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Creato da LilaCulpepper il 08/10/2006

LILA'S INFERNO

«Una storia come la mia non andrebbe mai raccontata, perché il mio mondo è tanto proibito quanto fragile, senza i suoi misteri non può soppravvivere. Di certo non ero nata per una vita da blogger.»

 

 

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Pensierino di Natale.

Post n°134 pubblicato il 20 Dicembre 2007 da LilaCulpepper

Mi conosco. Quando mi arrabbio divento un mostro in preda alla furia.
E' così.
Ultimamente non riesco a contenere la mia rabbia, sono sempre arrabbiata.
Non ce l'ho con tutti, anzi. A me piace sorridere agli altri, mi piace la solarità delle persone, la gentilezza, mi piace ricambiarla.
Le persone che mi fanno arrabbiare, sono altre. Sono coloro che di fronte alla mia rabbia si impressionano, si coprono gli occhi, si ergono a maestri di vita e civiltà, e mi rimproverano questo impeto, questa violenza gratuita. I telegiornali sono un bollettino di guerra, ogni giorno si sente qualche nuovo caso di cronaca nera, l'ennessimo assassino impunito, l'ennesimo dolore dei familiari della vittima.
Io non ce la faccio a contenere la mia rabbia, non ci posso riuscire.
Mi sento rimproverare di avere poca compassione per questi assassini. Compassione??? Per gli assassini? Com'é facile riempirsi la bocca di retorica e buonismo a go go.
Se io devo provare compassione, scusate, ma ne riservo per le vittime, per i loro parenti, dei quali ci costringono ad assistere al comprensibilissimo strazio. Poco ci manca che i colpevoli diventino loro, incapaci di perdonare il carnefice del proprio figlio/a, marito, moglie, genitori, etc... e con loro, anche io, inadatta e poco incline alla benevolenza verso chi causa un dolore di immani proporzioni a qualcuno, decisamente più propensa all'ODIO, un ODIO puro, violento, vendicativo. Mi è impossibile non riempirmi di odio, non penso che questo mi renda inumana. Se possibile credo che siano proprio le persone che con lucidità subiscono la tragedia, ad essere meno umane, ad aver alienato non si sa quali sentimenti, forse anche i peggiori. Ed io diffido molto di chi si guarda bene dall'esprimere il lato peggiore di sé.
Non sono una persona cattiva, ma convivo pacificamente con il mio lato oscuro, che so benissimo appartenermi. So che c'é, so che c'é una parte di me, neanche tanto recondita, che contrasta con gli aspetti più generosi del mio carattere.
Penso di non essere molto diversa da quelle bestie che si accaniscono sugli altri, di alcuni assassini, di certi aguzzini. Certo io non provo piacere nell'assistere al dolore della gente, ci mancherebbe!
Ma so bene che in me convive questo lato bestiale, questa capacità di trasformarmi in un mostro, se mai qualcosa di mostruoso mi venisse fatto.
Riuscite a capire cosa intendo?
Non mi fingo estranea ai sentimenti meno nobili, non cerco di creare una distanza tra me e certi mostri, per non correre il rischio di mischiarmi in mezzo a loro. E' troppo comodo credere che esistano due contrade, buoni e cattivi, e nutrire l'illusione di appartenenza alla prima, simulare superiorità morale e credersi migliori in quanto incapaci di provare rabbia, rancore, pazzia (quella pazzia a cui ti può portare il dolore), perdita di controllo... è la classica superbia di chi, credendosi esente dalla cattiveria, pensa a se stesso come a un essere umano MIGLIORE, rispetto a chi ogni tanto cede alla collera. E oggi non mi spiego come possa sia possibile non arrabbiarsi.
Io che poi a Natale sono sempre più cattiva.

 
 
 
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I FURBETTI DEL PRELATINO

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L'UOMO CANNONE

L'assalto di Florian Sperling

Butterò questo mio
enorme cuore
tra le stelle un giorno
giuro che lo farò
e oltre il viola della veste
nel viola io volerò
quando il pastore tedesco
puro e sincero diventerà
senza passare per il prelato
l'ultimo treno prenderà
in faccia ai bigotti
e ai cristiani
il mio nome scintillerà
dalle porte della basilica
il giorno si bloccherà

 

EXCUSATIO NON PETITA, ACCUSATIO MANIFESTA.

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato con periodicità ma solo con stronzate. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001
 

CANTAMI, O DIVA

...del pelìde blogger l'ira funesta!
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PAROLE DI BURRO

"Lì mi resi conto di quanto desiderassi trovarmi dov'era mia madre. L'amore che papà aveva per lei non stava nel guardarsi indietro e amare qualcosa che non sarebbe mai cambiato. Era amare mia madre per tutto: per il suo cuore spezzato e la sua fuga, per il suo essere lì in quel momento prima che il sole sorgesse e il personale dell'ospedale entrasse nella stanza. Era sfiorare quei capelli col dorso di un dito e conoscere ma sondare lo stesso senza paura la profondità dei suoi occhi d'oceano.
Mia madre non riuscì a dire <<Ti amo>>.
[...]<<Non dirmi che tu non la vedi>>.
Lei si lasciò andare.
<<Io la vedo dappertutto>>. disse respirando di sollievo.
<<Anche in California era dappertutto: sugli autobus o per strada , davanti alle scuole, quando passavo in macchina. Vedevo i capelli, ma la faccia non era la sua, oppure vedevo il fisico o le sue mosse. Vedevo sorelle grandi con i fratelli piccoli o due ragazzine che sembravano sorelle e pensavo a quello che Lindsay avrebbe avuto, un rapporto completamente perso, sia per lei che per Buckley, e lì restavo folgorata perché anch'io me ne ero andata[...]
<<Insomma, se ti dicessi che dieci minuti fa Susie era in questa stanza, cosa diresti?>>.
<<Che sei pazzo, e che probabilmente è vero>>.
Papà seguì col dito il profilo di mamma e si fermò alle labbra. Le labbra si dischiusero appena appena.
<<Ti devi chinare>> le disse. <<Sono pur sempre un malato>>.
E guardai i miei genitori che si baciavano. Tennero gli occhi aperti e mia madre fu la prima a piangere, le lacrime caddero sulle guance di mio padre finché non pianse anche lui."


(Amabili resti - Alice Sebold)


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