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Creato da lupopezzato il 13/11/2008
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uardiola, Guardiola, Guardiola... e intanto Mourinho, a dispetto degli invidiosi, ha vinto anche col Real e lo ha fatto surclassando quella che, affrettatamente, come succede sempre nel calcio, è stata definita la squadra più forte di tutti i tempi. In realtà le competizioni che contano nel contraddittorio mondo del calcio sono lo scudetto e la Champions League ed il Barcellona di Guardiola finora non ha fatto nulla di straordinario. Ha vinto meno scudetti di tante altre squadre ed ha meritatamente portato a casa solo una delle due Champions che ha vinto. In termini di gioco, è innegabile che il Barcellona, in ogni partita, gestisca la palla per almeno 70 minuti contro i 20 degli avversari ma è anche innegabile che, spesso, agli avversari, bastano solo quei 20 minuti per portare a casa quello che al Barça non riesce in 70 minuti. È vero che un bicchiere mezzo pieno è anche mezzo vuoto ma calcisticamente ed in concreto, un bicchiere mezzo vuoto è sempre mezzo pieno. Quando si parla delle grandissime della storia del calcio ci si dimentica del Real Madrid di Di Stefano, del Benfica di Eusebio, dell’Ajax di Crujff, del Bayern di Beckembauer e del Milan di Van Basten, e il Barça, pulce compresa, in confronto a quelle squadre, è poca cosa.
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ì Ody, ma quella che tu chiami tendenza al trascendente è solo la mia necessità non tanto di voler capire qualcosa d’incomprensibile quanto quella di ragionarci su per fissare dei punti fermi. Così mi soffermo ancora sulla possibilità che l’universo sia stato creato da un solo tizio piuttosto che, e non si può escluderlo, da un team di tizi che hanno lavorato in gruppo. Il tizio, inoltre, potrebbe essere anche un operaio o un artigiano. Così è possibile altresì che questo tizio facesse e faccia, universi per mestiere. E ho detto universi non per caso, perché è anche possibile che se ce n’è uno d'universo, potrebbero essercene altri mille o centomila. In conclusione, sicuramente, pensare alla creazione, è tendere al trascendente ma questo non significa che la creazione abbia qualcosa di sacro o di mistico. Potrebbe trattarsi, invece, soltanto di una banalissima lavorazione in serie, forse anche noiosa e con un processo di controllo qualità abbastanza superficiale ed approssimativo se pianeti come il nostro non vengono scartati o rilavorati.
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i sono avvenimenti che mi fanno accettare senza ripensamenti il fatto di non avere, e nemmeno di cercare, un dio. Avvenimenti che, se anche provassi a cercarmene uno, basterebbero a farmi lasciar perdere. Ripenso alla morte di quella bambina disgraziatamente dimenticata in auto oppure all’elenco degli eventi tragici che hanno attraversato la vita del calciatore morto sabato, e mi chiedo come si possa parlare di misericordia. No, non sono credente e non potrò mai esserlo visto che continuo cocciutamente a cercare di comprendere sempre il senso delle cose, e penso che sarebbe molto più intelligente se accettassimo che certi avvenimenti rientrano purtroppo nel calcolo combinatorio della vita e nulla hanno a che vedere con la divinità. Soprattutto quando si manifestano in modo così poco divino e così tanto diabolico.
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opo l’ulteriore iniquità secondo la quale le fondazioni bancarie non dovranno pagare l’Imu perché la loro natura giuridica è quella di enti no profit, leggo che il Carroccio ha rinunciato alla quarta tranche del rimborso elettorale. Ben fatto. Ormai è innegabile, che i rimborsi elettorali sono una cifra sproporzionata rispetto alla reale necessità. Un paese serio rimborserebbe a 120 gg fine mese data fattura dietro presentazione dei giustificativi. Non servirebbero né tesorieri, né bilanci, nè revisori. Quello che invece non va bene è quell’aver deciso, da parte del Carroccio, di devolvere tale rimborso in beneficenza. Trovo insopportabile che si decida di utilizzare lo stesso i soldi dei cittadini per devolverli in beneficenza. Quei soldi provengono dalle tasse e rinunciarci, così come farà l’IdV, servirebbe ad abbattere la spesa corrente. Non capisco quale sia il senso meritorio della beneficenza quando questa viene fatta coi soldi degli altri.
Quello delle Onlus poi, è l’unico mercato sempre più in crescita. Penso che in termini di fatturato e pubblicità, fra introiti privati e pubblici, non siano seconde a nessuna multinazionale. Mi chiedo se non sia il caso di far nascere anche una Onlus Italia che adotti a distanza quegli imprenditori prossimi al suicidio, quegli ex lavoratori che tendono a darsi fuoco, quei laureati che lavorano nei call center, quei pensionati che dopo 40 anni di lavoro sono sotto la soglia della povertà e quei bambini che fanno solo la prima elementare ma vanno a scuola con la schiena curva sotto uno zaino spezzaschiena che è l’emblema della stupidità di un paese dove quel bambino si ritroverà verosimilmente, fra vent’anni, disoccupato e più ignorante degli altri.
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’è chi odia i voltagabbana ma ha fra le sue letture l’Unità ed il sito del Partito Democratico. Sembrerebbe un ossimoro ma, più semplicemente, è soltanto un conflitto di coerenza. Altrove mi capita di leggere che “il Pd forse è di sinistra. Ma quelli che lo votano lo sono di sicuro”. Nessun ossimoro, soltanto un nonsense per camuffare quel conflitto d’identità col quale tanta gente fa sempre più fatica a convivere. Il punto è che essere di sinistra non si concilia con il non ammettere il fallimento di quell’occidente che da vent’anni ha virato in massa a destra sfruttando il vuoto lasciato proprio da quella sinistra che ha rinnegato le sue idee, le sue battaglie e le sue conquiste. Oggi, ricattandola con il terrore, si sfrutta la gente per salvare un sistema fallimentare che non porta da nessuna parte. È già tempo d’Olimpiadi. Quattro anni fa, l’occidente voleva disertare quelle di Pechino. Oggi andiamo a Pechino per elemosinare investimenti e lavoro. Nemmeno questo è un ossimoro ma solo un evidente esempio del prosciutto che ci fodera gli occhi.
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ermo restando che l’orgoglio è di per sé una patologia, dovrebbe essere il made in the world l’orgoglio di ogni individuo perchè, come diceva Einstein: “il nazionalismo è una malattia infantile. È il morbillo dell’umanità”. Per non dire poi della cura ipocrita con la quale separiamo quello che vogliamo da quello che non vogliamo. Ciappa.
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on l’articolo 18 l’attacco alle Twin Towers del paese sarà stato portato a termine. Colpite le torri più esposte e quindi anche più fragili: quella del reddito dichiarato, stipendio o pensione che sia e quella dei diritti dei lavoratori. Il governo dei manganellatori è servo quanto gli altri, ma non dello Stato. Lo spread, sventolato come indicatore della crisi, è solo un indicatore della fiducia dei mercati nei confronti dei titoli di Stato. Governo e banche ne fanno invece ostaggio speculativo e, quest’ultime, lanciano sms chiari. Ne pilotano l’abbassamento e minacciano di farlo risalire se non si reintroducono le Commissioni. Obbedisco e provvedo, et voilà, decreto immediato e le Commissioni rieccole qua! Altri venti miliarducci che dalle tasche della gente finiscono nelle povere casse delle banche. Il vero indicatore della solidità economica di un paese è invece il debito pubblico ed i manganellatori non hanno fatto nulla che tendesse ad abbassarlo. Non perché non ne fossero capaci ma perché l’unico mezzo per abbassarlo era ricorrere ad una diversa distribuzione della ricchezza fra pubblico e privato. Si doveva scegliere fra più socialismo o più capitalismo ed ovviamente in termini di modernità non scegli il socialismo e, malgrado l’evidenza, insisti col capitalismo. La cosa divertente è che in termini di modernità il capitalismo, con i suoi usurai, sistemi bancari, caste e schiavitù, è più vecchio di Matusalemme mentre il socialismo nacque proprio come strumento di riscatto. Basterebbe pensare che non c’è nulla di sociale nel capitalismo, a meno che il sociale non diventi mezzo di profitto come l’acqua o la scuola o la sanità. In un paese dove chi si spaccia per sinistra, appoggia il governo anziché stare all’opposizione, cosa ci vuoi sperare quando a proposito di modernità si va così indietro da tornare addirittura all’apprendistato. Ora le imprese, industry & services associated, correranno all’iperMercato perché ci sono in offerta due precari in cambio di un indeterminato licenziato. Scommetto che già a dicembre avremo un saldo attivo. Il tasso di disoccupazione sarà calato, solo in modo tendenziale. Il numero degli occupati sarà salito, solo in termini di precariato. Si dirà che i numeri non dicono mai il falso. I manganellatori gonfieranno ancora di più il petto e nelle fabbriche regnerà il silenzio dei nuovi schiavi. Il vocabolario farà efficienza con la scomparsa della parola “manifestazione” che sarà incorpata dalla parola “processione”. Alla fine, fra assunti e licenziati, il saldo sarà attivo, e grazie al cazzo. Si continuerà a tacere però sul debito pubblico che sarà aumentato e non diminuito. Mancano due cose ancora: la nuova legge elettorale ed il conflitto d’interessi. La legge elettorale, la lasceranno ai politici mentre faranno la legge sul conflitto d’interessi e stavolta non porranno la fiducia. Tutto il parlamento, a parte i soliti quattro gatti, approverà la legge con la quale i manganellatori stabiliranno che un soggetto politico può possedere, al massimo, 6 reti televisive e 4 giornali.
È finita e con l’articolo 18 se ne va l’ultimo straccio di rispetto che questo paese doveva ai suoi lavoratori ovvero a tutti quelli grazie ai quali esiste il made in Italy.
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eggevo dell’idea della riapertura delle carceri dell’Asinara e di Pianosa e penso che il problema dell’affollamento delle carceri italiane sia risolvibile a costo Zero. Considerato che gran parte di esse sono ubicate all’interno di zone residenziali delle città, basterebbe decidere di trasferirle in zone periferiche vicino alle linee ferroviarie. Cedere quindi ai privati l’area cittadina occupata dalle vecchie carceri in cambio della costruzione di nuove. Più grandi, più moderne, più pulite e più vivibili. Le Amministrazioni Pubbliche dovrebbero guardare allo sviluppo con la stessa mentalità utilizzata dai grandi centri commerciali. Considerando che per un Centro Commerciale è fondamentale la disponibilità di un’area di parcheggio più grande del Centro stesso e considerato che in metriquadri acquistare una tale area in città per adibirla poi a parcheggio libero sarebbe un suicidio finanziario, ecco che si decide di realizzare il grande Centro in periferia. La città moderna dovrebbe tendere a decentrare e non più accentrare. Inutile creare le isole pedonali per tenere le auto fuori dal centro cittadino. Spostiamo l’ammasso di servizi dai centri cittadini a periferie organizzate con ampi spazi di parcheggio e comunque sempre vicine a linee di metropolitana. Ne guadagna la vivibilità dellà città, l’inquinamento, l’organizzazione dei servizi, lo stress dei cittadini residenti e mobili. Ristrutturare Pianosa e l’Asinara? No, grazie. Cediamo le aree penitenziarie di Pianosa e dell’Asinara a privati che siano interessati a svilupparle turisticamente e, in cambio, facciamoci realizzare un penitenziario moderno in una zona periferica vicina ad uno svincolo autostradale e ad una ferrovia. Il tutto si può fare, rigorosamente, a costo Zero, per le carceri come per gli ospedali, le caserme e quant'altro può essere portato fuori dalle città. Modernità è tornare al baratto intelligente.
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ualcuno modera i commenti, qualcun altro li cancella addirittura. Ognuno sceglie di fare come gli pare ma se poi fai sparire il sasso che ti avrebbe colpito, allora sei un bugiardo. Non entro nemmeno nel merito della pochezza intellettuale e del contorsionismo a cui si ricorre per camuffare il vero motivo per il quale si è fatto sparire il sasso, è bene non illudersi però che la mimetica possa camuffare anche la stupidità.
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ono tantissimi quelli che scrivono in versi ed è lecito perché ognuno ha il diritto di mettere quello che scrive nella forma in cui ritiene. A me piace il giustificato, un rettangolo senza sbavature. L’importante è non confondere la forma con la sostanza perché confondere i versi con la poesia è come confondere un sistema maggioritario con la democrazia. Io so che mentre può esserci democrazia anche senza l’urna, di sicuro non c’è democrazia dove, malgrado il voto, non c’è diritto. Tornando alla poesia, mi piace ripetere che non si è poeti solo perché si scrive in versi, e solo poche volte i versi sono poesia. Si può scrivere per mestiere ma non si può essere poeti per mestiere. Sarebbe triste se fosse così. Non esistono i poeti e la poesia ogni tanto accade. A prescindere dalla forma. Come certe tele. Come certi sguardi. Come certe canzoni. Come certe crete. Come certi oggetti. Come certi ponti. Come certi manifesti. Come certi striscioni. Come certe foto. Come certi culi.
'A vecchiarella mia me dice sempe
"guagliò, t'auguro felicità e furtuna".
Felicità e furtuna,
ambo sicco ncopp' 'a rota 'e ll'ammore.
Ll'aggio jucato,
puntannoce ncoppa 'o core
e sì asciuta tu.
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uardò a bocca aperta quel gomitolo di fili e non riuscì ad evitare che un sorriso ebete fosse la sua prima reazione. Poi fu curiosità. Si chiese quale fosse il fascino di quell’intrigo ed incrociando quel sorriso gentile, fatto di occhi e denti, accompagnato dalle mani congiunte come in preghiera, pensò che quel disordine apparente era solo una filosofia di vita. Sono i fili della vita quelli che si devono tenere in ordine. Gli altri? Basta che funzionino e se fanno sorridere, ancora meglio. Quanta dignità c’è in certe povertà.
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erto, la virgola. Quella che, in certi casi preferisco al punto. La virgola non interrompe ma continua. Altre volte però il punto è una necessità. Piacevole o amara, conta poco, "s’adda fa", diciamo dalle mie parti, punto. Il disegno non c’entra con la virgola. Ogni sentimento ha un suo stato d’animo. Tendente alla gioia o al malessere. Secondo me Shaun Tan ha voluto rappresentare quello che, a mio parere, è il peggiore sentimento che possa esistere. Un sentimento di fronte al quale, perfino l’odio fa la sua bella figura: l’indifferenza. Non c'è nessuna attenzione al dolore di quel pesce. Ho coperto con il dito la bambina in fondo. Quella con i capelli rossi. C’è poco da fare, l’indifferenza è una colpa. È troppo grosso quel pesce perchè gli altri nel disegno fingano di non essersene accorti. Tolgo il dito, mi soffermo sulla bambina dai capelli rossi, e scopro che l’indifferenza è anche una condanna. Non si è felici ad essere indifferenti, e mi chiedo se stia soffrendo di più il pesce o la bambina.
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o, la storia è un’altra. Iniziò, in modo inaspettato, l’anno successivo all’anno in cui finì. Non so di preciso quanto fosse durata. Sicuramente meno di un anno, ma contava poco. L’importante fu di averla vissuta, e non perché fosse particolarmente bella, ma solo perché meritava il sottotitolo “storia veramente accaduta”. Sai, sarebbe stato un vero peccato lasciarla andar via come un treno non preso, anche se questo non vuol dire che tutti i treni persi siano, sempre e per forza, delle occasioni perdute. Ricordo che pioveva. La storia è questa.
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uccede a volte, nei miei percorsi tra asfalto e cielo, che scriva un post tutto nella testa. Una fila di parole senza nemmeno un punto e a capo. Una volta finito, lo congelo e, quando arrivo a casa, lo spalmo su quel blog che un tempo era per me molto più importante di quanto lo sia adesso. Alle volte mi sembra perfino estraneo. Pause emotive. La storia che ho in testa è una di quelle che amo in modo particolare. Breve. Condensata nello spazio e nel tempo. Una storia che, come tutte ha, alla fine, una sua conclusione. Né amara, né dolce. Solo un finale che, come il risultato di una partita, sarà bello o brutto a seconda della curva in cui stai seduto. La storia è questa.
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Spett.le RAI
Radiotelevisione Italiana
V.le Mazzini, 14
00100 - Roma
n relazione alla Vs. richiesta di rinnovo del canone di abbonamento, considerato che trattasi di televisione a pagamento, Vi invito a dotarVi di sistema di criptazione del segnale, già adottato dalle altre pay-tv, in modo da rendere il canone non più una tassa basata su una improbabile autocertificazione, e quindi su una probabile evasione, ma il legittimo pagamento di un servizio effettivamente utilizzato dal soggetto pagante.
In nome del diritto, della tanto decantata ma solo chiacchierata equità sociale e dell’altrettanto sventolata lotta all’evasione fiscale, vogliate attivarVi affinchè, com’è lecito, solo chi usufruisce del servizio lo paghi, e al contempo vogliate preparare i decoder e relative card da fornire in comodato d’uso a tutti coloro che decidessero di sottoscrivere l’abbonamento alle Vs. reti.
Colgo l’occasione per porgerVi i miei più cordiali e sinceri Auguri per un 2012 che in termini di entrate sia, almeno per Voi, di tutto, di più.
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uello non era stato l’unico cazzo volato nel buio di quella notte. Ce n’erano stati altri. Meno urlati, meno espliciti ma altrettanto perentori tipo “è tutto sotto controllo, rientrate nelle vostre cabine!”. Con o senza il cazzo era anch’esso un ordine che, se rispettato, avrebbe avuto la stessa valenza di una fucilazione di massa ma i passeggeri, per fortuna, se ne fecero pippe di quell’ordine perentorio. Chi invece lo rispettò, ci rimase.
Messi da parte i cazzi volanti, sia quelli esibiti che quelli taciuti, pensò che il film era appena iniziato anche se gli sembrava di averlo già visto tante volte. Una sola croce e nessun apostolo ma da domani si sarebbe cambiato. Da domani sarebbero stati cazzi. Di nuovo cazzi. Da domani non ci sarebbero stati più quegli inchini di cui, guarda un pò, nessuno sapeva niente. In realtà le regole c’erano e i controllori pure, e se le capitanerie, essendo al corrente di quegli inchini, avessero preso la radio ed urlato “comandante ma dove sta andando, cazzo!”, l’avrebbero fatto due ore prima e non due ore dopo, cazzo!
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he strano, si parla di tutto in questo fine d’anno con i botti di tasse e di riforme sparate a raffica in culo alla gente ma nessuno parla del conflitto d’interessi. Come un silenzio omertoso. Eppure è il problema numero uno di questo ventennio italiota perché il conflitto è stato al centro di ogni tipo d’iniziativa politica sia nell’economia che nelle riforme. Non ne parlano i robottini e soprattutto non ne parla quel PD che di fronte ad una manovra decisamente impopolare non sta all’opposizione ma guarda caso sta nella Grande Alleanza assieme al PdL. Come un conflitto d’interessi allargato.
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erto che il manipolo di robottini telecomandati potrebbe fare un’operazione di detassazione che prenderebbe alla sprovvista il popolo italiota: abolire il canone RAI. Qualcuno potrebbe sorprendersi dicendo “ma come, in un momento in cui bisogna fare cassa, si abolisce una tassa? E la RAI come la si finanzia?” Banale la domanda e, come sempre, semplicissima la risposta. Aboliamo il canone e lasciamo che la RAI si finanzi, come le altre reti televisive, esclusivamente con la pubblicità. Liberalizziamo anche per la RAI la quantità di pubblicità da fare ogni giorno, visto che è l’unica che rispetta il suo tetto. Liberalizzarle la pubblicità significa concederle lo stesso tetto che hanno le altre. Facciamo in modo che dovendo contare solo sulla pubblicità e non sul canone e sul finanziamento dello Stato abbia attenzione ai bilanci in modo da non spendere più di quanto entra, e ponga così anche attenzione e cura nella produzione e programmazione. Così facendo dovrà decidere sulla base dello share e non delle spinte politiche se una trasmissione è da tagliare o meno. Questa sarebbe una proposta facilissima da attuare. Piacerebbe ai cittadini italiani, dispiacerebbe a chi se la ritrovasse in concorrenza per la pubblicità e piacerebbe tantissimo ai tecnici superpartes se fossero davvero tecnici e se fossero davvero superpartes.
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opo la fase 1 archiviata come manovra che farà cassa solo sulle spalle dei lavoratori e dei pensionati, arriva la fase 2, quella che dovrebbe servire alla crescita. L’ideologia che guida questa fase è identica a quella che ha guidato la precedente: sfruttare al meglio la provvisorietà di un potere affidato a questo manipolo di robottini teleguidati e definito “governo tecnico” per ridurre ancora quel poco di potere contrattuale rimasto ai lavoratori ed aumentare ulteriormente le liberalizzazioni. Sul lavoro ci sarà pertanto una maggiore spinta a precarizzare anche i contratti a tempo indeterminato, e sulle liberalizzazioni un’ulteriore sciacallaggio della proprietà pubblica a favore di quella privata. Il solito Robin Hood alla rovescia. Sarà ovviamente una fase che aumenterà il tasso di disoccupazione, non porterà nessuna crescita, alimenterà la recessione e farà salire ancora di più lo spread. Un governo intelligente e super partes dovrebbe fare operazioni industrialmente semplici ma produttive. Smettiamola di santificare il privato a discapito del pubblico perché è troppo facile fare l’impresa con i soldi pubblici. Cassino, Melfi, Pomigliano, Termini Imerese, Arese, sono tutti luoghi dove le aziende private sono state costruite con i soldi pubblici. Troppo comodo fare impresa stracciando i contratti, spostando le lavorazioni all’estero, scaricando i lavoratori sulle spalle dello Stato e continuando però a pretendere ed incassare gli incentivi sulle rottamazioni. Ma quanti soldi pubblici ci sono nelle casse del privato? Allora proviamo a cambiare rotta. La Fiat chiude Termini Imerese? Nessun problema, Termini Imerese passa allo Stato che riprenderà a fare auto. In fondo le faceva già e meglio del privato. Non serve nulla. Lo Stato ha già a libro paga quelle migliaia di lavoratori del settore auto che stanno da anni in mobilità ed in cassintegrazione, riportiamole in fabbrica a costruire auto da mettere sul mercato al prezzo che ripaghi solo i costi perché lo Stato non deve fare lucro, e se producessimo soltanto le auto necessarie all’amministrazione pubblica avremmo già una commessa che garantirebbe 10 anni di lavoro ad uno stabilimento come quello di Termini Imerese.
“Sì ma cosa c’entra la fica?”
La fica c’entra sempre: Fabbrica Italiana Costruzione Autoveicoli.
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l fatto che in Italia, sette milioni di donne subiscano ogni anno almeno una violenza, non dimostra soltanto che il sesso femminile sia fisicamente più debole del maschio ma, allo stesso tempo, conferma invece la superiorità intellettuale e civile della donna nei confronti dell'altro sesso perchè se fosse lei fisicamente la più forte, comunque, in Italia, non verrebbero violentati sette milioni di maschi all’anno.
“Questo è tutto da dimostrare.”
Visto che sei stupido? È dimostrato invece dal fatto che anche la violenza sui bambini è compiuta al 99% sempre dal maschio malgrado anche le donne siano fisicamente più forti di un bambino.
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Inviato da: lupopezzato
il 08/05/2012 alle 01:41
Inviato da: odio_via_col_vento
il 01/05/2012 alle 21:14
Inviato da: odio_via_col_vento
il 25/04/2012 alle 23:01
Inviato da: unanimadiraso
il 12/04/2012 alle 21:09
Inviato da: di_amante007
il 08/04/2012 alle 18:37