Un uomo cammina tra le luci sfavillanti di un corso tra musiche natalizie e colori caldi , lo sguardo perso tra mille pensieri, la stanchezza di una giornata di lavoro, il pensiero di rientrare a casa nell’intimità della sua bella famiglia. Un lampo si fa strada nel ricordo delle persone con cui avrebbe condiviso un periodo di festa, una cena accanto ad un presepe vecchio di cent’anni. Nei suoi occhi scivola una lacrima come cera scaldata da una fiamma. Si ferma sul marciapiede come un sasso che più non può rotolare e guarda quell’umanità rincorrersi nell’aria ovattata , un silenzio siderale sembra sospendere quel tempo che dura un secondo.
Di fronte un negozio con mille giochi e un mare di pupazzi, per terra un uomo vestito di stracci non ha neanche la forza di alzare lo sguardo, mentre un esercito di piedi lo oltrepassa . Chiude delle monete nel pugno e le fa scivolare nel cappello dell’uomo seduto per terra ed entra nel negozio, esce tra gli sguardi curiosi delle persone, con un pacco che sembra destinato al figlio di un ciclope.
Sa dove andare, come pervaso da idea a lungo covata e cammina fin sotto l’entrata dell’ospedale, il buio è ormai una cappa che avvolge la città con le sue ombre scacciate dalle luci intermittenti che qui sembrano un po lontani ricordi. Giunge in una corsia, un reparto per bambini, Oncologia reca scritto il cartellone in alto, si ferma dinnanzi a un vetro e alla porta di uno stanzino, dove stanco un infermiere cerca di recuperare un po di riposo. Parla con lui , poi arriva un medico, una donna sui trent’anni con un bel sorriso, una stretta di mano solida e occhi profondi, la donna annuisce ed entra nella stanza, poi esce con un foglio scritto di suo pugno in quei minuti che l’uomo attende sull’uscio…… è un elenco di nomi, 12maschietti e 9 femminucce. Qualcuno deve aver già detto a quei bimbi che un signore ha portato loro un regalo e sono già li, molti sorridenti, alcuni forse un po più timidi se ne stanno indietro con le labbra aperte e le braccia penzoloni, gli occhi incerti ma curiosi. Una stretta al cuore nel guardare tanta vita appesa a un filo, tanti sorrisi che coprono la sofferenza di stanze troppo piccole per frenare la loro corsa, il loro impeto nell’ arpionare il mondo, nell’ addentare una vita avara di letizia. Una mano da adulto si alza a salutare , un sorriso stira le labbra trattenuto da un emozione, poi si scioglie nel vedere una felicità ritrovata,quelle testoline glabre agitarsi come ninnoli di natale, grida e strilli di gioia là dove meno gioia ti aspetti.
Non si può entrare nel reparto, cosi l’uomo agita i pupazzi , sono tutti lì ora, passato il primo timido impatto, un velo di diffidenza, con le mani al vetro scelgono i pupazzi su cui l’uomo scrive i nomi, poi quando l’infermiere li passa dentro è un rincorrersi di grida e sorrisi, e l’uomo ride di una felicità appagante, distende le dita come a lasciarsi andare nel sollievo di un dono ricevuto, quanta gioia per un pupazzo, quanta festa per un regalino ricevuto, un pensiero condiviso, ma chi ha dato e chi ha ricevuto si chiede e con gli occhi lucidi comprende la risposta, poi un ultimo colpo al suo animo defedato che lo fa stringere nelle spalle, l’infermiere lo guarda al di là del vetro con un viso contrito, in mano l’ultimo peluche, un orsacchiotto sorridente.
E l’uomo comprende che un orsacchiotto resterà senza un letto in cui dormire con a fianco un corpo da scaldare … ma forse potrà starle vicino lo stesso, in silenzio per non svegliare la sua amichetta.
Si gira sotto il peso di un macigno, col cuore gonfio e il respiro pesante, e si tuffa nell’aria gelida al di fuori del portone, immerso nella penombra da stura ai suoi sentimenti e respirando lentamente si rimette in cammino tra la luce smorzata dei lampioni.
Da lontano le luci colorate e sfavillanti delle vetrine del corso, i rumori e gingol del Natale, schiamazzi e scintillanti sfilate di atmosfere incantate, gente lo oltrepassa con occhi sbarrati nella fretta degli ultimi acquisti, due uomini che litigano per un parcheggio prenotato da uguali intenzioni, mentre il traffico urla la sua rabbia, è l’ora di cena e ognuno vuol tornare a casa.
Quanti sorrisi mancati, quanta energia profusa inutilmente, quanta impazienza e quante corse per un regalo non ancora trovato che fa disperare e alcuni bestemmiare, salvo poi essere il mezzo per un bel sorriso e due baci sulla guancia. Tornerebbe indietro in quella corsia di ospedale a guardare bambini sorridere, dimentichi del loro male e del loro destino senza ragione …..Qual’ è il Natale più vero si chiede …….
Una riflessione non per intristire ma per pensare che il vero dono non ha prezzo ed’è il nostro amore per gli altri….chi ha la fortuna di visitare un malato e apprezzare la dignità della sofferenza, specie di un bambino, ha già dentro di se il Natale più Santo…..Buon Feste a tutti voi…..
Inviato da: gadrieldorel
il 22/02/2011 alle 15:08
Inviato da: gadrieldorel
il 22/02/2011 alle 15:07
Inviato da: gadrieldorel
il 22/02/2011 alle 15:05
Inviato da: LadyAngelofnight
il 19/02/2011 alle 21:26
Inviato da: x.anima.nera.x
il 11/02/2011 alle 15:46