Lucky_borsa

finanza, borsa e dintorni

 

AREA PERSONALE

 

TAG

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Novembre 2017 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30      
 
 
Citazioni nei Blog Amici: 11
 

DISCLAIMER

Non intendo sollecitare investimenti.
Chiunque utilizzi spunti derivanti dalla mia analisi  agisce a proprio rischio e pericolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Fed diminuirà finalmente i bond

Post n°1983 pubblicato il 20 Settembre 2017 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

 

L’avvenimento più importante del 20 settembre sarà il rapporto del Comitato per il Mercato Aperto (FOMC) della Federal Reserve americana – crediamo che la banca centrale annuncerà finalmente il piano per iniziare a vendere le sue massicce consistenze di bond, probabilmente a partire da ottobre. Nel frattempo, è improbabile che la Fed ritocchi i tassi d’interesse.

Ciò che cosa significa per l’USD? Probabilmente uno shock. I mercati sono tranquilli – anzi, troppo tranquilli, come quando nei film western lo sceriffo entra a cavallo in una città deserta.

Malgrado le tensioni nella Corea del Nord e in Medio Oriente, malgrado la mutevolezza del presidente USA, malgrado la volatilità implicita, la propensione al rischio è senza precedenti, e sappiamo che ciò potrebbe finire male.

I mercati continuano a giustificare questo stato di cose, attribuendolo alla bassa inflazione, alla crescita solida e alla graduale normalizzazione delle banche centrali.

Noi non siamo così sicuri.

La liquidazione degli attivi di bilancio potrebbe mettere fine alle sensazioni positive, facendo crollare sia il mercato delle obbligazioni, sia quello azionario.

Lo scenario di base previsto dai mercati è che essi agiranno in controtendenza rispetto all’annuncio della Fed, scontando invece una stretta graduale e un ciclo di rialzi moderati dei tassi.

Ciò farà rimanere l’USD debole. E continuerà a sostenere il rialzo delle valute ad alto beta.

Crediamo, tuttavia, che i mercati stiano sottovalutano il rischio posto dalla Fed, sull’onda della solidità del mercato occupazionale e del desiderio che la Fed normalizzi le condizioni monetarie.

Noi al momento prevediamo un rafforzamento dell’USD nel breve termine. La vera incognita sarà l’entità del rally.

Per quanto riguarda la sterlina britannica, crediamo che annasperà per un po’. I mercati tengono d’occhio da una parte le parole da falco della Banca d’Inghilterra e, dall’altro, il tumulto per la Brexit.

Il primo ministro Theresa May potrebbe fare un po’ di chiarezza nel suo intervento di venerdì (previsti £20 mld all’UE). Ma il ministro degli esteri Boris Johnson ha fatto sapere che la Brexit prospettata da May sarà oggetto di discussione.

Finora, il crollo della sterlina conseguente al voto a favore della Brexit ha sostenuto l’economia britannica, ma ora aumentano i venti contrari.

Potrebbe essere necessario un rialzo del tasso, anche se è improbabile, dal momento che le prospettive interne si stanno indebolendo e le retribuzioni reali sono in calo.

E che dire della Cina?

La crescita è tornata, di pari passo con gli afflussi di capitale e l’aumento delle riserve di valuta straniera.

Quindi, la banca centrale cinese (People’s Bank of China, PBoC) probabilmente lascerà che i tassi salgano.

Ciò aiuterebbe anche a frenare il boom, o forse sarebbe più opportuno chiamarla bolla, dei prestiti i Cina.

Nel medio termine, la banca centrale cinese mira a una riduzione della leva.

S’inseguono le voci secondo cui la Cina liberalizzerà i flussi di capitale – ma non crediamo che ciò avverrà a breve.

Qualche jolly?

Il referendum sull’indipendenza della Catalogna, il 19° congresso nazionale in Cina e le probabili elezioni anticipate in Giappone.

Il fattore scatenante sarà l’odierno annuncio del FOMC.

Se i mercati lo ignoreranno, i tempi favorevoli potrebbero anche continuare.

 

La Fed diminuirà finalmente i bond, atteso stallo della sterlina
 

 

 
 
 

Bce, scudo BTP per ora salvo, spread in picchiata. Per tapering QE fondamentale trend salari.

Post n°1982 pubblicato il 21 Luglio 2017 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

MILANO (Finanza.com)

Lo scudo BTP è, per ora, salvo. Nella conferenza stampa successiva all'annuncio della Bce sui tassi - che sono stati lasciati invariati - Mario Draghi ha fatto di tutto per ribadire la necessità che la politica monetaria della banca centrale rimanga accomodante in modo significativo. E questo, perchè l'inflazione non si trova ancora a livelli soddisfacenti e tanto meno vicina a quel target di poco inferiore al 2% fissato dallo stesso istituto.

"Non ci siamo ancora", ha detto Draghi, aggiungendo come sia importante "essere persistenti, pazienti e prudenti" nei confronti del Quantitative easing. Tanto che, stando a quanto affermato da lui stesso, il Consiglio direttivo della Bce è stato anche "unanime nel non fissare una data su quando discutere eventuali cambiamenti (di politica monetaria), in futuro". Inoltre, il QE potrebbe essere anche nuovamente esteso.

Un' indicazione su quando si potrebbe iniziare a discutere del piano QE è stata rilasciata, ma in modo molto generico: Draghi ha fatto riferimento all'autunno e si è astenuto dal rispondere a quei cronisti che chiedevano più dettagli.

E' bastata suo malgrado la parola autunno a scatenare le speculazioni sui mercati, e un giornalista presente alla conferenza stampa si è anche azzardato a chiedere al banchiere se la data del 7 settembre (prossimo meeting della Bce) potesse essere inclusa nel concetto di autunno. Draghi non è riuscito a trattenere una risata. Rispondendo: "E' esattamente questo il motivo per cui abbiamo deciso di tenere vaghi i nostri piani, e abbiamo deciso solo di discutere del QE in autunno".

Le sue dichiarazioni, unite al riconoscimento del rafforzamento dell'economia della zona euro - "finalmente" la Bce può assistere a una ripresa solida, ha detto - insieme a questa parola, "autunno", hanno scatenato la reazione dei mercati, che si sono proiettati in avanti, scontando l'annuncio del tapering imminente: ragion per cui l'euro ha virato in territorio positivo,schizzando al record dal gennaio del 2015, con un rialzo di 1 punto percentuale che lo ha portato a superare anche la soglia di $1,16.

Un'altra dichiarazione che ha innervosito gli operatori è quella con cui Draghi ha ammesso che ora bisogna "semplicemente attendere che i salari e i prezzi facciano il loro corso".

Se il forex gli ha voltato le spalle, una dimostrazione di fiducia nei suoi confronti è arrivata dallo spread BTP-Bund, che ha accelerato con decisione al ribasso, scivolando di oltre -5% a 156,90. I rendimenti sui BTP decennali sono calati -3,42% al 2,11%, mentre i tassi sui Bund sono risaliti dell'1,48% allo 0,54% (16.43 ora italiana). 

Fattore anch'esso da mettere in evidenza: Draghi ha detto chiaramente che una stretta monetaria che si presentasse in un momento sbagliato potrebbe ostacolare o addirittura "mettere a rischio" la ripresa, lasciando così intendere di non avere alcuna fretta di lanciare il tanto temuto tapering del QE.

da http://www.finanza.com/

 
 
 

La corsa dell’euro

Post n°1981 pubblicato il 01 Luglio 2017 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Carlo Alberto De Casa Capo analista ActivTrades

venerdì 30 giugno 2017


E’ stata la settimana della corsa dell’euro, con la moneta unica che ha messo a segno un vero e proprio rally rialzista nei confronti del dollaro, arrivando a superare quota 1,14. Ma cosa ha spinto ai massimi da un anno il “cambio dei cambi”?

Verosimilmente sono state le parole di Mario Draghi, pronunciate in settimana a Sintra. Il governatore della BCE ha lasciato trapelare un certo ottimismo, definendo anche come temporanee le forze che fermano inflazione e ripresa nel Vecchio Continente.

In particolare i mercati hanno pesato questa “temporaneità” come un riferimento al quantitative easing, destinato a rallentare ulteriormente (o interrompersi) dal 2018, scommettendo anche su un rialzo dei tassi da parte della BCE nell’anno venturo.

Questa interpretazione delle parole di Draghi ed i dubbi sull’effettivo numero di rialzi dei tassi che la Fed sarà in grado di fare nei prossimi anni hanno spinto al rialzo l’euro.

Il rally dell’euro dollaro in un grafico a 4 ore dalla piattaforma ActivTrader (nel riquadro)

Ma fra i market mover degli ultimi giorni segnaliamo anche un altro banchiere centrale: Mark Carney. Il governatore della Bank of England, che appena una settimana fa aveva ribadito la non necessità di alzare i tassi di interesse allo stato attuale delle cose, ha precisato che il tema, però, potrebbe presto essere attuale, con la BoE chiamata a ritoccare i tassi e a ridurre gli stimoli monetari.


Tutto ciò ha generato un importante flusso di acquisti sul Forex Market anche verso la sterlina, con il cable, il rapporto fra pound e dollaro, che ha recuperato terreno fino a superare nuovamente quota 1,30.  Di fatto GBP/USD nelle ultime due settimane ha cancellato la discesa del precedente mese. Proprio l’area 1,30-1,305 rappresenta un primo importante scoglio da superare dal punto di vista tecnico, con i massimi di metà maggio a 1,3048.
Prosegue il rimbalzo del petrolio, con le quotazioni del crude oil americano che sono tornate sopra quota 45 dollari al barile, con sette sedute rialziste negli ultimi otto giorni di negoziazione.


Scenario differente per i metalli preziosi, ancora inseriti in un contesto incerto. La settimana era iniziata con un flash crash sull’oro, in seguito ad una maxi vendita di oltre 50 tonnellate in appena un minuto, che ha spinto i prezzi al ribasso di circa 20 dollari. Nonostante ciò non si sono registrati altri scossoni, con le quotazioni stabili fra i 1.250 ed i 1.240 dollari l’oncia. Possiamo denotare nel complesso una certa debolezza, anche perché i prezzi non sono rimbalzati nonostante l’indebolimento del dollaro pocanzi evidenziato. In sintesi l’oro prova a mantenere la trendline positiva di medio termine che lo ha visto risalire da inizio anno (con una serie di massimi crescenti), anche se pesa la debolezza di breve che ha spinto al ribasso i prezzi dall’area 1.300 fino ai valori attuali.


 
 
 

Analisi Intermarket al 17/06/2017

Post n°1980 pubblicato il 17 Giugno 2017 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

 

... se l’economia tutto sommato va bene, come giura Wall Street, come mai il costo del denaro si raffredda? Lo S&P 500 si è arrampicato (sai che notizia) a nuovi massimi storici, ma negli ultimi tre mesi il rendimento dei Treasury è precipitato, confermando le indicazioni cautelative provenienti dagli indicatori congiunturali.Un indice azionario nel decile più elevato delle rilevazioni degli ultimi sei mesi, a fronte di un rendimento dei T-Note nel decile più basso, è materia più che altro da psichiatri; è un fenomeno piuttosto inconsueto, anche se non del tutto raro.In effetti questa divergenza negli anni più recenti non ha intercettato massimi definitivi. Ma, tendenzialmente, ha anticipato periodi che alla lunga hanno consentito di acquistare azioni a livelli più ragionevoli. Insomma, sulla base dell’esperienza degli ultimi anni, non possiamo escludere che Wall Street si migliori ancora, da qui ad un anno; ma da qui ai prossimi tre-quattro mesi lo scenario si fa meno convincente. Gaetano Evangelista 

 

Vediamo un indicatore  oggettivo in ottica MACROTECNICA cosa ci suggerisce :

  • IL LEI del conference Board  per gli Stati Uniti è aumentato dello 0,3 per cento nel mese di maggio  a 126,9 (2010 = 100), a seguito di un aumento del 0,3 per cento nel mese di aprile e  ad un aumento dello 0,5 a marzo.“La recente tendenza negli Stati Uniti LEI, guidata dal prospettiva positiva dei consumatori e dei mercati finanziari, continua a puntare a un'economia in crescita, forse anche un pick-up ciclico”, ha detto Ataman Ozyildirim, Direttore dei cicli economici  a The Conference Board . “La crescita del PIL debole primo trimestre è probabile un incidente di percorso temporaneo visto che l'economia ritorna alla sua tendenza a lungo termine di circa il 2 per cento. Mentre la maggior parte degli indicatori principali hanno contribuito positivamente negli ultimi mesi, permessi sulle nuove costruzioni  seguiti dalla settimana lavorativa media nella produzione sono state le fonti di debolezza tra i componenti del lei  US“.
Vediamo  come alcuni  Trading System    vedono la situazione :
  • IL mio TS  weekly  (Futures)  (nel riquadro)nato per cogliere i trend di lungo periodo sui mercati indica  sulle principali borse mondiali  una situazione nella quale vediamo un Long generalizzato sull'equity, valori obbligazionari americani ed europei  sempre alti ossia rendimenti sempre molto contenuti e in discesa _sul Tnote siamo al 2,15%, Oro sempre short e  Dollaro sempre stazionario  sull'euro.
  • Il trading system reso popolare da Dog Short su base mensile  conferma il LONG per giugno, ha chiuso maggio con un guadagno  mensile del 1,16%, dopo un guadagno di 0,91% nel mese di arile .  Tutte  e tre  le medie mobili sullo S&P 500 stanno segnalando invested e due  dei cinque  ETF del portafoflio Ivy (SMA_10) danno  il  segnale  "investito" ad eccezione degli etf sull' obbligazionario se sul settore immobiliare e commodities. Questo ottimo sistema è  molto raccomandabile da seguire (la  mia preferenza va a SMA_12), le uniche controindicazioni riguardano  la presenza di qualche falso segnale che tale sistema genera. 

 
 
 

Stati Uniti: costo del denaro sale dello 0,25% all’1-1,25%

Post n°1979 pubblicato il 15 Giugno 2017 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Dopo la stretta di marzo, la Banca Centrale statunitense ha deciso di concedere il bis. Come correttamente pronosticato dal 90% degli analisti contattati da Bloomberg, il FOMC (Federal Open Market Committee), il Comitato di politica monetaria della Federal Reserve, al termine della due giorni di riunioni ha deciso di proseguire il processo di normalizzazione della politica monetaria iniziato a dicembre 2015. 

L’istituto guidato da Janet Yellen qualche minuto fa ha annunciato di aver alzato il costo del denaro statunitense di 25 punti base portandolo all'1-1,25%. La decisione è stata presa con una maggioranza di 8 membri: l’unico a votare per la conferma dello status quo è stato Neel Kashkari, n.1 del Distretto di Minneapolis.

Nonostante la frenata evidenziata dalla prima economia negli ultimi mesi e le tensioni arrivate (e che potrebbero arrivare) dal fronte politico, la Fed ha continuato a valutare il rallentamento “temporaneo” preferendo concentrarsi su due fattori: un mercato del lavoro che continua a mostrare i muscoli (tasso di disoccupazione ai minimi da 16 anni al 4,3%) e un’inflazione in direzione (con qualche incertezza) del target del 2%.

Indicazioni particolarmente importanti anche quelle in arrivo dai cosiddetti "dot plot”, le proiezioni sull'evoluzione dei tassi secondo ogni membro del Comitato. In linea con la view precedente, i membri del FOMC stimano un altro ritocco al rialzo entro la fine dell’anno (confermando il totale annuo a 3) e tre nel 2018.  

La stima sull’andamento dell’inflazione nell’anno corrente misurata dall’indice PCE (Personal Consumption Expenditures) passa dall’1,9% all’1,6% mentre la view sul tasso di disoccupazione scende dal 4,5 al 4,3 per cento. 

Arrivate inoltre le prime informazioni sulla riduzione del bilancio della Fed, salito recentemente in quota 4.500 miliardi di dollari (definito in patria un “Mammoth Bond Portfolio”). Gonfiato negli anni della crisi con l'acquisto di Treasury e bond ipotecari, nei prossimi mesi il bilancio è destinato gradualmente a ridursi. 

Per quanto riguarda i Treasury, si inizierà con il mancato reinvestimento di 6 miliardi di dollari e la cifra salirà di 6 miliardi ogni mese fino ad arrivare a 30 miliardi mensili.  Nel caso invece dei MBS (Mortgage-Backed Securities) si inizierà con 4 miliardi, 4 miliardi saranno aggiunti ogni tre mesi fino ad arrivare a 20 miliardi/mese. Nel caso di peggioramento del contesto macro, la Fed si riserva di tornare a reinvestire i proventi dei titoli in maturazione. 

 
 
 

La lezione di Jeremy Corbyn: moneta per il popolo, non solo per le banche

Post n°1978 pubblicato il 13 Giugno 2017 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Jeremy Corbyn, il leader laburista inglese reduce dalle elezioni in Gran Bretagna, ci può insegnare molto. È suo lo slogan: moneta per il popolo, e non solo soldi gratis per le banche. Se il Movimento 5 Stelle e la disgraziatissima e frammentata sinistra italiana vogliono avere successo nelle prossime decisive battaglie sociali ed elettorali, se vogliono contrastare con successo l’austerità – e anche il possibile governissimo Renzi – Berlusconi che si sta profilando dopo le prossime elezioni -, devono prima di tutto proporre soluzioni concrete e immediate per difendere i redditi delle famiglie impoverite da dieci anni di politiche economiche restrittive e suicide. Per rilanciare l’occupazione e l’economia, dovrebbero inserire nel loro programma l’emissione massiccia di moneta fiscale a favore soprattutto delle famiglie più disagiate, del ceto medio impoverito, degli investimenti pubblici e sociali e degli investimenti produttivi.

Partiamo da un fatto clamoroso: se, invece di distribuire alle banche con il quantitative easing (q.e.) 2,2 triliardi (migliaia di miliardi), la Banca centrale europea presieduta da Mario Draghi avesse assegnato questa gigantesca montagna di soldi ai 320 milioni di cittadini dell’Eurozona (compresi i bambini) saremmo usciti subito dalla crisi e l’Europa avrebbe ripreso immediatamente la strada del benessere. Ogni cittadino avrebbe ricevuto in media 202 euro al mese per ognuno dei 34 mesi previsti dal q. e. (da marzo 2015 a dicembre 2017). Con un aumento del reddito medio di 202 euro al mese, la domanda avrebbe trainato l’economia e l’occupazione sarebbe cresciuta rapidamente. Non ci sarebbe stata nessuna austerità: l’Eurozona sarebbe uscita subito dalla depressione e sarebbe diventata più prospera e meno diseguale.

Invece, la Bce di Draghi ha riempito di denaro fresco le casse delle banche, e queste li hanno investiti nei mercati finanziari e nei titoli di Stato (cioè nel debito degli Stati). La bolla speculativa sta crescendo ma l’economia e l’occupazione piangono. Jeremy Corbyn è stato il primo leader di sinistra a proporre l’emissione di moneta pubblica e non solo la creazione di moneta privata o bancaria. Ha proposto che la Banca centrale stampi moneta per avviare investimenti pubblici a favore della società e dell’economia reale. Moneta per il popolo, non solo per le banche. Ovviamente la Bce non seguirà mai il progetto di Corbyn. Il governo tedesco è assolutamente contrario perché l’inflazione andrebbe a vantaggio dei paesi debitori, e non delle grandi banche che prosperano sui debiti altrui.

In questa situazione, che cosa possono proporre le forze politiche progressiste? La proposta è che lo Stato crei ed assegni gratuitamente (ripeto: gratuitamente) alle famiglie, alle imprese produttrici di beni e servizi, agli enti pubblici, un nuovo tipo di moneta: la moneta fiscale. La Moneta fiscale è semplicemente un titolo di stato emesso dal Tesoro che dà diritto a godere di sgravi fiscali, ma solo dopo due o tre anni dall’emissione. In sostanza: il governo ti assegna un Titolo di sconto fiscale (Tsf) pari a 100 euro e dopo 2-3 anni avrai diritto a uno sgravio fiscale di 100 euro. Ma i Tsf possono subito essere convertiti in euro sui mercati finanziari, esattamente come qualsiasi altro titolo, come i Bot e i Btp. Grazie alla loro convertibilità, i Tsf incrementano però subito la capacità di spesa in euro degli assegnatari. Diventano subito euro spendibili nell’economia reale. Dopo due o tre anni dalla loro creazione, quando i Tsf andranno a maturazione e potranno essere utilizzati per ridurre il pagamento delle tasse, il deficit fiscale potenziale verrà compensato grazie alla crescita del Pil e dei relativi ricavi fiscali. La manovra di moneta fiscale non genera deficit, ma sviluppo.

La proposta, di stampo keynesiano, è semplice da comprendere. Se manca la liquidità, se mancano i soldi per fare la spesa, la produzione e gli investimenti cadono. Se con la moneta fiscale si immette liquidità e riprende la domanda, l’economia ricomincia a crescere grazie al nuovo ossigeno monetario. Così il debito pubblico finalmente diminuisce in rapporto al Pil. La moneta fiscale ha infatti un vantaggio decisivo: si può fare senza uscire dall’Eurozona. I Tsf sono titoli di sconto fiscale, e in campo fiscale ogni stato è (per fortuna) sovrano. Grazie alla moneta fiscale le famiglie potrebbero finalmente respirare, l’economia riprenderebbe a correre e la nostra democrazia riconquisterebbe potere e dignità rispetto a poteri finanziari che speculano sulle monete e sui debiti pubblici a danno delle popolazioni.

di Enrico Grazzini | 10 giugno 2017


 
 
 

la moneta fiscale fa capolino sul Blog di Grillo

Post n°1977 pubblicato il 03 Aprile 2017 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

di Stefano Bernabei

ROMA (Reuters) - Mentre il probabile candidato premier del M5S Luigi Di Maio ribadiva ieri l'idea di un referendum per sondare il popolo italiano sulla volontà di lasciare l'euro [nL5N1H41UC], sul blog di Beppe Grillo, leader del Movimento, veniva proposto un più serio e meno cruento piano B, basato sulla cosiddetta moneta fiscale da affiancare all'euro.

Gennaro Zezza, dell'Università degli Studi di Cassino, ha spiegato in un post (here) che si tratta di "una moneta che non è moneta legale e quindi non va a violare i nostri trattati, ma che possa restituire al governo la capacità di effettuare un piano di investimenti e per sostenere il reddito dei cittadini, insomma un piano di rilancio".

Zezza ha così fatto sua, e del M5s, un'idea di Marco Cattaneo nata nel 2012 e poi affinata e presentata nel 2015 con un gruppo di ricercatori ed economisti tra cui Biagio Bossone, Luciano Gallino, Enrico Grazzini, Stefano Sylos Labini. Al cuore dell'idea c'è l'emissione e l'assegnazione gratuita di Certificati di Credito Fiscale a lavoratori, aziende, pensionati, disoccupati per stimolare l'economia dal lato della domanda.

"Con Zezza siamo in contatto e ora il M5s ha deciso di lanciare questa idea che da tempo circola", ha detto a Reuters Sylos Labini.

"Per noi questa è l'unica strada praticabile, perché uscire dall'euro è un suicidio e continuare con le regole europee un disastro", dice l'economista.

In questo modo, spiega, si può immettere potere di acquisto nell'economia, perché i Ccf danno il diritto a uno sconto fiscale dopo due anni dall'emissione, sono trasferibili a terzi, non generano un debito al momento dell'emissione e rispettano i vincoli imposti dai trattati e dai regolamenti dell'Eurozona".

Essendo non payable tax credit, cioè crediti che non hanno diritto al rimborso in euro ma solo ad essere utilizzati per scontare pagamenti fiscali, spiega a Reuters Cattaneo, non sono spesa pubblica. L'effetto sui conti pubblici come riduzione di gettito tributario lo avranno al momento del loro utilizzo "ma c'è ampio margine per far sì che nel momento in cui ci sarà l'esercizio la perdita di gettito verrà ampiamente compensata da quello che si è creato nei due anni intercorrenti e per effetto della maggiore attività economica", sostiene Cattaneo.

 

La loro proposta, presentata in un sito-manifesto (monetafiscale.it/), era stata commentata favorevolmente in un report di Mediobanca del 2015 a cui aveva contribuito proprio Cattaneo. "Mediobanca ha esaminato gli effetti di un'emissione di 20 miliardi di Ccf nel 2016, incrementati a 40 dal 2017 in poi. Benché più contenuto rispetto ad altre ipotesi elaborate dal nostro gruppo di ricerca, il conseguente accrescimento di potere d'acquisto in circolazione e domanda aggregata porta lo sviluppo del PIL al 3% annuo circa", scrive Cattaneo sul suo blog (here) in cui dà conto di quella nota.

 

Ma se questa soluzione, a detta dei proponenti, sembra avere poche controindicazioni, meno chiaro è perchè non sia mai stata presa in considerazione dai governi che da Monti a Renzi si sono succeduti in questi ultimi anni di crisi.

 

"L'ipotesi che mi sembra più plausibile è che si sia ritenuto che questo percorso di ultra rigore fiscale e di pressione a che l'economia venisse riformata, avrebbe dovuto dar luogo un miglioramento strutturale più virtuoso di una ripresa indotta da un recupero della domanda", dice Cattaneo che invita però a guardare a che punto siamo arrivati con quelle politiche.

"I M5s sono fuori dell'establishment, ma se esponenti dei partiti che hanno governato in questi ultimi anni introducessero questa cosa, allora sarebbe un riconoscimento di aver instradato il Paese lungo una via che non ha funzionato", aggiunge.

In realtà l'idea di cercare una strada parallela e non alternativa all'euro, come questa del Ccf, non è isolata.

"In effetti sui Ccf c'è un livello di attenzione crescente in Parlamento", nota Cattaneo, che oltre ai pentastellati, cita l'area a sinistra del Pd.

Poi c'è Berlusconi, che ha evocato di recente una doppia circolazione euro-lira, ma senza dettagliare come farlo.

"Se vuole realmente farlo, questa è la strada", dice Cattaneo. "Non stiamo soppiantando l'euro, non stiamo emettendo una moneta. E' una soluzione perfettamente legale ed è molto più facile che spaccare l'euro".

 

 

 
 
 

Analisi Intermarket al 01/04/2017

Post n°1976 pubblicato il 01 Aprile 2017 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

...La fiducia degli investitori americani è ai massimi dal 2000, il Vix rimane schiacciato sulla parte bassa del range sopra 10.50 e sotto area 15 consentendo all’indice S&P500 di assorbire le sessioni in cui perde momentum.
Eppure sono sempre molti i colleghi, più o meno autorevoli, che richiamano l’attenzione ed invitano alla prudenza.
In realtà l’indice sta performando un +5% da inizio anno, mentre i rendimenti sul 10 anni Usa oscillano tra 2.60 e 2.30%. In altre parole, il rialzo dei rendimenti non ha per ora compromesso la tenuta del mercato, semmai ha favorito l’apprezzamento del sottostante comparto bancario....

Agli inizi dell’anno, quando la Fed ha delineato con maggior efficacia l’Outlook sulla politica monetaria, il noto gestore Bill Gross aveva ammonito i mercati sostenendo che 2.60 sul 10 anni US rappresentava la linea di demarcazione tra una condizione di sostenibilità del trend azionario, rispetto ad una fase di declino qualora si fosse oltrepassata la soglia. Jeffrey Gundlach, un altro gestore Usa molto seguito e apprezzato, per la verità fissava la stesso limite al 3%. Da allora, però, i rendimenti del decennale a stelle e strisce si sono limitati a consolidare il loro rialzo sotto 2.60 aprendo nuovi interrogativi sulle condizioni quantitative e qualitative della permanenza dei valori all’interno di una fascia così ristretta di fluttuazione rispetto alle guide line indicate dalla Fed.Tale situazione non ha consentito di trarre informazioni sulla reattività effettiva dei mercati, qualora il decennale avesse avuto la forza di varcare le ipotizzate “soglie del dolore”. A ciò si aggiunga che la permanenza dei rendimenti su questa fascia di valori insinua il dubbio sul fatto che una parte degli investitori tema di fatto un significativo rallentamento della crescita e un conseguente declino degli stessi.Wlademir Biasia

Vediamo un indicatore  oggettivo in ottica MACROTECNICA cosa ci suggerisce :

  • IL LEI del conference Board  per gli Stati Uniti è aumentato dello 0,3 per cento nel mese di aprile  a 126,2 (2010 = 100), a seguito di un aumento del 0,3 per cento nel mese di marzo.“La recente tendenza negli Stati Uniti LEI, guidata dal prospettiva positiva dei consumatori e dei mercati finanziari, continua a puntare a un'economia in crescita, forse anche un pick-up ciclico”, ha detto Ataman Ozyildirim, Direttore dei cicli economici e della Ricerca Crescita a The Conference Board . “La crescita del PIL debole primo trimestre è probabile un incidente di percorso temporaneo visto che  l'economia ritorna alla sua tendenza a lungo termine di circa il 2 per cento. Mentre la maggior parte degli indicatori principali hanno contribuito positivamente negli ultimi mesi,  permessi  di costruzione seguiti dalla settimana lavorativa media nella produzione sono state le fonti di debolezza tra i componenti fel  lei  US“.

    Vediamo  come alcuni  Trading System    vedono la situazione :

  • IL mio TS  weekly  (Futures)  (nel riquadro)nato per cogliere i trend di lungo periodo sui mercati indica  sulle principali borse mondiali  una situazione nella quale vediamo un Long generalizzato sull'equity, una caduta contenuta  dei valori obbligazionari americani ed europei ossia rendimenti in moderato rialzo_sul Tnote siamo al 2,39%, Oro sempre short e  Dollaro sempre Long sull'euro.
  • Il trading system reso popolare da Dog Short su base mensile  conferma il LONG per Aprile, ha chiuso marzo con una perdita mensile marginale del 0,04%, dopo un guadagno di 3,72% nel mese di febbraio .  Tutte  e tre  le medie mobili sullo S&P 500 stanno segnalando invested e tre dei cinque  ETF del portafoflio Ivy (SMA_10) danno  il  segnale  "investito" ad eccezione degli etf sull' obbligazionario se sul settore immobiliare. Questo ottimo sistema è  molto raccomandabile da seguire (la  mia preferenza va a SMA_12), le uniche controindicazioni riguardano  la presenza di qualche falso segnale che tale sistema genera. 

 

 
 
 

USA: costo del denaro sale di 25 punti base allo 0,75-1%

Post n°1975 pubblicato il 16 Marzo 2017 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

E alla fine il nuovo rialzo dei tassi è arrivato. Poco fa da Washington è giunta la notizia che il FedWatch Tool del CME Group (l’indicatore che misura le probabilità di un cambio del costo del denaro statunitense) oggi stimava al 90,8%: la Federal Reserve ha incrementato il costo del denaro della prima economia dallo 0,5-0,75 allo 0,75-1 per cento. La decisione è stata presa con una maggioranza di nove membri (solo Neel Kashkari della Fed di Minneapolis ha votato per una conferma).  

Nelle ultime due settimane le probabilità di una stretta sono sostanzialmente raddoppiate in scia dei nuovi miglioramenti evidenziati dall’economia reale, spicca in particolare l’incremento di 235 mila unità registrato a febbraio dalle non-farm payrolls, e dalle dichiarazioni rese da importanti esponenti della Banca centrale. 

Già nel corso dell’audizione al Senato dello scorso 14 febbraio, la chairwoman aveva avvisato gli operatori che “nel corso dei prossimi meeting” sarà discusso un nuovo innalzamento dei tassi. Anche se non esiste un piano di incrementi già definito, ha rimarcato Janet Yellen, non è prudente attendere troppo a lungo per innalzare i tassi. Ad avallare le parole del n.1 ci hanno poi pensato importanti esponenti del calibro di John Williams (Federal Reserve di San Francisco) e di William Dudley (New York). 

Dot Plot confermati: in arrivo altri due ritocchi
Indicazioni particolarmente importanti anche quelle che arrivano dai cosiddetti "dot plot”, le proiezioni sull'evoluzione dei tassi secondo ogni membro del Comitato di politica monetaria. In linea con la view di dicembre, i membri del FOMC (Federal Open Market Committee) si attendono 3 strette nel 2017, 3 nel 2018 e altrettante nel 2019. Rispetto a dicembre però, ora sono 9 (su 17) i membri che stimano altre due strette nell’anno corrente, contro i 6 precedenti. 

Per quanto riguarda i prezzi, la Fed ha rilevato che l’inflazione si sta avvicinando al target del 2% e confermato la stima sull’indice PCE all’1,9%. Lieve rialzo per il dato “core”, quello calcolato al netto delle componenti più volatili, in aumento dall’1,8 all’1,9 per cento. “Il Comitato monitorerà con attenzione gli sviluppi, attuali ed attesi, dell’inflazione in relazione ai suoi obiettivi”. 

La sensazione è che un’accelerazione dei prezzi o della crescita economica (Trump ha promesso un 3-4%) sia destinato ad innescare un maggiore attivismo da parte della Banca centrale. Nelle attuali condizioni, all’orizzonte si profila uno scontro con la Casa Bianca: Trump, fortemente critico della politica monetaria espansiva targata Fed nel corso della campagna elettorale, finirà per essere penalizzato da tassi di interesse più elevati. 

A febbraio, nel corso di un’audizione al Congresso, alla domanda se un’accelerazione della crescita è destinata ad innescare una reazione della Fed, la Yellen ha risposto con un laconico “sì”.

da http://www.finanzaonline.com

 
 
 

Trump, la Germania e l’euro

Post n°1974 pubblicato il 13 Gennaio 2017 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Il presidente eletto degli USA, Donald Trump, non ha grande simpatia per la UE, e ancora meno per l’euro. Un recente documento pubblicato dal suo staff ne spiega le ragioni senza ambiguità.

“La debolezza delle economie del Sud Europa nell’ambito dell’Unione Monetaria Europa mantiene l’euro a un tasso di cambio inferiore rispetto a quello del marco tedesco, se fosse una moneta indipendente. Questa è la ragione principale per cui gli USA hanno un grande deficit commerciale nei confronti della Germania – 75 miliardi di dollari nel 2015 – nonostante le retribuzioni tedesche siano relativamente alte”.

E poco dopo si parla di “imporre” (da parte degli USA) “tariffe difensive e compensative se la manipolazione della valuta non viene meno”.

E’ evidente che l’attuale assetto dell’Eurosistema non viene ritenuto accettabile dalla nuova presidenza USA. Aumentano quindi le probabilità che si arrivi a uno scioglimento integrale dell’Eurozona. Alternativamente, è possibile che – sotto la minaccia di una guerra commerciale diretta a ridurre il surplus commerciale tedesco verso gli USA – la Germania accetti finalmente un ciclo di politiche fiscali espansive, esteso a tutti i paesi dell’Eurosistema, e con finanziamento dei maggiori deficit pubblici garantito dalla BCE (meglio ancora sarebbe se esplicitamente monetizzato).

In pratica la Germania e anche il resto dell’Eurozona rilancerebbero, in questa seconda ipotesi, la domanda interna e accetterebbero – anche per il tramite di un rafforzamento dell’euro – una significativa riduzione del proprio surplus commerciale.

Resterebbe il problema degli sbilanci all’interno dell’Eurozona, che però è gestibile se i paesi del Sud dedicano una parte dell’espansione fiscale a ridurre il proprio costo del lavoro lordo (non i salari netti !) tramite un consistente e permanente abbattimento del cuneo fiscale.

Se nessuna delle due ipotesi sopra descritte si verifica, per l’Italia l’adozione del progetto Moneta Fiscale rimane la strada più promettente – forse l’unica possibile. Il rilancio della domanda interna verrebbe effettuato emettendo CCF nazionali. Nella misura necessaria, i CCF verrebbero destinati anche a migliorare la competitività delle aziende italiane, per evitare di disperdere in maggiori importazioni nette una parte dell’azione espansiva.

Se un paese importante come l’Italia – la terza economia dell’Eurozona – esce dalla propria situazione economica depressa, la BCE ha meno ragioni per mantenere debole il cambio euro / dollaro. Anche in questo caso, il rafforzamento dell’euro agirebbe da riequilibrio, quantomeno parziale, degli sbilanci commerciali tra USA e Germania.

Tutto questo vale, a maggior ragione, se l’esempio dell’Italia venisse imitato da altri paesi dell’Eurozona – se, in altri termini, vari altri stati rilanciassero domanda e competitività introducendo la loro versione di Moneta Fiscale nazionale.

E’ quindi plausibile che un’azione espansiva mediante Moneta Fiscale, effettuata dall’Italia e magari da altri paesi, venga vista con favore dalla presidenza Trump. Quanto ai tedeschi, non mi aspetto che se ne mostrino entusiasti, ma non avranno mezzi per opporsi, e francamente nemmeno interesse. Si tratterebbe infatti di un’evoluzione di gran lunga preferibile rispetto a una guerra commerciale con gli USA o a una rottura deflagrante dell’Eurozona

da  http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/2017/01/trump-la-germania-e-leuro.html

 
 
 
Successivi »
 
 
 

INFO


Un blog di: Lucky340
Data di creazione: 04/05/2010
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

ULTIME VISITE AL BLOG

nzopamilenazoomerIrrequietaDSilent_DarkIltuocognatinotekilalangi2010Elemento.Scostantenicoli.vittorioonlyemotions71Sky_Eaglepaperinopa_1974perpetuus_vitaescrittocolpevolelacky.procino
 

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti gli utenti registrati possono pubblicare commenti.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom