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RISPONDI A ROSSOGERANIO

l'affermazione è incommentabile e mi trova assolutamente contrario
"...L'accumulazione delle cazzate è un segno da paralitici..."
chi vive il problema risponde dalla paralisi si può migliorare con la fisioterapia dall'imbecillità solo con tanta umiltà.
richiedi correzione necessaria laddove insiste questa idiozia

 

 

Palla 8

Post n°538 pubblicato il 25 Febbraio 2017 da isry
 
Foto di isry

Il nonno si sedette e mi raccontò ancora di quella volta che giocò a palla 8
tirava e mandava ad una ad una tutte le palle ordinatamente in buca
una chiamata un tiro una palla che finiva nella buca
Tutto regolare fino a quella palla finale
era la fine del torneo
la palla che determinava la sua vittoria... una ennesima ... sapeva come si sarebbe sentito poi... guardava distrattamente i volti della gente che in silenzio aspettava di gioire con il loro beniamino... una attesa solenne che si ripeteva oramai da anni
La preparazione del colpo era complessa... la palla bianca doveva avere un piccolo effetto per non terminare in buca a sua volta.
Tutto era pronto quando il nonno che era allora un piccolo uomo di ventisei anni... mentre pastrocchiava col gesso la punta della stecca incrociò il volto di un ragazzino... la cosa che notò subito era la faccia triste che non coincideva con quelle delle persone in sala e (come preso da un lampo improvviso di consapevolezza) si voltò verso il suo avversario notando che si era girato verso il ragazzo con una espressone che sintetizzava una lieta rassegnazione
quasi a dire "il più forte è lui e non posso batterlo anche se ci ho provato!"

E ci aveva provato davvero!
quel giovane di soli ventidue anni era giunto a quella finale battendo fior di campioni lui che era solo un amatore... e se non fosse stato per la grande emozione avrebbe forse battuto anche il grande campione ma le cose vanno così.
una volta si vince e una si perde... o forse più di una
di fatto però il campione rammentò di improvviso il gesto che il dilettante compiva dopo ogni vittoria... correva verso una persona nel pubblico e gli batteva il cinque.
poi entrambi ridevano.

In quel momento in un attimo il campione prese una decisione
si approntò a tirare.. il tiro era difficile ma non impossibile per lui che tante volte era uscito da situazioni peggiori
fece un passo verso il tavolo
si piegò a preparare il tiro ma si rialzò subito.
agitò le dita come fossero colte da crampi... poi si ripiegò ed iniziò a dondolare la stecca verso la boccia pallida...
una volta
due
tre...
poi il colpo... preciso e deciso... la boccia pbianca sembrava dover smettere la sua corsa da un secondo all'altro e la palla col numero incunearsi nella buca... con un movimento infinito tale e quale quel numero impresso sulla stessa quando adagiato.

un silenzio tombale accompagna quel movimento... e quando si rompe lo fa non per il grido (che resta soffocato) della folla... quanto per una incredulità a vedere quanto era accaduto.
la palla numerata era ancora sui bordi del baratro... senza però entrarvi... mentre quella colpita dalla stecca compiva lentamente ma inesorabilmente il suo tragitto verso la buca... finendoci dentro.
il caos successivo... le domande... le risposte... nulla contava per il campione... solo quel gesto ripetuto ancora una volta colto con la coda dell'occhio.
anni dopo il campione diventa nonno e alla domanda se avesse tirato fuori intenzionalmente lui risponde ancora di no

Forse nessuno ci crede... nessuno ci crederà mai... ma davvero non capirebbero... nessuno allora lo sapeva ma un mese dopo quel giovane dilettante perse la vita e il figlio (il ragazzo costretto su una sedia a rotelle al quale dava sempre il cinque a fine partita) divenne suo figlio in quanto le strade della vita portarono la moglie ad avere un incontro con quel campione al funerale del marito e da cosa nacque cosa fin quando quel ragazzino disabile non divenne un abile padre a sua volta e quel giovane campione... nonno.

A quel nonno però nessuno fece la domanda più giusta fino a quel giorno che il piccolo nipote gli portò la palla che aveva colpito... quel giovane la aveva conservata in una scatola dei ricordi per tutto quel tempo dimenticata in un angolo della soffitta e scoprirono insieme che aveva un residuo di gesso.
in quel frangente l'uomo campione aveva peccato di presunzione e aveva messo troppo gesso finendo per formare col sudore del dito un piccolo grumo che colpendo la palla aveva deviato la sua traiettoria quel tanto che bastava a fare di un colpo da maestro un colpo dubbio.
il nonno voleva dirlo... per almeno riabilitare la memoria del giovane amatore... del resto nulla cambiava per lui che aveva sempre asserito di aver colpito per vincere e che onestamente aveva perso... ma la sua memoria era tale che non rammentava neppure che fosse venuto a trovarlo il nipote.

Era giunto in quella età dove la fantasia ruba spazi alla memoria e il nipote non disse nulla.
il nonno aveva detta la verità e oggi sarebbe servito solo ad umiliarlo inutilmente.
Con un sorriso nuovo sul viso accompagnò il padre a trovare la tomba di quel campioncino che era stato quel giovane amatore... quel nonno che non aveva mai conosciuto e che aveva imparato a riconoscere in un gesto che aveva ereditato con quel nonno nuovo... ancora salutandosi con quel gesto.

Morale

alle volte ci vengono affidati dei tempi nei quali crescere conservando la verità prima che il ricordo dei trionfi e quella verità si radicherà in noi divenendo più forte della fantasia di un giorno

 

 
 
 
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