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Citazioni nei Blog Amici: 11
 

DISCLAIMER

Non intendo sollecitare investimenti.
Chiunque utilizzi spunti derivanti dalla mia analisi  agisce a proprio rischio e pericolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Basta euro. Come uscire dall’incubo-8^ puntata

Post n°1693 pubblicato il 15 Aprile 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

«Basta euro. Come uscire dall’incubo, 31 domande e 31 risposte, la verità che nessuno ti dice” è il titolo del volumetto curato dal professor Claudio Borghi Aquilini con postfazione di Matteo Salvini, liberamente scaricabile dal sito www.bastaeuro.org. Anche noi sulla scia della Padania, il giornale leghista, preseguiamo nella pubblicazione delle domande e risposte contenute nel libretto del prof. Borghi.

 

14)Se la crisi è scoppiata per lo spread evidentemente il debito pubblico è importante. Non è così?

In realtà eravamo in crisi già da prima ma non ce ne accorgevamo perché la debolezza delle nostre imprese era camuffata dall’afflusso di denaro a debito (questa volta privato). Lo spread è esploso non certo per la credibilità, per il bunga-bunga, per il pieno della macchina del figlio di Bossi o qualsiasi delle bugie che la stampa ha raccontato per aprire la strada a Monti:
lo spread è esploso dopo che Francia e Germania hanno deciso di far “fallire” la Grecia abbattendo il valore dei suoi titoli di Stato in mano ai risparmiatori.
A quel punto tutti gli investitori mondiali hanno cominciato a vendere i titoli irlandesi, poi quelli portoghesi,poi quelli italiani e spagnoli semplicemente perché pensavano che avrebbero fatto la fine dei titoli greci. Anche lo spread sui titoli Francesi e Finlandesi aveva cominciato a salire mentre l’Inghilterra, grazie al fatto che aveva una Banca Centrale che garantiva il debito ricomprandoselo, non ha mai avuto problemi di spread. Gli interventi di Monti hanno poi peggiorato le cose : lo spread è sceso solo a seguito delle azioni della Banca Centrale Europea che, se pur con gravissimo ritardo, ha annunciato la propria intenzione di garantire il debito

15)Quindi se la BCE garantisse il debito e gli spread si azzerassero saremmo a posto?

Purtroppo no: gli effetti di una moneta troppo forte rispetto a quello che sarebbe giusto permangono. Ciò significa che se gli italiani, invece di essere strozzati, tornassero a spendere, comprerebbero in maggioranza prodotti esteri e la differenza fra importazioni e esportazioni deve essere finanziata da ulteriore debito.
In pratica ci indeboliremmo ancora di più e se in futuro la BCE dovesse cambiare idea saremmo in ginocchio.

16) Neppure la Grecia e l’Irlanda vogliono abbandonare l’Euro, perché noi si?


Grecia e Irlanda hanno ricevuto cifre elevatissime sotto forma di prestiti “a babbo morto”, pagati anche da noi.
Si è trattato di una specie di “risarcimento” per evitare che il sistema andasse in pezzi. Se la Grecia fosse uscita dall’Euro prima di ricevere gli aiuti avrebbe avuto solo il danno e non il risarcimento. Noi invece paghiamo e basta, e non riceviamo nulla da nessuno. Non solo, noi avevamo solo circa il 3% dei crediti verso Grecia, Spagna, Irlanda e Portogallo ma, invece, siamo stati chiamati a “salvare” questi stati (in realtà abbiamo salvato soltanto i loro creditori) con una quota pari al 20%, perché l’Europa ha trovato conveniente mettere tutto “sul conto del condominio”. Per esempio, la Spagna, che nonostante la disoccupazione doppia rispetto a noi ci viene a volte presentata come un modello di virtù, ha ricevuto 50 miliardi per salvare le sue banche: miliardi pagati in discreta parte dall’Italia che, nonostante ciò, invece viene costantemente umiliata e messa “dietro la lavagna”.
La cifra da noi impegnata per i salvataggi europei è stata finora pari a 53 miliardi di euro: senza buttare questi soldi (che probabilmente non ci verranno mai restituiti) ci si sarebbe potuta pagare l’IMU  sulla prima casa per 15 anni o pagare uno stipendio di 16mila euro per un anno a tutti i disoccupati italiani. La Lega Nord è stato l’unico partito che ha votato contro quando l’enorme impegno per questi fondi è stato approvato di nascosto nell’estate del 2012.

 
 
 

Analisi Intermarket al 12/04/2014

Post n°1692 pubblicato il 12 Aprile 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Alla borsa di New York cominciano ad aleggiare forti venti di correzione. come dicevamo qualche settimana fa  la situazione rimane incerta e densa di pericoli in prospettiva, oggettivamente non si vedono grossi margini per il riazo mentre lo spazio per un eventuale ribasso abbonda e poi la Federal Reserve, pare pronta a eliminare gli stimoli monetari all’economia entro quest’anno e ad alzare i tassi di interesse già nella primavera del 2015, ossiai diversi mesi prima rispetto alle indicazioni precedenti. Quindi  ribadiamo  prudenza e occhio  alla tenuta di questi supporti  :

Sp500 : 1800 – 1780

Dax 9310-9250

FtseMib 20900 – 20650 -20500

Vediamo alcuni indicatori in ottica MACROTECNICA:

  •  La curva dei rendimenti non è invertita. Nel caso in cui i tassi di interesse a breve termine sono più elevati rispetto ai tassi a lungo termine, fa presagire male per l'economia (intesa come azioni e obbligazioni).Uno dei modelli più potenti per predire la recessione  nel'anno successivo è lo scarto della  curva dei rendimenti tra il T-Note a 10 anni e il T-bond  a 3 mesi.  I risultati di uno studio della Federal Reserve (Estrella e Mishkin) per il periodo 1960-1995  ha collegato il valore dello spread in punti percentuali alla probabilità di recessione. Un margine positivo (con valori compresi tra 1,21-0,02)  è collegato con probabilità del 5% al 25%. Una volta che lo scarto gira negativo, le probabilità vanno dal 30% ad una lettura di -0,17, al 70% a -1,46, 80% a -1,85 e il 90% a -2,40. Ora siamo a 2,59.
  • Il Margin Debt, ovvero l'ammontare di denaro preso a prestito a febbraio è  salito ulteriormente   a 465.720 miliardi di dollari dai 451.298 di gennaio(Nuovo massimo). Questo è un indicatore leading (anticipatore) dei possibili punti di svolta del mercato azionario americano, il cui andamento va a rafforzare i cicli virtuosi rialzisti e ad amplificare quelli viziosi in caso di ribasso.I dati attuali, ritardati di un mese però , al momento non preannunciano una inversione del ciclo.

Vediamo alcuni Trading System cosa ci dicono :

  • IL mio TS "Trend_Hunter"timeframe daily, ottimo per prendere posizione nel mercato con ottica di medio_lungo termine, sulle principali borse mondiali vede  una situazione   sempre  rialzista sulle borse occidentali ma in deterioramento   con i  BRIC e gli emergenti in controtendenza, "La rotazione verso i mercati periferici di cui abbiamo parlato recentemente rappresenta nell’ordine un passaggio che manifesta da un lato la piena maturità raggiunta dal ciclo nei mercati core, dall’altro l’occorrenza di spostare il centro dell’attenzione verso quei mercati che essendo rimasti penalizzati dai programmi di austerity, evidenziano pur marginalmente del valore da esprimere. Ma attenzione, completata la fase di distribuzione dei core index la ritirata dall’azionario prosciugherà ogni canale di trasmissione del Risk On" ci dice Wlademir Biasia - WBAdvisors.(grafico allegato).
  • Il TS su  timeframe orari sui futures  (Speed_Hunter) conferma  per ora il LONG sui principali indici occidentali (con il nikkey e Hang Seng  Short) con l'oro  LONG in fase di riaccumulo , anche il  Bund  è LONG mentre il  rame  da segnale Short .

Vediamo alcuni indicatori anticipatori dei punti di svolta del mercato  cosa ci dicono :

  • l’andamento dell’Up-Down Volume al NYSE a 21,84 in termini di media a 250 giorni conferma il LONG ($NYUD), il dato differenziale risulta positivo  dalla fine  di luglio 2012. Da allora, non è mai tornato sotto la linea dello zero,"ossia se i compratori prevalgono sui venditori, il mercato sale, punto.  Se vi è prevalenza di Up Volume, non ci sarà motivo di temere_Gaetano Evangelista".
  • il mio Risk_Index basato sul VIX riflette la situazione di incertezza infatti è ora vicino a  generare  un segnale short sull'azionario, comunque da febbraio 2012 continua a dare un segnale LONG.

 
 
 

Il Def: ‘L’è tutto ‘a rifare’, caro Renzi

Post n°1691 pubblicato il 12 Aprile 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

il Matteo Renzi aveva gironzolato per le capitali europee, allegro quanto un turista Valtur; “con quella faccia da italiano in gita” del suo conterraneo Gino Bartali nell’omonima canzone di Paolo Conte.

Un grand tour che lo ha rafforzato nelle convinzioni di blairino da Rignano sull’Arno. Particolarmente istruttivo e cameratesco l’incontro con il bambolotto thatcheriano David Cameron; uno che sembra l’imitazione di Maurizio Crozza quando fa l’imitazione di Luca Cordero di Montezemolo che si stupisce se gli parlano dell’esistenza dei menagiati. Il clou della sintonia è stata una conferenza stampa imbarazzante per l’ostentazione – tra pacche sulle spalle e sospetto di pizzicotti ai glutei – di intimità amicali da parte del campeggiatore italiano nei riguardi dell’ospite britannico: un remake dell’Alberto Sordi parvenu in bombetta, di “Fumo di Londra”. Difatti il nostro premier ha ricavato dal faccia a faccia con l’inespressivo pari grado d’oltre Manica la convinzione di essere sulla via giusta. Quella che il suo ex consulente economico, l’italiano d’America Alberto Alesina (autore nel 2009 di un noto paper che persino i funzionari del FMI si sono sentiti in dovere di smentire due anni dopo), chiama “austerità espansiva”.

Sicché, tornato a casa, il nostro turista allegrone ha presentato un DEF in cui non c’è un’idea che sia una di sviluppo; lasciando intendere che la crescita e l’occupazione sono delegate all’ulteriore abbattimento del fattore lavoro, nella convinzione (molto blairiana) che i padroni del vapore, liberi di fare un po’ come vogliono, metteranno a posto tutto.

Se, invece di darsi di gomito col Cameron, il Renzi si fosse informato, avrebbe scoperto che la stessa intellighenzia inglese (non i “professoroni” tipo Rodotà o Zagrebelsky…) è terrorizzata dalle malefatte dell’attuale corso politico insulare.

Un giovane professore di Oxford - David Stuckler – ha messo a confronto le due sponde politiche del mondo anglosassone ricavando valutazioni tombali: «possiamo osservare le conseguenze dell’austerity sull’economia basandoci sui primi risultati degli esperimenti condotti negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Entrambi i Paesi hanno subito una forte recessione in seguito al crollo di Wall Street. Dal 2009, con l’insediamento del presidente Obama, gli Stati Uniti hanno intrapreso la strada dello stimolo all’economia. La scelta ha segnato un vero e proprio punto di svolta nella lotta alla recessione: da quel momento, l’economia è in ripresa e attualmente il PIL è più alto rispetto a prima che iniziasse la crisi. Al contrario, con l’avvento al potere del Partito conservatore nel 2010, il governo inglese ha iniziato a tagliare milioni di sterline di spesa pubblica. L’economia è cresciuta a un tasso inferiore alla metà di quello degli Stati Uniti, deve ancora riprendersi del tutto e adesso mostra i primi segni della temuta recessione triple-dip, ovvero una terza caduta nella recessione dopo un breve periodo di ripresa» (L’economia che uccide, Mondatori 2013, pag. 20). Per non parlare delle catastrofi sociali conseguenti, che Stukler analizza in dettaglio: andate a vedervi il libro.

Eppure questi continuano con le ricette assassine in tutta Europa, Italia compresa. Dove l’unico elemento che balza agli occhi nei passi del governo è la volontà di operare un drenaggio sul bacino elettorale Cinquestelle con provvedimenti ad alto impatto mediatico: le paghette di ottanta euro (a rischio di riassorbimento da parte di altri balzelli) e la gogna retributiva per qualche cacicco delle società pubbliche. Oltre, naturalmente, la vendita di alcuni usati su E-bay.

Niente che abbia a che vedere con una politica industriale che possa assicurarci l’aumento del PIL indispensabile (stando a quanto dice persino il presunto cerbero Pier Carlo Padoan). Insomma, il vecchio Bartali direbbe «l’è tutto ‘a rifare». Ma il giovane Matteo se la ride, come un italiano in gita: il trucco sembra poter reggere fino al 25 maggio, giorno del redde rationem elettorale.

Pierfranco Pellizzetti su I blog de IlFattoQuotidiano.it

 
 
 

Basta euro. Come uscire dall’incubo-7^ puntata

Post n°1690 pubblicato il 11 Aprile 2014 da Lucky340
 
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«Basta euro. Come uscire dall’incubo, 31 domande e 31 risposte, la verità che nessuno ti dice” è il titolo del volumetto curato dal professor Claudio Borghi Aquilini con postfazione di Matteo Salvini, liberamente scaricabile dal sito www.bastaeuro.org. Anche noi sulla scia della Padania, il giornale leghista, preseguiamo nella pubblicazione delle domande e risposte contenute nel libretto del prof. Borghi.

 

12)I tedeschi sono efficienti e hanno etica del lavoro, noi siamo lazzaroni e furbi. È così?

Nessuno potrebbe dare lezioni di creatività e voglia di lavorare agli italiani. L’impresa del Nord Italia è sempre stata un modello per il mondo e finché c’era la possibilità di competere ad armi pari, i lavoratori hanno sempre sopportato ogni tipo di orario e di turno battendo sistematicamente la concorrenza.
In compenso la società che è stata riconosciuta col pevole del più grande caso di corruzione internazionale della storia è tedesca (la Siemens). La verità è semplicemente che la Germania ha una moneta sottovalutata e quindi i suoi prodotti costano meno di quello che sarebbero costati se avessero avuto il Marco mentre noi abbiamo una moneta sopravvalutata e quindi i nostri prodotti costano di più di quello che costerebbero se avessimo la nostra moneta.
Se un’impresa ha un vantaggio, vende di più e può permettersi di fare ricerca e in novazione, realizzando prodotti più belli e solidi che vendono ancora di più. Se un’impresa è in svantaggio competitivo, invece, deve tagliare i costi, risparmiare sui materiali e i suoi prodotti diventano di minore qualità e vendono ancora di meno. Non dimentichiamo poi che le regole che l’Europa fissa per fare impresa sono estremamente complesse e fatte su misura per imprese di grandi dimensioni  per l’impresa medio-piccola italiana gli obblighi sono intollerabili e costosissimi da gestire. Gli aiuti di Stato poi sono sempre stati proibiti per noi e consentiti alla Germania:
Berlino ha salvato le sue banche con 300 miliardi di euro, mentre noi non avevamo alcun bisogno di interventi di questo tipo che diventano legali solo quando servono agli altri e non a noi. I tedeschi fanno i loro interessi, e il loro punto di vista è comprensibile: siamo noi che dobbiamo cominciare a fare i nostri. Il risultato di questa situazione è che nei paesi in crisi la disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli intollerabili. Altro che lazzaroni! Se metà dei giovani sono disoccupati è perché la domanda di lavoro manca in modo gravissimo. Negli anni ‘80 e ‘90, nel Nord Italia, se qualcuno era disoccupato, era perché non aveva voglia di lavorare, adesso un impiego è diventato un miraggio.

13) Noi abbiamo un enorme debito pubblico, è colpa sua se siamo in crisi.È vero?

Tutti i Paesi che sono andati in difficoltà prima di noi, come l’Irlanda e la Spagna non avevano nessun problema di debito pubblico. In compenso, il Giappone, che ha un debito pubblico doppio rispetto al nostro, non è in crisi come noi e può permettersi aggressive politiche di sviluppo.
Anche la Germania ha un pesante debito pubblico, anzi, mentre noi lo riducevamo (circa venti punti di calo dal 1994 al 2007), la Germania lo aumentava infrangendo i trattati che la obbligavano a mantenere il debito al di sotto di una certa soglia. Non dimentichiamo poi che la Germania può “nascondere” molto del suo debito in una banca pubblica che si chiama KfW: se si contasse anche quello non ci sarebbe una grande differenza tra il debito italiano e quello tedesco, che in ogni caso è superio
re in valore assoluto.Spesso facciamo l’errore di demonizzare il debito pubblico dimenticando che a fronte di un debito c’è sempre un credito e i risparmiatori che, direttamente o indirettamente, possiedono titoli di Stato dovrebbero riflettere sul fatto che cancellando il debito si cancellerebbero anche i loro risparmi. Anche chi non possiede titoli di Stato verrebbe colpito da una riduzione forzata del debito pubblico, perché le banche ne possiedono grandi quantità:esse diventerebbero insolventi e persino i conti correnti sarebbero a rischio come è successo a Cipro. Se uno Stato ha un debito espresso nella propria moneta ed ha sovranità moneta ria non potrà mai giungere a non onorarlo, perché potrà sempre “stampare” il denaro necessario alla restituzione del debito.


 
 
 

Basta euro. Come uscire dall’incubo-6^ puntata

Post n°1689 pubblicato il 05 Aprile 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

«Basta euro. Come uscire dall’incubo, 31 domande e 31 risposte, la verità che nessuno ti dice” è il titolo del volumetto curato dal professor Claudio Borghi Aquilini con postfazione di Matteo Salvini, liberamente scaricabile dal sito www.bastaeuro.org. Anche noi sulla scia della Padania, il giornale leghista, preseguiamo nella pubblicazione delle domande e risposte contenute nel libretto del prof. Borghi.

 

10)Non è che l’Euro non c’entra nulla e la colpa è di corruzione,casta ed evasione?

Le cose che non vanno in Italia sono sicuramente tante, ma non tutte, per odiose che possano essere, sono cause della crisi.
Evasione, casta e corruzione ci sono sempre state anche quando le cose andavano bene e affliggono paesi che pure sono in forte crescita economica: assurdo pensare che, per esempio, in Cina, Corea o India siano tutti santi.
In particolar modo è ingenuo sperare in scorciatoie come quelli che lasciano intendere che senza la corruzione ci sarebbero 80 miliardi o senza l’evasione ci sarebbero 120 miliardi: semplicemente saremmo in un mondo più giusto ma non ci sarebbe un centesimo in più di gettito. Il perché è semplice: l’Italia già incassa con le tasse più di qualsiasi altro Stato al mondo in rapporto a quanto produce (forse solo qualche piccolo Stato assistenziale nordico ci “batte”, ma nessuno dei grandi Stati ) ed è “al limite”, non a caso i recenti aumenti di IVA hanno portato un calo del gettito.
Se con una bacchetta magica l’evasione scomparisse, con le attuali aliquote moltissime attività chiuderebbero, annullando l’effetto della “magìa”.
L’unica cosa fattibile sarebbe di far pagare a tutti le tasse abbassando in parallelo le aliquote: si avrebbe così una distribuzione più equa, ma non ci sarebbe gettito aggiuntivo. Corruzione e altre nefandezze sono reati, e come tali vanno perseguiti, ma allo stesso modo in cui vanno perseguiti i furti e gli omicidi: di certo non sono le cause della crisi.

11)Non può essere che la colpa sia della spesa pubblica improduttiva?

Che in Italia i soldi vengano spesi male è cosa nota, tuttavia se una spesa è interna difficilmente diventa “improduttiva”: se anche pagassi uno per non fare nulla costui alla fine con i soldi dello stipendio comprerebbe cibo, vestiti e altri beni da produttivi lavoratori privati.
Chi ha un negozio o una fabbrica non sa da dove vengono i soldi dei clienti che gli comprano la merce, per loro la differenza è avere clienti o no.
Sarebbe molto meglio evitare questo passaggio e lasciare direttamente nelle tasche di chi lavora i soldi o, quanto meno,
spendere in modo assennato, tuttavia il semplice taglio della spesa non compensato non aiuterà nessuno a vendere  più prodotti e quindi a rimettere in moto l’economia.
Il livello di spesa pubblica italiana è nella media in Europa e se si è in recessione tagliare la spesa e alzare le tasse è un sistema certo per far andare peggio le cose.
Ipotizzare che le cose possano andare diversamente è assurdo: sarebbe come pensare che una famiglia spenda di più se si riduce lo stipendio del capofamiglia. La spesa pubblica va tagliata e le tasse vanno alzate quando si sta crescendo.
L’America è uscita dalla crisi facendo così: ha tagliato le tasse, ha
aumentato la spesa pubblica e ha fatto “stampare” denaro alla sua Banca Centrale.
Stando nell’Euro e con le regole europee non possiamo fare nessuna di queste cose e, per di più, ci ritroviamo fuori mercato a causa della moneta sopravvalutata. Per noi e soprattutto per l’industria del Nord è come pensare di vincere una gara di corsa con le gambe legate.

 
 
 

Basta euro. Come uscire dall’incubo-5^ puntata

Post n°1688 pubblicato il 04 Aprile 2014 da Lucky340
 
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«Basta euro. Come uscire dall’incubo, 31 domande e 31 risposte, la verità che nessuno ti dice” è il titolo del volumetto curato dal professor Claudio Borghi Aquilini con postfazione di Matteo Salvini, liberamente scaricabile dal sito www.bastaeuro.org.
Anche noi sulla scia della padania, il giornale leghista, preseguiamo nella pubblicazione delle domande e risposte contenute nel libretto del prof. Borghi
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8)Magari avessi risparmi! Ho un mutuo e il conto in rosso.Le rate saliranno?

No, la stragrande maggioranza dei mutui sono a tasso fisso (e quindi non cambiano) o a tasso variabile legato al tasso Eu-
ribor che è una media europea.
In tutti e due i casi un cambio di moneta da parte dell’Italia non avrebbe effetto, anzi, dato che anche il mutuo verrà convertito in lire come tutti i contratti italiani, qualora dovesse verificarsi una moderata inflazione (cosa comunque per nulla scontata, come si diceva prima) per chi ha un mutuo sarebbe molto conveniente, perché la quota residua da pagare varrebbe progressivamente sempre di meno.

Per chi ha un mutuo il vero guaio è essere costretti ad accettare uno stipendio dimezzato per poter lavorare, come spesso succederà con l’Euro, dato che la rata non si dimezzerà anch’essa. Il fatto che in caso di cambio di moneta i tassi continueranno ad essere calcolati come oggi è confermato da tutti i principali studi legali internazionali: il tasso EURIBOR è una media dei tassi in Europa e per legge il metodo di calcolo non può cambiare.

9)E le materie prime?E la benzina?
Dicono che se svalutiamo costeranno una fortuna, è vero?


No, innanzitutto noi non usiamo mai “materie prime” e anche la benzina non è petrolio greggio. Tutti i beni che consumiamo sono trasformati industrialmente e la maggior parte dei costi dei prodotti è data proprio da queste trasformazioni e trasporti mentre il valore della “materia prima” è di solito minimo.
I prezzi delle materie prime oscillano normalmente tantissimo, di solito con percentuali molto superiori a quella che sarebbe una svalutazione se pur forte, eppure non ce ne accorgiamo assolutamente.
Se ne accorgono eccome, invece, proprio i Paesi che hanno basato la loro economia solo sulle materie prime: in caso di discesa dei prezzi sui mercati internazionali possono aversi crisi fortissime e non facilmente sanabili nemmeno con forti svalutazioni.
Nel 2008 per esempio il prezzo del petrolio andò in breve tempo da 140 a 25 dollari al barile: nessuno si ricorda di pompe
di benzina che regalavano i pieni. In compenso con l’Euro abbiamo visto spesso laverde a 2 euro: vi ricordate forse la super a 4.000 lire al litro?
Gran parte del prezzo della benzina è data da tasse
in molti casi inventate proprio per compiacere l’Europa come l’ultimo forte rialzo deciso dal governo Monti:
rimane quindi molto spazio per assorbire qualsiasi tipo di rialzo.
L’Italia comunque è un paese trasformatore: importa materie prime ed energia ed esporta prodotti finiti. È il caso perfetto in cui il cambio flessibile ha massimo impatto. Immaginiamo che nella realizzazione di un prodotto in Italia il peso di energia e
materie prime sia addirittura del 50% (difficilmente accade). Supponiamo di svalutare del 20%. Ebbene, se fatto 100 euro il costo di un prodotto, le materie prime e l'energia costassero il 20% in più, invece di 50 costerebbero 60 e quindi il prodotto complessivamente ora costerebbe 110.
Per i mercati esteri tuttavia questo prodotto costerebbe il 20% in meno perché 110 è il costo nella nostra moneta, che si è svalutata del 20%, quindi il prodotto sui mercati esteri costerebbe 88 euro diventando molto più competitivo persino nel caso abbastanza estremo di un costo delle materie prime pari alla metà del totale.


 
 
 

Basta euro. Come uscire dall’incubo-4^ puntata

Post n°1687 pubblicato il 03 Aprile 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

«Basta euro. Come uscire dall’incubo, 31 domande e 31 risposte, la verità che nessuno ti dice” è il titolo del volumetto curato dal professor Claudio Borghi Aquilini con postfazione di Matteo Salvini, liberamente scaricabile dal sito www.bastaeuro.org.
Anche noi sulla scia della padania, il giornale leghista, preseguiamo nella pubblicazione delle domande e risposte contenute nel libretto del prof. Borghi
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6)Ci sarà l’inflazione? Dovremo far la spesa con la carriola di banconote che valgono come carta straccia?


Assolutamente no, l’inflazione non è la svalutazione: in nessuno dei recenti casi di svalutazione in Paesi evoluti è seguita l’iperinflazione. Lo Yen giapponese per esempio nel 2012, ha svalutato fortemente nei confronti dell’Euro e del Dollaro ma non si è vista inflazione, così come non si è vista in Inghilterra o Svezia quando svalutarono svalutarono moltissimo nel 2008 e neppure nella stessa Italia, quando nel ‘92 uscimmo dal Sistema Monetario Europeo con il valore della Lira che calò bruscamente. L’inflazione addirittura si ridusse leggermente. In ogni caso non dobbiamo nemmeno preoccuparci di un’eccessiva svalutazione: se la nuova moneta dovesse calare troppo, i nostri prodotti diventerebbero così convenienti che invaderemmo i mercati. Saranno i nostri stessi concorrenti a “sostenere” il prezzo della nuova moneta per evitare di rendere troppo competitiva la nostra industria. Ricordiamolo perché la differenza è sostanziale: c’è inflazione quando i prezzi salgono (ma se i prezzi salgono vuol dire che la gente ha i soldi per comprare cose, viceversa se i prezzi rimangono stabili e gli stipendi scendono, come sta succedendo ora, è come se i prezzi salissero ma la situazione è drammatica) mentre la svalutazione misura semplicemente una discesa del cambio della nostra moneta contro altre valute. Le due cose non coincidono mai.


7) I miei risparmi si dimezzerebbero? Diventerò più povero per colpa della svalutazione?


Ovvio che no. Non si può fare un discorso particolare perché ognuno ha risparmi investiti in modo diverso, però basti pensare a tipiche forme di risparmio:
a) La casa
La casa è un bene reale, quindi non si “svaluta” cambiando moneta. Se noi domani adottassimo una qualsiasi moneta scelta a caso fra mille, la casa sarebbe sempre quella e il suo valore verrebbe semplicemente definito con una nuova unità di misura.
È da escludersi quindi che la casa “perda un pezzo” o che venga qualcuno a tirare su un muro nel salotto per dimezzarla.
C’è anzi da pensare che un’economia in ripresa possa far ripartire il mercato ed aumentare il valore dei nostri appartamenti. Può essere che inizialmente anche il prezzo delle case in zone non “internazionali” cali se rapportato ad un’altra valuta, ma ciò potrebbe (eventualmente) danneggiare solo un italiano che volesse vendere la propria casa qui per acquistarne una in Germania. È invece ovviamente assurdo pensare che la casa “si dimezzi” in rapporto al mercato italiano. Frasi tipo: “il valore di una casa di 100mq si dimezzerà e con il ricavato della vendita si potrà a malapena comperare una casa di 50mq” sono una palese sciocchezza perché se anche, per caso, scendesse il valore della nostra casa, scenderebbe anche il valore delle altre case e non cambierebbe nulla. Vendendo una casa di 100mq si potrà ancora comperare un’altra casa di 100mq. In ogni caso una ripresa dell’economia, anche dopo una svalutazione, porta sempre benefici al valore degli immobili.
b) Gli investimenti in titoli e fondi
I titoli possono essere azionari e obbligazionari, italiani ed esteri, spesso acquistati per mezzo di fondi di investimento o di gestioni patrimoniali. Le azioni, come la casa, sono beni reali e quindi non si svalutano: se ho 10 azioni di una società che rappresentano il 10% di quella società, ciò non cambia qualsiasi sia la moneta che si scelga di usare. Dobbiamo pensare alle azioni come a delle quote di possesso: l’industria di cui si possiede una quota rimane uguale indipendentemente dal cambio di moneta in circolazione. Anzi, è probabile che le azioni di società industriali italiane possano apprezzarsi perché una moneta corretta le renderebbe più competitive. Le obbligazioni e i titoli di Stato invece rappresentano un credito in denaro e quindi la moneta in cui sono denominati è importante. Le obbligazioni estere non verranno toccate e rimarranno come sono perché il debitore è straniero e quindi se noi cambiamo moneta non necessariamente lo farà anche lui, quindi per chi le detiene potrebbero addirittura rappresentare una rivalutazione verso la nuova moneta. Stesso discorso per i fondi di investimento internazionali che, inoltre, essendo di solito molto diversificati, avrebbero impatti minimi. Titoli di Stato e obbligazioni italiane, invece, verranno convertiti nella nuova valuta ma non necessariamente perderanno potere d’acquisto in Italia perché, come abbiamo ricordato prima, svalutazione non vuol dire inflazione, e anche il prezzo, una volta rimossa l’incertezza di una banca centrale che non garantisce pienamente i titoli, potrebbe beneficiarne. Chi temesse in ogni caso l’arrivo dell’inflazione può liberamente tutelarsi con l’acquisto di titoli ad essa indicizzati, quali i BTP Italia.
c) Oro e oggetti di valore
Anche in questo caso si tratta di beni reali per i quali è del tutto indifferente quale sia la valuta nazionale. Una moneta d’oro ha lo stesso valore in tutto il mondo.
La verità è che è proprio con l’Euro che i risparmi degli italiani stanno andando in fumo o perché i valori e i prezzi crollano a causa della depressione, o perché aggrediti da continui aumenti di tasse imposte dall’Europa. Quando in Italia c’era la Lira, anche negli anni di forte inflazione come ad esempio gli anni ‘80, il risparmio degli italiani era fra i primi al mondo e il record della Borsa di Milano si è avuto nel 2001. Da quando c’è l’Euro la Borsa è precipitata.
Solo nel 2013 i prezzi delle case sono scesi in media del 6%. Persino i titoli di Stato sono diventati meno sicuri e chi ha provato a venderli nei giorni in cui lo spread era ai massimi ha avuto amare sorprese.

 
 
 

Basta euro. Come uscire dall’incubo-3^ puntata

Post n°1686 pubblicato il 03 Aprile 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

«Basta euro. Come uscire dall’incubo, 31 domande e 31 risposte, la verità che nessuno ti dice” è il titolo del volumetto curato dal professor Claudio Borghi Aquilini con postfazione di Matteo Salvini, liberamente scaricabile dal sito www.bastaeuro.org.
Anche noi sulla scia della padania, il giornale leghista, preseguiamo nella pubblicazione delle domande e risposte contenute nel libretto del prof. Borghi
.

4)Riprenderemmola Lira? Avremmo ancora  i vecchi milioni e miliardi?

Non necessariamente. Potremmo chiamare la nuova moneta come preferiamo perché tanto sarà una cosa diversa dalla vecchia Lira (Scudo, Fiorino, EuroItalia oppure ancora Lira) e la cosapiù comoda

 sarebbe convertirla 1 a 1 conl’Euro per ché così non ci sarebbero problemi per fare i conti come invece cifurono quando si passò all’Euro e venne deciso quel numero stranissimo (1936,27). Attenzione: la conversione non indica il “cambio” e può essere decisa come preferiamo:1 a 1 è semplice, ma se si volesse si potrebbe fare anche 10 a 1, 5.000 a 1 o 1.234 a 1. Poi, dopo la conversione, quello chela nuova moneta varrà nei confronti delle altre monete lo deciderà il mercato, ma a noi a quel punto interesserà poco, come  oggi non ci interessa più di tanto quanto vale l’Euro nei confronti del Dollaro, della Sterlina o delle altre monete mondiali.
Quindi, in sostanza, se avevamo uno stipendio di 1.000 Euro esso diventerà di 1.000 fiorini (o scudi o lire), la  pizza invece di costare 8 euro costerà 8 fiorini e se pagavamo 300 euro di mutuo al mese pagheremo 300 fiorini. Anche 300 euro sul conto corrente diventeranno 300 fiorini e 1.000 euro di pensioni diventeranno anch’essi la stessa cifra nella nuova moneta. Il cambio 1 a 1 impedirà il fenomeno degli “arrotondamenti” che fecero raddoppiare i prezzi quando si passò dalla Lira all’Euro, perché ogni rialzo ingiustificato verrebbe subito notato. Per i conti correnti l’unico incomodo sarà che probabilmente durante la conversione, per alcuni giorni, sarà necessario chiudere le banche per impedire speculazioni. Per un pensionato, invece, come vedremo nelle risposte alle prossime domande, ciò non rappresenterà un impoverimento perché non è detto che ci sarà inflazione ma, anche se si dovesse verificare, sarà in ogni caso possibile sbloccare la rivalutazione dei trattamenti che sarebbero automaticamente adeguati. È proprio con l’Euro che stipendi e pensioni hanno perso potere d’acquisto! Non dimentichiamo poichè le pensioni sono pagate dai contributi dei lavoratori: se la disoccupazione ndotta dall’Euro dovesse crescere ancora, il rischio è  che le pensioni vengano fortemente tagliate perché non ci sarebbe fisicamente il denaro per poterle pagare.

 5) Se convertiamo 1 a 1 un Euro con la nuova moneta non è che allora non cambierà niente?

Cambia moltissimo invece, perché se dopo la conversione la nostra moneta si svaluterà  nei confronti di altre monete, i nostri prodotti diventeranno più convenienti per un cliente estero, costerà di meno per gli stranieri fare vacanze in Italia e diventerà più appetibile realizzare prodotti in Italia. Certo, costerà di più fare viaggi all’estero e i prodotti esteri diventeranno più cari (anche se di solito dopo una svalutazione le imprese estere, pur di non perdere clienti, mantengono i prezzi invariati), però sarà più facile trovare lavoro e l’economia ripartirà. Meglio un portafoglio pieno di monete di giusto valore di uno vuoto nella vana attesa di monete sopravvalutate.

 

 
 
 

Usciamo dalla crisi con la Riforma Morbida dell' EURO e dell’economia italiana

Post n°1685 pubblicato il 27 Marzo 2014 da Lucky340
 
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Riforma Morbida del sistema monetario e dell’economia italiana: principali caratteristiche e vantaggi rispetto al break-up dell’euro

Le controindicazioni di un processo di break-up dell’euro derivano dal fatto che una serie di rapporti contrattuali e di posizioni di debito e credito subiscono una conversione della valuta in cui sono espressi.

Stipendi, pensioni, contratti d’affitto, contratti di fornitura, contratti di finanziamento, in caso di break-up trasformano la loro valuta di denominazione in una moneta di minor valore.

Confusione, complicazioni, contenziosi legali, effetti redistributivi, incertezza sulle reazioni delle controparti, turbolenze sui mercati finanziari, instabilità del sistema bancario, sotto TUTTE in un modo o nell’altro conseguenze derivanti dalla ridenominazione dei contratti in essere al momento del break-up.

Sono prevedibili forti ostilità a qualsiasi ipotesi di questa natura da parte di gruppi d’interesse molto influenti quali:

le aziende tedesche e degli altri paesi dell’area ex-marco, che si troverebbero immediatamente a operare con una moneta rivalutata; e i mercati finanziari, dove gli operatori che detengono crediti verso l’Italia subirebbero una perdita sui loro crediti.

Tuttavia anche i cittadini italiani, compresi molti di coloro che stanno sempre più capendo la relazione tra disfunzionalità del sistema monetario e problemi economici del paese, vivono comunque con disagio la possibilità di vedere i loro risparmi, le loro retribuzioni e le loro pensioni trasformate in un’unità monetaria di minor valore.

Queste ultime preoccupazioni sono di natura prevalentemente psicologica, in quanto non c'è da aspettarsi l'emergere di fenomeni inflattivi (in seguito al break-up) se non su scala molto inferiore all’entità della svalutazione. Ma costituiscono comunque un forte freno all’emergere di un netto consenso della pubblica opinione in favore del break-up.

Ci sono poi le difficoltà tecniche di gestire un processo di break-up senza che si producano fughe di notizie, turbative di mercato, corse agli sportelli bancari e fughe di depositi, eccetera.

Una riforma del sistema monetario che permette di conseguire TUTTI i risultati che ci si propongono in seguito al break-up:

PRIMO, eliminazione degli squilibri di competitività tra paesi appartenenti all’eurozona

SECONDO, sviluppo di politiche economiche di pieno impiego

TERZO, finanziamento del settore pubblico senza emettere debito in una moneta che lo stato non gestisce e non controlla

senza che si ridenomini nessuno dei rapporti contrattuali pregressi è quindi nettamente più efficace e meno rischiosa di un break-up, suscita di gran lunga meno ostilità, meno inquietudini e dubbi nella pubblica opinione, e ha difficoltà di esecuzione enormemente inferiori.

Tra l’altro, la Riforma Morbida è attuabile SENZA che debbano essere effettuate richieste di alcun tipo ad altri stati membri dell’Eurozona e in particolare alla Germania (richieste quali eurobond, trasferimenti finanziari o qualsiasi altra forma di sostegno).

La strada da seguire non è quindi di rottura, ma di affiancamento e sostituzione.

Fermo restando che tutti gli effetti benefici del recupero di sovranità monetaria possono, e devono, essere conseguiti immediatamente.

 
 
Tutto quanto sopra esposto è ottenibile con un processo articolato nei seguenti passaggi.

UNO: Certificati di Credito Fiscale (CCF) vengono assegnati gratuitamente a cittadini e aziende, e utilizzati dallo stato per finanziare provvedimenti di spesa. Le assegnazioni annue sono adeguate, in quantità, a riportare l’economia italiana al pieno impiego (stima attuale: 200 miliardi annui). Una quota è assegnata alle aziende in funzione dei costi di lavoro sostenuti, per riportare la loro competitività al livello dei paesi più efficienti dell’Eurozona (principalmente la Germania: stima attuale 80 miliardi annui) ed evitare il formarsi di sbilanci commerciali (l’obbiettivo è un saldo import-export tendenzialmente in pareggio).

DUE: I CCF, che possono anche essere denominati Lire Fiscali, saranno negoziabili tra gli assegnatari e il sistema bancario (gli assegnatari potranno cioè convertirli in euro) e anche utilizzati in transazioni tra privati. Sicuramente tramite supporti elettronici / informatici; eventualmente potranno essere emessi titoli bancari cartacei al portatore rappresentativi di Lire Fiscali (in pratica sarebbero banconote: da valutare le esigenze di compatibilità con l’art. 105 del trattato di Maastricht).

TRE: con effetto immediato, lo Stato italiano cesserà di emettere titoli di debito pubblico in euro. Le emissioni saranno esclusivamente denominate in Lire Fiscali: daranno quindi diritto al rimborso di capitale e interessi in moneta utilizzabile per pagare obbligazioni finanziarie verso lo Stato italiano.

QUATTRO: nessun rapporto di debito / credito, nessun contratto, nessun rapporto di lavoro, nessun impegno per pagamento di pensioni (eccetera) verrà convertito da euro a Lire Fiscali.

CINQUE: tuttavia è prevedibile che i NUOVI contratti di lavoro, finanziamento eccetera vengano sempre più spesso stipulati in Lire Fiscali e non in euro.

SEI: nel giro di qualche anno con ogni probabilità l’utilizzo della Lira Fiscale (moneta sovrana) risulterà predominante rispetto a quello dell’euro (moneta non sovrana).
 
Riguardo ai rapporti con l’Unione Europea, va precisato che quanto sopra deve essere messo in atto SENZA trattative o richieste di autorizzazioni, in quanto non viola nessun trattato ed è, d’altra parte, ESSENZIALE per il ripristino di adeguate condizioni di occupazione e sviluppo.
 
Potrà essere tenuto un referendum per stabilire la completa cessazione dell’utilizzo dell’euro da parte della pubblica amministrazione italiana (in luogo del quale verrebbe, in questo caso, esclusivamente utilizzata la Lira Fiscale). Tutto questo però SUCCESSIVAMENTE a quanto esposto ai precedenti punti UNO, DUE, TRE e QUATTRO (e senza che il referendum sia precondizione per metterli in atto).

Marco Cattaneo su Basta con l'eurocrisi

 
 
 

Basta euro. Come uscire dall’incubo-2^ puntata

Post n°1684 pubblicato il 26 Marzo 2014 da Lucky340
 
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«Basta euro. Come uscire dall’incubo, 31 domande e 31 risposte, la verità che nessuno ti dice” è il titolo del volumetto curato dal professor Claudio Borghi Aquilini con postfazione di Matteo Salvini, liberamente scaricabile dal sito www.bastaeuro.org.


2) Senza l’Euro diventeremmo tutti ricchi?
No, ovviamente per competere nei mercati internazionali occorre molto lavoro e ci vogliono molti miglioramenti perché abbiamo uno Stato inefficiente. Se bastasse avere una moneta propria per essere ricchi sarebbe troppo bello. Molte cose non semplici devono essere fatte, come rendere la giustizia più rapida, abbassare le tasse, aiutare le imprese perché producano meglio, ridurre la burocrazia, fare più ricerca ecc., tuttavia il peso di una moneta sbagliata è notevolmente superiore rispetto a questi altri fattori. Si tratta di quella che si dice una “condizione necessaria ma non sufficiente”. Non possiamo certo pensare di uscire dall’Euro e metterci a prendere il sole: bisognerà faticare, ma senza una nostra moneta correttamente valutata anche con la fatica non otterremo nulla.

3) Se eliminiamo l’Euro usciamo anche dall’Europa?
Posto che l’Italia sarà sempre in Europa con qualsiasi moneta, se si intende “Unione Europea” probabilmente no: un mercato di 60 milioni di persone è troppo importante per tutti. Non dimentichiamo che sono tanti gli Stati che fanno parte dell’Unione Europea pur non avendo l’Euro, dall’Inghilterra alla Svezia fino alla Danimarca. Le alleanze internazionali, come quelle che la Lega Nord ha stretto con i partiti che potrebbero risultare decisivi nel nuovo Parlamento Europeo, puntano proprio a “riscrivere le regole” dell’Unione in modo da realizzare una vera cooperazione su basi diverse dell’attuale “Europa dell’Euro”. Se invece, nonostante tutto, non si riuscisse a cambiare l’UE e questa continuasse a danneggiare la nostra economia con regole assurde, allora si potrebbe considerare di uscire anche dall’Unione, cosa che probabilmente non sarebbe una tragedia: la Gran Bretagna sta seriamente considerando di uscire e Paesi come la Svizzera o la Norvegia, pur senza avere l’Euro e non facendo parte dell’Unione Europea, non sono certo isolati dal mondo. Anzi, uscire dall’Unione Europea ci ridarebbe finalmente le “mani libere” per poterci gestire in autonomia e libertà, sia, ad esempio, per le politiche sull’immigrazione, sia con le regole per rendere più facile la vita alle piccole e medie imprese, penalizzate da vincoli europei gestibili solo dalla grande industria. 
Proprio la Svizzera è un esempio di che cosa vuol dire avere le mani libere e poter decidere in autonomia tasse, politiche sul lavoro e immigrazione. Chi abita vicino al confine Svizzero, poi, sa benissimo quale sia l’effetto della moneta: nei periodi in cui il Franco è debole tutti vanno a fare la spesa in Svizzera arricchendo il Canton Ticino e lasciando vuoti i negozi italiani; il contrario accade nei periodi in cui il Franco è forte.

da http://www.lapadania.net/

 
 
 
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Un blog di: Lucky340
Data di creazione: 04/05/2010
 

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