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Creato da gadrieldorel il 01/10/2010

la città sospesa

la dove ogni cosa è eterea persino un pugno è una carezza

 

Pausa di Riflessione

Post n°5 pubblicato il 01 Gennaio 2011 da gadrieldorel
Foto di gadrieldorel

 

Ringrazio tutti voi amici che mi avete voluto bene attraverso messaggi, commenti, chiaccherate,  attestati di stima e amicizia, spero di aver ricambiato il vostro affetto col mio ma è giunto il tempo di lasciarvi per un po , una settimana , un mese, un anno ..chissà. Riprendo il cammino che mi porterà lontano, cammino fisico e spirituale, spero ogni tanto di poter tornare a salutarvi e fra qualche tempo a riscrivere nel blog...

Il web è uno spaccato della realtà dove incontri anche persone superficiali, spinte da interessi spesso banali, ma è soprattutto un luogo dove incontri persone speciali, piene di amore e di interessi straordinari. Ecco io ho incontrato per lo più persone ricche di umanità , dotate di sensibilità e un anima profonda, che mi hanno offerto la loro amicizia intessendo un intimità che è andata ben oltre la conoscenza virtuale.

 A tutti voi un ringraziamento e un saluto colmo di affetto con l'augurio di ritrovarvi un giorno tra sorrisi e i vostri desideri di oggi pienamente realizzati...

un arrivederci a presto...

vostro Gadriel

 
 
 

Una Festa di Condivisione...

Post n°4 pubblicato il 22 Dicembre 2010 da gadrieldorel

 
Un uomo cammina tra le luci sfavillanti di un corso tra musiche natalizie e colori caldi , lo sguardo  perso tra mille pensieri, la stanchezza di una giornata di lavoro, il pensiero di rientrare a casa nell’intimità della sua bella famiglia. Un lampo si fa strada nel  ricordo delle persone con cui avrebbe condiviso un periodo di festa, una cena accanto ad un presepe vecchio di cent’anni. Nei suoi occhi scivola una lacrima come cera scaldata da una fiamma. Si ferma sul marciapiede come un sasso che più non può rotolare e guarda quell’umanità rincorrersi nell’aria ovattata , un silenzio siderale sembra sospendere quel tempo che dura un secondo.
Di fronte un negozio con mille giochi e un mare di pupazzi, per terra un uomo vestito di stracci non ha neanche la forza di alzare lo sguardo, mentre un esercito di piedi lo oltrepassa . Chiude delle monete nel pugno e le fa scivolare nel cappello dell’uomo seduto per terra ed entra nel negozio, esce tra gli sguardi curiosi delle persone, con un pacco che sembra destinato al figlio di un ciclope.
Sa dove andare, come pervaso da idea a lungo covata e cammina fin sotto l’entrata dell’ospedale, il buio è ormai una cappa che avvolge la città con le sue ombre scacciate dalle luci intermittenti che qui sembrano un po lontani ricordi.  Giunge in una corsia, un reparto per bambini, Oncologia reca scritto il cartellone in alto, si ferma dinnanzi a un vetro e alla porta di uno stanzino, dove stanco un infermiere cerca di recuperare un po di riposo. Parla con lui , poi arriva  un medico, una donna sui trent’anni con un bel sorriso, una stretta di mano solida  e occhi profondi, la donna annuisce ed entra nella stanza, poi esce con un foglio scritto di suo pugno in quei minuti che l’uomo attende sull’uscio…… è  un elenco di nomi, 12maschietti e 9 femminucce. Qualcuno deve aver già detto a quei bimbi che un signore  ha portato loro un regalo e sono già li, molti sorridenti, alcuni forse un po più timidi se ne stanno indietro con le labbra aperte e le braccia penzoloni, gli occhi incerti ma curiosi. Una stretta al cuore nel guardare tanta vita appesa a un filo, tanti sorrisi che coprono la sofferenza di stanze troppo piccole per frenare la loro corsa, il loro impeto nell’ arpionare il mondo, nell’ addentare una vita avara di letizia. Una mano da adulto si alza a salutare , un sorriso stira le labbra  trattenuto da un emozione, poi si scioglie nel vedere una felicità ritrovata,quelle testoline glabre agitarsi come ninnoli di natale, grida e strilli di gioia là dove meno gioia ti aspetti.
Non si può entrare nel reparto, cosi l’uomo agita i pupazzi , sono tutti lì ora, passato il primo timido impatto, un velo di  diffidenza, con le mani al vetro scelgono i pupazzi su cui l’uomo scrive i nomi, poi quando l’infermiere li passa dentro è un rincorrersi di grida e sorrisi, e l’uomo ride di una felicità appagante, distende le dita come a lasciarsi andare nel sollievo di un dono ricevuto, quanta gioia per un pupazzo, quanta festa per un regalino ricevuto, un pensiero condiviso, ma chi ha dato e chi ha ricevuto si chiede e con gli occhi lucidi comprende la risposta, poi un ultimo colpo al suo animo defedato che lo fa stringere nelle spalle, l’infermiere lo guarda al di là del vetro con un viso contrito, in mano l’ultimo peluche, un orsacchiotto sorridente.
E l’uomo comprende che un orsacchiotto resterà senza un letto in cui dormire con a fianco un corpo da scaldare  … ma forse potrà starle vicino lo stesso, in silenzio  per non svegliare la sua amichetta.
Si gira sotto il peso di un macigno, col cuore gonfio e il respiro pesante, e si tuffa nell’aria gelida al di fuori del portone, immerso nella penombra da stura ai suoi sentimenti e respirando lentamente si rimette in cammino tra la luce smorzata dei lampioni.
Da lontano le luci colorate e sfavillanti delle vetrine del corso, i rumori e gingol del Natale, schiamazzi e scintillanti sfilate di atmosfere incantate, gente lo oltrepassa con occhi sbarrati nella fretta degli ultimi acquisti, due uomini che litigano per un parcheggio prenotato da uguali intenzioni, mentre il traffico urla la sua rabbia, è l’ora di cena e ognuno vuol tornare a casa.
Quanti sorrisi mancati, quanta energia profusa inutilmente, quanta impazienza e quante corse per un regalo non ancora trovato che fa disperare e alcuni bestemmiare, salvo poi essere il mezzo per un bel sorriso e due baci sulla guancia. Tornerebbe indietro in quella corsia di ospedale a guardare bambini sorridere, dimentichi del loro male e del loro destino senza ragione …..Qual’ è il Natale più vero si chiede …….
Una riflessione non per intristire ma per pensare che il vero dono non ha prezzo ed’è il nostro amore per gli altri….chi ha la fortuna di visitare un  malato e apprezzare la dignità della sofferenza, specie di un bambino, ha già dentro di se il Natale più Santo…..Buon Feste a tutti voi…..

 

 
 
 

Nei Rimandi Del Tempo...

Post n°3 pubblicato il 17 Dicembre 2010 da gadrieldorel

Odo gli echi di  un suono
di un bramoso canto.
Memorie di un giorno
ormai perso nel tempo.
Note di ghiaccio
torcermi l’anima
come ofidi torti
su rocce lisce e roventi.
Urla la mente
che torna in un lampo
sugli sguardi di un giorno
quando ancora fanciulli
le  mie labbra lambivi
con baci e carezze
affondando le unghie
nel mio giovane petto.
Danzano i tuoi seni
una acerba danza
mentre un pugnale
penetra ansante
 tra le sodali ombre.
 Dolce è il ferire
agognato strumento.
 Unguento che colma
come sidro fumante
la brama e il desio
di indomiti brenne .
S’aprono cinabri lacerti
tra la tenera carne
tra dolci profumi
che stordiscono i sensi.
Nulla più sgomenta
che il suo pungente lamento
spinto dal vento
tra vellutate selve
di un inchiostro morente.
Nei profumi di resina
lo stormir delle fronde
che racchiude la forza
del suo rosso sangue.
M’avvolge come turbine
 di bianchi nembi 
mantici ghermiti
sui burroni del tempo.
Scorrono clessidre
senza più nutrimento
tra  monti silenti 
che covano i sogni.
   Cerco i tuoi fianchi 
tra nuvole stanche
tra il bruciar dei roghi
e il tribolar dei campi
mentre il tuo corpo
d’un liscio marmo 
piega tra le lenzuola
i nivei panni…

 
 
 

Nella Dimora Dei Lampi …

Post n°2 pubblicato il 07 Dicembre 2010 da gadrieldorel

Oh quanta superbia s’ affranca
da questo giaco che più non soccorre.
Come sidro rimestato dal mio petto
si è levata come un maglio 
giunto da oriente
quest’onda che tutto infrange.
Perché questa altera cupidigia
mi  infanga le scure vesti.
Calza il mio capo
come un elmo piumato
e asperge incenso fumigato
per nettare il carminio segno.
Eppure i nostri occhi
nel lampo hanno dimorato
dove il giorno si fa sera.
Sul limitare della risacca
persino gli accorati affanni
hanno ceduto le armi
mischiato gli  aneliti
di sudori di amanti.
Su un pelago  calmo
hanno insieme danzato
e nella bruma della notte
di soffi roventi le labbra si sono guarnite
congiunte nei morsi arsi della nostra carne
come giumente in estro
tra la calura che inganna…

 
 
 

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