non veniamo a sapere sulla stampa di tante sentenze della Corte che
condannano l'Italia per abusi in caso di equo processo, o in caso di tortura? E
perché non appellarsi alle violazioni dei diritti umani in caso di espulsioni o di
impedimento di libera circolazione delle persone? Che sono diritti umani alla stessa
stregua di quelli liberali? Le democrazie liberali non accettano diritti umani che
non siano la fotocopia dei propri atti fondativi, quindi in Europa, chi è fuori è
fuori, chi è dentro è dentro.

FEDERAZIONE DEI COMUNISTI ANARCHICI
09 novembre 2009

http://www.fdca.it

Traduzione italiana della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo
(Seconda Sezione), Strasburgo 3 novembre 2009 - Lautsi contro Italia:
http://setiitalia.altervista.org/sentenza.html


 
 
 

CONTRO FASCISMO E RAZZISMO CHIUDERE CASA POUND i

CONTRO FASCISMO E RAZZISMO CHIUDERE CASA POUND

 

Reggio Emilia antifascista si mobilita, dopo i danneggiamenti subiti dal Centro Sociale AQ16 e di fatto firmati da blocco studentesco, dopo le minacce verbali subite da studenti attivi nell’associazionismo antirazzista anche la nostra città entra nel novero di quei luoghi dove il fascismo ed il razzismo sempre più evidenziano espressioni e pratiche squadriste.

In una città, modificata nei suoi aspetti urbani, dove la speculazione edilizia e la bolla immobiliare hanno indebitato migliaia di famiglie, dove i migranti ne sono la parte più consistente, e dove si scarica con maggiore ferocia la crisi capitalista, le politiche di esclusione emanate dal governo non fanno altro che amplificare follie neocomunitarie , trasformando il territorio in un campo di esclusione sociale.

Un razzismo istituzionale che trova nella paura e nell’atomizzazione sociale un vasto campo di sperimentazione, che attraversa i partiti razzisti e fascisti come la Lega Nord o Casa Pound, per assestarsi come modello amministrativo di risposta ai crescenti bisogni sociali della parte più sofferente dei ceti colpiti dalla crisi, e ciò che è accaduto a Luzzara, dove è stata istituita una sezione di una scuola materna per soli stranieri, dove si è voluto disporre di argomentazioni burocratiche per nascondere un reale fatto di separazione razziale è lì a dimostrarci che è il senso comune che viene drammaticamente investito da tematiche razziste e fascistoidi.

A questa crisi, classica e tremendamente reale, i poteri forti di questo paese, mafie comprese, tentano in modo autoritario l’uscita, scaricandone l’intero costo, sociale, economico, e politico sui ceti subalterni e sul proletariato, non pensiamo che siano slegati i finanziamenti che riceve Casa Pound dal decreto sicurezza di Maroni, il golpe sindacale di CISL,UIL,UGL;FISMIC, dal libro bianco di Sacconi e  la persecuzione liberticida di Brunetta sui lavoratori del Pubblico Impiego.

Ciò che si vuole ridisegnare sono i rapporti sociali e politici in questo paese, dove i proletari non abbiano più alcuna tutela collettiva e generale, dove la democrazia non può essere esercitata al di fuori di grigie aule parlamentari , dove una dittatura mediatica  consapevolmente elaborata e praticata toglie libertà d’informazione ai cittadini ed ai lavoratori.

Opponiamoci a questo disegno ed a questa deriva culturale e politica, come un tempo fascismo e resistenze erano termini antitetici, che solo qualche neofascista cerca di accostare in nome di una nuova italianità, così nettamente oggi bisogna ricollocare il significato delle parole, il nostro antifascismo, la nostra opposizione al razzismo ed ai sistemi autoritari non sono mediabili, la libertà, la dignità il diritto ad una vita decorosa appartengono a tutti, e da tutti vanno difesi e praticati, nelle strade nei luoghi di lavoro e  nelle scuole.

 

 

Federazione dei Comunisti Anarchici sez. Reggio Emilia

Gr. Comunista Libertario F.lli Cervi Reggio Emilia

 

 

 

Manifestazione provinciale antifascista,  REGGIO EMILIA

SABATO 7 NOVEMBRE, ORE 14.30

concentramento Porta Santa Croce

Arrivo presso il monumento ai caduti della Resistenza

 
 
 

Manifestazione contro fascismo e razzismo. Chiudere Casa Pound Reggio Emilia

Post n°2 pubblicato il 06 Novembre 2009 da gatto_libertario
 

Manifestazione contro fascismo e razzismo.

Chiudere Casa Pound


R
eggio Emilia - Manifestazione antifascista sabato 7 novembre
Concentramento porta S.Croce ore 14.30


Il 20 dicembre 2008 apre anche a Reggio Emilia la sede locale
dell’organizzazione neofascista Casa Pound, situata in città in via
Montefiorino 10. L’organizzazione, nata a Roma nel 2003, apre oggi sedi
in moltissime città italiane forte degli appoggi finanziari e politici
provenienti dal PDL.

Chiara è subito l’intenzione dei poundisti, arruolare nuovi camerati
nelle scuole medie superiori attraverso il ramo studentesco “Blocco
Studentesco” per diventare in città ed in provincia il covo che potesse
fungere da punto di riferimento per tutta la feccia fascista locale.

Nella prima metà dell’anno si intensifica l’attività propagandistica di
blocco studentesco davanti alle scuole, si segnalano le prime
provocazioni contro studenti antifascisti. Il clima si surriscalda e si
arriva a minacce a sfondo sessista nei confronti di studentesse attive
nel movimento antirazzista.

Le scuole situate nel polo scolastico Makallè vengono a questo punto
presidiate costantemente da agenti digos, questa rimane ad oggi l’unica
risposta educativa dei dirigenti scolastici nei confronti di tensioni
che dalla società si riflettono nelle scuole.

Nel frattempo in tutto il paese si susseguono pestaggi, aggressioni e
violenze nei confronti di omosessuali, cittadini stranieri ed attivisti
di sinistra, la matrice è prevalentemente una: fascista. Per tutta
l’estate si procede alla politica dei respingimenti in mare dei barconi
carichi di migranti, entra in vigore il pacchetto sicurezza, centinaia
di persone affogano in mare, la responsabilità è del governo italiano,
in particolare del ministro degli interni leghista Maroni. Nella città
di Reggio Emilia, travolta da una crisi economica senza precedenti, si
tenta inutilmente di togliere a suon di ordinanze l’agibilità politica
dei movimenti antirazzisti dalle piazze del centro storico. L’ordinanza
verrà per ben tre volte sospesa.

Si registra nella notte tra il 23 ed il 24 ottobre un escalation:
durante un attacchinaggio militanti di blocco studentesco danneggiano le
strutture del Laboratorio Sociale AQ16. Il giorno seguente, i primi
attivisti del centro sociale giunti per aprire trovano vetri sfasciati,
grondaie divelte, bottiglie fracassate e i materiale esposti nella
bacheca dell’associazione Città Migrante strappati. La matrice è
palesemente rivendicata nei manifesti di blocco studentesco affissi sui
muri.

Viene organizzata nel pomeriggio una conferenza stampa per denunciare
pubblicamente l’aggressione. Nel giro di poche ore giungono sul posto un
centinaio di attivisti e simpatizzanti antifascisti. Si decide che la
risposta non può solo essere quella della denuncia ma è importante dare
un segnale forte. Un corteo di un centinaio di persone raggiunge la sede
di Casa Pound per restituire un po’ del frutto della politica fascista
seminata in città negli ultimi mesi, cioè: MERDA!

Nella nostra città si respira da troppi mesi aria pesante intrisa di
paura, odio e razzismo accompagnata dall’ascesa di forze politiche
xenofobe come la Lega Nord e la nascita di gruppi neofascisti come Casa
Pound. Si sta facendo di tutto per infangare la memoria antifascista
della nostra provincia partendo da un pericoloso revisionismo storico
della Resistenza Partigiana fino ad arrivare all’erosione dei più
elementari diritti del lavoro e di cittadinanza. Imprenditori politici
della paura stanno ipotecando il futuro della nostra città creando muri
ed apartheid che altro non faranno che alimentare la spirale
dell’insicurezza e della violenza.

 Diamo un segnale forte e chiaro da parte di quella città che non
 accetta supinamente leggi fasciste come il pacchetto sicurezza ed è
 disposta a disobbedirle. Reclamiamo il diritto di vivere liberi in una
 città libera da ronde e bande nere.

FACCIAMOCI SENTIRE, LA MISURA E’ COLMA! GUAI A CHI CI TOCCA.

                                                                      Laboratorio
                                                                      sociale
                                                                      AQ16

Manifestazione provinciale antifascista,  REGGIO EMILIA

SABATO 7 NOVEMBRE, ORE 14.30

concentramento Porta Santa Croce
Arrivo presso il monumento ai caduti della Resistenza

 
 
 
 
 

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