Creato da Fanny_Wilmot il 01/02/2015
Appunto il dis-appunto

 

Storie di ordinario dolore

Post n°256 pubblicato il 22 Settembre 2016 da Fanny_Wilmot
 

Sono solidali tra loro le persone che soffrono, o perlomeno negli ospedali è così. Se il fato avverso ti costringe a passare lì un po' del tuo tempo noterai, indipendentemente dal ruolo che ti è tocccato in sorte, che in ogni reparto sorgono piccole enclave di varia umanità le quali, pur essendo il prodotto del caso e di un comune denominatore quale il dolore, sanno evolversi in brevissimo tempo in qualcosa di diverso - che diresti più umano - grazie alla condivisione di stralci di vita che riportano a galla nostalgie, gioie e scelte compiute, talvolta infelicemente, in nome dell'amore coniugale, filiale, amicale. Se non fosse per il fatto di trovarsi in bilico tra percezioni crepuscolari ed espressioni di sofferente sbigottimento (mi riferisco alle persone anziane, ché per i giovani il ricovero è spesso solo un passo falso), converresti che non è poi così male trascorrere del tempo in corsia. Incontrovertibilmente si impara in primis dal proprio dolore, tuttavia quello altrui ti infonde coraggio, ricordandoti che non di rado il tuo dissenso in materia di vita non avrebbe ragion d'essere.

 

Kindly Now

 
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Star a nudo

Post n°255 pubblicato il 20 Settembre 2016 da Fanny_Wilmot
 

Libere, o quasi, da ogni artificio - in fondo sapevano di essere "spiate" da un obiettivo - alcune star hollywoodiane vengono ritratte nel dietro le quinte da alcuni tra i più grandi fotografi dell'agenzia Magnum. L'intento dei fotografi, con ambizione manifesta, è congelare un attimo di autenticità di persone destinate a brillare per sempre nel firmamento della più grande industria di illusioni. Se ci sono riusciti è difficile dirlo perché portare in superficie l'interiorità altrui è impresa ardua, ma se guardiamo questi scatti senza il rigore dell'interrogazione, credo che i fotografi in questione abbiano saputo demolire almeno in parte certi confini; in maniera arbitraria ovviamente, ma comunque compiuta. 

 

Orson Welles, Anthony Perkins and Romy Schneider on the set of ‘The Trial'. France, 1961 ©NicolasTikhomiroff / MagnumPhotos

 

Charlie Chaplin, Hollywood, USA, 1952 © W. Eugene Smith / Magnum Photos

 

Marilyn Monroe, Nevada, USA, 1960 © Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos

 

James Dean, California, USA, 1955 (part.) © Dennis Stock / Magnum Photos

 
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Di cosa ti vergogni?

Post n°254 pubblicato il 19 Settembre 2016 da Fanny_Wilmot
 

C'è chi prova vergogna per le proprie origini - specie se a inquadrarle basta l'aggettivo umile - e c'è chi invece ne va fiero nonostante un certo sentire comune, affatto incline a considerare invidiabili radici che non affondano in terreni nobili o almeno danarosi (e pazienza se spesso tanti soldi sono frutto di attività illecite). Leggevo di un artista, tale Bruno Rovesti, conterraneo del più famoso Ligabue, il quale amava definirsi pittore contadino; che dire se non che quest'uomo potrebbe essere d'esempio per le schiere di stolti, avvolti nel loro interessato atteggiarsi? Ne ho incontrato di individui di tal fatta, non più persone ma pedine di una teatralità fatta di rappresentazioni fittizie, inconsapevoli che la cieca necessità di fingere per negare, alla lunga istilla nell'anima il veleno dell'infelicità.

 

TEMPO

 

Bruno Rovesti sulle rive del Po

 
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Quell'indifferenza al dolore di cui siamo causa

Post n°252 pubblicato il 18 Settembre 2016 da Fanny_Wilmot
 

La giovinezza è fatta di emozioni passeggere, di scelte che la ragione non saprebbe commentare; solo accettando l'infinità pluralità di sogni cui essa è destinata, possiamo in qualche modo comprendere le dinamiche, spesso controverse, che l'accompagnano. Ma al di là di ogni speculazione psicologica, non possiamo vietare agli altri il libero arbitrio né dovremmo giudicare, soprattutto quando ci comportiamo come stupidi demoni il cui piacere voyeuristico si consuma in tre minuti o poco più. Ora il danno è fatto. Non cito neppure la donna a cui penso scrivendo. Ha diritto all'oblio, finalmente.

...

 

A un certo punto della Recherche, Proust narra che Mademoiselle Vinteuil incita l'amante lesbica a sputare sulla foto del padre deceduto. E scrive:

"Forse il male non le sarebbe parso uno stato così raro, straordinario, spaesante, ov'era di tal riposo emigrare, se avesse saputo discernere in sé, come negli altri, quell'indifferenza al dolore di cui siamo causa, e che qualsiasi altro nome gli si possa dare, è la forma terribile e permanente della crudeltà".

 

 
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I teatrini delle vanità

Post n°251 pubblicato il 16 Settembre 2016 da Fanny_Wilmot

In una sera d'autunno degli anni Ottanta una signora francese, tale Vivienne, confessò di non aver mai provato l'orgasmo perché suo marito soffriva di eiaculazione precoce; non un segreto di stato ma di fatto la fine del concetto di privacy poiché la confessione andò in onda durante un talk show. Tuttavia nessuno poteva prevedere quel che sarebbe accaduto un ventennio dopo con l'avvento dei teatrini delle vanità, ovvero con l'ondata di video porno girati da persone dall'ego smisurato, e avventate quanto basta da non temere di finire in rete e di restarci nei secoli dei secoli. Ora, chiunque navighi in Internet sa che nessun porto è per sempre, che ciò che ci attrae per un momento, quello dopo è già dimenticato; ma capita che alcuni video, non più spinti di altri in verità, siano oggetto di scherno e curiosità fuori dal normale e che la malcapitata protagonista, dopo mesi di logorìo nervoso, opti per il suicidio. Di chi è la colpa?

 
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Sottili crudeltà

Post n°250 pubblicato il 15 Settembre 2016 da Fanny_Wilmot
 

Potrebbe il Giappone costituire una sorta di guida morale per gli occidentali? certamente sì se consideriamo alcuni suoi aspetti  quali il buddhismo, l'amore per l'istruzione e la ricerca o l'importanza riservata alla meritocrazia, alla natura e all'igiene. Ma se la nostra attenzione dovesse focalizzarsi su questioni meramente politiche, scopriremmo che lo Stato giapponese è capace di qualcosa che va oltre i poteri dell'immaginazione umana: il condannato a morte non sa quando avverrà l'esecuzione perché gli viene comunicata con una sola ora di anticipo. Ora, noi occidentali saremo pure il prodotto poco lusinghiero di una società liquida, ma almeno del governo nipponico possiamo dire che è distopico?

 
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La modestia dei modesti

Post n°249 pubblicato il 13 Settembre 2016 da Fanny_Wilmot
 

"Ci si dedica sovente alla grandezza dei grandi, ma altrettanto insondabile e affascinante è la modestia dei modesti: non parlo dei mediocri (per quelli non conosco pietà), parlo di certi modesti di altissimo livello: quelli che mancano il podio per un pelo, quelli che sfiorano il genio, lo sanno riconoscere, forse ci sono perfino arrivati, un paio di volte, ma giusto il tempo per registrare che non è il loro posto. Di questi animali faccio collezione, cosa molto difficile, perché vivono acquattati in ecosistemi tutti loro, spesso preclusi al turismo mentale di massa".

Alessandro Baricco

 

A mio parere i modesti di altissimo livello oscillano tra rassegnazione e sollievo: la prima è conseguenza della modestia, il secondo è figlio della consapevolezza che le luci della ribalta non siano altro che un pallido sole, incapace di dar loro calore. Non che siano privi di ambizione i modesti, è che a loro basta essere in intimità con la bellezza, facile a trovarsi in giornate di autunno ottobrino.

 

 
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Grembiule sì grembiule no

Post n°248 pubblicato il 12 Settembre 2016 da Fanny_Wilmot
 

Grembiule sì, in nome dell'uguaglianza almeno nelle scuole primarie e secondarie di primo grado; ma in Italia, purtroppo, vige l'autonomia scolastica per cui ognuno fa come gli pare. Del resto, anche laddove l'uniforme è obbligatoria, ci sono sempre i genitori paraculi che optano per i grembiuli griffati. Perché è così che si insegna l'arte di discriminare, tra i banchi di scuola.

 
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INVOCANDO LO SPIRITO DI HAMMURABI

Post n°247 pubblicato il 11 Settembre 2016 da Fanny_Wilmot
 

Autunno. Tempo di allodole o, per meglio dire, di inganni perpetrati ai loro danni; per attirarle i cacciatori non esitano a ricorrere a ogni mezzo, pare però che funzionino particolarmente bene gli specchietti, ancora meglio se coadiuvati da allodole impagliate e fischi che ne imitano il canto. Ma quanta inutile crudeltà, riconosciamolo una volta per tutte! E dire che questi uccelli hanno pure dignità letteraria: è un'allodola, l'araldo del mattino, a risvegliare Romeo e Giulietta dopo la loro unica notte d'amore.

 

Giulietta - Vuoi già partire? L'alba è ancor lontana.
Era dell'usignolo,
non dell'allodola, il cinguettio
che ha ferito poc'anzi il trepidante
cavo del tuo orecchio. Un usignolo,
credimi, amore; è lui che canta, a notte,
laggiù sull'albero di melograno.

 

Romeo - No, cara, era l'araldo del mattino,
l'allodola; non era l'usignolo.
Guarda, amor mio, quante strisce di luce
maligne sfrangiano le rade nuvole
che si dissolvono laggiù all'oriente.
Le fauci della notte sono spente
e già s'affaccia il luminoso giorno,
quasi in punta di piedi,
sugli alti picchi brumosi dei monti.
Debbo andarmene e seguitare a vivere,
o restare e morire.

William Shakespeare, Romeo e Giulietta

 
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Mario che vuole andare ma che non sa tornare

Post n°246 pubblicato il 07 Settembre 2016 da Fanny_Wilmot
 

Mario ha 70 anni, una bella tana al quinto piano e da tre anni l'Alzheimer. È gentile con tutti Mario ma soprattutto con me, e chissà se si ricorda il perché. Il nuovo stato mentale, che lo rende simile a un bambino disorientato, ne ha modificato il linguaggio al punto che, quando lo ascolti, hai l'impressione di essere al cospetto di un mix di sillabe in caduta libera; tuttavia questo è il male minore perché l'involuzione incide particolarmente sulla percezione della realtà. Accade così di vederlo davanti al cancello in attesa di due campioni, dice; oppure, certe mattine, quelle in cui la malattia si manifesta con maggior crudeltà, non distingue la cucina dal bagno con conseguenze inimmaginabili; infine non sono episodi isolati quelli che lo vedono, dopo brevi passeggiate, rientrare e fare le scale fino al primo piano in attesa che si apra una porta. Ma suonare il campanello è fuori discussione.

Però mantiene una costante, Mario: indossa il cappello in ogni stagione. E continua a sorridere per gentilezza e bontà d'animo, come ha sempre fatto, perché è quella la sua vera natura. Lo fa anche quando il mondo deve apparirgli un gran bel casino: l'ascensore, ad esempio, proprio non capisce che motivo c'è di finirci dentro.

 
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