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Non intendo sollecitare investimenti.
Chiunque utilizzi spunti derivanti dalla mia analisi  agisce a proprio rischio e pericolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Mercati europei sotto pressione su tensioni geopolitiche in Yemen

Post n°1830 pubblicato il 26 Marzo 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Ancora una giornata negativa per le principali Borse europee, Piazza Affari compresa, dopo la chiusura in rosso di Wall Street e della Borsa di Tokyo. Un mix di notizie poco confortanti sta mettendo sotto pressione i listini continentali,  tra cui  l'escalation di tensioni geopolitiche in Medioriente in scia agli attacchi della coalizione a guida saudita nello Yemen, con il conseguente surriscaldamento delle quotazioni del prezzo del petrolio; i deludenti dati macroeconomici americani diffusi ieri; oltre alle preoccupazioni legate all'evolversi della situazione in Grecia anche se il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato che la lista di riforme richiesta al Governo greco arriverà entro l'inizio della prossima settimana.

Sotto i riflettori le quotazioni dell'oro nero che hanno ripreso a salire dopo l'annuncio dell'inizio dei bombardamenti in Yemen da parte dell’Arabia Saudita. In questo momento il future maggio sul Brent sale di circa il 4,40% a 58,92 dollari al barile, mentre il Wti mostra una crescita di quasi il 5% e si muove sopra i 51 dollari al barile. Tra le materie prime sono scattati gli acquisti anche sull'oro, bene rifugio per eccellenza, che in questo momento si mantiene sopra i 1.200 dollari all'oncia.

Sulle singole Piazze finanziarie prevalgono i segni negativi: il Cac40 e il Ftse 100 cedono rispettivamente l'1,17% e lo 0,96%, mentre il Dax di Francoforte lascia sul terreno l'1,55% a 11.681. Giornata tinta di rosso anche per Piazza Affari, dove il Ftse Mib indietreggia dell'1,47% a 22.804,3 punti. Sul listino milanese si muovono in controtendenza i titoli del comparto energetico: il terzetto delle migliori è composto da Tenaris, Eni e Saipem che mostrano dei guadagni superiori all'1 per cento. In generale, a livello europeo, movimenti positivi per il compartodell'oil&gas, con lo Stoxx Europe 600 Oil & Gas che aumenta di oltre l'1 per cento.

A livello macroeconomico, i mercati stanno snobbando le buone indicazioni arrivate ancora una volta dalla Germania. L'indice di fiducia dei consumatori calcolato da GfK ad aprile si è attestato a 10 punti rispetto ai 9,7 punti di marzo e sopra le attese degli analisti che erano per una crescita meno marcata in area 9,8 punti. Scarna l'agenda macroeconomica odierna: da segnalare le richieste settimanali di sussidi alla disoccupazione.

da http://www.finanza.com/

 
 
 

Analisi Intermarket al 21/03/2015

Post n°1829 pubblicato il 21 Marzo 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340


Il 2015 è cominciato bene per chi ha avuto in portafoglio qualche dollaro, azione o bond, ma quanto va tirata la corda?.............il deprezzamento di lungo termine di euro e yen non è ancora terminato e quella che si apre è semplicemente una fase di tregua nelle grandi tendenze al recupero del dollaro e all’apprezzamento delle borse in Europa e Giappone.(Fugnoli)


Vediamo alcuni indicatori in ottica MACROTECNICA:

  •  La curva dei rendimenti USA non è invertita. Nel caso in cui i tassi di interesse a breve termine sono più elevati rispetto ai tassi a lungo termine, fa presagire male per l'economia (intesa come azioni e obbligazioni).Uno dei modelli più potenti per predire la recessione  nel'anno successivo è lo scarto della  curva dei rendimenti tra il T-Note a 10 anni e il T-bond  a 3 mesi.  I risultati di uno studio della Federal Reserve (Estrella e Mishkin) per il periodo 1960-1995  ha collegato il valore dello spread in punti percentuali alla probabilità di recessione. Un margine positivo (con valori compresi tra 1,21-0,02)  è collegato con probabilità del 5% al 25%. Una volta che lo scarto gira negativo, le probabilità vanno dal 30% ad una lettura di -0,17, al 70% a -1,46, 80% , Ora siamo a 1,92.
  •  IL LEI del conference Board ,   aumenta dello 0,2 anche  a febbraio  (quattordicesimo aumento consecutivo) da indicazioni per una buona espansione del PIL USA intorno al 3% anche nel  2015 .
  • Il Margin Debt, ovvero l'ammontare di denaro preso a prestito per gennaio vede un  significativo  decremento rispetto a dicembre, ora siamo a 244.836  . Questo è un indicatore leading (anticipatore) dei possibili punti di svolta del mercato azionario americano, il cui andamento va a rafforzare i cicli virtuosi rialzisti e ad amplificare quelli viziosi in caso di ribasso, quindi l'indicatore ora punta verso il basso.

Vediamo alcuni  Trading System cosa ci  suggeriscono :

  • grafico day (Futures) con MM veloci :vediamo  sulle principali borse mondiali  una situazione   sempre  rialzista  con  le commodities in profondo rosso  Europa meglio degli USA;  il bund e  dollar index nettamente Long .

 

  • Il trading system reso popolare da Dog Short su base mensile  ancora  LONG per marzo 2015, S&P_500 ha chiuso febbraio   con un guadagno  del 5,5 % il più grande guadagno mensile in 40 mesi. Tutte  e tre  le medie mobili mensili danno Long sullo SP500  e quattro dei cinque ETF  del  Portafoglio IVY   segnalano "investito" con l'eccezione dell'etf sulle commodities  .

Vediamo  ora alcuni indicatori anticipatori dei punti di svolta del mercato  cosa suggeriscono :

  • l’andamento dell’Up-Down Volume al NYSE a 20,03    in termini di media a 250 giorni   conferma nettamente  il LONG ($NYUD), il dato differenziale risulta positivo  dalla fine  di luglio 2012. Da allora, non è mai tornato sotto la linea dello zero,"ossia se i compratori prevalgono sui venditori, il mercato sale, punto.  Finchè vi è prevalenza di Up Volume, non ci sarà motivo di temere_Gaetano Evangelista".

 

  • $OEXA200R (indica la percentuale di azioni dello S&P100  che sono sopra alla  loro MM  a 200) è un indicatore tecnico disponibile sul StockCharts.com che può essere utilizzato per la previsione di entrate prudenti  e dei punti di uscita per il mercato azionario, ora indica 67,00  in  ben  al di sopra dei 50. Sopra il 53%  siamo in fase long del mercato ,  sotto il 47% si apre una fase short , tra il 47 il 53   siamo in una zona di incertezza.

 
 
 

SuperIndice_USA(LEI) su anche a Febbraio

Post n°1828 pubblicato il 21 Marzo 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

 Giovedi 19 March, 2015

Il Conference Board Leading Economic Index (LEI) per gli Stati Uniti è aumentato dello 0,2 per cento nel mese di febbraio a 121,4 (2010 = 100), a seguito di un aumento del 0,2 per cento nel mese di gennaio, e un aumento del 0,4 per cento nel mese di dicembre.

 "Comunque, i piccoli cambiamenti  positivi  negli ultimi sei mesi  nel  LEI suggeriscono  che stiamo  entrando in un periodo di espansione più moderata. Con l'aumento di febbraio, il LEI rimane in territorio di crescita, ma la debolezza nel settore industriale e negli investimenti  stanno  frenando  la crescita economica, nonostante i miglioramenti nel  mercati del  lavoro e la fiducia dei  consumatori."

L'uscita dei  prossimi  dati  è prevista per  giovedi  17 aprile  2015.

   ^^^^^^^

il LEI è uno dei nostri leading indicator preferiti  poichè:

a) La correlazione tra LEI e PIL è molto elevata  come ci dimostra  Northern Trust nel  grafico, in cui il LEI – anticipato di un trimestre – viene messo a confronto con l’andamento del PIL americano dal 1960 a oggi.

b)  la relazione  tra Leading Indicator e mercato azionario è molto stretta ,  risulta evidente la quasi perfetta correlazione tra le due serie di dati: i punti di massimo e di minimo vengono quasi sempre raggiunti nello stesso periodo.I dati del Leading Indicator anticipano di circa sei mesi i movimenti dell’economia e che la stessa cosa succede con i mercati azionari, Il Conference Board (CB), l’istituto privato che elabora l’indice, considera che un calo del 2% in sei mesi, con la contemporanea flessione della maggior parte dei componenti, possa segnalare l’arrivo di una fase di recessione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura; e viceversa, un rialzo  del 2% in sei mesi possa segnare l'arrivo di una espansione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura .

pertanto noi  continuiamo ad  usare le indicazioni fornite dai  Leading Indicator per  riuscire ad ottenere buoni risultati dall’investimento!

i dieci componenti del The Conference Board Leading Economic Index® sono ora :

Average weekly hours, manufacturing

 

Average weekly initial claims for unemployment insurance

 

Manufacturers’ new orders, consumer goods and materials

 

ISM Index of New Orders

 

Manufacturers' new orders, nondefense capital goods excluding aircraft orders

 

Building permits, new private housing units

 

Stock prices, 500 common stocks

 

Leading Credit Index™

 

Interest rate spread, 10-year Treasury bonds less federal funds

 

Average consumer expectations for business and economic conditions

 


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Usa: la “pazienza” della Fed è finita ma per il primo incremento del costo del denaro ci sarà da attendere

Post n°1827 pubblicato il 18 Marzo 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Indicazioni contrastanti quelle in arrivo da Washington. La Banca centrale statunitense al termine della due giorni di riunioni da un lato ha rimosso, come da attese, l’aggettivo "paziente” in riferimento alla tempistica del primo rialzo dei tassi ma dall’altro lato ha indirettamente annunciato al mercato che per i prossimi mesi, e in particolare nella riunione di giugno, il costo del denaro non sarà toccato.

Questo perché da un lato un innalzamento dei Fed Funds ad aprile è confermato "improbabile” e dall’altro è stato ribadito che per muovere i tassi dallo 0-0,25% saranno necessari "ulteriori miglioramenti del mercato del lavoro e una ragionevole fiducia che l’inflazione tornerà verso il target del 2% nel medio termine”. Nonostante non sia stato menzionato, il rafforzamento del dollaro è tirato in ballo indirettamente visto che la Fed ha rilevato una crescita dell’export in "indebolimento”.

Indicazioni "dovish”, quindi improntate al mantenimento dello status quo, arrivano anche dalla view sull’andamento della crescita economica, "in parte frenata”, e dalla stima sull’andamento dei Fed Funds fornita dai membri del Fomc (Federal open market committee), il braccio operativo della banca centrale statunitense. Per fine anno il board si attende che il costo del denaro della prima economia si attesterà allo 0,625%, contro l’1,125% atteso a dicembre. A meno di sorprese, per il primo incremento dal 2006 sarà quindi necessario attendere la fine dell’estate. Per l’anno prossimo la mediana è all’1,875%, dal 2,5% di fine 2014. Nel lungo periodo, il tasso mediano è confermato al 3,75%.

Rivista al ribasso la crescita economica
La revisione al ribasso della view sui Fed Funds è dovuta alle nuove stime sull’andamento dei principali indicatori macro. Nell’anno corrente il consenso sulla crescita del Pil passa dal 2,5-3% al 2,3-2,7%, l’inflazione "core” è vista tra l’1,3 e l’1,4 per cento (da 1,5-1,8%) e il tasso di disoccupazione è stimato tra il 5 e il 5,2% (da 5,2-5,3%).

Wall Street festeggia
Una Fed meno "paziente” ma comunque "colomba” spinge i listini azionari. Dopo una prima parte attendista, Dow e S&P500 guadagnano entrambi lo 0,85%, rispettivamente +150 e +18 punti rispetto al dato precedente. Segno più anche per il Nasdaq, rialzo dello 0,64%. In rosso di quasi un punto e mezzo percentuale il dollar index, mentre dal fronte commodity tornano a salire oro e petrolio (+1,7% e +0,75%). In calo anche il rendimento del decennale, sceso sotto il 2% per la prima volta da quasi un mese.

 
 
 

Ma la Troika la conosce la legge di Okun?

Post n°1826 pubblicato il 14 Marzo 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Sempre più spesso ci si domanda se le ricette economiche messe in atto dalle Istituzioni europee (anche se continueremo a chiamarli in seguito con il termine giornalistico di Troika), siano frutto di corrette valutazioni scientifiche o seguano logiche diverse ad esclusivo uso e consumo di ben definiti interessi.

Ebbene dopo il mea culpa del FMI avvenuto nel dicembre del 2013, dove ha pubblicamente ammesso di aver sbagliato nell’aver sottovalutato enormemente l’effetto del moltiplicatore fiscale sull’impatto nell’economia greca e dei cori di proteste provenienti ormai da ogni angolo d’Europa sulla testardaggine nel proseguire con le politiche di austerity, fra Bruxelles e Francoforte si continua imperterriti cocciutamente a non modificare di un solo millimetro la linea fino ad ora perseguita anche in sfregio alle più elementari regole universalmente conosciute dalla letteratura economica.

 Non mi riferisco ad esempio alla Curva di Phillips, che mette in correlazione inversa il tasso d’inflazione con il tasso di disoccupazione, che già il suo solo rispetto basterebbe a far ripudiare le politiche deflazionistiche fino ad ora adottate e che hanno avuto come unico effetto quello di far sprofondare molti paesi europei membri (ad iniziare dal nostro) verso tassi d’inflazione negativi e conseguentemente far esplodere la disoccupazione reale a tassi assimilabili a quelli da “tempi di guerra”, ma alla meno conosciuta Legge di Okun.

 Nel 1962 l’economista statunitense Arthur Melvin Okun propose una legge economica empirica che dimostrava come ad ogni punto aggiuntivo di disoccupazione ciclica (differenza fra tasso di disoccupazione naturale e disoccupazione totale) corrispondevano 2 punti percentuali di potenziale PIL perso.

Pertanto viceversa, per far incrementare l’occupazione, è necessario aumentare la produzione di una percentuale ben precisa e se tale aumento si ritiene realizzabile principalmente con il contributo della domanda di beni e servizi attivata dalla Pubblica Amministrazione a tutti i livelli, sia centrale che periferica, la disoccupazione la si può combattere in modo efficace solo con l’aumento della spesa pubblica e incentivando quella privata.

 Esattamente il contrario rispetto alle ricette del modello neoliberista/ordoliberista che sta perseguendo fedelmente la Troika adottando il modello economico tanto caro all’ortodossia tedesca che prevede invece la stabilità dei prezzi, cioè il contenimento ossessivo dell’inflazione e il rigore esasperato dei conti pubblici, ad iniziare dal taglio lineare della spesa pubblica, come unico presupposto per la crescita.

 Quanto tempo ancora dovremmo aspettare affinché l’esercito di economisti, giuristi, analisti, consulenti e quant’altro di cui si avvale la Troika, comprendano che se non convinceranno alla svelta i loro vertici su queste ovvie considerazioni economiche, presto rimarranno senza lavoro anche loro?

 

Antonio Maria Rinaldi  su http://scenarieconomici.it

 
 
 

Analisi Intermarket al 14/03/2015

Post n°1825 pubblicato il 14 Marzo 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

L’Europa batte Wall Street...............Come si spiega questo trend? Ovviamente le politiche monetarie sono la causa principale È noto che ai mercati piace l’abbondante liquidità e il Quantitative Easing della Bce sembra appagare questo desiderio. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, invece, l’aspettativa di un rialzo dei tassi delle due Banche centrali, rispettivamente la Federal Reserve e la Bank of England, intimorisce i grandi investitori che iniziano a gettare lo sguardo alle quotazioni di molti titoli dell’Eurozona, ancora di forte appeal nonostante i recenti rialzi.

L’effetto cambio fa il resto. Da un lato, il forte deprezzamento della moneta unica verso le principali valute mondiali migliora le prospettive degli utili futuri delle aziende dell’eurozona grazie a un export più vantaggioso. Allo stesso tempo, il violento apprezzamento del biglietto verde crea timori proprio sugli utili futuri delle aziende a stelle e strisce che vivono di export. Non solo. Quegli utili realizzati all’estero dovranno poi essere cambiati nuovamente in dollari, con il rischio di essere penalizzati ulteriormente. Queste considerazioni stanno alimentando un posizionamento dei grandi gestori mondiali (statunitensi soprattutto) verso l’Eurozona.

Alla luce di ciò, sul comparto azionario la strategia per il 2015 vede protagoniste le borse europee. Il Ftse Mib potrebbe presto scalzare il Dax dal gradino più alto del podio, visto che l’indice tedesco sta già viaggiando su massimi storici, mentre per il nostro ha ancora molto spazio di recupero. Confermiamo quindi l’idea di vendere Usa e acquistare Eurozona come strategia dominante per il resto dell’anno...

Vincenzo Longo – Strategist IG

Vediamo alcuni indicatori in ottica MACROTECNICA:

  •  La curva dei rendimenti USA non è invertita. Nel caso in cui i tassi di interesse a breve termine sono più elevati rispetto ai tassi a lungo termine, fa presagire male per l'economia (intesa come azioni e obbligazioni).Uno dei modelli più potenti per predire la recessione  nel'anno successivo è lo scarto della  curva dei rendimenti tra il T-Note a 10 anni e il T-bond  a 3 mesi.  I risultati di uno studio della Federal Reserve (Estrella e Mishkin) per il periodo 1960-1995  ha collegato il valore dello spread in punti percentuali alla probabilità di recessione. Un margine positivo (con valori compresi tra 1,21-0,02)  è collegato con probabilità del 5% al 25%. Una volta che lo scarto gira negativo, le probabilità vanno dal 30% ad una lettura di -0,17, al 70% a -1,46, 80% , Ora siamo a 2,10.
  •  IL LEI del conference Board , ancora  aumento dello 0,2  a Gennaio (tredicesimo aumento consecutivo) da indicazioni per una buona espansione del PIL USA intorno al 3% anche nel  2015  .
  • Il Margin Debt, ovvero l'ammontare di denaro preso a prestito per gennaio vede un  significativo  decremento rispetto a dicembre, ora siamo a 244.836  . Questo è un indicatore leading (anticipatore) dei possibili punti di svolta del mercato azionario americano, il cui andamento va a rafforzare i cicli virtuosi rialzisti e ad amplificare quelli viziosi in caso di ribasso, quindi l'indicatore ora punta verso il basso.

Vediamo alcuni  Trading System cosa ci  suggeriscono :

  • grafico day (Futures):vediamo  sulle principali borse mondiali  una situazione   sempre  rialzista  con  le commodities in profondo rosso  Europa meglio degli USA;  il bund e  dollar index nettamente Long [grafico in allegato].

 

  • Il trading system reso popolare da Dog Short su base mensile  ancora  LONG per marzo 2015, S&P_500 ha chiuso gennaio   con un guadagno  del 5,5 % il più grande guadagno mensile in 40 mesi. Tutte  e tre  le medie mobili mensili danno Long sullo SP500  e quattro dei cinque ETF  del  Portafoglio IVY   segnalano "investito" con l'eccezione dell'etf sulle commodities  .

Vediamo  ora alcuni indicatori anticipatori dei punti di svolta del mercato  cosa suggeriscono :

  • l’andamento dell’Up-Down Volume al NYSE a 12,48 in discesa in termini di media a 250 giorni  ma conferma  il LONG ($NYUD), il dato differenziale risulta positivo  dalla fine  di luglio 2012. Da allora, non è mai tornato sotto la linea dello zero,"ossia se i compratori prevalgono sui venditori, il mercato sale, punto.  Finchè vi è prevalenza di Up Volume, non ci sarà motivo di temere_Gaetano Evangelista".

 

  • $OEXA200R (indica la percentuale di azioni dello S&P100  che sono sopra alla  loro MM  a 200) è un indicatore tecnico disponibile sul StockCharts.com che può essere utilizzato per la previsione di entrate prudenti  e dei punti di uscita per il mercato azionario, ora indica 60,00  in netta discesa  ma ben  al di sopra dei 50. Sopra il 53%  siamo in fase long del mercato ,  sotto il 47% si apre una fase short , tra il 47 il 53   siamo in una zona di incertezza.

 

 
 
 

Wall Street chiude in rosso, paura stretta Fed

Post n°1824 pubblicato il 07 Marzo 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

NEW YORK (WSI) - Chiude in negativo Wall Street, dopo la diffusione dei dati sull' occupazione di febbraio. Gli Stati Uniti hanno creato 295 mila posti di lavoro in febbraio con il tasso di disoccupazione che è sceso al 5,5%, ai minimi di sei anni.

Nel finale: il Dow -1,54% a 17.857 punti, S&P 500 - 1,43% a 2.071 punti, Nasdaq -1,12% a 4.927 punti.

Gli investitori scommettono che, in virtù dei miglioramento oltre le attese del mercato del lavoro Usa, la Fed acceleri sul percorso di rialzo dei tassi. Torna tra gli operatori l'idea che il primo rialzo giù a giugno. C'è tuttavia che la pensa diversamente. Come John Canally di LPL Financial, secondo cui il mercato è preoccupato del livello dei salari, cresciuto meno delle attese solo del +0,1% mensile.

I future sui fed funds, usati per piazzare scommesse sulla politica della Fed, mostrano una probabilita' del 21% per un rialzo dei tassi a giugno contro il 16% di ieri. Per una stretta a settembre, la probabilita' e' ora al 61% dal 51% di ieri. A giudicare da questi contratti e' dunque settembre il momento cruciale.(grassetto_mio)

E' sell-off sui Treasury dopo la pubblicazione del rapporto sull'occupazione: il decennale ha visto i rendimenti - che si muovono inversamente ai prezzi - balzare ai massimi del 2 gennaio scorso. Ora si trova al 2,1809% dal 2,11% di ieri. Il titolo a tre mesi viaggia allo 0,0152%. Il biglietto verde sale ai massimi di tre mesi sulla divisa giapponese, attestandosi a 120,66 yen. L'euro torna a scendere aggiornando i minimi di 12 anni sul dollaro.

Sempre sul fronte macro, il deficit commerciale americano si e' collocato a 41,75 miliardi di dollari, da 45,60 miliardi a dicembre. Questo ultimo dato e' stato rivisto dai precedenti 46,56 miliardi. Lo comunica il dipartimento del Commercio Usa. Gli analisti avevano previsto un disavanzo pari a 41 miliardi in media a gennaio.

Sotto i riflettori del mercato, Apple che sale in vista dell’ingresso nel Dow Jones al posto di AT&T.

Fari anche sui titoli bancari, dopo che ieri i risultati degli stress test della Fed hanno evidenziato una promozione per tutti i 31 istituti scrutinati ma big del calibro di Jp Morgan, Goldman Sachs e Morgan Stanley sono state tra le cinque con le pagelle peggiori..............

Sul valutario, prosegue il forte calo dell'euro dopo il dato sulla disoccupazione Usa: l'euro perde nel giro di qualche minuto una figura nei confronti del dollaro e scende sotto 1,09 dollari, a 1,0871. Si tratta del minimo da settembre 2003. La scommessa degli operatori e' che, in virtu' dei miglioramento oltre le attese del mercato del lavoro Usa, la Fed acceleri sul percorso di rialzo dei tassi allargando la forbice del costo del denaro rispetto all'Europa, dove invece sta per partire il Quantitative Easing, della Bce

Tra le materie prime, i futures sul petrolio Usa hanno chiuso la seduta in calo di 1,15 dollari, il 2,3%, a quota 49,61 dollari al barile. Oro -0,01% a $1.196,10.

da http://www.wallstreetitalia.com/

 
 
 

Usa: creati 295 mila posti di lavoro

Post n°1823 pubblicato il 06 Marzo 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

NEW YORK (WSI) - Aumentano le pressioni sulla Federal Reserve. Gli Stati Uniti hanno creato 295 mila posti di lavoro in febbraio, con il tasso di disoccupazione che è sceso al 5,5%, ai minimi di quasi sette anni.

Sui dati migliori del previsto, pubblicati in ritardo a causa dei disagi provocati da una tempesta di neve a Washington, ha peraltro probabilmente influito negativamente il maltempo abbattutosi sulla costa occidentale.

Unica nota negativa: il tasso di partecipazione alla forza lavoro è sceso dal 62,9% al 62,8% non lontano dai livelli minimi del 1978. Sono ben 92 milioni e 898 mila gli americani esclusi dal mercato del lavoro. La cifra è salita di 354.000 unità a febbraio.

Il salario orario è cresciuto solo dello 0,1% il mese scorso dopo il +0,5% di gennaio. Ma su 12 mesi gli stipendi sono saliti del 2%.

Il tasso di sottooccupazione è sceso dall'11,3% di gennaio all'11%. Malgrado il calo l'indice, che misura quanti americani vorrebbero lavorare più ore, è su livelli ancora elevati.

Rivisti in ribasso i dati di gennaio a +239.000 posti da 257 mila. Le unità create in dicembre sono invece state come riportato in precedenza: +329.000.

"Il mercato del lavoro ha preso un bello slancio" negli Stati uniti, dice a Bloomberg Sam Bullard, economista di Wells Fargo Securities. "Dato il miglioramento dell'outlook economico, le aziende devono trovare un modo per mantenere e attirare lavoratori".

 

Sono ben 92 milioni e 898 mila gli americani esclusi dal mercato del lavoro. La cifra è salita di 354.000 unità a febbraio.


Come osserva Paul Dales, economista per gli Usa di Capital Economics, i dati illustrano che anche se la crescita dei salari è sottotono, la Fed non può aspettare ancora molto tempo prima di alzare i tassi di interesse.

I mercati finanziari hanno reagito immediatamente al report governativo. Il dollaro e i tassi sui Treasuries si muovono in rialzo dopo la pubblicazione dei dati. Venduti dunque i bond Usa.

Il biglietto verde sale ai massimi di tre mesi sulla divisa giapponese, attestandosi a 120,66 yen. L'euro torna a scendere aggiornando i minimi di 12 anni sul dollaro.

Il petrolio cede lo 0,6% a quota $50,48 per barile. I contratti con scadenza aprile sull'oro perdono 10,70 dollari in area 1.185,50 l'oncia.

Le Borse europee accelerano al rialzo, con lo Stoxx Europe 500 che avanza dello 0,59% al momento.

da http://www.wallstreetitalia.com

 
 
 

BCE:euro accelera al ribasso dopo parole Draghi

Post n°1822 pubblicato il 05 Marzo 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

MILANO (WSI) - Dopo che Draghi ha fornito nuovi dettagli sul programma QE, che si è saputo prenderà il via lunedì, le Borse europee hanno premuto sull'acceleratore. Piazza Affari è avanzata dell'1,22% sopra 22.400 punti, mentre l'euro ha esteso i ribassi toccando nuovi minimi pluriennali. Il lisinto Ftse MIB ora mette nel mirino quota 22.500 punti come prossima resistenza. Positive anche Francoforte e Parigi, che guadagnano quasi un punto percentuale.

Il numero uno della Bce ha rivisto al rialzo all'1,5% le stime sulla crescita dell'Eurozona nel 2015, precisando che le cifre sono condizionali al piano di acquisto di bond. Draghi ha inoltre confermato che il programma potrebbe estere esteso oltre settembre del prossimo anno.

Se da un lato punisce la moneta unica, scivolata ai minimi di 11 anni e mezzo a  1,1007, al contempo la notizia favorisce l'allentamento della tensione sul mercato dei titoli di stato. Lo spread dei tassi tra Italia e Germania a 10 anni scende -4% circa appena al di sopra di 98 punti base, a fronte di rendimenti decennali in flessione all'1,38%.

Il Financial Times mette in guardia sul fatto che l'Eurotower è ormai a corto di munizioni, mentre JP Morgan arriva a prevedere nel 2015 un apprezzamento del dollaro +20% e una situazione di parità nel cambio eur/usd già quest'anno. Secondo il numero uno della divisione di reddito fisso, Mario Draghi potrebbe far scendere ulteriormente i tassi sui depositi (già negativi), fino a -3%.

Scambi intensi nel valutario dopo che Draghi ha detto che la Bce non comprerà titoli che hanno un rendimento inferiore ai tassi sui depositi e ha ribadito che gli acquisti di bond potrebbero continuare oltre settembre 2016. L'euro accusa il colpo nei confronti del biglietto verde e scambia in area 1,10. Scende anche il franco svizzero appesantito dalle notizie relative alla Svizzera, secondo cui il ministro delle Finanze del paese vorrebbe lanciare un nuovo tasso minimo di cambio, dopo che il peg è stato eliminato lo scorso 15 gennaio.

Il franco svizzero ha subìto accusato il colpo, sbandando e puntando verso il basso nei confronti del dollaro dopo la pubblicazione delle indiscrezioni. La tensione è rientrata, complice anche un comunicato in cui il governo ha smentito i rumor.

Prevale ancora la debolezza dell'euro. Pesano le informazioni emerse dalla riunione della Bce, con la moneta unica che capitola al minimo in 11 anni e che ora rischia anche di bucare la soglia a $1,10. Euro/franco svizzero piatto a CHF 1,0671. Dollaro/yen +0,38% a JPY 120,13. Nei confronti della sterlina, l'euro ha toccato i 72,27 penny, il livello più basso da dicembre 2007.

Il mercato dei titoli di stato reagisce bene alle parole di Draghi. Spread tra Italia e Germania a 10 anni -4% circa appena al di sopra di 98 pb.

Sul Ftse Mib seduta nervosa per Mps, che ha oscillato tra i rialzi e i ribassi. Positive le altre banche, in particolare Ubi Banca.

Tra i titoli di altri settori balzano Buzzi Unicem e Autogrill. Buy scatenati su Moncler, +10,83% dopo la trimestrale. Giù Telecom, Cnh Industrial, Finmeccanica e Exor.

Tra le materie prime, i futures sul petrolio +1,22% a $52,16, recuperano dai ribassi successivi all'attacco dell'Isis contro un oleodotto in un centro nevralgico dell'Iraq. Brent +1,26% a $61,31. Oro -0,17% a $1.198,80. Argento +0,07% a $16,17.

Occhio al calo dello Shanghai Composite Index, il miglior listino azionario nel 2014, sotto pressione dopo che le stime sulla crescita del Pil cinese sono state riviste al ribasso. Hong Kong sotto pressione, estende le flessioni degli ultimi tre giorni a -4,9%.
(DaC-Lna)

da http://www.wallstreetitalia.com

 
 
 

Le insolubili difficoltà in cui si dibatte la visione Macroeconomica classica

Post n°1821 pubblicato il 04 Marzo 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

 

Come spiega lucidamente Frances Coppola in un suo recente post i modelli lineari con cui i maggiori macroeconomisti, a cominciare da Blanchard del FMI, hanno cercato di spiegare e quindi guidare i processi economici durante la crisi si sono rivelati inadatti ed errati. Lo stesso Blanchard ha dovuto ammettere nel WEO 2012 che il moltiplicatore della spesa pubblica non era il misero 0,5% da lui indicato, con la conseguenza che la spesa sarebbe stata maggiore del beneficio dato dalla crescita del PIL, ma doveva situarsi in una forbice fra lo 0,9% e l’1,7% e quindi la spesa pubblica avrebbe creato più reddito di quanto speso.

 

In America il Congressional Budget Office in un suo rapporto del 2014 ha evidenziato che i modelli adottati si basano su ipotesi teoriche altamente improbabili come l’assenza di disoccupazione involontaria, che assume che gli individui possano scegliere quante ore lavorare al salario determinato dal mercato, o come il presupposto che gli agenti economici siano pienamente razionali e lungimiranti. Secondo i modelli dell’equilibrio economico generale, inoltre, le politiche espansive spingono gli individui a ridurre i consumi, perché prevedono di pagare in futuro per ogni aumento di spesa pubblica o minori tasse del presente (equivalenza ricardiana) e tendono anche a spiazzare una notevole quantità di altre attività economiche (effetto spiazzamento), [*In termini semplici la teoria può venire descritta come segue: il governo può sia finanziare la spesa tassando i contribuenti oggi, oppure può prendere denaro in prestito emettendo obbligazioni. Nel secondo caso, questo debito dovrà venir alla fine ripagato aumentando in futuro le tasse al di sopra del livello che avrebbero altrimenti avuto. La scelta è dunque tra "tassare ora" o "tassare poi".Supponiamo che il governo finanzi parte delle spesa extra attraverso deficit, vale a dire "tassare poi". Ricardo argomenta che i contribuenti pur avendo più denaro ora, si renderanno presto conto che in futuro saranno chiamati a pagare più tasse e pertanto cominceranno immediatamente a risparmiare quanto non pagato in tasse oggi, per poterle pagare poi. L'effetto sulla domanda sarebbe in questo caso esattamente lo stesso occorso se il governo avesse finanziato la spesa extra attraverso un aumento delle tasse. ovvero l'aumento di spesa pubblica spiazza "crowding out= lasciare fuori qualcuno o qualcosa per eccessivo affollamento: la ‘folla’ sarebbe la spesa privata, in particolare l’investimento, che viene spinto fuori,‘spiazzato’, dalla spesa pubblica)  *NOTA_MIA].

ma l’evidenza empirica non mostra prove sufficienti a sostegno di queste tesi (così Hemming R., Kell M., Mahfouz S., The Effectiveness of Fiscal Policy in Stimulating Economic Activity: A Review of the Literature, Working Paper no. 02/208, International Monetary Fund, Washington DC, 2002  tratto da http://www.economiaepolitica.it/tag/krugman/#sthash.7bXLfZ0m.dpuf).

 

La difesa di Blanchard, secondo il quale si tratta di “dark corners” nei quali la teoria ed i modelli non funzionano bene, ma che delle corrette policies economiche possono evitare (scaricando quindi la colpa su chi fa politica economica, che andrebbe a cacciarsi in questi “angoli oscuri”) è stata demolita da Coppola con una frase che merita di essere riportata: “the desperate cry of an aging economist who discovers that the foundations upon which he has built his career are made of sand.” (il grido disperato di un anziano economista che scopre che le fondamenta sulla quali ha costruito la sua carriera sono fatte di sabbia). Applausi.

 

Ciò porta a considerare errate tutte le conseguenze ad essa collegate, prima di tutto il mantra dell’austerità e della stabilità. L’austerità trova ormai pochi sostenitori, soprattutto in Germania: come ha dimostrato Krugman in un recente articolo sul suo blog, la Grecia, dopo anni di cura di austerità per uscire dalla crisi è arrivata ad crollo del reddito pro-capite persino superiore a quello della Germania dopo la 1° Guerra Mondiale. Ecco il grafico relativo:

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Fonte: Krugman
 

Gli altri Paesi che hanno, pur in maniera minore, sperimentato la c.d. austerità espansiva, come la Spagna od il Portogallo, hanno avuto i seguenti risultati:

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Da notare che per ottenere queste performance la Spagna è arrivata ad avere una disoccupazione intorno al 27%, Il Portogallo al 17,5% e l’Italia sta viaggiando sul 13% ed i redditi reali sono calati con questa dinamica

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Questi dati incontestabili sono ormai, salvo rari casi, pienamente riconosciuti come causati dalle manovre di austerità ed ormai tutti i governi europei, eccetto la Germania, considerano finita la stagione del rigore e dei sacrifici ed invocano manovre di crescita. Se non che queste si scontrano con l’altro mantra neoclassico, ovvero la stabilità, che si traduce con pareggio di bilancio e controllo dell’inflazione.

 

Anche qui il fallimento è stato totale: per paura dell’inflazione siamo arrivati ad una deflazione che sta minando la sostenibilità dei debiti pubblici, che ha distrutto quello che rimaneva di una domanda interna ed intra-europea già al collasso e che sta minando il tessuto economico che ancora resiste alla crisi. Per tenere i conti in ordine si impedisce allo Stato di spendere per creare, via investimenti, quel lavoro che potrebbe far ripartire l’economia e si stanno man mano eliminando o peggiorando quei servizi fondamentali che sono l’espressione della tutela dei diritti costituzionalmente garantiti, come quello alla salute, all’assistenza sociale o all’istruzione.

 

Nonostante ciò, nessun economista ortodosso e nessun ministro dell’Economia mette in dubbio la necessità del consolidamento fiscale attraverso tagli alla spesa e, quando non basta, inasprimento delle tasse, magari indirette, che colpiscono cittadini, già sfiniti e provati dal crollo dei propri redditi. Questo “sonno della ragione” – che nasce dall’ottusa applicazione di ricette economiche che non hanno mai funzionato, ma che fanno suggestivamente presa sulla gente, specie se veicolate da slogan come “lo Stato deve tenere i conti in ordine come una famiglia” o “lo Stato deve agire come una sana impresa”, magari condite da considerazioni su “Stato ladro”, “Stato sprecone” e “Stato corrotto” – è molto pericoloso, perché permette l’affermarsi ed il consolidarsi di forze e partiti dichiaratamente estremisti ed antidemocratici i quali, in nome della liberazione dai vincoli assurdi imposti dall’Europa e nel nome di un giusto ritorno alla sovranità nazionale, fanno incetta di consensi, anche tra le persone più moderate.

 

Tutto questo è stato già visto. Ecco uno stralcio di “Una storia di austerità” dal blog www.laprivatarepubblica.com (grassetto mio):

 

Il programma di austerità più catastrofico della Storia è sicuramente quello della Repubblica di Weimar, portato avanti nel pieno della Grande Depressione (tra il 1930 e il 1932) dal “cancelliere della fame” Heinrich Brüning. Dopo aver appreso i fondamenti dell’austerity durante il dottorato alla London School of Economics, il cancelliere era fortemente supportato nel suo piano dai big dell’industria tedesca. Ma dopo due anni di austerità la situazione era degenerata: Brüning sospese di fatto la democrazia parlamentare e governò a colpi di decreti emergenziali; la disoccupazione raddoppiò dal 15% del 1930 al 30% del 1932; la miseria dilagò; le proteste si fecero sempre più violente; e le milizie paramilitari e i nazisti acquisirono un potere sconfinato. Brüning fu infine costretto a dimettersi, e nel 1933 salì al potere un certo Adolf Hitler.“. Governare sospendendo di fatto la democrazia parlamentare a colpi di decreti legge… Non vi ricorda qualcuno?

 

Ancora un altro esempio:

 

Un altro interessante caso di studio sull’efficacia dei programmi di austerità è la Lituania dei primi anni ’90. L’URSS era appena collassata e la piccola repubblica sovietica cercava di sganciarsi definitivamente dall’orbita del Cremlino, anche e soprattutto sul versante economico. Per fare ciò, il governo lituano si rivolse all’economista Larry Summers (ex Segretario del Tesoro sotto Clinton ed ex presidente del National Economic Council sotto Obama), che prescrisse la solita medicina dell’austerità per la transizione dall’economia pianificata al libero mercato. I risultati? Disoccupazione alle stelle, corruzione galoppante, una popolazione che addirittura rimette al potere i comunisti (nel 1992, appena due anni dopo la dichiarazione di indipendenza dalla Russia) ed il più alto tasso di suicidi del mondo. Nel 1990, infatti, in Lituania il tasso era fermo a 26.1 persone su 100.000; dopo appena cinque anni era schizzato a 45.6 su 100.000“. Corruzione come effetto dell’austerità: ne parleremo.

 

Per finire ecco un grafico che dovrebbe far meditare: il rapporto fra disordini sociali ed austerity

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Fonte: www.laprivatarepubblica.com. tratto da Ponticelli, Voth, “Austerity and Anarchy: Budget Cuts and Social Unrest in Europe, 1919-2010″
 

Stanno scherzando con il fuoco nella loro ottusa difesa di teorie errate e rovinose ed i mostri sono dietro l’angolo: ancora non sono apparsi (ma in Grecia, la più colpita, Alba Dorata è diventato il terzo partito…), ma se ne sente il passo. D’oca.

 

Poi non dite che non vi avevo avvertito.

Luigi Pecchioli su  http://scenarieconomici.it

 

 
 
 
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