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Creato da lupopezzato il 13/11/2008
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Spett.le RAI
Radiotelevisione Italiana
V.le Mazzini, 14
00100 - Roma
n relazione alla Vs. richiesta di rinnovo del canone di abbonamento, considerato che trattasi di televisione a pagamento, Vi invito a dotarVi di sistema di criptazione del segnale, già adottato dalle altre pay-tv, in modo da rendere il canone non più una tassa basata su una improbabile autocertificazione, e quindi su una probabile evasione, ma il legittimo pagamento di un servizio effettivamente utilizzato dal soggetto pagante.
In nome del diritto, della tanto decantata ma solo chiacchierata equità sociale e dell’altrettanto sventolata lotta all’evasione fiscale, vogliate attivarVi affinchè, com’è lecito, solo chi usufruisce del servizio lo paghi, e al contempo vogliate preparare i decoder e relative card da fornire in comodato d’uso a tutti coloro che decidessero di sottoscrivere l’abbonamento alle Vs. reti.
Colgo l’occasione per porgerVi i miei più cordiali e sinceri Auguri per un 2012 che in termini di entrate sia, almeno per Voi, di tutto, di più.
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uello non era stato l’unico cazzo volato nel buio di quella notte. Ce n’erano stati altri. Meno urlati, meno espliciti ma altrettanto perentori tipo “è tutto sotto controllo, rientrate nelle vostre cabine!”. Con o senza il cazzo era anch’esso un ordine che, se rispettato, avrebbe avuto la stessa valenza di una fucilazione di massa ma i passeggeri, per fortuna, se ne fecero pippe di quell’ordine perentorio. Chi invece lo rispettò, ci rimase.
Messi da parte i cazzi volanti, sia quelli esibiti che quelli taciuti, pensò che il film era appena iniziato anche se gli sembrava di averlo già visto tante volte. Una sola croce e nessun apostolo ma da domani si sarebbe cambiato. Da domani sarebbero stati cazzi. Di nuovo cazzi. Da domani non ci sarebbero stati più quegli inchini di cui, guarda un pò, nessuno sapeva niente. In realtà le regole c’erano e i controllori pure, e se le capitanerie, essendo al corrente di quegli inchini, avessero preso la radio ed urlato “comandante ma dove sta andando, cazzo!”, l’avrebbero fatto due ore prima e non due ore dopo, cazzo!
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he strano, si parla di tutto in questo fine d’anno con i botti di tasse e di riforme sparate a raffica in culo alla gente ma nessuno parla del conflitto d’interessi. Come un silenzio omertoso. Eppure è il problema numero uno di questo ventennio italiota perché il conflitto è stato al centro di ogni tipo d’iniziativa politica sia nell’economia che nelle riforme. Non ne parlano i robottini e soprattutto non ne parla quel PD che di fronte ad una manovra decisamente impopolare non sta all’opposizione ma guarda caso sta nella Grande Alleanza assieme al PdL. Come un conflitto d’interessi allargato.
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erto che il manipolo di robottini telecomandati potrebbe fare un’operazione di detassazione che prenderebbe alla sprovvista il popolo italiota: abolire il canone RAI. Qualcuno potrebbe sorprendersi dicendo “ma come, in un momento in cui bisogna fare cassa, si abolisce una tassa? E la RAI come la si finanzia?” Banale la domanda e, come sempre, semplicissima la risposta. Aboliamo il canone e lasciamo che la RAI si finanzi, come le altre reti televisive, esclusivamente con la pubblicità. Liberalizziamo anche per la RAI la quantità di pubblicità da fare ogni giorno, visto che è l’unica che rispetta il suo tetto. Liberalizzarle la pubblicità significa concederle lo stesso tetto che hanno le altre. Facciamo in modo che dovendo contare solo sulla pubblicità e non sul canone e sul finanziamento dello Stato abbia attenzione ai bilanci in modo da non spendere più di quanto entra, e ponga così anche attenzione e cura nella produzione e programmazione. Così facendo dovrà decidere sulla base dello share e non delle spinte politiche se una trasmissione è da tagliare o meno. Questa sarebbe una proposta facilissima da attuare. Piacerebbe ai cittadini italiani, dispiacerebbe a chi se la ritrovasse in concorrenza per la pubblicità e piacerebbe tantissimo ai tecnici superpartes se fossero davvero tecnici e se fossero davvero superpartes.
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opo la fase 1 archiviata come manovra che farà cassa solo sulle spalle dei lavoratori e dei pensionati, arriva la fase 2, quella che dovrebbe servire alla crescita. L’ideologia che guida questa fase è identica a quella che ha guidato la precedente: sfruttare al meglio la provvisorietà di un potere affidato a questo manipolo di robottini teleguidati e definito “governo tecnico” per ridurre ancora quel poco di potere contrattuale rimasto ai lavoratori ed aumentare ulteriormente le liberalizzazioni. Sul lavoro ci sarà pertanto una maggiore spinta a precarizzare anche i contratti a tempo indeterminato, e sulle liberalizzazioni un’ulteriore sciacallaggio della proprietà pubblica a favore di quella privata. Il solito Robin Hood alla rovescia. Sarà ovviamente una fase che aumenterà il tasso di disoccupazione, non porterà nessuna crescita, alimenterà la recessione e farà salire ancora di più lo spread. Un governo intelligente e super partes dovrebbe fare operazioni industrialmente semplici ma produttive. Smettiamola di santificare il privato a discapito del pubblico perché è troppo facile fare l’impresa con i soldi pubblici. Cassino, Melfi, Pomigliano, Termini Imerese, Arese, sono tutti luoghi dove le aziende private sono state costruite con i soldi pubblici. Troppo comodo fare impresa stracciando i contratti, spostando le lavorazioni all’estero, scaricando i lavoratori sulle spalle dello Stato e continuando però a pretendere ed incassare gli incentivi sulle rottamazioni. Ma quanti soldi pubblici ci sono nelle casse del privato? Allora proviamo a cambiare rotta. La Fiat chiude Termini Imerese? Nessun problema, Termini Imerese passa allo Stato che riprenderà a fare auto. In fondo le faceva già e meglio del privato. Non serve nulla. Lo Stato ha già a libro paga quelle migliaia di lavoratori del settore auto che stanno da anni in mobilità ed in cassintegrazione, riportiamole in fabbrica a costruire auto da mettere sul mercato al prezzo che ripaghi solo i costi perché lo Stato non deve fare lucro, e se producessimo soltanto le auto necessarie all’amministrazione pubblica avremmo già una commessa che garantirebbe 10 anni di lavoro ad uno stabilimento come quello di Termini Imerese.
“Sì ma cosa c’entra la fica?”
La fica c’entra sempre: Fabbrica Italiana Costruzione Autoveicoli.
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l fatto che in Italia, sette milioni di donne subiscano ogni anno almeno una violenza, non dimostra soltanto che il sesso femminile sia fisicamente più debole del maschio ma, allo stesso tempo, conferma invece la superiorità intellettuale e civile della donna nei confronti dell'altro sesso perchè se fosse lei fisicamente la più forte, comunque, in Italia, non verrebbero violentati sette milioni di maschi all’anno.
“Questo è tutto da dimostrare.”
Visto che sei stupido? È dimostrato invece dal fatto che anche la violenza sui bambini è compiuta al 99% sempre dal maschio malgrado anche le donne siano fisicamente più forti di un bambino.
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i era alle soglie del fallimento ed il fatto che la responsabilità fosse solo politica non spostava il bisogno primario: si doveva fare assolutamente cassa. Questo avrebbe comportato due tipi d’intervento: riduzione della spesa corrente e nuove tasse. A questo punto risultava evidente che l’operazione non poteva essere fatta da un governo politico anche se di larghe intese. La credibilità della politica, a prescindere dal suo colore, era ormai a zero. La soluzione per far inghiottire alla gente la pillola amara che stava per arrivare era banale come l’acqua calda: serviva un governo tecnico che desse l’impressione di essere superpartes. Anche le cose più banali hanno però dei punti fermi e sarebbero stati quelli con i quali avrebbe dovuto poi fare i conti quel governo.
Riduzione della spesa corrente: 1) il taglio dei costi della politica andava fatto con leggi speciali che avrebbero permesso il beneficio in tempi immediati; 2) altrettanto immediatamente si dovevano tagliare tutte le spese delle missioni militari.
Introduzione di ulteriori tasse: 3) non si doveva tornare all’ICI sulla prima casa ma si sarebbe dovuto recuperarne il gettito ribaltandone una parte con la patrimoniale sulle grandi rendite e recuperarne un’altra parte introducendo invece e finalmente l’ICI sugli immobili della Chiesa.
Mondo del lavoro: nessuna modifica andava fatta all’art. 18 perché l’impresa già utilizzava pesantemente la flessibilità grazie al precariato. Inutile fare finta di non capire che la modifica dell’art. 18 era voluta dalle imprese per rendere precari anche quei contratti a tempo indeterminato fatti nel passato.
Questi potevano essere i 4 punti, ovvero lo spread fra vero e falso, sui quali si sarebbe messa alla prova l’equità, la coerenza e soprattutto la credibilità di quel governo tecnico. Naturalmente ci sarebbe voluto coraggio, ma un governo tecnico non avendo ambizioni politiche, non avrebbe dovuto preoccuparsi di perdere elettori o elezioni. Quel governo non avrebbe avuto scelta: o sarebbe stato coraggioso o la manovra sarebbe stata solo l’ennesima sceneggiata all’italiana.
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eggo qua “Catastrofisti e appassionati delle profezie Maya possono stare tranquilli, l'11/11/11 è una data irripetibile, ma non annuncia la fine del mondo” e leggo ancora qua “Venerdì prossimo la sequenza numerica inusuale nel calendario: accadde solo l'11 novembre del 1111 e non capiterà più”.
Trovo alquanto superficiali ed approssimative queste affermazioni perchè - come scrisse il prof I. Penz sia qua che qua - questo evento non è affatto unico ma si verifica regolarmente nei primi 12 anni di ogni secolo ed affermare che l’11/11/11 accadde solo l’11 novembre del 1111 non è affatto vero perché si è verificato anche l’11 novembre del 1211, del 1311, del 1411, del 1511 e così via in ogni secolo ed ovviamente continuerà così. Leggo inoltre “Secondo Peres, se sommiamo i numeri di una data, senza considerare lo 0, 1+1+1+1+1+1 è la combinazione che dà il risultato più basso in assoluto: il 6. Che è, guarda un po', proprio il numero del diavolo”.
Mi spiace, io lascerei perdere il diavolo, perchè le combinazioni più basse sono invece 01/01/01 e 10/10/10, ed entrambe sono pari a 3. Superficialità+approssimazione, invece, quanto fa?
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vevano scelto il mare. Nessuna meraviglia. Le immagini impietose dell’acqua e del fango che si facevano pippe di ridicole teorie climatiche, confermavano che in natura, la violenza non è altro che la reazione inevitabile a costrizioni intollerabili ed a poco sarebbero serviti i sacchetti di sabbia usati come poliziotti per arginare il “non ne posso più” di una rabbia che straripava. Al disastro si aggiunsero le Borse. Una crisi iniziata e mai finita che bruciava anni di bugie. Il fallimento del sistema Capitale era evidente ma l’omertà era un comportamento comprensibile e compatibile. A pochi fa piacere riconoscere le proprie sconfitte. Lei si alzò e andò verso il mare. Senza fermarsi entrò in acqua e nuotò. Lui la invidiò perchè prima d’immergersi doveva vincere sempre il brivido di freddo del primo impatto. Miliardi di risparmi erano stati bruciati da chi, per custodirli, si faceva pagare fior di commissioni oltre al totpercento annuo che andava allo Stato. Tanto sarebbe valso metterli sotto al materasso visto che non c’era rispetto per quel risparmio che da sempre è il primo motore di ogni economia perché finanzia l’impresa. Il futuro era inflazione, mancato risparmio, aumento dei costi, riduzione dei consumi e quindi perdita di posti di lavoro e di futuro in termini di prospettive. Le tasse, fra centrali e locali, sfioravano l’estorsione. La disoccupazione era diventata l’epidemia del secolo. Impiegò meno di un istante per provare tanta pena per la cecità di quelli che, in un disastro umano di queste dimensioni, si sdegnavano invece per una vetrina sfasciata. La osservò stendersi sul telo. Percorse con lo sguardo il filo di quel tanga e pensò che sono solo due le cose capaci di materializzarsi dal nulla. Due opposti. Conseguenza del piacere e del dolore. Sono lacrime e spermatozoi. Nascono da emozioni.
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rano due settimane che L.M.Loopzy interagiva con il soffitto della stanza cercando nei suoi monologhi di capire perché fosse in grado di far funzionare qualunque robot grazie a poche righe di codice ma non riuscisse, invece, a far funzionare il suo rapporto con lei. Anni di programmazione gli avevano insegnato che un computer deve rispondere sempre alle sollecitazioni che riceve ed avere una risposta a qualunque domanda gli venga posta affinchè non vada in errore. La potenza della programmazione è concentrata soprattutto negli if-then-else che sono il nocciolo della vita di ogni essere vivente ma anche di ogni elemento dell’universo. Continui if-then-else dai quali scaturiscono le migiaia di decisioni che prendiamo istante dopo istante per muovere ogni parte del nostro corpo e per scegliere le nostre stesse azioni. L.M.Loopzy sapeva che if-then-else è il codice dell’universo e nulla può accadere al di là di esso. E se l’utente chiedesse al computer se esiste dio? No problem. Un buon programmatore deve prevedere sempre una risposta a tutto ma senza presunzione. Senza l’arroganza di una cultura o di una nozionistica che non può comunque avere. Perciò, (if) se la domanda è ‘dio esiste?’, (then) e la risposta non c’è, (else) rispondi “non lo so”. In questo modo il programma non andrà in errore e la vita continuerà a scorrere, a differenza di quando va in stallo per colpa di quei silenzi pesanti che fanno diventare precario il legame chimico creatosi fra due persone che, improvvisamente, pur amandosi, tornano ad essere estranee. Cambio di scena. Bianco, nero e tonalità di grigio. I due si chiederanno “e adesso?”, il computer se ne laverà le mani dicendo “chiedetelo a lui” ed indicherà il programmatore che, non avendo previsto quei silenzi, ha lasciato un buco nel programma. L.M.Loopzy, invece, non aveva mai lasciato buchi nei suoi programmi. “E nella vita?”, sembrò chiedergli il soffitto. Lui, però, dormiva già.
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artendo dal mio dialetto mi è venuto il sospetto che anche in quello degli altri popoli di questa penisola non fosse contemplato il verbo "amare", e una ricerca su gugol me lo ha confermato. Nel dialetto napoletano quindi, come in tutti gli altri, l’amore è presente come sostantivo ma non come verbo. Ammore e niente cchiù. Sì, ma pecchè? Non lo so ma posso immaginarlo. Il verbo "amare" sa di aristocratico. Un verbo lontano dal popolo come quegli inchini, salamelecchi, parrucche ed abiti ridicoli con i quali gli aristocratici volevano distinguersi ad ogni costo malgrado cagassero come tutti gli altri, e nella loro pochezza di spirito dovettero pensare che non fosse regale dire "ti voglio bene" o "le voglio bene". Raffrontato ad oggi, invece, il verbo "amare" mi sa tanto di consumistico, di un verbo che trova la sua consacrazione in un 14 febbraio che serve più a vendere cioccolatini che a rappresentare l’amore.
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d ora possiamo anche tornarci sulle nuvole. Su quella iCloud che è proprio l’icona della genialità dell’inventore che non ha inventato nulla ma che è riuscito a rappresentare lo sviluppo applicativo come genialità piuttosto che come ovvia evoluzione tecnologica. Non c’è persona al mondo che non abbia da almeno vent’anni la sua brava cloud perché è là che risiedono i nostri archivi. Quelli delle mail, dei blog, delle chat, delle foto, dei filmati, dei siti web o dei nostri conti. Archivi che risiedono su quelle clouds che si chiamano server ma iServer non saprebbe di genialità. Svuotare il notebook dell’hard disk togliendogli quindi la memoria locale è un percorso tracciato non dal genio di qualcuno ma dalla naturale evoluzione di un processo obbligato e comporterà tanti vantaggi. I notebook saranno leggerissimi, sottilissimi, consumi bassissimi, scalderanno poco, saranno velocissimi e con una capacità di memoria illimitata. Il costo crollerà e sarà a tutto beneficio del consumatore, ma allora dov’è il trucco? Il trucco sta nel fatto che le nuvole non si regalano ma si affittano e, alla fine, la vera genialità è stata quella di chiamare iCloud quello che è sempre stato iServer.
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l mondo, com’è ovvio, continua a girare anche se un altro ne è sceso in corsa. Mancherà? Certo ma quello che mancherà di Steve, non è la sua discutibile genialità perché, per fortuna, nessuno di noi è indispensabile e, come diceva mio padre, i cimiteri sono pieni di gente che pensava di esserlo. Mancherà la sua persona invece, ovvero il lato umano di qualunque prodotto di successo. Quell’aspetto che, nel suo caso come in quello silenzioso di tanti altri, era andato a focalizzarsi in quella lotta impari e disperata che speri non ti tocchi ma che all’improvviso ti ritrovi a dover combattere e che, alla fine, diventa il vero core business della tua esistenza, ed allora il fatto che la tua Mela, per un giorno o per un’ora, abbia capitalizzato in borsa più di ogni altra azienda al mondo è solo la contraddizione di una vita. Stavamo confondendo la soddisfazione con la felicità. 'Notte, Steve.
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onsiderato che si vince grazie all’aerodinamica, se fossi in Ferrari e Mercedes, l’anno venturo farei come fanno in Red Bull: correrei con i motori Renault così, stando tranquilli sulla collaudata affidabilità del miglior motore al mondo, potrei concentrarmi solo sull’aerodinamica. Ma forse, più che di aerodinamica, si tratta solo di umiltà.
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l genio è colui che ha un’intuizione vincente prima degli altri. Nel campo della solidarietà, geniale è stato colui che per primo ha capito che basta dare un motivo costruito bene ad un certo tipo di umanità e la solidarietà o elemosina arriverà. Considerato il proliferare, giornaliero ormai, delle più originali e fantasiose onlus, comincio a chiedermi quale sarà la prossima genialità nella corsa a vivere sulle spalle degli altri visto che la politica c’è già e la chiesa pure. Chissà cosa c’è in quel futuro che, secondo una leggenda metropolitana, non esiste come forma verbale nel dialetto napoletano, e non esisterebbe perché la paura del Vesuvio frenerebbe il napoletano ad usare il futuro. Così, come in pubblicità, con una sola leggenda si dicono tre cazzate. La prima: nel dialetto napoletano, il futuro esiste anche se è sempre meno usato, ed il fatto che tanti napoletani non sappiano dire in dialetto “io mi salverò” oppure “io mangerò” non significa che la forma dialettale non esista. L’altra cazzata è la paura del Vesuvio. C’è sicuramente ma non nel napoletano che vive a distanza di sicurezza e che mai è stato toccato dai capricci del vulcano. In realtà, il Vesuvio appartiene a Napoli soltanto perchè rientra nel suo panorama, come le Alpi in quello di Torino. La terza cazzata è questo voler cercare di aggiungere originalità a Napoli, inventando leggende vuote di ogni credibilità, laddove la città ed il suo popolo di originalità ne hanno da vendere ed i pacchi li hanno sempre consegnati più che ricevuti.
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... forse mi sbagliavo... forse
così. Le gioie più grandi, come le delusioni più grandi sono in quello che non ti aspetti. Lasciati andare. Nessuna gioia dura. Carpe diem. Quando capita, coglila. Condividila. Portala da Vittorio, e non risparmiare sul vino. Certe gioie non vanno annacquate. Assaporale. Tienile in bocca ad occhi chiusi. Ingoiale piano. Attraverso le papille della lingua, delle gengive, del palato. Della bocca. Nulla dura. La grande delusione, invece, usala ma non per farne vendetta o ritorsione. A che serve? A sentirti migliore? Ammetti che sei stato coglione e non piangerci sopra. Fanne esperienza. La vita continua e tu ci sei dentro fino al collo. È quella la sfida, e la felicità non è un’oasi. È tanti posti. Tante volte è proprio sotto casa.
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el 2009 si cazzeggiava sulla crisi economica dicendo che essa era ormai alle spalle. Faceva comodo raccontarla soltanto come una crisi economica legata ad un momento dei mercati. In questo modo si evitava di denudare una realtà che nel 2011 è ancora più trasparente. Quella crisi era e rimane una crisi strutturale dell’intero sistema capitale. Solo sei anni fa chi non avrebbe riso all’idea che, ai cinesi che la bacchettavano, gli USA avrebbero molto rispettosamente garantito pubblicamente il proprio debito ed altrettanto pubblicamente le avrebbero riconosciuto la piena sovranità su Tibet e Taiwan? Invece è accaduto ed era agosto 2011. Altre cose accadono in quest’agosto. Come la paurosa ma prevedibile crisi economica del nostro paese e, recente ma non ultimo, il nuovo crollo dei mercati economici e finanziari. Il 23 settembre inizierà l’autunno boreale ma anche la primavera australe. Il pianeta è come la borsa: l’autunno di qualcuno corrisponde alla primavera dell’altro. A noi toccherà confrontarci con un tendenziale di 88000 posti di lavoro che si perderanno nel 2011 e con l’esplosione di tasse locali che sommandosi alle tasse centrali ed a quelle ombra come carburanti, assicurazione auto, autovelox, divieti di sosta e semafori truccati, ci faranno definire benessere la nostra povertà estiva rispetto a quella autunnale.
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opo aver ascoltato I. Penz, Horacio Villado si convinse che nell’universo non c’era casualità. La spontaneità della vita era soltanto la conseguenza dell’attivazione di un processo, così come un’alga era il risultato di un fenomeno innescato dalla combinazione di luce, acqua e temperatura. Tutto avveniva sempre e solo all’interno delle leggi che governavano l’universo e certificavano la creazione come metodo e non come casualità. Horacio adesso ne aveva la certezza: c’era almeno un dio. Gli vennero in mente Aristarco di Samo, Eraclito Pontico, Copernico, Galilei ovvero quelli che avevano tolto la Terra dal centro del nostro sistema. Ad Horacio Villado s’illuminò lo sguardo quando realizzò che la certezza dell’esistenza di almeno un dio, apriva ora uno scenario rivoluzionario ed inaspettato perché improvvisamente sarebbe venuto meno il senso stesso della fede. Nel tempo che impiega una presa di coscienza, la piena che cancellava quel concetto di fede di cui non c'era più necessità, avrebbe trascinato via intere religioni, sacerdoti, sacerdotesse, il senso della parola ‘credente’ e milioni di fedeli. La piena avrebbe inoltre tolto l’uomo dal centro dell’universo facendolo uscire da quel medioevo gravitazionale nel quale si era andato a ficcare. Passato lo tsunami la gente avrebbe capito che quel dio certo era inutile cercarlo o venerarlo perché era soltanto uno che costruiva universi per mestiere. Viveva di quello. Inutile pregarlo perché ti avrebbe fatto leggere quella frase scritta piccola piccola fra le pieghe del contratto: “accettando la vita ne accetti anche le conseguenze”. Finiva così ogni venerazione.
Horacio Villado non ricordava chi l’avesse scritta ma sorrise ripensandola:
“Lei crede in dio?”
“Beh, credere è una parola grossa. Diciamo che lo stimo moltissimo.”
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urria sapè scrivere 'na poesia
pe te dicere ca sì tutt' 'a vita mia
ma forse nun è 'o caso
è meglio si t' 'o ddico cu nu vaso.
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a tentazione fu così forte che I. Penz non riuscì ad evitarla. La sua riflessione era talmente semplice da disarmare qualunque tentativo di attacco. Perciò sarebbe stato inutile provarci perché “se è vero che l’universo è oggetto di una creazione ovvero di un disegno, e nessuna costruzione può restare in piedi a dispetto di un progetto sbagliato come nessun computer può andare oltre il suo hardware ed il suo software, così nell’universo non può esserci nulla d’irrazionale. Nulla di casuale. Nulla che possa muoversi di un moto proprio ed a prescindere dal disegno originario. Nemmeno il più banale dei sentimenti o il più grande di essi.”
I. Penz fece una pausa. Sorseggiò un attimo d’acqua. Un attimo più o meno lungo che concesse a sé e alla platea. Un attimo di delusione e consapevolezza. Un attimo di silenzio lungo quanto un sorso d’acqua.
“Se state pensando che vi stia rubando la poesia, chiedetevi cosa non ci sia di poetico nell’algoritmo che utilizzano i motori di ricerca per trovare, in un istante, fra miliardi di pagine di testo, la stringa che abbiamo digitato. Spiegatemi perché non può più esserci poesia nell’amore se si dimostrasse che anch’esso è razionale. Una razionalità fatta di azioni e reazioni che resteranno comunque imprevedibili, per il gran numero di variabili in gioco, come imprevedibile, per lo stesso motivo, sarà la traettoria di un aeroplanino di carta. Non sta a me decidere se l’universo è frutto di un progetto o del caso. Ognuno pensi per sè.”
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Inviato da: lupopezzato
il 26/01/2012 alle 21:56
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il 26/01/2012 alle 21:18
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