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Non intendo sollecitare investimenti.
Chiunque utilizzi spunti derivanti dalla mia analisi  agisce a proprio rischio e pericolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Analisi Intermarket al 30/08/2014

Post n°1731 pubblicato il 30 Agosto 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Dopo Jakson Hole:

"Per essere più chiari sia negli USA che in Europa in questo momento c'è interesse a non creare pressioni sui rendimenti, soprattutto quelli nella parte lunga della curva. Come abbiamo affermato nelle precedenti settimane pensiamo che il dieci anni tedesco sia destinato a scendere su valori inediti, circa allo 80%, mentre quello americano tenderà ad avvicinare il 2%. Ciò potrebbe implicare uno scenario in cui l'equity ritorna a subire la pressione delle vendite. Ciò significa che i minimi che abbiamo visto nei primi giorni di agosto risultano ancora vulnerabili; tendenzialmente un loro eventuale break-out creerebbe (in termini comportamentali) una significativa revisione dei portafogli. Insomma vendite robuste e rotazione verso governativi lunghi core e flussi in direzione del dollaro. Quando agli inizi dell'anno stimavamo una flessione dell'euro verso 1,30/1,28 poteva sembrare sopra le righe, soprattutto se riferita alle note stime rilasciate da grandi investment bank.

(Wlademir Biasia - Wb advisors.com)

 

Vediamo alcuni indicatori in ottica MACROTECNICA:

  •  La curva dei rendimenti USA non è invertita. Nel caso in cui i tassi di interesse a breve termine sono più elevati rispetto ai tassi a lungo termine, fa presagire male per l'economia (intesa come azioni e obbligazioni).Uno dei modelli più potenti per predire la recessione  nel'anno successivo è lo scarto della  curva dei rendimenti tra il T-Note a 10 anni e il T-bond  a 3 mesi.  I risultati di uno studio della Federal Reserve (Estrella e Mishkin) per il periodo 1960-1995  ha collegato il valore dello spread in punti percentuali alla probabilità di recessione. Un margine positivo (con valori compresi tra 1,21-0,02)  è collegato con probabilità del 5% al 25%. Una volta che lo scarto gira negativo, le probabilità vanno dal 30% ad una lettura di -0,17, al 70% a -1,46, 80% a -1,85 e il 90% a -2,40. Ora siamo a 2,33.
  •  IL LEI del conference Board , in aumento dello 0,9 a luglio (settimo aumento consecutivo) da indicazioni per una buona espansione del PIL USA anche nel 2014  al  3% circa.
  • Il Margin Debt, ovvero l'ammontare di denaro preso a prestito a luglio  è  stabile   ora è  a 460231  miliardi di dollari dai 464311 di giugno. Questo è un indicatore leading (anticipatore) dei possibili punti di svolta del mercato azionario americano, il cui andamento va a rafforzare i cicli virtuosi rialzisti e ad amplificare quelli viziosi in caso di ribasso.I dati attuali non segnalano ancora  un esaurirsi della spinta al rialzo dell'equity per agosto .

Vediamo alcuni Trading System cosa ci dicono :

  • IL mio TS "Trend_Hunter"timeframe daily, ottimo per prendere posizione nel mercato con ottica di medio_lungo termine, sulle principali borse mondiali vede  una situazione   sempre  rialzista sulle borse occidentali con i mercati core in ripresa  e i  i  BRIC  in deciso rialzo.(grafico allegato).
  • Il TS su  timeframe orari sui futures  (Speed_Hunter)  vede sempre  lo short sui mercati europei anche se in ripresa (stox50 e  dax)  ,   il  Bund  e il BTP sempre  LONG, gold,  petrolio e gas Short .

Vediamo alcuni indicatori anticipatori dei punti di svolta del mercato  cosa ci dicono :

  • l’andamento dell’Up-Down Volume al NYSE a 33,39 in termini di media a 250 giorni conferma nettamente il LONG ($NYUD), il dato differenziale risulta positivo  dalla fine  di luglio 2012. Da allora, non è mai tornato sotto la linea dello zero,"ossia se i compratori prevalgono sui venditori, il mercato sale, punto.  Finchè vi è prevalenza di Up Volume, non ci sarà motivo di temere_Gaetano Evangelista".

 
 
 

S&P500 torna sotto quota 2000

Post n°1730 pubblicato il 29 Agosto 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

NEW YORK (WSI) - Dopo tre sedute di fila al rialzo e un'altra da record per l'S&P 500, Wall Street ha aperto la giornata in territorio negativo. A pesare sull'umore degli investitori sono le rinnovate tensioni in Ucraina, che controbilanciano una revisione al rialzo del Pil Usa del secondo trimestre e richieste settimanali di sussidi di disoccupazione migliori delle stime.

Al giro di boa, il Dow perde lo 0,35% a 17.063 punti, il Nasdaq segna un calo dello 0,25% a 4.558 punti mentre lo S&P 500 cala dello 0,26% a 1.995 punti.

Il Pil Usa relativo al secondo trimestre è stato rivisto al rialzo al +4,2% annuale dal +4% precedente. Il dato è migliore delle previsioni degli analisti che si aspettavano una limatura a +3,9% e deriva da una revisione al rialzo dell'ammontare degli investimenti fissi non residenziali.

Meglio delle attese anche il numero di nuove richieste di sussidi alla disoccupazione in calo ancora la scorsa settimana e sui minimi post-recessione . Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono calate di mille unita' al livello destagionalizzato di 298mila nella settimana terminata il 23 agosto. Lo ha reso noto il Dipartimento del Lavoro. Il dato e' migliore delle attese che erano per un aumento a 300mila. Il dato della settimana precedente e' stato rivisto leggermente al rialzo a 299mila. La media mobile a quattro settimane, meno soggetta alla volatilita', risulta in calo di 1.250 unita' a 299.750.

I compromessi relativi alle vendite di case esistenti sono saliti rispetto al mese precedente del 3,3% a luglio, a 105,9 punti, facendo meglio delle attese degli analisti che puntavano su un miglioramento piu' contenuto e pari a +0,6%. E' quanto emerge dai dati dell'associazione degli agenti immobiliari Nar.

Fari puntati inoltre sulle notizie geopolitiche, dove la questione ucraina torna a far paura, specie alle borse, che scontano una escalation della crisi.

I poco costruttivi colloqui fra il leader ucraino Poroshenko ed il Presidente russo Vladimir Putin, come previsto, si sono presto impantanati, anzi, incagliati nelle pieghe di un accordo che sembra non far comodo al Cremlino. E così già ieri riprendevano gli scontri sul territorio delle province separatiste.

Intanto, l'Ucraina oggi ha lanciato l'allarme invasione, chiedendo una riunione straordinaria del consiglio di sicurezza ONU e denunciando l'ingresso delle truppe russe in Ucraina. Tutto è iniziato con la presa da parte dei russi della città di Novoazovsk, a sud di Donetsk, dove si è aperto un terzo fronte di guerra.

Sono poche le società americane ad avere una forte esposizione alla Russia, ma gli investitori sono preoccupati che un'escalation e nuove sanzioni potrebbero avere un effetto negativo sull'economia europea e indirettamente sugli Stati Uniti.....

da Wallstreetitalia

 
 
 

SuperIndice_USA(LEI) di nuovo in ascesa a luglio

Post n°1729 pubblicato il 23 Agosto 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

21 agosto 2014

Il Conference Board Leading Economic Index ® il (LEI) per gli Stati Uniti è aumentato dello 0,9  per cento nel mese di luglio arrivando a  103,3 (2004 = 100), dopo un aumento  dello 0,6    nel mese digiugno    e  un aumento dello 0,6 in maggio.


"Il ritmo della  attività economica è rimasto abbastanza forte nel mese di luglio", ha detto Ken Goldstein, economista del Conference Board. "Anche se le vendite al dettaglio sono state  un po 'deludenti, le assunzioni  e l'attività industriale sono migliorate. L' aumento di luglio nel LEI, insieme con il suo trend di crescita in accelerazione, punta a una maggiore crescita economica nei prossimi mesi. "

L'uscita dei  prossimi  dati  è prevista per  giovedi  19 settembre  2014.

   ^^^^^^^

il LEI è uno dei nostri leading indicator preferiti  poichè:

a) La correlazione tra LEI e PIL è molto elevata  come ci dimostra  Northern Trust nel  grafico, in cui il LEI – anticipato di un trimestre – viene messo a confronto con l’andamento del PIL americano dal 1960 a oggi.

b)  la relazione  tra Leading Indicator e mercato azionario è molto stretta ,  risulta evidente la quasi perfetta correlazione tra le due serie di dati: i punti di massimo e di minimo vengono quasi sempre raggiunti nello stesso periodo.I dati del Leading Indicator anticipano di circa sei mesi i movimenti dell’economia e che la stessa cosa succede con i mercati azionari, Il Conference Board (CB), l’istituto privato che elabora l’indice, considera che un calo del 2% in sei mesi, con la contemporanea flessione della maggior parte dei componenti, possa segnalare l’arrivo di una fase di recessione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura; e viceversa, un rialzo  del 2% in sei mesi possa segnare l'arrivo di una espansione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura .

pertanto noi  continuiamo ad  usare le indicazioni fornite dai  Leading Indicator per  riuscire ad ottenere buoni risultati dall’investimento!

i dieci componenti del The Conference Board Leading Economic Index® sono ora :

Average weekly hours, manufacturing

 

Average weekly initial claims for unemployment insurance

 

Manufacturers’ new orders, consumer goods and materials

 

ISM Index of New Orders

 

Manufacturers' new orders, nondefense capital goods excluding aircraft orders

 

Building permits, new private housing units

 

Stock prices, 500 common stocks

 

Leading Credit Index™

 

Interest rate spread, 10-year Treasury bonds less federal funds

 

Average consumer expectations for business and economic conditions

 


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Analisi Intermarket al 23/08/2014

Post n°1728 pubblicato il 23 Agosto 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Dopo Jakson Hole:

"Per essere più chiari sia negli USA che in Europa in questo momento c'è interesse a non creare pressioni sui rendimenti, soprattutto quelli nella parte lunga della curva. Come abbiamo affermato nelle precedenti settimane pensiamo che il dieci anni tedesco sia destinato a scendere su valori inediti, circa allo 80%, mentre quello americano tenderà ad avvicinare il 2%. Ciò potrebbe implicare uno scenario in cui l'equity ritorna a subire la pressione delle vendite. Ciò significa che i minimi che abbiamo visto nei primi giorni di agosto risultano ancora vulnerabili; tendenzialmente un loro eventuale break-out creerebbe (in termini comportamentali) una significativa revisione dei portafogli. Insomma vendite robuste e rotazione verso governativi lunghi core e flussi in direzione del dollaro. Quando agli inizi dell'anno stimavamo una flessione dell'euro verso 1,30/1,28 poteva sembrare sopra le righe, soprattutto se riferita alle note stime rilasciate da grandi investment bank. Oggi con il rapporto a 1,3250 (nostro target intermedio) la cosa non sembra più fuori luogo. Quindi attendiamo una breve fase di consolidamento verso 1,3350 1,34 sempre convinti che la direzione rimanga fedele alle nostre stime. Per inciso, la debolezza dell’euro verso dollaro è l'unica vera "riforma" in grado di soccorrere e contribuire nell'immediato alla tenuta del Made in Italy, tutto il resto appare sempre lontano e incapace di restituire competitività alla nostra periferica periferia.

(Wlademir Biasia - Wb advisors.com)

 

Vediamo alcuni indicatori in ottica MACROTECNICA:

  •  La curva dei rendimenti USA non è invertita. Nel caso in cui i tassi di interesse a breve termine sono più elevati rispetto ai tassi a lungo termine, fa presagire male per l'economia (intesa come azioni e obbligazioni).Uno dei modelli più potenti per predire la recessione  nel'anno successivo è lo scarto della  curva dei rendimenti tra il T-Note a 10 anni e il T-bond  a 3 mesi.  I risultati di uno studio della Federal Reserve (Estrella e Mishkin) per il periodo 1960-1995  ha collegato il valore dello spread in punti percentuali alla probabilità di recessione. Un margine positivo (con valori compresi tra 1,21-0,02)  è collegato con probabilità del 5% al 25%. Una volta che lo scarto gira negativo, le probabilità vanno dal 30% ad una lettura di -0,17, al 70% a -1,46, 80% a -1,85 e il 90% a -2,40. Ora siamo a 2,37.
  •  IL LEI del conference Board , in aumento dello 0,9 a luglio (settimo aumento consecutivo) da indicazioni per una buona espansione del PIL USA anche nel 2014  al  3% circa.
  • Il Margin Debt, ovvero l'ammontare di denaro preso a prestito a gugno  è  in umento   ora è  a 464.311  miliardi di dollari dai 438.547 di maggio. Questo è un indicatore leading (anticipatore) dei possibili punti di svolta del mercato azionario americano, il cui andamento va a rafforzare i cicli virtuosi rialzisti e ad amplificare quelli viziosi in caso di ribasso.I dati attuali non segnalano ancora  un esaurirsi della spinta al rialzo dell'equity per luglio (!?).

Vediamo alcuni Trading System cosa ci dicono :

  • IL mio TS "Trend_Hunter"timeframe daily, ottimo per prendere posizione nel mercato con ottica di medio_lungo termine, sulle principali borse mondiali vede  una situazione   sempre  rialzista sulle borse occidentali con i mercati core in ripresa  e i  i  BRIC  in deciso rialzo.(grafico allegato).
  • Il TS su  timeframe orari sui futures  (Speed_Hunter) conferma   ora lo short sui mercati europei(stox50 e  dax)   mentre   il  Bund  e il BTP sempre  LONG .

Vediamo alcuni indicatori anticipatori dei punti di svolta del mercato  cosa ci dicono :

  • l’andamento dell’Up-Down Volume al NYSE a 29,12 in termini di media a 250 giorni conferma nettamente il LONG ($NYUD), il dato differenziale risulta positivo  dalla fine  di luglio 2012. Da allora, non è mai tornato sotto la linea dello zero,"ossia se i compratori prevalgono sui venditori, il mercato sale, punto.  Finchè vi è prevalenza di Up Volume, non ci sarà motivo di temere_Gaetano Evangelista".

 
 
 

S&P500 record verso quota 2000

Post n°1727 pubblicato il 22 Agosto 2014 da Lucky340
 
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NEW YORK (WSI) - Chiusura in rialzo per Wall Street, con il Dow Jones che sale dello 0,36% a 17,040.13 punti, il Nasdaq registra un +0,12% a 4,532.10 punti, mentre lo S&P 500 aumenta dello 0,29% a 1.991,37 punti (nuovo record, ormi a 9 punti da quota 2000) dopo una ventata di ottimismo portata dall'ultima tornata di dati macroeconomici positivi. C'è comunque attesa tra gli investitori per il discorso che farà domani la presidente della Fed Janet Yellen davanti ai banchieri centrali al Jackson Hole symposium.

Il titolo di Bank of America ha chiuso in rialzo dopo che il colosso bancario ha aderito a pagare una multa record di quasi 17 miliardi di dollari per i mutui subprime.

Ieri intanto sono uscite le minute della Fed relative all'ultimo incontro del FOMC: i dettagli del meeting hanno rivelato che i funzionari hanno discusso in merito ad un prossimo rialzo dei tassi d'interesse ma non c'è stato ancora accordo tra loro sull'entità del miglioramento del mercato del lavoro.

Con il mercato del lavoro sotto i riflettori, occhi puntati dunque sui numeri dei sussidi di disoccupazione di oggi: le richieste di sussidi, ha annunciato il Dipartimento del lavoro, sono diminuite di 14 mila unità a 298 mila nella settimana terminata il 16 agosto. Gli economisti si aspettavano un calo a 300 mila.

Nel mese di agosto, l'indice Philly Fed, che misura il livello di attivita' economica nel distretto federale di Filadelfia (Usa) e' salito da 28 da 23,9 punti di luglio. Bene l'outlook per i prossimi 6 mesi che migliora in modo sensibile.

Nel mese di agosto, l'indice Philly Fed, che misura il livello di attivita' economica nel distretto federale di Filadelfia (Usa) e' salito da 28 da 23,9 punti di luglio. Bene l'outlook per i prossimi 6 mesi che migliora in modo sensibile.

Sul fronte degli utili, prima della campanella previste le trimestrali di Dollar Tree, Hormel Foods. Dopo la chiusura sarà la volta di Gap, Intuit e Salesforce.com.

Sul fronte valutario, euro piatto a quota 1,3260 dollari.

Il Brent ha toccato il minimo degli ultimi 14 mesi a 101,91 dollari al barile sulla scia dei dati deboli provenienti dalla Cina.
I futures sul petrolio (WTI) segnano un calo dello 0,62% a quota 92,84 dollari al barile, mentre i prezzi dell'oro cedono l'1,44% a quota 1.276 dollari l'oncia.

da Wallstreetitalia

 
 
 

Spending Review? Non si uscirà mai da questa crisi con azioni di riduzione della spesa!

Post n°1726 pubblicato il 21 Agosto 2014 da Lucky340
 
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Il tema è di moda, visti i malumori pre- e post-ferragostani espressi dal commissario Cottarelli. E la maggior parte dei commenti segue la falsariga tipica: non si riescono a tagliare gli sprechi, per questo i conti dello stato sono in difficoltà, non usciremo mai dalla crisi in questo modo.
La verità è un po’ diversa, anzi parecchio. Non usciremo mai da questa crisi con azioni di riduzione della spesa. Da una situazione di depressione economica e di deflazione si esce incrementando le risorse messe a disposizione del sistema economico, non riducendole.
Questa è una verità semplice ma controintuitiva che parecchie persone comprendono, ma molte altre no. E constato quotidianamente che non c’è alcuna correlazione tra il livello di istruzione di chi capisce e di chi non capisce: parecchie mie conoscenze, magari professionisti di ottimo standing e di eccellente qualità, impegnati in settori legati alla finanza, all’economia, alla pratica legale, non ci arrivano assolutamente.
La Spending Review ha senso se condotta in tutt’altro modo. All’annuncio che un costo è stato tagliato, si dovrebbe immediatamente associare la dichiarazione “e quei soldi li abbiamo, invece, spesi così”.
Una cattiva spesa che viene sostituita da una spesa migliore, o da un’efficace riduzione di tassazione, è positiva. Ma l’impatto maggiore, anzi l’unico che costituisce un beneficio di vera sostanza nel contesto attuale, arriva se per un euro di riduzione ce ne sono due di maggiore spesa. Spesa pubblica o anche spesa privata (grazie, per esempio, a minori tasse).
Tagliare un euro di spreco per ridurre il deficit pubblico significa invece, oggi, aumentare la disoccupazione. Lo “spreco” è, in realtà, allocazione poco equa della spesa. Metto qualcuno in condizione di spendere (un consigliere provinciale corrotto ? Er Batman, ricordate ?) e quello comunque spende e dà lavoro ad altri.
Molto meglio dare soldi a pensionati, disoccupati, o lavoratori e aziende (sotto forma di minori tasse) che a Er Batman. Ma molto, molto PEGGIO tagliare lo spreco per ridurre il deficit. Invece di spesa mal distribuita (ma che comunque alimenta domanda e lavoro) ottengo solo di far sparire soldi dalla circolazione, riducendo quindi il reddito della collettività.
Non sarebbe così se l’economia fosse in condizioni normali, cioè in uno stato in cui non ci sono livelli anomali di disoccupazione. Se l’economia lavora al suo normale regime, la spesa di Er Batman fa lavorare risorse produttive che altrimenti sarebbero impiegate altrimenti, ma comunque lavorerebbero: e l’allocazione sarebbe più equa.
Oggi invece meno soldi a Er Batman, se non sono riallocati verso un’altra forma di spesa, significa un maggior sottoutilizzo delle capacità produttive: più disoccupazione, come si diceva.
Tagliamo quindi la spesa sbagliata, ma per RIALLOCARE, non per diminuire il deficit. E per ogni euro di spesa tagliata, aumentiamo di due altre forme di spesa migliori.

Molti capiscono tutto questo, molti altri hanno letteralmente un blocco mentale nel rendersi conto che in una situazione di domanda depressa, di disoccupazione massiccia, le cose stanno così. Pazienza. Io continuo a spiegare.

da http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/

 
 
 

Fed: exit strategy prima del previsto

Post n°1725 pubblicato il 21 Agosto 2014 da Lucky340
 
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NEW YORK (WSI) - La Federal Reserve potrebbe uscire dalle misure di stimolo all'economia statunitense prima del previsto. Lo si legge nelle minute della Fed della riunione del 29-30 luglio, secondo cui ''la maggior parte dei membri del comitato ha sottolineato che se gli obiettivi sono raggiunti più velocemente, sarebbe opportuno incominciare a rimuovere le misure di stimolo prima di quanto anticipato''.

Per quanto riguarda la tempistica dell'aumento dei tassi, gran parte dei membri del Fomc della Federal Reserve ritiene che il primo rialzo sui Fed Funds dipendera' dai dati economici che arriveranno nei prossimi mesi. Quando verra' avviata la fase di normalizzazione dei tassi di interesse, quasi tutti i membri del Fomc ritengono che si dovra' procedere con aumenti del costo del denaro nell'ordine di 0,25% alla volta.

Oggi intanto la moneta europea passa di mano a 1,3250 dollari, dopo aver toccato un minimo di 1,3241 dollari e un massimo di 1,3260 dollari, ben al di sotto di quota 1,33. Euro/yen a 137,60 e dollaro/yen forte a 103,85, dopo aver sfiorato quota 104.

da wallstreetitalia

 
 
 

Ritorno alla Lira, "unica via d'uscita dalla crisi"

Post n°1724 pubblicato il 16 Agosto 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

NEW YORK (WSI) - L'Italia è da considerarsi in uno stato di depressione da quasi sei anni. Un crollo lungo ed inesorabile, frutto di continue false partenze che hanno portato il PIL a livelli visti, l'ultima volta, 14 anni fa e ad una produzione industriale che è scesa ai livelli del 1980. Ogni volta che l'economia non ha potuto svalutare, l'attività è stata anemica.

In un ficcante editoriale sul Telegraph Ambrose Evans-Pritchard spiega come una serie di "spettacolari" errori politici hanno portato ad una situazione mai vista neanche durante la Grande Depressione, dove vi era comunque stata una crescita del PIL del 16%, tra il 1929 e il 1939.

I prestiti bancari alle imprese, ad oggi, sono ancora in calo ad un tasso del 4.5%. Moody inoltre ha dichiarato che l'economia si contrarrà dello 0.1% quest'anno, il crollo delle proprietà non avrebbe ancora toccato il fondo e la Banca d'Italia ha detto che il numero di mesi necessari per vendere una casa è salito a 9,4, (era 8,8 alla fine dell'anno scorso).

Il mix letale di contrazione economica e inflazione a zero stanno causando la traiettoria del debito ad avere una spirale verso l'alto. Il debito pubblico è salito a 135.6% nel primo trimestre, da 130.2% un anno fa.
La recessione sta erodendo le entrate fiscali a tal punto che il premier Matteo Renzi dovrà effettuare tagli di 20/25 miliardi per soddisfare gli obiettivi di disavanzo dell'UE.

 

I prezzi immobiliare e le vendite del settore in Italia negli ultimi anni.


L'Italia, ai tempi della Lira, eseguiva un surplus commerciale con la Germania. Le industrie italiane del nord erano viste come concorrenti formidabili, nonostante la lira era debole, fino al 1996, quando é entrata in una "spirale produttiva negativa".

Con l'Euro, a causa del suo alto valore, questo sta pesando sull'economia italiana, che fa così fatica a esportare. Il tasso di cambio della moneta ha un rapporto più alto per l'Italia rispetto alla Germania, del 67% contro il 40% tedesco.
L'euro forte penalizza i gruppi esportatori italiani più di quanto non faccia con quelli tedeschi. La crescita della produttività è stata fiacca ogni volta che la valuta era legata a quella tedesca, che invece ha fatto un bel salto ogni volta che la valuta nazionale è stata svalutata.

Pochi contestano il fatto che lo Stato italiano abbia bisogno di una revisione radicale. Ma ciò di cui ha veramente bisogno è una revisione fiscale, un massiccio investimento in infrastrutture e competenze, sostenute da uno stimolo monetario per sollevare il Paese dalla sua soffocante tristezza cosmica.

 

La traiettoria discendente del Pil negli ultimi anni. È l'unico paese industrializzato a non essere tornato sui livelli pre crisi.


Qual'è quindi la soluzione? In parole povere, l'Italia deve badare a se stessa. Può recuperare solo se si libera dalla trappola dell'UEM e riprende il controllo dei suoi strumenti politici e sovrani, controllando il proprio capitale.

Il problema principale è un disallineamento del tasso di cambio, che crea una crisi del debito pubblico non necessaria, attraverso i meccanismi perversi della Unione Monetaria Europea.

Lasciare l'Euro non è semplice, anzi, le strutture ad incastro dell'unione monetaria hanno forti interessi e sono potenti e spietate. Ma comunque non è impossibile.

Renzi può quindi concludere che l'unico modo possibile per materializzare il suo aspirato "Risorgimento in Italia" sia quello di scommettere tutto sulla Lira. E procedere alla svalutazione. Secondo l'editorialista del Telegraph è questo il male minore.

da Wallstreetitalia

 
 
 

Rialzo dei tassi? proteggiamoci con gli ETP

Post n°1723 pubblicato il 15 Agosto 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

E’ una domanda che vale miliardi di dollari. Quando saliranno i tassi negli Stati Uniti? La sfera di cristallo non l’ha nessuno, ma tra gli investitori montano i dubbi sulle conseguenze della fine della politica ultra-espansiva della Fed. Tra l’altro, i segnali di un risveglio dell’inflazione non mancano, a conferma che il mercato potrebbe arrivare a scontare salite future dei rendimenti. Soprattutto negli Usa, mentre diverso appare il caso Europa dove le economie semmai “flirtano” apertamente con rischi deflazionistici.

Con adeguato tempismo, ci pensa Boost Etp, società di WisdomTree, ad annunciare su Borsa Italiana il lancio della prima gamma di Etp obbligazionari a tripla leva short in Europa, che permettono di guadagnare (o proteggersi) dal rischio di aumento dei tassi. 

I nuovi Etp di Boost

Product Name

ISIN

Ticker

Boost BTP 10Y 3x Short Daily ETP

IE00BKS8QM96

3BTS

Boost Bund 10Y 3x Short Daily ETP

IE00BKS8QN04

3BUS

Boost US Treasuries 10Y 3x Short Daily ETP

IE00BKS8QT65

3TYS

Si tratta di ETP che replicano gli indici che forniscono un’esposizione ai rendimenti dei future sui Treasuries Usa a 10 anni e sulle obbligazioni governative italiane e tedesche, sempre a 10 anni. Sono pensati per restituire un ritorno -3x sul movimento giornaliero dell'indice di riferimento. Ad esempio – spiega una nota della società – “se il BNP Paribas Long Term BTP Future Index scende dell'1% in un giorno il "3BTS" aumenterà del 3% sempre in quel giorno (al netto di commissioni e aggiustamenti). Al contrario, se il BNP Paribas Long Term BTP Future Index aumenta dell1% in un giorno il "3BTS" scenderà del 3%”. Con quest’ultima quotazione i prodotti di BOOST ETP disponibili sulle borse di Londra, Francoforte e Milano salgono così a 75.

CommentaHector McNeil, Co-CEO di Boost ETP: “Viste le aspettative di crescita dei tassi d’interesse nel breve termine gli ETP obbligazionari a tripla leva short di Boost daranno agli investitori l’opportunità di migliorare i propri rendimenti o proteggersi dall'aumento dei tassi”.

Michela Mercante su itforumNews

 
 
 

Europa corre verso il fallimento. Pil tedesco -0,2%

Post n°1722 pubblicato il 14 Agosto 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

VECCHIO CONTINENTE NEL BARATRO - Un vero e proprio bagno di sangue. Il Pil tedesco si è contratto dello 0,2% nel secondo trimestre mentre a Parigi la crescita è pari a zero. Dopo il ritorno della recessione in Italia ora arrivano da tutta Europa segnali economici drammatici. E forse ha ragione chi afferma che la moneta unica porta solo disoccupazione e povertà. L'euro è al capolinea?

Ormai non è più un'opinione, a parlare sono i fatti. Dopo il ritorno dell'Italia in recessione e lo spettro deflazione nel Vecchio Continente, i dati sul Pil in Germania e in Francia segnalano una drammatica contrazione a Berlino e una preoccupante stagnazione a Parigi. Così come è strutturata l'area dell'euro non va. Non cresce, anzi decresce e porta disoccupazione e povertà. Le istituzioni europee e i grandi partiti con il Pse e il Ppe continuano a difendere l'Ue e la moneta unica, ma forse - dati alla mano - hanno ragione quei movimenti e quelle forze politiche che affermano da mesi il fallimento del progetto dell'euro. La crescita è tornata in tutto il mondo, tranne che nella zona della valuta comunitaria. Una bomba che rischia di esplodere in autunno qualora anche nel terzo trimestre le cifre economiche fossero negative o sotto le attese. Non bastano i tassi di interesse vicino allo zero e anche la Germania, madre del rigore e dell'austerità, vede vicina la recessione per colpa o a causa della crisi senza fine dei partner europei che importano sempre meno i prodotti tedeschi.

Ma vediamo i numeri. L'economia della Germania registra una contrazione dello 0,2% nel secondo trimestre su base destagionalizzata e trimestrale. Nei primi tre mesi il Pil era salito dello 0,7% e gli analisti si aspettavano che restasse invariato. Su base annuale destagionalizzata il Pil della Germania avanza dell'1,2%.

L'economia della Francia resta ferma nel secondo trimestre, a fronte di un atteso +0,1%. Anche nel primo trimestre il Pil francese è stato stagnante. Sulla scia dei dati del secondo trimestre, che mostrano un'economia stagnante, il ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, taglia le previsioni di crescita di fine anno, portandole "intorno allo 0,5%" dall'iniziale +1%. "La crescita è caduta in Europa e in Francia", scrive Sapin a Le Monde. "Con una crescita zero nel secondo trimestre - aggiunge il ministro - che estende la stagnazione dei primi tre mesi, il paese rallenta e non raggiungeremo l'obiettivo dell'1% previsto tre mesi fa". "Quest'anno la crescita della Francia - dice ancora - sarà intorno allo 0,50% e niente ci autorizza a prevedere, al momento, una crescita di molto superiore all'1% nel 2015". Sapin inoltre rialza al 4% le previsioni del deficit di quest'anno. In precedenza Parigi aveva stimato un deficit al 3,8% e si era impegnata ad abbassarlo al 3%. Il governo di Hollande ha chiesto all'Ue di "allentare la stretta su conti".

da http://www.affaritaliani.it

 
 
 
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