libriniLibri, racconti e cause perse... a modo mio. |
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Tristezza, sì. Perchè nonostante abbia scritto ovunque, perfino sotto le suole delle scarpe, che questo è un blog letterario, continuo a ricevere proposte di incontri sopra e sotto le righe, e Libero non mi dà modo di stoppare questo fiume. Tristezza anche perchè un blog letterario qui non interessa a nessuno. Bè, forse dire nessuno è esagerato: gente che leggeva i miei post ce n'era, e vi ringrazio tutti, ma penso che la piattaforma di wordpress possa permettermi di raggiungere un pubblico più ampio: a quelli che mi hanno seguito fino ad ora, mando l'invito di continuare a seguirmi qui: Questa piattaforma rispecchia la situazione italiana attuale: pochi e buoni ma dispersi in un mare di perditempo e gieffini. Sarò idealista, ma cerco i buoni e tanti. E poi, oramai che ci sono le dico tutte, mi dava fastidio che quando postavo il link di un post su linkedin o altrove, le ultime lettere della colonna erano illeggibili. Me lo hanno fatto notare in tanto. Così ora seguo il consiglio di una linkediana e me ne vado (ma non muoio, eh, almeno non per ora). Vi aspetto di là, a breve ricomincerò a postare. |
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Scrivo qui l'incipit. Dopo il primo capitolo, lo stile cambia, si torna (quasi) all'affabulazione che mi piace, ma queste prime pagine non mi hanno invogliato a continuare, dunque l'incontro con questo libro, per ora, si ferma qui. OUVERTURE Tiepida la notte di maggio a Parigi, mille novecento tre. Dalle loro case, centomila parigini lasciarono a metà la notte, scolando in massa verso le stazioni Saint-Lazare e montparnasse, stazioni ferroviarie. Alcuni neanche andarono a dormire, altri puntarono la sveglia a un'ora assurda per poi scivolare via dal letto, lavarsi senza far rumore e sbattere nelle cose, cercando la giacca. Quegli spazi non li capisco. Li ritrovo in tutta questa prima overture. Li trovo di uno sperimentalismo inutile. E' per questo che ho letto solo cinque pagine e ora lo metto da parte. In futuro, forse, lo riprenderò in mano. |
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Gentile Serena,siamo felici di comunicarle che un suo racconto dal titolo "Il pranzo" è statoselezionato per il volume che nascerà dall'iniziativa Incipit d'autore everrà pubblicato dalla Giulio Perrone Editore nella collana L'Antologica.Il libro sarà presentato il 31 gennaio alle ore 18,30 presso il Foollyk inVicolo della Fontana, 1 Roma.Interverranno la poetessa Gabriella Sica e l'editore Giulio Perrone.Durante la serata alcuni dei racconti inseriti nell'antologia saranno lettida Silvia Bilotti.Il volume avrà un prezzo di copertina di 16 euro e potrà essere acquistatodurante la serata oppure ordinato mezzo mail a:redazione@giulioperroneditore.it. Caretti... me ne prendo una copia sola (anche se per gli autori sono previsti degli sconti). Ma la Giulio Perrone non è una micro casa editrice. Bene. |
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Ho letto un'intervista della scrittrice Federica Manzon su sololibri.net. Tra le altre cose, dice: "(...) per me il raccontare storie è un esercizio antico, che risale alle scuole elementari, quando una maestra un po’ stravagante invitava noi bambini a raccontare bugie senza freno, perché altrimenti non avremmo mai avuto la fantasia necessaria per costruirci un futuro ambizioso da sognatori". Maestra sensibile e fuori dagli schemi, come non è facile trovarne. Di solito ci dicono che le bugie sono negative. Però in questo caso, raccontare bugie a se stessi può essere stimolante. Io sogni ne ho ancora, nonostante i miei 37 anni suonati. Devo però sempre ricordarmi cosa dice Elias Bo: "Va bene sognare, ma poi, per realizzare i sogni bisogna svegliarsi!" |
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Annarita è nata nel 1990. Attualmente studia alla facoltà di lettere e filosofia di Bari. Canto D'Inverno è la sua prima pubblicazione, una raccolta di poesie scritte durante l'adolescenza. 1) Quando hai iniziato a scrivere? Ho iniziato a nove anni e mezzo. Inizialmente si trattava di filastrocche, parodie di canzoni, racconti sui personaggi dei cartoni animati. Poi, crescendo, è nata in me la consapevolezza della mia passione ed ora non posso fare a meno di lei per vivere! 2) Come riesci a incastrare la scrittura tra gli impegni quotidiani? Quanto tempo e come lo distribuisci? Dire impresa titanica è poco, considerando che sono anche universitaria... Anzitutto, la scrittura fa parte del mio essere, quindi non ho mai posto vincoli alla mia passione. Se ho troppi impegni (o magari sto a letto in dormiveglia, è successo anche questo), faccio un appunto e conto di sviluppare il mio mondo successivamente (non più tardi del giorno dopo). Le mie poesie, però, non mi creano questo problema, perché in genere regalano un'intensa emozione in quattro versi. 3) Quanti libri leggi in un anno? Ho perso il conto, penso più di una ventina... 4) Mantieni rapporti con altri scrittori? Certo! Non soltanto tramite Il Piacere di Scrivere, ma anche online su Twitter, Facebook e compagnia. Twitter mi sta dando in questo periodo grandissime soddisfazioni, perché mi dà la possibilità di confrontarmi e di crescere con gli altri. 5) Partecipi ai concorsi letterari? Solo se sono gratis e se le persone che ci sono dietro sono serie: vedo troppi concorsi a pagamento, campati per aria, oppure volti soltanto a far entrare maggiori turisti in una località sconosciuta. Amo i concorsi che danno reali possibilità e non mi tiro indietro se il tempo me lo concede. 6) Oltre a parenti ed amici, hai qualcuno a cui far leggere i tuoi scritti prima di sottoporli alle case editrici o prima di pubblicarli? Per il momento non ho avuto la necessità di rivolgermi ad un agente letterario, se è questo che intendi. La mia è una raccolta poetica che non aveva bisogno di un grosso lavoro di editing. Spesso inserisco alcune liriche o alcuni brani in Rete (soprattutto Facebook) per vedere l'effetto che fa, dove devo migliorare e cosa posso cambiare. Se il destino mi darà l'occasione di scrivere qualcosa di più lungo, ho a disposizione due riviste letterarie e qualche amico conosciuto dando spazio agli autori esordienti a cui chiedere ;) 7) Scrivi a penna o a computer? Entrambi e con tantissimo piacere. Spesso anche a matita, soprattutto nei versi. 8) Quante volte rileggi e correggi? Ogni volta che la cosa non mi convince: cioè una volta ogni 5 minuti. Non perché non abbia fiducia in me stessa, ma perché il mio intento è di migliorare e di dare al lettore un testo della migliore qualità possibile (sono ancora troppi quelli che scambiano lo scrivere con il cuore con lo scrivere tanto per pubblicare e dire di aver scritto). 9) Soffri o hai sofferto del blocco dello scrittore e come ti regoli in questi casi? Succede a tutti, non sono certo immune...Inutile arrabbiarsi. Mi aiuta molto ascoltare alcune canzoni che mi piacciono particolarmente, meglio se rappresentano quello che devo raccontare. Ultimamente, per un personaggio molto difficile di un mio prossimo romanzo, dopo la raccolta di poesie Canto D'Inverno appena pubblicata, sto ascoltando Ragazza D'Argento.
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Il mercato editoriale sta evolvendo molto in fretta. Molti scrittori esordienti si lamentano che le grandi case editrici sono irraggiungibili, e allora si rivolgono a soluzioni alternative. Tra queste ci sono: l'editoria a pagamento (bleah! Quando hai pagato e loro hanno stampato, si eclissano, sembra che non leggano neanche il manoscritto che gli mandi), il book on demand (vengono stampate e vendute solo le copie ordinate di volta in volta) e gli ebook (non si stampa nulla). Ho avuto dei contatti con autori che hanno pubblicato a pagamento: una del mio paese, che ha pubblicato con la Albatros-Il Filo, e non fa altro che lamentarsi di non essere più seguita nella promozione del libro. Una scrittrice di Roma, brava, sia per la prosa che per la poesia, che però è praticamente sconosciuta al di fuori della sua città (ultimo libro: "Badante sissignora"), e se non fosse lei ad attivarsi per organizzare presentazioni, nessuno saprebbe dell'esistenza dei suoi libri. Un altro che ha pubblicato con un grosso editore a pagamento di Roma, ma il cui libro non è roba da pubblicare: pieno di ripetizioni, personaggi piatti, storia prevedibile, dialoghi superflui, trovate narrative banali ecc... Per il book on demand, mi chiedo quanto potente possa essere la promozione di se stesso da parte di un autore. Difficile raggiungere i media, che sono gli opinion maker anche in materia letteraria. Costoso stamparsi cinquanta copie da distribuire nelle varie librerie ed edicole di amici. Uno dovrebbe passare ore e ore a fare presentazioni, navigare in internet... chi lo ha provato, osanna questo sistema, perchè le piattaforme che offrono il book on demand pubblicizzano i titoli nei loro siti o in siti paralleli (Feltrinelli & C...). Ma io annuso sempre numeri molto bassi. Ebook. Premetto che io non ho il lettore perchè mi piacciono i libri di carta al limite del feticismo. Ma per un autore emergente, se decollano possono essere un buon trampolino di lancio. Però... l'aumento delle possibilità di pubblicazione va spesso a scapito della qualità. Tutti possono pubblicare, ma non tutti sono scrittori. A volte ci vorrebbe più senso critico, bisognerebbe ascoltare meno i giudizi favolosi di parenti e amici. Il fatto che si possa pubblicare non vuol dire che si DEBBA pubblicare... |
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Ho letto in questo blog (che vi consiglio di leggere perchè questo post è carino) che una persona normale ride in media 15 volte al giorno. Voi rientrate nella media della normalità? Io no... oddio, sono pazza! Forse devo solo far attenzione a quante volte rido in un giorno. Ma c'è risata e risata. Le risate vere mi vengono quando vedo ridere mio figlio: dovrebbe essere pagato per mettersi davanti a una telecamera a farsi fare il solletico. Meglio di un comico. In ufficio quante volte vuoi che mi venga da ridere? Ci passo più di otto ore al giorno. Otto ore le passo a dormire. E poi sono in macchina. Poi tempo trascorso con presidi medico-chirurgici. Mi restano due ore libere al giorno, che occupo con pseudo-pasti davanti alla televisione di mia suocera (perchè è inutile rifiutare la TV in casa propria se poi siamo sempre a mangiare da mia suocera). Che cazzo c'è da ridere? C'è un libro che mi devo procurare: Platone e la felicità, di Alessandro Biral. Anche se la felicità e la risata non sono direttamente proporzionali, di sicuro c'è un legale tra le due. |
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Ammetto di essere una brontolona, ma se una persona non mi piace, non fingo che mi piaccia per tornaconto personale. E questa proprio non la sopporto. Io la chiamo Acida. Acida non sopporta la centralinista perchè è giovane, carina, più sveglia di lei e ben vista dalla direzione. Però ieri e l'altro ieri le ho viste che confabulavano insieme. Come mai, mi chiedo, ora sono diventate amiche? L'Acida l'ha spiegato da sola, il perchè: "Ho fatto bene a stringere i rapporti con la centralinista. Adesso alla mattina, se arrivo in ritardo, mi basta chiamarla, lei vede il numero e mi apre il cancello". E la Acida arriva quasi sempre un quarto d'ora dopo l'orario, ma prima doveva suonare il videocitofono, e i capi la vedevano... In più, nonostante stia sempre a lamentarsi che non ce la fa, che ha troppo lavoro, che qualcuno le deve dare una mano, si permette pure di spegnere il computer mezz'ora prima della sirena (dopo aver dato i suoi ordini da inserire a un'altra collega). E quando arriva mezz'ora dopo o va via mezz'ora prima, con la scusa che ha già spento il computer, non avvisa l'amministrazione per farsi togliere il permesso. Basterebbe questo per sputarle in faccia, davanti ai colleghi che si preoccupano di avvisare mari e monti quando mancano. Ma che finga amicizia per pura convenienza, questo proprio non lo sopporto. Che schifo. Perché fa così anche con altre colleghe: magari ci litiga, non ci parla per qualche settimana, poi si accorge che possono tornarle utili, e allora si mette a chiacchierare di vestiti e ricette (ma non avevi tanto da lavorare? Che cavolo chiacchieri, che rompi le palle a quelli che lavorano sul serio??) |
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(Immagine presa dal web) Non abiterei in città per lo smog e il casino, ma mi piacerebbe quell'inondazione di presentazioni di libri, mostre di pittura, concerti di classica, concorsi letterari, corsi di ikebana, insegnamenti di shodo che ti piovono addosso da tutte le parti. Nel paesetto dove abito c'è molto poco. Presentano circa 3 libri all'anno, e ci andiamo sempre in quattro gatti. Poi mi fa morire (benevolmente) quello che, al momento del dibattito, si alza in piedi e fa una premessa di un quarto d'ora, che parte dall'ebraismo e arriva alle statue maoi, per commentare un libro di cucina: eccezionale. Riesce nel difficile compito di condensare nel suo monologo gli interventi di cinque o sei persone, che tanto non parlerebbero per vari motivi. Ma torniamo al mio paesetto: la gente che legge, c'è. Ma è sparsa nelle viuzze, si rinchiude in casa, tace sul vizio letterario. Neanche io amo parlare di libri con chiunque: ad un certo punto del rapporto, salta sempre fuori qualcuno che ti dice: "Tu che sei un'intellettuale...". Ma intellettuale di che?? Leggo quasi sempre romanzi, non saggi di antropologia o matematica. Ti vedono con un libro in borsa, e ti etichettano come intellettuale. E poi diciamolo: come ho appena letto su Nazione Indiana, i lettori forti sono depressi. Ve lo immaginate un paese in cui la maggioranza dei cittadini leggesse un libro a settimana? Sarebbe un paese depresso, appunto. La mia cittadina, dunque, è sostanzialmente felice. |




