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INTERVISTA A ILARIA MARIA PRETI (FAVOLE PER GLI ORSETTI)
Benvenuta Ilaria. Ti occupi di PR, hai partecipato con diversi articoli a varie testate giornalistiche e inoltre sei una web writer e speaker per Radio Padania Libera in una trasmissione dedicata ai genitori (Maramao), hai due figli e tieni pure un blog. Quando hai trovato il tempo per scrivere un libro di favole? Nel tempo libero. Facendo la mamma ho imparato a dormire poco. Anche se i bambini sono cresciuti, l’abitudine è rimasta. Il libro di favole è una conseguenza del mio lavoro con Radio Padania libera. Anni fa mi avevano affidato una trasmissione radiofonica dalle 21,00 alle 21,30. Nel creare il progetto ho dovuto tenere conto anche del fatto che i miei figli, anche se erano già grandi, non erano particolarmente felici di vedermi sparire prima di cena e non vedermi più fino al mattino dopo. L’ora era quella in cui si mettono a letto i bambini, in cui bisogna dare loro retta e raccontare una favola. Ho ricordato le tante sere in cui potevo vedere solo la fine delle trasmissioni alla televisione perché passavo metà della serata a raccontare favole, cantare canzoncine e ninna nanne. Così è nata l’idea di regalare una serata di libertà ai genitori, raccontando le favole tramite la radio. La trasmissione si chiamava “le favole della buonanotte” e durante l’incipit mandavo le mamme e i papà a guardare la televisione perché le favole quella sera le raccontavo io. “ Avete lavato i denti? Messo il pigiamino? Ora, via sotto le coperte che inizio a raccontare!”. Ovviamente le favole non potevano essere sempre le stesse, e quindi feci una ricerca invitando anche gli altri genitori a mandarmi quelle che ricordavano e che i loro figli amavano. Nacque il progetto “il cerca favole” che ha anche un forum, ora usato pochissimo, in cui chi voleva poteva raccontare le sue favole o alcuni pezzi delle favole che non ricordava più. Alcuni amministratori pubblici mi segnalarono dei libri locali che contenevano favole in dialetto da tradurre, amici mi segnalarono link oppure libri storici. La raccolta fu enorme. Ho raccolto più di mille favole diverse e sconosciute.
Come è nata in te questa vocazione per il mondo dell'infanzia, considerato che hai una formazione nel settore turistico e un'esperienza universitaria in economia aziendale? La mia vita non è diversa da quella di molte altre donne che devono inventarsi modi di essere soddisfatte di sè e nel contempo essere madre e moglie. Oggi fare la moglie è facile, gli uomini hanno accettato la parità nei doveri di cura della famiglia, ma fare la madre sperando anche di realizzarsi professionalmente è difficilissimo. Il termine casalinga è estremamente riduttivo per donne che scelgono di dare la priorità alla cura dei bambini. Se non si vuole ammattire, bisogna trovare dei modi di essere donne, di rispettarsi e di realizzare i propri desideri e ideali, e di guadagnarsi uno stipendio personale, portandosi dietro i piccolini. Siccome i piccolini sono degli esseri umani che vanno educati e istruiti, le attività che ci si inventa devono tenere conto della loro presenza e anche della loro educazione. Una mia collega ha inventato il termine di mamma “multiciapata”, traduzione milanese del termine “multi task”, per definirci. Se quello che si sa fare, lo si indirizza al mondo dei bambini, tutta la vita diventa un po’ più facile. Così è nata la mia “vocazione”. Certamente bisogna dimenticarsi il posto fisso e l’ufficio, a meno che per “ufficio” non si intenda quel posto dove si va ogni tanto e senza preavviso. L’attività di PR, il web writer e la speaker in radio sono attività perfette. Al contrario della televisione, che richiede una visita dal parrucchiere tutti i giorni, la radio ha bisogno solo di un paio di mentine fresche per schiarire la voce. In questo caso la mia formazione economica e quella specialista nel turismo mi hanno facilitata. Sono organizzativamente molto efficiente, trovo sempre qualcosa di bello e buono da mostrare, mi piace far star bene la gente, e so giudicare quanto vale in prospettiva un’attività e se vale la pena intraprenderla. Il gap, rispetto alle altre donne in carriera, è nelle aspettative economiche e di impegno. Per me può valere la pena intraprendere un’attività che altre considererebbero di poco valore, perché magari s’incastra perfettamente in un buco di orario che ho nella mia vita, rispetto magari a un’altra attività economicamente più remunerativa, ma che mi porrebbe più problemi organizzativi.
Le favole che hai scritto sono, per cosi dire, favole "dimenticate", che fanno parte della nostra tradizione ma che non vengono più raccontate ai bambini? Si, sono le favole del passato. La favola, o la fola, era anche un metodo d’intrattenimento. Normalmente l’incaricata era la nonna che, mentre cuciva o tirava la sfoglia, dava ai bambini un lavoretto da fare e raccontava. In quel modo si trasformava in un romantico contastorie, in un bardo. Le favole cambiavano ogni volta. Di fisso rimaneva solo il fatto principale, che magari riguardava un libro letto, un ricordo della nonna stessa, una leggenda, un fatto sentito al mercato. Ora ai bambini si leggono sempre le stesse favole. Cappuccetto rosso, Biancaneve, Cenerentola. Spesso il libro letto non è neppure l’originale, ma un libretto tratto dai film della Disney. Possono essere carini, ma di certo non trasformano la mamma e il papà in un romantico bardo. Al massimo li fa diventare dei lettori un po’ annoiati, la cui unica speranza è che il bimbo si addormenti presto. Fra l’altro i genitori si sentono anche in colpa perché si annoiano a leggere a voce alta. Ogni tanto a qualcuno di loro viene in mente un particolare di una favola sentita quando erano piccoli. Gli piacerebbe raccontarla perché ne ricordano le sensazioni, ma non ricordano il finale, o l’inizio, e non la troveranno mai scritta da nessuno. Nessuno l’ha usata per un cartone animato e loro l’hanno dimenticata. Così fugge via. Questa raccolta di favole è come un libro di cucina, dà la ricetta, ma sono i genitori che devono fare i cuochi.
Raccontaci il tuo metodo di scrittura: revisioni, luogo preferito, manie, tempo necessario per finire il libro... Il metodo è quello del racconto orale messo per iscritto. E’ una cosa abbastanza inusuale. Di solito, si cerca la perfezione letteraria e si tenta di evitare di scrivere nel linguaggio parlato. Ho fatto il contrario. Ho scritto dettandomi le favole nella testa, scrivendo come se parlassi davanti al microfono, cercando di interpretare e scrivere le inflessioni e la carica emozionale, facendo attenzione al ritmo delle parole. E’ stato piuttosto difficile. Ho scritto di getto e poi, nella prima revisione, mi sono resa conto che alcune frasi avevano errori grammaticali tremendi, ma di cui la trama non poteva fare a meno. Certamente non è un metodo classico di scrivere. La parte più difficile è stata la traduzione di una favola dal dialetto mantovano. C’è stato da riflettere su ogni singola frase. Poi, alla fine ho deciso che le mie erano favole da raccontare e che dovevano mantenere il ritmo della voce. Scrivo in un solo luogo, al computer, sulla vecchia scrivania del mio prozio. Di fianco ho una lampada a olio trasformata in lampada elettrica, a lato una scaffalatura ikea dipinta e decorata all’antica , piena di libri, e davanti agli occhi la stampa di un quadro della sacra famiglia che risale al 1915 e apparteneva ad una prozia, forse era la copertina di un calendario. Le cuffie del computer mi isolano dal mondo e in un mese circa il libro è nato.
Il tuo libro è stato pubblicato con Lulu.com; ti è capitato di ricevere rifiuti da case editrici? Se si. come hai reagito? Non ho neppure provato a fare il giro delle case editrici. Ne so abbastanza dell’ambiente da sapere che sarebbe stato pubblicato facilmente, ma che avrei dovuto investire io nel libro comprando almeno 100 copie, come quota minima. Sarebbe successo anche se gli editori avessero deciso che era un capolavoro. Avrei dovuto perdere molto tempo chiedendo appuntamenti, telefonando, cercando di convincere. Avrei dovuto anche andare al parrucchiere, cosa che, come si sarà capito, non amo molto. Ho scelto lulu.com proprio perché risolve il problema in modo pratico e velocissimo. Se il libro piace, saranno le altre case editrici che mi chiederanno di pubblicarlo. Se non piace, o se ha un mercato troppo ristretto per una pubblicazione tradizionale, pazienza. Lulu paga i diritti sui libri venduti mensilmente con paypal, che sia una copia o dieci copie; non ho fretta di diventare ricca. Lulu è un metodo di pubblicazione economico, nel senso più largo del termine. Non c’è rischio d’investimento e quindi neppure di fallimento. Se non funziona, ho solo perso un po’ di tempo divertendomi a scrivere favole, ma non ho investito del denaro che poi non è tornato in cassa, e non ci saranno copie invendute sullo scaffale ikea a ricordarmelo. E una scelta fatta dalla parte della mia personalità con la formazione economica, non con quella della scrittrice.
Il tuo libro è disponibile anche in versione ebook: cosa ti aspetti da questa modalità di presentazione sul mercato che in Italia, è ancora agli inizi? In Italia c’è anche molta poca propensione all’acquisto online. Non ci si fida, si teme l’imbroglio. La maggior parte delle persone, quando legge un libro, vuole avere in mano la carta. L’ebook da noi potrebbe funzionare come “assaggio”. Spendere solo 2,50 euro per vedere se un libro piace, può spingere a comperare il libro in carta. Oppure è semplicemente un risparmio. “Voglio le favole ma non mi interessa la copertina? Risparmio, lo scarico e lo stampo in casa”. Secondo me la possibilità di vendere un libro in ebook online è almeno sei volte superiore alla possibilità di venderlo online. Eppoi, le case editrici possono utilizzare l’ebook per valutare il libro, senza che sia io a dover spedire loro una copia, con il rischio che sia magari pubblicata con un altro nome.
Qual’ è la tua definizione di "arte"? Tanto più un’opera comunica le sensazioni che l’artista vuole comunicare, tanto più è perfetta. Può usare il disegno, il colore, la scrittura, qualsiasi mezzo, ma la riuscita è determinata solo dal numero di persone che comprende al volo, senza spiegazioni, quello che l’artista vuole dire. Più questo numero è ampio nello spazio e nel tempo, più l’artista è grande. Un artista universale è chi riesce a farsi comprendere da tutti.
Quali sono i tuoi scrittori italiani preferiti? Sono di gusti classici. C’è poca letteratura moderna che mi piace sul serio. Mi piace il teatro, i testi di Goldoni, i testi di teatro dialettale milanese, alcuni poeti semisconosciuti come Pierrotti e Tessa. Amo molto Guido Gozzano. Fra i narratori e i romanzieri non ho nessuno che mi piaccia più di tutti gli altri.
E quelli stranieri? Nessuno è stato più grande di Shakespeare. Si capisce che amo il teatro? Leggo e rileggo i romanzi di Agatha Cristhie. Mi piace molto lo stile stringato, concreto e semplice.
Quanti libri leggi in un anno? Dipende. La mia vita è un continuo cercare riferimenti nei libri e nella rete. Se per leggere si intende mettersi in un angolino e leggere un libro fino a che non lo si è finito, direi che mi capita almeno una volta al mese. Poi però ci sono i saggi di storia, le monografie, le biografie, i libri degli scrittori antichi che ogni tanti vado a rivedere: se li mettiamo nel conto tiro su la media nazionale.
Altri progetti di narrativa per il futuro? Ci sono tre racconti lunghi che riposano in un cassetto da anni, però non credo che vedranno la luce se prima non mi convinco che quello che scrivo piace anche agli altri. Sono racconti troppo seri. Sicuramente, però, ci sarà un’altra raccolta di favole, probabilmente più corposa di questa prima parte. E’ una cosa che mi ha dato soddisfazione per cui la rifarò sicuramente.
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