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Non intendo sollecitare investimenti.
Chiunque utilizzi spunti derivanti dalla mia analisi  agisce a proprio rischio e pericolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Grecia : un disastro creato dall'euro e dalla Troika

Post n°1860 pubblicato il 02 Luglio 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Proprio così, è lo stesso Paul Krugman, premio Nobel economia 2008, a sostenerlo, titolando così il suo articolo di lunedì 29 giugno sul New York Times. Ma poi, proprio verso la fine del suo scritto dice anche: Don’t be taken in by claims that troika officials are just technocrats explaining to the ignorant Greeks what must be done. These supposed technocrats are in fact fantasists who have disregarded everything we know about macroeconomics, and have been wrong every step of the way.” (“Non lasciatevi ingannare dalla presunzione che i dirigenti della troika siano soltanto dei tecnocrati che spiegano agli ignoranti greci cosa va fatto. Questi presunti tecnocrati sono in realta’ dei fantasisti che hanno fatto scempio di tutto ciò che è dottrina in macroeconomia, e hanno preso ogni decisione nel modo piu’ erroneo possibile”.)

Pochi altri avrebbero potuto permettersi di lanciare una così pesante accusa contro la “Troika”, cioè le tre maxi-istituzioni (Bce, Fmi e Ue) che insieme governano almeno metà della finanza globale e che sono oggi i quasi esclusivi detentori del debito greco.

Eppure ha buone ragioni per dirlo. Infatti le cita queste ragioni nello stesso articolo e nell’altro uscito quasi in contemporanea: “The awesome gratuitousness of the Greek crisis” (La solenne gratuità della crisi greca).

Tra l’altro egli dice (proprio in apertura del primo articolo): “It has been obvious for some time that the creation of the euro was a terrible mistake. Europe never had the preconditions for a successful single currency” (“E’ ovvio da tempo che la creazione dell’euro e’ stata un terribile errore. L’Europa comunitaria non ha mai avuto le pre-condizioni per una singola valuta di successo” Quelle cioè che, negli Stati Uniti, hanno consentito durante la “Grande recessione del 2007-2009” di proteggere equanimamente i cittadini di Washington insieme a quelli della Florida (e di tutti gli altri 48 Stati della federazione americana).

Infatti, dice Krugman (nel secondo articolo): nel 2007 la Grecia aveva un debito pubblico pari a circa il 100% del Pil, alto, ma non preoccupante. Altre economie, tra le quali quella della Gran Bretagna, erano su quel livello (anche l’Italia lo era, ndr), e persino Francia e Germania non erano lontane, (poteva citare il Giappone, che era già ad un livello doppio, ma ha preferito restare in ambito europeo, ndr), eppure queste economie non hanno subito un tracollo finanziario di uguale portata a quella subita dalla Grecia. Esi chiede: “So yes, Greece was overspending, but not by all that much. It was over indebted, but again not by all that much. How did this turn into a catastrophe that among other things saw debt soar to 170 percent of GDP despite savage austerity?” (Certo, la Grecia spendeva troppo, ma nemmeno tanto. Era indebitata, ma nemmeno tanto. Come ha potuto tutto questo diventare una catastrofe che, tra le altre cose, ha visto il proprio debito salire fino al 170% nonostante i selvaggi tagli della austerity?”

E ne spiega il motivo: sono state la “camicia di forza” (imposta dall’euro, ndr) e la inadeguata espansione monetariadell’Eurozona (imposta da una banca centrale senza poteri autonomi, ndr) i veri colpevoli del disastro greco, non i greci.

Sono (sostanzialmente) le stesse cose che ho detto anch’io nel mio recente articolo Grexit: i greci devono pagare, ma i veri responsabili del disastro sono altri e nel precedente Grecia: se l’Europa dell’euro è questa, meglio uscire il più in fretta possibile.

Krugman conclude il suo articolo con un allarme grave dicendo: “Se l’Europa, così organizzata, riesce a trasformare un problema di così media portata (come quello greco, ndr) in un incubo di queste dimensioni, è il suo sistema che è fondamentalmente inattendibile”.

Non c’è altro da dire.

Ma se non bastasse, ecco quello che dice Joseph Stiglitz, un altro premio Nobel dell’economia nel suo articolo intitolato “Europe’s Attack on Greek Democracy” (Europa all’attacco della democrazia greca): “ … the true nature of the ongoing debt dispute … is about power and democracy much more than money and economics.”(“… la vera natura della disputa sul debito greco… e’ tra il potere e la democrazia molto piu’ che tra il denaro e l’economia”).  

E ancora: “25% decline in the country’s GDP. I can think of no depression, ever, that has been so deliberate and had such catastrophic consequences”. (25% di declino nel Pil del paese. Io credo che nessuna depressione abbia mai avuto così deliberate e catastrofiche conseguenze”.

Roberto Marchesi su http://www.ilfattoquotidiano.it/

 
 
 

La crisi greca svela il vero volto della BCE come banca straniera ostile

Post n°1859 pubblicato il 01 Luglio 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Le cose in questi mesi, fra la Grecia e i creditori, sono andate esattamente come previsto. Ed ora assistiamo a un’esplosione unanime, sui giornali italiani, di insinuazioni e accuse, talvolta ridicole, contro la Grecia e i suoi governanti. Anche i più prudenti si uniscono al coro, senza timore di incontrare opposizione: “Non è l’Europa che sta lasciando fallire la Grecia, ma casomai sono le scelte del governo greco che, a mio avviso, non sono adeguate alla necessità del Paese“. Ed è chiaro: deve essere colpa dei greci! Non può essere colpa delle politiche depressive dell’Eurozona. Altrimenti bisognerebbe smontare l’Euro; e convenire con G. Stiglitz: “I leader europei sono, in un certo senso, criminali”.

Un bell’esempio della manipolazione orwelliana in corso è apparso ieri su un grande quotidiano economico nazionale: “Chi ha vissuto dall’interno le trattative di sabato scorso [perché, l’articolista le ha vissute dall’interno?] non ha più riserve nel descrivere come spregiudicata o avventuristica la condotta del governo greco [ah sì? E perché? “Calunniate senza argomentare: alla fine qualcosa resterà…”]. Eppure dopo quattro mesi di trattative inconcludenti, Tsipras e Varoufakis avevano accettato gli obiettivi di bilancio [Bene: tutto risolto?] che la Commissione aveva significativamente allentato [Questo no! L’Europa non ha mai smesso in questi mesi di chiedere una correzione al bilancio pubblico del 2,5% del Pil.]. Ma le proposte di Atene per raggiungere i saldi di bilancio erano così recessive e così poco eque che nessun negoziatore le ha considerate credibili né in grado di risollevare il Paese”.

Cioè:

  1. L’Europa ha riproposto per la 5° volta in 5 anni le stesse politiche sempre fallite.
  2. I greci alla fine si sono arresi: hanno accettato questa follia.
  3. Ma a quel punto l’Europa ha detto: “Eh no, non basta!”. E ha aggiunto altre condizioni. Cosa non andava? La distribuzione dei sacrifici immaginata da Tsipras: troppo di sinistra!
  4. I creditori non hanno titolo per discutere la ripartizione dei sacrifici decisa da un Parlamento. Ai nostri commentatori di regime serve dunque un pretesto qualunque: “Erano proposte così recessive e così poco eque…!” Bingo!
  5. Recessive? A che titolo si ergono a maestri di crescita i leader del continente più depresso al mondo? Dov’è l’analisi economica a supporto? L’analisi economica dimostra semmai l’esatto contrario.
  6. Poco eque? Chi lo decide, i burocrati europei? O vogliono mettere Syriza contro la sua base elettorale per farla cadere?

Gran finale retorico: “Bruxelles si è sforzata di dare razionalità al piano di riforme greco… [che bravi]. Ma il clima [il clima?] creato da Varoufakis e … Alexis Tsipras ha deragliato ogni tentativo… Tsipras è ormai considerato inaffidabile e ostile … Il referendum convocato a sorpresa da Tsipras chiederà ai greci di aderire o bocciare una proposta che non esiste più perché l’eurogruppo l’ha ritirata tre giorni fa [cioè? Cambiano idea spesso?].”

[Applausi]

§ § §

La proposta dell’Europa alla Grecia è sempre la stessa dal 2010. Non fate default sul debito pubblico: onorate le scadenze, utilizzando i nuovi finanziamenti che noi “generosamente” (Merkel) vi offriamo. In tal modo le nostre banche e noi governi europei non subiremo perdite. È vero, il vs debito aumenterà ancora (a causa degli interessi). È insostenibile? Lo disse il Fmi già nel 2010? Lo hanno confermato i fatti? Pazienza: i nostri elettori esigono questa finzione. La nostra unica condizione è che facciate altra austerità, per pagare anche voi parte degli interessi.

Cosa succederebbe in un paese normale? Il governo greco direbbe ai creditori: il debito è troppo alto, è matematicamente insostenibile, facciamo default, se volete ci mettiamo d’accordo per pagarne il 30% o il 50% o il 60%, altrimenti arrangiatevi! Perché la Grecia non lo può fare? Perché interviene la Bce e dice: se non paghi la rata di fine Giugno al Fmi, io tolgo la liquidità alle tue banche. Cioè: la Bce crea un collegamento improprio fra i rapporti finanziari fra Fmi (o altri) e Stato greco da un lato, e la stabilità delle banche greche dall’altro. Un ricatto? Sì, e pesantissimo.

Tutte le banche del mondo, anche le più sane, non detengono mai tutti i soldi depositati presso di esse: li impiegano in vari modi, perciò non sono liquide. Se dunque tanti depositanti lo stesso giorno (mese) prelevano, la banca resterà solvibile solo grazie ai fondi prestati dalla banca centrale (anche indirettamente tramite altre banche commerciali). Perciò i depositanti sono tranquilli. Ma cosa faranno i depositanti se la banca centrale fa trapelare: “Forse smetto di fornire liquidità alle vostre banche”? Non vorranno rischiare di restare con il cerino in mano: andranno a prelevare. E più saranno e più il panico aumenterà. È quello che è successo: finché – quando Tsipras ha rotto la trattativa con i creditori – la Bce ha davvero fermato, completamente, l’afflusso di liquidità verso le banche greche. Scatenando il panico.

Chiudere le banche per una settimana non salverà la Grecia. È come se la Bce avesse tirato una bomba atomica sull’economia del paese. Lo stesso meccanismo degli spread italiani nel 2011, che servì a imporre Monti, e che sfuggì di mano, fino al famoso ‘whatever it takes’ di Draghi.

La Bce poteva comportarsi così con le banche greche? Gli avvocati di Draghi troveranno di certo qualche appiglio giuridico: ma saranno comunque pretesti. Perché è il dovere fondamentale delle banche centrali di garantire la liquidità delle banche (economicamente) solvibili. E non mi si dica che le banche greche sono solvibili fino al giorno in cui lo Stato greco paga la rata al Fmi, e poi non più! La Bce non si è comportata come la Banca centrale dei greci, ma come una banca centrale straniera ed ostile. Si è seduta al tavolo delle trattative dal lato dei creditori, è intervenuta politicamente a sostegno delle posizioni dei creditori ufficiali – posizioni illegittime (la distribuzione dei sacrifici si decide in Parlamento) e inefficaci (l’austerità non rilancia l’economia e non riduce i debiti) – e infine ha usato il suo immane potere per destabilizzare la Grecia.

La Bce è dunque politicizzata fino all’inverosimile, e ricatta chi non sta in riga. La lezione spero l’abbiano capita tutti: Podemos, M5S, ecc. e relativi elettori (attuali e potenziali): non azzardatevi a sfidare l’ortodossia ordoliberale (anzi chiudete pure i Parlamenti, perché le vostre politiche economiche e sociali le decidiamo noi, burocrati europei). Un nemico esterno lo si può combattere. Ma un nemico in casa, no.

PierGiorgio Gawronski   su http://www.ilfattoquotidiano.it/

 
 
 

Caos Grecia: pioggia di vendite sulle Borse Ue

Post n°1858 pubblicato il 29 Giugno 2015 da Lucky340
 
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Alberto Bolis29 giugno 2015 - 09:43

MILANO (Finanza.com)

Il caos Grecia manda al tappeto le Borse europee in questo inizio di settimana che si preannuncia cruciale per le sorti di Atene e dell’Eurozona. Sarà un lento conto alla rovescia fino a domenica 5 luglio quando i cittadini ellenici saranno chiamati al referendum per decidere se accettare o meno le proposte dei creditori internazionali. Proposte respinte dal governo Tsipras che ha annunciato misure drastiche dopo la fuga di capitali degli ultimi giorni: in una sola settimana sono infatti stati prelevati 5 miliardi di euro dalle banche greche, che ora sono in piena crisi di liquidità.

In un intervento televisivo a reti unificate il premier ellenico ha annunciato la chiusura per una settimana delle banche e della Borsa di Atene. La Bce ha confermato a 89 miliardi di euro i prestiti di emergenza al sistema bancario greco, non potendolo alzare in assenza di un accordo tra Atene e i suoi creditori. Come ampiamente prevedibile, il caos Grecia si è fatto subito sentire sulle piazze finanziarie del Vecchio Continente: a Francoforte il Dax cede il 4,40%, a Parigi il Cac 40 arretra del 4,30% e a Madrid l’Ibex 35 lascia sul parterre il 4,60 per cento.

Forti vendite anche a Piazza Affari dove l’indice Ftse Mib mostra un tonfo di oltre 4 punti percentuali in area 22.800 punti. Ieri sera, intere vendo al Tg1, il ministro Pier Carlo Padoan ha voluto rassicurare sulla tenuta dell’Italia spiegando che gli shock sui mercato finanziari saranno limitati e che la Bce dispone di strumenti potenti per contrastarli. Le tensioni si avvertono anche sull’obbligazionario dove lo spread Btp-Bund è salito oltre quota 150 punti base, con il rendimento del bond decennale italiano che si attesta al 2,30 per cento. 

 
 
 

Grecia: stasera l’Eurogruppo. Ad Atene cresce l’opposizione interna a Tsipras

Post n°1857 pubblicato il 24 Giugno 2015 da Lucky340
 
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Alessandro Piu24 giugno 2015 - 11:44

MILANO (Finanza.com)

Ancora una giornata di riunioni, incontri e trattative tra Atene e i suoi creditori. Il meeting più importante è l’Eurogruppo dei ministri finanziari che stasera si riunirà per la terza volta in una settimana per preparare la bozza di accordo che potrebbe poi essere siglata durante la notte.
Prima dell’Eurogruppo il primo ministro greco Alexis Tsipras incontrerà il governatore della Banca centrale europea Mario Draghi, il presidente del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Discuteranno del nuovo piano di riforme presentato da Atene lunedì e degli ostacoli che ancora si frappongono sulla strada dell’accordo. 
Le nuove proposte di Tsipras hanno portato, se non a un riavvicinamento delle parti, perlomeno alla riapertura di uno spiraglio di trattativa che sembrava chiuso nel fine settimana. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha definito la proposta un passo avanti mentre Juncker si è detto fiducioso in un accordo entro la fine della settimana. E i mercati finanziari hanno dimostrato di credere nella possibilità di un accordo
Ma se i creditori di Atene hanno accettato di ascoltare le nuove proposte di Tsipras è in patria che ora il primo ministro potrebbe incontrare seri problemi. "Nel Parlamento greco – sottolinea Giuseppe Sersale – strategist di Anthilia Capital Partners – iniziano le levate di scudi contro l’accordo che, in termini di restrittività ammonta, secondo un calcolo di Deutsche Bank, al 3% del Pil nazionale. Tsipras avrà il suo bel daffare a vendere l’accordo ai suoi e, nel caso di successo, un rimpasto di governo è pressoché certo”.

 
 
 

Chicago Fed National Activity Index-Aggiornamento mensile(Maggio 2015)

Post n°1856 pubblicato il 24 Giugno 2015 da Lucky340
 
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Chicago Fed National Activity Index (CFNAI) è un indice mensile progettato per misurare l'attività economica globale e le relative pressioni inflazionistiche. Il valore zero per l'indice indica che l'economia nazionale si sta espandendo al ritmo storico di crescita, i valori negativi indicano una crescita inferiore alla media; e i valori positivi indicano una crescita superiore alla media. Si tratta di un indice composto di 85 indicatori mensili come spiegato in questo file PDF  sul sito della Fed di Chicago. L'indice è costruito in modo che la media storica dell'indice è pari a zero.

l'indicatore di per sé (CFNAI), è abbastanza rumoroso, mentre   la media mobile a 3 mesi (CFNAI-MA3), è più utile a mostrare variazioni.

"Indice a maggio  mostra crescita economica leggermente inferiore alla media ": questo è il titolo per il rilascio dell'indice di attività del Chicago Fed, e qui sono i paragrafi di apertura del rapporto:

Il Chicago fed  Nazional Activity Index (CFNAI) è salito a -0,17  a maggio da -0.19 nel mese di aprile. Due delle  quattro grandi categorie di indicatori che compongono l'indice sono  aumentate a partire da aprile, ma solo la categoria del  lavoro, la disoccupazione, e ore fatto un contributo positivo per l'indice a maggio.

la media mobile dell'indice a tre mesi , CFNAI-MA3, è leggermente aumentata a -0,16 a  maggio da -0.20 nel mese di aprile.  CFNAI-MA3 di maggio  suggerisce che la crescita dell'attività economica nazionale  è stata un po 'al di sotto del trend storico. La crescita economica  riflessa in questo livello del CFNAI-MA3 suggerisce pressioni inflazionistiche modeste   per il prossimo anno.


 La  Fed di Chicago, spiega:

"Quando la MA3 si muove sotto  il valore di  -0,70 dopo un periodo di espansione economica, vi è una crescente probabilità che la recessione è iniziata. Al contrario, quando il valore si sposta  sopra -0,70 dopo un periodo di contrazione economica,  vi è la probabilità crescente che la recessione è finita ".Un incrocio sotto  il livello  -0,7 ha indicato storicamente  entro un mese o due l' inizio di recessione. Un incrocio  sopra il livello ha indicato la fine  della recessione  entro  2-4 mesi. 

Il prossimo dato sul Chicago Fed Activity Index  è previsto per il 23 luglio 2015

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da http://www.dshort.com/

Questo grafico mostra il Chicago Fed National Activity Index (media mobile a tre mesi) dal 1967. Secondo la Fed di Chicago: un valore pari a zero per l'indice indica che l'economia nazionale si sta espandendo al suo tasso tendenziale di crescita storica, i valori negativi indicano una crescita inferiore alla media, e valori positivi indicano una crescita superiore alla media.

 

 

 
 
 

SuperIndice_USA(LEI) sale anche in maggio

Post n°1855 pubblicato il 24 Giugno 2015 da Lucky340
 
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SuperIndice_USA(LEI) sale anche in aprile

Giovedi 18 giugno  2015


The Conference Board Leading Economic Index® (LEI) per gli Stati Uniti è aumentato dello 0,7 per cento in maggio a 123,1 (2010 = 100), a seguito di un aumento del 0,7 per cento nel mese di aprile, e un aumento del 0,4 per cento in marzo.

" Il LEI per gli Stati Uniti LEI è  fortemente aumentato di nuovo a maggio, confermando le prospettive per una maggiore espansione economica nella seconda metà dell'anno, dopo quella  che sembra essere una molto  debole prima parte dell'anno", ha detto Ataman Ozyildirim, Director presso il Conference Board. "Mentre le costruzioni e le aspettative dei consumatori residenziali supportano la visione più positiva, la produzione industriale e i  nuovi ordini nel settore manifatturiero stanno dipingendo un quadro un po 'più vario.

L'uscita dei  prossimi  dati  è prevista per  giovedi  23  luglio 2015.

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il LEI è uno dei nostri leading indicator preferiti  poichè:

a) La correlazione tra LEI e PIL è molto elevata  come ci dimostra  Northern Trust nel  grafico, in cui il LEI – anticipato di un trimestre – viene messo a confronto con l’andamento del PIL americano dal 1960 a oggi.

b)  la relazione  tra Leading Indicator e mercato azionario è molto stretta ,  risulta evidente la quasi perfetta correlazione tra le due serie di dati: i punti di massimo e di minimo vengono quasi sempre raggiunti nello stesso periodo.I dati del Leading Indicator anticipano di circa sei mesi i movimenti dell’economia e che la stessa cosa succede con i mercati azionari, Il Conference Board (CB), l’istituto privato che elabora l’indice, considera che un calo del 2% in sei mesi, con la contemporanea flessione della maggior parte dei componenti, possa segnalare l’arrivo di una fase di recessione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura; e viceversa, un rialzo  del 2% in sei mesi possa segnare l'arrivo di una espansione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura .

pertanto noi  continuiamo ad  usare le indicazioni fornite dai  Leading Indicator per  riuscire ad ottenere buoni risultati dall’investimento!

i dieci componenti del The Conference Board Leading Economic Index® sono ora :

Average weekly hours, manufacturing

 

Average weekly initial claims for unemployment insurance

 

Manufacturers’ new orders, consumer goods and materials

 

ISM Index of New Orders

 

Manufacturers' new orders, nondefense capital goods excluding aircraft orders

 

Building permits, new private housing units

 

Stock prices, 500 common stocks

 

Leading Credit Index™

 

Interest rate spread, 10-year Treasury bonds less federal funds

 

Average consumer expectations for business and economic conditions

 


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Rumor sulla Grecia:Borsa Milano va in sprint sul finale

Post n°1854 pubblicato il 18 Giugno 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

MILANO (WSI) - Borsa Milano inverte rotta e con uno strappo sul finale mette a segno un guadagno superiore a un punto percentuale. Merito delle ultime voci di mercato riguardanti l'eterno psicodramma greco e anche dell'accelerazione dell'1% circa dei principali indici di Wall Street.

Il Footsie Mib guadagna l'1,06% a 22.460,02 punti dopo che si è iniziato a speculare sul fatto che i creditori possano fare marcia indietro e accettare una svalutazione del debito greco, un'opzione ventilata già dall'Fmi.

Aiutano anche le ultime indicazioni emerse dalla riunione dell'Eurogruppo, sempre in corso quando i mercati hanno chiuso i battenti. Il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis, consapevole che stavolta la spada di Damcole del default pende sul serio sulla testa del suo paese, che ha 13 giorni di tempo per rimborsare 1,6 miliardi all'Fmi, si è presentato in Lussemburgo con delle nuove "idee" del governo.

"Una volta Mario Draghi ha detto che per fare si che l'euro abbia successo, deve avere successo dovunque. Pensiamo che abbia ragione e oggi presenteremo idee del governo greco che vadano in questa direzione". Il mercato temeva che Atene, le cui chance di default e di uscita dall'area euro e dall'Ue sono sempre più alte, si sarebbe presentata a mani vuote.

A Piazza Affari sotto pressione Mediolanum, STM e Mps. Tra i titoli positivi invece figurano Telecom Italia, sempre favorita dall'ingresso di Vivendi al 10-15%, e Ferragamo e Atlantia (entrambi in rialzo del 2% circa).

La maglia nera di giornata va a Saipem, che ha ceduto il -5,36% a 9,18 euro, scontando i timori su un aumento del debito, sulla scia di alcune indiscrezioni stampa. Il debito della controllata di Eni potrebbe essere salito secondo i rumor dai 5,2 miliardi di fine marzo a 6,5 miliardi. Un incremento del debito, di fatto renderebbe più necessaria l'operazione di aumento di capitale.

Riguardo agli altri mercati europei, Londra +0,24%, Parigi +0,15%, Francoforte +0,92% e indice di riferimento Eurostoxx 50 +0,5%. Atene invece lascia sul campo un altro -3,5%, con il titolo di Alpha Bank che cede quasi -9%. Sotto pressione tutti i bancari.

Sul mercato dei titoli di stato, spread BTP-Bund a 10 anni +3,63% a 154 punti base circa; i tassi sui BTP decennali in calo al 2,27%. Forti acquisti sui Bund portano i tassi decennali a scendere -11% allo 0,72%.

Oggi, a Lussemburgo, inizia la riunione dell'Eurogruppo, particolarmente attesa in quanto si parlerà del problema della Grecia. Aumentano le tensioni tra le controparti: dopo la frase del premier Alexis Tsipras, secondo cui l'Fmi ha responsabilità criminali, arriva il rapporto della Commissione istituta dal parlamento ellenico per far luce sul debito del paese.

Nelle conclusioni, si legge che che tutto il debito nei confronti della troika è "illegale, illegittimo e odioso". Di fatto, "tutte le prove che presentiamo in questo report dimostrano che la Grecia non solo non ha la capacità di onorare questo debito ma, anche, che non dovrebbe prima di tutto pagarlo, perchè il debito che emerge dagli accordi della troika è una violazione diretta dei diritti fondamentali umani dei cittadini greci".

Sul fronte Fed, le nuove stime del Fomc implicano ora due rialzi dei tassi sui fed funds, ciascuno di 25 punti base; ma per il 2016 si prevede una politica monetaria restrittiva portata avanti a ritmi più lenti, motivo per cui il dollaro è sotto pressione.

In realtà, poi, sia il comunicato del Fomc - il braccio di politica monetaria della Fed - che le parole di Janet Yellen hanno avuto toni contrastati. La Fed crede nella ripresa in atto negli Stati Uniti, ma vuole maggiori prove di un vero recupero del mercato del lavoro. In ogni caso i mercati scommettono su un aumento dei tassi sui fed funds sia a settembre che a dicembre.

L'euro segna un bel balzo, di anche lo 0,65% sopra $1,14, sulla scia delle vendite che hanno colpito il dollaro dopo le dichiarazioni della Fed. Al momento vale 1,1412 dollari (+0,68%). Dollaro/yen -0,60% a JPY 122,67. Euro/franco svizzero -0,09% a CHF 1,0452. Euro/sterlina +0,14% a GBP 0,717. Euro/yen +0,07% a JPY 140,02.

In generale, le valute dei mercati asiatici emergenti sono salite, a eccezione del kiwi che è scivolato di più dell'1% a 68,81 centesimi Usa, vicino al minimo dal 2010. La Nuova Zelanda ha riportato il ritmo di crescita più basso in due anni nel primo trimestre, pari a +0,2%, in calo contro +0,7% dell'ultimo trimestre del 2014 e ben al di sotto del +0,6% atteso dagli economisti.

I tassi dei bond neozelandesi a 10 anni sono scesi così per la quinta sessione consecutiva, segnando una flessione -0,1% al 3,69%. I tassi decennali australiani sono calati di 12 punti base al 2,87%, mentre quelli sui decennali giapponesi hanno segnato un ribasso di 3 1/2 punti base, allo 0,445%. Male la borsa di Tokyo e di Sidney. Quest'ultima ha segnato un calo fino a -1,5%, sulla scia delle vendite su titoli del settore Information Technology e di prodotti al consumo.

A condizionare il sentiment sull'azionario cinese, la pubblicazione dei prezzi immobiliari, che sono scesi a maggio in meno città rispetto al mese di aprile. Di fatto, i prezzi delle nuove abitazioni sono scesi in 41 delle 70 città cinesi monitorate dal governo, stando a quanto ha riportato il National Bureau of Statistics, contro la flessione in 47 città ad aprile. I prezzi sono saliti in 20 città, e in nove sono rimasti invariati.

La Cina sconta principalmente il rialzo dei tassi benchmark sul mercato monetario, che è salito al record in otto settimane dopo che la Banca centrale ha deciso di non rinnovare alcuni prestiti di medio termine. L'indice di Shanghai, ora in calo, ha perso -4% circa dallo scorso venerdì, quando ha testato il record di chiusura dal gennaio del 2008.

Tra le materie prime, i futures sul petrolio +0,93% a $60,48 al barile. Brent +0,96% a $64,48. Oro +1,79% a $1.197,90, argento +1,93% a $16,26. I tassi sui Treasuries decennali invertono la rotta e salgono al 2,32%.

(Lna-DaC)

da http://www.wallstreetitalia.com

 
 
 

Le previsione economiche degli economisti Mainstream ovvero l'ideologia contrapposta alla scienza economica

Post n°1853 pubblicato il 17 Giugno 2015 da Lucky340
 
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  • "...C'è una battuta che gira tra i miei colleghi: «Sai qual è la differenza tra il Giappone e la Grecia?». L'agghiacciante risposta è: «Tre anni»

    Così scriveva nel nov 2012 Luigi Zingales sul quotidiano di color rosa equiparando Grecia e Giappone come avviate entrambe, a tre anni di distanza, ad un default a causa del debito pubblico del 200% del PIL. Il fatto che la Grecia fosse vincolata dall'Euro e dalla BCE e la Bank of Japan invece potesse "stampare" Yen non faceva molta differenza per Zingales

    ("... Il Giappone può monetizzare il proprio debito. Ma nel momento in cui il mercato realizza che questo succederà, il costo del debito aumenterà per compensare creditori internazionali del rischio di inflazione/svalutazione. Me se la situazione è così tragica, perchè il mercato non penalizza i titoli giapponesi? La semplice risposta èche la speculazione al ribasso è timorosa. Come ho scritto molte volte, chi gioca al ribasso rischia molto: a fronte di guadagni limitati rischia perdite illimitate. Per questo i ribassisti si muovono solo quando vedono la possibilità di un guadagno immediato. Con una Banca del Giappone seriamente impegnata in massicci acquisti di titoli pubblici, il rischio di perdite per un ribassista è troppo elevato. Per questo aspettano. Il mercato è anestetizzato dalla Banca Centrale. Ma questa anestesia non è salutare, perchè ritarda il momento dell'aggiustamento. Più tardi il Giappone si sveglierà, più tragico sarà il risveglio. È un monito a tutti coloro che vorrebbero un Banca Centrale Europea altrettanto tollerante della Banca Centrale giapponese.... " )

    La Bank of Japan subito dopo aver letto l'articolo di Zingales ha iniziato a comprare tutto il debito pubblico giapponese stampando yen ad un ritmo triplo della FED e Bank of England. Compra titoli per 80 trilioni di yen all'anno quando lo stato giaponese ne emette per 50 trilioni, per cui finanzia l'intero deficit annuale e in più riduce anche l'ammontare di debito sul mercato. Continuando a questo ritmo nel 2017 il debito pubblico giapponese in mano al pubblico si sarà ridotto al 65% del PIL, meno della Germania...E come tutti sanno anche le altre banche centrali nel frattempo hanno fatto quello contro cui metteva in guardia Zingales, persino la BCE ora.

    Sono passati quasi tre anni da quando Zingales dava tre anni di tempo al Giappone per seguire la Grecia e prediceva un default del Giappone. 

    immagine in allegato


    Come chiunque può controllare, il contrario esatto di quello scritto da Zingales a fine 2012 si è verificato: il costo del debito pubblico giapponese si è praticamente azzerato (il decennale JGB era all'0,82% nel nov 2012 ed è poi sempre sceso, toccando anche lo 0,2% e ora è allo 0,5%)
    Sono passati due anni e mezzo, il Giappone ha intrapreso il più colossale esperimento di monetizzazione del debito pubblico della storia (al seguito di USA, UK e persino della UE con il QE di Draghi), il suo costo del debito si è quasi azzerato e chi ha provato a vendere short il JGB, come velatamente Zingales suggeriva, ha dato lui default. Il mercato si è buttato a comprare azioni giappponesi, il cambio si è svalutato molto e l'inflazione è salita leggermente, la disoccupazione in Giappone è scesa ed è la più bassa del mondo industrializzato, sul 4% ( in Italia per dire è salita dal 6 al 12% e in Spagna credo il 20%...)

    La Grecia invece, che non ha potuto monetizzare il debito e svalutare, ma è rimasta schiacciata sotto il peso del debito e debito in valuta sopravvalutata del 50%, ha continuato a disintegrarsi, con disoccupazione al 25% ecc.. e st ora per dare un default. Come analogia Giappone come Grecia non era male...

    Quando uno come Zingales sbaglia in modo così plateale sulla questione monetaria e fiscale cruciale del momento, bisognerebbe chiedersi onestamente se non ci sia una toppa grossa come una casa nella teoria che il 90% degli economisti italiani diffonde . E' veramente semplice: 12mila mld di "MONETIZZAZIONE" da parte delle banche centrali hanno avuto l'effetto esattamente opposto di quello predetto, cioè hanno ridotto il costo del debito e senza particolari conseguenze. I paesi che non l'hanno potuto fare come l'Italia o la Grecia hanno sofferto invece. Il debito pubblico non è un problema se lo stato può creare moneta, lo diventa solo se glielo vieti. 

    Zingales non capisce un 'azzo di moneta e debito pubblico. Ma è l'economista italiano oggi più quotato, risulta primo nelle classifiche tipo "IDEAS" in base ai lavori pubblicati che per i professori sono vitali per la carriera. 

    Ho fatto l'esempio ieri di Francesco Giavazzi che nella generazioni precedente a Zingales era il prof. di economia più quotato, MIT, Bocconi ecc... Quando è stata fallire Lehman Giavazzi ha celebrato l'evento perchè era una vittoria del mercato che provava che non occorrono i salvataggi... . Dal giorno del fallimento di Lehman ci sono stati interventi per migliaia di miliardi per salvare il mercato finanziario dall'implosione...

    In Medicina o Ingegneria gli esperti sono in maggioranza quello che indica la parola, degli esperti, che commettono anche loro degli errori, ma non sistematici e non sbagliano praticamente tutto sulle questioni vitali. In Economia invece hai più che altro delle ideologie e delle narrazioni, condite con numeri e statistiche qui e là, per farle assomigliare alle scienze. I politici hanno le loro responsabilità, ma sulle questioni come l'euro, il debito pubblico, la BCE, la spread dato che non capiscono e non sanno niente si appoggiano agli economisti. E questi non capiscono un 'azzo (o hanno in qualche modo interesse a non capire.. che poi è lo stesso)

    Bisogna rendersi conto di questo tragico fatto.

    Ad esempio McKinsey lavorando con aziende bene male queste cose invece le capiscono,se non ne vanno di mezzo dei loro interessi. Sul debito pubblico McKinsey sembra esserci arrivata, perchè nel suo famoso report di qualche mese sul debito globale scrive alla fine in un paragrafo che esiste anche l'opzione per il debito pubblico di farlo semplicemente sparire... Cioè se stampi moneta e la usi per assorbire gradualmente i titoli pubblici sul mercato alla fine è come se non esistessero più.......come dimostra il caso macroscopico del Giapppone che stampa 80 trilioni di yen l'anno e li usa per far sparire i titoli sul mercato appunto...

 
 
 

Fondi: e venne il giorno dei “market neutral”

Post n°1852 pubblicato il 11 Giugno 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

lunedì 8 giugno 2015

Avete già avuto modo di guardare i movimenti dell’indice tedesco Dax, del Bund decennale e di quello trentennale delle sedute del 3 e 4 giugno?

E’ come se si vedesse un maratoneta correre più veloce di un centometrista in pista all’ultimo giro. Se coprissimo il nome del sottostante, sfido chiunque a dire che non si tratta di tre indici azionari , di cui uno in particolare (il trentennale) relativo ad un qualche indice di Paese emergente. Questo, infatti, ciò che è successo negli ultimi cinque giorni di Borsa all’indice tedesco e al suo titolo di Stato.

[vedi grafico allegato_Dax future Vs. German Bund 30 Years]

Hanno forse cambiato le regole del gioco, verrebbe da chiedersi?
Se guardassimo anche l’indice Nikkei, l’ampiezza del movimento del Bund risulterebbe ancora più eclatante.
Analisi e spiegazioni in queste ore vengono fornite in abbondanza dalle maggiori case di investimento, però permettetemi di levarmi un piccolo sassolino dalla scarpa, perchè quando ad inizio anno dicevo che le obbligazioni governative erano un posto pericoloso dove investire, molti sorridevano e quando sostenevo che la situazione greca fosse un po’ sottovalutata , mi sembrava ci fosse un eccesso di ottimismo. 

Ora siamo giunti al momento della verità, con altre anomalie sui nostri monitor. Due per tutte: il dollaro americano in discesa e i bond periferici che “stringono”.
Ma perchè, se si teme davvero che la Grecia faccia default ed esca dall’euro?
Credo che ad entrare in gioco in questi momenti di turbolenza per i mercati sia proprio la psicologia degli investitori, che si ostina a credere (non può permettersi forse di fare altrimenti) che sotto sotto un accordo con il governo Tsipras verrà trovato. Anche il sottoscritto naturalmente pensa e spera in cuor suo che vada così. Ma si tratta di una speranza fondata su una base di analisi razionale?

Il ricordo del fallimento di Lehman Brothers – nonostante tutti i libri, le pellicole che anche recentemente si sono ispirati a quella nota vicenda -  comincia a non essere più sufficiente a ricordare cosa accade generalmente quando si verifica il worst case scenario. E’ come se nessuno volesse più nemmeno pensare di ritrovarsi in mezzo ad una situazione del genere, che tanto è costata sotto tanti punti di vista.  Per tale motivo è un esercizio estremamente doloroso andare ad analizzare proprio il worst case scenario, sempre comunque migliore del cigno nero che, diversamente e come suggerisce la metafora stessa da cui prende il nome, è imprevedibile.

Proviamoci comunque, per dire subito che il primo caso potrebbe essere rappresentato da un default della Grecia con la sua conseguente fuoriuscita dall'euro. Un fenomeno che metterebbe in seria difficoltà la popolazione greca che probabilmente si troverebbe a vivere un incubo come quello vissuto dall’Argentina nei mesi successivi al default del 2001.
Anche il peso argentino infatti era agganciato al dollaro americano uno a uno, pur avendo il debito in dollari americani.

Con un’eventuale ritorno alla dracma, credo che i greci si vedrebbero immediatamente ridimensionare il proprio potere d’acquisto, pur tuttavia, l’altro lato della medaglia sarebbe rappresentato  dal fatto che, a quel punto, diventerebbe talmente a buon mercato avere una casa in una delle isole dell'arcipelago ellenico, che probabilmente la Grecia avrebbe un boom turistico da far invidia e i capitali in valuta forte con i quali rimpinguare le riserve valutarie comincerebbero a rientrare, offrendo all’economia la possibilità di riprendersi. 

Quello che  per noi investitori, invece, potrebbe delinearsi come un vero e proprio incubo è se la speculazione dovesse andare a "grattare la pancia" alla BCE per testare le possibilità di scommettere contro qualche Paese periferico di ben altra rappresentatività rispetto alla Grecia (il pensiero corre subito a Italia o Spagna) magari in un momento in cui ci sono segnali di ripresa (che in Spagna sono ben più evidenti ora).

In tale ipotesi, non riesco neppure a pensare quale potrebbe essere il cigno nero del momento e le eventuali e gravissime conseguenze sui mercati finanziari.

Nel mese di maggio, consigliavo di inserire in portafoglio fondi Market Neutral che hanno proprio l'obiettivo di essere decorrelati dai mercati. Potrebbero essere un'ottima arma di protezione se il gestore scelto è uno di quelli in grado di fare bene il suo lavoro. Analizzando la performance di questo comparto  nell'ultimo mese, direi che la scelta è stata assolutamente incoraggiante, visto che il ritorno medio dei fund manager selezionati si aggira intorno all'1 % contro il meno 3 % medio dei fondi obbligazionari.

Consiglio quindi di provare ad affrontare l'immediato futuro aumentando ulteriormente questo tipo di asset class, a discapito della parte obbligazionaria.

 

Michele de Michelis - Cio Frame Am

 
 
 

Euro/dollaro in calo, sotto 1,11 dopo dati lavoro Usa sopra attese

Post n°1851 pubblicato il 05 Giugno 2015 da Lucky340
 
Tag: Forex
Foto di Lucky340

NEW YORK (Reuters) - Euro/dollaro in netto deprezzamento, sui minimi di seduta dopo i dati di maggio dal mercato del lavora Usa, migliori delle attese, che supportano la prospettiva di un prossimo rialzo del costo del denaro da parte della Fed.

I nuovi posti di lavoro non agricoli creati dall'economia Usa sono risultati pari a 280.000, il dato migliore dallo scorso dicembre, rispetto ai 225.000 stimati dagli economisti; e se il tasso di disoccupazione è risalito leggermente, al 5,5% dal minimo da quasi sette anni del 5,4%, i dati di marzo e aprile sono stati rivisti con un incremento netto sui due mesi di ulteriori 32.000 posti.

"Ogni eventuale dubbio sulla persistenza di debolezza economica nel secondo trimestre, almeno per quel che riguarda il mercato del lavoro, è stato certamente cancellato" spiega lo strategist di Btig Dan Greenhaus. "Gli investitori stanno chiaramente facendo i conti con l'idea che la Fed alzerà quasi sicuramente i tassi nel 2015".

I dati hanno offerto immediato sostegno al biglietto verde con l'euro/dollaro sceso poco dopo la loro pubblicazione sotto quota 1,11, al minimo intraday di 1,1077.

L'euro/dollaro viaggia circa tre figure sotto il picco di 1,1379 registrato ieri: già nella seconda parte dell'ultima seduta e poi ancora stamattina il cambio aveva iniziato ad arretrare, alla luce anche della perdurante incertezza legata alla situazione greca, dove la trattativa per una accordo tra Atene e creditori che appare ancora difficoltosa, nonostante i progressi degli ultimi giorni.

D'altra parte i dati sull'occupazione Usa hanno dato slancio al biglietto verde anche nei confronti dello yen: qui il cambio è salito ad un nuovo massimo da 12 anni e mezzo a 125,73.

OLITBUS Reuters Italy Online Report Business News 20150605T131812+0000

da  http://it.investing.com/news

 
 
 
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