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Non intendo sollecitare investimenti.
Chiunque utilizzi spunti derivanti dalla mia analisi  agisce a proprio rischio e pericolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Via dall’euro, con l’austerità non c’è futuro. Lo ammette anche Zingales

Post n°1963 pubblicato il 26 Settembre 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

E’ un’intervista destinata a far scalpore, sebbene il quotidiano che la pubblica “Repubblica” abbia cercato di annacquarla. Il vero titolo era “Via dall’euro, con l’austerità non c’è futuro” hanno preferito un più neutrale “Quella contro l’austerity e’ una battaglia persa”. Resta però la sostanza.

Luigi Zingales, economista della University of Chicago, stronca i tentativi di Renzi di strappare qualche decimale di flessibilità per la semplice ragione che il vero nodo è strutturale. Le schermaglie non servono a nulla.

«Il problema non è qualche punto decimale di flessibilità, ma la vera struttura dell’ unione monetaria. Senza una politica fiscale comune l’ euro non è sostenibile: o si accetta questo principio o tanto vale sedersi intorno a un tavolo e dire: bene, cominciamo le pratiche di divorzio. Consensuale, per carità, perché unilaterale costerebbe troppo, soprattutto a noi».

Parola di Zingales, che alla domanda su cosa dovrebbe fare l’Italia per sbloccare l’austerità di marca tadesca, la risposta è netta:

«Di certo smetterla di elemosinare decimali da spendere a scopi elettorali rendendosi poco credibile. Dovrebbe invece iniziare una battaglia politica a livello europeo. Dire chiaramente che alle condizioni attuali l’ euro è insostenibile. O introduciamo una politica fiscale comune che aiuti i paesi in difficoltà o dobbiamo recuperare la nostra flessibilità di cambio. Tertium non datur.

Il rischio per gli italiani è quello di finire come la rana in pentola: se la temperatura aumenta lentamente non ha la forza per saltare fuori e finisce bollita. Il nostro Paese non cresce da vent’ anni. Quanto ancora possiamo andare avanti?

Certo, Zingales continua a credere che una politica fiscale europea potrebbe risolvere i problemi di molti Paesi europei ma realisticamente sa che la Germania non si scosterà dall’attuale linea.

Alla Germania conviene che questa situazione continui all’ infinito. È difficile che qualcuno cambi idea se non gli conviene, a meno che non sia costretto a farlo. I tedeschi temono di pagare il conto delle spese altrui e su questo non hanno tutti i torti.

Dunque nulla cambierà. E l’Italia deve scegliere: se non vuole morire dissanguata lentamente deve trovare altre soluzioni. Ne resta una sola: uscire dall’euro, come sostengono da tempo Alberto Bagnai e gli economisti che gravitano attorno ad Asimmetrie.

E se Renzi fosse davvero il premier di rottura che pretende di essere, coglierebbe l’occasione per avanzare con forza la questione, anzi per porla al primo posto nell’agenda del Paese. Altro che Olimpiadi, altro che riforma costituzionale. Tutto è inutile senza crescita economica.

Ma questo coraggio,Renzi non ce l’ha. Preferisce, al solito, la propaganda e le schermaglie verbali, come se bastasse parlare bene per salvare un Paese.

 

Marcello FOA su http://blog.ilgiornale.it/

 

 

 
 
 

Usa: la Federal Reserve conferma il costo del denaro, appuntamento a dicembre

Post n°1962 pubblicato il 21 Settembre 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

MILANO (Finanza.com)

Come da attese, la Federal Reserve ha confermato il costo del denaro allo 0,25-0,5%. La decisione è stata presa con una maggioranza di sette membri contro tre (il presidente di Boston, Eric Rosengren, quello di Kansas City, Esther George, e il n.1 di Cleveland, Loretta Mester). L’istituto guidato da Janet Yellen ha però evidenziato che una nuova stretta, la seconda dal 2006, è sempre più vicina. 

“Il Comitato (Federal Open Market Committee, ndr) ritiene che le probabilità di un aumento dei tassi sui federal funds siano cresciute ma, per ora, ha deciso di attendere ulteriori prove della continuazione dei progressi verso i suoi obiettivi”, riporta il comunicato dell’istituto con sede a Washington. 

Le indicazioni macroeconomiche contrastanti delle ultime settimane avevano creato qualche apprensione tra gli operatori. La crescita dell’inflazione, passata dallo 0,8% all’1,1% ad agosto, ha incrementato le argomentazioni a favore di una stretta, mentre il primo calo in cinque mesi registrato il mese scorso dalle vendite al dettaglio (-0,3%) ha giocato a favore delle “colombe”. 

Poco dopo la chiusura degli scambi in Europa la probabilità di una stretta erano al 24%. Poco più in alto il dato relativo il meeting del 2 novembre (32,1%) e di poco sotto il 60% l’ipotesi di un intervento a metà dicembre (14/12). 

Tassi fermi anche nel prossimo meeting, vista la vicinanza delle elezioni presidenziali (Trump accusa la Fed di aver creato “una falsa economia” per aiutare Obama) e la mancanza di una conferenza stampa per illustrare al meglio un provvedimento così importante, e nuova stretta nell’ultima riunione del 2016. 

A conferma di questa view ci sono i cosiddetti "dot plot”, le proiezioni sull'evoluzione dei tassi secondo ogni membro del Comitato di politica monetaria. A giugno, l'ultima volta che i dot plot sono stati diffusi, la stima mediana era di due strette nel 2016, contro le quattro del dicembre 2015. Ora, su 17 votanti, 14 si attendono  un nuovo incremento prima della fine dell’anno. Nel 2017 ci dovrebbero essere due nuovi ritocchi al rialzo, contro i tre di giugno. Indicazioni “dovish”, da colomba, anche dalla stima sulla crescita economica, passata dal 2 all’1,8%. 

Sostanzialmente piatto prima dell’annuncio, lo S&P500 al momento guadagna lo 0,45% mentre l’indice del dollaro, in rosso di mezzo punto percentuale, sta incrementando le perdite. Festeggia anche l’oro, in aumento di un punto e mezzo percentuale a 1.338 dollari l’oncia.

da http://www.finanza.com/

 
 
 

Bce: politica monetaria invariata(commenti).

Post n°1961 pubblicato il 09 Settembre 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

La Banca centrale europea ha lasciato invariata la politica monetaria nella riunione tenutasi oggi a Francoforte. I mercati hanno reagito negativamente ma si è trattato solo di un movimento temporaneo come temporanea appare essere la resistenza della Bce a nuovi interventi.

Il mercato si attendeva un nulla di fatto ma forse, sotto sotto, sperava almeno in un prolungamento del Programma di acquisto asset. Mario Draghi e i banchieri centrali della Bce non lo hanno concesso, anzi, non ne hanno proprio parlato. Da qui la delusione, manifestatasi sui mercati azionari europei e sull'euro. Movimenti di breve durata che sono presto rientrati. Draghi sarà costretto a muovere a dicembre, dopo la revisione al ribasso delle stime macroeconomiche elaborate dallo staff della Bce. 

"Crediamo che Francoforte - commenta Vincenzo Longo, strategist di Ig - procederà entro dicembre a prolungare il Qe causa deterioramento dell'attività economica e anche il mercato lo sa. La reazione negativa, tra l'altro del tutto modesta, è riconducibile per lo più al fatto che la Bce sembra non essere così disponibile a concessioni gratuite verso il mercato". 
E tantomeno a concessioni gratuite verso i responsabili politici: "Mario Draghi - nota Marco Vailati, responsabile Ricerca e investimenti di Cassa Lombarda - ha ribadito la necessità di riforme strutturali e sostegno fiscale, pur nel rispetto delle regole del Patto di crescita e stabilità. Un approccio logico e disciplinato, senza sprecare cartucce sostanzialmente non necessarie oggi e tenendosi spazi aperti per i prossimi meeting". In effetti il governatore della Bce si è potuto concedere un briciolo di ottimismo, nonostante dati macroeconomici non esaltanti "comunicando - ricorda Matteo Paganini, chief analyt di Fxcm Italia - che le manovre straordinarie di sostegno all'economia hanno cominciato a mostrare una reale trasmissione del denaro iniettato nel sistema europeo all'economia reale. Ciò depone a favore di una rinnovata politica attendista, sempre che i dati macro da qui a dicembre non sprofondino",
Eppure un po' più di proattività sarebbe stata positiva secondo Patrick O'Donnel, fixed income investment manager di Aberdeen AM: "La mancanza di urgenza lascerà sotto pressione, probabilmente, gli asset finanziari e la valuta, rendendo il lavoro della Bce ancora più difficile. La prossima mossa, a dicembre, sarà un'estensione del Programma di acquisto asset (Pspp)" in pratica quanto i mercati si attendevano già oggi. 
"Al fine di sostenere l'economia dell'area euro la Bce sarà forzata ad adottare una posizione di politica monetaria ancora più morbida" sottolinea Anthony Doyle, investment director retail fixed interest di M&G Investments che prosegue: "Fortunatamente ci sono una serie di azioni a disposizione della Banca centrale europea, tra cui l'estensione e l'ampliamento della durata degli acquisti di asset cambiando i termini del programma di acquisto asset al fine di prevenire qualsiasi problema di scarsità di asset acquistabili, e anche il taglio dei tassi in territorio negativo. Dal nostro punto di vista, il tema di ulteriori stimoli monetari è solo questione di tempo". 

 
 
 

Stati Uniti: ISM servizi ai minimi dal 2010 e rialzo tassi in dubbio

Post n°1960 pubblicato il 07 Settembre 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Chiusura in rosso per le borse europee che perdono terreno dopo i dati deludenti arrivati dagli Stati Uniti. Dopo una mattina trascorsa in frazionale rialzo, le vendite sono affiorate nell’ultima ora di contrattazione in scia alla pubblicazione delle figure del settore dei servizi relative al mese di agosto del paese a stelle e strisce.

Sia l’indice PMI che l’ISM hanno mancato le attese, attestandosi rispettivamente a 50,9 punti (da 51,4) e a 51,4 punti (da 55,5). Mentre il primo è stato il più basso da febbraio 2016, ben peggiore è stata la performance dell’indice ISM che è crollato ai minimi da 6 anni e mezzo.

Sebbene entrambi i dati siano rimasti sopra la soglia dell’espansione, il violento peggioramento potrebbe aprire a una prosecuzione del calo anche nei prossimi mesi. I sotto indici non hanno fatto meglio, con i nuovi ordini che sono crollati di quasi 9 punti.

Così, dopo il report deludente dell’ISM manifatturiero pubblicato la scorsa settimana, anche il comparto dei servizi non lascia presagire nulla di incoraggiante per il futuro. Queste figure, infatti, vengono indicate come gli indicatori anticipatori più affidabili dell’economia e aprono a una maggiore incertezza sulla crescita durante l’autunno.

Le brutte indicazioni hanno contribuito a ridurre ulteriormente anche le probabilità di un rialzo tassi Fed a settembre, scese ora a un modesto 15%. La risonanza dei dati macro è stata tanto importante a tal punto di ridurre considerevolmente le probabilità per un rialzo anche a dicembre, ridottesi al 50% dal 65% prima del dato.

Sui mercati i movimenti non si sono fatti attendere. Il biglietto verde è stato colpito dalle vendite. Complice di ciò, il cambio Eur/Usd è salito ai massimi da quasi due settimane arrivando a 1,1256. Più violento il deprezzamento verso lo yen, sceso di una figura e mezzo, e verso la sterlina, con il cambio Gbp/Usd salito ai massimi da 7 settimane.

Proprio il dollaro debole potrebbe aver fornito un supporto alle commodity, oro in primis, che è tornato a riposizionarsi sopra quota 1.340 dollari/oncia. Tra i mercati azionari, l’Europa ha chiuso con cali intorno al mezzo punto percentuale, mentre Wall Street rimane sostanzialmente piatta. Probabilmente il dollaro debole potrebbe aver aiutato l’equity statunitense a svantaggio di quello europeo.

da  Finanza.com

VINCENZO LONGO Market Strategist IG

 

 
 
 

Stati Uniti: payrolls sotto le stime ad agosto, appuntamento a fine anno per la stretta della Fed?

Post n°1959 pubblicato il 03 Settembre 2016 da Lucky340
 
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Indicazioni sotto le stime quelle arrivate dal mercato del lavoro della prima economia. Ad agosto il saldo delle buste paga nei settori non agricoli (non-farm payrolls) ha evidenziato un incremento di 151 mila unità, circa 30 mila in meno rispetto alle stime. Con le revisioni del mese di luglio (da 255 a 275 mila) e giugno (da 292 a 271 mila), la media degli ultimi tre mesi si conferma sopra la soglia delle 200 mila unità attestandosi a 232 mila. 

Indicazioni deludenti, ma in questo caso la portata del dato è decisamente inferiore, anche dal tasso di disoccupazione, confermatosi al 4,9% (consenso 4,8%).  L’aggregato U-6, che al tasso di disoccupazione "classico” aggiunge i lavori scoraggiati, marginali e chi lavora a tempo parziale ma vorrebbe essere impiegato full-time, il mese scorso si è attestato al 9,7%, in linea con la precedente rilevazione e lo 0,6%  in meno nel confronto annuo. 

Nonostante la Federal Reserve abbia più volte rimarcato che un singolo dato non cambia la valutazione sull’andamento della prima economia, il saldo delle payrolls è uno degli indicatori maggiormente tenuti in considerazione dalla Banca centrale.  Il dato di agosto lascia il mercato nell’incertezza poiché, alla luce delle recenti esternazioni di importanti membri della Fed, un risultato decisamente migliore delle stime avrebbe potuto spingere il board a rompere gli indugi e a varare un nuovo incremento dei tassi nel meeting in calendario il 20-21 settembre. 

Al 34 e al 39,7 per cento prima della pubblicazione dei dati, le probabilità di una stretta nelle riunioni in calendario a settembre e novembre attualmente si attesta al 26 e al 33,9%. La data più probabile resta quella di dicembre, quando un innalzamento del tasso sui Fed Funds è visto al 57,2% (dal 59,8%). 

"Crediamo che il dato odierno contribuisca a scacciare gli ultimi dubbi (per chi ne avesse) sul rialzo nella prossima riunione Fed del 20-21 settembre, ma non scalfisce le attese di un rialzo a fine anno”, ha commentato Vincenzo Longo, Market Strategist di IG. 

"Il report non sostiene l’ipotesi di un incremento dei tassi a settembre e probabilmente è in linea con la nostra view di una stretta nel primo trimestre 2017”, rileva James Knightley, economista senior di ING. Ma, allo stesso tempo, continua l’esperto, "un numero crescente di membri della Fed si è detto disponibile ad innalzare il costo del denaro […] e questo ci dice che un intervento a dicembre non può essere escluso”. 

Particolarmente importante per la Banca centrale, perché direttamente correlato con la dinamica dei prezzi al consumo, l’andamento delle retribuzioni, salite il mese scorso  dello 0,1% mensile, la metà del consenso (2,4% per l’indice annuo). "Alla luce dei miglioramenti del mercato del lavoro –continua Knightley - avevamo sperato in un’accelerazione. Nonostante questo, ci sono elementi che suggeriscono che chi cambia lavoro riesce ad ottenere retribuzioni maggiori e questo nel tempo dovrebbe tradursi in un incremento dei salari per quelle aziende interessate a trattenere la forza lavoro”. .....

da http://www.finanza.com/

 
 
 

Oro giù al minimo di 5 settimane su probabile aumento dei tassi della Fed

Post n°1958 pubblicato il 29 Agosto 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Investing.com - Il prezzo dell’oro mantiene le perdite della notte negli scambi statunitensi di questo lunedì, toccando il minimo di cinque settimane dopo le dichiarazioni della Federal Reserve secondo cui è possibile un aumento dei tassi a breve termine.

L’oro con consegna a dicembre sulla divisione Comex del New York Mercantile Exchange tocca il minimo intraday di 1.317,20 dollari l’oncia troy, un livello che non si registrava dal 26 luglio. Il prezzo si è poi attestato a 1.323,05 dollari alle 8:37 ET (12:37 GMT), in calo di 2,85 dollari, o dello 0,21%.

Le probabilità di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve nei prossimi mesi sono salite dopo le parole di venerdì della Presidente Janet Yellen, secondo cui la possibilità che i tassi vengano alzati sta aumentando, mentre il vice presidente Stanley Fischer ha indicato che un inasprimento potrebbe avvenire in occasione del vertice di settembre.

Secondo lo Strumento di Controllo dei Tassi della Fed di Investing.com, esiste una possibilità del 36% di un aumento dei tassi a settembre, su dal 21% segnato prima delle parole della Yellen e di Fischer. La probabilità di un aumento a dicembre è pari al 63%, contro il 50% registrato venerdì mattina.

Il metallo prezioso risente dell’andamento dei tassi USA, il cui aumento farebbe salire il costo di investimenti senza rendimento come i lingotti, facendo schizzare il dollaro.

Il dollaro è schizzato al massimo di tre settimane questo lunedì, con gli investitori che hanno ripreso in considerazione l’idea di un aumento dei tassi da parte della Fed quest’anno.

L’Indice del Dollaro USA, che replica l’andamento del biglietto verde contro un paniere di altre sei principali valute, schizza al massimo giornaliero di 95,79, il massimo dal 12 agosto, per poi attestarsi a 95,75 questa mattina.

Un dollaro forte di solito pesa sull’oro poiché riduce l’appeal del metallo prezioso come investimento alternativo e rende le materie prime valutate in dollari più costose per i titolari di altre valute.

Gli investitori seguiranno da vicino i report economici USA per capire se la principale economia mondiale sia abbastanza forte da consentire un aumento dei tassi di interesse nelle prossime settimane.

Nel report del Dipartimento per il Commercio si legge che l’indice dei prezzi PCE core è salito dello 0,1% il mese scorso, in linea con le aspettative. Su base annua, l’indice dei prezzi PCE core è aumentato dell’1,6%, come previsto.

 

La Federal Reserve utilizza il dato PCE core per decidere se alzare o abbassare i tassi di interesse, per tentare di mantenere l’inflazione a poco meno del 2%.

Dal report è emerso inoltre che le spese pro-capite sono salite dello 0,3% il mese scorso, mentre i redditi sono aumentati dello 0,4%.

http://it.investing.com/

 
 
 

Federal Reserve: Yellen, probabilità di una stretta monetaria sono aumentate

Post n°1957 pubblicato il 27 Agosto 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Negli ultimi mesi, le probabilità di un incremento dei tassi di interesse negli Stati Uniti sono aumentate. È quanto ha dichiarato il n.1 della Federal Reserve, Janet Yellen, nel corso del suo intervento al simposio di Jackson Hole, in Wyoming. "Alla luce di solide performance del mercato del lavoro e del nostro outlook sull’andamento dell’attività economica e dell’inflazione, ritengo che l’ipotesi di un incremento dei tassi nei prossimi mesi si sia rafforzata”. 

L’istituto con sede a Washington, ha detto la chairwoman, si attende "una crescita moderata” dell’economia, un ulteriore rafforzamento del mercato del lavoro e l’inflazione in quota 2% nel giro di qualche anno. 

Nel mese di luglio il saldo delle buste paga nei settori non agricoli (non-farm payrolls) ha ampiamente battuto le stime segnando un incremento di 255 mila unità mentre il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,9%. Per il mese corrente, la pubblicazione dei dati è prevista tra una settimana, i due dati sono stimati a 186 mila e al 4,8%.

In qualunque caso va rilevato che "la politica monetaria americana non è su una via predeterminata" e che qualsiasi decisione in materia di tassi "dipenderà sempre da quanto i dati che arriveranno continueranno a confermare l’outlook del Comitato di politica monetaria”. In linea generale, "un graduale aumento dei tassi di interesse sarà appropriato nel corso del tempo". I tassi, spinti in quota zero per cento a fine 2008, lo scorso dicembre sono stati innalzati di un quarto di punto percentuale. 

Al momento gli analisti contattati da Bloomberg stimano al 26 e al 33,9 per cento l’ipotesi di una stretta nelle riunioni della Fomc (Federal open market committee, il braccio operativo della Fed) di settembre e novembre. Il dato sale sopra quota 50% (53,3%) nel caso del meeting di dicembre. 

Bullard: possibile rialzo a settembre

Posizione più netta quella del Presidente della Federal Reserve di St. Louis, James Bullard, secondo cui a settembre potremmo assistere a un nuovo rialzo. "Guardando il calendario, nel 2016 sono possibili due incrementi dei tassi. Sono in programma ancora tre meeting, quindi si tratta di un’ipotesi realizzabile”, gli ha fatto eco Dennis Lockhart della Fed di Atlanta. "Entro fine anno ci sarà almeno un ritocco se l'economia statunitense continuerà a crescere come fatto finora".

L’indice statunitense che misura la crescita economica, in versione preliminare, nel secondo trimestre ha messo a segno un +1,1% trimestrale (dato annualizzato). Il dato, in linea con le stime, segna un calo dello 0,1% rispetto alla stima flash. ....

da http://www.finanza.com/

 
 
 

Analisi Intermarket al 22/08/2016

Post n°1956 pubblicato il 22 Agosto 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

 

"La strategia comunicativa della Fed sta soffrendo un problema di credibilità. Nonostante i messaggi da falchi, il dollaro non sta prezzando la possibilità di un rialzo dei tassi a Settembre. Tale probabilità è stimata al 20%, con il 45% a favore di un intervento entro Dicembre. I mercati non si fidano delle parole della Fed (e perchè dovrebbero, considerato il recente passato). Il Presidente della Fed di New York Dudley ha affermato che l'economia americana resta solida, con un ottimo mercato del lavoro e una buona crescita dei salari. Ciò significherebbe che il mercato sta sottostimando i potenziali rialzi dei tassi della Fed. Nello stesso tempo, il Presidente della Fed di Dallas Kaplan ha confermato che vi è la possibilità di un intervento sui tassi. Ciò sembra avere l'obiettivo di preparare il terreno per Janet Yellen nel meeting di Jackson Hole, in modo da indicare ai mercati un prossimo rialzo dei tassi.

Se le aspettative dovessero cambiare, i mercati sarebbero colti certamente di sorpresa, con un rialzo della curva dei rendimenti e del dollaro. Tuttavia crediamo che al momento non ce ne siano le condizioni. L'economia americana appare in buone condizioni solo se paragonata all'andamento globale. La crescita del GDP è solo dell'1.2% su base trimestrale, niente di particolarmente eccitante. Le minutes della Fed della scorsa settimana hanno inoltre evidenziato anche la scarsa pressione inflazionistica, con l'IPC di Agosto sceso dal 2.3% al 2.2%. Le vendite al dettaglio stanno rallentando, e i consumatori restano cauti....."

Da Swissquote Europe Ltd

 

 Vediamo un indicatore  oggettivo in ottica MACROTECNICA cosa ci suggerisce :

  • IL LEI del conference Board  per gli Stati Uniti è aumentato   è aumentato dello 0,4 per cento nel mese di luglio a 124,3 (2010 = 100), a seguito di un aumento dello 0,3 per cento in giugno, e un calo dello 0,2 per cento in maggio. "Il  LEI per gli USA ha ripreso a crescere nel mese di luglio, suggerendo  che una crescita economica moderata dovrebbe continuare fino alla fine del 2016", ha detto Ataman Ozyildirim, direttore dei cicli economici  a The Conference Board. "Ci possono essere anche una ulteriore moderata crescita potenziale  se i recenti miglioramenti nel settore manifatturiero e delle costruzioni saranno  sostenuti, e le aspettative del consumatore medio non peggioreranno ulteriormente."

     

Vediamo  come alcuni  Trading System    vedono la situazione :

  • IL mio TS  weekly  (Futures)  (nel riquadro)nato per cogliere i trend di lungo periodo sui mercati indica  sulle principali borse mondiali  una situazione nella quale vediamo la forza di Wall Street  che continua a sorreggere  gli altri indici con gli indici cinesi in decisa salita. Mentre SP_500 è ai massimi, i rendimenti  continuano ad esprimere  valori da crisi sistemica. Non è un gran bel segnale in prospettiva questa corsa verso il fly to quality ed infatti continua la cavalcata del  BUND  e dei Tresaury con rendimenti rispettivamente al 1,58% e -0,07%).Oro sempre vicino ai massimi del periodo.
  • Il trading system reso popolare da Dog Short su base mensile   conferma il LONG per Agosto.  Tutte  e tre  le medie mobili sullo S&P 500 stanno segnalando invested e tutti e  cinque gli ETF del portafoflio Ivy (SMA_12) danno  il  segnale  "investito". Questo ottimo sistema è  molto raccomandabile da seguire (la  mia preferenza va a SMA_12), le uniche controindicazioni riguardano  la presenza di qualche falso segnale che tale sistema genera. 

     

 
 
 

Analisi Intermarket al 30/07/2016

Post n°1955 pubblicato il 30 Luglio 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Come da attese, la Fed lascia i tassi invariati senza creare grandi aspettative per l’anno in corso. Le elezioni presidenziali non consentono al principale regista dei mercati di intervenire con il rischio di destabilizzare gli equilibri. Ne approfittano i Treasury decennali che dopo una breve correzione verso quota 1.65% sono tornati a flettere lasciandosi alle spalle un pull back che conferma la riflessività dei rendimenti nella parte lunga della curva.
Come risultato ci troviamo con il 10 anni inserito all’interno di una tendenza regressiva, mentre l’S&P 500 continua a quotare sui massimi di sempre manifestando una moderata perdita di momentum che potrebbe aprire la correzione accennata la scorsa settimana.
La correzione si inserisce in un quadro che non altera la struttura positiva dei corsi, quantomeno finché i valori continuano a quotare sopra area 2110..............................

In anticipo probabilmente su un’evoluzione più instabile del quadro complessivo, l’oro è stato colpito da nuovi buy order senza nemmeno collaudare l’area 1300 usd/oz. L’area 1300 costituisce per il nostro modello di valutazione il punto di sostegno di una tendenza rialzista il cui impulso potrebbe spingere i valori verso area 1450 usd; è presumibile che il mercato si concentrerà nelle prossime ore su area 1375 per cogliere eventuali nuovi trigger positivi in grado di accompagnare la domanda verso gli obbiettivi stimati......

Wlademir Biasia WBAdvisors

 

 Vediamo un indicatore  oggettivo in ottica MACROTECNICA cosa ci suggerisce :

  • IL LEI del conference Board  per gli Stati Uniti è aumentato  dello 0,3 a giugno   a 123,7 (2010 = 100),dopo una diminuzione dello 0,2 a maggio ed un  aumento del 0,5 per cento nel mese di aprile. "Il  LEI per gli USA è cresciuto nel mese di giugno, invertendo il declino registrato a maggio", ha detto Ataman Ozyildirim, direttore dei cicli economici e di ricerca al  The Conference Board. "I miglioramenti nella richieste iniziali nei sussidi di disoccupazione, i permessi di costruzione, e gli indicatori finanziari sono stati i driver principali. Mentre il LEI continua a puntare ad una moderata   crescita economica negli Stati Uniti fino alla fine del 2016, l'espansione appare ancora abbastanza resistente agli agenti atmosferici ossia la  volatilità dei mercati finanziari e una moderazione nel  mercato del lavoro "

Vediamo  come alcuni  Trading System    vedono la situazione :

  • IL mio TS  weekly  (Futures)  (nel riquadro)nato per cogliere i trend di lungo periodo sui mercati indica  sulle principali borse mondiali  una situazione nella quale vediamo la forza di Wall Street  che sta sorregendo gli altri indici. Mentre SP_500 è ai massimi, i rendimenti esprimono minimi inferiori persino alla crisi del 2008 anche se questa settimana in leggera salita. Non è un gran bel segnale in prospettiva questa corsa verso il fly to quality ed infatti nei  BOND continua la la cavalcata del  BUND  e dei Tresaury con rendimenti rispettivamente al 1,45% e -0,12%).

 
 
 

Sorpresa stress test: bocciate non una ma due italiane

Post n°1954 pubblicato il 29 Luglio 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

ROMA (WSI) – Mps, con le sue decine di miliardi di sofferenze iscritte a bilancio, non è l’unico grande istituto italiano che si può considerare bocciato negli stress test condotti dall’Eba, l’autorità bancaria europea. In sette – oltre alla banca senese, la tedesca Commerzbank, l’irlandese AIB, l’inglese Barclays, l’austriaca Raiffeisen Landesbanken, la spagnola Banco Popular e Unicredit – hanno registrato un livello di capitale inferiore al 7,5% in caso di scenario avverso. Deutsche Bank ce l’ha fatta al pelo con un 7,8%, Bank of Ireland con il 7,69% e Societe Generale con l’8,03%. Una menzione speciale va comunque a Mps che ha fatto iscrivere a referto un imbarazzante -2,4%.

Partendo dai dati dichiarati a fine 2015, le autorità hanno calcolato il coefficiente patrimoniale Tier 1 per ogni istituto in due casi distinti: uno avverso in condizioni critiche e l’altro in un contesto “normale”. La bocciatura identificata da Wall Street Italia – Tier 1 sotto il 7,5% in caso di grave crisi fino al 2018 – non significa che verrà automaticamente chiesto un aumento di capitale. I risultati sono disponibili per la consultazione sul sito dell’Eba.

Niente Brexit o tassi negtivi: stress test una farsa

L’Eba non ha comunicato un livello al quale gli stress sono stati superati ma negli esami del 2014 il tasso in condizioni avverse era stato per esempio fissato al 5,5%. Nello scenario avverso quest’anno si è preso in considerazione un calo del 7,1% del Pil, un calo della redditività da interessi e un collasso del mercato immobiliare. C’è chi dice che gli esami sono una farsa: non solo non ci sono bocciate o promosse ufficiali, ma non è stata nemmeno presa in considerazione né la “Brexit” né un periodo prolungato di tassi negativi – in Europa ammontano a migliaia di miliardi.

Mps già sta lavorando a un piano per rafforzare entro novembre la base patrimoniale di fino a 5 miliardi di euro e per smaltire, come richiesto dalla Bce in una lettera, l’intero pacchetto di sofferenze nette, uno dei “cancri” del sistema bancario italiano. La cartolarizzazione prevede l’intervento del fondo Atlante che sottoscriverà la tranche mezzanine per 1,6 miliardi e l’assegnazione ai soci di Mps della tranche junior. Proprio a fine giornata la banca travagliata ha annunciato anche il “deconsolidamento” dal bilancio dell’intero portafoglio di crediti in sofferenza, attraverso la cessione ad un veicolo di cartolarizzazione.

Secondo quanto riporta un comunicato della banca senese, l’operazione avverrà ad un prezzo pari a 9,2 miliardi di euro, ovvero il 33% del valore lordo, e con la successiva assegnazione della tranche junior agli azionisti di della banca stessa. Per il governo Renzi e il settore bancario italiano in difficoltà un bail-in, ovvero il ricorso a obbligazionisti e correntisti per salvare l’istituto sull’orlo del default, è da evitare, dal momento che il 30% dei bond societari bancari sono in mano a famiglie e risparmiatori.

Un altro istituto su cui i fari erano puntati era Deutsche Bank, istituto tedesco che ha appena visto azzerati gli utili trimestrali e che è ampiamente e pericolosamente esposto ai derivati. Ma a sorpresa la banca ha passato gli esami, registrando un 7,8% di Tier 1, lo 0,3% sopra alla soglia minima richiesta.

Sono state passate al setaccio le capacità patrimoniali di 51 banche di 15 paesi diversi, per il 70% degli attivi in Europa, per scoprire se e quali istituti hanno i livelli di capitale sufficienti a resistere in caso di crisi. Tra le italiane,Ubi Banca, Intesa Sanpaolo e Banco Popolare hanno superato gli esami. Le indiscrezioni della vigilia sostenevano che anche Unicredit (7,12%) l’avrebbe spuntata.

Gli stress test sono stati introdotti dopo la crisi finanziaria scoppiata nel 2007-2008 per scongiurare nuove epidemie sistemiche nel sistema finanziario interconnesso dell’Occidente. Rimane da vedere come reagiranno i mercati alla riapertura delle contrattazioni lunedì prossimo.

da http://www.wallstreetitalia.com

 
 
 
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