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Non intendo sollecitare investimenti.
Chiunque utilizzi spunti derivanti dalla mia analisi  agisce a proprio rischio e pericolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Analisi Intermarket al 19/11/2016

Post n°1967 pubblicato il 19 Novembre 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

......I mercati, nel loro conformismo, hanno adottato fino al giorno del voto il punto di vista degli avversari di Trump e non lo hanno mai preso sul serio. Dopo il voto ci hanno messo letteralmente tre ore, come gli avversari, per iniziare a prendere Trump terribilmente sul serio. Da qui l’impennata del dollaro e dei tassi, la caduta dell’oro e i nuovi massimi delle borse. S Trump darà una scossa di adrenalina a un ciclo economico che nei fatti era ancora vivo ma che psicologicamente era moribondo. La narrazione passerà dalla suicidaria stagnazione secolare di Summers all’ottimismo neoreaganiano delle energie che si liberano dalle catene e degli spiriti animali che tornano a dispiegarsi. I tassi, nel loro piccolo, godranno anch’essi del nuovo clima di libertà e andranno a posizionarsi per qualche tempo dove vorrà il mercato e non solo dove vorrà il Fomc. Il dollaro sarà di nuovo grande anche lui....Alessandro Fugnoli

 

Vediamo un indicatore  oggettivo in ottica MACROTECNICA cosa ci suggerisce :

  • IL LEI del conference Board  per gli Stati Uniti   ) per gli Stati Uniti è aumentato dello 0,1 per cento nel mese di ottobre a 124,5 (2010 = 100), a seguito di un aumento del 0,2 per cento nel mese di settembre, e un calo dello 0,2 per cento in agosto.

    "Gli Stati Uniti LEI è aumentato nel mese di ottobre per il secondo mese consecutivo. Anche se il suo tasso di crescita sui sei mesi  rimane moderato , l'indice suggerisce ancora che l'economia continuerà l'espansione in inizio 2017 ", ha detto Ataman Ozyildirim, direttore dei cicli economici e di ricerca a The Conference Board. "Il tasso di interesse diffuso e numero medio di ore settimanali sono stati i principali driver di miglioramento del mese di ottobre, contribuendo a compensare alcune delle debolezze circa le  richieste di assicurazione contro la disoccupazione e  i nuovi ordini."

    Vediamo  come alcuni  Trading System    vedono la situazione :

  • IL mio TS  weekly  (Futures)  (nel riquadro)nato per cogliere i trend di lungo periodo sui mercati indica  sulle principali borse mondiali  una situazione nella quale vediamo un rasserenarsi della situazione globale sull'equity, una caduta dei valori obbligazionari americani ed europei ossia rendimenti in rialzo e la caduta delle quotazioni dell'Oro Dollaro sempre Long sull'euro.
  • Il trading system reso popolare da Dog Short su base mensile  conferma il LONG per novembre.  Tutte  e tre  le medie mobili sullo S&P 500 stanno segnalando invested e tre dei cinque  ETF del portafoflio Ivy (SMA_1o) danno  il  segnale  "investito" ad eccezione degli etf sull' obbligazionario se sul settore immobiliare. Questo ottimo sistema è  molto raccomandabile da seguire (la  mia preferenza va a SMA_12), le uniche controindicazioni riguardano  la presenza di qualche falso segnale che tale sistema genera. 

 
 
 

Che cosa succede con Trump

Post n°1966 pubblicato il 14 Novembre 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Ci sarà, negli USA, una svolta di politica economica ? con ogni probabilità sì, soprattutto nel senso di politiche fiscali maggiormente espansive, che lasciano pensare a un’accelerazione della crescita già a partire dal 2017.

Per la verità anche Hillary Clinton (e lo stesso Obama) si erano espressi a favore di programmi di investimenti pubblici in infrastrutture. Ma aveva (Obama) o avrebbe avuto (Clinton) il problema insormontabile di congresso e senato a maggioranza repubblicana, che avrebbero bloccato azioni di questo tipo se proposte da un presidente democratico.

Trump questo problema non lo avrà. Ha accennato a numeri significativi (1.000 miliardi di dollari in quattro anni ?) attuati tramite (qui la cosa sarà da chiarire) partnerships pubblico / privato e incentivi fiscali sotto forma di “tax credits” (cartolarizzabili e cedibili ? ai lettori di questo blog dovrebbe ricordare qualcosa… ).

Si parla anche di riduzioni d’imposta, sperabilmente rivolti in misura significativa alle fasce sociali disagiate e alla classe media impoverita, il vero motore del sorprendente successo elettorale di Trump.

Un programma di espansione fiscale significativo dovrebbe finalmente portare l’economia USA fuori dalla trappola della liquidità: il mercato obbligazionario sembra crederci, come indicato dai rendimenti dei titoli di stato a 10 anni, passati dall’1,6% scarso di poche settimane fa a oltre il 2,1%.

Cambi: la combinazione di ripresa economica e tassi d’interesse in salita dovrebbe spingere il dollaro al rialzo, ma questo peggiorerebbe il deficit commerciale e diluirebbe, quindi, l’effetto espansivo delle azioni fiscali. E d’altra parte il livello attuale – 1,085 contro euro – è probabilmente già sopravvalutato di un 10%, forse anche di un 15%.

In effetti agli USA farebbe comodo un dollaro più debole contro euro, ma questo aggraverebbe la sempre problematica e precaria situazione dell’Eurozona. La cosa più sensata sarebbe accettare un cambio all’incirca invariato a condizione che anche dall’altra parte dell’Atlantico finalmente cada il mantra dell’austerità e si attui una significativa espansione fiscale, quantomeno nei paesi tuttora in difficoltà – cioè più o meno tutti meno la Germania - e per almeno un paio di punti di PIL.

Questo risolverebbe ovviamente anche molti dei guai prodotti dall’Eurocrisi. Gli USA premeranno in questa direzione, speriamo che l’euro-autolesionismo venga finalmente meno.

Accordi commerciali: Trump è stato eletto su una piattaforma di forte critica della globalizzazione e dei suoi effetti negativi sulla classe media sempre più marginalizzata e impoverita. Non credo a guerre commerciali, ma al blocco definitivo del TTIP e del TTP, forse anche alla revisione del NAFTA. E in generale ad azioni – si vedrà quanto efficaci – orientare a isolare il lavoratore USA dagli impatti più violenti della concorrenza dei paesi a basso costo del lavoro.

Resteranno sparate propagandistiche senza seguito il muro al confine col Messico, la deportazione degli immigrati irregolari, il bando all’ingresso di musulmani. Ma un atteggiamento più restrittivo nei confronti dell’immigrazione sicuramente ci sarà.

In politica estera, molto positivo è l’orientamento a porre termine all’avventurismo in Medio Oriente e a ricercare un dialogo cooperativo e distensivo con Mosca. Che per l’Europa comporterebbe il non disprezzabile effetto collaterale del venir meno delle sanzioni alla Russia. 

Fin qui ci sarebbe da essere ottimisti. Dove sono i dubbi ? In ordine crescente di potenziale importanza:

Regolamentazione del mercato finanziario: si parla di riliberalizzare, e riaffiorano quindi i fantasmi del 2008. Ma i segnali sono disomogenei: annullamento del Dodd-Frank da un lato (ma quanto è stato realmente efficace ?) reintroduzione del Glass-Steagall dall’altro… scenari non chiari, o meglio contraddittori.

Sanità: si parla di annullare l’Obamacare, sul quale personalmente non ho un’opinione. Un disastro forse non è, un successo incontestabile neanche. Tutto dipende da che cosa lo sostituirà. La soluzione migliore sarebbe il single-payer system all’europea – interventi direttamente a carico del settore pubblico – ma bisognava eleggere Bernie Sanders…

Ambiente: Trump è, semplicemente, negazionista sul global warming. A giudizio di molti, si rischia di perdere l’ultima finestra di opportunità per evitare danni climatici di portata difficilmente valutabile. Anche qui non ho opinione – ho cercato di farmela, ma ancora non so a chi credere. Certo è inquietante.

Carlo Cattaneo 

 
 
 

Analisi Intermarket al 12/11/2016

Post n°1965 pubblicato il 12 Novembre 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

 

"Uno dei capisaldi della nuova Trumponomics è il proposito di finanziare, in deficit, la ristrutturazione della rete infrastrutturale americana: porti, strade, autostrade, ferrovie, ospedali e scuole. Non entriamo nel merito di questo progetto, il punto è che il proposito di aumentare la spesa pubblica negli Stati Uniti appare virtualmente acquisito; tant’è vero che ieri è stato estremamente difficile collocare un’asta di titoli di Stato a lunga scadenza. E i tassi di interesse iniziano vistosamente a puntare verso l’alto.

Se le intenzioni ventilate in campagna elettorale dovessero trovare riscontro, la Federal Reserve sarebbe costretta ad anticipare i tempi; aumentando i tassi a più riprese e in misura più consistente di quanto fino ad ora ritenuto.

Maggiori tassi di interesse si tradurrebbero, ceteris paribus, in una maggiore remunerazione del dollaro americano; che pertanto subirebbe una vistosa rivalutazione. In realtà ci sono alcune variabili da ponderare, ma diciamo che, ex ante, questo scenario appare del tutto realistico....."Gaetano Evangelista

  

 Vediamo un indicatore  oggettivo in ottica MACROTECNICA cosa ci suggerisce :

  • IL LEI del conference Board  per gli Stati Uniti    è aumentato dello 0,2 per cento nel mese di settembre a 124,4 (2010 = 100), dopo un calo dello 0,2 per cento in agosto, e un aumento del 0,5 per cento nel mese di luglio.

    "il LEI USA  è aumentato nel mese di settembre, invertendo il  declino di agosto, che insieme con il pick-up del tasso di crescita di sei mesi suggerisce che l'economia dovrebbe continuare a espandersi a un ritmo moderato a inizio 2017," ha detto Ataman Ozyildirim, direttore dei cicli economici a The Conference Board. "Permessi nuove costruzioni ,  assicurazione sulla disoccupazione, e la diffusione del  tasso di interesse sono stati i principali componenti della salita dell'indice nel mese di settembre. Nel complesso, i punti di forza tra i principali indicatori sono stati molto maggiori delle debolezze ossia il modesto incremento dei prezzi delle azioni e della settimana lavorativa media. "

    Vediamo  come alcuni  Trading System    vedono la situazione :

  • IL mio TS  weekly  (Futures)  (nel riquadro)nato per cogliere i trend di lungo periodo sui mercati indica  sulle principali borse mondiali  una situazione nella quale vediamo un rasserenarsi della situazione globale sull'equity . Questo ha comportato una caduta dei valori obbligazionari americani ed europei ossia rendimenti in rialzo e la caduta delle quotazioni dell'Oro e la risalita del rame. Dollaro sempre Long sull'euro.
  • Il trading system reso popolare da Dog Short su base mensile  conferma il LONG per novembre.  Tutte  e tre  le medie mobili sullo S&P 500 stanno segnalando invested e tre dei cinque  ETF del portafoflio Ivy (SMA_1o) danno  il  segnale  "investito" ad eccezione degli etf sull' obbligazionario se sul settore immobiliare . Questo ottimo sistema è  molto raccomandabile da seguire (la  mia preferenza va a SMA_12), le uniche controindicazioni riguardano  la presenza di qualche falso segnale che tale sistema genera. 

     

 

 
 
 

Trumpeconomics:le probabili conseguenze

Post n°1964 pubblicato il 11 Novembre 2016 da Lucky340
 
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Gaetano Evangelista Ad Age italia

venerdì 11 novembre 2016

Uno dei capisaldi della nuova Trumponomics è il proposito di finanziare, in deficit, la ristrutturazione della rete infrastrutturale americana: porti, strade, autostrade, ferrovie, ospedali e scuole. Non entriamo nel merito di questo progetto, il punto è che il proposito di aumentare la spesa pubblica negli Stati Uniti appare virtualmente acquisito; tant’è vero che ieri è stato estremamente difficile collocare un’asta di titoli di Stato a lunga scadenza. E i tassi di interesse iniziano vistosamente a puntare verso l’alto.

Se le intenzioni ventilate in campagna elettorale dovessero trovare riscontro, la Federal Reserve sarebbe costretta ad anticipare i tempi; aumentando i tassi a più riprese e in misura più consistente di quanto fino ad ora ritenuto.

Maggiori tassi di interesse si tradurrebbero, ceteris paribus, in una maggiore remunerazione del dollaro americano; che pertanto subirebbe una vistosa rivalutazione. In realtà ci sono alcune variabili da ponderare, ma diciamo che, ex ante, questo scenario appare del tutto realistico. Cosa succederebbe, nel concreto?

Succederebbe che le aziende americane mal digerirebbero la mossa. Fra la variazione annuale del Dollar Index (linea verde, scala di destra rovesciata nel grafico qui in alto a sinistra) e la variazione annuale degli utili per azione (linea rossa, scala di sinistra), sussiste una evidente quanto comprensibile correlazione inversa. Difatti la rivalutazione del biglietto verde sperimentata nel corso dello scorso anno ha pesantemente impattato sulla redditività aziendale. Che non a caso si stava risollevando, nei mesi recenti, grazie alla stabilizzazione del cambio.

Evidentemente, una nuova rivalutazione del dollaro USA farebbe sprofondare la variazione annuale degli EPS nuovamente in territorio negativo.

A tutto vantaggio degli altri partner commerciali. A partire dall’Europa, che infatti nel 2015 ha visto gli utili aziendali decollare, grazie proprio alla svalutazione dell’euro connessa alla rivalutazione del dollaro.
Ecco perchè, se Trump mantenesse i suoi propositi, a guadagnarne sarebbero soprattutto Giappone ed Europa. Manna dal cielo per quest’ultima, visto che, al momento attuale, la rivalutazione del cambio in termini medi ponderati ha visto la dinamica reddituale precipitare di nuovo sotto la linea dello zero.

da http://news.itforum.it/

 
 
 

Via dall’euro, con l’austerità non c’è futuro. Lo ammette anche Zingales

Post n°1963 pubblicato il 26 Settembre 2016 da Lucky340
 
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E’ un’intervista destinata a far scalpore, sebbene il quotidiano che la pubblica “Repubblica” abbia cercato di annacquarla. Il vero titolo era “Via dall’euro, con l’austerità non c’è futuro” hanno preferito un più neutrale “Quella contro l’austerity e’ una battaglia persa”. Resta però la sostanza.

Luigi Zingales, economista della University of Chicago, stronca i tentativi di Renzi di strappare qualche decimale di flessibilità per la semplice ragione che il vero nodo è strutturale. Le schermaglie non servono a nulla.

«Il problema non è qualche punto decimale di flessibilità, ma la vera struttura dell’ unione monetaria. Senza una politica fiscale comune l’ euro non è sostenibile: o si accetta questo principio o tanto vale sedersi intorno a un tavolo e dire: bene, cominciamo le pratiche di divorzio. Consensuale, per carità, perché unilaterale costerebbe troppo, soprattutto a noi».

Parola di Zingales, che alla domanda su cosa dovrebbe fare l’Italia per sbloccare l’austerità di marca tadesca, la risposta è netta:

«Di certo smetterla di elemosinare decimali da spendere a scopi elettorali rendendosi poco credibile. Dovrebbe invece iniziare una battaglia politica a livello europeo. Dire chiaramente che alle condizioni attuali l’ euro è insostenibile. O introduciamo una politica fiscale comune che aiuti i paesi in difficoltà o dobbiamo recuperare la nostra flessibilità di cambio. Tertium non datur.

Il rischio per gli italiani è quello di finire come la rana in pentola: se la temperatura aumenta lentamente non ha la forza per saltare fuori e finisce bollita. Il nostro Paese non cresce da vent’ anni. Quanto ancora possiamo andare avanti?

Certo, Zingales continua a credere che una politica fiscale europea potrebbe risolvere i problemi di molti Paesi europei ma realisticamente sa che la Germania non si scosterà dall’attuale linea.

Alla Germania conviene che questa situazione continui all’ infinito. È difficile che qualcuno cambi idea se non gli conviene, a meno che non sia costretto a farlo. I tedeschi temono di pagare il conto delle spese altrui e su questo non hanno tutti i torti.

Dunque nulla cambierà. E l’Italia deve scegliere: se non vuole morire dissanguata lentamente deve trovare altre soluzioni. Ne resta una sola: uscire dall’euro, come sostengono da tempo Alberto Bagnai e gli economisti che gravitano attorno ad Asimmetrie.

E se Renzi fosse davvero il premier di rottura che pretende di essere, coglierebbe l’occasione per avanzare con forza la questione, anzi per porla al primo posto nell’agenda del Paese. Altro che Olimpiadi, altro che riforma costituzionale. Tutto è inutile senza crescita economica.

Ma questo coraggio,Renzi non ce l’ha. Preferisce, al solito, la propaganda e le schermaglie verbali, come se bastasse parlare bene per salvare un Paese.

 

Marcello FOA su http://blog.ilgiornale.it/

 

 

 
 
 

Usa: la Federal Reserve conferma il costo del denaro, appuntamento a dicembre

Post n°1962 pubblicato il 21 Settembre 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

MILANO (Finanza.com)

Come da attese, la Federal Reserve ha confermato il costo del denaro allo 0,25-0,5%. La decisione è stata presa con una maggioranza di sette membri contro tre (il presidente di Boston, Eric Rosengren, quello di Kansas City, Esther George, e il n.1 di Cleveland, Loretta Mester). L’istituto guidato da Janet Yellen ha però evidenziato che una nuova stretta, la seconda dal 2006, è sempre più vicina. 

“Il Comitato (Federal Open Market Committee, ndr) ritiene che le probabilità di un aumento dei tassi sui federal funds siano cresciute ma, per ora, ha deciso di attendere ulteriori prove della continuazione dei progressi verso i suoi obiettivi”, riporta il comunicato dell’istituto con sede a Washington. 

Le indicazioni macroeconomiche contrastanti delle ultime settimane avevano creato qualche apprensione tra gli operatori. La crescita dell’inflazione, passata dallo 0,8% all’1,1% ad agosto, ha incrementato le argomentazioni a favore di una stretta, mentre il primo calo in cinque mesi registrato il mese scorso dalle vendite al dettaglio (-0,3%) ha giocato a favore delle “colombe”. 

Poco dopo la chiusura degli scambi in Europa la probabilità di una stretta erano al 24%. Poco più in alto il dato relativo il meeting del 2 novembre (32,1%) e di poco sotto il 60% l’ipotesi di un intervento a metà dicembre (14/12). 

Tassi fermi anche nel prossimo meeting, vista la vicinanza delle elezioni presidenziali (Trump accusa la Fed di aver creato “una falsa economia” per aiutare Obama) e la mancanza di una conferenza stampa per illustrare al meglio un provvedimento così importante, e nuova stretta nell’ultima riunione del 2016. 

A conferma di questa view ci sono i cosiddetti "dot plot”, le proiezioni sull'evoluzione dei tassi secondo ogni membro del Comitato di politica monetaria. A giugno, l'ultima volta che i dot plot sono stati diffusi, la stima mediana era di due strette nel 2016, contro le quattro del dicembre 2015. Ora, su 17 votanti, 14 si attendono  un nuovo incremento prima della fine dell’anno. Nel 2017 ci dovrebbero essere due nuovi ritocchi al rialzo, contro i tre di giugno. Indicazioni “dovish”, da colomba, anche dalla stima sulla crescita economica, passata dal 2 all’1,8%. 

Sostanzialmente piatto prima dell’annuncio, lo S&P500 al momento guadagna lo 0,45% mentre l’indice del dollaro, in rosso di mezzo punto percentuale, sta incrementando le perdite. Festeggia anche l’oro, in aumento di un punto e mezzo percentuale a 1.338 dollari l’oncia.

da http://www.finanza.com/

 
 
 

Bce: politica monetaria invariata(commenti).

Post n°1961 pubblicato il 09 Settembre 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

La Banca centrale europea ha lasciato invariata la politica monetaria nella riunione tenutasi oggi a Francoforte. I mercati hanno reagito negativamente ma si è trattato solo di un movimento temporaneo come temporanea appare essere la resistenza della Bce a nuovi interventi.

Il mercato si attendeva un nulla di fatto ma forse, sotto sotto, sperava almeno in un prolungamento del Programma di acquisto asset. Mario Draghi e i banchieri centrali della Bce non lo hanno concesso, anzi, non ne hanno proprio parlato. Da qui la delusione, manifestatasi sui mercati azionari europei e sull'euro. Movimenti di breve durata che sono presto rientrati. Draghi sarà costretto a muovere a dicembre, dopo la revisione al ribasso delle stime macroeconomiche elaborate dallo staff della Bce. 

"Crediamo che Francoforte - commenta Vincenzo Longo, strategist di Ig - procederà entro dicembre a prolungare il Qe causa deterioramento dell'attività economica e anche il mercato lo sa. La reazione negativa, tra l'altro del tutto modesta, è riconducibile per lo più al fatto che la Bce sembra non essere così disponibile a concessioni gratuite verso il mercato". 
E tantomeno a concessioni gratuite verso i responsabili politici: "Mario Draghi - nota Marco Vailati, responsabile Ricerca e investimenti di Cassa Lombarda - ha ribadito la necessità di riforme strutturali e sostegno fiscale, pur nel rispetto delle regole del Patto di crescita e stabilità. Un approccio logico e disciplinato, senza sprecare cartucce sostanzialmente non necessarie oggi e tenendosi spazi aperti per i prossimi meeting". In effetti il governatore della Bce si è potuto concedere un briciolo di ottimismo, nonostante dati macroeconomici non esaltanti "comunicando - ricorda Matteo Paganini, chief analyt di Fxcm Italia - che le manovre straordinarie di sostegno all'economia hanno cominciato a mostrare una reale trasmissione del denaro iniettato nel sistema europeo all'economia reale. Ciò depone a favore di una rinnovata politica attendista, sempre che i dati macro da qui a dicembre non sprofondino",
Eppure un po' più di proattività sarebbe stata positiva secondo Patrick O'Donnel, fixed income investment manager di Aberdeen AM: "La mancanza di urgenza lascerà sotto pressione, probabilmente, gli asset finanziari e la valuta, rendendo il lavoro della Bce ancora più difficile. La prossima mossa, a dicembre, sarà un'estensione del Programma di acquisto asset (Pspp)" in pratica quanto i mercati si attendevano già oggi. 
"Al fine di sostenere l'economia dell'area euro la Bce sarà forzata ad adottare una posizione di politica monetaria ancora più morbida" sottolinea Anthony Doyle, investment director retail fixed interest di M&G Investments che prosegue: "Fortunatamente ci sono una serie di azioni a disposizione della Banca centrale europea, tra cui l'estensione e l'ampliamento della durata degli acquisti di asset cambiando i termini del programma di acquisto asset al fine di prevenire qualsiasi problema di scarsità di asset acquistabili, e anche il taglio dei tassi in territorio negativo. Dal nostro punto di vista, il tema di ulteriori stimoli monetari è solo questione di tempo". 

 
 
 

Stati Uniti: ISM servizi ai minimi dal 2010 e rialzo tassi in dubbio

Post n°1960 pubblicato il 07 Settembre 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Chiusura in rosso per le borse europee che perdono terreno dopo i dati deludenti arrivati dagli Stati Uniti. Dopo una mattina trascorsa in frazionale rialzo, le vendite sono affiorate nell’ultima ora di contrattazione in scia alla pubblicazione delle figure del settore dei servizi relative al mese di agosto del paese a stelle e strisce.

Sia l’indice PMI che l’ISM hanno mancato le attese, attestandosi rispettivamente a 50,9 punti (da 51,4) e a 51,4 punti (da 55,5). Mentre il primo è stato il più basso da febbraio 2016, ben peggiore è stata la performance dell’indice ISM che è crollato ai minimi da 6 anni e mezzo.

Sebbene entrambi i dati siano rimasti sopra la soglia dell’espansione, il violento peggioramento potrebbe aprire a una prosecuzione del calo anche nei prossimi mesi. I sotto indici non hanno fatto meglio, con i nuovi ordini che sono crollati di quasi 9 punti.

Così, dopo il report deludente dell’ISM manifatturiero pubblicato la scorsa settimana, anche il comparto dei servizi non lascia presagire nulla di incoraggiante per il futuro. Queste figure, infatti, vengono indicate come gli indicatori anticipatori più affidabili dell’economia e aprono a una maggiore incertezza sulla crescita durante l’autunno.

Le brutte indicazioni hanno contribuito a ridurre ulteriormente anche le probabilità di un rialzo tassi Fed a settembre, scese ora a un modesto 15%. La risonanza dei dati macro è stata tanto importante a tal punto di ridurre considerevolmente le probabilità per un rialzo anche a dicembre, ridottesi al 50% dal 65% prima del dato.

Sui mercati i movimenti non si sono fatti attendere. Il biglietto verde è stato colpito dalle vendite. Complice di ciò, il cambio Eur/Usd è salito ai massimi da quasi due settimane arrivando a 1,1256. Più violento il deprezzamento verso lo yen, sceso di una figura e mezzo, e verso la sterlina, con il cambio Gbp/Usd salito ai massimi da 7 settimane.

Proprio il dollaro debole potrebbe aver fornito un supporto alle commodity, oro in primis, che è tornato a riposizionarsi sopra quota 1.340 dollari/oncia. Tra i mercati azionari, l’Europa ha chiuso con cali intorno al mezzo punto percentuale, mentre Wall Street rimane sostanzialmente piatta. Probabilmente il dollaro debole potrebbe aver aiutato l’equity statunitense a svantaggio di quello europeo.

da  Finanza.com

VINCENZO LONGO Market Strategist IG

 

 
 
 

Stati Uniti: payrolls sotto le stime ad agosto, appuntamento a fine anno per la stretta della Fed?

Post n°1959 pubblicato il 03 Settembre 2016 da Lucky340
 
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Indicazioni sotto le stime quelle arrivate dal mercato del lavoro della prima economia. Ad agosto il saldo delle buste paga nei settori non agricoli (non-farm payrolls) ha evidenziato un incremento di 151 mila unità, circa 30 mila in meno rispetto alle stime. Con le revisioni del mese di luglio (da 255 a 275 mila) e giugno (da 292 a 271 mila), la media degli ultimi tre mesi si conferma sopra la soglia delle 200 mila unità attestandosi a 232 mila. 

Indicazioni deludenti, ma in questo caso la portata del dato è decisamente inferiore, anche dal tasso di disoccupazione, confermatosi al 4,9% (consenso 4,8%).  L’aggregato U-6, che al tasso di disoccupazione "classico” aggiunge i lavori scoraggiati, marginali e chi lavora a tempo parziale ma vorrebbe essere impiegato full-time, il mese scorso si è attestato al 9,7%, in linea con la precedente rilevazione e lo 0,6%  in meno nel confronto annuo. 

Nonostante la Federal Reserve abbia più volte rimarcato che un singolo dato non cambia la valutazione sull’andamento della prima economia, il saldo delle payrolls è uno degli indicatori maggiormente tenuti in considerazione dalla Banca centrale.  Il dato di agosto lascia il mercato nell’incertezza poiché, alla luce delle recenti esternazioni di importanti membri della Fed, un risultato decisamente migliore delle stime avrebbe potuto spingere il board a rompere gli indugi e a varare un nuovo incremento dei tassi nel meeting in calendario il 20-21 settembre. 

Al 34 e al 39,7 per cento prima della pubblicazione dei dati, le probabilità di una stretta nelle riunioni in calendario a settembre e novembre attualmente si attesta al 26 e al 33,9%. La data più probabile resta quella di dicembre, quando un innalzamento del tasso sui Fed Funds è visto al 57,2% (dal 59,8%). 

"Crediamo che il dato odierno contribuisca a scacciare gli ultimi dubbi (per chi ne avesse) sul rialzo nella prossima riunione Fed del 20-21 settembre, ma non scalfisce le attese di un rialzo a fine anno”, ha commentato Vincenzo Longo, Market Strategist di IG. 

"Il report non sostiene l’ipotesi di un incremento dei tassi a settembre e probabilmente è in linea con la nostra view di una stretta nel primo trimestre 2017”, rileva James Knightley, economista senior di ING. Ma, allo stesso tempo, continua l’esperto, "un numero crescente di membri della Fed si è detto disponibile ad innalzare il costo del denaro […] e questo ci dice che un intervento a dicembre non può essere escluso”. 

Particolarmente importante per la Banca centrale, perché direttamente correlato con la dinamica dei prezzi al consumo, l’andamento delle retribuzioni, salite il mese scorso  dello 0,1% mensile, la metà del consenso (2,4% per l’indice annuo). "Alla luce dei miglioramenti del mercato del lavoro –continua Knightley - avevamo sperato in un’accelerazione. Nonostante questo, ci sono elementi che suggeriscono che chi cambia lavoro riesce ad ottenere retribuzioni maggiori e questo nel tempo dovrebbe tradursi in un incremento dei salari per quelle aziende interessate a trattenere la forza lavoro”. .....

da http://www.finanza.com/

 
 
 

Oro giù al minimo di 5 settimane su probabile aumento dei tassi della Fed

Post n°1958 pubblicato il 29 Agosto 2016 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Investing.com - Il prezzo dell’oro mantiene le perdite della notte negli scambi statunitensi di questo lunedì, toccando il minimo di cinque settimane dopo le dichiarazioni della Federal Reserve secondo cui è possibile un aumento dei tassi a breve termine.

L’oro con consegna a dicembre sulla divisione Comex del New York Mercantile Exchange tocca il minimo intraday di 1.317,20 dollari l’oncia troy, un livello che non si registrava dal 26 luglio. Il prezzo si è poi attestato a 1.323,05 dollari alle 8:37 ET (12:37 GMT), in calo di 2,85 dollari, o dello 0,21%.

Le probabilità di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve nei prossimi mesi sono salite dopo le parole di venerdì della Presidente Janet Yellen, secondo cui la possibilità che i tassi vengano alzati sta aumentando, mentre il vice presidente Stanley Fischer ha indicato che un inasprimento potrebbe avvenire in occasione del vertice di settembre.

Secondo lo Strumento di Controllo dei Tassi della Fed di Investing.com, esiste una possibilità del 36% di un aumento dei tassi a settembre, su dal 21% segnato prima delle parole della Yellen e di Fischer. La probabilità di un aumento a dicembre è pari al 63%, contro il 50% registrato venerdì mattina.

Il metallo prezioso risente dell’andamento dei tassi USA, il cui aumento farebbe salire il costo di investimenti senza rendimento come i lingotti, facendo schizzare il dollaro.

Il dollaro è schizzato al massimo di tre settimane questo lunedì, con gli investitori che hanno ripreso in considerazione l’idea di un aumento dei tassi da parte della Fed quest’anno.

L’Indice del Dollaro USA, che replica l’andamento del biglietto verde contro un paniere di altre sei principali valute, schizza al massimo giornaliero di 95,79, il massimo dal 12 agosto, per poi attestarsi a 95,75 questa mattina.

Un dollaro forte di solito pesa sull’oro poiché riduce l’appeal del metallo prezioso come investimento alternativo e rende le materie prime valutate in dollari più costose per i titolari di altre valute.

Gli investitori seguiranno da vicino i report economici USA per capire se la principale economia mondiale sia abbastanza forte da consentire un aumento dei tassi di interesse nelle prossime settimane.

Nel report del Dipartimento per il Commercio si legge che l’indice dei prezzi PCE core è salito dello 0,1% il mese scorso, in linea con le aspettative. Su base annua, l’indice dei prezzi PCE core è aumentato dell’1,6%, come previsto.

 

La Federal Reserve utilizza il dato PCE core per decidere se alzare o abbassare i tassi di interesse, per tentare di mantenere l’inflazione a poco meno del 2%.

Dal report è emerso inoltre che le spese pro-capite sono salite dello 0,3% il mese scorso, mentre i redditi sono aumentati dello 0,4%.

http://it.investing.com/

 
 
 
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Data di creazione: 04/05/2010
 

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