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Creato da LilaCulpepper il 08/10/2006

LILA'S INFERNO

«Una storia come la mia non andrebbe mai raccontata, perché il mio mondo è tanto proibito quanto fragile, senza i suoi misteri non può soppravvivere. Di certo non ero nata per una vita da blogger.»

 

 

« Non mi è Noto...Il diavolo veste Prada »

Gente comune

Post n°131 pubblicato il 23 Novembre 2007 da LilaCulpepper

"Gente comune" è un film che desideravo vedere da tempo, in quanto fan di Timothy Hutton.
TRAMA:
Il giovane Conrad appartiene a una agiata famiglia dell'Illinois ed è oppresso da ricordi angosciosi: tempo prima suo fratello maggiore è annegato e Conrad si ritiene responsabile della disgrazia. La sensazione è alimentata anche dall'atteggiamento della madre.



L'altra sera lo hanno dato su Sky, e sono fortemente tentata di dire che potrebbe diventare uno dei miei film preferiti.


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Non penso di poterlo descrivere, né di poter rendere a parole tutte le emozioni che mi ha trasmesso.
Posso solo dire che se siete alla ricerca di un film vero, sincero, lucido, per niente disincantato pur se difficilissimo, toccante, molto duro e molto, molto triste, ma soprattutto VERO. Volete un film lontano da inutili stereotipi e sentimentalismi? Ma dico DAVVERO privo di sentimentalismi, lagne, scene madri. Un film che nonostante si allontani da tutti questi trucchetti fin troppo furbi, riesce sinceramente a commuovere. Non risparmia una punta di amarezza, ma quella è inevitabile.
Vi consiglio, se potete, di procurarvelo. Ne vale veramente la pena.

 
 
 
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I FURBETTI DEL PRELATINO

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L'UOMO CANNONE

L'assalto di Florian Sperling

Butterò questo mio
enorme cuore
tra le stelle un giorno
giuro che lo farò
e oltre il viola della veste
nel viola io volerò
quando il pastore tedesco
puro e sincero diventerà
senza passare per il prelato
l'ultimo treno prenderà
in faccia ai bigotti
e ai cristiani
il mio nome scintillerà
dalle porte della basilica
il giorno si bloccherà

 

EXCUSATIO NON PETITA, ACCUSATIO MANIFESTA.

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CANTAMI, O DIVA

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PAROLE DI BURRO

"Lì mi resi conto di quanto desiderassi trovarmi dov'era mia madre. L'amore che papà aveva per lei non stava nel guardarsi indietro e amare qualcosa che non sarebbe mai cambiato. Era amare mia madre per tutto: per il suo cuore spezzato e la sua fuga, per il suo essere lì in quel momento prima che il sole sorgesse e il personale dell'ospedale entrasse nella stanza. Era sfiorare quei capelli col dorso di un dito e conoscere ma sondare lo stesso senza paura la profondità dei suoi occhi d'oceano.
Mia madre non riuscì a dire <<Ti amo>>.
[...]<<Non dirmi che tu non la vedi>>.
Lei si lasciò andare.
<<Io la vedo dappertutto>>. disse respirando di sollievo.
<<Anche in California era dappertutto: sugli autobus o per strada , davanti alle scuole, quando passavo in macchina. Vedevo i capelli, ma la faccia non era la sua, oppure vedevo il fisico o le sue mosse. Vedevo sorelle grandi con i fratelli piccoli o due ragazzine che sembravano sorelle e pensavo a quello che Lindsay avrebbe avuto, un rapporto completamente perso, sia per lei che per Buckley, e lì restavo folgorata perché anch'io me ne ero andata[...]
<<Insomma, se ti dicessi che dieci minuti fa Susie era in questa stanza, cosa diresti?>>.
<<Che sei pazzo, e che probabilmente è vero>>.
Papà seguì col dito il profilo di mamma e si fermò alle labbra. Le labbra si dischiusero appena appena.
<<Ti devi chinare>> le disse. <<Sono pur sempre un malato>>.
E guardai i miei genitori che si baciavano. Tennero gli occhi aperti e mia madre fu la prima a piangere, le lacrime caddero sulle guance di mio padre finché non pianse anche lui."


(Amabili resti - Alice Sebold)


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