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Non intendo sollecitare investimenti.
Chiunque utilizzi spunti derivanti dalla mia analisi  agisce a proprio rischio e pericolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Shortare il Bund ? Sell off continuano

Post n°1842 pubblicato il 30 Aprile 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

ROMA (WSI) - Il sell off che ha colpito alla vigilia il mercato del reddito fisso dell'Eurozona non è stato una semplice parentesi. Anche oggi proseguono le vendite, che continuano a prendere di mira soprattutto i Bund tedeschi. Le vendite hanno portato i tassi sui Bund decennali a superare anche la soglia dello 0,30%, dopo che ieri i rendimenti sono raddoppiati, nell'arco di una sola sessione, balzando da 14 a oltre 29 punti base. Si è trattato del rally più forte dal gennaio del 2013.

Il volume dei contratti futures sul Bund è volato a 1.099.253, al massimo dallo scorso 5 marzo. In crescita anche i tassi sui BTP e Bonos a 10 anni, che oscillano rispettivamente attorno all'1,51% e 1,53%, dopo aver segnato balzi del'ordine di 12-13 punti base alla vigilia.

Si può parlare di inversione del trend? Sicuramente, il mercato del reddito fisso dell'Eurozona sta iniziando a stancare. Stando a quanto riporta Bloomberg, "gli investitori hanno dato un segnale molto chiaro sul fatto che stanno perdendo la pazienza, con i rendimenti dei bond dell'area che si attestano ai minimi record" e che sono spesso negativi.

La fuga dal reddito fisso ha fatto tra le sue vittime soprattutto i Bund tedeschi, tra gli asset rifugio per eccellenza. Scontati anche i risultati dell'asta tedesca, che non è andata a buon fine, dal momento che la domanda è stata di 3,649 miliardi di euro, inferiore al target di 4 miliardi fissato: è la prima volta, dallo scorso 21 gennaio, che un'asta avente per oggetto bond tedeschi con scadenza a cinque anni non raggiunge il target. E, tecnicamente, è la terza emissione di bond, in Germania, che è risultata non coperta quest'anno, stando ai dati di Bloomberg.

Le vendite stanno colpendo però anche altri bond sovrani dell'Eurozona, tanto che il valore complessivo del mercato del reddito fisso dell'Eurozona - stando al Bank of America Merrill Lynch's Euro Government Index - è sceso di ben 55 miliardi di euro, a 5,844 trilioni, soltanto nella giornata di ieri, al minimo dallo scorso 30 marzo.

Intervistato da Bloomberg, Steven Wieting, responsabile strategist globale degli investimenti, a New York, presso la divisione di private bank di Citigroup, ha affermato: "Non ci sono ragioni per accettare rendimenti negativi".

Wieting ha comunicato a tal proposito che Citigroup, ieri, ha tagliato l'esposizione verso i Bund tedeschi, a favore dei Treasuries Usa, su bond con scadenza tra i cinque e i sette anni.

Occhio tra l'altro, alla possibilità concreta che l'inflazione in Eurozona rialzi la testa, dopo la pubblicazione del dato relativo all'offerta di moneta M3 da parte della Bce, che ha messo in evidenza un rialzo, su base annua, +4,1% nei primi tre mesi dell'anno, al ritmo maggiore dal 2009.

Ancora, il tasso di inflazione in Germania ha accelerato il passo ad aprile dallo 0,1% di marzo allo 0,3%. I timori hanno così contribuito agli smobilizzi, dal momento che l'inflazione riduce il valore degli interessi sui bond. E oggi sono arrivati anche i numeri sull' inflazione dell'Eurozona, che ha segnato una ripresa - con il tasso salito a zero - ponendo fine a un periodo di deflazione tecnica durato quattro mesi (anche se gli analisti invitano alla cautela, nel cantare vittoria sulla presunta fine della deflazione).

Sulle vendite scatenate sui Bund hanno poi inciso sicuramente i consigli arrivati prima da Bill Gross e successivamente da Jeff Gunlach, il titano dei Bond di DoubleLine Capital: entrambi hanno suggerito di shortare i titoli di stato tedeschi. Anche Yngve Slyngstad, amministratore delegato del fondo sovrano di gestione patrimoniale della Norvegia, numero uno al mondo e del valore di $900 miliardi, sta scommettendo sul fatto che i recenti guadagni dei bond non dureraranno. (evidenziato_mio)

Nello spiegare il trend delle ultime sessioni dei Bund tedeschi Christoph Rieger, responsabile del mercato del reddito fisso di Commerzbank, ha parlato di "cascata di eventi" e di fattori dietro al sell off, come: "l'offerta di bond e l'inflazione più alta in Germania e nell'Eurozona; i rischi ribassisti messi in rilievo dalla Fed; la politica monetaria accomodante su base globale, che alimenta le aspettative di inflazione".

Si parla di "ampi volumi di scambio sul mercato dei futures, con la presenza di operazioni di stop loss e pochi dealer che mostrano l'intenzione di voler stare dall'altra parte, così come è avvenuto nel flash crash dei Treasuries Usa, lo scorso 15 ottobre". (Lna)

Fonte: Bloomberg

da www.wallstreetitalia.com

 
 
 

Pil Usa cresce molto meno del previsto

Post n°1841 pubblicato il 29 Aprile 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

NEW YORK (WSI) - Ci si aspettava un dato negativo dal Pil Usa, ma non fino a questo punto.

L'economia maggiore al mondo è cresciuta di un misero +0,2% nel primo trimestre e non basta il maltempo invernale a giustificare un tale andamento, significativo di quanto la ripresa tanto decantata degli Stati Uniti non sia abbastanza solida.

A pesare sono state soprattutto le spese al consumo, che hanno subito una contrazione del 1,9%.

Il tasso di crescita su base annuale previsto dagli analisti era dell'1-1,2%. L'ultimo trimestre dell'anno aveva visto un'espansione dell'attività economica del 2,2%.

Secondo gli analisti il rallentamento si rivelerà essere solo temporaneo, ma la frenata è molto più forte delle anticipazioni.

I mercati reagiscono comprensibilmente male alla notizia e i principali indici della Borsa Usa scambiano in perdita. In flessione dello 0,7% il petrolio, cala anche il dollaro con l'euro che scambia saldamente sopra 1,10, livello che non vedeva da tre mesi.

In compenso la fase di stallo dell'economia allontana l'appuntamento con un rialzo dei tassi di interesse, motivo per cui il mercato azionario potrebbe riprendersi dallo sbandamento.

Il rallentamento sembra temporaneo, secondo gli analisti di Markit, dal momento che gli ultimi sondaggi indicano un recupero in aprile. Tuttavia rimane il fatto che la sostenibilità della ripresa è tutt'altro che convincente.

I tassi di crescita annuale del Pil Usa, livellati in base ai fattori stagionali, degli ultimi trimestri.

"Le autorità della Fed vogliono sapere come l'economia si comporterà nel secondo trimestre prima di prendere decisioni avventate sui tempi di normalizzazione delle misure monetarie", dice Chris Williamson.

Se l'economia migliora nei mesi successivi, "settembre è la prima data in cui è realistico attendersi una stretta montaria che però molto probabilmente si concretizzerà non prima di novembre".

Secondo alcuni come Rob Carnell, economista di ING, poteva anche andare peggio. I consumi sono risultati dello 0,1% migliori delle attese e gli investimenti aziendali sono rimasti invariati, anche in questo caso sostanzialmente in linea con le previsioni. Le spese di governo federale e autorità statali non hanno aiutato.

"Guardando al secondo trimestre c'è da attendersi un bel rimbalzo grazie alla combinazione di esportazioni nette e scorte, che potrebbero contribuire con un +0,5%", dice Carnell. Anche gli investimenti societari e le spese al consumo dovrebbero riprendere slancio.

Al posto di avere una cifra vicina allo zero, "è ragionevole attendersi qualcosa di più solido del +3% nel secondo trimestre".

Gli analisti in generale reputano insomma che la ripresa tornerà a prendere piede nel secondo e terzo trimestre del 2015, come avvenuto l'anno scorso. Stavolta, però, i dati su vendite al dettaglio, costruzione di case e investimenti aziendali non sono così buoni, il che fa temere per una crescita meno vigorosa di quella vista nel 2014.

(DaC)

da http://www.wallstreetitalia.com

 
 
 

Migliora la bilancia commerciale giapponese, rally del Nikkei e Shanghai

Post n°1840 pubblicato il 23 Aprile 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Durante la seduta asiatica è tornata a imporsi la propensione al rischio. Gran parte dei mercati asiatici è riuscita a ignorare le preoccupazioni legate alla Grecia e la debolezza della seduta di New York, archiviando la giornata con il segno più. Il Composite di Shanghai è salito a 4.384,02 punti, in rialzo del 2,10% in scia alle previsioni di un nuovo allentamento della PBoC e ai grossi volumi legati alla domanda degli investitori individuali. Rimaniamo rialzisti sulla Cina, non sulla base dei fondamentali economici, ma per gli effetti positivi degli stimoli e il rinnovato interesse della classe media per i titoli azionari. Il Nikkei ha superato la soglia dei 20.000 punti, in rialzo dell’1,13% (nuovo massimo pluriennale), dopo che il Giappone ha reso noti i dati sulla bilancia commerciale di marzo, che hanno mostrato un surplus commerciale superiore alle attese, e sull’onda del miglioramento delle trimestrali. Il surplus commerciale senza adeguamenti si è attestato a 229 mld di yen, primo surplus dal 2012. Le esportazioni sono cresciute dell’8,5% a/a, mentre a marzo le importazioni sono scese del -14,5%, dopo il -3,6% fatto registrare il mese scorso. La sorpresa positiva è legata alle forti esportazioni di auto ed elettronica, il calo del petrolio ha fatto invece scendere i costi delle importazioni. Si tratta di un segnale positivo per l’economia giapponese, che dall’inizio dell’anno fa fatica a ingranare. Nonostante le notizie contrastanti, riteniamo che il calo dello yen stia sostenendo la domanda di esportazioni. L’esperimento dell’Abeconomia volto alla svalutazione competitiva sta mostrano qualche risultato positivo, soprattutto nel rinvigorire la crescita. Non siamo certi che questo surplus commerciale sia destinato a scomparire rapidamente. Con la ripresa in Europea e Cina (e anche gli USA stanno superando la fase di debolezza), la domanda di merci giapponesi dovrebbe salire. Tuttavia, finché i prezzi del petrolio rimarranno dimessi (come prevediamo), le importazioni costose saranno meno attraenti dei beni domestici. Dovremmo quindi assistere a un rallentamento della crescita delle importazioni, anche se la ripresa interna stimolerà la domanda. Visti gli effetti positivi che stanno emergendo grazie al programma di QE giapponese, ci aspetteremmo anche dagli altri player regionali (come la Corea del Sud) simili attività volte alla svalutazione della valuta (rimaniamo politicamente correnti e non diciamo Guerra Valutaria). L’USD/JPY non ha reagito al rialzo del Nikkei. Prevediamo che la violazione rialzista di 120,05 innescherà un rapido movimento a fino a 120,90.

In Australia, il tanto atteso rapporto sull’inflazione, prevista in ribasso, è andato nella direzione opposta. L’IPC primario del primo trimestre è salito dello 0,20% t/t (invariato rispetto al mese precedente) contro lo 0,10% previsto, invece l’inflazione su base annua ha subito un rallentamento dell’1,3% come da attese. L’AUD/USD è lievitato a 0,7774 da 0,7710 e continua a trovare buone richieste. Gli operatori si concentreranno sulla resistenza a 0,7850 per estendere il momentum rialzista fino a 0,7940; si osserva un supporto a 0,7768 (media mobile a 65 giorni). Nonostante la stabilità inaspettata dell’inflazione, continuiamo a prevedere che a maggio la RBA taglierà il tasso OCR di 25 punti base. I commenti da colomba del governatore della RBA indicano che l’intervento sul tasso rimane un’opzione, circostanza che non subirà modifiche dovute a una lieve ripresa. Visti i forti venti contrari costituiti dal rallentamento della domanda di materie prime in Cina, sulle previsioni di crescita dell’Australia si addensano le nubi......

da http://it.investing.com

 
 
 

Analisi Intermarket al 18/04/2015

Post n°1839 pubblicato il 18 Aprile 2015 da Lucky340
 
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Chiusura di ottava in rosso per i listini del vecchio continente, ancora penalizzati dalle tensioni in arrivo da Atene e dai recenti guadagni. “Il mercato sta tentando di dare seguito a una correzione più decisa, dopo il forte rally in atto da inizio anno” rileva Vincenzo Longo, Market Strategist di IG. “Viste le performance importanti realizzate da molti indici europei, crediamo che i cali possano durare ancora qualche settimana, prima che il trend riparta”. Spinte ribassiste arrivano anche da Pechino visto che le autorità del Dragone potrebbero annunciare, stando alle indiscrezioni circolate nel corso della seduta, un giro di vite sul mercato Over-the-Counter. (da http://www.finanza.com)

Vediamo alcuni  Trading System cosa ci  suggeriscono :

  • Il trading system reso popolare da Dog Short su base mensile  ancora  LONG per  aprile 2015, S&P_500 ha chiuso marzo    con una perdita    del 1,74%  dopo però il più grande guadagno mensile in 40 mesi. Tutte  e tre  le medie mobili mensili danno Long sullo SP500  e tre  dei cinque ETF  del  Portafoglio IVY   segnalano "investito" con l'eccezione dell'etf sulle commodities e quello sulle obbligazioni .
  • grafico day (Futures) con MM veloci :vediamo  sulle principali borse mondiali  una situazione   sempre  rialzista  malgrado la correzione in corso   con  le commodities ora in fase laterale  ma sempre  Short ,  il bund e  dollar index sempre  nettamente Long .

Vediamo  ora alcuni indicatori anticipatori dei punti di svolta del mercato  cosa  ci indicano :

  • $OEXA200R (indica la percentuale di azioni dello S&P100  che sono sopra alla  loro MM  a 200) è un indicatore tecnico disponibile sul StockCharts.com che può essere utilizzato per la previsione di entrate prudenti  e dei punti di uscita per il mercato azionario, ora indica 67,00  ben  al di sopra dei 50. Ricordiamo che sopra il 50%  siamo in una  fase long del mercato ,  tra il 40 e il 50  siamo in una zona di incertezza, sotti i 40 si apre una fase Short.

 

 
 
 

SuperIndice_USA(LEI) moderato rialzo anche a Marzo

Post n°1838 pubblicato il 18 Aprile 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Giovedi 17 aprile, 2015

Il Conference Board Leading Economic Index (LEI) per gli Stati Uniti è aumentato dello 0,2 per cento nel mese di  marzo a 121,4 (2010 = 100), a seguito di un aumento del 0,1 per cento nel mese di febbraio, e un aumento del 0,2 per cento nel mese di gennaio.

 ""Anche se l'indice economico punta ancora ad una moderata espansione dell'attività economica, il tasso di crescita in rallentamento negli ultimi mesi suggerisce una crescita più debole da qui in avanti," ha detto Ataman Ozyildirim, economista presso il Conference Board. "I permessi di costruzione sono  stati la  componente più debole di questo mese, ma la  media delle ore di lavoro settimanali e i nuovi ordini nel settore manufatturiero  hanno anch'essi rallentato la crescita del LEI negli ultimi sei mesi.""

L'uscita dei  prossimi  dati  è prevista per  giovedi  21 maggio  2015.

   ^^^^^^^

il LEI è uno dei nostri leading indicator preferiti  poichè:

a) La correlazione tra LEI e PIL è molto elevata  come ci dimostra  Northern Trust nel  grafico, in cui il LEI – anticipato di un trimestre – viene messo a confronto con l’andamento del PIL americano dal 1960 a oggi.

b)  la relazione  tra Leading Indicator e mercato azionario è molto stretta ,  risulta evidente la quasi perfetta correlazione tra le due serie di dati: i punti di massimo e di minimo vengono quasi sempre raggiunti nello stesso periodo.I dati del Leading Indicator anticipano di circa sei mesi i movimenti dell’economia e che la stessa cosa succede con i mercati azionari, Il Conference Board (CB), l’istituto privato che elabora l’indice, considera che un calo del 2% in sei mesi, con la contemporanea flessione della maggior parte dei componenti, possa segnalare l’arrivo di una fase di recessione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura; e viceversa, un rialzo  del 2% in sei mesi possa segnare l'arrivo di una espansione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura .

pertanto noi  continuiamo ad  usare le indicazioni fornite dai  Leading Indicator per  riuscire ad ottenere buoni risultati dall’investimento!

i dieci componenti del The Conference Board Leading Economic Index® sono ora :

Average weekly hours, manufacturing

 

Average weekly initial claims for unemployment insurance

 

Manufacturers’ new orders, consumer goods and materials

 

ISM Index of New Orders

 

Manufacturers' new orders, nondefense capital goods excluding aircraft orders

 

Building permits, new private housing units

 

Stock prices, 500 common stocks

 

Leading Credit Index™

 

Interest rate spread, 10-year Treasury bonds less federal funds

 

Average consumer expectations for business and economic conditions

 


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Grecia Verso un default il 12 maggio

Post n°1837 pubblicato il 16 Aprile 2015 da Lucky340
 
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ATENE (WSI) - Le speranze della Grecia di ottenere nuovi aiuti sono state ridimensionate fortemente dalle ultime dichiarazioni provenienti da New York e Washington, che costituiscono un uno-due pesante da incassare per il governo Tsipras.

Prima il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble ha escluso la possibilità che venga stretto un accordo su un nuovo piano di salvataggio la settimana prossima, poi il Fondo Monetario Internazionale ha respinto le richieste presentate dalle autorità elleniche per una riprogrammazione delle scadenze sul suo enorme debito pubblico.

Atene deve ancora quasi un miliardo di euro al Fondo, che vanno restituiti entro meno di un mese. Il fatto che i funzionari greci abbiano chiesto di posticipare il ripagamento del debito è la dimostrazione di quanto sia disastrato lo stato delle finanze pubbliche del paese.

Il direttore generale del Fondo ha fatto capire che la proposta non può essere accolta. Il posticipo dei pagamenti della Grecia "non è consigliabile". Nessuna economia avanzata lo ha mai chiesto prima.

In seguito alle notizie, i rendimenti sui bond ellenici a tre anni sono balzati di 134 punti base al 25,10%, il livello più alto da quando è iniziata la fase di ristrutturazione del paese mediterraneo. I tassi a dieci anni sono saliti di 45 punti base al 12,18%, mentre i corrispetivi tedeschi sono scesi sotto lo 0,1%.  (vedi_grafico_in_allegato)

Secondo il mercato dei Cds ci sono il 77% di chance che la Grecia faccia default nei prossimi cinque anni.

"Nessuno si aspetta che venga trovata una soluzione" ha detto Schaeuble da New York, in riferimento alla riunione dell'Eurogruppo del 24 aprile che si svolgerà a Riga, in Lettonia.

Anche gli analisti di ING non scommettono su un'intesa già dalla prossima settimana. Paolo Pizzoli sottolinea in una nota che alla luce degli ultimi sviluppi un accordo è "altamente improbabile".

Senza un accordo al vertice dei ministri delle Finanze dell'area euro che si terrà il prossimo mese, l'11 maggio, Atene farà probabilmente default sui 747 milioni di euro che deve restituire al Fondo Monetario Internazionale il giorno successivo, il 12 maggio.

La Grecia diventerebbe la prima economia industrializzata a non riuscire a pagare i creditori, aumentando le possibilità di essere espulsa dall'area euro.

Se ci si basa sull'andamento del mercato dei Cds (i Credit default swaps che consentono di assicurarsi contro i rischi di default) ci sono il 77% di chance che la Grecia faccia crac nei prossimi cinque anni.

Quanto ai bookmaker, il celebre gruppo britannico William Hill non accetta nemmeno più le scommesse sulle possibilità che si materializzi un evento di Grexit, ovvero l'uscita del paese dall'area della moneta unica, nel 2015.

Fonte principale: Financial Times

da wallstreetitalia

 
 
 

Analisi Intermarket al 11/04/2015

Post n°1836 pubblicato il 11 Aprile 2015 da Lucky340
 
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Nel prossimo futuro l’azionario asiatico in generale è destinato a fare meglio di indici europei e americani in scia alle previsioni di nuovi stimoli dalla BoJ "e anche perché la locomotiva regionale, la Cina, continuerà a muoversi in modo proattivo per sostenere la debole crescita attraverso stimoli fiscali e monetari”. Quindi Strutturalmente rimaniamo freddi ma non  particolarmente negativi sui bond, neutrali sull’azionario americano, moderatamente positivi sul dollaro e azionario europeo e  molto positivi sul Giappone e le tigri asiatiche (Cina ed india).

 

Vediamo alcuni  Trading System cosa ci  suggeriscono :

  • Il trading system reso popolare da Dog Short su base mensile  ancora  LONG per  aprile 2015, S&P_500 ha chiuso marzo    con una perdita    del 1,74%  dopo però il più grande guadagno mensile in 40 mesi. Tutte  e tre  le medie mobili mensili danno Long sullo SP500  e tre  dei cinque ETF  del  Portafoglio IVY   segnalano "investito" con l'eccezione dell'etf sulle commodities e quello sulle obbligazioni .
  • grafico day (Futures) con MM veloci :vediamo  sulle principali borse mondiali  una situazione   sempre  rialzista  con i mercati asiatici in gran spolvero   con  le commodities ora in fase laterale  ma sempre  Short ,   il bund e  dollar index sempre  nettamente Long .

Vediamo  ora alcuni indicatori anticipatori dei punti di svolta del mercato  cosa  ci indicano :

  • $OEXA200R (indica la percentuale di azioni dello S&P100  che sono sopra alla  loro MM  a 200) è un indicatore tecnico disponibile sul StockCharts.com che può essere utilizzato per la previsione di entrate prudenti  e dei punti di uscita per il mercato azionario, ora indica 67,00  ben  al di sopra dei 50. Ricordiamo che sopra il 50%  siamo in una  fase long del mercato ,  tra il 40 e il 50  siamo in una zona di incertezza, sotti i 40 si apre una fase Short.
 

 
 
 

Azioni Cinesi stanno andando a ruba

Post n°1835 pubblicato il 10 Aprile 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Ottava avanti tutta per la Borsa di Hong Kong sostenuta dalla forte domanda degli investitori cinesi alla ricerca di azioni collegate alla Cina con valutazioni più a buon mercato e dalle attese di nuovi stimoli da parte di Pechino. L'indice Hang Seng ha segnato la miglior settimana degli ultimi tre anni con un guadagno di 7 punti percentuali, ancora meglio con quasi +9% per l'Hong Kong China Enterprises. Il rally è stato accompagnato da volumi record (turnover di 37 mld di dollari nella giornata di ieri). 

Balzo che ha portato la Borsa di Honk Kong a incalzare il Giappone per conquistare il terzo posto come maggiore Borsa mondiale. Ieri il valore delle azioni dell'ex colonia britannica è salito in area 4.900 miliardi dollari, avvicinando ulteriormente la Borsa di Tokyo che capitalizza 5.000 miliardi dollari. I primi due posti sono saldamente in mano a Wall Street (24.700 mld $) e Cina (6.900 mld). 

Da bassa inflazione sponda a politica monetaria più espansiva 
Il mercato si attende nuove misure di stimolo fiscale e monetario da parte di Pechino per rivitalizzare la crescita economica. Oggi l'inflazione cinese ha segnato un rialzo annualizzato pari all'1,4% a marzo, dato invariato rispetto al mese precedente. Basse pressioni inflattive che dovrebbero favorire l'operato espansivo delle autorità monetarie cinesi. 

Honk Kong sfrutta basse valutazioni
A dare sprint all'azionario di Hong Kong contribuiscono le valutazioni decisamente a sconto rispetto alle altre Borse mondiali e soprattutto rispetto allo Shanghai Composite dopo che quest'ultimo ha più che raddoppiato il proprio valore nel giro degli ultimi 14 mesi. 
L'indice Hang Seng, secondo quanto riportato da Bloomberg, cambia a 12,9 volte gli utili stimati, con l'Hang Seng China Enterprise Index delle aziende continentali cinesi ancora più a sconto a 9,6 volte l'utile atteso che si confronta con le 15,5 volte dell’indice Topix giapponese e 17,7 dell'S&P 500. 
Questa settimana si sono mosse in  deciso rialzo tutte le principali Borse asiatiche con la Borsa indiana salita del 2% riavvicinando i massimi storici e il Nikkei 225 che oggi ha toccato quota 20 mila punti per la prima volta dall’aprile del 2000. Secondo Swissquote Europe l’azionario asiatico in generale è destinato a fare meglio di indici europei e americani in scia alle previsioni di nuovi stimoli dalla BoJ "e anche perché la locomotiva regionale, la Cina, continuerà a muoversi in modo proattivo per sostenere la debole crescita attraverso stimoli fiscali e monetari”.

 
 
 

La BoJ mantiene gli stimoli monetari invariati

Post n°1834 pubblicato il 08 Aprile 2015 da Lucky340
 
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Durante la seduta asiatica, la notizia principale è stata l’annuncio della BoJ, che ha mantenuto i massicci stimoli monetari invariati, ribadendo che l’economia giapponese non è ancora fuori pericolo e che l’obiettivo per l’inflazione è a rischio. Il Nikkei ha chiuso in lieve rialzo, raggiungendo il massimo da 15 anni a quota 19.845,53 punti; in Cina, il Composite di Shanghai ha guadagnato lo 0,79%. A Hong Kong, l’Hang Seng ha compiuto un balzo del +2,91%, raggiungendo i 26.011,57 punti. Sull’onda dell’annuncio, l’USD/JPY è scivolato di 45 pip e ha raggiunto quota 119,70 per poi consolidarsi sopra questo livello. Nel breve termine, la coppia si muove lateralmente fra 118,33 e 120,47 e al momento si aggira intorno al supporto a 119,74 (38,2% di Fibonacci sulle vendite di marzo), il prossimo staziona a 199,20 (23,6% di Fibonacci). Sul lato ascendente, troviamo una resistenza intorno a 120,45 (massimo di ieri). Nella notte, come previsto, la BoJ non ha modificato la sua politica monetaria. La BoJ condurrà operazioni che espanderanno la base monetaria di 80 mila miliardi di yen all’anno. La BoJ ha mantenuto la sua impostazione cauta, ma ottimista, sull’economia, pur rivedendo al ribasso le previsioni d’inflazione. Il rallentamento dei prezzi indica che l’obiettivo di Abe per una reflazione al 2% è in pericolo e lascia intendere che saranno necessari altri stimoli.

Durante la seduta europea, gli operatori monitoreranno l’IPC(indice prezzi consumo_nota_mia) svizzero di marzo, che dovrebbe attestarsi allo 0,2% m/m, visto il lento rallentamento delle pressioni deflazionistiche (rispetto al -0,3% di febbraio). Come emerso dai dati ieri, le consistenze della BNS hanno raggiunto livelli da record pari a 522,3 mld di CHF, dai 509,2 CHF precedenti, ma il rialzo è dovuto più probabilmente all’apprezzamento del portafoglio e non a interventi diretti, visto il dato stabile sui depositi a vista. Ciò nonostante, i pattern di trading tecnico suggeriscono un quadro diverso. L’EUR/CHF annaspa fra 1,0445-1,0464 in un contesto di bassa volatilità. L’USD/CHF consolida i guadagni intorno a 0,9640, anche se noi prevediamo un ulteriore calo. La coppia dovrebbe comunque trovare un po’ di supporto intorno a 0,9481 (minimo del 3 aprile) e resistenza in area 0,9742-57 (massimi d’inizio aprile).

da http://www.trend-online.com

 

 
 
 

Borse festeggiano il primo mese di QE, Ftse Mib ai massimi da 5 anni

Post n°1833 pubblicato il 08 Aprile 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Partenza sprint per le borse europee dopo la lunga pausa pasquale. I rialzi di oggi sono riconducibili a una serie di fattori, tra cui:

1. i dati deludenti rilasciati sul mondo del lavoro statunitense venerdì che hanno allontanato le pressioni sulla Fed per un possibile rialzo dei tassi entro l’estate;
2. le buone indicazioni arrivate dagli indici PMI servizi della zona euro, che confermano come la ripresa stia prendendo piede;
3. le operazioni di M&A a livello mondiale, che questa mattina hanno visto FedEx, il più grande spedizioniere aereo del mondo, presentare un’offerta per TNT per 4,8 miliardi di dollari.

Scarso impatto hanno avuto le stime non troppo ottimistiche rilasciate dal Fondo Monetario Internazionale questo pomeriggio. Nel World Economic Outlook il FMI ha spiegato che la crescita potenziale delle economie avanzate, sebbene sia prevista in recupero nel periodo 2015-2020, non tornerà ai livelli pre crisi.

Questo elemento crea incertezza circa la sostenibilità di bilancio di molti Paesi. Il quadro peggiora se si passa a considerare i Paesi Emergenti, che vedranno la crescita potenziale rallentare ulteriormente nei prossimi anni, complice un invecchiamento della popolazione e una più bassa crescita della produttività.

Gli indici europei hanno festeggiato anche il primo mese di QE. I dettagli arrivati dalla Banca centrale europea hanno mostrato che nel corso del mese di marzo l’Istituto di Francoforte ha acquistato titoli privati e pubblici per 60 miliardi di euro, come da programma. In particolare, poco più di 47 miliardi sono stati destinati ai bond governativi dei Paesi della zona euro.

In ordine Germania, Francia, Italia e Spagna i paesi con gli acquisti più importanti. Stupisce come circa il 12% degli acquisti siano stati diretti verso bond di entità sovranazionali.

Una porzione molto importante, più delle attese, che confermerebbe una certa difficoltà della Bce nel reperire i titoli sul mercato secondario. Stupisce anche il fatto che la durata media più lunga dei titoli acquistati appartenga alla Spagna (11,6 anni), mentre la durata dei Bund acquistati si ferma a 8,1 anni. Probabilmente ci si aspettava una durata più lunga sui titoli che offrono rendimenti troppo bassi.

A Piazza Affari, il Ftse Mib oggi ha aggiornato i nuovi massimi da gennaio 2010, superando quota 23.700 punti. L’ottima performance è riconducibile al balzo dei titoli petroliferi (ENI, SAIPEM e TENARIS, in particolare) che hanno scontato con qualche giorno di ritardo il balzo del petrolio di venerdì.

Scarso impatto hanno avuto sui listini le previsioni incluse nel DEF, secondo cui il Pil nel 2015 dovrebbe attestarsi a +0,7%, nel 2016 a +1,4% e nel 2017 a +1,5%. Crediamo che sia stata scelta la via della prudenza, come ha confermato lo stesso ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in conferenza stampa. Se parallelamente al QE dovessero essere portate avanti le riforme necessarie, tra cui anche il progetto della Bad Bank, probabilmente avremmo spazio per delle sorprese positive già a partire dal 2015.

da http://cfd.finanza.com

VINCENZO LONGO
Market Strategist IG

 
 
 
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