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Non intendo sollecitare investimenti.
Chiunque utilizzi spunti derivanti dalla mia analisi  agisce a proprio rischio e pericolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Chicago Fed National Activity Index-Aggiornamento mensile

Post n°1507 pubblicato il 20 Maggio 2013 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Chicago Fed National Activity Index (CFNAI) è un indice mensile progettato per misurare l'attività economica globale e le relative pressioni inflazionistiche. Il valore zero per l'indice indica che l'economia nazionale si sta espandendo al ritmo storico di crescita, i valori negativi indicano una crescita inferiore alla media; e i valori positivi indicano una crescita superiore alla media. Si tratta di un indice composto di 85 indicatori mensili come spiegato in questo file PDF  sul sito della Fed di Chicago. L'indice è costruito in modo che la media storica dell'indice è pari a zero.

l'indicatore di per sé (CFNAI), è abbastanza rumoroso, mentre   la media mobile a 3 mesi (CFNAI-MA3), è più utile a mostrare variazioni.

Secondo l'indice Fed Chicago , nel mese di aprile 2013  l'attività economica  nazionale è rallentata   rispetto a  marzo    passando da    -0,23 a -0,53 , la media mobile a tre mesi CFNAI-MA3 da -0,04  a  - 0,05 .

Qui ci sono i paragrafi di apertura dal rapporto:

Guidati dal calo degli indicatori relativi alla produzione, il Chicago Fed Nazionale Activity Index (CFNAI) è sceso a -0,53 in aprile da -0.23 a marzo. Tre delle quattro grandi categorie di indicatori che compongono l'indice sono  diminuite da marzo, e nessuna delle categorie ha dato un contributo positivo per l'indice nel mese di aprile.(Produzione e reddito, Occupazione, disoccupazione e Ore lavorative, Il consumo personale e dati sull'edilizia abitativa, Vendite, Ordini, e Inventari_nota_mia).

la media mobile a tre mesi  dell'indice, CFNAI-MA3,  è scesa di un tic  fino a -0.04 nel mese di aprile da -0.05 a marzo.CFNAI-MA3 di aprile suggerisce che la crescita dell'attività economica nazionale è stata molto vicino al suo trend storico.La crescita economica riflessa in questo livello del CFNAI-MA3 suggerisce limitate pressioni inflazionistiche per il prossimo anno

 La  Fed di Chicago, spiega:

"Quando la MA3 si muove sotto  il valore di  -0,70 dopo un periodo di espansione economica, vi è una crescente probabilità che la recessione è iniziata. Al contrario, quando il valore si sposta  sopra -0,70 dopo un periodo di contrazione economica,  vi è la probabilità crescente che la recessione è finita ".Un incrocio sotto  il livello  -0,7 ha indicato storicamente  entro un mese o due l' inizio di recessione. Un incrocio  sopra il livello ha indicato la fine  della recessione  entro  2-4 mesi.

Il prossimo dato sul Chicago Fed Activity Index  è previsto per il 24 giugno 2013

^^^^

da http://www.dshort.com/

Questo grafico mostra il Chicago Fed National Activity Index (media mobile a tre mesi) dal 1967. Secondo la Fed di Chicago: un valore pari a zero per l'indice indica che l'economia nazionale si sta espandendo al suo tasso tendenziale di crescita storica, i valori negativi indicano una crescita inferiore alla media, e valori positivi indicano una crescita superiore alla media.

 

 
 
 

Forex: previsioni sul cambio dollaro/yen in vista del meeting della BoJ

Post n°1506 pubblicato il 20 Maggio 2013 da Lucky340
 
Tag: Forex
Foto di Lucky340

In vista del meeting della Bank of Japan, che inizierà mercoledì, sul forex lo yen sembra poter tentare un leggero rimbalzo tecnico sul dollaro americano dopo alcuni giorni caratterizzati da forti vendite a seguito del breakout della soglia psicologica di quota 100 sul cross Usd/Jpy. A favorire il rimbalzo della divisa nipponica sono state anche le dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’Economia nipponico Akira Amari, secondo il quale "se lo yen continua a indebolirsi ancora, potrebbe avere un impatto negativo sulla vita delle persone".

Secondo Daisaku Ueno di Morgan Stanley, le parole di Amari sono state semplicemente una "scusa" per dare il via alle prese di beneficio sui trade short aperti di recente sullo yen. Tuttavia, le sue parole non rappresentano certo un cambiamento delle politiche monetarie ultra-espansive che il paese del Sol Levante intende portare avanti nei prossimi anni. Il mercato è già focalizzato sulla riunione della BoJ e sull’audizione di Ben Bernanke al Senato Usa, entrambe previste per la giornata di mercoledì.

La BoJ confermerà la strategia ultra-espansiva sugli stimoli monetari lanciati ad aprile scorso, mentre Bernanke non dovrebbe parlare di ritiro del programma di quantitative easing, sebbene alcuni membri del Fomc abbiano cominciato a prendere in considerazione questa ipotesi. Sul forex il cross Usd/Jpy potrebbe scendere da qui a mercoledì fino a 101,80 - 101,50, per poi tornare a salire nei prossimi giorni fino a 103,30 prima e 105 poi.

Da Forexinfo

 
 
 

Giappone: governo alza stime di crescita economica

Post n°1505 pubblicato il 20 Maggio 2013 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Dopo la pubblicazione del dato sul pil del primo trimestre dell’anno, cresciuto del 3,5% su base annua meglio delle stime degli analisti finanziari, il governo giapponese ha deciso di alzare le stime sulla crescita economica prevista per l’anno in corso. In particolare sono state riviste al rialzo le stime sulla crescita delle esportazioni e della produzione industriale, che saranno favorite dalla debolezza dello yen sui mercati valutari. Intanto prosegue la crescita dei listini azionari asiatici.

La borsa di Tokyo ha iniziato la nuova ottava con il segno più. L’indice Nikkei-225 ha guadagnato l’1,47%, salendo in area 15.360 punti ai massimi da fine 2007. Bene anche la borsa di Hong Kong, che sale dell’1,7%, e la borsa di Shanghai, in rialzo dell’1%. Positive anche le piazze finanziari di Sidney, Taipei, Mumbai, Manila e Jakarta. Sul forex lo yen riprende fiato. Il cross dollaro/yen è sceso in area 102, dopo il top di venerdì di 103,30 (massimo più alto da ottobre 2008).

da Forexinfo

 
 
 

La crisi economica? fa comodo alle classi Governanti neoliberiste ci dice Krugman

Post n°1504 pubblicato il 19 Maggio 2013 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Noah Smith ha recentemente offerto un interessante punto di vista sulle vere ragioni per cui le elites appoggiano così tanto l’austerità, anche se le sue politiche non funzionano. Egli sostiene che le elites vedono nelle difficoltà economiche un’opportunità per far passare delle "riforme" - il che significa fondamentalmente i cambiamenti che loro desiderano, che possono servire o no a promuovere la crescita economica - e si oppongono a qualsiasi politica che potrebbe attenuare la crisi senza la necessità di questi cambiamenti:

Suppongo che gli "austerians" siano preoccupati che politiche macro anti-recessione consentirebbero ad un paese di "cavarsela" in una crisi senza migliorare le sue istituzioni. In altre parole, essi temono che uno stimolo di successo potrebbe sprecare le possibilità offerte da una buona crisi.

Se la gente pensa davvero che il pericolo di uno stimolo non è che potrebbe fallire, ma che potrebbe avere successo, allora bisogna dirlo chiaramente. Solo allora, credo, potremmo avere una discussione pubblica ottimale su costi e benefici.Noah Smith, 13 Maggio, 2013

La Shock Doctrine di Naomi Klein

Come nota, il giorno dopo che era  stato scritto questo post, Steven Pearlstein del Washington Post egli ha reso esattamente i termini circa la discussione  sull’austerity.

Ciò che Smith non ha notato, un po’ sorprendentemente, è che la sua tesi è molto vicina alla Shock Doctrine di Naomi Klein, secondo la quale le élite sfruttano sistematicamente i disastri economici per far passare politiche neoliberiste, anche se queste politiche sono sostanzialmente irrilevanti sulle cause dei disastri stessi. La tesi di Klein aiuta davvero a spiegare molto su quello che sta succedendo in Europa in particolare.

Perché l’austerità serve

E la storia va ancora più indietro. Due anni e mezzo fa, Mike Konczal ci ha ricordato un classico saggio del 1943 di Michal Kalecki, che suggeriva che gli interessi del  business vanno contro  l’economia keynesiana perché temono che essa potrebbe funzionare; e questo significherebbe che i politici non dovrebbero più umiliarsi davanti agli uomini d’affari in nome del fatto che bisognerebbe preservare la fiducia. Questo è abbastanza vicino alla tesi secondo cui dobbiamo avere l’austerità, perché lo stimolo potrebbe togliere l’incentivo per le riforme strutturali che, avete indovinato, offrono alle aziende la fiducia di cui hanno bisogno prima di degnarsi di produrre la ripresa.

E infatti, nella mia casella di posta questa mattina, ho visto un pezzo che inizia a deplorare i primi segni di successo dell’Abenomics: l’Abenomics sta funzionando - ma è meglio che non funzioni troppo bene. Perché se funziona, come facciamo a chiedere le riforme strutturali?

Quindi un modo per vedere l’austerità è una sorta di inversione del giuramento di Ippocrate: "In primo luogo, non far nulla per limitare il danno". Perché la gente deve soffrire se le riforme neoliberiste devono prosperare.

da Forexinfo

 
 
 

Analisi Intermarket settimanale al 18/05/2013

Post n°1503 pubblicato il 18 Maggio 2013 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

La cavalcata delle borse occidentali  continua  in un trend rialzista senza sosta (nuovo massimo storico sullo SP_500 a 1667 e sul DAX a 8398 ),   mentre i BRIC  da tempo in correzione  soffrono seguiti a ruota dal settore delle commodities. Una  vera e propria correzione  sulle borse occidentali è ancora di la da venire sorrette come sono dalla benzina delle Banche Centrali quindi  continuiamo a muoverci  in questo trend rialzista.

L’andamento dei titoli di stato, "l’asset che storicamente è la spia (in correlazione inversa) dell' equity conferma la impressione suesposta sulla tonicità di questo trend al rialzo? il Bund e il Treasury questa settimana sono in divergenza  mentre il  tresaury ha perso valore con rendimenti in rialzo(ok per equity), il bund  invece si è leggermente rafforzato,   bund a 1,33% e T-note a 1,95%.

 

Uno sviluppo  probabile della situazione  potrebbe essere questo:

Il detto " sell in may"  quest'anno sembra procrastinato di qualche mese(fine giugno??) poi  ci  aspetta  inevitabilmente un  bello scrollone da 200 punti sullo spoore (1450 il target price) il che comporterà uno storno del 15% circa sui principali mercati, ma come sopra visto il trend al rialzo ora rimane forte grazie  al surplus di liquidità in circolo quindi attenzione a non anticipare il movimento mettendosi SHORT  per non venire sbudellati. In caso di correzione estiva  Il Ciclo espansivo dovrebbe riprendere dopo l'estate(shock politico_economici permettendo) per riproiettare SP_500 di nuovo verso i max dell'anno ed oltre, questo naturalmente se la politica delle banche centrali rimarrà accomodante.In questo scenario  è rimandata al  2014 la violenta discesa degli indici "Nel momento in cui si avranno segnali di ripresa dell'economia e cambierà la politica espansiva delle BANCHE CENTRALI, allora i tassi di interesse faranno un grande salto in su con conseguente inizio di una lunga, profonda fase correttiva che ricaccerà ad esempio l'indice  SP_500 verso i 1000 punti ".


Vediamo alcuni indicatori in ottica MACROTECNICA:

  •  La curva dei rendimenti non è invertita. Nel caso in cui i tassi di interesse a breve termine sono più elevati rispetto ai tassi a lungo termine, fa presagire male per l'economia (intesa come azioni e obbligazioni).Uno dei modelli più potenti per predire la recessione  nel'anno successivo è lo scarto della  curva dei rendimenti tra il T-Note a 10 anni e il T-bond  a 3 mesi.  I risultati di uno studio della Federal Reserve (Estrella e Mishkin) per il periodo 1960-1995  ha collegato il valore dello spread in punti percentuali alla probabilità di recessione. Un margine positivo (con valori compresi tra 1,21-0,02)  è collegato con probabilità del 5% al 25%. Una volta che lo scarto gira negativo, le probabilità vanno dal 30% ad una lettura di -0,17, al 70% a -1,46, 80% a -1,85 e il 90% a -2,40. Ora siamo a 1,91 in salita.

 

  • IL LEI del conference Board,  ora in deciso rialzo da indicazioni per una buona espansione del PIL USA anche nel 2013  al 2,5% circa.
  • Il Margin Debt, ovvero l'ammontare di denaro preso a prestito dagli operatori USA per l'acquisto di azioni e altre attività finanziarie, è in ulteriore ascesa : a marzo è salito  a 379 miliardi di dollari dai 366 di febbraio. Questo è un indicatore leading (anticipatore) dei possibili punti di svolta del mercato azionario americano, il cui andamento va a rafforzare i cicli virtuosi rialzisti e ad amplificare quelli viziosi in caso di ribasso. Ergo  con i dati attuali non si vedono segnali di svolta anzi.

Vediamo alcuni Trading System cosa ci dicono :

  • Il sistema dei  pivot point x maggio prevede Sullo SP_500 (Benchmark mondiale) una tendenza rialzista vista la chiusura sopra  il Pivot Point (1576) con target  a 1700 punti dopo che  R1 e R2 (1617_1638) sono stati  raggiunti e superati ; al ribasso  se violato il PP(1576) possibili cadute  verso  S1_1556 .
  • IL mio TS "Trend_Hunter"(REV.2) timeframe daily, ottimo per prendere posizione nel mercato con ottica di medio_lungo termine, sulle principali borse mondiali vede  una situazione   con  Usa Giappone e borse occidentali  in deciso rialzo e i Bric  con   le commodities in sofferenza(grafico allegato).

 

 

 
 
 

SuperIndice_USA(LEI)- il rimbalzo di aprile suggerisce una presecuzione dell'espansione economica

Post n°1502 pubblicato il 18 Maggio 2013 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Il Conference Board Leading Economic Index ® (LEI) per gli Stati Uniti  è aumentato dello 0,6 per cento in aprile  a 95,0 (2004 = 100), dopo  un calo  dello  0,2 per cento nel mese di marzo , e un aumento del 0,4 per cento nel mese di febbraio.

Dice Ken Goldstein, economista del Conference Board:

"L'indice è aumentato del 3,5 percento (tasso annualizzato) rispetto a  sei mesi fa, suggerendo espansione. Tuttavia, il rischio più grande in questo momento è l'impatto negativo dei tagli alla spesa federale. Il più grande fattore positivo è il potenziale di miglioramento nel settore immobiliare  e nel recupero del  mercato del lavoro. La più grande incognita è la capacità di recupero della fiducia, sia consumer e business "

L'uscita dei  prossimi  dati  è prevista per  giovedi  20 giugno 2013.

   ^^^^^^^

il LEI è uno dei nostri leading indicator preferiti  poichè:

a) La correlazione tra LEI e PIL è molto elevata  come ci dimostra  Northern Trust nel  grafico, in cui il LEI – anticipato di un trimestre – viene messo a confronto con l’andamento del PIL americano dal 1960 a oggi.

b)  la relazione  tra Leading Indicator e mercato azionario è molto stretta ,  risulta evidente la quasi perfetta correlazione tra le due serie di dati: i punti di massimo e di minimo vengono quasi sempre raggiunti nello stesso periodo.I dati del Leading Indicator anticipano di circa sei mesi i movimenti dell’economia e che la stessa cosa succede con i mercati azionari, Il Conference Board (CB), l’istituto privato che elabora l’indice, considera che un calo del 2% in sei mesi, con la contemporanea flessione della maggior parte dei componenti, possa segnalare l’arrivo di una fase di recessione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura; e viceversa, un rialzo  del 2% in sei mesi possa segnare l'arrivo di una espansione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura .

pertanto noi  continuiamo ad  usare le indicazioni fornite dai  Leading Indicator per  riuscire ad ottenere buoni risultati dall’investimento!

i dieci componenti del The Conference Board Leading Economic Index® sono ora :

Average weekly hours, manufacturing

 

Average weekly initial claims for unemployment insurance

 

Manufacturers’ new orders, consumer goods and materials

 

ISM Index of New Orders

 

Manufacturers' new orders, nondefense capital goods excluding aircraft orders

 

Building permits, new private housing units

 

Stock prices, 500 common stocks

 

Leading Credit Index™

 

Interest rate spread, 10-year Treasury bonds less federal funds

 

Average consumer expectations for business and economic conditions

 


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La crisi si risolve con politiche monetarie e fiscali espansive

Post n°1501 pubblicato il 17 Maggio 2013 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Due anni fa di questi tempi pranzavo con un alto dirigente pubblico, economista, di area Pd, già vicino a Veltroni. Parlavamo di economia. Facevo presente come il rialzo dei tassi d’interesse, in corso, reagiva a un rialzo transitorio dell’inflazione, e deprimeva inutilmente l’economia europea. La Bce, ignorando la stabilità della ‘core inflation’, stava ripetendo lo stesso errore del luglio 2008, rischiando di provocare una crisi finanziaria del debito sovrano. Facevo inoltre presente che l’austerità che investiva l’Europa era autolesionista: avremmo dovuto fare come Obama.

Il mio commensale riteneva invece ‘naturale’ per una banca centrale reagire all’inflazione. Quanto agli Usa, il loro deficit pubblico, intorno al 12% del PIL, era ‘una follia’ irresponsabile, i cui risultati catastrofici si sarebbero visti nel giro di due o tre anni. Questa discussione è simile a molte altre avvenute fra economisti keynesiani e liberisti in questi anni. Ora abbiamo i dati. Vediamo com’è andata.

Metto a confronto tre paesi che all’inizio della crisi si trovavano in condizioni simili di finanza pubblica. Il primo, gli Usa, ha una sua moneta e una banca centrale non liberista che ha attuato politiche monetarie espansive. Inoltre ha realizzato un moderato stimolo di bilancio: quando il deficit è schizzato all’8% a causa della crisi, invece di fare austerità ha aumentato la spesa pubblica e ridotto le tasse, portando il deficit oltre il 10%. Il secondo paese è il Regno Unito: come gli Usa, ha una moneta e una banca centrale indipendente, non troppo liberista. Ma nel 2010 il governo conservatore ha impresso al bilancio una svolta di austerità: meno spesa pubblica. Il terzo paese, la Spagna, non ha sovranità monetaria; la Bce ha una visione ‘liberista’ della politica economica. E i Trattati Europei le hanno imposto fin dall’inizio politiche di bilancio restrittive.

Risultati. Com’è noto, negli Usa la disoccupazione è al 7,5%, in Europa è al 12,1%, in Spagna al 28%: moltissimi paesi Europei sono oggi in profonda sofferenza. Ma com’è andato il risanamento fiscale? Vediamo. Intanto i tassi d’interesse Usa sono sempre rimasti bassissimi, né c’è mai stata traccia del panico finanziario che ha travolto l’Europa. Perciò non è vero che i mercati finanziari vogliono l’austerità.

La tabella qui sotto mostra i deficit pubblici. La Spagna ha subito cercato di contenere i deficit, senza fare molto meglio degli Usa. All’epoca, due punti di deficit in meno sembravano importanti. Con il passare del tempo, tuttavia, la contrazione della base imponibile ha impedito alla Spagna di rispettare i programmi di rientro. Gli Usa viceversa sembra che non facciano nulla per correggere il deficit: tuttavia nel 2012 c’è il sorpasso nei confronti della Spagna. Il deficit spagnolo nel 2012 sarebbe anzi 10,4%, ma ho escluso il costo del salvataggio delle banche.

deficit

Quanto al Regno Unito, fino al 2010 evita le politiche di austerità e ritrova la crescita, più o meno in linea con gli Usa. Ma nel 2010 Cameron impone l’austerità: il deficit 2011 scende al 7,9%. È una scelta lungimirante? Nonostante la svalutazione della sterlina e il quantitative easing della Bank of England, l’economia va in stallo, le prospettive della finanza pubblica precipitano: e nel 2012 anche l’Uk subisce il sorpasso Usa.

Il grafico qui sotto mostra l’andamento del debito pubblico nei tre paesi considerati. Debito pubblico? Non proprio. È il rapporto fra Debito e Pil! I valori decisivi sono due! Il grafico mostra come l’austerità spagnola riesca in un primo tempo a contenere l’aumento del Debito/Pil più degli Usa, a prezzo di grandi sacrifici. Ma nel lungo termine la ‘follia’ degli Usa paga, grazie all’aumento del Pil. Il grafico riporta le previsioni ufficiali: ma le stime Usa continuano ad essere riviste in meglio, le stime della Spagna in peggio. Vedremo.

 debito pubblico/pil

 

 

Conclusione: gli Usa hanno battuto la crisi fiscale con politiche monetarie e fiscali espansive. L’Uk ha limitato i danni dell’austerità grazie alle politiche monetarie espansive. La Spagna del rigore è andata peggio di tutti, anche per il rifiuto della Bce di fare il prestatore di ultima istanza.

Il mio commensale fa parte di quell’élite che dirige il paese, interviene, pontifica, fa e disfa. Pur avendo dimostrato la propria inadeguatezza di fronte alla crisi, non pensa affatto di avere delle responsabilità. Il nostro fallimento io lo riconduco alla mancanza di democrazia: l’élite non si discute. Prendete Napolitano: ha sbagliato tutto, ma non ne ha colpa. Nel 2011 ha sostituito un governo Berlusconi disastroso con un governo di alto profilo, ma ha scelto per presiederlo l’economista più noto, quello sbagliato. Il Presidente si consulta con la Banca d’Italia, l’Istat, la Bce, cioè con i vertici istituzionali. Che lo han consigliato male! Ora, Letta e le larghe intese sono il frutto dell’assenza di una visione alternativa su come sia davvero possibile uscire dalla crisi presto e bene. Ciò chiama in causa i media: Floris, Vespa, Santoro… che invitano sempre quelli che hanno sbagliato tutto, senza un minimo di controllo di qualità. E il Pd: ormai unico baluardo italiano a difesa delle regole suicide dell’Eurozona. E il M5S: che non ha dato spazio politico a questa visione alternativa. E la Bce, la peggiore banca centrale del mondo.

In democrazia – non solo in democrazia – un’élite che presenti risultati così devastanti sarebbe derisa, dileggiata, e cacciata via su due piedi. Ma non per essere sostituita dal primo che passa… Da noi invece l’élite non si critica, se non con il dovuto garbo e una cortina fumogena davanti. Così essa può continuare a celare la sua incompetenza. Nel film 11 Settembre 1683 un principe cristiano chiede al re di Polonia: “Ma perché insistete nel volere il comando?” E il re risponde: “Perché io so come vincere questa battaglia”. Questa è l’unica scusante, l’unica giustificazione morale dei privilegi del potere. In caso contrario il potere è moralmente illegittimo.

PierGiorgio Gawronski  il fattoquotidiano

 

 
 
 

Pil Giappone balza +3,5%

Post n°1500 pubblicato il 16 Maggio 2013 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

ROMA (WSI) - Il nome della ricetta è ormai noto a tutto il mondo: è l'Abenomics, l'insieme delle misure di politica monetaria e fiscale espansive che sono state lanciate dal premier Shinzo Abe che, da quando si è insediato nell'autunno scorso alla guida del governo giapponese, ha lanciato una dura battaglia contro la deflazione e la stagnazione che hanno caratterizzato l'economia del paese da decenni.

Maxi iniezioni di liquidità da parte della Bank of Japan hanno portato a una svalutazione massiccia dello yen. Ma i giapponesi, nonostante gli avvertimenti sul rischio bolla arrivati da più parti, sono andati avanti. Oggi, la pubblicazione dell'esito delle loro riforme.

Nel corso del primo trimestre il pil è cresciuto +0,9% su base trimestrale e +3,5% su base annua, contro previsioni degli analisti che erano più caute, pari rispettivamente a +0,7% e +2,8%.

Il tasso di crescita è il più elevato in più di un anno, grazie alla ripresa delle spese per consumi - i consumi privato incidono sul pil giapponese per il 60% - e le esportazioni.

L'Abenomics ha portato la borsa di Tokyo, il Nikkei 225 Stock Average a balzare +45% quest'anno, più del doppio dello S&P 500.

da Wallstreetitalia

 
 
 

Forex: Il rally del Dollaro puņ durare ancora?

Post n°1499 pubblicato il 15 Maggio 2013 da Lucky340
 
Tag: Forex
Foto di Lucky340

 

Se negli ultimi giorni avete guardato ai mercati, non vi sarà certamente sfuggito il recente rally del dollaro USA. La valuta statunitense è in salita dall’inizio del mese e sta portando i cambi col USD verso nuovi livelli.

Per dimostrarlo è sufficiente guardare al US Dollar Index che è finalmente riuscito a risalire al di sopra della linea 84.00. Un livello che non raggiungeva più da un anno ormai.

[vedi grafico allegato]

Perché tutti vogliono il Dollaro USA?

Per spiegare questo improvviso amore sfrenato verso il dollaro USA, dobbiamo fare ricorso ad almeno due cause:

  • 1. Fondamentali USA in miglioramento

Il mercato del lavoro che la Fed osserva con tanta attenzione per la propria politica monetaria ha recentemente riportato numeri che superano le aspettative.

Nel mese di aprile, i NFP hanno riportato un aumento delle assunzioni per 165 mila unità contro le 146 mila attese. La news coincide alla perfezione con la revisione al rialzo sull’andamento del mercato del lavoro USA per il mese di marzo. L’effetto di queste letture positive sulle assunzioni si rivela in un inatteso calo del tasso di disoccupazione che passa dal 7.6% al 7.5%. Un piccolo passo in avanti verso il target della Federal Reserve (6.5%).

I miglioramenti del mercato del lavoro sembrano essere proseguiti anche nel mese di maggio, come evidenziato dalle richieste di sussidi per la disoccupazione che la scorsa settimana hanno raggiunto un minimo di cinque anni.

Anche le vendite al dettaglio hanno riportato un aumento dello 0.1% nel mese di aprile. Nulla di sorprendente, a meno che non lo si confronti con la contrazione dello 0.3% prevista dagli analisti. Le vendite al dettaglio segnano un altro mese di crescita, visto che le spese dei consumatori rappresentano circa il 70% dell’economia a stelle e strisce.

  • 2. La Federal Reserve ha già una exit strategy

Voci di corridoio ritengono che la Fed abbia già pronta una exit strategy per ridurre il programma di quantitative easing infinito da 85 miliardi di dollari al mese.

Chi ha messo in giro questa voce? Il Wall Street Journal! Secondo il giornale, i banchieri centrali della Fed stanno già pensando a ritirare gli stimoli, ma non è chiaro quando dovrebbe cominciare questa battuta d’arresto.

Pare che i mercati l’abbiano presa sul serio, ma del resto, come dargli torto? Dopo tutto, già in passato la Fed stessa ha parlato della possibilità di un ridimensionamento degli stimoli. Non a caso, l’ultima dichiarazione del FOMC a inizio mese ha annunciato che la Fed è pronta a rivedere il passo del QE, in base a quelle che saranno le esigenze dell’economia.

Non per ultimo, bisogna considerare che gli ultimi dati macro dagli Stati Uniti sembrano dare sostegno all’idea di un cambiamento di "atteggiamento" da parte della Fed.

Prospettive: quanto durerà il rally del USD?

Ad oggi, il rally del dollaro sembra essere ben consolidato e difficile da far deragliare.
Tuttavia, bisognerà prestare attenzione ai report economici dagli Stati Uniti attesi nei prossimi giorni: in questa situazione i market mover potrebbero giocare un ruolo centrale nella price action del dollaro.

Se questi dovessero riportare spiacevoli sorprese, saranno feedback negativi per l’economia statunitense e il mercato potrebbe pensare di correggere le posizioni long sul dollaro. Tuttavia, se i dati continueranno ad essere superiori alle attese, sembra chiaro che sono nuovi guadagni e nuovi massimi in vista per il dollaro USA.

 

 da FOREXINFO 
 
 
 

Giappone: Nikkei super-star supera 15mila ai massimi da dicembre 2007

Post n°1498 pubblicato il 15 Maggio 2013 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Non si ferma il rally della borsa giapponese, favorita dall’enorme liquidità immessa nel sistema dalla Bank of Japan, dal sentiment di risk on sull’equity e dalla debolezza dello yen. L’indice Nikkei-225 della borsa di Tokyo ha superato quota 15mila punti. Non accadeva da dicembre 2007. La seduta di borsa si è chiusa con un rialzo del 2,29% a 15096 punti. Intanto, ieri anche a Wall Street sono stati registrati nuovi record per gli indici Dow Jones e S&P500(a 15215 e 1650 rispettivamente _nota_mia).

Sul listino nipponico si sono distinte Sony e Toyota. La prima è salita del 14%, dopo la richiesta avanzata dal miliardario americano Daniel Loeb, gestore di hedge fund, sullo scorporo delle attività dei telefonini e dei televisori. Intanto, sul forex lo yen continua a perdere terreno. Il tasso ddi cambio dollaro/yen è salito fino a 102,61 ai massimi da ottobre 2008. Il cross euro/yen, invece, ha sfiorato quota 132,80 ai top da gennaio 2010.

da Forexinfo

 
 
 
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Un blog di: Lucky340
Data di creazione: 04/05/2010
 

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