Lucky_borsafinanza, borsa e dintorni |
AREA PERSONALE
TAG
MENU
I MIEI BLOG AMICI
LINK CONSIGLIATI
- Corso Opzioni
- Investire con il trend
- Macroeconomia
- Borsadiretta
- Forex rates
- Major World Indices
- Commodities in realtime
- Meteogiuliacci
- voci_dall'estero
- Formiche.net
- Carl_Futia
- Doug_Short
- SP_500
- bespoke-investment-group
- Vincitori&Vinti
- Libreidee
- comedonchisciotte.org
- Cobraf
- Bltzquotidiano
- Huffingtonpost
- AffariItaliani
- Lettera43
- Keynesblog
- Intermarketandmore
- milanofinanza.it
- trend_online
- Bellelli
- Forexinfo
- Xtradernet
- Wallstreetitalia
- Finanzaoperativa
- Class_CNBC
DISCLAIMER
Non intendo sollecitare investimenti.
Chiunque utilizzi spunti derivanti dalla mia analisi agisce a proprio rischio e pericolo.
|
Chicago Fed National Activity Index (CFNAI) è un indice mensile progettato per misurare l'attività economica globale e le relative pressioni inflazionistiche. Il valore zero per l'indice indica che l'economia nazionale si sta espandendo al ritmo storico di crescita, i valori negativi indicano una crescita inferiore alla media; e i valori positivi indicano una crescita superiore alla media. Si tratta di un indice composto di 85 indicatori mensili come spiegato in questo file PDF sul sito della Fed di Chicago. L'indice è costruito in modo che la media storica dell'indice è pari a zero. l'indicatore di per sé (CFNAI), è abbastanza rumoroso, mentre la media mobile a 3 mesi (CFNAI-MA3), è più utile a mostrare variazioni. Secondo l'indice Fed Chicago , nel mese di aprile 2013 l'attività economica nazionale è rallentata rispetto a marzo passando da -0,23 a -0,53 , la media mobile a tre mesi CFNAI-MA3 da -0,04 a - 0,05 . Qui ci sono i paragrafi di apertura dal rapporto: Guidati dal calo degli indicatori relativi alla produzione, il Chicago Fed Nazionale Activity Index (CFNAI) è sceso a -0,53 in aprile da -0.23 a marzo. Tre delle quattro grandi categorie di indicatori che compongono l'indice sono diminuite da marzo, e nessuna delle categorie ha dato un contributo positivo per l'indice nel mese di aprile.(Produzione e reddito, Occupazione, disoccupazione e Ore lavorative, Il consumo personale e dati sull'edilizia abitativa, Vendite, Ordini, e Inventari_nota_mia). la media mobile a tre mesi dell'indice, CFNAI-MA3, è scesa di un tic fino a -0.04 nel mese di aprile da -0.05 a marzo.CFNAI-MA3 di aprile suggerisce che la crescita dell'attività economica nazionale è stata molto vicino al suo trend storico.La crescita economica riflessa in questo livello del CFNAI-MA3 suggerisce limitate pressioni inflazionistiche per il prossimo anno La Fed di Chicago, spiega: "Quando la MA3 si muove sotto il valore di -0,70 dopo un periodo di espansione economica, vi è una crescente probabilità che la recessione è iniziata. Al contrario, quando il valore si sposta sopra -0,70 dopo un periodo di contrazione economica, vi è la probabilità crescente che la recessione è finita ".Un incrocio sotto il livello -0,7 ha indicato storicamente entro un mese o due l' inizio di recessione. Un incrocio sopra il livello ha indicato la fine della recessione entro 2-4 mesi. Il prossimo dato sul Chicago Fed Activity Index è previsto per il 24 giugno 2013 ^^^^ Questo grafico mostra il Chicago Fed National Activity Index (media mobile a tre mesi) dal 1967. Secondo la Fed di Chicago: un valore pari a zero per l'indice indica che l'economia nazionale si sta espandendo al suo tasso tendenziale di crescita storica, i valori negativi indicano una crescita inferiore alla media, e valori positivi indicano una crescita superiore alla media.
|
|
La cavalcata delle borse occidentali continua in un trend rialzista senza sosta (nuovo massimo storico sullo SP_500 a 1667 e sul DAX a 8398 ), mentre i BRIC da tempo in correzione soffrono seguiti a ruota dal settore delle commodities. Una vera e propria correzione sulle borse occidentali è ancora di la da venire sorrette come sono dalla benzina delle Banche Centrali quindi continuiamo a muoverci in questo trend rialzista. L’andamento dei titoli di stato, "l’asset che storicamente è la spia (in correlazione inversa) dell' equity conferma la impressione suesposta sulla tonicità di questo trend al rialzo? il Bund e il Treasury questa settimana sono in divergenza mentre il tresaury ha perso valore con rendimenti in rialzo(ok per equity), il bund invece si è leggermente rafforzato, bund a 1,33% e T-note a 1,95%.
Uno sviluppo probabile della situazione potrebbe essere questo: Il detto " sell in may" quest'anno sembra procrastinato di qualche mese(fine giugno??) poi ci aspetta inevitabilmente un bello scrollone da 200 punti sullo spoore (1450 il target price) il che comporterà uno storno del 15% circa sui principali mercati, ma come sopra visto il trend al rialzo ora rimane forte grazie al surplus di liquidità in circolo quindi attenzione a non anticipare il movimento mettendosi SHORT per non venire sbudellati. In caso di correzione estiva Il Ciclo espansivo dovrebbe riprendere dopo l'estate(shock politico_economici permettendo) per riproiettare SP_500 di nuovo verso i max dell'anno ed oltre, questo naturalmente se la politica delle banche centrali rimarrà accomodante.In questo scenario è rimandata al 2014 la violenta discesa degli indici "Nel momento in cui si avranno segnali di ripresa dell'economia e cambierà la politica espansiva delle BANCHE CENTRALI, allora i tassi di interesse faranno un grande salto in su con conseguente inizio di una lunga, profonda fase correttiva che ricaccerà ad esempio l'indice SP_500 verso i 1000 punti ".
Vediamo alcuni Trading System cosa ci dicono :
|
|
Il Conference Board Leading Economic Index ® (LEI) per gli Stati Uniti è aumentato dello 0,6 per cento in aprile a 95,0 (2004 = 100), dopo un calo dello 0,2 per cento nel mese di marzo , e un aumento del 0,4 per cento nel mese di febbraio. Dice Ken Goldstein, economista del Conference Board: "L'indice è aumentato del 3,5 percento (tasso annualizzato) rispetto a sei mesi fa, suggerendo espansione. Tuttavia, il rischio più grande in questo momento è l'impatto negativo dei tagli alla spesa federale. Il più grande fattore positivo è il potenziale di miglioramento nel settore immobiliare e nel recupero del mercato del lavoro. La più grande incognita è la capacità di recupero della fiducia, sia consumer e business " L'uscita dei prossimi dati è prevista per giovedi 20 giugno 2013. ^^^^^^^ il LEI è uno dei nostri leading indicator preferiti poichè: a) La correlazione tra LEI e PIL è molto elevata come ci dimostra Northern Trust nel grafico, in cui il LEI – anticipato di un trimestre – viene messo a confronto con l’andamento del PIL americano dal 1960 a oggi. b) la relazione tra Leading Indicator e mercato azionario è molto stretta , risulta evidente la quasi perfetta correlazione tra le due serie di dati: i punti di massimo e di minimo vengono quasi sempre raggiunti nello stesso periodo.I dati del Leading Indicator anticipano di circa sei mesi i movimenti dell’economia e che la stessa cosa succede con i mercati azionari, Il Conference Board (CB), l’istituto privato che elabora l’indice, considera che un calo del 2% in sei mesi, con la contemporanea flessione della maggior parte dei componenti, possa segnalare l’arrivo di una fase di recessione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura; e viceversa, un rialzo del 2% in sei mesi possa segnare l'arrivo di una espansione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura . pertanto noi continuiamo ad usare le indicazioni fornite dai Leading Indicator per riuscire ad ottenere buoni risultati dall’investimento! i dieci componenti del The Conference Board Leading Economic Index® sono ora : Average weekly hours, manufacturing Average weekly initial claims for unemployment insurance Manufacturers’ new orders, consumer goods and materials ISM Index of New Orders Manufacturers' new orders, nondefense capital goods excluding aircraft orders Building permits, new private housing units Stock prices, 500 common stocks Leading Credit Index™ Interest rate spread, 10-year Treasury bonds less federal funds Average consumer expectations for business and economic conditions
|
|
Due anni fa di questi tempi pranzavo con un alto dirigente pubblico, economista, di area Pd, già vicino a Veltroni. Parlavamo di economia. Facevo presente come il rialzo dei tassi d’interesse, in corso, reagiva a un rialzo transitorio dell’inflazione, e deprimeva inutilmente l’economia europea. La Bce, ignorando la stabilità della ‘core inflation’, stava ripetendo lo stesso errore del luglio 2008, rischiando di provocare una crisi finanziaria del debito sovrano. Facevo inoltre presente che l’austerità che investiva l’Europa era autolesionista: avremmo dovuto fare come Obama. Il mio commensale riteneva invece ‘naturale’ per una banca centrale reagire all’inflazione. Quanto agli Usa, il loro deficit pubblico, intorno al 12% del PIL, era ‘una follia’ irresponsabile, i cui risultati catastrofici si sarebbero visti nel giro di due o tre anni. Questa discussione è simile a molte altre avvenute fra economisti keynesiani e liberisti in questi anni. Ora abbiamo i dati. Vediamo com’è andata. Metto a confronto tre paesi che all’inizio della crisi si trovavano in condizioni simili di finanza pubblica. Il primo, gli Usa, ha una sua moneta e una banca centrale non liberista che ha attuato politiche monetarie espansive. Inoltre ha realizzato un moderato stimolo di bilancio: quando il deficit è schizzato all’8% a causa della crisi, invece di fare austerità ha aumentato la spesa pubblica e ridotto le tasse, portando il deficit oltre il 10%. Il secondo paese è il Regno Unito: come gli Usa, ha una moneta e una banca centrale indipendente, non troppo liberista. Ma nel 2010 il governo conservatore ha impresso al bilancio una svolta di austerità: meno spesa pubblica. Il terzo paese, la Spagna, non ha sovranità monetaria; la Bce ha una visione ‘liberista’ della politica economica. E i Trattati Europei le hanno imposto fin dall’inizio politiche di bilancio restrittive. Risultati. Com’è noto, negli Usa la disoccupazione è al 7,5%, in Europa è al 12,1%, in Spagna al 28%: moltissimi paesi Europei sono oggi in profonda sofferenza. Ma com’è andato il risanamento fiscale? Vediamo. Intanto i tassi d’interesse Usa sono sempre rimasti bassissimi, né c’è mai stata traccia del panico finanziario che ha travolto l’Europa. Perciò non è vero che i mercati finanziari vogliono l’austerità. La tabella qui sotto mostra i deficit pubblici. La Spagna ha subito cercato di contenere i deficit, senza fare molto meglio degli Usa. All’epoca, due punti di deficit in meno sembravano importanti. Con il passare del tempo, tuttavia, la contrazione della base imponibile ha impedito alla Spagna di rispettare i programmi di rientro. Gli Usa viceversa sembra che non facciano nulla per correggere il deficit: tuttavia nel 2012 c’è il sorpasso nei confronti della Spagna. Il deficit spagnolo nel 2012 sarebbe anzi 10,4%, ma ho escluso il costo del salvataggio delle banche. Quanto al Regno Unito, fino al 2010 evita le politiche di austerità e ritrova la crescita, più o meno in linea con gli Usa. Ma nel 2010 Cameron impone l’austerità: il deficit 2011 scende al 7,9%. È una scelta lungimirante? Nonostante la svalutazione della sterlina e il quantitative easing della Bank of England, l’economia va in stallo, le prospettive della finanza pubblica precipitano: e nel 2012 anche l’Uk subisce il sorpasso Usa. Il grafico qui sotto mostra l’andamento del debito pubblico nei tre paesi considerati. Debito pubblico? Non proprio. È il rapporto fra Debito e Pil! I valori decisivi sono due! Il grafico mostra come l’austerità spagnola riesca in un primo tempo a contenere l’aumento del Debito/Pil più degli Usa, a prezzo di grandi sacrifici. Ma nel lungo termine la ‘follia’ degli Usa paga, grazie all’aumento del Pil. Il grafico riporta le previsioni ufficiali: ma le stime Usa continuano ad essere riviste in meglio, le stime della Spagna in peggio. Vedremo.
Conclusione: gli Usa hanno battuto la crisi fiscale con politiche monetarie e fiscali espansive. L’Uk ha limitato i danni dell’austerità grazie alle politiche monetarie espansive. La Spagna del rigore è andata peggio di tutti, anche per il rifiuto della Bce di fare il prestatore di ultima istanza. Il mio commensale fa parte di quell’élite che dirige il paese, interviene, pontifica, fa e disfa. Pur avendo dimostrato la propria inadeguatezza di fronte alla crisi, non pensa affatto di avere delle responsabilità. Il nostro fallimento io lo riconduco alla mancanza di democrazia: l’élite non si discute. Prendete Napolitano: ha sbagliato tutto, ma non ne ha colpa. Nel 2011 ha sostituito un governo Berlusconi disastroso con un governo di alto profilo, ma ha scelto per presiederlo l’economista più noto, quello sbagliato. Il Presidente si consulta con la Banca d’Italia, l’Istat, la Bce, cioè con i vertici istituzionali. Che lo han consigliato male! Ora, Letta e le larghe intese sono il frutto dell’assenza di una visione alternativa su come sia davvero possibile uscire dalla crisi presto e bene. Ciò chiama in causa i media: Floris, Vespa, Santoro… che invitano sempre quelli che hanno sbagliato tutto, senza un minimo di controllo di qualità. E il Pd: ormai unico baluardo italiano a difesa delle regole suicide dell’Eurozona. E il M5S: che non ha dato spazio politico a questa visione alternativa. E la Bce, la peggiore banca centrale del mondo. In democrazia – non solo in democrazia – un’élite che presenti risultati così devastanti sarebbe derisa, dileggiata, e cacciata via su due piedi. Ma non per essere sostituita dal primo che passa… Da noi invece l’élite non si critica, se non con il dovuto garbo e una cortina fumogena davanti. Così essa può continuare a celare la sua incompetenza. Nel film 11 Settembre 1683 un principe cristiano chiede al re di Polonia: “Ma perché insistete nel volere il comando?” E il re risponde: “Perché io so come vincere questa battaglia”. Questa è l’unica scusante, l’unica giustificazione morale dei privilegi del potere. In caso contrario il potere è moralmente illegittimo.
|
|
Se negli ultimi giorni avete guardato ai mercati, non vi sarà certamente sfuggito il recente rally del dollaro USA. La valuta statunitense è in salita dall’inizio del mese e sta portando i cambi col USD verso nuovi livelli. Per dimostrarlo è sufficiente guardare al US Dollar Index che è finalmente riuscito a risalire al di sopra della linea 84.00. Un livello che non raggiungeva più da un anno ormai. [vedi grafico allegato] Perché tutti vogliono il Dollaro USA? Per spiegare questo improvviso amore sfrenato verso il dollaro USA, dobbiamo fare ricorso ad almeno due cause:
Il mercato del lavoro che la Fed osserva con tanta attenzione per la propria politica monetaria ha recentemente riportato numeri che superano le aspettative. Nel mese di aprile, i NFP hanno riportato un aumento delle assunzioni per 165 mila unità contro le 146 mila attese. La news coincide alla perfezione con la revisione al rialzo sull’andamento del mercato del lavoro USA per il mese di marzo. L’effetto di queste letture positive sulle assunzioni si rivela in un inatteso calo del tasso di disoccupazione che passa dal 7.6% al 7.5%. Un piccolo passo in avanti verso il target della Federal Reserve (6.5%). I miglioramenti del mercato del lavoro sembrano essere proseguiti anche nel mese di maggio, come evidenziato dalle richieste di sussidi per la disoccupazione che la scorsa settimana hanno raggiunto un minimo di cinque anni. Anche le vendite al dettaglio hanno riportato un aumento dello 0.1% nel mese di aprile. Nulla di sorprendente, a meno che non lo si confronti con la contrazione dello 0.3% prevista dagli analisti. Le vendite al dettaglio segnano un altro mese di crescita, visto che le spese dei consumatori rappresentano circa il 70% dell’economia a stelle e strisce.
Voci di corridoio ritengono che la Fed abbia già pronta una exit strategy per ridurre il programma di quantitative easing infinito da 85 miliardi di dollari al mese. Chi ha messo in giro questa voce? Il Wall Street Journal! Secondo il giornale, i banchieri centrali della Fed stanno già pensando a ritirare gli stimoli, ma non è chiaro quando dovrebbe cominciare questa battuta d’arresto. Pare che i mercati l’abbiano presa sul serio, ma del resto, come dargli torto? Dopo tutto, già in passato la Fed stessa ha parlato della possibilità di un ridimensionamento degli stimoli. Non a caso, l’ultima dichiarazione del FOMC a inizio mese ha annunciato che la Fed è pronta a rivedere il passo del QE, in base a quelle che saranno le esigenze dell’economia. Non per ultimo, bisogna considerare che gli ultimi dati macro dagli Stati Uniti sembrano dare sostegno all’idea di un cambiamento di "atteggiamento" da parte della Fed. Prospettive: quanto durerà il rally del USD? Ad oggi, il rally del dollaro sembra essere ben consolidato e difficile da far deragliare. Se questi dovessero riportare spiacevoli sorprese, saranno feedback negativi per l’economia statunitense e il mercato potrebbe pensare di correggere le posizioni long sul dollaro. Tuttavia, se i dati continueranno ad essere superiori alle attese, sembra chiaro che sono nuovi guadagni e nuovi massimi in vista per il dollaro USA.
|
INFO







Inviato da: Lucky340
il 17/05/2013 alle 16:41
Inviato da: dely11
il 12/05/2013 alle 13:08
Inviato da: Lucky340
il 03/05/2013 alle 16:11
Inviato da: Lucky340
il 03/05/2013 alle 14:36
Inviato da: Lucky340
il 01/05/2013 alle 21:40