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Non intendo sollecitare investimenti.
Chiunque utilizzi spunti derivanti dalla mia analisi  agisce a proprio rischio e pericolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

Analisi Intermarket al 28/02/2015

Post n°1820 pubblicato il 28 Febbraio 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Archiviato il rischio Grexit,  tocca al QE: i paesi periferici avranno la possibilità di beneficiare di questo programma restringendo ulteriormente lo spread con la Germania. L’Italia vedrà il differenziale avvicinare i minimi e magari questa volta trovare la forza per violarli al ribasso. Discese sotto 120/118 (ora siamo a 100 1,33 contro 0,33)confermeranno l’attesa. Difficile invece definire un target. Le stime degli algoritmi elaborano valori che si spingono anche verso area 60 punti base. Il decennale tedesco invece punterà nuovamente verso quota 0,30, ma questa volta il test potrebbe aprire la strada per ulteriori ribassi. Anche qui, con un minimo di stupore, rileviamo proiezioni verso quota zero......................Intanto le borse, anche in presenza di qualche intervallo correttivo, continueranno a salire. L’Europa periferica dovrebbe beneficiare di forza relativa. L’Eurostoxx farà leva su area 3400 per proseguire l’apprezzamento in direzione di 3700, e in assenza di particolare turbative, in un orizzonte più ampio non escludiamo che possa procedere verso quota 4000. Ciò non significa che non avremo più picchi di volatilità, i tempi sono sempre inediti, i fondamentali non così attraenti, ma due fattori più di ogni altro giocheranno a favore dell’Europa: l’euro debole e i tassi verso rendimenti sempre più negativi..... Wlademir Biasia – WBAdvisors


Vediamo alcuni indicatori in ottica MACROTECNICA:

  •  La curva dei rendimenti USA non è invertita. Nel caso in cui i tassi di interesse a breve termine sono più elevati rispetto ai tassi a lungo termine, fa presagire male per l'economia (intesa come azioni e obbligazioni).Uno dei modelli più potenti per predire la recessione  nel'anno successivo è lo scarto della  curva dei rendimenti tra il T-Note a 10 anni e il T-bond  a 3 mesi.  I risultati di uno studio della Federal Reserve (Estrella e Mishkin) per il periodo 1960-1995  ha collegato il valore dello spread in punti percentuali alla probabilità di recessione. Un margine positivo (con valori compresi tra 1,21-0,02)  è collegato con probabilità del 5% al 25%. Una volta che lo scarto gira negativo, le probabilità vanno dal 30% ad una lettura di -0,17, al 70% a -1,46, 80% , Ora siamo a 2,00.
  •  IL LEI del conference Board , ancora  aumento dello 0,2  a Gennaio (tredicesimo aumento consecutivo) da indicazioni per una buona espansione del PIL USA intorno al 3% anche nel  2015  .
  • Il Margin Debt, ovvero l'ammontare di denaro preso a prestito per gennaio vede un  significativo  decremento rispetto a dicembre, ora siamo a 244.836  . Questo è un indicatore leading (anticipatore) dei possibili punti di svolta del mercato azionario americano, il cui andamento va a rafforzare i cicli virtuosi rialzisti e ad amplificare quelli viziosi in caso di ribasso.

Vediamo alcuni  Trading System cosa ci dicono :

  • grafico day (Futures):vediamo  sulle principali borse mondiali  una situazione   sempre  rialzista  con  le commodities in profondo rosso  mentre   il bund è   nettamente Long , così come il dollar index [grafico in allegato].

 

Vediamo  ora alcuni indicatori anticipatori dei punti di svolta del mercato  cosa suggeriscono :

  • l’andamento dell’Up-Down Volume al NYSE a 19,55 in termini di media a 250 giorni conferma  il LONG ($NYUD), il dato differenziale risulta positivo  dalla fine  di luglio 2012. Da allora, non è mai tornato sotto la linea dello zero,"ossia se i compratori prevalgono sui venditori, il mercato sale, punto.  Finchè vi è prevalenza di Up Volume, non ci sarà motivo di temere_Gaetano Evangelista".

 

  • $OEXA200R (indica la percentuale di azioni dello S&P100  che sono sopra alla  loro MM  a 200) è un indicatore tecnico disponibile sul StockCharts.com che può essere utilizzato per la previsione di entrate prudenti  e dei punti di uscita per il mercato azionario, ora indica 76,00  in netta ascesa  ben  al di sopra dei 50. Sopra il 52%  siamo in fase long del mercato ,  sotto il 47% si apre una fase short , tra il 47 il 52   siamo in una zona di incertezza.
 

 
 
 

Usa IV trimestre Pil rivisto al ribasso a +2,2%

Post n°1818 pubblicato il 28 Febbraio 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

NEW YORK (WSI) - L'economia statunitense si è espansa a un ritmo più accelerato del previsto nell'ultimo trimestre dell'anno scorso ma del 60% inferiore rispetto ai tre mesi precedenti.

La crescita, tuttavia, è stata rivista al ribasso e il deficit commerciale si è ampliato, ma i fondamentali sottostanti rimangono solidi.

Il Pil è cresciuto del 2,2% su base annuale, meno del +2,6% stimato dalle autorità il mese scorso. Gli analisti scommettevano in media su un risultato di +2,1%. È stato il trimestre più negativo dal -2% del primo trimestre 2014.

La principale ragione dietro alla revisione al ribasso è stata il netto peggioramento del contributo in arrivo dalle scorte delle imprese private, che invece di aggiungere lo 0,82% al Pil, come era stato riportato un mese fa, hanno contribuito solo per uno 0,12%.

Le spese al consumo hanno registrato invece un incremento che non si vedeva dal primo trimestre del 2006 e i guadagni visti in altre componenti della domanda interna fanno pensare che il rallentamento della crescita dovrebbe essere un fattore stagionale temporaneo.

I consumi, che contano per più di due terzi dell'attività economica americana, sono stati rivisti al ribasso di un decimo di punto percentuale al 4,2%. Si tratta a ogni modo del miglior risultato dai primi tre mesi di 9 anni fa.

Le condizioni economiche globali sono ancora difficili, ma le aziende sono meno riluttanti a spendere in attrezzature (dati rivisti a +0,9% dal -1,9% precedentemente riportato).

Ma alla luce delle ultime rilevazioni di gennaio circa le intenzioni di spesa delle società, un'accelerazione nel primo trimestre è possibile dopo 4 mesi consecutivi di cali.

Nel terzo trimestre il Pil era cresciuto del 5%, nel secondo era salito del 4,6%, mentre nel primo c'era stata una contrazione del 2,1%.

Chris Williamson di Markit ha osservato che il rallentamento non dovrebbe preoccupare più di tanto le autorità di politica monetaria, che probabilmente manterranno un approccio cauto nei confronti di una stretta monetaria. Un rialzo dei tassi di interesse dovrebbe arrivare in giugno.

La Fed non deve preoccuparsi, secondo l'analista, perchè il rallentamento della crescita è in gran parte dovuto alla riduzione degli acquisti di merce aziendali, su cui ha influito lo sciopero negli hub commerciali portuali.

"Sul fronte degli investimenti sono invece giunte buone notizie, con le spese aziendali nelle attrezzature che sono salite al tasso annuale del +0,9%, invece del -1,9% precedentemente riportato". Da parte loro, le spese al consumo sono rimaste solide nonostante la revisione al ribasso.

(DaC)

da http://www.wallstreetitalia.com/

 
 
 

Bond Germania: prima asta con tassi negativi

Post n°1817 pubblicato il 27 Febbraio 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

ROMA (WSI) - Il titolo di stato con scadenza a due anni della Germania (noto con il nome di Schatz) segnala stamattina un rendimento negativo a -0,237%, mentre i tassi sui titoli a cinque anni (Bobl) scendono fino a -0,10%. Il decennale, da parte sua, è calato ai minimi di sempre di 0,29%.

Ieri, per la prima volta in assoluto gli investitori di titoli di Stato tedeschi hanno dovuto pagare per erogare prestiti a cinque anni alla Germania. Berlino ha collocato infatti bond a cinque anni per un valore di 3,3 miliardi di euro, a tassi di interesse negativi, pari a -0,08%.

Altri bond dell'Eurozona hanno visto i loro rendimenti scendere ai minimi record nella seduta odierna, complici le prospettive di crescita economica debole, i timori sulla deflazione, e il lancio imminente del programma di QE varato dalla Bce.

Ma il minimo record è stato testato anche dai tassi sui Bot semestrali. Il Tesoro Italiano ha collocato 7 miliardi di Bot a sei mesi, con rendimenti scesi al minimo storico dello 0,09% dallo 0,16% di gennaio. Il rapporto bid to cover è salito a 1,81 da 1,74 precedente. E sul mercato secondario, i BTP decennali rendono l'1,44% (chiusura a 1,35_nota_mia), a un altro minimo record.

E intanto la Repubbica scrive che "come ha ricordato la Corte dei Conti in un rapporto sul bilancio pubblico, riprendendo uno studio del Cer di cui ha dato conto Repubblica, dal solo Qe potrebbero arrivare risparmi della spesa per interessi superiori a 6 miliardi nel 2015". (Lna)

da http://www.wallstreetitalia.com/

 
 
 

SuperIndice_USA(LEI) su anche a gennaio

Post n°1816 pubblicato il 26 Febbraio 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Giovedi 19 February, 2015

Il Conference Board Leading Economic Index (LEI) per gli Stati Uniti è aumentato dello 0,2 per cento nel mese di gennaio a 121,1 (2010 = 100), dopo  un aumento del 0,4 per cento nel mese di dicembre, e un aumento del 0,3 per cento nel mese di novembre.

 "Il LEI  è aumentato di nuovo nel mese di gennaio, ma il suo ritmo di crescita è stato moderato negli ultimi mesi", ha detto Ataman Ozyildirim, economista presso il Conference Board. "Mentre il LEI suggerisce un atteggiamento positivo a breve termine nel 2015, la mancanza di un forte slancio nell'edilizia residenziale, con un outlook debole per i nuovi ordini nel settore manifatturiero, rappresenta un rischio di ribasso per l'economia degli Stati Uniti."

L'uscita dei  prossimi  dati  è prevista per  giovedi  19  marzo 2015.

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il LEI è uno dei nostri leading indicator preferiti  poichè:

a) La correlazione tra LEI e PIL è molto elevata  come ci dimostra  Northern Trust nel  grafico, in cui il LEI – anticipato di un trimestre – viene messo a confronto con l’andamento del PIL americano dal 1960 a oggi.

b)  la relazione  tra Leading Indicator e mercato azionario è molto stretta ,  risulta evidente la quasi perfetta correlazione tra le due serie di dati: i punti di massimo e di minimo vengono quasi sempre raggiunti nello stesso periodo.I dati del Leading Indicator anticipano di circa sei mesi i movimenti dell’economia e che la stessa cosa succede con i mercati azionari, Il Conference Board (CB), l’istituto privato che elabora l’indice, considera che un calo del 2% in sei mesi, con la contemporanea flessione della maggior parte dei componenti, possa segnalare l’arrivo di una fase di recessione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura; e viceversa, un rialzo  del 2% in sei mesi possa segnare l'arrivo di una espansione tra i tre e i nove mesi dopo l’ultima lettura .

pertanto noi  continuiamo ad  usare le indicazioni fornite dai  Leading Indicator per  riuscire ad ottenere buoni risultati dall’investimento!

i dieci componenti del The Conference Board Leading Economic Index® sono ora :

Average weekly hours, manufacturing

 

Average weekly initial claims for unemployment insurance

 

Manufacturers’ new orders, consumer goods and materials

 

ISM Index of New Orders

 

Manufacturers' new orders, nondefense capital goods excluding aircraft orders

 

Building permits, new private housing units

 

Stock prices, 500 common stocks

 

Leading Credit Index™

 

Interest rate spread, 10-year Treasury bonds less federal funds

 

Average consumer expectations for business and economic conditions

 


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Fed, Yellen più “colomba” del previsto

Post n°1815 pubblicato il 25 Febbraio 2015 da Lucky340
 
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Il governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, nella prima audizione al Congresso ha rilasciato informazioni molto interessanti sulle prossime mosse della principale banca centrale mondiale. Soprattutto sulle tempistiche del rialzo dei tassi d’interesse. Argomento che tutti attendevano con trepidazione. Bene, la Yellen ha lasciato intendere che la parola d’ordine per i prossimi mesi sarà flessibilità. Nei prossimi meeting il Board potrà decidere di eliminare la parola “paziente” nella forward guidance sulla politica monetaria, aprendo così la possibilità di rivedere i tassi ad ogni meeting. Sempre tenendo in considerazione l’andamento dei fondamentali. Esaminando con attenzione le parole delle Yellen riteniamo che siano più “dovish” del previsto. Leggermente più “colomba” del previsto senza, tuttavia, creare importanti scossoni sul mercato.  La Yellen cerca di evitare i problemi del “taper tantrum” bernankiano quando i mercati avevano reagito troppo frettolosamente sulle parole dell’ex governatore della FED che aveva affermato un cambio di rotta in politica monetaria e una riduzione degli acquisti prima del previsto.

Prospettive. Difficilmente ci sarà un rialzo a giugno. Il Board dovrà osservare l’andamento dei dati macro, in caso di miglioramento dei fondamentali cambierà la forward guidance (eliminando il “patient”), riguarderà le cifre macro e nei meeting successivi discuterà del rialzo dei tassi e dovrà pure approvarlo. Crediamo che il costo del denaro negli Stati Uniti non possa essere incrementato nel breve periodo. Anzi valutiamo sempre più probabile il primo rialzo dei tassi a settembre 2015. Guardando il dollar index (paniere della forza del dollaro rispetto alle altre valute) osserviamo immediatamente come a un iniziale leggero rialzo è conseguito un ribasso importante dell’indice.

I timori sull’economia statunitense espressi dalla Yellen riguardano soprattutto il mondo del lavoro. Non il tasso di disoccupazione o la creazione di posti di lavoro ma la crescita dei salari che non ha evidenziato ancora segnali concreti di ripresa. Per la Federal Reserve è molto importante che la crescita dei salari sia costante e consistente mese dopo mese per dare ancora più sostegno alla spesa per consumi.

di Filippo Diodovich, market strategist di IG

 
 
 

balletto Greco-Tedesco

Post n°1814 pubblicato il 19 Febbraio 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Continuano le riunioni in sede UE ed Eurogruppo e sono sempre più alti i livelli di tensione verbale tra Grecia e Germania. Ma personalmente ho sempre più la sensazione che si stia discutendo di questioni di principio: ovvero, nella sostanza, del nulla.
I greci stanno opponendosi ad assumere impegni sulla prosecuzione del programma di ristrutturazione finanziaria ed economica che è stato loro imposto negli ultimi anni. Hanno perfettamente ragione a dire che si è trattato di un programma fallimentare, che non ha nessuna probabilità di produrre, nei prossimi anni, risultati migliori di quelli – catastrofici – fin qui conseguiti.
Tuttavia le ipotesi che circolano in merito alle proposte greche (ipotesi perché di ufficiale ancora non c’è nulla) non sembrano sufficienti a produrre una vera inversione di tendenza. Nei post precedenti ho citato l’ipotesi (che circola in questi giorni) di ridurre il surplus di bilancio pubblico primario dal 4,5% all’1,5%. Ma pare che questa riduzione non sia, in realtà, nei confronti di livelli GIA’ RAGGIUNTI nel 2014, ma nei confronti di obiettivi DA RAGGIUNGERE nel 2015.
In altri termini, sembra che la Grecia stia chiedendo di poter non peggiorare la situazione, non di attuare qualcosa che potrebbe effettivamente migliorarla.

Alla Grecia serve, invece, l’immissione di capacità d’acquisto, nel suo sistema economico, per ridurre le tasse, ripristinare spesa sociale dove necessario, riavviare la domanda. Nessuno è disposto a fornire mezzi finanziari esterni a questo fine, e i greci farebbero, d’altra parte, bene a non accettarli. Equivarrebbe a contrarre ulteriore indebitamento in valuta straniera.
Al posto dei greci, considererei seriamente, a questo punto, di firmare qualche vago comunicato congiunto insieme ai “partner” europei: vago nel senso che esprimerà la volontà di proseguire la ricerca di una soluzione cooperativa, senza entrare più di tanto nei dettagli.
Nello stesso tempo, la Grecia dovrebbe avviare il rilancio della sua economia mediante introduzione di una moneta complementare nazionale.
Unitamente a questo, la Grecia potrebbe rilasciare una dichiarazione (anche unilaterale) in merito al fatto che saranno comunque conseguiti surplus di bilancio pubblico, intesi come eccesso delle entrate fiscali IN EURO rispetto alla spesa IN EURO. La manovra espansiva sarà, infatti, effettuata mediante la moneta complementare.
La reazione di Bruxelles, Berlino e Francoforte potrà essere di due tipi. Abbozzare, adducendo che comunque la Grecia continua a fare surplus primari (in euro), e non ha formalmente disconosciuto il debito. Addirittura, potrebbero presentare tutto quello che sta accadendo come un loro successo…
Oppure staccare la spina e dichiarare che la Grecia è fuori dall’euro. Tutti i depositi, i contratti, i titoli governati dal diritto nazionale saranno a questo punto convertiti da euro a nuova moneta nazionale (nuova dracma a tutti gli effetti: equivale a uno scenario di Grexit).

Scommetterei, in tutto franchezza, sulla prima ipotesi. Per la Grecia, comunque, meglio anche la seconda che lo status quo. Starebbe al triangolo Berlino-Bruxelles-Francoforte decidere di staccare la spina. Ma non credo…

http://bastaconleurocrisi.blogspot.it/

 
 
 

Eurogruppo e Grecia: Diciamo la verità!

Post n°1813 pubblicato il 17 Febbraio 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Sappiamo tutti che gli organi di informazione in Italia, ma potremmo estendere tranquillamente il discorso anche all’intera Europa, spesso anziché far capire ai lettori cosa stia effettivamente succedendo alzano una cortina di fumo che rende tutto più nebuloso, difficile da comprendere se non addirittura indecifrabile.

Sotto questo punto di vista i “media” stanno dando il meglio, anzi, il peggio di sé con la vicenda greca. Non c’è un giornale che abbia spiegato in maniera chiara quel che sta accadendo ed in particolare perché l’Eurogruppo e la Grecia non siano riuscite ancora  a trovare un accordo.

Da un lato sembra che l’Eurogruppo abbia dato un ultimatum al Paese ellenico, di solito un ultimatum è una proposta ben precisa alla quale si deve rispondere con un “sì” o con un “no”, invece in questo caso si intima alla Grecia di richiedere  un’estensione del programma di aiuti.

Non è quindi molto chiaro. Parrebbe di capire, dal termine “estensione”, che l’Eurogruppo sia favorevole ad un “allungamento” dei termini del rimborso, ma allora questo si concilierebbe con quanto richiesto da Tsipras che ha detto esplicitamente di non aver bisogno di soldi bensì di tempo.

C’è qualcosa che non quadra, perché se così fosse l’accordo sarebbe stato immediatamente raggiunto spostando solo la tempistica del rimborso, quindi, perché le due posizioni invece vengono definite “inaccettabili” da entrambe le parti?

Tsipras chiede tempo “per far le riforme” attraverso le quali la Grecia sarebbe in grado di avere forti tassi di crescita che gli permetterebbero di ripianare il proprio debito nei confronti degli altri Paesi europei.

Che bello! Ma allora, perché non concedergli il tempo? Perché non provare?

Forse perché queste “riforme” non sono a costo zero! Perché in primis il debito verrebbe  ulteriormente aumentato, ed allora ci si chiede: e se non funzionasse? Il quel caso non si sarebbe trattato solo di una perdita di tempo, la situazione risulterebbe ulteriormente aggravata, ed i rischi, capirete bene, sono davvero elevati.

Insomma al tavolo dei negoziati  l’Eurogruppo vuole sentirsi dire dalla Grecia come fa (perlomeno) a ridurre il suo debito, mentre la Grecia propone prima di aumentarlo … e poi … eventualmente …

Ed a questo punto le posizioni sono davvero distanti, ma solo per il momento, vedrete che venerdì prossimo … tu cedimi il 50% da una parte che io ti cedo il 50% dall’altra  …  ed un accordo lo si troverà.

 

Il vocabolario poi è talmente vasto che entrambi troveremo le parole giuste per dire di essere soddisfatti dell’accordo raggiunto.

Naturalmente non servirà a nulla, o meglio, servirà a coprire ancora una volta la verità che tutti sanno, ma sui giornali non viene detta.

A non funzionare non sono l’Eurogruppo o la Grecia, a non funzionare … è l’euro!

Come si fa infatti a pensare che due nazioni diametralmente opposte in ambito economico (ma non solo) possano avere la stessa moneta? Perché non lo si dice chiaramente?

E’ la cosa più semplice del mondo ed assolutamente comprensibile da tutti, se Stati diversi utilizzano la stessa moneta quelli più forti si avvantaggiano e quelli più deboli vengono penalizzati.

In una situazione “normale” quello più debole vedrebbe la propria moneta svalutarsi, dato che ciò risulta evidentemente impossibile visto che tutti gli Stati utilizzano la stessa moneta, dapprima si permette al più debole economicamente di aumentare il proprio debito, poi quando diventa insostenibile gli si impongono sacrifici, ma sono sacrifici inevitabilmente destinati ad aumentare fino a diventare insostenibili per una popolazione.

Non c’è quindi altra soluzione che sussidiare lo Stato economicamente più debole, evidentemente fino all’infinito, oppure … rompere quel patto scellerato che impone ad entrambi quei Paesi di utilizzare la medesima moneta!

Semplice!

Ma queste banali considerazioni non si trovano su alcun organo di “informazione”. Strano no?

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro  

 
 
 

Analisi Intermarket al 14/02/2015

Post n°1812 pubblicato il 14 Febbraio 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Vediamo "la questione greca. Crediamo che entro febbraio (o nella migliore delle ipotesi già la prossima settimana) verrà raggiunto un compromesso tra le parti. Una possibile risoluzione su questo tema sgombrerebbe dalla mente degli operatori anche questa fonte d’incertezza.

La concomitanza di questi eventi garantirebbe al mercato di dare sfogo all’euforia legata al QE della Bce, che dopo l’annuncio del 22 gennaio scorso è stata frenata proprio dall’insorgere di queste tensioni. Crediamo che la partenza del QE possa portare nelle casse delle banche un importante flusso di liquidità, che in gran parte verrà dirottata proprio sul mercato equity.

Le borse potrebbero avere la strada spianata per un rally importante, che vedrà i listini periferici protagonisti. Già da qualche settimana stiamo assistendo a un flusso importante in acquisto proprio sull’equity della zona euro. Allo stesso tempo, negli Usa il comparto equity sembrerebbe aver peso lo smalto che lo ha caratterizzato negli ultimi anni. Basti pensare che da inizio anno i listini Usa hanno messo a segno una performance di un +1%, mentre il Dax ha fatto un +13%. Abbiamo ragione di credere che il motto del 2015 sarà vendere Usa e comprare Europa.

Alla luce di queste considerazioni, crediamo che il nostro Ftse Mib (+12% da inizio anno) possa guidare questa classifica. Dal punto di vista tecnico, la tenuta dei 18 mila punti negli ultimi due mesi lascia ben sperare per un allungo sensibile. Il primo obiettivo ora passa per 21.500, top di settembre scorso. Il target successivo passa per 22.500 punti, top del 2014. Sarebbe questo l’ultimo ostacolo che aprirebbe definitivamente lo spazio per un allungo fino a 24.500 punti, picchi del 2009 e secondo dei ritracciamenti di Fibonacci nella discesa partita dai top di 2007. Questo obiettivo potrebbe essere raggiunto entro il primo semestre del 2015.".( Vincenzo Longo su http://news.itforum.it)


Vediamo alcuni indicatori in ottica MACROTECNICA:

  •  La curva dei rendimenti USA non è invertita. Nel caso in cui i tassi di interesse a breve termine sono più elevati rispetto ai tassi a lungo termine, fa presagire male per l'economia (intesa come azioni e obbligazioni).Uno dei modelli più potenti per predire la recessione  nel'anno successivo è lo scarto della  curva dei rendimenti tra il T-Note a 10 anni e il T-bond  a 3 mesi.  I risultati di uno studio della Federal Reserve (Estrella e Mishkin) per il periodo 1960-1995  ha collegato il valore dello spread in punti percentuali alla probabilità di recessione. Un margine positivo (con valori compresi tra 1,21-0,02)  è collegato con probabilità del 5% al 25%. Una volta che lo scarto gira negativo, le probabilità vanno dal 30% ad una lettura di -0,17, al 70% a -1,46, 80% , Ora siamo a 2,01.
  •  IL LEI del conference Board , ancora  aumento dello 0,5 a dicembre (dodicesimo  aumento consecutivo) da indicazioni per una buona espansione del PIL USA intorno al 3% anche nel  2015  .
  • Il Margin Debt, ovvero l'ammontare di denaro preso a prestito per dicembre vede un piccolo decremento rispetto a novembre, ora siamo a 256283  . Questo è un indicatore leading (anticipatore) dei possibili punti di svolta del mercato azionario americano, il cui andamento va a rafforzare i cicli virtuosi rialzisti e ad amplificare quelli viziosi in caso di ribasso.

Vediamo alcuni  Trading System cosa ci dicono :

  • grafico weekly(Futures):per ridurre il rumore di fondo dei mercati, vediamo  sulle principali borse mondiali  una situazione   sempre  rialzista  con  le commodities in profondo rosso MA IN RECUPERO ad eccezione dell'oro  mentre  il T_note   e il bund sono   nettamente Long anche se in discesa nelle quotazioni, così come il dollar index [grafico in allegato].

 

  • Il trading system reso popolare da Dog Short su base mensile  ancora  LONG per febbraio 2015, S&P_500 ha chiuso gennaio   con una perdita   del   3,10%. Tutte  e tre  le medie mobili mensili danno Long sullo SP500  e tre dei cinque ETF  del  Portafoglio IVY   segnalano "investito" con l'eccezione dell'etf sulle commodities e sull'azionario globale .

Vediamo  ora alcuni indicatori anticipatori dei punti di svolta del mercato  cosa suggeriscono :

  • l’andamento dell’Up-Down Volume al NYSE a 21,62 in termini di media a 250 giorni conferma  il LONG ($NYUD), il dato differenziale risulta positivo  dalla fine  di luglio 2012. Da allora, non è mai tornato sotto la linea dello zero,"ossia se i compratori prevalgono sui venditori, il mercato sale, punto.  Finchè vi è prevalenza di Up Volume, non ci sarà motivo di temere_Gaetano Evangelista".

 

  • $OEXA200R (indica la percentuale di azioni dello S&P100  che sono sopra alla  loro MM  a 200) è un indicatore tecnico disponibile sul StockCharts.com che può essere utilizzato per la previsione di entrate prudenti  e dei punti di uscita per il mercato azionario, ora indica 72,00  in netta ascesa  ben  al di sopra dei 50. Sopra il 52%  siamo in fase long del mercato ,  sotto il 47% si apre una fase short , tra il 47 il 52   siamo in una zona di incertezza.

 
 
 

Wall Street: nuovo record per S&P

Post n°1811 pubblicato il 14 Febbraio 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

NEW YORK (WSI) - Wall Street chiude in territorio positivo con il Dow Jones, che torna sopra quota 18.000 raggiunta oggi per la prima volta nel 2015 e l'S&P 500 poco sopra il record raggiunto in chiusura a fine 2014 (2.090,57 punti). A trascinare gli indici - che si apprestano ad archiviare la seconda ottava di fila in rialzo - è il settore energetico, a sua volta sostenuto dal rimbalzo del greggio.

Le prove di pace in Ucraina e Russia così come gli sviluppi sul fronte greco restano monitorati anche se gli investitori americani si preparano a un lungo fine settimana: lunedì i mercati saranno chiusi per festeggiare il Presidents' Day. Il Dow Jones guadagna lo 0,26%, a quota 18.019 punti.

L'S&P 500 sale dello 0,41% a quota 2.097. Il Nasdaq avanza dello 0,75%, a quota 4.4.894. Il petrolio a marzo ha finito in aumento del 3,1%, 1,57 dollari, a 52,78 dollari al barile. Il bilancio settimanale è pari a un +2,1%.

"Il mercato americano sta beneficiando da un continuo miglioramento del sentiment in Europa, a sua volta sostenuto oggi dai buoni numeri sul Pil tedesco", ha commentato in una intervista rilasciata a Bloomberg Otto Waser, responsabile investimenti presso R&A Research & Asset Management, a Zurigo.

L'azionario globale è cresciuto di più di $66 trilioni questa settimana, grazie allo smorzarsi delle tensioni sulla questione Grecia e sul conflitto in Ucraina.

Sul fronte macro intanto nel mese di gennaio i prezzi all'importazione hanno segnato un calo del 2,8% mensile, meno del 3,4% messo in conto dagli analisti. Si tratta del calo maggiore in 6 anni. Pesano dollaro forte e il rallentamento della crescita all'estero.

La fiducia dei consumatori americani misurata dall'Universita' del Michigan e' scesa a febbraio a 93,6 punti dai 98,1 del mese precedente. Il dato e' nettamente peggiore delle attese degli analisti che si attendevano una conferma sui livelli di gennaio.

Tra i titoli, sotto pressione AIG, dopo la pubblicazione di un bilancio che ha messo in evidenza un utile per azione al di sotto delle attese.

Zynga -15%, dopo il -5,3% di ieri, sulla scia dell'annuncio della società di videogiochi FarmVille che prevede che gli utili del primo trimestre saranno inferiori alle previsioni e che l'ufficio di Pechino sarà chiuso.

Sul valutario, l'euro -0,11% a $1,1389; dollaro/yen +0,02% a JPY 119,12. Euro/franco svizzero -0,29% a CHF 1,0586. Euro/yen -0,07% a JPY 135,66.

Dopo avere guadagnato terreno per due giorni di fila, i Treasury tornano a essere venduti. La domanda di beni rifugio viene meno grazie all'espansione, maggiore delle stime, dell'economia dell'Eurozona nel quarto trimestre del 2014. Il decennale vede rendimenti salire al 2,0173% dall'1,983% di ieri. Il titolo a tre mesi e' fermo allo 0,0127%.

(Lna-mt)

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Dollaro su dopo le non-farm payrolls

Post n°1810 pubblicato il 07 Febbraio 2015 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

Ven, 06/02/2015 - 16:03

Nuove indicazioni sopra le stime dal mercato del lavoro a stelle e strisce spingono gli operatori a scommettere su un incremento del costo del denaro a giugno e favoriscono l'ascesa del biglietto verde. Segno più per il greenback che dopo la pubblicazione delle statistiche relative il saldo delle non-farm payrolls ha spinto l'incrocio con la moneta unica sotto la soglia degli 1,14 dollari e attualmente passa di mano a 1,1350, oltre una figura in meno rispetto al dato precedente (-1,1%). "Una chiusura settimanale sotto 1,14 confermerebbe il trend ribassista -ha detto Valeria Bednarik di FXStreet- e una rottura di 1,13 nei prossimi giorni esporrebbe il cross a un nuovo test di 1,11".


A gennaio le buste paga nei settori non agricoli sono cresciute di 257 mila unità, al di sopra delle 230 mila unità stimate dagli operatori. Buone nuove anche dai dati relativi novembre e dicembre 2014, rivisti pesantemente al  rialzo: a novembre la crescita delle buste paga passa da 353 a 423 mila (prima volta sopra la soglia delle 400 mila payrolls dalla fine della recessione) mentre nell'ultimo mese dell'anno il dato sale da 252 a 329 mila. Nel complesso, negli ultimi tre mesi l'economia statunitense ha creato una media di 336 mila buste paga e da un anno le payrolls segnano un incremento di almeno 200 mila unità mensili, non accadeva dal 1994-1995.


Sale anche il tasso di disoccupazione, passato dal 5,6 al 5,7 per cento, ma anche questa rappresenta una buona notizia poiché l'incremento è dettato da nuove persone che, in precedenza scoraggiate, sono tornate  a cercare un'occupazione (il tasso di partecipazione è salito al 62,9%).


"Il report perfetto", lo ha definito  Matt Weller di Forex.com. "Se i miglioramenti dovessero continuare, un incremento del costo del denaro a giugno rappresenta un'ipotesi plausibile e potrebbe diventare lo scenario ideale se l'inflazione dovesse evidenziare segnali rialzisti".


Particolarmente tempestive le dichiarazioni rese dal presidente della Fed di Philadelphia, Charles Plosser, secondo cui al momento è difficile trovare un argomento convincente che giustifichi un rinvio del rialzo dei tassi. Il membro della Fed ha poi detto di non essere preoccupato dall'impatto che un innalzamento del costo del denaro potrebbe avere sul biglietto verde.

Luca Fiore  su http://forex.borse.it/

 
 
 
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