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La prossima manovra di 23 miliardi: insostenibile!

Post n°1718 pubblicato il 18 Luglio 2014 da Lucky340
 
Foto di Lucky340

ll Governo continua a sottovalutare la gravità delle condizioni e delle prospettive dell'economia dell'euro-zona e, inevitabilmente, dell'Italia. Dall'intervento del Ministro Padoan, oggi 17 luglio alla Camera, nessun rilievo sulla insostenibilità della politica economica mercantilista, alimentata da austerità cieca e svalutazione del lavoro, dettata da Berlino, Bruxelles e Francoforte. L'euro-zona è in condizioni sempre più gravi, ma non vogliamo vedere. Il selfie dell'Europa si dice mostri noia. Invece, è disperazione. Crescere tutti attraverso le esportazioni è impossibile. Universalizzare la via tedesca si ritorce anche contro la Germania, come evidenziano gli ultimi dati sulla produzione industriale. Ma si continua a insistere, senza ricordare che, nell'euro-zona, la ricetta seguita, dopo 7 anni, ha aggravato i problemi preesistenti e portato 7 milioni di disoccupati in più, centinaia di migliaia di piccole imprese in meno e debiti pubblici saltati, in media, dal 65% al 95% del Pil. Non si cresce a debito. Giusto. Ma il debito cresce per le politiche recessive. Le prospettive per l'euro-zona e per l'Italia rimangono di stagnazione, elevata disoccupazione e aumento dei debiti pubblici. Le politiche monetarie non convenzionali adottate dalla Bce per contrastare la deflazione in atto lo confermano. Altro che ripresa. Ieri, le ultime previsioni sul Pil italiano (Rapporto Ref) indicano zero per l'anno in corso e un deficit al 2,9% del Pil.

Le valutazioni del Ministro, con la conferma del pareggio di bilancio in termini strutturali per l'anno prossimo, prospettano una Legge di Stabilità nell'ordine di 23 miliardi di euro per il 2015, senza includere le risorse aggiuntive per la promessa estensione del bonus Irpef a Partite IVA, incapienti e pensionati e le risorse aggiuntive per il necessario contrasto alla povertà assoluta raddoppiata nel triennio alle nostre spalle.

Così non va. È ora di guardare in faccia la realtà. Recuperare autonomia culturale e politica di analisi e azione. Il Governo, come presidente di turno dell'Unione europea, deve aprire una discussione veritiera. Continuare a sottoscrivere documenti che celebrano la ripresa in atto, il successo della politica economica attuata e a scaricare i problemi sui ritardi di alcuni Paesi nelle riforme strutturali vuol dire condannare al naufragio l'euro-zona e l'Italia. Le riforme strutturali sono necessarie. Le dobbiamo fare. Ma non sono sufficienti. Il Governo deve dire che la politica economica dell'euro-zona porta il Titanic Europa a sbattere all'iceberg dei movimenti e partiti regressivi e nazionalisti. Deve insistere affinché i governi dell'Unione, in particolare il Governo Merkel, superino la visione autolesionistica del proprio interesse nazionale e, insieme alla Commissione, riconoscano i dati di realtà prima che sia troppo tardi.

È insostenibile la dimensione della Legge di Stabilità prevista per ottobre. Impossibile, in quanto irrealistico, l'obiettivo pur flessibilizzato, del fiscal compact. Tentare di raggiungerlo, sulla base delle raccomandazioni della Commissione europea confermate dal Governo Renzi, sarebbe un dolorosissimo e dannoso accanimento terapeutico. Aggraverebbe le condizioni del lavoro, delle imprese e del debito pubblico. Insistere sulle privatizzazioni emergenziali delle nostre principali aziende pubbliche per fare cassa indebolirebbe ulteriormente il nostro tessuto produttivo senza produrre effetti sul trend del nostro debito pubblico. Dobbiamo, invece, mettere sui tavoli di Berlino, Bruxelles e Francoforte l'insostenibilità per noi e per altri di debito pubblico e moneta unica nel quadro immutabile della politica economica Germano-centrica.

Una rotta alternativa per lo sviluppo sostenibile, il lavoro e la riduzione dei debiti pubblici, sulla carta, esiste:

1. Ampliare la prevista iniezione di liquidità da parte della Bce per portare rapidamente l'inflazione oltre il 2%;

2. Finanziare attraverso euro-project bond programmi di investimento, innanzitutto in piccole opere;

3. Aumentare le retribuzioni sempre dietro alla produttività nei paesi in avanzo commerciale eccessivo, come la Germania, per sostenere la loro domanda interna;

4. Costruire un'efficace banking union, dopo l'accordo al ribasso della primavera scorsa, per liberare le principali banche europee dalla zavorra rimasta immutata dei crediti inesigibili;

5. Introdurre una soluzione cooperativa nell'euro-zona per gestire i debiti pubblici oramai insostenibili;

6. Arrestare l'opaco negoziato per un'area di "libero" scambio transatlantica (Ttip) e aprire la discussione ai parlamenti nazionali. Ma la teorica rotta alternativa è preclusa dai rapporti di forza politici e economici prevalenti e da una ideologia liberista non più egemone ma ancora dominante.

L'alternativa effettiva di fronte all'euro-zona oggi non è tra un lungo, doloroso e ordinato cammino verso la ripresa e la riduzione di debito, da una parte, e il default caotico di debiti pubblici e la rottura della moneta unica dall'altra. No. Purtroppo, dati i rapporti di forza politici e economici dominanti in Europa, l'alternativa è tra default caotico dei debiti pubblici e rottura della moneta unica e una possibile, difficile, de-integrazione governata. Certo, ancora una volta verremo iscritti tra i "gufi". Pazienza. Il vero pericolo oggi sono gli struzzi che continuano a tenere la testa sotto la sabbia.

 
 
 
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Un blog di: Lucky340
Data di creazione: 04/05/2010
 

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