Creato da Fanny_Wilmot il 01/02/2015
(appunto il disappunto)

 

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Maurice, o dell'amore omosessuale

Post n°556 pubblicato il 11 Aprile 2018 da Fanny_Wilmot
 

Dopo quella crisi Maurice diventò un uomo. Fin allora - posto che si possa fare una stima degli esseri umani - non era valso l'affetto di nessuno, essendo stato convenzionale, meschino, infido verso il prossimo perché lo era verso sé stesso. Ora viceversa aveva da offrire il dono più pregiato. L'idealismo e la brutalità che avevano segnato il cammino della fanciullezza si erano finalmente uniti e intrecciati a comporre l'amore. Forse, di questo amore, nessuno avrebbe voluto saperne, ma lui non poteva vergognarsene perché era «lui», non corpo o anima, e nemmeno corpo e anima, ma «lui» che operava attraverso l'uno e l'altra. Continuava a soffrire, e tuttavia un senso di trionfo si era formato altrove. La sofferenza gli aveva indicato una nicchia al di là del giudizio del mondo, dove gli era consentito rifugiarsi.

tratto da Maurice di Edward Morgan Forster

Maurice e Clive sono innamorati ma non possono parlarne con nessuno né cercare sostegno tra gli affetti più cari. Il loro amore è destinato a restare un segreto, così come vogliono le convenzioni dell'epoca edoardiana. Col tempo i due prenderanno strade diverse: Clive si sposerà, Maurice sceglierà di non essere imbrigliato dalle aspettative della società. Singolare, per non dire aberrante, l'atteggiamento del medico che Maurice interpella a proposito della propria omosesssualità:

"Riteneva che soltanto gli esseri più depravati potessero dare una capatina in quel di Sodoma e perciò, quando un uomo di buoni antecedenti e fisico sano confessava di avere la tendenza, «corbellerie, corbellerie!» era la risposta che gli veniva spontanea".

 

 

 

 

 

 
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