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Non intendo sollecitare investimenti.
Chiunque utilizzi spunti derivanti dalla mia analisi  agisce a proprio rischio e pericolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

SuperIndice_USA(LEI) in rialzo anche a novembre

Post n°1785 pubblicato il 20 Dicembre 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Giovedi  18  dicembre 2014

Il Conference Board Leading Economic Index ® il (LEI) per gli Stati Uniti è aumentato dello 0,6  per cento nel mese di novembre   arrivando a  105,5 (2004 = 100), dopo  un aumento dello 0,6  per cento  in ottobre  e un aumento dello 0,8 a settembre.

 "L'aumento del  LEI continua  con una crescita moderata durante la stagione invernale", ha detto Ken Goldstein, economista del Conference Board. "La sfida più grande è stata, e rimane, quella di una maggiore crescita del reddito. Tuttavia, con le condizioni del mercato del lavoro  in fase di maggiore occupazione, stiamo vedendo che  i primi segnali di crescita dei salari iniziando a manifestarsi. " 

L'uscita dei  prossimi  dati  è prevista per  giovedi  23  gennaio  2015.

   ^^^^^^^

il LEI è uno dei nostri leading indicator preferiti  poichè:

a) La correlazione tra LEI e PIL è molto elevata  come ci dimostra  Northern Trust nel  grafico, in cui il LEI – anticipato di un trimestre – viene messo a confronto con l’andamento del PIL americano dal 1960 a oggi.

b)  la relazione  tra Leading Indicator e mercato azionario è molto stretta ,  risulta evidente la quasi perfetta correlazione tra le due serie di dati: i punti di massimo e di minimo vengono quasi sempre raggiunti nello stesso periodo.I dati del Leading Indicator anticipano di circa sei mesi i movimenti dell’economia e che la stessa cosa succede con i mercati azionari, Il Conference Board (CB), l’istituto privato che elabora l’indice, considera che un calo del 2% in sei mesi, con la contemporanea flessione della maggior parte dei componenti, possa segnalare l’arrivo di una fase di recessione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura; e viceversa, un rialzo  del 2% in sei mesi possa segnare l'arrivo di una espansione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura .

pertanto noi  continuiamo ad  usare le indicazioni fornite dai  Leading Indicator per  riuscire ad ottenere buoni risultati dall’investimento!

i dieci componenti del The Conference Board Leading Economic Index® sono ora :

Average weekly hours, manufacturing

 

Average weekly initial claims for unemployment insurance

 

Manufacturers’ new orders, consumer goods and materials

 

ISM Index of New Orders

 

Manufacturers' new orders, nondefense capital goods excluding aircraft orders

 

Building permits, new private housing units

 

Stock prices, 500 common stocks

 

Leading Credit Index™

 

Interest rate spread, 10-year Treasury bonds less federal funds

 

Average consumer expectations for business and economic conditions

 


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La Fed sarà "paziente", ma il rialzo dei tassi nel 2015 è ormai scritto

Post n°1784 pubblicato il 18 Dicembre 2014 da Lucky340
 
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NEW YORK (WSI) - Il verdetto della Fed è arrivato, e per ora la reazione dei mercati è risultata positiva.

In quello che è stato l'ultimo meeting dell'anno del Fomc - il braccio di politica monetaria della Fed - il presidente Janet Yellen ha confermato che la Banca centrale Usa saprà essere "paziente" nella sua decisione di aumentare i tassi. Tanto che il costo del denaro sarà lasciato invariato vicino allo zero e al minimo storico, almeno fino al primo trimestre. Sarà fondamentale, ha aggiunto inoltre Yellen, che il rialzo dei tassi dipenda da alcuni parametri economici, che potrebbero però non tornare a livelli normali prima del 2017.

L'adozione di una politica monetaria restrittiva, comunque, ci sarà: "Il comunicato è stato un po' confuso, ma ritengo che Yellen sia stata molto chiara - ha commentato in un'intervista rilasciata a Bloomberg Eric Green, responsabile della divisione di ricerca sui tassi ed economia Usa presso TD Securities Usa a New York, che in precedenza ha lavorato per la Fed di New York - Alla seconda metà dell'anno (2015), assisteremo a un rialzo dei tassi".

La confusione del comunicato deriva dal fatto che, contrariamente alle attese, il Fomc ha spiegato che il linguaggio adottato è stato "coerente" con le previsioni di tassi che rimarranno vicini allo zero per "un arco di tempo considerevole", contenute nel precedente comunicato. La frase virgolettata, contrariamente alle previsioni di diversi analisti, non è stata insomma cancellata.

"Hanno temuto che, nel caso in cui avessero cancellato quella frase, i mercati avrebbero pensato che un rialzo dei tassi fosse imminente", ha fatto notare Michael Gapen, responsabile economista Usa presso Barclays.

Nel comunicato della Fed, si legge anche che: il mercato del lavoro è migliorato ulteriormente; che l'inflazione sta aumentando avvicinandosi al target, con l'impatto dei prezzi del petrolio che sarà più smorzato di quanto si teme; che il Pil Usa, nel 2015, metterà a segno una crescita compresa tra il 2,6% e il 3% (stime invariate rispetto a quelle di settembre); che il tasso di disoccupazione sarà nel 2015 compreso tra il 5,2% e il 5,3% (meno della forchetta compresa tra il 5,4% e il 5,6% nell'outlook di settembre).

Detto questo, l'inflazione sarà di appena l'1% nel 2015 (ampia revisione al ribasso dal tasso dell'1,6% previsto a settembre). (Lna)

da http://www.wallstreetitalia.com

 

 
 
 

Le Borse Europee recuperano dopo una seduta al cardiopalma

Post n°1783 pubblicato il 17 Dicembre 2014 da Lucky340
 
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Respirano i listini azionari europei dopo i recenti cali, in una seduta contrassegnata dall’alta volatilità. Durante la seduta abbiamo assistito a repentini cambiamenti di fronte, con gli indici che si sono mossi in un ampio trading range, segnale questo che l’incertezza rimane alta tra gli operatori. Al centro dell’attenzione degli investitori è rimasta la Russia. Le vendite sul rublo sono riprese ben presto questa mattina, nonostante la manovra estrema della Banca centrale che nella notte ha alzato i tassi di interesse di 650 punti base, portandoli al 17% dal precedente 10,5%. È il rialzo più importante dalla crisi del 1998 e il sesto da inizio anno. La manovra non ha sortito effetto. Nel primo pomeriggio, la speculazione su un possibile default del Paese ex Unione Sovietica è stata forte al punto da portare il rublo verso nuovi minimi storici sia verso euro che verso dollaro, con una variazione giornaliera negativa quasi del 43%.

Il cambio Usd/Rub è schizzato verso 84, mentre quello Eur/Rub è salito a 105,60, salvo poi rientrare verso i livelli di chiusura di ieri. I prezzi fatti segnare oggi erano semplicemente impensabili fino a pochi giorni fa. Probabilmente il mercato sta ragionando oltre che al semplice calo delle quotazioni petrolifere e inizia a mettere in conto che questo stato di tensione possa degenerare presto in un vero e proprio stato di crisi finanziaria simile a quello del 1998. I rendimenti sui titoli di Stato russi sono schizzati oltre il 16%, superando i massimi del 2001. La Banca centrale guidata da Elvira Nabiullina ha fatto sapere che ci saranno nuove manovre accanto al rialzo dei tassi in grado di ostacolare il deprezzamento della valuta nazionale. A farne le spese è l’oro. Non solo la Russia, ma anche altre Banche centrali di Paesi Emergenti, le cui valute sono finite sotto pressione nelle ultime ore, stanno mettendo le mani sulle proprie riserve di oro per cercare di difendere le valute nazionali. I riflessi non si sono fatti attendere. Nonostante le tensioni, il prezzo dell’oro è sceso ai minimi da oltre una settimana. Intanto sul mercato gli investitori continuano a comprare protezione. I rendimenti sul Bund, percepito come asset sicuro nei momenti di tensione, sono scesi ai nuovi minimi storici, in area 0,57%. Ben comprati anche i Treasury, i cui rendimenti sono scesi ai minimi da metà ottobre.

Grecia e FOMC sotto la lente Domani intanto sarà un’altra seduta al cardiopalma. Gli investitori terranno l’attenzione rivolta alla Grecia, dove il Parlamento darà seguito al primo round per eleggere il presidente della Repubblica. Sebbene sia già in parte scontato che non si raggiunga il consenso necessario per eleggere Stavros Dimas (proposto dal premier Samaras), potremmo assistere a un’escalation di tensioni sulla periferia della zona euro. In serata poi, l’attenzione si sposterà negli Usa, dove la Fed sarà chiamata a pronunciarsi sulla politica monetaria. Non sono attese variazioni di rilievo se non nel linguaggio utilizzato dalla Fed nel comunicato, che potrebbe essere meno accomodante. Crediamo che la Banca centrale possa fare esplicito riferimento alle recenti turbolenze sui mercati e ai rinnovati timori sulla crescita globale come potenziali fattori esogeni di rischio per la crescita Usa. Questo potrebbe garantire lo slittamento del rialzo dei tassi di interesse. Se ciò non dovesse accadere, i recenti cali di Borsa potrebbero proseguire per tutto il periodo natalizio.


Vincenzo Longo, market strategist di IG

 
 
 

Analisi Intermarket al 12/12/2014

Post n°1782 pubblicato il 13 Dicembre 2014 da Lucky340
 
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I mercati azionari globali hanno perso un valore superiore a $1 trilione ($1.000 miliardi) nell'ultima settimana, sulla scia del tonfo dei prezzi del greggio.

L'avversione al rischio continua a spingere gli investitori verso i titoli di stato americani, i cui rendimenti sono crollati cosi' come visto in Germania e Regno Unito. Sono tornati i timori per la crescita globale dopo che la produzione industriale in Cina a novembre e' salita ma meno delle attese e dopo che l'Agenzia internazionale per l'energia ha tagliato le stime per la domanda 2015.

Vediamo alcuni indicatori in ottica MACROTECNICA:

  •  La curva dei rendimenti USA non è invertita. Nel caso in cui i tassi di interesse a breve termine sono più elevati rispetto ai tassi a lungo termine, fa presagire male per l'economia (intesa come azioni e obbligazioni).Uno dei modelli più potenti per predire la recessione  nel'anno successivo è lo scarto della  curva dei rendimenti tra il T-Note a 10 anni e il T-bond  a 3 mesi.  I risultati di uno studio della Federal Reserve (Estrella e Mishkin) per il periodo 1960-1995  ha collegato il valore dello spread in punti percentuali alla probabilità di recessione. Un margine positivo (con valori compresi tra 1,21-0,02)  è collegato con probabilità del 5% al 25%. Una volta che lo scarto gira negativo, le probabilità vanno dal 30% ad una lettura di -0,17, al 70% a -1,46, 80% a -1,85 e il 90% a -2,40. Ora siamo a 2,08.
  •  IL LEI del conference Board , ancora  aumento dello 0,9 a ottobre   (decimo  aumento consecutivo) da indicazioni per una buona espansione del PIL USA nel 2014  al  3% circa.
  • Il Margin Debt, ovvero l'ammontare di denaro preso a prestito  in ottobre   è  sceso dai massimi  ora è  a  453841 dai  463868  miliardi di dollari  di settembre . Questo è un indicatore leading (anticipatore) dei possibili punti di svolta del mercato azionario americano, il cui andamento va a rafforzare i cicli virtuosi rialzisti e ad amplificare quelli viziosi in caso di ribasso.I dati attuali segnalano se confermati nei prossimi mesi  un esaurirsi della spinta al rialzo dell'equity .

Vediamo alcuni  Trading System cosa ci dicono :

  • IL TS  di pubblico dominio timeframe daily" ( MM 50 vs 325) , ottimo per prendere posizione nel mercato con ottica di lungo termine, vede sulle principali borse mondiali  una situazione   sempre  rialzista ma con la russia e gli emergenti in affanno a causa della crisi del petrolio,  le commodities in profondo rosso (gold e crude oil) e il dollar index  e T_ Note   nettamente Long. [grafico in allegato]

 

  • Il mio TS  sui futures timeframe intraday (5H)   vede il il  Long  appannato;  T_note  e Bund passato saldamente LONG. Commodities (gold,  petrolio)  sempre Short. Cross euro/dollaro sempre SHORT.

 

  • Il trading system reso popolare da Dog Short su base mensile  ancora  LONG per dicembre, S&P_500 ha chiuso novembre  con un guadagno del    2,45%. Tutte  e tre  le medie mobili mensili danno Long sullo SP500  e tre dei cinque ETF  del  Portafoglio IVY   segnalano "investito" con l'eccezione dell'etf sulle commodities e sull'azionario globale .

Vediamo  ora alcuni indicatori anticipatori dei punti di svolta del mercato  cosa ci dicono :

  • l’andamento dell’Up-Down Volume al NYSE a 18,78  in termini di media a 250 giorni conferma  il LONG ($NYUD), il dato differenziale risulta positivo  dalla fine  di luglio 2012. Da allora, non è mai tornato sotto la linea dello zero,"ossia se i compratori prevalgono sui venditori, il mercato sale, punto.  Finchè vi è prevalenza di Up Volume, non ci sarà motivo di temere_Gaetano Evangelista".

 

  • $OEXA200R (indica la percentuale di azioni dello S&P100  che sono sopra alla  loro MM  a 200) è un indicatore tecnico disponibile sul StockCharts.com che può essere utilizzato per la previsione di entrate prudenti  e dei punti di uscita per il mercato azionario, ora indica 72,00. Sopra il 55%  siamo in fase long del mercato ,  sotto il 45% si apre una fase short , tra il 45 il 55   siamo in una zona di incertezza.

 

  • Il Vix  a  21,08 (50 versus 500) lancia un warning per l'equity,si conferma  Long (quindi short per l'equity),  è stato short dal febbraio 2012 all'ottobre 2014!

 

 

 
 
 

Wall Street chiude peggiore settimana dal 2011, petrolio a picco sotto $58

Post n°1781 pubblicato il 13 Dicembre 2014 da Lucky340
 
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NEW YORK (WSI) - Bilancio in rosso per Wall Street, che chiude la peggiore settimana dal 2011 a causa del crollo delle quotazioni del petrolio e la pubblicazione del dato sui prezzi alla produzione. Non basta la fiducia dei consumatori misurata dall'Universita' del Michigan, salita più delle attese, a riportare ottimismo.

Nel finale, il Dow segna un calo dell'1,8% a 17.284 punti, il Nasdaq perde l'1,16% a 4.653 punti mentre lo S&P 500 flette dello 1,62% a 2.002 punti.

Soltanto una settimana fa S&P 500 e Dow Jones avevano chiuso su livelli record, rispettivamente per la 49esima e 34esima volta da inizio 2014.

Chiusura ai minimi da maggio 2009 per i futures sul petrolio scambiati a New York, che hanno incrementano le perdite dopo che l'Agenzia internazionale dell'Energia ha tagliato le previsioni per la domanda globale di petrolio per la quarta volta in cinque mesi. Il contratto Wti consegna gennaio al Nymex ha terminato la seduta in calo di 2,14 dollari (circa -3,3%) a 57,81 dollari al barile, in lieve recupero dai minimi di giornata.

Sul fronte macro, i prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono calati in novembre dello 0,2% mentre al netto delle componenti volaliti, l'indice core e' rimasto invariato. Le attese degli analisti erano per una flessione dello 0,1% per l'indice headline a fronte di un aumento dello 0,1% per la componente core. Su base annua i prezzi alla produzione sono cresciuti in novembre dell'1,4%, in rallentamento rispetto all'incremento dell'1,5% registrato in ottobre. Si tratta del minor incremento su anno da febbraio.

Intanto, la fiducia dei consumatori misurata dall'Università del Michigan è salita a dicembre a 93,8 punti dagli 88,8 di novembre. Il dato è nettamente migliore delle attese degli analisti che si attendevano un rialzo più limitato a quota 90 punti.

Volatilità alle stelle: il Chicago Board Options Exchange Volatility Index, che monitora i costi delle opzioni sullo S&P 500, noto anche come VIX o in gergo indice della paura, è balzato questa settimana +70%, al guadagno su base settimanale in più di quattro anni.

I mercati azionari globali hanno perso un valore superiore a $1 trilione ($1.000 miliardi) nell'ultima settimana, sulla scia del tonfo dei prezzi del greggio.

L'avversione al rischio continua a spingere gli investitori verso i titoli di stato americani, i cui rendimenti sono crollati cosi' come visto in Germania e Regno Unito. Sono tornati i timori per la crescita globale dopo che la produzione industriale in Cina a novembre e' salita ma meno delle attese e dopo che l'Agenzia internazionale per l'energia ha tagliato le stime per la domanda 2015.

Il Treasury a dieci anni ha visto i rendimenti - che si muovono inversamente ai prezzi - scendere fino al 2,082%, minimo intraday del 16 ottobre. In Germania il bund con la stessa scadenza ha visto rendimenti arrivare su minimi record (allo 0,629%) mentre quello inglese si e' riportato sui livelli del maggio 2013 (all'1,81%). Il rendimento del Treasury a 3 mesi viaggia al ribasso allo 0,0228%

Tra i titoli, focus sui Adobe Systems dopo che il produttore di software ha riportato vendite superiori alle previsioni, raggiungendo un accordo per acquistare Fotolia, fornitore di contenuti di fotografie, per $800 milioni.

Sul valutario, Euro +0,31% a $1,2450; dollaro/yen -0,24% a JOY 118,37. Euro/yen +0,08% a JPY 147,39.

da http://www.wallstreetitalia.com

 
 
 

Germania, il rendimento dei Bund è sceso a livelli inimaginabili

Post n°1780 pubblicato il 12 Dicembre 2014 da Lucky340
 
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FRANCOFORTE (WSI) - Nell'ennesimo segnale di nervosismo sui mercati, i tassi di interesse sui bond tedeschi hanno toccato un nuovo minimo storico. (ora sono 0,66 % annuo_nota mia)

Complica la paura per il precipitare della crisi greca, ormai i Bund non rendono più pressoché nulla. I prezzi dei titoli di Stato a 10 anni stanno salendo ancora, spingendo i tassi di interesse a un nuovo minimo storico.

Come dimostrano anche i valori in crescita costante di Cds e dei bond ellenici a breve, il mercato torna a temere che il governo greco faccia default sul debito. La paura è che in caso di elezioni anticipate salga al potere il partito di sinistra anti austerity Syriza.

(DaC)

 
 
 

Wall Street allarga i guadagni grazie a consumi oltre le stime

Post n°1779 pubblicato il 11 Dicembre 2014 da Lucky340
 
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NEW YORK (WSI) -Dopo tre sedute di fila in calo, Wall Street apre in rialzo grazie al dato migliore delle stime delle vendite al dettaglio, dimostrazione della voglia di spendere dei consumatori. I prezzi alle importazioni sono calati, ma meno delle attese. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione sono scese a quota 294.000, meglio del consensus.

A due ore dall'avvio delle conrattazioni il Dow Jones +1,17% a 17.738 punti, S&P 500 fa +0,24% a 2053 punti, mentre il Nasdaq segna +1,47% a 4.753 punti. Il petrolio a gennaio scivola dello 0,61% a 60,57 dollari al barile. L'oro amplia i cali: il contratto a febbraio cede lo 0,49% a 1.223,5 dollari l'oncia.

Nel dettaglio dei dati macro, le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono cresciute in novembre dello 0,7%, ben oltre il rialzo dello 0,4% atteso dagli analisti. Per l'indice si tratta del maggior rialzo in otto mesi. Al netto del comparto auto, le vendite sono cresciute nel mese dello 0,5%. Buone notizie per l'economia vengono anche dai dati di ottobre, che il governo ha rivisto al rialzo da +0,3% a +0,5%. Su base annuale le vendite al dettaglio sono cresciute in novembre del 5,1%.

I prezzi alle importazioni invece sono calati in novembre rispetto a ottobre dell'1,5% a ulteriore conferma di come il rafforzamento del dollaro e i continui cali del prezzo del greggio stanno tenendo sotto pressione l'inflazione negli Usa. Rispetto a un anno fa, i prezzi sono scesi del 2,3%, il maggior ribasso tendenziale dalla primavera dell'anno scorso.

Calano leggermente (di 3mila unità), a 294mila, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione per la settimana che si è conclusa lo scorso 6 dicembre. Il consensus si attestava a quota 300mila a fronte dei 297mila registrati settimana scorsa

Nei mercati energetici la tensione è altissima dopo che l'Opec ha tagliato ai minimi di 12 anni le previsioni su quanto petrolio dovrà fornire nel 2015.....

da http://www.wallstreetitalia.com

 
 
 

Société Générale presenta outlook 2015

Post n°1778 pubblicato il 06 Dicembre 2014 da Lucky340
 
Tag: outlook
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ROMA (WSI) - Cercare riparo nella liquidità. E' quanto scrive Société Générale nel suo report Multi Asset Portfolio, presentando l'outlook per il 2015.

"L'indice SG MAP (ovvero indice Société Générale Multi Asset Portfolio, che rappresenta il Portafoglio Multi asset consigliato dalla banca) ha outperformato il suo gruppo in modo significativo", se consideriamo il periodo da inizio anno a ora.

"Nonostante il 20% del portafoglio sia posizionato sull'azionario dell'Eurozona - che quest'anno ha sottoperformato -, la posizione significativa sull'azionario Usa e sui mercati emergenti (con un orientamento verso la Cina), così come l'essere long sui bond sovrani, in particolare della periferia, ha sostenuto la performance del MAP".

"Il Multi Asset Portfolio (MAP) ha garantito un ritorno +13% dall'inizio dell'anno, superiore in modo significativo alla performance piatta nel nostro riferimento, il mix di balanced funds di Bloomberg, in un contesto in cui i livelli di volatilità sono rimasti sotto controllo ma più elevati delle attese, e in un momento in cui abbiamo preso la decisione di aumentare l'esposizione verso il rischio negli ultimi trimestri".

Ecco i consigli per il 2015.

Riduciamo l'esposizione verso l'azionario nel nostro portafoglio dal 60% al 50%, mentre invece aumentiamo l'esposiziove verso i bond e alternative dal 40% al 50%. Questo ribilanciamento è stato effettuato in vista dell'aumento dei fed funds da parte della Fed (estate del 2015), che dovrebbe scatenare maggiore volatilità in tutte le classi asset e tradursi in un dollaro più forte", scrive SocGen, oltre che "causare una reazione a singhiozzo nell'azionario globale, che noi riteniamo accadrà nel secondo trimestre. (D'altronde), fin dal 1871, l'azionario Usa (che al momento risulta molto costoso) non è mai salito per sette anni consecutivi (solo in due occasioni è salito per sei anni consecutivi, delle quali l'ultima nel 2014)".

Di fatto, spiegano gli analisti della banca francese, una crescita del prodotto interno lordo degli Stati Uniti al di sopra del 3% non promette bene per Wall Street, che è diventata "super costosa", dal momento che la Fed dovrebbe essere costretta ad abbandonare la propria politica di tassi a zero entro l'estate del 2015.

"La performance dell'azionario Usa può essere incredibile quando la crescita è bassa e le condizioni di mercato sono super liquide. Ma se nel 2014 la Fed ha iniettato una liquidità di $460 miliardi, niente sarà iniettato nel 2015, e la Fed quasi sicuramente alzerà i tassi".

L'aumento della volatilità porta ad alzare l'esposizione verso i bond e le altre alternative nell'asset allocation, "incrementando il loro peso di 10 punti al 50%, attraverso l'aggiunta di Treasuries Usa (+5pp), bond societari (di Usa e di Europa, +3pp al 15%), e cash in dollari americani (+2pp fino al 7%).

"Raccomandiamo anche l'azionario e i bond della Cina; preferiamo i metalli di base tra le materie prime e l'industria di base nel contesto globale dell'azionario", sottolinea SocGen, anticipando "un graduale allentamento della politica monetaria (cinese), chiaramente sostenuto da un regime di inflazione molto basso".

Scetticismo invece verso il Giappone: al di là del valore usd/jpy di 120-125, esiste il rischio che l'attuale correlazione tra l'indice azionario e il mercato valutario possa spezzarsi, e un "panic premium" possa fare la sua comparsa: in questo caso, "lo yen potrebbe scendere ulteriormente, zavorrando il mercato azionario in modo notevole. Dunque, il consiglio è: ridurre l'esposizione verso il Giappone

L'Europa dovrebbe essere un'area outperformante nel 2015 (che registra performance migliori rispetto ad altre aeree). Durante il prossimo anno si dovrebbe assistere infatti ai "benefici dei prezzi più bassi del petrolio e ai tassi negativi della Bce. Il mantra sarà 'Non combattere contro la Bce" e la banca centrale dovrebbe iniettare 1 trilione di euro e includere i bond sovrani nel suo programma di acquisti". Nell'Eurozona, continuiamo a guardare con favore agli: spread periferici; credito dell'Eurozona e azionario, a eccezione del Dax tedesco e raccomandiamo una forte esposizione verso i finanziari, incluse le banche.

SETTE SONO I CONSIGLI CHIAVE

1 -Proteggersi contro la fine della politica di tassi a zero della Fed. Questo implica:

short EUR/USD:

short ORO;

tatticamente long sui Treasuries Usa

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Le previsioni sui principali rapporti di cambio di Société Générale fino al 2017.



2- Essere contrarian sugli asset dell'Eurozona, e dunque acquistarli Questo implica:

Essere long sugli spread dei bond periferici contro i Bund tedeschi;

Essere long sull'azionario dell'Eurozona;

Long sulla Borsa di Parigi (CAC40)/short sul DAX

Long sull'Eurostoxx

3- Aumentare l'esposizione sulle banche europee

Essere long sulle banche dell'Eurozona

4- Favorire tra gli emergenti azionario Asia/Cina (2/3 dei totali mercati azionari dei Paesi emergenti

Acquistare bond dei paesi emergenti;

I prezzi del petrolio scendono: Long India, Turchia. Short Russia, Malesia, Colombia

5- Ribilanciare l'esposizione verso la Cina

Acquistare titoli azionari cinesi A e H. I titoli azionari A sono riferiti a titoli di società con sede in Cina quotati nel listino cinese. I titoli azionari H sono titoli di società con sede in Cina ma quotate a Hong Kong.

Acquistare bond cinesi;

Essere long sui metalli di base;

Outperformance dell'industria di base nell'azionario

6- Allontanarsi dagli asset UK in attesa delle elezioni del 7 maggio

Short sterlina contro dollaro;

7- Stare lontani dal petrolio e dagli asset a esso legati

Sottopesare titoli globali di servizi petroliferi;

Preferire Royal Dutch Shell (BUY) e Statoil (HOLD)

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Le previsioni sulla performance delle materie prime fino al 2017.


(Lna)

 

da  http://www.wallstreetitalia.com/

 

 

 
 
 

Usa: balzo occupazione

Post n°1777 pubblicato il 05 Dicembre 2014 da Lucky340
 
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NEW YORK (WSI) - Nel mese di novembre, negli Stati Uniti sono stati creati 321.000 nuovi posti di lavoro, al ritmo più alto dal gennaio del 2012, a fronte di un tasso di disoccupazione che è rimasto stabile al 5,8%.

Se messi in prospettiva, però, i dati non sono così positivi. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro si è mantenuto ancora ai minimi di 35 anni e ben più di 9 milioni sono gli americani che restano tuttora senza un'occupazione.

I numeri ufficiali sono tra i migliori da quando la Grande Recessione è terminata più di cinque anni fa e incoraggianti almeno quanto le più rosee aspettative, dal momento che gli analisti avevano previsto in media una creazione di 230.000 posti di lavoro, dopo i 214.000 creati a ottobre. C'era persino chi scommetteva su un rialzo di 400 mila unità.

In aumento anche i salari medi orari, che hanno segnato un balzo di 9 centesimi, ovvero +0,4%, il livello più alto da giugno dell'anno scorso.

Su base annua, l'aumento è stato di appena +2,1%: da segnalare che è dal 2012 che l'incremento dei salari su base annua oscilla all'interno di una fascia compresa tra +1,9% e +2,2%. L'orario settimanale di lavoro è rimasto ai massimi post-recessione, a 34,6 ore.

L'America, conosciuta come la terra delle opportunità, sta tornando ad offrire occasioni a chi cerca un lavoro. Tuttavia in molti casi le posizioni sono part-time o non ideali rispetto a quelle cercate (vedi tabella sotto).

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Secondo i sondaggi effettuati tra le famiglie, posizioni part-time sono aumentate di 77 mila unità, mentre lavori full-time sono calati di 150 mila.


Il tasso di partecipazione è rimasto ai minimi di 35 anni. Il livello di 62,8% è essenzialmente il più basso dal 1978.

Il miglioramento generale dei dati dovrebbe offrire garanzie a sufficienza per la Fed circa la solidità della ripresa della maggiore economia al mondo e il comitato di politica monetaria potrebbe decidere di alzare il costo del denaro - fermo ai minimi dello 0-0,25% da diversi anni - l'anno prossimo.

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Il tasso di partecipazione è rimasto ai minimi di 35 anni: il livello di 62,8% è essenzialmente il più basso dal 1978.


"La dinamica è veramente buona. Maggiori spese e un Pil in crescita costante significano maggiori posti di lavoro creati", sottolinea a Bloomberg Nariman Behravesh, chief economist di IHS, il secondo migliore gruppo di previsioni di dati occupazionali negli ultimi due anni. "Per gli Stati Uniti si tratta di un ciclo molto positivo in cui essere al momento".

Dopo la pubblicazione del report, Treasuries e dollaro hanno accelerato e anche l'azionario europeo e Usa si sono rafforzati.

Ma come sottolinea l'Economic Policy Institute non c'è tanto da festeggiare se si analizzano a fondo i numeri. "È importante mettere i dati in prospettiva. Di questo passo, non torneremo su livelli pre-recessione prima dell'ottobre 2016, ovvero nove anni dopo l'inizio della fase di decrescita".
(Lna-DaC)

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Bce: QE ancora un riinvio

Post n°1776 pubblicato il 04 Dicembre 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

FRANCOFORTE (WSI) - "Le ultime proiezioni macroeconomiche sull'area euro indicano una inflazione più bassa, accompagnata da una crescita più debole", ma il QE viene nuovamente rimandato e anche rivisto.

Nella conferenza stampa di Mario Draghi, che come di consueto segue l'annuncio della Bce sui tassi di rifinanziamento, il banchiere ha affermato che "all'inizio dell'anno prossimo rivaluteremo gli stimoli monetari che abbiamo lanciato, l'espansione del bilancio e l'outlook per lo sviluppo dei prezzi".

Se ne riparla nel primo trimestre 2015, insomma. I tassi sono stati lasciati invariati al minimo storico dello 0,05%; l'ultima riduzione risale al 7 agosto. Fermi anche i tassi sui prestiti marginali e sui depositi bancari, rispettivamente allo 0,30% e -0,20%.

Ancora nessun Quantitative Easing, dunque, per il momento. L'acquisto di titoli di stato e bond societari potrebbe tuttavia solo essere rinviato, dal momento che Draghi ha detto che il Consiglio Direttivo della Bce si sta preparando a lanciare nuove misure di stimoli monetari per l'anno prossimo, se necessario.

L'ennesima delusione viene scontata dall’euro che, dopo aver bucato anche la soglia a $1,23 in mattinata, segna ora un rally e si attesta oltre $1,24. Questo, mentre il Ftse Mib di Piazza Affari scivola anche -2,5%.

Si scontano anche i timori di una crescente spaccatura in seno alla Bce, dal momento che Draghi ha comunicato che la decisione del Consiglio direttivo "non è stata unanime riguardo alle parole usate sul bilancio della Bce". Inoltre, il QE è stato "cambiato", nel senso che "abbiamo discusso il QE come acquisto di titoli di stato come una opzione, ma abbiamo discusso anche dell'acquisto di asset". E comunque, si è parlato della possibilità di acquistare tutti gli asset "a parte l'oro". Insomma, non un QE in stile Fed, ma un QE tutto stile Bce, che più volte si è caratterizzata per il dire molto, e il fare molto di meno. "E non abbiamo bisogno dell'unanimità - ha aggiunto il numero uno della Bce - visto che (il QE) può essere progettato per ottenere il consensus".

Contestualmente, sono state comunicate le stime sull'economia dell'Eurozona: la crescita del Pil reale su base annua è attesa +0,8% nel 2014, +1% nel 2015 e +1,5% nel 2016. "Rispetto al settembre del 2014 le proiezioni sulla crescita reale del Pil sono state riviste al ribasso in modo notevole", ha ammesso il banchiere. Lo scorso settembre le stime erano infatti di una crescita +0,9% sul 2014, +1,6% per il 2015 e + 1,9% per il 2016.

Draghi ha spiegato la debolezza dell'inflazione con - in parte - il calo dei prezzi del petrolio, elemento "importante da monitorare" per studiare l'impatto sui prezzi al consumo. L'inflazione potrebbe tra l'altro segnare ulteriori cali nei prossimi mesi, proprio a causa del trend dei prezzi del greggio. "Saremo particolarmente vigili riguardo all'impatto più ampio che i recenti sviluppi dei prezzi del petrolio avranno sui trend dell'inflazione nel medio termine".

Di fatto, "il Consiglio Direttivo continuerà a monitorare attentamente i rischi sull'outlook degli sviluppi dei prezzi nel medio termine. In questo contesto, ci focalizzeremo in particolare sulle possibili ripercussioni delle dinamiche di crescita riviste al ribasso, sugli sviluppi geopolitici, sul tasso di cambio, sugli sviluppi dei prezzi del petrolio e sull'effetto delle misure di politica monetaria da noi adottate".

Tagliate significativamente - oltre a quelle sul Pil - anche le previsioni sull'inflazione -, attesa (si parla di tasso di inflazione), allo 0,5% nel 2014, 0,7% nel 2015 e 1,3% nel 2016 contro le previsioni di settembre che indicavano rispettivamente tassi dello 0,6%, 1,1% e 1,4%. E la "colpa", in questo caso è di "Germania, Francia e Italia", esplicitamente citate da Draghi. Sono stati i tre paesi, infatti, a provocare la revisione al ribasso dell'inflazione. Detto questo, Draghi ha sottolineato che spettano alla Commissione europea le valutazioni definitive sui piani di bilancio di Francia e Italia e sulla loro compatibilità con quanto previsto dalle regole Ue.

Ripetuta quella che da più parti è stata ribattezzata come la solita solfa. "Se dovesse essere necessario al fine di affrontare i rischi di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione, il Consiglio direttivo rimarrebbe unanime nel suo impegno ad adottare strumenti aggiuntivi non convenzionali, nell'ambito del suo mandato".

E ancora: In risposta alla richiesta del Consiglio Direttivo, lo staff della Bce e le commissioni più importanti del sistema euro hanno velocizzato le preparazioni tecniche per ulteriori misure".

Draghi ha agito in base alle previsioni di diversi economisti, che avevano detto nelle ore precedenti che il QE in stile Fed ci sarebbe stato l'anno prossimo. A tal proposito, UBS ha dato una chiara indicazione in merito, parlando anche di ripercussioni sull'euro e sui tassi dei Bund.

L'ex premier Mario Monti, invece, si è addirittura fatto avanti per dare un consiglio alla Bce su come fare in modo che la soluzione del QE sia accettata dall'apparentemente irremovibile Germania

Gli economisti di ING avevano previsto l'intenzione di Draghi di espandere il bilancio ai livelli del 2012, ovvero di mille miliardi di euro in più (dai 2 trilioni di oggi).

Tutto questo in un contesto in cui l'inflazione sempre più bassa - i prezzi al consumo sono scesi progressivamente negli ultimi 4 anni (vedi grafico) - sta progressivamente scivolando verso lo status di "deflazione".

E finora da Draghi i mercati hanno sentito promesse allettanti, ma solo promesse.

(DaC-Lna)

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