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La piccola Stellina

è stato creato esclusivamente per portare a tutti quelli che entrano un tocco d'ali deI MIEI, dei nostri ANGELI...

 

PICCOLA STELLINA


 
 

QUESTO BLOG E' CONTRO LA PEDOFILIA


 
 

PER TE ...

  "Quando percepisci un tocco d'ali,
chiudi gli occhi e fa ' che la  dolcezza di quel tocco
venga percepita anche dal tuo cuore!"



 
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UN RAGGIO DI LUCE DAL CUORE

 
 

 

SCINTILLE DI LUCE

Post n°423 pubblicato il 08 Febbraio 2012 da ferrariogisella

 

 

                                     

 

Proviamo a pensare a un cerchio tracciato per terra.

 Il cerchio è il mondo e il centro è Dio.

I raggi sono le vie degli uomini: quanto più essi avanzano, tanto più si avvicinano a Dio e più si avvicinano anche tra di loro. E viceversa. Forse aveva proprio tracciato nella polvere del deserto un cerchio coi raggi l'antico monaco Doroteo di Gaza  che ha scritto questa suggestiva parabola "geometrica".

L'idea è semplicissima: quanto più gli uomini si avvicinano a Dio, tanto più diventano solidali tra loro, e quanto più si stringono nell'amore tra loro, tanto più scoprono Dio vicino.

 Certo, c'è anche il rischio di procedere sui raggi al contrario, ossia verso l'esterno, e allora si spezza l'incontro con Dio e delle persone tra loro. L'autentica fede è principio di unità, non di divisone e, per dirla con san Giovanni, chi ama il prossimo ama anche Dio e viceversa.

La parabola è idealmente ripresa - anche se in un'altra forma simbolica - dal futuro teologo svizzero Hans Urs von Balthasar nel suo volumetto Il chicco di grano (1944). Ascoltiamo il suo racconto.
«Il razzo è come un raggio di fuoco che rapido vola verso il cielo. Raggiunge il centro, scoppia (nell'attimo dell'estasi) e mille scintille discendono rapide verso la terra. È Dio che ti rimanda, lacerato in mille pezzi, ai tuoi fratelli».

La vera esperienza mistica ti proietta, sì, verso l'infinito di Dio, ma non ti lascia sospeso nella luce. Ti rimanda ai fratelli, alla storia, alla terra. Divenuto fuoco, puoi riscaldare; trasformato in scintilla, puoi illuminare; trasfigurato in Dio, diventi un seme di luce che si sfrangia per raggiungere il gelo e le tenebre di tanti uomini e donne. L'amore per Dio non è tale se non è anche amore per i fratelli

CON INFINITE SCINTILLE DI LUCE A TUTTI I CUORI!

GISELLA***

 
 
 

IL SENSO DELLA MERAVIGLIA...

Post n°422 pubblicato il 03 Febbraio 2012 da ferrariogisella

 

 

 

 

 

 

La manìa della velocità provoca, tra gli incidenti più gravi, an­che la perdita del senso della meraviglia. Infatti, lo stupore impli­ca la capacità di rallentare, fermarsi, vedere, ammirare, accorgersi di qualcosa. Tipica, al riguardo, è la corsa in autostrada. Passi "attraverso" o "accanto", "sfiori", ma non vedi niente, non entri in rapporto, in comunione profonda con nulla. C'è solo una rapida successio­ne di paesaggi, che non consente di fissare alcuna immagine nella mente. Rimani totalmente estraneo a ciò che ti circonda, escluso dalla meraviglia. La meraviglia comporta la necessità di sostare, scoprire segni misteriosi, tracce invisibili. Diceva P.P. Pasolini: «Vedo le cose come miracolose». Senza quello sguardo estatico non si è poeta, e neppure creatura di preghiera.

...E poi si corre alla ricerca dei miracoli. E il grande miracolo sta lì, sotto i tuoi occhi. Basta che ti fermi.

Un immenso pensiero di LUCE colmo di..tanta meraviglia..

GISELLA****

 
 
 

FESTA DELLA LUCE

Post n°421 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da ferrariogisella

 

 

                  

Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

È come un lampo di luce questa intuizione di Platone, il grande pensatore greco. Ed è proprio sulla luce che si gioca il contrasto che egli ci propone. Da un lato la tenebra, grembo oscuro che giustamente il bambino teme e che invece per molti adulti diventa il paesaggio in cui ci si rifugia. C'è, infatti, anche esteriormente, un mondo della notte che si anima appena è calato il sole sulle nostre città.

Lo rappresentava già il libro di Giobbe quasi in presa diretta: «Quando non c'è luce si alza l'omicida per assassinare il misero e il povero; nella notte s'aggira il ladro. L'occhio dell'adultero attende il buio e pensa: Nessun occhio mi vedrà! E si cala sul viso una sciarpa. Nelle tenebre si forzano le case. Tutti costoro di giorno se ne stanno nascosti, non vogliono saperne della luce» (24, 14-16).

 Assassini, ladri, ruffiani, prostitute, adulteri, criminali vari sono il popolo della notte che teme la luce. Ma c'è un'altra paura della luce che non è né sociologica né psicologica. Ed è il sottrarsi allo sfolgorare della verità perché essa ti costringerebbe a mutare mentalità e vita. Si preferisce chiudere gli occhi, un po' come confessava Kafka nei confronti di Cristo: «Lui è un abisso di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitarvi!».

Ma lasciamo la parola proprio a Gesù per siglare questa nostra riflessione: «La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce- Chi fa il male odia la luce e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio» (Giovanni 3,19-21).

OGGI "festa della LUCE" vi raggiunga il mio abbraccio e pensiero più luminoso!

 
 
 

L'UOMO NON HA PORTO,IL TEMPO NON HA RIVA..

Post n°420 pubblicato il 31 Gennaio 2012 da ferrariogisella

 

 I giorni della nostra vita sono come un blocchetto di assegni in bianco. Li puoi spendere come vuoi, ma l'ultimo devi riservarlo a Lui. «Tutti i giorni vanno verso la morte, l'ultimo vi arriva», ammoniva nei suoi Saggi il pensatore francese Montaigne. È un'altra francese, di origine ebrea, Simone Weil, a rileggere quel monito in chiave spirituale nella frase sopra citata tratta dal suo libro L'ombra e la grazia. Siamo ormai al termine anche di questo gennaio 2012: abbiamo  tra le mani un assegno in bianco e ciascuno di noi, nell'intimità della sua coscienza, può dire se  vuole investirlo, se lasciarlo  in un cassetto a impolverarsi, se strapparlo o macchiarlo,rendendolo invalido.

... Ma soprattutto - continua la Weil, donna di straordinaria intelligenza e intensa spiritualità, morta a soli 34 anni nel 1943 - c'è un ultimo assegno che si deve intestare a Dio.

È quello del bilancio della propria esistenza che, se si vuole, può diventare una metafora della conversione. Durante la vita abbiamo avuto una disponibilità di intelligenza, tesori di amore, fondi di beni materiali, depositi di sentimenti, ricchezze di amicizie e forse abbiamo sprecato e dissipato tale patrimonio, sacrificandolo all'egoismo, dissolvendolo nelle banalità, riservandolo a persone sbagliate. È, questo, il rischio intrinseco alla nostra libertà. Ma questa stessa libertà può farci decidere di impiegare bene l'ultimo assegno. Noi, però, non sappiamo quale sia: potrebbe essere quello datato 2012 o molto più il là nel tempo. Per questo, allora, è prudente intestare subito a Dio e al bene l'assegno che abbiamo ora tra le mani perché - come diceva un altro francese, il poeta Lamartine - «l'uomo non ha porto, il tempo non ha riva: esso scorre e noi passiamo!».

Con un immenso pensiero di LUCE!

GISELLA***

 

 

 

 

 
 
 

L'UOMO E DIO

Post n°419 pubblicato il 22 Gennaio 2012 da ferrariogisella

L'uomo non si deve accontentare di un Dio pensato perché così, quando il pensiero ci abbandona, ci abbandona anche Dio.
 La pensée fait la grandeur de l'homme:
non c'è bisogno di tradurre questo che è uno dei Pensieri del grande filosofo francese Pascal. Il suo contemporaneo e altrettanto celebre Cartesio aveva coniato quel Cogito, ergo sum che abbiamo imparato a scuola e che univa intimamente essere e pensiero umano. Ma molti secoli prima, nella lontana India, tra le sentenze buddhiste del Dhammapada si leggeva: «Tutto quello che siamo è il risultato di ciò che abbiamo pensato: è fondato sui nostri pensieri, è formato dai nostri pensieri». Lode, quindi, al pensiero umano, che si inoltra nei meandri dell'essere, dell'esistere e del mistero. C'è, tuttavia, un «ma» che proprio Pascal ha scritto subito dopo nei suoi Pensieri esaltando, come è noto, le «ragioni del cuore» e concludendo che «l'ultimo passo della ragione è riconoscere che ci sono infinite cose che la sorpassano». A questo punto entra in scena la fede, una conoscenza che segue un altro percorso parallelo a quello dell'amore. E qui vale la considerazione sopra citata sul Dio solo «pensato» che faceva Meister Eckhart, un geniale mistico e teologo domenicano tedesco contemporaneo di Dante. Nei suoi scritti egli spesso procedeva quasi sulla lama di un coltello, inoltrandosi nel mistero divino o in quello dell'essere e del nulla, lungo territori labili di frontiera. Un Dio che alberga solo nel ragionamento è insufficiente perché, se dovesse scricchiolare l'argomentazione razionale, anch'egli si dissolverebbe. Esemplare l'itinerario di Giobbe che a lungo s'interroga su Dio, ma alla fine è l'incontro a svelarlo: «Io ti conoscevo per sentito dire, ora i miei occhi ti vedono» (42,5).

 

 
 
 
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Un blog di: ferrariogisella
Data di creazione: 04/06/2008
 

 

LA LUCE DEL TUO AMORE

 

FERMATI, PENSA, AGISCI!

 

 

FRASI CHE CI POSSONO FAR RIFLETTERE

Avvertire la presenza di un Angelo e' come sentire il vento tutto intorno a te. Non riesci effettivamente a vedere il vento, ma lo senti, e sai che e' li.
Un’anima non è mai senza la scorta
degli angeli, questi spiriti illuminati
sanno benissimo che l’anima nostra ha
più valore che non tutto il mondo.

(Bernardo di Chiaravalle)

Le impronte di un Angelo

sono fatte d'AMORE e dove c'è AMORE

possono accadere COSE MERAVIGLIOSE.

Nessuno MERITA le tue lacrime e i tuoi pianti

e colui che li merita veramente..

NON ti farà MAI piangere..