Creato da seforsemaipiu il 12/03/2012

L'INGANNO

dove la fantasia non potrà mai arrivare

 

 

Quattordici

Post n°14 pubblicato il 10 Maggio 2012 da seforsemaipiu

Lina e Irma si erano accorte che il suo atteggiamento era chiuso e riservato, Flora era taciturna ed evitava di sostare nella cucina quando erano tutti riuniti. “ Andiamo a fare una passeggiata, le giornate sono bellissime, dai Flora preparati e usciamo, prima che il grande caldo di Luglio ci costringa in casa”. Disse Irma un pomeriggio. La ragazzina si sforzò di accontentare la sorella, e mentre passeggiavano nei campi dietro casa, ebbe finalmente voglia di parlare. “ Ci sto pensando sai?” “A cosa?” Chiese Irma sorpresa. “ A quello che mi hai scritto, a come potrà essere il mio futuro col bambino, a Nicola che non mi vuole, alla mia malattia, e più ci penso più vedo solo difficoltà e incertezza intorno a me. Come farò a crescere mio figlio? Dove andrò?”

Ora avrebbe avuto bisogno di sentirsi rincuorare da parole piene di coraggio e ottimismo, avrebbe desiderato sentire una presenza forte camminare al suo fianco per rinfrancarla di tutte le mancanze e i crucci che la sovrastavano.

Invece Irma rafforzò le sue paure, forse ingenuamente, inconsapevolmente, le parole che le uscirono dalla bocca, andarono ad aggiungere ansia al suo disagio. “ Hai ragione Flora, bisogna considerarlo il poi. Io tra qualche mese mi sposo e mi trasferisco qui a Milano, ma sai la situazione non sarà stabile, potrà essere che mio marito verrà trasferito ancora, ed io dovrò corrergli dietro”. Sorrise maliziosa mentre pronunciava la parola marito, non curante del fatto, che non sarebbe stato un problema girare qualche città con un marito facoltoso. Flora accennò un capisco, anche se ultimamente non capiva più la sorella. Si sentiva di peso per tutti, un elettrodomestico mal funzionante al quale si è ancora affezionati per decidere di liberarsene, ma di precaria utilità, e per questo in attesa di decisione sulla sua sorte. “ Sai Flora” Continuò Irma con aria affabile “ Il bambino no ha colpe, dovremmo pensare al suo bene, ma al suo bene primario” Flora pensò di averne allora di colpe, ma non lo evidenziò, lasciò parlare la sorella che sembrava avere in testa qualcosa di concreto.

“ Se ci pensiamo con calma, vediamo che la situazione che si verrà a creare dopo la sua nascita non sarà per niente facile. Lina lavora tutto il giorno, i figli, la casa, il marito: tu saresti sola tutto il giorno con il bambino, e poi Giorgio l’ha già detto che quando sarà nato dovrai tornare a Napoli…”. Flora ora sì trovò il coraggio per interromperla. “ Giorgio? E a chi l’ha detto che devo andarmene?”.” A Lina” Esclamò Irma decisa. “ Oh, forse non te l’ha detto…non ancora, ma l’avrebbe fatto stai certa, vabbè te l’ho detto io ma poco cambia… sai per lui sta diventando faticoso, le sere che rientra a dormire si trova sempre la bambina nel letto con loro, e tu capisci che a lungo andare un uomo certe cose…insomma le tollera poco!”. Flora sentì mancarle l’audacia che poco prima le aveva fatto interrompere la sorella. Allora la situazione non era affatto così tranquilla come Lina le voleva far credere. Probabilmente la sorella erano mesi che discuteva col marito, ma a lei non aveva fatto trapelare niente, aveva filtrato ogni discussione per evitarle di soffrire. Provò un senso di inadeguatezza e la terra le tremò sotto i piedi, quell’unico rifugio sicuro era crollato sotto il peso delle parole di Irma.

“ Potresti tornare a Napoli, ma saresti sola anche lì, io non ci sarò, papà sarebbe al lavoro tutto il giorno e non contiamo le trasferte…e poi parliamoci chiaro chi verrebbe a fare da badante ad una ragazza madre con figlio!? Non troveresti nessuno disposto ad accudirvi, troppo disonorevole”. Flora nella sua totale ingenuità azzardò un’ ipotesi. “ Ma forse Nicola…” Irma sbottò. “ Nicola Nicola…lascialo perdere Nicola! Ancora a corrergli dietro! Ma non hai capito che Nicola se la spassa con la signorina bionda già da un pezzo? Che vuoi che faccia uno così scemo? Un po’ di orgoglio non ce l’hai? E poi non ricordi che la certezza assoluta che sia suo non c’è ? Come ti presenti? Ciao Nicola ecco sono tornata con tuo figlio che però non so se è davvero tuo, però stiamo insieme come se lo fosse! Eh sì facile è?!” Flora era stordita da tanto livore e incapace di controbattere ad una sola parola. Percepiva solo tanta ostilità nei confronti suoi e del bambino.

La tranquilla passeggiata si era trasformata in una marcia, con intervalli di attenti e riposo ad ogni frase inquisitoria. Come ogni volta, dopo essere stata un po’ dura, Irma allentava la presa alternava un momento di estrema dolcezza. “ Tesoro, dobbiamo essere realiste, lo dico per il bene soprattutto del bambino… tu vuoi che cresca bene, circondato d’amore e di giuste attenzioni vero?” Flora annuì. “ E allora, bisogna che prendiamo in considerazione ogni ipotesi, ogni strada, anche quelle che ci fanno male”. Ma perché Irma parlava al plurale? Per un eccesso di immedesimazione? Per supportare meglio quella parola, amore, che troppo raramente usciva dalla bocca dei suoi interlocutori? Ma era Irma o la dottoressa dell’ospedale a parlare? Flora confondeva le due figure in quel momento, perché aveva intuito cosa volesse proporre la sorella, e seppur concreto, non era certo la fine del discorso che si aspettava da lei. “ Se l’egoismo di una madre potesse essere messo da parte, capiresti che è solo al suo meglio che devi pensare” Ora aveva abbandonato il plurale, si sentì punta nel vivo da questo, le sue parole erano ben indirizzate. “ Tu cosa puoi offrire a tuo figlio?” Attese qualche istante prima di continuare come se fosse realmente interessata ad un ipotetica risposta. Ma così non era e Flora se ne rese conto perché continuò il suo monologo con più enfasi di prima. “ Te lo dico io, niente! Non hai da offrirgli niente, se non un futuro precario, anni di incertezza e vergogna…è…? Cosa? Cosa hai detto?” Flora aveva appena sussurrato qualcosa e Irma le chiese di ripetere a voce più alta. “ Avrà il mio amore, forse non basterà a colmare la mancanza di un padre, ma cercherò di fare del mio meglio per farlo sentire amato…”. “ Colmare la mancanza di un padre? Pensi che ci sarebbe solo quella da colmare?” Flora la guardò bene negli occhi, lo scontro del loro azzurro si confuse col cielo. “ Perché mi parli così Irma? Perché sei così cattiva?” Irma disperse lo sguardo. “ Non sono cattiva, sono realista e voglio che lo sia anche tu. Devi renderti conto di quante cose non vanno, dei pericoli che correreste, delle cattiverie della gente…non avrai vita facile e credimi, questo mi uccide al solo pensarlo, ma se si può rimediare almeno in parte è giusto che lo prendiamo in considerazione.” Ecco, quando si discuteva di sistemare le cose, tornava a parlare al plurale, come se questo la mettesse al riparo da quella parte negativa che non la riguardava. “ E cos’è che dovrei prendere in considerazione per rimediare…?” Chiese Flora, ancora in attesa di quella conclusione che già sapeva non le sarebbe piaciuta.

Irma spostò un sassolino con il piede ben attenta a non prenderlo con la punta, altrimenti le scarpe che le aveva regalato Michele si sarebbero sporcate. “ Vedi” disse dopo aver schiarito la voce. “ Ci sarebbe un modo… un modo per aggiustare le cose” Flora percepiva indugio nella voce della sorella ma non la incoraggiò. “ Quale modo?” chiese sottovoce “ L’adozione” rispose decisa Irma. “ No” rispose Flora e corse lontano da lei. “ Aspetta, ascolta!”. La raggiunse sotto un’enorme quercia, la ragazzina stava col dorso aderente al tronco, come a voler trovare protezione, le mani sugli occhi per non vedere il futuro e il cuore tanto in subbuglio da non riuscire a respirare. “ Ti prego calmati, non fare così…ascoltami!” La implorò Irma. “ Ora tutto questo può sembrarti crudele, ma guardala come un’opportunità per la tua creatura per crescere al meglio… prova a immaginare per lei il futuro che non potresti mai darle…la tranquillità, l’agio e l’affetto di due persone amorevoli. So che non potrai mai vedere questo come soluzione ai tuoi problemi, ma fai uno sforzo in nome di questo bambino che merita tutte le cose migliori!”.

Perché Flora forse non le meritava? Lei per prima non sarebbe dovuta essere messa nelle condizioni di poter crescere il suo bambino? Perché nessuno capiva che sarebbe bastato così poco, forse un poco di tutto, ma minimo per assicurarle una vita felice. 

Sembrava che ogni persona adulta e apparentemente responsabile le desse un unico consiglio, la indirizzasse verso una sola via. E quale via era più dilaniante di quella che la conduceva a vivere senza suo figlio? Sentiva di non avere scampo e le lacrime che fluivano altro non erano che piccoli pezzi di cuore sciolti da troppa pena.

Certo che desiderava il meglio per il suo bambino ma non a quel prezzo, era troppo alto perché lei sopportasse di pagarlo… la vita non poteva chiederle tanto, sua sorella non poteva chiederglielo. Nei giorni successivi sentì di non riuscire a recuperare la stanchezza che si era accumulata, ne ad alleviare i dolori alla schiena, ma quello che la faceva stare peggio era non riuscire a pulire la mente da riecheggi di frasi amare e insostenibili. “ E’ per il suo bene… Non essere egoista… Dagli una possibilità… Che futuro potresti offrirgli?”.

 

 
 
 

tredici

Post n°13 pubblicato il 04 Maggio 2012 da seforsemaipiu

Entrarono, Irma lasciò la piccola valigia nella stanzetta dei bambini, si sedettero sul letto come era di abitudine e iniziarono a parlare. Prima furono le informazioni di rito, come stai, come ti trovi, noi tutti bene,  poi i loro occhi si incrociarono e furono parole di rammarico. “ Mi dispiace Flora, avrei voluto tu fossi felice accanto a Nicola, ma lo capisci vero che non è possibile implorare chi non ci vuole?” No, Flora non capiva. Qualcosa le sfuggiva… non capiva esattamente dove, avesse perso il suo Nicola, quando, la sua vita si fosse aggrovigliata e soprattutto non capiva come uscirne. Sì, avrebbe avuto il suo bambino e poi? Dove sarebbe andata? Sarebbe rimasta a casa di Lina, dove già si viveva stretti e si faceva fatica a tirare avanti? O sarebbe tornata a Napoli con la sua creatura da crescere? Ecco, questo non le era chiaro, il futuro, un domani che sarebbe arrivato presto. Irma le poneva domande alle quali non sapeva rispondere, lasciava che il tempo le scorresse addosso, senza riuscire a prendere una decisione, lei stessa era ancora bambina, e si sentiva sola. La sera, tutti riuniti a cena, Flora ebbe un mancamento, la portarono in camera e la fecero sdraiare, pensarono si trattasse di uno svenimento legato alla gravidanza, invece nell’arco di pochi minuti, sopraggiunse una crisi epilettica molto forte. La tennero stretta perché non rotolasse giù dal letto, ora il rischio, oltre che per se stessa, era anche per il bambino. Passata la crisi la portarono in ospedale per un controllo. Venne trattenuta e sottoposta a controlli specifici. Dopo un paio di giorni, scongiurato ogni pericolo, sia per lei che per il bambino, Flora stava preparando la borsa per l’uscita dell’indomani mattina, quando una dottoressa entrò nella sua stanza e con fare autoritario le chiese di ascoltarla. “ Signorina parliamoci chiaro, la sua gravidanza procede bene nonostante i suoi problemi…e non parlo solo di quelli legati alla malattia, ma soprattutto di quelli che verranno dopo. Dopo il parto, una donna nelle sue condizioni fisiche avrà bisogno di più tempo per ristabilirsi, lei necessiterà sicuramente di assistenza e attenzioni… chi si prenderà cura di lei e il bambino? Non è una condizione da sottovalutare, lei è sola, non c’è un marito o un compagno, non ha una madre… non credo che sua sorella, per quanto giovane e disponibile, avrà il tempo necessario per starle accanto come il suo caso richiede. Lo sforzo per il parto la renderà soggetta nei primi mesi, a crisi forti e ravvicinate, e non sarà in grado di prendersi cura del bambino, non è possibile lei ce la faccia da sola”. Flora ascoltava molto attentamente le parole della dottoressa e anche se aveva voglia di piangere, si trattenne e cercò di mostrarsi forte ai suoi occhi. “ Con questo cosa mi vuole dire, ha qualche consiglio da darmi?” La donna sospirò sottintendendo che il consiglio era già palese, ma dato che la ragazza sembrava non averlo recepito cercò di essere più esplicita. “ Penso che lei debba prendere in considerazione il fatto di dare in adozione il bambino. In questo modo gli garantirebbe un futuro meno incerto, avrebbe una vera famiglia che lo ama e lo accudisce come tutti i bambini meritano.  Lei è molto giovane signorina, non credo abbia desiderato questo figlio, è un errore di gioventù che potrebbe costarle molto caro e non solo perché è senza una vera famiglia alle spalle che possa garantirle un sostentamento economico, ma soprattutto perché la sua malattia è molto invalidante per una madre. Provi solo a pensare a cosa potrebbe succedere se lei avesse una crisi mentre ha suo figlio attaccato al seno. Pensi di essere sola in casa, cosa accadrebbe? Il bambino cadrebbe o rischierebbe di essere schiacciato mentre lei ha violente convulsioni. Flora cercò di dire qualcosa ma la dottoressa non le diede spazio e continuò.

“ Mi dia retta, ci pensi bene, ci sono tante famiglie che desiderano avere un figlio e non possono, e parlo di famiglie vere, un padre, una madre, un lavoro, una casa e tanto amore incondizionato da dare. E anche il suo sarebbe un gesto d’amore”. La donna girò le spalle e uscì dalla stanza, Flora si lasciò cadere sul letto e finalmente pianse, sentendo tutto lo strazio del suo dolore e l’impotenza più autentica impossessarsi di lei. Giunta a casa si rifugiò nella sua stanza e per la successiva settimana, l’unica cosa che fece fu pensare alle parole della dottoressa. “Un gesto d’amore?”. Dunque quella era l’unica strada per una come lei?

 

 
 
 

dodici

Post n°12 pubblicato il 22 Aprile 2012 da seforsemaipiu

La sera, quando Giorgio e bambini si furono addormentati, Lina e Flora si sedettero a parlare sul piccolo divano del tinello. “Perché hai taciuto per tutto questo tempo?” “ Lo so’ anche io da poco più di tre settimane” sussurrò Flora timorosa. “ Papà?” “ No lui non sa niente, Irma dice che non lo deve sapere…che…” . Lina la guardò e sorrise. “ Ma tra poco lo saprà comunque, non era meglio metterlo al corrente?”. Flora le spiegò che non era così semplice la questione, le disse che Irma aveva cercato di parlare al suo ragazzo e di come lui l’avesse allontanata. Lina pensò che si doveva parlare alla famiglia, mettere al corrente anche la madre di lui, insomma non bastavano di certo due parole con un ragazzino di sedici anni, per risolvere una situazione più grande di loro. Pensò che Irma fosse stata superficiale, avrebbe voluto parlarle, ma nessuna possedeva una linea telefonica: avrebbe dovuto chiamare dal lavoro la sua vicina di casa a Napoli, chiederle di avvisare Irma per un appuntamento telefonico, e anche in quel caso, vista la riservatezza dell’argomento, non avrebbero comunque potuto parlare liberamente. Flora le raccontò di quanto amasse il suo ragazzo e di quanto lui l’avesse delusa, di come fosse stato bravo a rinnegare il loro amore e della paura che a quel punto avesse avuto nel confessargli tutta la verità. Lina ascoltò con attenzione dell’episodio avvenuto in casa, inorridì alla sola idea che Vincenzo potesse averle usato violenza, Flora non ricordava nulla di concreto e non ci si poteva di certo basare solo su sensazioni e minuti dettagli confusi. Eppure quell’episodio aveva sconvolto ogni prospettiva, il suo amore era sospeso, rimandato forse ad un chiarimento che avrebbe voluto, se solo lui non avesse rinnegato tutto. Rimasero in silenzio, Lina incapace di pronunciare una parola tanto era il dispiacere, Flora col suo dolore stretto addosso. Che rumore poteva mai fare la sua anima che si spezzava? Nessun suono, solo sofferenza sorda e muta. Passarono circa due settimane senza che la sua vita mutasse di molto, solo la visita di controllo riuscì a distoglierla dal pensiero fisso verso Nicola. Il medico constatò che tutto procedeva nella norma, azzardò perfino una data. “ La gravidanza procede bene, direi che per fine settembre potrebbe già stringere la sua creatura tra le braccia. Comunque si limiti all’indispensabile, non si affatichi e stia serena. Abbiamo ridotto i farmaci contro l’epilessia anche perché i suoi attacchi sono diminuiti, ma mi raccomando niente passeggiate da sola in questo periodo, niente emozioni forti, riposo, riposo e riposo! Sono stato chiaro? Disse accarezzandole la testa. Flora sorrise e annuì. Una mattina trovò una lettera sul comodino.

Cara Flora,

spero che tu stia bene, qui tutto procede come al solito, papà esce presto e torna tardi, io e Antonio ce la caviamo. Vedo Nicola, ogni tanto è solo altre con una ragazza bionda e magra, credo sia più grande di lui, non mi sembra di conoscerla. Tu non ci devi pensare più capito?! E’ stato un vigliacco… non ti perdi niente credimi! Ora leggi bene cosa ti dico: quando il bambino nascerà e sarai in ospedale, ti chiederanno sicuramente chi è il padre, tu non puoi rispondere un nome certo, quindi conviene che sosterrai di non saperlo. Ti spiego meglio. Se il figlio non fosse di Nicola come potresti mai vivere avendolo indicato come padre?Penserebbero che l’hai fatto per soldi, per trovare una sistemazione! Il bambino crescendo potrebbe non assomigliargli e allora…? Saresti disonorata, ripudiata per sempre e lui crescerebbe nella vergogna.. Questo non deve accadere! Meglio dire che… so’ che è difficile ma… pensaci, meglio dire che sei stata aggredita in casa da uno sconosciuto. Chi potrebbe fartene una colpa? E poi non è una bugia, è avvenuto davvero, dovresti solo omettere il nome di Vincenzo, dato che non ne siamo certe. Nicola non è stato nemmeno ad ascoltarmi, non ti vuole Flora, figurati se vuole il bambino! Credimi mi dispiace dirti queste cose…ma è meglio mettersi ai ripari dalle chiacchiere future. Sono sicura che ci rifletterai e agirai al meglio per il bene tuo e del piccolo. Ne riparliamo quando vengo a trovarvi tra un paio di settimane. Ti abbraccio forte,

Irma.

P.s. straccia in mille pezzi questa lettera e bruciala.

 

Le mani gelate tenevano il foglio color paglia. Alzò gli occhi e incrociò la finestra della piccola stanza, fuori aria leggera muoveva le foglie dei pioppi nel cortile. Sarebbe potuto essere tutto così limpido, così dannatamente bello, invece si stava trasformando in una storia assurda e complicata. Rilesse le parole della sorella cercandone il senso taciuto, non era ancora il momento di bruciarla, la piegò e la mise sotto il cuscino, l’avrebbe riletta altre volte. Si alzò per prepararsi la colazione, mise il suo disco e andò a farsi la doccia. “ Era di Irma la lettera? Ho riconosciuto la calligrafia, che si dice tutto bene?” Chiese Lina rientrata dal lavoro quella sera. “ Sì…tutto bene, ti saluta…dice che viene a trovarci tra qualche settimana”. “Bene, così parleremo finalmente”. Flora tacque, troppa confusione le girava nella testa per sentire di cosa avrebbe voluto parlare Lina. Quella notte, dopo la consueta fiaba ai nipoti, Flora abbandonò il mondo delle fate per catapultarsi nel suo incubo e fare i conti con gli insoluti più bui e controversi. Nessuna domanda trovava risposta, nessun vago sentire le fu famigliare, tutto era ignoto e troppo grande per la sua anima di bambina. Le parole di Irma suonavano aride e crudeli, si domandava che soluzione fosse quella di mentire a tutti, eppure leggendo e rileggendo trovò quasi conforto in una frase “ Chi potrebbe fartene una colpa?”. Sì perché lei in colpa ora si sentiva davvero. Se il figlio che portava in grembo non fosse stato di Nicola, come avrebbe mai potuto giustificarlo, non avendo subito spiegato l’accaduto di qualche settimana prima? E come poteva raccontare di un episodio del quale non ricordava niente? Certo la verità soprattutto ma… quale verità? E poi c’era da considerare il fatto che Nicola non l’avesse più cercata, che interesse aveva dunque per lei? Sentì l’affanno aumentare e il cuore saltarle fuori dal petto. Nessuna madre con cui parlare e dalla quale avere conforto, nessuno al quale confessare le sue paure. Lina era una donna pratica e affettuosa ma troppo impegnata e assente per accorgersi che la situazione fosse ben più contraffatta di come appariva, e che i tormenti di Flora la rendessero ancora più nebulosa. Passò giornate intere a cercare di trovare una soluzione più giusta, decise di tornare a Napoli per parlare a Nicola, gli avrebbe detto la verità, avrebbero sicuramente trovato una soluzione insieme, nonostante tutto lei lo amava ed era sicura che lui provasse ancora qualcosa. Sì quella era decisamente l’unica cosa da fare. “Assolutamente non se parla Flora, non sei in condizioni di affrontare il viaggio, ricordi cosa ha detto il medico? Riposo assoluto, sarei una pazza se ti mettessi sul treno!”. Lina era irremovibile dalla sua decisione. “Se gli vuoi parlare scrivigli una lettera e spiegagli tutto ciò che vuoi, ma da qui non ti muovi fino alla nascita del bambino!”. Flora si sentiva in trappola, ma sapeva quanto non fosse opportuno il viaggio per la sua salute, rimase così ad aspettare che i gironi passassero, con la sola speranza che una lettera di Nicola la precedesse. Irma arrivò un pomeriggio, raggiante nel suo vestito color rosso fuoco. I capelli biondi raccolti in una crocchia fissata sulla nuca e un leggero trucco a risaltarne l’incarnato roseo. Era bella Irma, di una bellezza più appariscente, aveva occhi azzurri come Flora e un copro asciutto e longilineo. Suonò il campanello, dopo pochi istanti le aprì la sorella minore. Il sorriso radioso le si spense sulle labbra appena la vide. La ragazzina era avvolta in una vestaglia rosa, l’aria un po’ dimessa, i capelli arruffati e un ventre che non lasciava più spazio all’immaginazione. Gli occhi di Irma si fermarono lì, su quell’abbozzo di pancia sul quale troneggiava il fiocco della cintura. Anche Flora si guardò il grembo. “ Se slaccio la cintura non si vede niente però”. Si affrettò a dire, come se il mostrarla facesse di lei qualcosa che ancora non conosceva. Irma la guardò negli occhi e riconobbe in quella frase, la sua piccola Foglietta. Si abbracciarono e rimasero strette come un tempo, dove il calore passava da l’una all’altra, dove non c’erano parole che contassero più del battito dei loro cuori.

 
 
 

undici

Post n°11 pubblicato il 16 Aprile 2012 da seforsemaipiu

Attilio rientrò al lavoro dopo averla abbracciata alla stazione. Si era raccomandato ad un conoscente che viaggiava con lei, che non la perdesse d’occhio neppure un secondo e lo avvisasse subito nel caso si fosse sentita male, ma sapeva quanto questo non fosse sufficiente a restare tranquillo, quanto le sue attenzioni non fossero mai state abbastanza. Sentiva di avere in parte fallito con lei, percepiva qualcosa nell’aria, fiutava un odore, ne sentiva la presenza ma non riusciva a capire da dove venisse la sua inquietudine. Quando rientrò la sera, tutto sembrava tornato come una volta, quando i sorrisi non si sprecavano di certo, ma erano più leggeri. Irma aveva preparato la cena, apparecchiato con cura e la radio era accesa su un canale locale che trasmetteva solo musica. “ Ciao papà” Lo accolse la voce della figlia dalla cucina, mentre era intento a togliersi le scarpe nell’ingresso. “ Flora è arrivata, mi ha avvertito la vicina, hanno chiamato circa due ora fa, tutto bene.” L’uomo si limitò ad un sospiro profondo, si lavò le mani e si sedette a mangiare. Poco dopo arrivò anche Antonio e finirono la cena come se nulla fosse. “ Vuoi il caffè papà?” Domandò Irma gironzolandogli intorno. “ No, farò già fatica di mio a dormire stanotte”. La ragazza si irrigidì constatando che i suoi sforzi poco servivano a far rasserenare il padre. “ Su papà, non essere triste, starà bene con Lina, aveva solo bisogno di cambiare aria …”. “ La fai semplice tu”. Rispose serio. “ Sono sicuro che c’è dell’altro ma non lo saprò mai, vero Irma?” Disse guardandola con aria inquisitoria.

Flora e Lina erano davanti ad un piatto di lasagne fumanti appena sfornate. Flora mangiò senza entusiasmo, mentre la nipote le accarezzava i lunghi capelli, abbozzando una treccia incerta. Lina aveva la stessa percezione del padre guardandola, nell’arco di poco tempo, la sorella sembrava cambiata, fiutava ma non sapeva dove guardare. I giorni passavano lenti per Flora, se fosse possibile, si sentiva ancora più sola. Lina usciva presto la mattina, portava i bambini all’asilo e restava al lavoro fino alle sette di sera. Giorgio, il cognato, rientrava solo tre sere alla settimana. Non usciva quasi mai, non conosceva nessuno e a parte un giradischi sul quale mettere il suo disco, non aveva nulla da fare. Si rendeva utile facendo i mestieri di casa, e la sera inventava fiabe per i nipoti che la ascoltavano rapiti fino a quando non crollavano dal sonno. “Flora, la signorina Giulia, quella che ha il negozio di parrucchiera dice se vuoi andare qualche ora a lavorare da lei… ti paga sai? E poi sarebbe un occasione per conoscere qualcuno, per uscire un po’, che ne dici?”  “ Dico che non mi interessa” Rispose fredda. “ Ma insomma, non puoi stare tutto il giorno a casa, possibile che non tu non abbia qualche ambizione? La rimproverò. “ Se hai già deciso che devo andare dalla signorina Giulia, perché me lo chiedi?” . “ Sì ho deciso Flora, per il tuo bene. Domattina prima di andare al lavoro le dirò che inizi con la nuova settimana, quattro ore la mattina, vedrai che ne sarai contenta”. Contenta era una parola grossa ma forse era un inizio e lei sapeva che da qualche parte avrebbe dovuto iniziare. E per qualche settimana le sembrò quasi bello uscire la mattina insieme a Lina e i nipoti, salutarli all’angolo della via per svoltare e percorre ancora poche decine di metri, prima di entrare in un mondo scintillante e profumato. Le donne che venivano a farsi i capelli erano simpatiche e parlavano di tutto, figli, mariti, amanti, sesso, cucina. Giulia sapeva tutto di tutti, le ascoltava pazientemente, dava loro consigli, raccontava barzellette e aveva un parola buona per ogni cliente. Le sembrava una donna moderna e intelligente, la persona giusta con la quale liberarsi delle sue angosce. Fu sul punto di raccontarle di aspettare un bambino, quando entrò l’ennesima signora con le lacrime agli occhi. “ Giulia cara, sapessi che disgrazia mi è capitata!”. Si accomodò al lavaggio e fu Flora a raccoglierne la disperazione. La signora mugugnava qualcosa di indecifrabile tra i singhiozzi sommessi, mentre lei le massaggiava la cute con cura, la sciacquò e le avvolse un asciugamano sui capelli. Ora davanti allo specchio, mentre Giulia la preparava alla piega, si liberò del suo tormento come un fiume in piena. “ Anna, Annina, la mia Annina… aspetta un bambino da quel disgraziato del suo fidanzato, capisci Giulia che cosa mi è successo!?” Disse con aria contrita, poi continuò il suo delirio. “ Ora tu dimmi una povera madre cosa deve fare di fronte ad una cosa simile… siamo rovinate, lei ha solo diciassette anni, deve finire il liceo classico, lui lo scientifico, tra poco la pancia si vedrà, lo sapranno tutti capisci tutti!!! Dio che disonore…che tragedia quando lo saprà mio marito!”.  Flora aspettò la risposta di Giulia, sicura che la donna avesse pronta qualche frase ad effetto e qualche saggio consiglio. Ma Giulia si limitò a scuotere la testa in segno di disapprovazione e si lasciò scappare un lamento, aggregandosi alla calamità imminente. “ Mi dispiace Signora Anselmi, mi creda sono costernata, certe cose sono così disdicevoli… ma di quanti mesi è… ha pensato all’aborto prima che sia troppo tardi?”. Flora inorridì, lascio cadere le forbici che stava porgendo a Giulia. La donna si voltò e la rimproverò. “ Stupida! Ma lo sai che sono forbici di precisione? Sai quanto costano? Te le dovrò detrarre dallo stipendio…sicuramente ora saranno scardinate e non mi servirebbero nemmeno per potarci i fiori!”. Poi tornò a rivolgersi alla cliente avvilita. “ Non so’ dove abbiano la testa le ragazze di oggi, tutte stordite”.

La mattina dopo Flora non si presentò al negozio, finse di andarci ancora per una settimana, forse avrebbe finto per chissà quanto tempo ancora, se un giorno invece mentre girava per la città non avesse avuto un malore e venne portata in ospedale in stato di incoscienza. Lina fu avvertita subito e così venne a sapere dal suo bambino.      

“ Sua sorella è incinta di quasi sei mesi signora, non posso essere più preciso ma l’utero è molto ingrossato. Il feto è posizionato molto internamente, dipende dalla costituzione della ragazza, può succedere che fino al settimo mese non sia evidente, ma ciò non significa che il bambino soffra o non sia tutto regolare”. Lina trasalì, possibile che lei stessa avendo avuto due figli non si fosse accorta di nulla? Flora era seduta sul letto, pronta per lasciare l’ospedale,  teneva gli occhi bassi come se questo potesse nascondere ciò che ora non era più solo un suo segreto. Il medico la dimise raccomandando assoluto riposo. “ Ci rivediamo tra quindici giorni signorina”. Lina la prese per mano e la tenne stretta fino a casa, le sembrava impossibile potesse aspettare un figlio, cercò di guardarla negli occhi ma Flora non alzò la testa fino davanti alla porta di casa, quando senza tono disse alla sorella. “ Lo tengo questo bambino”. “ Certo che lo teniamo tesoro”.

 

 
 
 

dieci

Post n°10 pubblicato il 10 Aprile 2012 da seforsemaipiu

“ Flora, Flora… Flora svegliati!” Irma la scuoteva energicamente. “ Che c’è, che ore sono?” “ Non importa che ore sono, ti devo parlare, papà torna domani sera e per quel momento dobbiamo trovare una soluzione”. “ Che soluzione? Di cosa parli, sei impazzita?” Disse Flora non del tutto sveglia “ No tu sei un’incosciente se non ti rendi conto della situazione” incalzò Irma angosciata. “ Certo che me ne rendo conto, ma non possiamo parlarne domani mattina?” “Nò nò nò! Domattina devo andare a lavorare io, ricordi?” Flora si mise a sedere, guardò l’ora, le due e un quarto. Irma si portò le mani sul viso prima di scoppiare in lacrime. “ Tu…un figlio…ma ti rendi conto di che follia? E di chi è questo bambino?”. Flora la guardò incredula. “ E’ di Nicola!”. “ Sei sicura?” “ Certo che sono sicura, domani glielo dico”. “ E poi cosa succederà?” Flora la guardava e non comprendeva la sua disperazione. “ Cosa vuoi che succeda, noi ci vogliamo bene, ne sarà felice vedrai, stai tranquilla e torna a dormire”. “ Pensaci bene prima di parlare con lui, anzi riparliamone domani sera io e te prima di dirlo a lui e a papà, promettimelo, giuramelo, non ne parlerai fino a quando non saremo pronte.” Pronte per cosa pensò Flora, ma non ribatté, pensò che un giorno in più non avrebbe cambiato la situazione, giurò alla sorella incrociando gli indici sulle labbra e si sdraiò portandosi il lenzuolo sopra la testa. Avrebbe voluto gridarlo al mondo e invece aveva appena fatto il giuramento più assurdo e determinante della sua vita senza saperlo, un patto che avrebbe cambiato il corso degli eventi, un patto che avrebbe stravolto la vita a molte persone.

La mattina dopo fecero colazione insieme Antonio si lamentò per il vociare della notte precedente, loro si scusarono e lui uscì per andare al lavoro, Irma non lo seguì come al solito, preferì restare qualche minuto sola con Flora. “Come ti senti?” “Bene grazie… ma cosa avevi stanotte? Parlavi di cercare una soluzione, piangevi. So’ che alcune persone giudicheranno ma io e Nicola ci amiamo e ci sposeremo, chi non comprenderà una cosa così semplice non mi importerà di averlo accanto”. Irma cercò di mostrare un sorriso, ma si intuiva la sua angoscia. “ Cosa dirà papà?” “ Papà capirà vedrai”. “ Ma…” Lasciò cadere il discorso, Flora se ne era già andata prima che potesse terminare la domanda. Quella sera il padre rincasò tardi dalla sua trasferta, le ragazze lo accolsero servendogli la cena riscaldata ma si ritirarono quasi subito nella loro stanza. Flora si mise a letto, Irma invece girava nervosamente, la sua mente non trovava pace. “ Flora sei sicura che sia di Nicola il bambino?” “ Certo che sono sicura te l’ho già detto, perché continui a chiedermelo?” Irma si fece seria e si sedette sul letto. “ Ricordi l’episodio di qualche mese fa?” “ Quale episodio?” chiese Flora. “ Mi raccontasti di essere sola in casa…poi l’arrivo di Vincenzo… la camicetta slacciata, ricordi?”. Flora ebbe un tonfo al cuore, aveva rimosso ma ora le parole di Irma la catapultavano in un incubo. Di quel giorno ricordava pochi sfuocati frammenti, le mani di Vincenzo, il suo fiato troppo vicino alla bocca, gesti concitati e mani sudate, poi il nulla fino a quando non aveva ripreso i sensi. Ecco sì, si rammentò di essere svenuta nel tentativo di difendersi da lui. “ Ricordo poco, quasi niente…perché mi parli di questo adesso?” Irma le prese la mano. “ Sai che quando sei colta da una forte emozione, questa può scatenare un attacco epilettico…sai che perdi i sensi…ecco…non potrebbe essere che lui…” Non sapeva come continuare ma sentiva di doverlo fare anche se questo rappresentava un turbamento per Flora.” “ Lui?” la invitò Flora a continuare. “ Lui…potrebbe essersi approfittato di te…credi sia possibile?” La ragazzina restò sconcertata con il cuore in subbuglio e gli occhi sbarrati, miliardi di sensazioni la investirono contemporaneamente senza che potesse distinguerne una. Saltò giù dal letto e andò alla finestra, spostò la tendina e rispose con voce sottomessa. “ Non ricordo, giuro, non ricordo nulla oltre a quello che ho detto. Me lo ritrovai alle spalle, mi voltò e cercò di baciarmi, mi slacciò la camicia e cercò di toccarmi: io gli dicevo di lasciarmi stare ma lui era più forte…cercai di scappare ma mi teneva…ho lottato fino a che ho visto la sua faccia sfuocata…poi…poi non so’…”. E fu proprio quel non so’ a insinuare il dubbio più atroce, l’alternativa più crudele al suo stato di grazia. Le due sorelle si guardarono vittime dello stesso sospetto, impotenti a qualsiasi chiarimento, schiacciate da un peso troppo grande. Flora si buttò tra le braccia di Irma. “ Nò nò, non può essere…lo ricorderei…e poi è passato tanto tempo avrei una pancia enorme…nò non è andata così non è possibile!” Ora piangeva disperata mentre la sorella malediceva l’averla riportata a quell’esperienza. “ Flora calmati ti prego…facciamo un po’ di calcoli…”. Ma nessun calcolo poté contro il funzionamento artificiale del suo ciclo, la poca distanza tra il rapporto con Vincenzo, quello con Nicola e il periodo approssimativo della gravidanza. Questo le fece piombare nella disperazione più buia, non trovarono nessuna parola che potesse rincuorarle, nessun gesto partì dalle loro mani. Ora la magia lasciava il posto all’incerto, allo sgretolarsi del sogno, alla paura e al sospetto dell’ignoto. Passarono giorni di silenzi assordanti. Flora si era chiusa in se stessa e passò poco tempo a casa di Nicola, accampò scuse, e per la prima volta in vita sua diede la colpa alla malattia, al fatto che l’aumento delle dosi dei farmaci la rendessero debole e stanca. Detestava mentire ma la situazione si era complicata e sentiva mancarle una parte di onestà, quella che le avrebbe permesso di parlare a Nicola, quella che avrebbe fatto di lei una donna felice. Una mattina Flora si sentì stanca davvero, ormai era una settimana che passava le giornate in piena solitudine a rimescolare pensieri, e nottate a fare congetture con Irma, era spossata e neanche quell’esserino che cresceva in lei sembrava avesse il potere di darle un po’ di conforto. “ Devo parlare a Nicola, voglio raccontargli tutto…anche di Vincenzo…almeno saprà la verità…capirà ne sono sicura”. “ Come puoi esserne sicura? Penserà che facevi la civetta con lui…e come gli giustifichi che era in casa con te?” Flora attese qualche minuto prima di rispondere. “ Nicola sa che sua madre lavora qui e che lui ogni tanto passa a lasciare la spesa, mi conosce e sa che non avrei mai fatto sciocchezze di proposito”. “ Già, tutti bravi a parlare…ma questa è una cosa seria…avrebbe subito il dubbio che il figlio non è suo e come credi che la prenderà…ti stringerà al cuore e ti dirà…oh non importa amore vivremo tutti felici e contenti!” Flora si portò le mani sulle orecchie e gridò “ Smettila” Tu non lo conosci non sai quanto mi voglia bene e ha sempre detto che mi sposerà!” Irma le andò contro la faccia “ Ah! Ti sposerà, sei sicura che ti sposerà se porti in grembo il figlio di quel delinquente?” Non poteva essere come diceva lei, doveva subito andare da Nicola e parlargli, subito senza aggiungere altro. Ebbe un mancamento e si sdraiò, Irma le portò acqua e zucchero, si mise accanto a lei e aspettarono di essere più calme prima di decidere cosa fare. “ Devo dirlo a Nicola, domani vado all’uscita della scuola e gli parlo”. Irma la guardò, era pallida e angosciata, le carezzò il viso e le disse. “ Devi riposare tesoro… troppe emozioni in questi giorni, domani andrò io a parlare con lui…gli spiegherò la situazione e aggiusterò tutto, ora dormiamo che è tardi.” Flora la ringraziò e fu quasi felice che la sorella potesse tanto per lei. Si sistemò i lunghi capelli in una treccia e si addormentò. Il giorno dopo lo passò in attesa del rientro di Irma, guardava l’ora e pensò che sicuramente gli avrebbe parlato durante la pausa pranzo, che coincideva con l’uscita dalla scuola di Nicola. Rimase in casa tutto il pomeriggio, scese solo a ritirare la posta verso le cinque e notò Vincenzo gironzolare davanti al portone; corse in casa e si chiuse a chiave. Il solo vederlo la faceva tremare, istintivamente mise una mano sulla pancia e ancora pensò…” No non può essere…”. Preparò la cena con molto anticipo, apparecchiò e si sedette su una sedia ad aspettare che tutti rientrassero. La cena fu silenziosa. Ogni tanto Flora alzava lo sguardo e cercava gli occhi di Irma che però le sfuggivano sempre. Sparecchiarono e lavarono i piatti tutto in rigoroso silenzio, senza che gli occhi dell’una incrociassero quelli dell’altra. Attilio si informò sul suo stato di salute, chiese della visita, ma prima che Flora potesse iniziare a rispondere, Irma sminuì ogni sintomo e spiegò, giostrandosi in un mare di bugie, una verità solo sua. C’era qualcosa che giocava a favore di Irma… una pancia inesistente…nessuno avrebbe potuto sospettare che Flora fosse incinta, neppure una madre attenta.

Dopo qualche giorno di questa vita, Flora iniziò a chiedersi perché la sorella le sfuggisse, perché Nicola non la venisse a trovare, perché le ore rafforzassero il mistero. Non aveva amiche con cui sfogarsi, alle quali raccontare la sua angoscia, era troppo bella perché le altre ragazze sopportassero di averla accanto. L’ansia cresceva e una sera decise di affrontare Irma che sembrava avesse preso sembianze da estranea. “ Perché non mi parli? Sono giorni che aspetto di sapere del tuo incontro con Nicola…” Le chiese una sera sopraffatta dalla stanchezza. Irma continuò a piegare i vestiti e a riporli nell’armadio con movimenti automatici, stendeva gli indumenti sul letto, li ripiegava perfetti, poi li alzava ponendo entrambe le mani sotto di essi, e li riponeva nello scaffale centrale del piccolo armadio. Flora attese la risposta vedendole ripetere quei movimenti per tre volte. Attese fino a quando qualcosa di superiore non la spinse a scomporre il quarto indumento…allora sì, l’attenzione di Irma si posò sui suoi occhi imploranti. “ Non rendere tutto più difficile, abbi pazienza quando me la sentirò ne parleremo”. Flora perse il controllo e l’afferrò per i polsi, rimase qualche momento ferma fissandola negli occhi, prese fiato e le disse scandendo bene ogni parola. “ Hai parlato a Nicola?” Irma abbassò lo sguardo. “ Sì gli ho parlato”. Sussurrò a denti stretti. “ E allora?” La sollecitò lasciandole i polsi. “ Allora… mi ha riso in faccia”. “ Cosa!?” Esclamò incredula. “ Cosa ha fatto Nicola?” “ Mi ha riso in faccia… e… e ha aggiunto di non permettermi più di insinuare una cosa simile…”. Flora si portò le mani alla bocca, poi furono le nocche a schiacciarle le labbra. “ Non è vero…non può averlo detto…” Gemette senza forze. “ Ha anche aggiunto che… c’è un’altra ragazza che gli piace…”. Flora non resse al colpo, si sedette sul letto paralizzata dalla violenza di quella rivelazione. Irma era in lacrime e si inginocchiò davanti a lei. “ Non ti preoccupare tesoro…faremo senza di lui. Dio quanto mi sono sentita impotente di fronte alle sue parole. Non mi ha voluta ascoltare quando ho cercato di spiegargli…ha detto che se una cosa simile l’avessero saputa i suoi non l’avrebbero più fatto vivere. Ha aggiunto di dirti che sei una sciocca irresponsabile e non vuole vederti mai più…”. Se il mondo fosse crollato in quel momento Flora non se ne sarebbe resa conto, dentro di lei era già franato tutto, distrutto inequivocabilmente, annientato, finito. Rimase inerte, perduta in un incubo. Le mani gelate, il volto pallido… eppure il cuore batteva forte, lo sentiva… solo quello sentiva…il dolore straziante era già stato assorbito e vagava in lei come impazzito alla ricerca di un posto in cui insinuarsi. “ Mamma…” Solo questo riuscì a dire, prima di sdraiarsi e rimanere a fissare il soffitto ingrigito della sua camera. Occhi sbarrati per tutta la notte. Ne una richiesta di spiegazione, ne una lacrima, ne un respiro che potesse scuoterla. Flora spense la luce. E fu buio dentro di lei, per sempre.

La mattina dopo tutto si svolse come se niente fosse accaduto. Attilio, Antonio e Irma uscirono per andare al lavoro, Flora non si alzò dal letto, il padre le diede un bacio prima di uscire, poi il silenzio. Passarono giorni incomprensibili, dove muoversi dentro le ore diventava inferno da dove non c’era via di fuga, nei quali cercava una ragione a ciò che le stava accadendo. Una mattina trovò la forza di telefonare alla sorella Lina. “ Ciao sono Flora… domani vengo a Milano”. Una piccola valigia, poche cose, due camicette, due gonne, la biancheria intima, la foto della madre, l’orsacchiotto bianco e il suo disco “ Cristina”.  Lasciò la casa di Napoli senza troppo rumore, comunicò semplicemente che aveva desiderio di stare un po’ dalla sorella. Quella sera, quando lo disse al padre, Irma non interferì come di solito nelle argomentazioni altrui, tenne gli occhi nel piatto e fu silenziosa come una pietra. Attilio provò dolore ma l’idea che Flora desiderasse stare con Lina non lo disturbò, anzi forse era un bene per lei stare con persone più gioviali e spensierate. Si ritrovò sul treno sola ma le bastò sentire un piccolo movimento dentro al suo ventre per ritrovare il sorriso e la forza di continuare il suo cammino.

 

 

 
 
 

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Post n°9 pubblicato il 06 Aprile 2012 da seforsemaipiu

Due giorni dopo ebbe un attacco forte. Era in casa col padre, svenne, sbatté la testa e schiumò dalla bocca tanto da inzuppare la camicetta, mosse gli arti così violentemente da procurarsi contusioni. C’era del sangue che le colava dalle gambe. Il padre in ginocchio accanto a lei cercava di mitigare ogni movimento ma senza trattenerla, si assicurava che la lingua non venisse inghiottita e che il respiro non si interrompesse. Chiamò un vicina che possedeva il telefono in casa e la pregò di sollecitare l’arrivo di un’ambulanza. Arrivò in fretta, Flora fu caricata e trasportata di corsa al più vicino ospedale. Quella volta però non uscì dopo qualche ora, fu trattenuta in osservazione per tre giorni. Attilio rimase al capezzale della figlia tutta la notte ma Flora non lo avvertì, rimase in stato incosciente fino alla sera dopo. “ Sua figlia è fuori pericolo ma dovremo aumentare le dosi dei farmaci d’ora in poi, le abbiamo ingessato l’avambraccio sinistro, ne avrà per quindici giorni. Stia tranquillo il peggio è passato.” L’uomo guardò verso il cielo e ringraziò qualcuno, poi con voce preoccupata chiese “ Ma il sangue… era tutta sporca di sangue quando ha avuto la crisi, io non ho capito da dove lo perdeva.” “Sangue mestruale” rispose il dottore “la crisi è stata forte, può succedere che scateni il ciclo.” Attilio si girò verso sua figlia, la guardò dormire, sembrava così serena, invece sapeva bene che la sua piccola Foglietta, così amava chiamarla, più di chiunque altra non lo era. Quante attenzioni mancavano alla sua bambina? Quanto amore avrebbe dovuto ancora ricevere dalla mamma? Si allontanò dalla stanza diretto a casa, era quasi ora di cena e l’indomani non avrebbe potuto mancare ancora al lavoro. Gli corse in contro Nicola, si fermò ad un passo da lui. “ Buonasera Signor Attilio, sono Nicola, un amico di Flora” disse cercando di nascondere l’affanno. L’uomo fece cenno con la mano indicando la stanza a destra. “Non ci stare troppo che deve riposare”. Nicola si fermò sulla porta, la guardò inerme su quel letto di ferro e prima ancora rendersi conto del braccio ingessato e della flebo attaccata all’altro, corse con lo sguardo verso le palpebre chiuse a cercarne la luce nei suoi occhi. Non la trovò e rimase immobile, perso, privato dell’essenza stessa della vita. Sentì di non avere più respiro ne sangue. La gola stringeva e gli occhi si riempivano di lacrime. Flora accennò un sorriso “ Ho sentito la tua voce dal corridoio” disse con un filo di fiato. Lui in un sobbalzo tornò a respirare e le si buttò addosso non curante di tutti quei fili che le stavano attaccati. “ Piccola cosa ti è successo, non ti vedevo arrivare, sono stati due giorni d’inferno, nessuno sapeva”. Flora lo rassicurò anelando disperatamente la normalità che non le apparteneva. “ Una crisi un po’ più forte Nicò, nulla di che preoccuparsi troppo credimi, mi tengono qui solo per la contusione al braccio, non essere triste tra qualche giorno esco e ce ne andiamo al mare”. Lui la guardava innamorato anche della sua forza, le teneva la mano e ad ogni sua parola un bacio, sul dorso, sul palmo, sotto al polso. Cercò ancora il colore dei suoi occhi e appena lei li socchiuse, sentì la vita pulsare, vide la sua anima bambina e il sangue tornò a fluirgli nelle vene. Finalmente arrivò il giorno della dimissione. Attilio e Irma erano ore che aspettavano la firma del Primario. Uscirono e il sole tiepido riscaldò gli animi di tutti. Arrivati a casa Flora si stese sul letto la sorella le preparò un tè, il padre mangiò un boccone al volo e salutate le due ragazze si precipitò al lavoro. Quando fu sulla porta si raccomandò a Irma di starle vicino e di non farla uscire per qualche giorno. “ Quando viene Giuseppina dillo anche a lei, Flora ha bisogno di riposo e tranquillità. Che non si agiti per carità, mi fido di te, abbine cura.” Irma annuì e portò il te a Flora. Dopo pochi minuti arrivò Nicola con tre margherite avvolte in un foglio di stagnola. “ Buongiorno Signorina, posso vedere Flora?”. “ Entra entra, ma non stare troppo, non si deve affaticare”. “Certo, solo pochi minuti, vi ringrazio”. Entrò nella stanza le porse i fiori, posò ai piedi del letto la valigetta che aveva portato e le diede un bacio sulla guancia. Flora riconobbe quella piccola valigia e sorrise. Lui non parlò, cercò una presa della corrente, aprì la valigia sganciando le due chiusure poste ai bordi di essa e posizionò la puntina sul vinile. Partì gracchiando un po’ sul disco logoro la musica che tanto amavano, una canzone di qualche anno prima, il titolo, Cristina. Flora si commosse, lui restò a guardarla e si fece scivolare una lacrima. “ Tra poco è primavera…non vedo l’ora di restare fuori un po’ anche la sera” “ Lo faremo” disse Nicola, faremo grandi cose noi due. I giorni successivi furono felici. Flora tolse il gesso, andò spesso a casa di Nicola, dove la nonna fu felice di accoglierla. Anna l’abbracciò stretta manifestandole il suo affetto e anche Emma fu contenta di riaverla in famiglia. Purtroppo a casa le cose andavano diversamente, Irma era inquieta, Michele nelle ultime lettere sembrava distante e molto più interessato al lavoro, mentre lei cercava di stringere i tempi e accorciare le distanze. Una domenica pomeriggio durante una passeggiata Flora e Irma incontrarono la nonna di Nicola. “ Signora Lidia colgo l’occasione per ringraziarvi di tutte le volte che invitate Flora a pranzo, è davvero molto ciò che fate”: La donna sorrise “ E’ un piacere averla da noi è una signorina tanto educata e cara”. Flora arrossì e Irma fu lieta di sapere che la sorella non restava solo durante la giornata. Questo era il suo grande cruccio, non poterla seguire come avrebbe fatto mamma. Passarono alcune settimane e Flora svenne di nuovo, questa volta successe al mattino appena usciti il padre e Antonio. Irma le bagnò il viso e la schiaffeggiò delicatamente, si riprese quasi subito ma corse in bagno a vomitare. E vomitò per tutto il giorno e quello successivo. “Domani porti la bambina dal medico” ordinò il padre a Irma. “ Non c’è il suo dottore, c’è il sostituto e non la conosce, meglio aspettare la settimana prossima” “ Ho detto domani” Intimò l’uomo senza darle possibilità di replica.

“ In generale mi sembra non abbia nulla, ma sarebbe bene farla visitare da un ginecologo, questi svenimenti non collegabili alle crisi epilettiche, potrebbero avere una natura differente, e prima di pensare a qualcosa di neurologico proporrei una visita ginecologica”. E prima che Irma poté obiettare qualcosa il medico proseguì. “ Mi creda, è comunque opportuna una visita di questo tipo; la ragazza ha sedici anni e da quanto mi ha detto non ne ha mai fatta una. Ha cicli irregolari causati dai farmaci contro l’epilessia, mi creda non è un disonore fargliela fare, tanto più quando la ragazzina accusa nausea e vomiti mattutini”. Durante il tragitto verso casa le due sorelle non si parlarono. Flora sapeva benissimo cosa pensava Irma, cosa avrebbe voluto chiederle, e Irma all’apparenza risoluta e spigliata, si sentiva in grande imbarazzo a porre domande così intime ad una sorella minore. La situazione restò congelata fino al giorno della visita. In sala d’aspetto c’erano donne di tutte le età, ma Flora era sicuramente la più giovane; rimase seduta composta mentre Irma saltava sulla sedia. Quando venne chiamata si alzarono entrambe. L’una perché era stato fatto il suo nome, l’altra per disorientare i presenti e i pensieri che certamente avevano formulato. Entrarono insieme. Flora si spogliò dietro il paravento mentre il dottore le faceva qualche domanda. Data di nascita, malattie, interventi subiti, sintomi vari. Flora rispondeva meccanicamente intimidita ma sicura, fino a quando la domanda fatale non le venne rivolta. “ E’ vergine signorina?” Irma guardava il dottore e di scatto si girò verso Flora quasi a volerle suggerire la risposta, dato che secondo lei esitava qualche secondo di troppo. Flora alzò la testa e rispose sicura “ Nò”. Bene rispose l’uomo, allora per la visita si accomodi su questa poltrona e inserisca l’incavo delle ginocchia negli appositi sostegni”. Ci si sistemò a fatica, il medico le tastò prima il ventre poi si infilò i guanti e le chiese di fare un respiro profondo. Mosse le dita dentro di lei, guardando nel vuoto e annuendo al nulla. Tastò per qualche interminabile secondo, le chiese di fare un altro respiro, schiacciò leggermente il basso ventre con l’altra mano e terminò la visita. “ Si rivesta pure”. Irma aspettava con aria interrogativa l’esito della diagnosi, ma lui attese che Flora si rivestisse per dare il responso. “L’utero è molto ingrossato, lei è incinta signorina e anche avanti con la gravidanza, sedici o diciotto settimane direi. Ora mi fa questi esami del sangue e l’esame delle urine. Appena pronti me li porta.” Irma non mosse un muscolo. Flora rispose compita. “ Certo dottore appena pronti torno da voi”. Uscirono, Flora raggiante nel suo disagio, Irma completamente disorientata. Gli sguardi delle signore ancora in attesa furono eloquenti…ma non ebbe la forza di contrastarli. Questa volta Flora camminava un metro davanti alla sorella, testa alta e sguardo fiero, aveva fretta di parlare a Nicola, di guardarsi allo specchio, di ascoltare la sua canzone preferita, di mangiare dolci appena sfornati. Irma incredula non reggeva il passo e arrancava dietro alla trasformazione della sorella. Flora si girò di scatto e la guardò, il vento le portò sul viso i capelli, li spostò con la mano e rise forte. Era bella Flora e la vita le scattò una foto, nell’attimo esatto in cui ridendo aprì la bocca scoprendo denti perfetti. Quella notte si addormentò tenendo una mano sul ventre, desiderando avere mamma accanto, sussurrando le parole della sua canzone preferita alla sua creatura e pensando a Nicola, alla faccia che avrebbe fatto quando gli avrebbe detto del loro bambino.

 

 
 
 

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Post n°8 pubblicato il 31 Marzo 2012 da seforsemaipiu

 La scena venne notata da un uomo che fumava una sigaretta pochi metri più avanti, buttò il mozzicone e fu accanto a lei. Le alzò la testa mettendole una mano sotto il collo, ma questo era completamente rilassato e la fece dondolare. In pochi secondi un capannello di persone furono intorno a Flora, ognuna pronta a dire la sua, a fare supposizioni  a domandarsi con chi viaggiasse. Si fece avanti un giovane dottore, si chinò su di lei, le prese il polso, poi le aprì un occhio per guardare se le pupille erano rovesciate. La prese in braccio e la sistemò nella sua cabina, l’adagiò sulla brandina e le bagnò la fronte. In quel momento arrivò di corsa Irma e si fece prepotentemente largo in mezzo alla gente. “ Flora” gridò disperata. Il medico si girò. Irma lo guardò e mise subito mano nella borsa cercando le medicine contro l’epilessia, le allungò al giovane che ne lesse il nome. “ No signorina non credo sia un attacco epilettico, la ragazza non ha convulsioni, un signore l’ha vista accasciarsi e rimanere immobile, credo si tratti di….”. Irma lo interruppe “ E’ mia sorella e soffre di epilessia, forse ha dimenticato qualche farmaco, presto glielo faccia prendere”. Il medico le chiese di contare le pastiglie per capire se fossero state assunte correttamente e Irma nonostante le mani tremanti riuscì a farlo, rendendosi conto che non ne avanzavano. Flora aprì gli occhi, emise un piccolo sussurro, Irma si avvicinò e le disse di stare tranquilla, la rassicurò e le carezzò la fronte. Il medico si ritrasse di pochi passi, chiuse la porta della cabina per evitare che la gente sentisse, poi si sedette ai piedi della brandina. “ Signorina… se posso continuare, volevo solo suggerirle l’ipotesi di un controllo in ospedale, potrebbe essere incinta.” Irma si girò incredula “ Ma se ha solo sedici anni? E poi glielo già detto, soffre di epilessia!” L’uomo intuì che l’argomento era delicato, annuì e constatato che la giovane ragazza si stava riprendendo, uscì dal suo vagone letto, offrendo alle due donne di soggiornarvi fino all’arrivo a Napoli.  Quella notte Irma non dormì, ripensò alle parole del medico e decise che l’indomani avrebbe portato Flora ad un controllo. La portò dal dottore che l’aveva in cura da sempre, la visitò, le fece qualche domanda e si assicurò che avesse preso con regolarità le pastiglie. Poi facendole un buffetto sulla guancia, si rivolse alla sorella maggiore.

“ Signorina Irma, lo svenimento della ragazza è sicuramente legato alla sua malattia, il ciclo non può essere regolare lo sa, i farmaci che prende possono anche farglielo saltare per qualche mese, questo l’ho sempre detto. Stia tranquilla il quadro generale è buono”.

Uscirono sollevate dallo studio medico e mentre Irma raggiunse il posto di lavoro, Flora diede un’occhiata all’orologio della mamma che teneva al polso, vide che erano quasi le dodici e trenta. Salutò di fretta la sorella e decise di andare a prendere Nicola a scuola, sarebbe stata una bella sorpresa. Accelerò il passo e giunta davanti al cancello si sistemò un po’ specchiandosi nel finestrino di un’auto parcheggiata. Sentì la campanella suonare e si spostò di qualche passo per sorprenderlo quando avesse sceso i gradini, ma Nicola la vide subito e le corse incontro sollevandola di peso in una girandola di abbracci, lei rise e lo strinse forte nascondendo la faccia nell’incavo del suo collo. Gli amici li presero in giro, ma non sentivano nient’altro che il loro respiro e i ti amo che si sussurravano alle orecchie. “ Vieni a pranzo da noi, nonna sarà felicissima di rivederti”. Flora accettò e corsero verso la Piazzetta dove abitava Nicola. Salirono le scale, e prima di entrare in casa si diedero un “dolcissimo bacio d’amore”, come quello che cantava il loro disco preferito. E su quelle note impresse nella loro anima rimasero abbracciati ad assaporare un altro momento da incidere nella memoria. Flora non gli raccontò del malore avuto in treno, non voleva impietosirlo, voleva sentirsi normale ed essere amata per quella che desiderava essere, una ragazza come le altre. La nonna dopo pranzo si addormentò sulla sua poltrona, Anna era da una compagna: i due ragazzi non si lasciarono scappare l’occasione e percorso il lungo corridoio, si chiusero in camera. misero il loro disco e decisero che per qualche momento non sarebbe esistito nessun’altro al di fuori di loro. “ Sai cosa credo Flò… che non ci sarà vita più bella della nostra…che non ci saranno figli più amati dei nostri…”. Lei lo interruppe con un bacio, poi un altro e un altro ancora, lui la strinse più di sempre sicuro di voler realizzare tutti i loro sogni. Quando Nicola la riaccompagnò a casa quella sera, era certo che niente sarebbe potuto andare diversamente da ciò che desideravano e Flora sicura di avere al suo fianco la risposta ad ogni sua speranza.

 

 
 
 

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Post n°7 pubblicato il 27 Marzo 2012 da seforsemaipiu

 

Il pomeriggio successivo andò al cinema con Nicola e la piccola Anna. Passarono quell’ora a baciarsi e stringersi, mentre Anna rapita dal film si rimpinzava di caramelle e gelatini di panna. Furono mesi freddi, solo l’amore di Nicola riusciva a scaldarle ancora il cuore, l’idea di loro due, del loro futuro insieme. “ Quando finisco il Liceo ci sposiamo” Disse Nicola sicuro, mentre la riaccompagnava a casa una sera come tante. L’aria era ancora fredda ma le giornate iniziavano ad allungarsi, gli alberi mostravano minuti germogli, la gente distribuiva sorrisi generosi. Flora si sentiva fortunata e custodiva il sentimento per Nicola al riparo da tutti, come se il manifestarlo apertamente avesse potuto corroderlo o la vita potuto rubarglielo. Una sera, riunita all’ora di cena Anna espresse un desiderio. “ Che bello mamma se Flora fosse mia sorella! Mi piacerebbe tanto averla sempre intorno.” La madre sorrise e anche Nicola fu felice di quella dichiarazione. “ Mamma dato che papà è morto e anche la mamma di Flora è morta, perché non ti sposi con suo padre, così lei diventa mia sorella!?” Ora la mamma scoppiò in una risata. “ Ma ti rendi conto Anna di quale pasticcio, e quando si sposeranno Nicola e Floretta cosa diventeremo?” Risero anche Nicola e la nonna Lidia. Elisa pensò che la loro complicità fosse davvero unica, tre generazioni a quel tavolo, che stavano naturalmente bene insieme. A casa di Flora invece si parlava poco, ognuno era preso dal suo e non c’era tempo per le chiacchiere. Il padre si alzava molto presto e rincasava tardi, il fratello e la sorella oltre al lavoro avevano gli amici. Irma aveva un fidanzato di dieci anni più grande che da poco si era trasferito a Milano per lavoro, e viveva in costante attesa delle sue lettere: appena si fosse sistemato, avrebbero iniziato a preparare il matrimonio e il suo trasferimento al nord. Irma tra qualche settimana sarebbe partita per una visita alla sorella Lina, ottima occasione per vedere anche il  fidanzato. Decise insieme al padre che sarebbe andata anche Flora. Così dopo qualche preparativo e un lungo pomeriggio insieme al suo Nicola, partì per Milano. Lui le accompagnò alla stazione si scambiò qualche promessa sottovoce con la sua Flora e con fare composto augurò a entrambe buon viaggio. “ Arrivederci signorina Irma, a presto”. Giunte alla stazione Centrale furono accolte dalla sorella maggiore e dal marito di lei. Si sciolsero in un abbraccio infinito, piansero di gioia, si accarezzarono il viso asciugandosi le lacrime. Lina trovò Flora molto cresciuta, la tenne per mano fino a casa come quando era bambina e camminavano per le strade del centro di Napoli, precedute da mamma e papà. Sistemò le sorelle nella cameretta dei suoi due figli, i bambini erano piccoli, due e quattro anni e per qualche notte avrebbero dormito nel lettone grande. “ Flora ti piacerebbe venire a vivere a Milano con me?” Le chiese dolcemente una sera” “ Non lo so’, qui non conosco nessuno, cosa potrei fare?” Pensava che si sarebbe dovuta separare da Nicola e l’dea non le andava, ma come sempre non discusse e lasciò cadere la richiesta, guardando verso il basso e accennando un piccolo sorriso. I giorni volarono, li aveva passati sempre in casa con Lina e i bambini e per qualche momento era tornata lei stessa bambina, coccolata dalla sorella maggiore e dai ricordi. Prima di ripartire abbracciò forte i nipoti, amava quei due bambini, un maschio e una femmina, proprio come avrebbe voluto averne lei, trinse forte Lina, il cognato e ripercorse, valigia in mano, la strada fino alla stazione, mentre Irma non mollava la mano del fidanzato e tirando su col naso ripeteva :” Questa è l’ultima volta che ci separiamo, non ce la faccio più a vivere di lettere e incontri ogni sei mesi…”.  E ancora mentre il treno le riportava a casa Irma continuava il suo monologo delirante : “ Guarda se devo fare questa vita da pendolare in attesa del matrimonio, ma quanto ci vorrà ancora, non sopporto questa attesa è uno strazio!”. Flora si alzò e uscì dallo scompartimento lasciando la sorella assorta nei suoi discorsi. “ Vado a sgranchirmi le gambe” disse, ma Irma, cenno di assenso con la testa, non smise di parlare ad alta voce del suo scontento. Flora attraversò un vagone e raggiunse la prima classe, notò subito la differenza nelle poltrone, negli abiti dei passeggeri e anche lei non passò inosservata ma non per gli abiti che indossava, ma per quella luce e la bellezza che naturalmente vestiva. Si fermò nel corridoio e guardò fuori lo scorrere veloce del paesaggio. Troppo veloce, pensò, poi il buio. “ Ma non è notte” Il tempo di realizzare quel pensiero e cadde a terra.

 
 
 

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Post n°6 pubblicato il 25 Marzo 2012 da seforsemaipiu
Foto di seforsemaipiu

“E’ tardi Flora” La rimproverò Irma. “Sai che papà vuole trovarti a casa quando rientra dal lavoro, vai a lavarti le mani che tra dieci minuti è pronto, e ricorda di prendere le medicine.” La ragazzina eseguì meccanicamente gli ordini, si lavò con cura le mani e aprì tre barattolini. I farmaci contro l’epilessia andavano presi sempre alla stessa ora, mattina pomeriggio e sera, se ne dimenticava anche una sola delle sei pillole quotidiane, rischiava crisi ancora più frequenti ed intense di quelle che già subiva due o tre volte la settimana. Spesso dopo un attacco veniva portata in ospedale per accertamenti, qualche controllo, un paio d’ore di osservazione e poi di nuovo a casa. La mattina seguente uscì presto e andò al mercato della frutta e verdura. Si incamminò testa bassa per le strette vie del centro fino a quando il vociare della gente non la distolse dai suoi pensieri. Conoscevano tutti la piccola Flora occhi di cielo, e tutti avevano una parola buona per lei, un occhio di riguardo o un’attenzione speciale. Salutò cordialmente ogni venditore ambulante che al tempo stesso le mostrava la merce più fresca. “ Vieni piccirì, ti ho tenuto da parte quella buona, guarda che lattuga, appena colta!” Flora si fermò a parlare con un conoscente, quando all’improvviso vide il viso di Vincenzo sorriderle da lontano. Fece finta di non averlo visto, ma il cuore le balzò in gola, divenne nervosa e liquidò il suo interlocutore con freddezza. Allungò il passo e si mescolò alla folla, sentiva che Vincenzo le stava sempre più addosso. Un misto di paura e ribrezzo le attraversò il corpo, si sentiva al sicuro in mezzo alla gente ma temeva che lui la seguisse fino a casa, e a quell’ora a casa non c’era nessuno. Così rallentò il passo e si fermò davanti alla bottega del fioraio. “Don Michele, sono stanca posso sedermi un attimo da voi?” “ Certo Flora vieni dentro siediti, vuoi un bicchiere d’acqua, una caramella di zucchero, che ti prende vuoi che chiamo mia moglie?” Flora accettò la caramella, la scartò senza rispondere alle altre domande e rimase a fissare la vetrina del negozio col terrore di vederlo ancora la fuori. L’uomo venne distratto da un cliente. Passò più di mezzora, quasi le undici, dopo ancora qualche minuto di esitazione si decise a uscire dal negozio. Ringraziò Michele e occhi bassi scivolò tra le poche viuzze che la separavano da casa. Infilò la chiave nel portone e corse su per le scale. Giunta davanti alla porta sentì dei rumori provenire dall’interno del suo appartamento, la porta era accostata…l’aprì e con suo grande sollievo notò la figura di Giuseppina intenta a lavare il pavimento del corridoio. “ Floretta brava, spalanca la porta che si asciuga prima con la corrente d’aria!” Fece un sospiro di sollievo e aprì tutta la porta, posò la borsa della spesa sul tavolo della cucina e iniziò a svuotarla. “ Hai visto Vincenzo al mercato, l’ho mandato a comprare nu poco di verdura anche per noi. Spero si sbrighi che devo andare dalla Signora Nellio a cucinare che tiene una cena importante stasera. Le vostre camicette le ho stirate, sono solo da mettere nell’armadio lo fai tu? Sennò che la sente a Irma quando torna, poi dice che non finisco mai i servizi per bene, ahahahaha quanto è precisina tua sorella, sempre pronta a puntualizzare…”. Flora non stava neppure a sentirla, aveva ancora lo sguardo di Vincenzo impresso nella testa. “ Oh ma che brava donnina di casa…”. Rimase impietrita, il fiato di Vincenzo le aveva sfiorato l’orecchio, mentre da dietro le aveva preso i fianchi. Flora alzò la testa, non fece una mossa, come un’animale braccato, consapevole che ogni suo movimento sarebbe quello sbagliato. Lui si appoggiò prepotente tenendola stretta. “ Vincenzo!” Gridò la madre di lui. “Non fare il cretino! Lascia stare Flora!” Mollò la presa e lei scivolò dall’altra parte del tavolo. Non era abituata a ribellarsi, la vita le aveva sempre messo davanti  circostanze dove subire era naturale e  l’impotenza l’unico sentimento possibile. La malattia, la morte della mamma erano condizioni di fronte alle quali nulla si poteva, situazioni che laceravano ma alle quali non c’era rimedio. E senza rimedio pensò che fosse tutto ciò che non dipendeva da lei, tanto da sviluppare una sorda rassegnazione a qualunque cosa andasse contro il suo volere.   

 
 
 

cinque

Post n°5 pubblicato il 21 Marzo 2012 da seforsemaipiu

 “ Al lupo al lupo!!! “.  Si staccarono di colpo, Flora corse verso il giradischi e lo spense, prese una rivista e si sedette sulla poltroncina. Nicola si precipitò alla scrivania, inforcò gli occhiali e simulò attenzione per quel brano di latino. Anna fece capolino. “ Vi siete spaventati eh?” “ Sei una stupida” la rimproverò Nicola. Flora sorrise. Anna si trattenne ridendo di gusto. “ Se lo fai un’altra volta domani niente dolci, anzi niente cinema!” “ Era la prova generale scemo, adesso possiamo fare sul serio” E compiaciuta di se stessa si allontanò. Nicola si avvicinò alla sua bellissima ragazza, la guardò dolcemente e le sussurrò “ Ti adoro amore mio, non ci lasceremo mai” “ Ti adoro anche io”. Non ci fu il tempo di far ripartire il disco, non ci fu il tempo di un respiro che si ritrovarono sdraiati sul letto, stretti nella tenerezza del primo vero amore, consapevoli che sarebbe stato l’unico. Si amarono di quell’amore un po’ impacciato, di quel piacere che passa dal dolore più acuto. Aderirono l’uno sull’altra fino a confondere gli umori e i sapori. Erano goffi ma non lo sapevano, ci avrebbero riso ripensandoci qualche mese dopo, ma in quel momento non era passato ne presente, erano presenze ferme nel loro tempo. Non ci furono allarmi, Anna chiacchierava con la nonna e tutto filò liscio, ci fu anche il tempo di realizzare, di stringersi ancora, di sentirsi unici e al centro del mondo. Ci fu tempo per Nicola di fumare un paio di sigarette mentre la sua Flora si infilava la camicetta nella gonna e si sistemava i lunghi capelli. Lui la guardava compiaciuto e finalmente sentendola completamente sua.. “ Come ti senti” gli chiese andando ad aprire la finestra per far uscire l’odore di fumo. “ Felice” rispose lei arrossendo. Lui gli fece una carezza sul viso e lei chiuse gli occhi inclinando la testa sulla sua mano. Uscirono dalla camera e raggiunsero la cucina dove si prepararono un tè. Flora ne portò una tazza fumante alla nonna. “Prego Signora Lidia per voi” La donna posò il tombolo e la ringraziò. Anna era già seduta in cucina a inzuppare biscotti, ma quel giorno la fame di Nicola e Flora era insuperabile; finirono la scatola di latta e rimasero a guardarsi negli occhi, immobili, sognati. Sicuramente non erano intorno a quel tavolo. “Flora ti fermi per cena?” “No Signora Lidia vi ringrazio, anzi corro a casa che è davvero tardi.” “ Nicola accompagnala fino al suo portone, ciao signorina a domani.” Scesero le scale mano nella mano in silenzio e girarono a destra verso la salita che portava a casa di Flora. Erano pochi passi, camminarono lenti per restare di più insieme, si strinsero forte le mani e giunti sotto il portone un breve bacio, mise fine al giorno più importante della loro vita.

 
 
 

quattro

Post n°4 pubblicato il 18 Marzo 2012 da seforsemaipiu

 

Come sempre la cena, qualche parola col padre fino a quando il sonno non lo coglieva sulla sedia, la cucina da sistemare e poi a letto. Flora non si sarebbe dovuta alzare presto l’indomani. Lei non andava più a scuola. L’epilessia era troppo invadente, le crisi frequenti le toglievano le forze, la strappavano al quel poco di spensieratezza che le era rimasta. Perdeva conoscenza e cadeva a terra, gli occhi si rovesciavano all’indietro e seguivano convulsioni e spasmi. Il viso contratto, braccia e gambe si muovevano in modo scoordinato in tutte le direzioni col rischio che si procurasse ferite in tutto il corpo. Passata la crisi seguiva un breve periodo di coma e incoscienza. Al suo risveglio non ricordava nulla. Con gli anni sarebbe riuscita a sentirle arrivare, quel piccolo lasso di tempo che intercorreva tra lo stato di veglia e l’assenza l’avrebbe riconosciuto. Così quando le capitava di avere tra le braccia il nipote lo stringeva più forte per paura di farlo cadere… ma ciò sarebbe comunque avvenuto se qualcuno non fosse stato pronto ad afferrarlo, era raro che venisse lasciata sola, soprattutto in presenza di bambini. Il padre lavorava tutto il giorno e si raccomandava a Irma che avesse cura di lei, che la seguisse, che cercasse di esserle sempre accanto, e quando Irma era al lavoro, Flora veniva affidata alla nonna di Nicola. Passava molte ore lì e quando lui tornava dalla scuola e lei le stava accanto mentre studiava… o tentava di farlo. Nicola viveva con la madre, la sorella Anna e la nonna, il padre era morto quando loro erano piccoli, così quel ristretto nucleo di persone era divenuto sempre più affiatato. Avevano accolto Flora come una figlia e lei si sentiva protetta e amata. Arrivò fine ottobre, Nicola compì diciassette anni. Amalia, la madre gli organizzò una festa. Amici, dolci preparati in casa dalla nonna, un nuovo giradischi e Flora vestita d’azzurro come i suoi occhi a risplendere come nessuno più di lei. Ormai più di un anno insieme. L’amore cresceva e si nutriva di una forza unica, un sentimento pulito e naturale che li spingeva a fare progetti, ad immaginarsi una casa tutta loro, ma bisognava avere pazienza, la maggiore età arrivava a vent’un anni. Un pomeriggio la nonna di Nicola ricamava un centrotavola comodamente adagiata sulla sua poltrona nel raccolto salottino dedicato alla lettura, Anna gironzolava nel grande appartamento e si divertiva a scivolare su un cuscino, nel lungo corridoio. Nicola la chiamò. “ Ascolta bene, ora devi stare attenta che la nonna non si alzi dalla poltrona e venga verso camera mia. Se lo fa, tu corri subito da noi e gridi al lupo al lupo! “ Anna sorrise sorniona. “ E tu cosa mi dai?” rispose pronta. I suoi otto anni non corrispondevano anagraficamente a una bambina di quell’età. Rimase impettita e con l’aria furba in attesa di una risposta. “ Domani se esegui bene l’incarico quando andiamo al cinema ti compro tutto quello che vuoi”: Lei si illuminò. “ Anche i gelatini di panna ricoperti di cioccolato?” “ Sì sì anche quelli due scatole, ma ora mettiti di guardia intesi?!” Anna si mise sull’attenti come un soldatino e fece il saluto militare prima di prendere la ricorsa per fare un’altra scivolata. Nicola socchiuse un po’ la porta, guardò Flora in controluce che distratta cercava tra la sua collezione di dischi. Ne scelse uno, lo fece scivolare dalla custodia di carta, cercò il lato giusto e posizionò la puntina sul vinile. La musica partì, si girò e incrociò gli occhi di Nicola. Non ci volle molto, si abbracciarono sulle note della loro canzone e si mossero lenti, lui carezzandole dolcemente la schiena, lei tenendo i pollici nei passanti dei pantaloni.

 
 
 

tre

Post n°3 pubblicato il 16 Marzo 2012 da seforsemaipiu

La mattina seguente era domenica. Le ragazze si svegliarono presto e con un tacito accordo di desiderio di normalità, iniziarono a sistemare casa e a preparare un buon pranzo per papà. Il profumo di caffè si diffuse per le stanze e Attilio si svegliò immaginando che la moglie fosse intenta alle faccende. Tutto glielo ricordò. I rumori, gli odori. Ma al suo posto vide due giovani donne con tanto bisogno di credere loro stesse che fosse così. Fecero colazione, poi Flora scese in strada, in quella piccola via del centro dove si incontrava con le cugine e gli amici del quartiere. Tra essi c’era anche lui Nicola… il suo primo e grande amore. Lo scrutò da lontano prima di avvicinarlo. Per un attimo aveva rimosso l’episodio del giorno prima, il ragazzo dai pantaloni neri sembrava solo un ricordo. Nicola si voltò come se avesse sentito il suo sguardo addosso: la vide e le andò incontro. Flora non fu espansiva come al solito, lo capì subito perché invece di ritrovarsi occhi negli occhi lei voltava il viso da una parte all’altra. “ Come non mi dai neppure un bacio?” “ Sì, sì te lo do…ma non qui, spostiamoci verso i giardini”. Mano nella mano si allontanarono di poche decine di metri e solo quando furono seduti su una panchina con l’aria fresca che gli accarezzava il viso, Flora di scatto lo baciò e gli sussurrò all’orecchio “ Scappiamo Nicò, adesso io e te soli!” . Lui rimase immobile allargando il sorriso. “ E dove vuoi che andiamo?” “ Non lo so, scappiamo a Milano da mia sorella Lina…lei ci tiene di sicuro, ci troviamo un lavoro e ricominciamo.” Nicola rise forte. “Ricominciamo cosa? Ma se non abbiamo iniziato niente nemmeno qui!?” Il viso di lei divenne cupo e iniziò a mangiarsi le unghie nervosamente. “ Tu non hai capito niente perché sei stupido…mi vuoi bene?” Sì rispose lui sicuro. “ E allora facciamo come dico io, qui non ci posso più restare, sento che sta per succedere qualcosa di brutto e voglio andarmene”. Lui pensò che fosse stanca per via della malattia, che fosse triste per la morte della mamma e che sentisse la nostalgia di quella sorella più grande di 10 anni emigrata a Milano.

Le giornate di fine settembre erano tiepide, Nicola pensò che sarebbe stato bello andare in spiaggia quel pomeriggio. Si accordarono per le tre. Lui si avvicinò per darle un bacio…lei girò il viso ancora una volta poi si alzò e andò verso casa. Prese la piccola via in salita, pochi metri e entrò nel portone. Salì le scale e sentì il profumo di arrosto e patate al forno. “ Oggi sono tutti a casa?” Alzò la testa che teneva china sui gradini mentre li contava come ogni volta che saliva o scendeva le scale. Alzò lo sguardo e la prima cosa che vide furono pantaloni neri. Il cuore le balzò in gola, si arrestò di colpo. “Non ti faccio niente…” disse una voce lasciva. “Domandavo!” Flora si fece coraggio e continuò a salire. “ Spostati, lasciami passare…c’è mio padre in casa che mi aspetta”. “ No, tuo padre non c’è, è a casa mia, sai era preoccupato per mia madre non avendola vista arrivare ieri… è scivolata in casa e per qualche giorno non potrà venire a fare i mestieri da voi.” In quel momento si affacciò sul pianerottolo la sorella di Flora. “ Vieni a mangiare che è pronto!” Lei sgattaiolò in casa, corse a lavarsi le mani e si mise a tavola. “ Vincenzo vattene a casa, che le fai la posta?” Il ragazzo corse giù dalle scale e per poco non si scontrò con Attilio che stava rientrando in quel momento. Prima che anche il padre e il fratello arrivassero in cucina Irma si rivolse alla sorella? “ Che vuole da de quello stupido? Sempre che ti gira intorno…ma non lo sa che sei fidanzata con Nicola?” Flora arrossì e non disse una parola. “ Non mi piace, gironzola tutto il giorno con tipi poco raccomandabili, non fa niente di buono, tutta Napoli lo tiene a distanza”. Alle tre puntuali, Flora e Nicola si trovarono alla loro panchina e con la bicicletta di lui raggiunsero la spiaggia di Posillipo. Si tolsero le scarpe e passeggiarono fino a dove un’insenatura naturale li nascondeva a occhi indiscreti, si sdraiarono sulla sabbia e Nicola iniziò ad accarezzarla con mani tremanti. Lei lo lasciava fare, ma poi  quando le sue mani acquistavano sicurezza, gliele bloccava e si ritraeva, facendogli un sorriso malizioso al quale lui non sapeva resistere. Allora si perdevano in mille baci e mille dolcissime carezze…che rimanevano insoluti per lui e conferme per lei. Nicola non era esattamente quello che si definirebbe un bel ragazzo, era particolare, occhi e capelli castani, un bel sorriso gioviale, la sicurezza che solo origini nobili può dare e la consapevolezza di avere tra le braccia la ragazza più bella di Napoli. Flora era di una bellezza disarmante. I capelli lunghi e neri, una pelle bianchissima e due occhi azzurro cielo da ipnotizzare chiunque si soffermasse a guardarla. Un corpo da donna e l’ingenuità di una bambina. Ecco sì, forse era proprio questo ad accrescerne il fascino. L’inconsapevolezza di essere straordinariamente attraente, ma a sedici anni non se ne ha ancora coscienza. Quella sera Nicola riaccompagnò Flora al portone, si scambiarono l’ultimo bacio e lei corse su per le scale illuminate a malapena con la paura che Vincenzo potesse essere nascosto nel buio. 

 

 
 
 

due

Post n°2 pubblicato il 12 Marzo 2012 da seforsemaipiu

Attilio rincasò stanco e si rese conto che nulla era pronto per cena. Giuseppina, la donna che da quando era rimasto vedovo, veniva a preparagli i pasti e a rimettere in ordine casa, quel giorno non era passata. Gli altri due figli Irma e Antonio erano ancora fuori.

“ Flora” Chiamò dolcemente posando la giacca all’attaccapanni. “ Tutto bene?” Un fievole sì lo raggiunse in corridoio. Gli bastò quello per non correre a cercarla nelle altre stanze. Si avvicinò ai fornelli per mettere l’acqua sul fuoco e iniziò a lavare i piatti della sera prima. Guardò meccanicamente fuori dalla finestra,mentre strofinava il primo bicchiere, il cielo era ancora chiaro e il vociare del quartiere gli mise malinconia. La ragazzina entrò in cucina e si sedette al tavolo, lui le mise nel piatto una pasta al pomodoro che profumava di basilico fresco e iniziò a mangiare. “Forza che si fredda” le intimò… ma Flora, occhi bassi nel piatto, non aveva preso in mano neppure la posata. “ Che c’è non hai fame?” Lei non rispose… “ Mangia che sei magra”. Passò qualche minuti e lui sbottò. “ Ma cosa devo fare con te? Non mangi, non parli, che ti prende? Che hai combinato oggi?” . Quell’ultima domanda… solo quella sentì e il suo senso di colpa esplose. “ Nulla non ho combinato, che deve sempre essere colpa mia?” Il padre la guardò e sorrise, un misto di tenerezza ed esasperazione… ma quella sera non incrociò lo sguardo ribelle della più piccole dei suoi figli. C’era un’ombra nei suoi splendidi occhi color cielo. Un’ombra che non conosceva. Fece finta di niente, era troppo difficile per lui interpretare le inquietudini di una giovane donna. Maledisse il giorno in cui la vita le aveva tolto sua moglie e spezzando un pezzo di pane, iniziò a ripulire il piatto di quel sugo rimasto ai bordi.

Le risate di Antonio ed Irma lo strapparono ai ricordi. Entrarono in casa come due uragani. Flora non girò nemmeno la testa, chiese al padre se poteva tornare in camera sua, e dopo un cenno di assenso se ne andò.

Fu una notte popolata di sobbalzi, dove il sonno non tarda a venire ma non riesce a portarti lontano. Flora pianse, strinse il cuscino come se fosse il corpo di sua madre, la cercò negli odori delle lenzuola, nella camicia da notte mai lavata. La supplicò di aiutarla, di tornare, di parlarle. Desiderò morire per esserle ancora vicina. Irma sentì i suoi singhiozzi e si fece spazio nel letto di lei. Si abbracciarono e piansero insieme, l’una per la stessa ragione dell’altra ma senza dirselo.

 

 
 
 

uno... 1966

Post n°1 pubblicato il 12 Marzo 2012 da seforsemaipiu
Foto di seforsemaipiu

Si rialzò lentamente dall’angolo in cui era rannicchiata tenendo le braccia strette intorno al seno. La gonna a fiori, piccole margherite su fondo verde prato, non le piaceva più così tanto, come la mattina quando l’aveva appena indossata. Fece una smorfia di dolore…ma il dolore non era nel corpo. Il dolore le aveva trafitto l’anima e avrebbe determinato tutta la sua vita…per sempre. Non aveva pianto, forse si sentiva in colpa, e la sua colpa per ora, era meno grave di quanto potesse sospettare. La bellezza, la sensualità la giovinezza le appartenevano come il vento e la rugiada appartengono a questa terra… sono condizioni dalle quali non si può prescindere, sono fatti. Flora si sistemò la camicetta ben attenta ora a chiudere anche l’ultimo bottone, spostò i lunghi capelli neri dalla fronte sudata e si rimise in piedi. Suo padre sarebbe tornato da un momento all’altro e non voleva che sospettasse nulla di ciò che le era appena successo. Il ragazzo con i pantaloni neri era già scappato giù dalle scale lasciando la porta di casa semiaperta. Flora la richiuse e si diresse in bagno a lavarsi di dosso la colpa di essere troppo bella.

 
 
 

 

 

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