
Incredibile che abbia sentito parlare della più grande pittrice italiana della storia solo un anno fa! E poi ci si chiede cosa si studia a scuola… Avevo sempre pensato che se ce n’erano state, erano rimaste nell’oblio, nascoste dietro uno pseudonimo maschile (come molte scrittrici) o condannate a vedere firmato il proprio lavoro da un padre o marito mediocri e sedicenti pittori… Invece questa incredibile scoperta grazie a questo bel libro (ancora una volta segnalato dai mitici anobiani) nel quale si racconta in chiave romanzata la vita di questa donna eccezionale! Il racconto è ancor più interessante grazie alle note bibliografiche: oltre ai rimandi a numerosi testi internazionali sull’Italia e l’Europa del diciassettesimo secolo, la scrittrice deve aver scartabellato non pochi archivi per raccogliere tutti i documenti a cui fa riferimento: archivi delle corti, registi parrocchiali, lettere e carteggi… Veramente ben fatto e ben documentato. Artemisia nasce a Roma, affronta la morte della madre, un padre padrone che la umilia e la svilisce forse già presagendo che l’allieva lo avrebbe potuto superare, fino al drammatico processo per stupro intentato da lei e suo padre verso il pittore Agostino Tassi. Da questa vicenda Artemisia uscirà forte e pronta ad affrontare una nuova vita a Firenze con un pittore-marito che presto sparirà dalla sua vita. Alla corte dei Medici prima e di nuovo a Roma poi, non farà che collezionare fama e successo che la porteranno in giro per l’Europa: Genova, Venezia, Napoli e infine a Londra per riunirsi al padre e alla sua arte.
“Artemisia dipendeva da suo padre per qualcosa che questi non le avrebbe mai accordato: l’onore di iscriversi all’Accademia del Disegno, di appartenere a quella società di eletti, di essere la prima accademica nella storia di Firenze. A ventitre anni. […] Il 19 luglio 1616 la figlia di Orazio Gentileschi, moglie di Pierantonio Stiattesi, versava i quattro scudi che inserivano il suo nome ad vitam alla pagina 54 dei registri della più prestigiosa società di artisti”.
Non è chiaro se ciò sia avvenuto grazie al padre o allo zio di Artemisia. Tuttavia è successo, e sono convinta che almeno una paginetta sui libri di storia se la meriti no? Tra i numerosi e potenti amici di cui riuscirà a conquistare la benevolenza da notare Galileo Galilei e il nipote di Michelangelo.
“A ventotto anni si era ormai conquistata una posizione sociale, ma soprattutto un’esistenza giuridica, dei diritti e un potere legale. La sua sigla contrassegnerà da allora in poi gli atti notarili; la sua firma autenticherà i contratti d’affitto e i compromessi. Libera da ogni tutela, padrona del proprio destino, Artemisia non dipendeva che da se stessa. Nei registri di censimento figurava ormai come padrona di casa: Artemisia Gentileschi, pittrice”.
Inviato da: serena.gobbo
il 18/01/2012 alle 17:30
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il 08/12/2011 alle 10:28
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il 03/03/2011 alle 21:40
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il 01/03/2011 alle 19:59